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Cultura

Modica (RG), “Le notti del Panettone” il 17 e 18 dicembre. Evento anche sui canali social

Redazione

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I bambini celebrano il “Manzapanettum”,  una ricetta comparsa fin dal 1400 nelle botteghe siciliane.

Le Notti del Panettone è un evento che valorizza il re delle feste Natalizie.

Sabato 17 e domenica 18 dicembre, Piazza Ag Distribuzione/Beneventano, nei locali dell’ex hub vaccinale , su iniziativa del gruppo Ag Distribuzione, divisione Accademia del Gusto  e della scuola di orientamento e formazione Euroform, della APCI (Associazione provinciale cuochi e pasticceri iblei), saranno i bambini i veri protagonisti della kermesse.

Un evento che andrà in onda sui canali social

Sabato 17 dicembre a partire dalle ore 16,00 e fino  alle 18,30 e domenica 18 dicembre a partire dalle ore 16,30, sarà possibile seguire l’evento direttamente dalle pagine facebook dei media: Ragusanews, Cronache di Gusto, Orango  e degli sponsor tecnici, Farine Molino della Giovanna, Senna (Bakery e food), Brenta , Agrimontana e Birra del Borgo.

Protagonisti della serata i bambini dell’associazione CinqueVolley.
Direttore artistico della manifestazione, la food blogger Barbara Conti.

Una grande festa dove i bambini si esibiranno nella realizzazione della ricetta del tipico dolce di Natale.
Non mancherà la versione del “Manzapanettum al cioccolato di Modica Igp” , la vera novità dell’appuntamento.

Prevista la partecipazione del maestro pasticciere Antonio Pitino, degli chef Claudio Ruta, Giovanni Galesi e Luca Giannone. 

Accanto ai dolci tipici locali e tradizionali, il panettone resta sempre il dolce più amato.
La sua ricetta è la più cercata su internet dagli amanti dei lievitati e dalle casalinghe amanti dei dolci fai da te.

Farcito, semplice, artigianale o del supermercato, resta sempre  il dolce più “gettonato” delle Feste.
Durante questa due giorni,  ci sarà spazio anche per momenti di show cooking legati al Re delle feste con  tante altre sorprese.

Cultura

Pantelleria, spigolature di storia isolana / 1

Redazione

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Chiesa Matrice, battezzo del dicembre 1587 

Cerimonia non usuale quella celebrata nella Chiesa Matrice di Pantelleria in data 6 dicembre 1587 (ragazzi, circa 450 anni fa!).

Infatti quel giorno vengono battezzate due gemelline, figlie di Filippo di Prada, soldato (probabilmente originario della Spagna, vista la diffusione in quest’ultima del cognome Prada).
Alla prima viene imposto il nome di Antonia. Padrino il caporale Giovanni Peres spagnolo, madrina Luisa di Lorenzo Baugas.
Alla seconda bambina s’impone il nome di Caterina. Padrino Martin Ferreri soldato, madrina Giovanna, figlia del quondam (del fu) Aloisio Rizzara.

I militari del castello considerati aristocratici

Tra il ‘500 e il ‘600 i militari, per lo più spagnoli, della guarnigione del castello di Pantelleria sono considerati l’aristocrazia dell’isola, peraltro non a torto in quanto spesso sono rami cadetti di importanti casate nobiliari spagnole.

Ecco perché gli isolani, per dare più lustro ai loro battesimi e matrimoni, li vogliono come padrini e testimoni. La cosa si accentuava quando si trattava di un battesimo o di un matrimonio, che riguardava in prima persona un milite e se poi era un ufiziale (i capisquadra) o una persona importante, non era raro il caso che a far da padrino o da testimone fosse lo stesso governatore e capitano d’armi a guerra dell’isola.

Chiesa Matrice, Il battezzo del 1588

L’anno successivo, 1588, il 10 marzo, sempre nella Chiesa Matrice, viene battezzata Vincenza, figlia di mastro Iacopo Cirillo. Padrino è “lo magnifico” Pietro Caradonna “cirurgico”. Quest’ultimo è il medico militare chirurgico della guarnigione spagnola di stanza nel locale castello a mare. Guarnigione che tutta spagnola non era, vista la presenza di un buon numero di soldati di origini sarde e di altri provenienti dal Napoletano e dalla Sicilia, come nel caso del Caradonna che è cognome siciliano.

Il nauta cosiriensis, navigatore cossirense

Il 10 febbraio del 1608 viene seppellito nella chiesa di Santa Maria della Margana Antonino Brignone, figlio di Iacobo de Brignone e di sua moglie Giovanna. La cosa che ci ha colpiti nel documento in esame è l’annotazione riferita al morto: “nauta cosiriensis” ovvero navigatore, marinaio cossirense. Probabilmente Antonino Brignone era un abile e conosciuto navigatore dell’isola, che quindi non accoglieva solo “milites”, ma anche provetti marinai in grado di sfidare il non sempre calmo, anzi spesso burrascoso, canale di Sicilia.

Il femminicidio del 1630: indizi su marito e amante

Il 29 dicembre 1630 viene trovata “occisa” Sebastiana uxor (moglie) di Francesco Chitardo, uno dei soldati della guarnigione.
Il prete che compila l’atto si perde tra tante parole per la salvezza dell’anima della povera Sebastiana, ma sull’omicidio nulla di nulla. Strano, perché in un altro atto simile, riguardando sempre una donna, specifica che è stata uccisa dal marito. Noi propendiamo

anche nel caso di Sebastiana per il delitto passionale.

Il marito sembrerebbe da escludere, dunque un amante o forse la donna aveva resistito ad un tentativo di violenza? Il mistero resta insoluto, sepolto sotto la polvere del trascorrere dei secoli. Anche nel corso del Seicento Pantelleria resta la base principale per le scorrerie di navi cristiane corsare verso le coste della Barberia.

L’approdo del brigantino del 1633

Il 31 settembre 1633 attracca nel porto dell’isola un brigantino, dal quale scendono alcuni marinai che trasportano a terra il corpo senza vita di un uomo. Si tratta del capitano Giuseppe Speradeo palermitano.

Quest’ultimo era stato ucciso da una “muschittata” durante un combattimento, che aveva visto impegnato il brigantino contro due feluche dei Turchi. Lo Speradeo viene seppellito nella chiesa del Santissimo Rosario presso il castello, che era poi la chiesa dei militari, in quanto di solito vi venivano inumati i soldati della guarnigione.

La gaelotta napoletana

Addì 20 novembre 1638 giunge nel porto di Pantelleria una galeotta proveniente da Napoli. La galeotta è denominata “Sancto Gennaro”.
Dalla nave viene sbarcato un marinaio morto, tale Raimundo Deliberto, nativo di Malta., che viene seppellito nel “cimiterio di Sancto Nicolai”. Questo cimitero era ubicato appena fuori le mura cittadine, in seguito sul quel luogo verrà edificata l’omonima chiesa di San Nicola.
Grosso modo l’ubicazione corrisponde attualmente all’inizio di via Catania a sinistra del bar Tikirriki.

Il cimitero di San Nicola era riservato ai forestieri e anche ai panteschi, se quest’ultimi morivano a bordo di qualche imbarcazione in arrivo. Era una precauzione sanitaria per evitare il diffondersi di eventuali epidemie, cosa non rara a quei tempi.

Ferrara Orazio (continua – 1)

Foto: la torre circolare, indicata dalla freccia, era una di quelle poste agli angoli del quadrilatero formato dalle mura cittadine di Pantelleria

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Cultura

Pandemia: ecco come i bambini hanno perso conoscenze e abilità scolastiche

Redazione

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Secondo gli esperti gli effetti della dad e della mancanza di lezioni frontali per i bambini che hanno vissuto la pandemia da Covid-19 rappresentano ancora un grave deficit

di Monia Sangermano da meteoweb.eu
 
 
Durante la pandemia di Covid-19, i bambini in età scolare hanno subito ritardi nei progressi nell’apprendimento. I piccoli studenti hanno anche perso conoscenze e abilità pari a circa il 35% dell’apprendimento complessivo di un anno scolastico. I risultati, oggi su Nature Human Behaviour, si basano su una meta-analisi di 42 studi condotti in 15 paesi ad alto e medio reddito.

  
 Lo studio sui ritardi dell’apprendimento
 
Lo studio dimostra che questi ritardi persistono da almeno 2,5 anni. Ma non solo. In base a quanto emerso sono maggiori per la matematica che per la lettura. Interessano inoltre soprattuto i bambini provenienti da contesti svantaggiati.

Secondo gli esperti il 95% della popolazione studentesca mondiale ha subito la chiusura delle scuole durante la pandemia di Covid-19. Precedenti ricerche hanno suggerito che i progressi nell’apprendimento potrebbero essere stati compromessi. A risultare decisivo in tal senso è stato l’insegnamento ibrido, al cosiddetta dad. Oltre al fatto che studenti e insegnanti hanno perso numerose ore di lezione. L’effetto di un’istruzione faccia a faccia limitata potrebbe anche essere stato esacerbato anche da ambienti di apprendimento extrascolastici. Ad influire, poi, anche problemi di salute mentale e fisica legati all’incertezza economica. Questi effetti sono più pronunciati per i bambini provenienti da famiglie con un background socioeconomico inferiore.

Lo studio sui giovani alunni post-pandemia

Bastian Betthäuser e colleghi hanno esaminato i deficit di apprendimento durante la pandemia e se questi variavano tra i diversi gruppi di studenti. Il deficit implica un ritardo nei progressi di apprendimento previsti, nonché una perdita di abilità e conoscenze già acquisite. I ricercatori hanno esaminato le prove di 42 studi pubblicati tra marzo 2020 e agosto 2022, provenienti da 15 paesi: Australia, Belgio, Brasile, Colombia, Danimarca, Germania, Italia, Messico, Paesi Bassi, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e USA.

Hanno scoperto che i progressi nell’apprendimento sono rallentati durante la pandemia. Inoltre, i deficit nell’apprendimento sono persistiti almeno fino alla metà del 2022. Gli autori hanno quantificato il deficita con il 35% del valore dell’apprendimento di un anno scolastico. La lacune, inoltre, erano più alte in matematica che in lettura. Questo è forse dovuto al fatto che i progressi nell’apprendimento in matematica dipendono più dall’istruzione formale che dalla lettura. E non solo. Le disuguaglianze esistenti nei risultati dell’apprendimento tra i bambini provenienti da contesti socioeconomici inferiori e superiori sono peggiorate durante questo periodo.

Conclusioni
Gli autori osservano come sia necessario attuare iniziative politiche per recuperare i deficit di apprendimento. Diventa inoltre imperativo fornire ulteriore supporto ai bambini il cui apprendimento è rallentato durante la pandemia.

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Spettacolo

DA CASTEL DI TUSA(ME) AL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA, MARCO NICOLOSI TRA I 40 PIZZAIOLI UFFICIALI DI CASA SANREMO

Marilu Giacalone

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Sono 15 i pizzaioli siciliani (su 40 provenienti da ogni angolo d’Italia) selezionati per “Casa Sanremo”, la casa ufficiale del Festival della Canzone Italiana e tra questi il siciliano Marco Nicolosi, 40 anni, titolare del ristorante-pizzeria Onda Blu di Castel di Tusa nel messinese.

Marco, dal 5 all’11 febbraio, porterà a Casa Sanremo, all’Arena del Gusto, regno della tradizione culinaria Italiana, la sua speciale pizza “Castelluccese”. Una specialità unica che vuole riscoprire con semplicità le tradizioni dell’area nebroidea, attraverso odori, profumi, sapori della migliore cultura contadina.

Una lunga lievitazione, da 30 a 120 ore, farine di grani antichi siciliani e cereali, lievito in biga, condita con pomodoro, fiordilatte locale, caciocavallo dop di Castel di Lucio e salsiccia con finocchietto di Tusa. La cottura in un forno alimentato esclusivamente con legna d’ulivo.

Casa Sanremo sarà una vetrina unica dove promuovere il territorio siciliano e in particolare l’area dei Nebrodi e Marco(originario di Castel di Lucio) nella città dei fiori porterà non solo la sua esperienza (26 anni) ma principalmente i prodotti della sua terra.

“Ho frequentato parecchi corsi di formazione per diventare maestro pizzaiolo, fino a fare un corso di pizza in pala col grande Gabriele Bonci – racconta Marco – un’esperienza memorabile, poi inaspettatamente mi è arrivata la chiamata dai responsabili di Casa Sanremo, Enzo Piedimonte e Carmelo Pistritto, chiedendomi di far parte in questo grande staff, sono orgoglioso di portare la mia pizza castelluccese nel paese dei fiori”.

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