Cultura
Pantelleria 1943, l’affondamento del Landing Craft Flack n° 13
Il falso storico, che la guarnigione dell’isola di Pantelleria, dopo circa un mese di eroica e testarda resistenza malgrado i diuturni e terroristici bombardamenti degli Alleati, l’11 giugno 1943 si sia arresa senza sparare nemmeno un colpo, si deve alla propaganda anglo-americana del tempo che voleva dimostrare all’opinione pubblica internazionale come una piazzaforte nemica si fosse arresa senza combattere solo a seguito di “offesa aerea”.
La grande bugia
Questa bugiarda vulgata fu poi confermata dalla fervida fantasia di Winston Churchill, che raccontò della perdita di un unico soldato inglese per il calcio ricevuto da un ostinato e irriducibile asino pantesco. Così oltre al danno si ebbe anche la beffa per gli sfortunati difensori di Pantelleria.
Ma non andò proprio così
Ma non andò proprio così. Malgrado l’aiutino, o meglio l’aiutone, dell’improvvido e pasticciato (ad essere proprio benevoli) ordine di resa di Pavesi, comandante in capo della piazzaforte, alcuni reparti e batterie dell’isola ignorarono deliberatamente quell’ordine e imbastirono una certa resistenza.
L’ufficiale italiano ucciso dai suoi per la bandiera bianca
Al porto e dalle coste adiacenti si aprì il fuoco contro gli inglesi appena sbarcati e fu soltanto per l’intervento di ufficiali italiani che forse gli Alleati evitarono un bagno di sangue. In quell’occasione un ufficiale italiano fu ucciso dai suoi soldati per aver sbandierato la bandiera bianca.
Diverse batterie aprirono poi il fuoco sulle navi e i mezzi da sbarco, come è testimoniato dai fotogrammi di un cinegiornale di guerra girato dagli stessi inglesi in quei concitati momenti.
La batteria da 76/40 di Cuddia Randazzo, sopra Kamma, comandata da un pantesco, il flemmatico e coraggioso avv. Tommaso Pinna, continuò a sparare fino all’una del pomeriggio ovvero fino a quando esaurì tutti i proiettili. In quelle ore verso Kamma si diressero numerosi soldati e ufficiali, che non intendevano affatto arrendersi, come il capitano Francesco Martello comandante di una compagnia di fucilieri attestata a Cuddia Bruciata.
L’onesto Andrew Cunningham, sicuramente uno dei migliori e più famosi ammiragli britannici del tempo, nelle sue memorie scrisse lapidariamente intorno a quella mattinata dell’11 giugno «thought some hours elapsed before all resistance ceased» (credo che fossero trascorse alcune ore prima che ogni resistenza cessasse).
E’ lo stesso nemico, peraltro del calibro di un Cunningham, dunque a riconoscere che una resistenza vi fu, sebbene disarticolata e ostacolata incredibilmente dall’enigmatico (?) comportamento del viceammiraglio Gino Pavesi. In quelle ore uno dei colpi sparati da una batteria pantesca colpì e danneggiò seriamente il LCF 13 (Landing Craft Flack 13), come riporta in un suo scritto anche lo storico Enrico Cernuschi. Questo speciale tipo di mezzo navale da sbarco contraereo era stato concepito per fornire appunto la
necessaria copertura antiaerea per una flotta d’invasione.
Nel caso di Pantelleria ne furono utilizzati diversi. Il LCF 13 aveva un dislocamento di 455 tonnellate. La propulsione era data da tre motori diesel Paxman da 500 CV, che gli consentivano una velocità di 11 nodi e mezzo. Aveva un serbatoio dalla capacità di 40 tonnellate di gasolio e un’autonomia di navigazione di 2.000 miglia a 10 nodi. Sul ponte corazzato insistevano le armi contraeree: quattro cannoni automatici britannici da 40 mm a fuoco rapido (pom-pom) e otto cannoni Oerlikon da 20 mm.
L’equipaggio, per il governo del mezzo, era di 13 uomini, mentre il personale addetto alle armi contraeree assommava a 68 elementi. Al momento dell’attacco a Pantelleria il comando dell’unità navale LCF 13 era affidato al lieutenant Bernard James Bryant Morris. Probabilmente fu a causa delle avarie subite che la notte dell’11 giugno il LCF 13 restò a supporto dell’efficiente LCF 9 posto a difesa antiaerea del porto di Pantelleria, mentre il LCF 7 rientrava a Sousse in Tunisia. Il giorno seguente, 12 giugno, vi furono diverse incursioni della Luftwaffe, che con i suoi cacciabombardieri Focke-Wulf Fw 190 bombardò ripetutamente il porto di Pantelleria.
Nel primo pomeriggio una bomba esplose rasente al ponte del LCF 13, che forse aveva difficoltà di manovra per il colpo ricevuto il giorno prima, causandogli danni irreparabili. Così al riguardo una fonte inglese: “This caused widespread damage, with a 2pdr gun mounting being blown overboard and several plates sprung by the shock. The engine room reported that water was entering, and all power was lost. She drifted across the harbour to lie alongside the seaboard side of the mole…” (Ciò ha causato danni diffusi, con un supporto per cannone 2pdr che è stato fatto saltare fuori bordo e diverse piastre sono state sollevate dall’urto. La sala macchine ha riferito che l’acqua stava entrando e tutta la potenza è stata persa. E’ andato alla deriva attraverso il porto per adagiarsi accanto al lato costiero del molo…).
La stessa fonte non fa menzione di vittime, ma il royal marine K. White, imbarcato sul LCF 7, sull’episodio così annotava nel suo diario: “The order went out that LCF13 should act as a guard ship in the island’s harbour overnight. She took up position while we set sail for Sousse, speculating on the next step of the campaign. During the ensuing hours, enemy bombers plastered LCF 13 mercilessly and many casualties resulted. The craft ended up on the rocks, a total wreck. We were all profoundly shaken and disturbed by the intensity of this vengeful attack” (E’ stato emesso l’ordine che LCF13 avrebbe dovuto fungere da nave di guardia nel porto dell’isola durante la notte. Ha preso posizione mentre salpavamo per Sousse e ragionavamo sulla fase successiva della campagna. Durante le ore successive, i bombardieri nemici hanno colpito senza pietà il LCF 13 e ne
sono derivate molte vittime.
L’imbarcazione è finita sugli scogli, un totale naufragio. Eravamo tutti
profondamente scossi e turbati dall’intensità di questo attacco vendicativo).
“And many casualties resulted”, quindi non proprio del tutto indolore la presa di Pantelleria.
Orazio Ferrara
PS per il lettore: l’autore cerca foto e notizie sull’avv. Tommaso Pinna, intrigante e incredibile personaggio pantesco. O contatti con eventuali discendenti.
Contattare tramite il Giornale di Pantelleria, all’indirizzo email: ilgiornaledipantelleria@gmail.com
Foto: relitto del LCF 13 nel porto di Pantelleria
Cultura
San Paolo Solarino (1762–1978): insediamenti fondativi e provenienze territoriali dei primi nuclei familiari
Ripercorrere le origini di San Paolo Solarino significa osservare da vicino le famiglie che, nel XVIII secolo, diedero vita a un borgo nascente.
Le fonti principali sono i Registri parrocchiali, che offrono dati continui dal 7 maggio 1762 al 1978.
I primi anni successivi alla fondazione della Terra di San Paolo (1760) sono parzialmente documentati, ma permettono di ricostruire una comunità iniziale selezionata per competenza, fede e capacità economica.
Fino al 1827, San Paolo era frazione del Comune di Siracusa; i registri civili furono quindi custoditi presso il capoluogo aretuseo, mentre quelli religiosi erano affidati al clero dei centri vicini.
Questo legame territoriale influenzò profondamente la provenienza dei primi abitanti: famiglie giunte da Siracusa, Floridia, Sortino, Buscemi, Augusta, Malta e altri centri vicini costituirono i nuclei fondatori del borgo.
La qualità dei coloni: selezione, competenze e ruolo economico
Già nel 1759, il principe fondatore de Requesens definì nella Supplica al Re, pubblicata e trascritta con analisi storica nell’edizione Kerayles 2024, i criteri di selezione dei coloni. Non si trattava di accogliere persone a caso: la radice dei fondatori doveva essere cattolica, competente nel lavoro e in grado di contribuire allo sviluppo economico e sociale del borgo.
La famiglia Adorno, come segnala lo storico Serafino Privitera, acquistò le terre del feudo Solarino per 500 onze, cifra considerevole per l’epoca, attestando la solidità economica e l’influenza dei coloni fondatori.
I capostipiti delle prime famiglie solarinesi erano in prevalenza contadini, possidenti o artigiani, scelte coerenti con la strategia di insediamento qualitativo del borgo.
Famiglie, matrimoni e nascita del paese
Il primo matrimonio registrato nei libri parrocchiali locali fu quello di Paolo Adorno e Angela Oliva il 28 agosto 1762 simbolo dell’avvio della vita religiosa e comunitaria della Terra di San Paolo.
Il matrimonio fu celebrato da Don Vito Favara , vicerettore della Chiesa “Sacramentale” “ sub titulo sancti Pauli Apistoli” operativo dal 7/5/1762 al 20/10/1762 .
L’analisi cronologica dei registri mostra come la crescita demografica sia avvenuta attraverso i primi nuclei familiari e i battesimi, evidenziando una comunità selezionata per competenze e radicamento territoriale.
Provenienze territoriali e nuovi arrivi
Nei primi anni dell’Ottocento si stabilirono a San Paolo Solarino ulteriori famiglie provenienti dai centri vicini e da altre aree della Sicilia:
• Lombardo, Gozzo, Liistro, Sipala: Canicattini Bagni
• Butera e Calafiore: Sicilia occidentale
Questi nuclei confermano la continuità della strategia di insediamento selettivo: famiglie competenti, possidenti o artigiane, capaci di sostenere la crescita economica e sociale della comunità.
L’appendix e lo studio della comunità solarinese
L’appendix, analizzata da Padre Serafino Maria Paolo Gozzo nel 1981, precursore di una ricerca con approccio scientifico, ha permesso negli anni successivi agli appassionati di storia di comprendere la natura dei Solarinesi: la loro provenienza territoriale, la qualità sociale, le competenze lavorative e il radicamento nella comunità. Questo lavoro anticipatore ha offerto strumenti di studio e chiavi interpretative fondamentali per capire la formazione della popolazione e l’identità storica del borgo.
Memoria storica e senso civico
Conoscere le proprie radici storiche non è un esercizio nostalgico, ma un atto di responsabilità civica. Spesso la storia locale viene revisionata, nascosta o cancellata. Studiare e valorizzare la memoria delle famiglie fondatrici significa comprendere le scelte e i sacrifici di chi ha costruito la comunità e trasmettere alle generazioni future la consapevolezza di un patrimonio culturale, sociale ed etico fondamentale per l’identità collettiva di San Paolo Solarino.
Laura Liistro
Cultura
A Bagheria la collettiva “Collezione d’Amore”. Tra gli artisti il M° Oliveri di Pantelleria
Espone a Bagheria, nuovamente, l’artista di origine pantesca, Massimo Oliveri, insieme ad un gruppo molto nutrito di artisti.
Per un San Valentino 2026 Palazzo Trigona di Bagheria ospita dal 7 al 14 febbraio la collettiva “Collezione d’Amore“.
Le porte del tanto suggestivo quanto magnifico museo saranno aperte per l’inaugurazione il pomeriggio di sabato 7 febbraio, dalle ore 17.00 alle ore 19.00 che vedrà la partecipazione del grande artista Vincenzo Gennaro.
Ben 12 autori porteranno all’attenzione del pubblico le loro opere sull’amore e le sue manifestazioni.
Un appuntamento imperdibile, con l’arte e con l’amore.
Cultura
Personale docente, incentivi anche per Pantelleria e Lampedusa
Il Comune chiede pari opportunità per le scuole delle isole minori siciliane. Estensione degli incentivi previsti per le aree montane anche a Lampedusa e Pantelleria
Il Sindaco Fabrizio D’Ancona comunica che l’Amministrazione comunale ha formalmente rappresentato all’Assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, On. Mimmo Turano, una profonda e motivata preoccupazione in merito alle persistenti criticità che interessano il reperimento e la stabilizzazione del personale docente nelle istituzioni scolastiche delle isole minori siciliane.
Tali criticità incidono sulla continuità didattica e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa, a causa di fattori strutturali ormai cronici: la scarsa attrattività delle sedi insulari, le note difficoltà logistiche ed economiche, le carenze di organico e le assegnazioni tardive del personale.
Queste condizioni determinano un’elevata rotazione dei docenti e una ridotta stabilità educativa, con ripercussioni significative sugli studenti e sulle famiglie del territorio. Alla luce della Legge n. 131 del 12 settembre 2025, che ha introdotto specifici incentivi economici e professionali per il personale scolastico operante nelle aree montane, il Comune ritiene non più rinviabile l’estensione delle medesime misure anche alle realtà insulari maggiormente marginali e lontane dalla terraferma, quali Lampedusa e Pantelleria.
Tale estensione costituirebbe un atto di equità istituzionale e una misura concreta per garantire pari opportunità formative a tutti gli studenti siciliani, indipendentemente dal contesto geografico di appartenenza, favorendo al contempo la continuità del servizio scolastico e la permanenza del personale docente nelle sedi più periferiche.
Il Sindaco, facendosi interprete delle esigenze del territorio e delle comunità scolastiche locali, invita l’Assessore regionale a farsi portavoce, per quanto di sua competenza, delle difficoltà e delle esigenze rappresentate, affinché anche alle scuole delle nostre isole vengano riconosciute le stesse agevolazioni già previste per quelle delle zone montane, al fine di assicurare stabilità, qualità e uniformità al sistema educativo.
Garantire il diritto allo studio in modo uniforme su tutto il territorio significa riconoscere il valore, la dignità e il futuro delle comunità insulari, assicurando pari trattamento e pari opportunità agli studenti e a tutto il personale scolastico che opera con dedizione in condizioni oggettivamente complesse.
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