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Scienza

La cometa Rosetta torna a fare capolino nel cielo di stasera: ecco come vederla

Giuliana Raffaelli

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Protagonista assoluta del cielo di stanotte è Rosetta, la cometa divenuta celebre grazie alla missione dell’Ente spaziale europeo (Esa) da cui prende il nome.

Il 2 marzo 2004 l’Esa lancia infatti la sonda Rosetta alla volta della cometa. Dopo dieci anni di traiettorie complicate e ben 6,5 miliardi di chilometri percorsi, giunge a destinazione. Era il 12 novembre 2014. Il lander Philae approda sulla sua superficie, a circa mezzo miliardo di chilometri dalla Terra.

Rosetta, nel mondo degli astronomi, è conosciuta come 67P/Churyumov-Gerasimenko (o semplicemente 67P), dal nome degli scopritori. Nel 1969, infatti, Klim Ivanovich Churyumov, dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Kiev, fa l’inaspettata scoperta mentre esamina le foto scattate dalla collega Svetlana Ivanovna Gerasimenko, che era invece a caccia di un’altra cometa, la Comas Solá.

Stanotte, a sette anni dall’“atterraggio”, 67P raggiungerà il picco di luminosità e il punto di minima distanza dal nostro pianeta, pari a 61 milioni di chilometri. Una “piccola” distanza che si verificherà nuovamente solo tra 193 anni. Non perdiamo quindi l’occasione di ammirarla, visto che almeno qui a Pantelleria l’estate di San Martino sta regalando un cielo splendido.

Seppur visibile da alcuni giorni, il momento perfetto per osservarla è a mezzanotte e 50 minuti. Questo l’orario di massima vicinanza alla Terra.

Ma non sarà visibile a occhio nudo. Rosetta è infatti 30 volte più debole della più debole delle stelle visibili ai nostri occhi. Sarà quindi necessario munirsi di binocolo o telescopio. Gli esperti suggeriscono grossi binocoli, come gli 11×70 o 20×80 fissi su cavalletto fotografico, oppure telescopi di almeno 10-15 cm di diametro. Con il telescopio si vedrà la chioma della cometa (che ha un diametro nello spazio di circa 300mila km) e la coda fatta di polveri (lunga circa un milione di km).

Per osservarla bisogna volgere lo sguardo verso la costellazione dei Gemelli, primo riferimento da fissare nel cielo. Rosetta si trova alla distanza angolare di circa 3° (più o meno 6 lune piene messe in fila) da Polluce (una delle due stelle più brillanti della costellazione che, insieme a Castore, indica le due teste dei gemelli). La cometa sorge alle ore 21, ma è verso mezzanotte che sarà ben visibile in direzione est a 40° di altezza. Ovviamente bisogna appostarsi in un luogo buio, il più possibile privo di inquinamento luminoso.

Una curiosità. Gli scienziati hanno scelto di dare alla sonda il nome Rosetta perché, così come la celebre stele offrì una chiave di lettura per la comprensione dei geroglifici, allo stesso modo la sonda Rosetta ha aiutato a decifrare alcuni misteri della formazione del Sistema solare.

La missione Rosetta ha scritto una importante pagina della storia dell’astronomia. Per la prima volta, infatti, non solo si è potuto studiare un nucleo cometario nella fase di avvicinamento al Sole, ma anche osservare la discesa della sonda sulla sua superficie e indagare la strana forma del nucleo (definita simpaticamente a “paperella”), dovuto alla fusione di due nuclei cometari distinti.

P67 è stata anche la cometa meglio studiata della storia. Questo perché si è potuto indagarla sia in situ che dalla Terra, grazie a dedizione e passione di astronomi e astrofili che l’hanno seguita per due anni di esplorazione ravvicinata.

(Credit immagine: Esa/Rosetta/NavCam. Immagine del nucleo cometario di 67P scattata dalla camera di navigazione NavCam a bordo della sonda Rosetta. Si riconosce la forma a due lobi della cometa e della parte centrale che li unisce, il cosiddetto “collo”)

Giuliana Raffaelli

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Laureata in Scienze Geologiche, ha acquisito il dottorato in Scienze della Terra all’Università di Urbino “Carlo Bo” con una tesi sui materiali lapidei utilizzati in architettura e sui loro problemi di conservazione. Si è poi specializzata nell’analisi dei materiali policristallini mediante tecniche di diffrazione di raggi X. Nel febbraio 2021 ha conseguito il Master in Giornalismo Scientifico all'Università Sapienza di Roma con lode e premio per la migliore tesi. La vocazione per la comunicazione della Scienza l’ha portata a partecipare a moltissime attività di divulgazione. Fino a quando è approdata sull’isola di Pantelleria. Per amore. Ed è stata una passione travolgente… per il blu del suo mare, per l’energia delle sue rocce, per l’ardore delle sue genti.

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Curiosità

21 dicembre, solstizio d’inverno. L’osservazione del cielo e la straordinaria storia del disco di Nebra

Giuliana Raffaelli

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Oggi 21 dicembre, nell’emisfero boreale, inizia ufficialmente l’inverno. È il giorno del solstizio. Il giorno più corto dell’anno. Il giorno con più ore di buio.

Il termine deriva dalla parola latina solstitium, composto di sol “sole” e tema di stare “fermare, fermarsi”, che vuol dire quindi “fermarsi del Sole”. Il Sole raggiunge infatti oggi il punto di massima declinazione (l’angolo che i suoi raggi formano con il piano equatoriale) nella volta celeste. E, variando di poco la sua posizione, sembrerà apparentemente “fermarsi” nel cielo.

Ma grazie alla scienza sappiamo molto di più di questa giornata. Sappiamo ad esempio che, dal punto di vista astronomico, il Sole raggiunge oggi, alle 16:59, la sua massima declinazione meridionale (di -23,5 gradi). I suoi raggi, in quel preciso istante, saranno quindi perpendicolari al parallelo di latitudine 23,5 gradi, che corrisponde al Tropico del Capricorno. Una posizione tra l’equatore e il polo sud. Oggi, quindi, il polo sud è completamente irraggiato dal Sole, mentre il polo nord si trova al buio. In altre parole, le località a nord dell’equatore riceveranno pochissima luce vivendo il giorno più buio dell’anno, mentre l’emisfero sud avrà la giornata di luce più lunga.

Ma sappiamo anche che è grazie alla rotazione della Terra intorno al suo asse (di 23 gradi e 27 primi rispetto al piano della sua orbita) che si hanno le stagioni. Se l’asse terrestre non fosse inclinato ma rimanesse sempre perpendicolare al piano della sua orbita (cioè sempre a 90 gradi rispetto ai raggi solari) non ci sarebbero né solstizi né stagioni. Perché i raggi solari colpirebbero ogni punto della Terra sempre con la stessa inclinazione. Imponendo al nostro Pianeta un clima completamente diverso da quello attuale. Non a caso il termine clima deriva dal greco klima, che vuol dire, appunto, “inclinazione”.

Le tante nozioni, legate agli astri e al loro moto, nozioni che oggi diamo per scontate, sono il frutto di millenarie osservazioni della volta celeste da parte dell’uomo. Un uomo spinto da ragioni pratiche più che da romantico desiderio di conoscenze metafisiche. Le attività umane, soprattutto in epoche antiche, erano infatti direttamente legate ai moti periodici dei corpi celesti. Questi ultimi continuano a scandire ancora oggi il vivere quotidiano di tante popolazioni.

Molte sono le evidenze che l’uomo, già in antichità (ad esempio nel Neolitico), avesse nozioni ben precise di Astronomia. Evidenze testimoniate da studi archeo-astronomici di importanti siti come Stonehenge, Callanish e Carnac, per citarne solo alcuni. L’uomo, all’epoca, aveva già tracciato precise linee orientate astronomicamente. Lasciandone traccia non solo in opere megalitiche ma anche in piccoli reperti.

È questo il caso del disco di Nebra, di cui vogliamo raccontarvi la straordinaria e affascinante storia.

Anno 1999. Foresta di Ziegelroda, un bosco nell’altura di Mittelberg. 180 km a sud-ovest di Berlino. Durante uno scavo clandestino, alcuni “cacciatori di tesori” portano alla luce vari reperti archeologici. Tra spade e asce spicca un piccolo cerchio di bronzo. 32 centimetri di diametro. Circa 2 kg di peso. Sulla sua sottile lamina risaltano delle figure in oro: il Sole, la falce della Luna e 32 piccoli dischetti che rappresenterebbero le stelle. Gli studi cronologici lo riconducono al 1600 a.C., in piena età del Bronzo. Ma la collocazione cronologica non può considerarsi precisa perché avvenuta senza scavo stratigrafico, dissotterrando in fretta e nascondendo i piccoli “tesori”.

Ma cosa rappresenta questo piccolo disco? E a cosa poteva servire? Tante sono le ipotesi avanzate dagli studiosi. Potrebbe essere stato un oggetto ornamentale. Oppure un oggetto magico-rituale utilizzato durante le funzioni religiose. Qualunque fosse la funzione era senza dubbio un oggetto molto prezioso. Lo testimonia il fatto che le figure in rilievo sono in oro. Doveva quindi trattarsi di un oggetto molto particolare e molto particolare doveva essere la sua funzione.

Sulla sua superficie si osserva, oltre a Sole, Luna e stelle (quindi tutto ciò che era facilmente visibile ad occhio nudo nel cielo), un raggruppamento di sette astri che potrebbero rappresentare le Pleiadi.

Sono anche presenti due bande laterali curve, anch’esse d’oro (una delle quali staccata e perduta, ma di cui resta l’impronta). Questi due cerchi mostrano una strana e interessante coincidenza. I due archi opposti sottendono un angolo di 82,7 gradi ciascuno, che alla latitudine del Mittelberg (j=52°) è molto prossimo al valore degli archi ortivo e occaso del Sole, vale a dire la differenza tra gli azimut astronomici dei punti di levata dell’astro diurno al solstizio d’inverno e al solstizio d’estate, oppure i corrispondenti azimut ai rispettivi tramonti.

(Credit immagine: http://www.duepassinelmistero.com/Nebra.htm di Adriano Gaspani,I.N.A.F – Istituto Nazionale di Astrofisica, Osservatorio Astronomico di Brera – Milano)

Secondo Wolfhard Schlosser, esperto di astronomia antica all’università di Bochum, il sito di Mittelberg era quindi anticamente utilizzato come osservatorio astronomico. Le antiche popolazione con tale cerchio cercavano, probabilmente, di regolare le attività agricole in base ai cicli di Sole e Luna. Sembra che sulla sua superficie fosse stato fissato il momento in cui le Pleiadi compaiono a ovest, nei mesi di marzo e ottobre, arco di tempo in cui si compivano i lavori agricoli, dalla semina al raccolto. Una ipotesi possibile e suggestiva, che necessita ancora di ulteriori approfondimenti, da verificare con la linea del tramonto nel solstizio estivo, unica direzione astronomicamente significativa di quel luogo.

Il disco di Nebra è ricco anche di simboli legati a culti religiosi: la luna, la barca solare, le Pleiadi e le linee dell’orizzonte durante i solstizi dimostrano che l’uomo dell’età del bronzo aveva una sensibilità artistica capace di esprimere un credo religioso, legato alla natura che lo circondava.

Se, infine, l’attribuzione cronologica fosse corretta, il disco di Nebra costituirebbe la più antica rappresentazione del cosmo conosciuta dall’uomo. La più antica mappa stellare. Databile a circa 4mila anni fa. Uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo.

Giuliana Raffaelli

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Personaggi

E’ di Marsala il fisico nucleare che progetterà il computer quantico più potente al mondo: Anna Grasselino

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Mamma di tre bambini, ha alle sue dipendenze 200 scienziati da coordinare e 150 milioni di dollari da gestire per  Superconducting Quantum Materials and Systems Center di Chicago

Anna Grasselino è la giovane donna siciliana tra le scienziate più importanti al mondo.
Il governo americano ha scelto il fisico nucleare marsalese per guidare il Superconducting Quantum Materials and Systems Center di Chicago, affidandole, a 40 anni appena compiuti, 115 milioni di dollari da gestire e 200 scienziati da coordinare.
Scopo delle ricerche sarà quello di sviluppare il più evoluto computer quantistico mai concepito da mente umana.
Da quanto si apprende questo genere di lavoro finora è affidato solo a uomini (al momento sono cinque i cervelloni che si stanno dedicando alla materia) e ora una donna sicula compirà la rivoluzione nella quantistica.
Un riconoscimento straordinario a coronamento di una grande carriera per lei, già premiata nel 2017 da Obama, madre di tre figli, grazie anche a un marito collega con cui condivide ogni momento e ogni sacrificio dell’essere genitore e ricercatore.
Ecco un caso di fuga di cervelli dalla Sicilia e questa volta fino negli USA per vedere trionfare la genialità italiana, anzi tutta siciliana.
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Scienza

Stromboli, nuova eruzione durante la notte

Giuliana Raffaelli

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Una nuova eruzione si è verificata la scorsa notte (26-27 novembre 2021) nell’isola di Stromboli.

I primi segnali erano stati registrati nella mattinata di ieri.

Inizialmente si trattava solo di un piccolo flusso generato dall’accumulo di brandelli di lava intorno alla bocca, nella parte settentrionale della terrazza craterica. Durante la giornata questacolata è rimasta attiva e sembra ben alimentata in serata” commenta su Facebook Boris Behncke, ricercatore all’Osservatori Etneo di Catania.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Osservatorio Etneo) ha emesso un primo comunicato ieri mattina alle 09:33 (08:33 UTC) nel quale rendeva noto che le reti di monitoraggio avevano registrato una variazione di alcuni parametri. In particolare si era osservata un’anomalia termica dalle telecamere di sorveglianza.

Dopo pochissimi minuti un nuovo comunicato annunciava l’inizio di un “modesto trabocco lavico dall’area nord della terrazza craterica dello Stromboli che al momento rimane confinato in area sommitale ad una quota di circa 750 metri slm. Il fronte del flusso lavico brecciandosi causa rotolamento di materiale lungo la Sciara del Fuoco. Non si segnalano specifiche variazione per ciò che riguarda l’attività esplosiva. Dal punto di vista sismico non si evidenziano particolari variazioni rispetto alle stazioni clinometrica e GPS non registrano variazioni di rilievo”.

Durante la notte il “faro del Mediterraneo” ha dato spettacolo, continuando con l’attività esplosiva.

Oltre alle colate laviche lungo al Sciara del Fuoco, con rotolamento di materiale incandescente fino a mare, è andata avanti anche l’ordinaria attività stromboliana da entrambe le aree crateriche della porzione nord e centro-sud.

Da quando è iniziato il trabocco l’intensità e la frequenza delle esplosioni sono andate a diminuire rispetto a quanto osservato durante la settimana che sta terminando.

Il tremore vulcanico si è mantenuto nei valori di ampiezza medi.

Nessun pericolo o disagio quindi. Solo un grande spettacolo offerto da “Iddu”.

(Credit immagine: Sebastiano Cannavó, “Stati d’animo”)

Giuliana Raffaelli

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