Segui i nostri social

News

Zucca: le proprietà, le tipologie e i modi per consumarla al meglio

Direttore

Pubblicato

-

Alla scoperta delle proprietà benefiche e i modi migliori per gustarla al meglio

di Filomena Fotia da Meteoweb.eu

 

 
La zucca è un ortaggio versatile e nutriente, ricco di numerosi benefici per la salute. Contiene elevate quantità di vitamina A, essenziale per la vista, la crescita e lo sviluppo cellulare e la funzione immunitaria. È anche una fonte di vitamine del complesso B, come folati, riboflavina, B6 e niacina, che sostengono il metabolismo e la salute del sistema nervoso. Fornisce minerali come potassio, magnesio e ferro. È anche una buona fonte di fibre, che aiutano la digestione e contribuiscono a mantenere un sano equilibrio del colesterolo. Inoltre, è a basso contenuto calorico, rendendola un’ottima opzione per una dieta equilibrata.

 
 
Scopriamo quindi, in dettaglio, quali sono benefici, proprietà ed eventuali controindicazioni di questo alimento, tante curiosità e info utili.

Cos’è la zucca

La zucca è il frutto di varie specie del genere “Cucurbita“, appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae. Si tratta di piante rampicanti o prostrate che possono crescere in una varietà di climi, anche se prediligono condizioni calde e temperate. Le zucche sono coltivate in tutto il mondo per i loro frutti commestibili e, in alcune varietà, anche per i semi.

Le piante di zucca hanno grandi foglie verdi e vellutate e fiori di colore giallo o arancione. I fiori possono essere maschili o femminili, entrambi presenti sulla stessa pianta. Solo i fiori femminili producono frutti.

I frutti variano notevolmente in forma, dimensione e colore, a seconda della specie e della varietà. Possono essere arancioni, verdi, gialli, bianchi o anche striati. La polpa, di solito dolce e umida, viene utilizzata in numerose preparazioni culinarie, mentre i semi possono essere tostati e consumati come snack o utilizzati per estrarre olio.

La zucca è una verdura?

La zucca è botanicamente classificata come frutto perché deriva dal fiore della pianta e contiene i semi. Tuttavia, dal punto di vista culinario, viene trattata come una verdura a causa del suo utilizzo in piatti salati e della sua texture. Questa distinzione tra classificazioni botaniche e culinarie può creare confusione, ma nella pratica quotidiana, la zucca è spesso considerata una verdura.

Tipi e varietà

La zucca, con le sue numerose varietà, offre una vasta gamma di forme, dimensioni e colori. Ecco alcune delle varietà più comuni:

Zucca gialla: una delle varietà gialle più popolari è la “Spaghetti”, chiamata così perché la sua polpa, una volta cotta, si sfila in fili simili agli spaghetti. È di forma ovale e ha una buccia gialla liscia;
Zucca arancione: la “Butternut” è una varietà arancione molto popolare. Ha una forma allungata, simile a una pera, e la sua polpa è dolce e cremosa;
Zucca verde: la “Acorn” o “Quercia” ha una forma simile a una ghianda e una buccia verde scuro. La polpa è tenera e leggermente dolce;
Zucca lunga: oltre alla Butternut, la “Trombetta” o “Tromboncino” è una varietà allungata. La sua buccia può variare dal verde al beige chiaro e la polpa è bianca e croccante;
Zucca tonda: la “zucca tonda padana” è una varietà italiana molto apprezzata. Ha una forma perfettamente rotonda, con una buccia che varia dal verde al grigio-verde. La polpa è arancione e ha un sapore dolce e delicato.

Benefici e proprietà della zucca

La zucca è un alimento nutriente con numerosi benefici per la salute. Ecco alcune delle principali proprietà:

Ricca di vitamina A: è una fonte eccellente di beta-carotene, che il corpo converte in vitamina A. Questa vitamina è essenziale per la vista, la crescita e lo sviluppo cellulare, e il funzionamento del sistema immunitario;
Antiossidanti: contiene carotenoidi come il beta-carotene, l’alfa-carotene e la luteina, che sono potenti antiossidanti e aiutano a proteggere il corpo dai danni dei radicali liberi;
Fibre: è una buona fonte di fibre, che favoriscono la digestione, aiutano a mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue e contribuiscono a un sano equilibrio del colesterolo;
Vitamine del gruppo B: contiene diverse vitamine B, tra cui folati, riboflavina, niacina e vitamina B6, che sono cruciali per l’energia e il metabolismo generale;
Minerali: fornisce minerali come potassio, magnesio, ferro e calcio. Il potassio aiuta a regolare la pressione sanguigna, mentre il ferro è fondamentale per il trasporto dell’ossigeno nel corpo;
Basso contenuto calorico: ha un contenuto calorico relativamente basso, rendendola un’opzione eccellente per chi cerca di mantenere o perdere peso;
Salute del cuore: grazie al suo contenuto di fibre, antiossidanti e potassio, può contribuire alla salute cardiovascolare;
Salute della pelle: gli antiossidanti aiutano a mantenere la pelle sana, proteggendola dai danni dei radicali liberi e potenzialmente ritardando i segni dell’invecchiamento.

Zucca e diabete

La zucca è considerata un alimento benefico per i diabetici poiché ha un basso indice glicemico, che aiuta a stabilizzare i livelli di zuccheri nel sangue. Contiene anche antiossidanti e fibre che possono contribuire al controllo glicemico e alla salute generale del diabetico. Tuttavia, è sempre importante consultare un medico o un nutrizionista per personalizzare la dieta.

Le controindicazioni

Il consumo di zucca è generalmente considerato sicuro per la maggior parte delle persone, se parte di una dieta equilibrata. Tuttavia, come con qualsiasi cibo, esistono alcune controindicazioni da considerare:

Eccesso di vitamina A: poiché è ricca di beta-carotene, che il corpo converte in vitamina A, un consumo eccessivo e prolungato potrebbe portare a una condizione chiamata ipervitaminosi A;
Problemi digestivi: anche se è una fonte di fibre, che è benefica per la digestione, un consumo eccessivo potrebbe causare problemi digestivi;
Interazione con farmaci: chi assume farmaci che influenzano i livelli di potassio nel corpo, come alcuni diuretici, dovrebbe fare attenzione al consumo di zucca e altri cibi ricchi di potassio, poiché potrebbero alterare l’equilibrio di questo minerale nell’organismo;
Allergie: sebbene sia raro, alcune persone potrebbero essere allergiche alla zucca o ai suoi semi.

Valori nutrizionali, calorie e carboidrati

La zucca è un alimento a basso contenuto calorico ma ricco di nutrienti essenziali. I valori nutrizionali possono variare in base alla varietà e alle condizioni di crescita. Di seguito i valori nutrizionali medi per 100 grammi di zucca cruda e cotta:

Zucca cruda
Calorie: 26
Carboidrati: 6,5 g
Proteine: 1 g
Grassi: 0,1 g
Fibre: 0,5 g
Zuccheri: 2,8 g
Vitamina A: 170% del valore giornaliero raccomandato
Vitamina C: 15% del valore giornaliero raccomandato
Potassio: 340 mg
Calcio: 24 mg
Ferro: 0,8 mg
Zucca cotta (bollita, senza sale)
Calorie: 20
Carboidrati: 5 g
Proteine: 0,7 g
Grassi: 0,1 g
Fibre: 0,9 g
Zuccheri: 2,2 g
Vitamina A: circa 245% del valore giornaliero raccomandato (a seconda della varietà e del grado di maturazione)
Vitamina C: 9% del valore giornaliero raccomandato
Potassio: 230 mg
Calcio: 21 mg
Ferro: 0,6 mg
Le ricette
Infine ecco 2 ricette che potete provare:

Schiacciata di zucca
Ingredienti:

500 g di farina
300 g di zucca cotta e schiacciata
25 g di lievito di birra fresco
50 ml di olio d’oliva
200 ml di acqua tiepida
Sale q.b.
1 cucchiaino di zucchero
Rosmarino q.b.
Procedimento: sciogliete il lievito in acqua tiepida con lo zucchero. In una ciotola, mescolate la farina con la zucca schiacciata, il sale e l’olio. Aggiungete il lievito sciolto e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo. Lasciate lievitare in un luogo caldo per circa 1-2 ore. Stendete l’impasto su una teglia oliata e spolverizzate con il rosmarino. Cuocete in forno preriscaldato a 200°C per 20-25 minuti fino a doratura. Servite calda.

Vellutata di zucca
Ingredienti:

700 g di zucca pulita e tagliata a cubetti
1 cipolla tritata
500 ml di brodo vegetale
100 ml di panna fresca
Olio d’oliva q.b.
Sale e pepe q.b.
Procedimento: in una pentola, soffriggete la cipolla tritata con un po’ di olio fino a quando diventa trasparente. Aggiungete i cubetti di zucca e fate rosolare per qualche minuto. Versate il brodo vegetale e portate a ebollizione. Riducete la fiamma e lasciate cuocere per circa 20-25 minuti o fino a quando la zucca è tenera. Frullate il tutto con un frullatore a immersione fino ad ottenere una crema omogenea. Rimettete la vellutata sulla fiamma, aggiungete la panna e mescolate bene. Regolate di sale e pepe. Servite calda con un filo d’olio d’oliva.

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News

Il vescovo de Requesens e la nascita di una comunità sotto il segno paolino

Laura Liistro

Pubblicato

il

Il vescovo Giuseppe Antonio de Requesens e la nascita di una comunità voluta sotto il segno paolino

Nel cuore della Sicilia sud-orientale, Solarino custodisce un’identità profonda che affonda le sue radici non soltanto nella storia feudale del Settecento, ma soprattutto nella visione pastorale di un vescovo: Giuseppe Antonio de Requesens, guida della diocesi di Siracusa dal 1755 al 1772.

Il legame tra il presule e Solarino non fu episodico né marginale; al contrario, esso fu originario, fondativo e fortemente simbolico, al punto da fare del borgo una vera “terra di San Paolo”, pensata e voluta sotto il segno del culto paolino.
Quando de Requesens promosse la nascita del nuovo centro abitato, Solarino non venne concepita come un semplice insediamento agricolo né come il risultato di una mera iniziativa feudale.
Nella mente del vescovo, formatosi alla scuola benedettina e attento interprete della pastorale post-tridentina, fondare un borgo significava dare origine a una comunità cristiana ordinata, dotata di una chiara identità religiosa, morale e sociale.

In questo progetto si colloca anche il ruolo del nipote, fondatore ufficiale sul piano giuridico e amministrativo: la sua azione fu l’espressione concreta di una volontà più alta, già pensata, sostenuta e voluta dal vescovo, che ne fu l’ispiratore spirituale e il vero garante morale.
La scelta di porre Solarino sotto la protezione di San Paolo Apostolo non fu casuale. 
Siracusa era, ed è, città paolina per eccellenza, custode di una memoria antichissima del passaggio dell’Apostolo delle genti.

Stemma sul pavimento prospiciente la tomba di Giuseppe Antonio de Requesens(1703-1772), vescovo di Siracusa, nella Cappella di Santa Lucia, nel Duomo di Siracusa

Solarino, sorta all’interno della diocesi siracusana, divenne così una naturale estensione di quella tradizione, un nuovo spazio sacro in cui il culto paolino potesse radicarsi e trasmettersi nel tempo. Intitolare il borgo a San Paolo significava iscriverlo consapevolmente in una storia di fede, missione e conversione che affondava le sue radici nei primi secoli del cristianesimo.
Giuseppe Antonio de Requesens non si limitò a un’indicazione devozionale o simbolica.
Egli sostenne la fondazione di Solarino con uno sforzo finanziario straordinario, arrivando a indebitarsi personalmente e coinvolgendo direttamente le istituzioni ecclesiastiche della diocesi per reperire le risorse necessarie alla costruzione delle abitazioni, della chiesa, delle opere pubbliche e al popolamento del territorio.
La fondazione ufficiale, affidata al nipote secondo le consuetudini dell’epoca, fu dunque l’esito visibile di una volontà più profonda: quella di un vescovo che concepiva la nascita di un paese come un atto di responsabilità cristiana verso le persone e verso il territorio.
In questa prospettiva, Solarino appare chiaramente come una creazione pastorale, prima ancora che feudale.
La centralità della chiesa, l’organizzazione razionale del borgo, la nomina del primo parroco e la scelta del santo titolare riflettono una visione coerente e unitaria. San Paolo, apostolo missionario e fondatore di comunità cristiane, divenne il modello ideale cui ispirare la vita del nuovo paese, chiamato a crescere nella fede, nella coesione sociale e nel senso di appartenenza.
Il legame tra de Requesens e Solarino si consolidò nel tempo fino a diventare parte integrante della memoria storica locale. Quando il vescovo morì a Siracusa il 28 agosto 1772, come ricorda la lapide nel Duomo, Solarino era ormai una comunità viva, strutturata e riconoscibile. Aveva ricevuto dal suo ispiratore non solo un’origine materiale, ma una vocazione spirituale precisa, destinata a durare nel tempo.

Ancora oggi Solarino porta impresso, seppur in forma attenuata, il segno della sua origine paolina.
Il culto di San Paolo non si è mai del tutto spento e continua a rappresentare un riferimento identitario profondo.
Tuttavia, accanto a questa permanenza simbolica, si è progressivamente affievolito il legame con la radice cristiana e spagnola che diede origine al paese e che trovò proprio nel vescovo Giuseppe Antonio de Requesens il suo principale interprete e garante.
Nel corso dei decenni, Solarino ha intrapreso una strada sempre più marcatamente laica, scelta che ha inciso anche sulla memoria storica collettiva.

Emblematico è l’abbandono del riferimento esplicito all’Apostolo delle genti nel nome originario di San Paolo Solarino: una decisione che non ha rappresentato un semplice aggiornamento toponomastico, ma un gesto simbolico di distacco da una parte fondativa della propria identità.
Questo processo ha prodotto un duplice effetto: da un lato la cancellazione silenziosa di elementi storici documentati, dall’altro la costruzione di una narrazione alternativa, spesso poco fondata su fonti archivistiche e maggiormente orientata da interessi ideologici e letture contemporanee del passato.
In questo contesto, la figura di Giuseppe Antonio de Requesens — padre spirituale della comunità e ispiratore della sua nascita — è stata progressivamente marginalizzata, fino quasi a scomparire dal racconto pubblico delle origini del paese.
Riscoprire oggi Giuseppe Antonio de Requesens e la Solarino “terra di San Paolo” non significa compiere un’operazione nostalgica, ma riconciliare la comunità con la propria storia autentica. 
L’identità di un territorio non si rafforza cancellando le proprie radici, ma comprendendole e valorizzandole.
Solo attraverso un recupero consapevole della memoria storica, religiosa e culturale Solarino può ritrovare la pienezza del suo racconto e rendere giustizia a quell’uomo che seppe trasformare una visione cristiana in una comunità reale, destinata a durare nel tempo.

Laura Liistro

Leggi la notizia

Cultura

Pantelleria, le lance pantesche dal mito all’attualità digitale in mano ai giovani

Direttore

Pubblicato

il

Intervista ai ragazzi del corso di costruzione di lance pantesche, organizzato da Francesco Belvisi e Paolo Formentini

Il fascino delle lance pantesche è sempre molto forte e quando si sente parlare di esse e mastri d’ascia che ne hanno curato la realizzazione nei tempi che furono, per i panteschi è un sommuovere di emozioni, ricordi, passioni.

Negli ultimi tempi, la vela è tornata ad animare le estati pantesche, con spettacolari regate tra i flutti, doppiando sporgenze rocciose allo schioccar di fiocchi e rande.

La novità nel mondo delle lance pantesche
Adesso abbiamo una novità, per la nautica isolana: dopo oltre 20 anni Pantelleria riscopre la costruzione della lancia pantesca: un prototipo tra tradizione e fabbricazione digitale per riaprire l’accesso ai giovani.
Circa vent’anni fa, con la scomparsa dell’abilissimo mastro Chicco — figura che ha rappresentato una delle massime espressioni della costruzione delle lance pantesche — a Pantelleria si è interrotta la realizzazione di nuove imbarcazioni. Da allora si è aperta una discontinuità nella trasmissione del sapere: un vuoto che riguarda non solo la costruzione in sé, ma anche la possibilità di far vivere questa tradizione in modo continuativo.

L’obiettivo
Oggi Pantelleria torna a parlare il linguaggio della lancia pantesca, imbarcazione simbolo della cultura marinara dell’isola, attraverso un percorso che mette insieme costruzione tradizionale e strumenti di progettazione digitale. L’obiettivo è riattivare competenze locali, documentare un sapere prezioso e offrire ai più giovani un’occasione concreta per avvicinarsi a questa tradizione.

L’attività è stata avviata a partire da un prototipo, concepito come strumento didattico e sperimentale: imparare facendo, verificare soluzioni, costruire metodo e ricostruire una continuità che sull’isola si era interrotta.
Il percorso si fonda su due assi complementari:

  • il coordinamento tecnico e digitale di Francesco Belvisi, yacht designer ed esperto di stampa 3D,
  • gli insegnamenti artigianali di Paolo Formentini, artigiano e istruttore di vela.

Un progetto aperto
Il progetto di costruzione dell’imbarcazione fa parte delle attività laboratoriali del progetto Stem Power (2024-POL-00029) finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale e che vede tra i partner anche il FabLab Palermo.
Le attività sono state svolte in collaborazione con il FabLab Western Sicily, che cinque anni fa ha lanciato una sede a Pantelleria presso l’Istituto di Istruzione Superiore Almanza, con il supporto del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Le attività progettuali che sono rivolte agli studenti delle scuole superiori di secondo grado prevedono altri laboratori creativi sul tema della fabbricazione digitale e della stampa 3D e corsi di formazione sull’intelligenza artificiale 

Il progetto si apre alla partecipazione di partner e sponsor interessati a sostenere la fase di completamento della costruzione della lancia pantesca e a rendere possibile la replicabilità del modello: più edizioni formative, più attività in mare, più opportunità per i giovani e, soprattutto, più lance pantesche di nuovo naviganti.


Un patrimonio vivo, ma oggi poco fruibile
Il progetto nasce anche da una constatazione semplice: le lance pantesche oggi sono poche in mare e, per un giovane, non è facile avvicinarsi a questo mondo — soprattutto se mancano barche disponibili e occasioni continuative di pratica.

In molte realtà insulari, la continuità delle tradizioni nautiche si regge anche sulla condivisione: la possibilità di partecipare, osservare, fare esperienza a bordo. A Pantelleria, invece, le lance rimaste sono spesso legate a contesti specifici e non sempre è semplice trovare occasioni regolari di avvicinamento e allenamento. È anche per questo che il lavoro su un prototipo e su un metodo trasmissibile assume un valore particolare.

Francesco Belvisi
In questo quadro si colloca la riflessione di Francesco Belvisi, che sottolinea come il tema non sia la “mancanza di interesse” dei giovani, ma la disponibilità di percorsi reali e comprensibili:

Francesco Belvisi: «Si dice spesso che i giovani non vogliano impegnarsi nei lavori tradizionali. In laboratorio abbiamo visto l’opposto: entusiasmo nel montare le ordinate e nel prendere confidenza con strumenti come martello, avvitatore, seghetto, calibro, metro, morse e colle. Il punto è che troppo spesso diamo per scontato che questo sapere sia irraggiungibile. In realtà, se lo scomponiamo in passaggi chiari, diventa stimolante.»

Belvisi collega direttamente questo approccio alla progettazione digitale:

Francesco Belvisi: «La modellazione 3D non sostituisce il legno: aiuta a capire. Permette di leggere le forme, verificare misure, ridurre gli errori e soprattutto semplificare un processo. È un modo concreto per far sì che il sapere si trasmetta davvero.»

E richiama il legame tra disponibilità delle barche e circuito sportivo:

Francesco Belvisi: «Se le barche sono poche, anche la partecipazione alle regate tende a diventare più selettiva. L’obiettivo è riaprire la filiera: più competenze, più occasioni, più barche in acqua.»

Il ruolo dell’artigianato: gesti, sicurezza, metodo. Paolo Formentini
Accanto alla parte progettuale, la dimensione del “fare” è stata curata da Paolo Formentini, istruttore di vela, che ha guidato la trasmissione delle tecniche artigianali legate alla costruzione e all’assemblaggio:

Paolo Formentini: «se qualcuno pensa che si possa fare una barca interamente con la fabbricazione digitale si sbaglia di grosso, la precisione, attenzione nelle finiture e assemblaggio sono fondamentali per realizzare una imbarcazione realmente funzionante »

Formentini evidenzia anche il valore formativo dell’esperienza pratica:

Paolo Formentini: «Quando vedono che una misura corretta fa combaciare le parti e che un montaggio ben fatto “tiene”, scatta qualcosa. Non è teoria: è responsabilità, coordinamento, cura del dettaglio. Sono competenze che restano e che possono essere trasferite anche ad altri ambiti.»

FabLab: didattica e strumenti per rendere il sapere trasferibile
Il contributo dei FabLab Western Sicily ha rafforzato l’impianto contemporaneo sul piano della didattica: strumenti e linguaggi utili a rendere più chiaro il percorso di apprendimento e più semplice la trasmissione del metodo. Il lavoro è partito dall’uso di stampanti 3D, dalla realizzazione di modellini, e da strumenti digitali che hanno semplificato la modellazione e la comprensione delle forme, applicando poi queste competenze a un elemento altamente rappresentativo per Pantelleria e oggi esposto al rischio di rarefazione.

Su questa linea si inserisce la dichiarazione di Martina Ferracane per FabLab Western Sicily: “Il progetto di realizzazione della lancia pantesca riflette perfettamente il modello didattico che il FabLab Western Sicily promuove nelle scuole siciliane da 10 anni. In questo progetto gli studenti acquisiscono competenze digitali e creative non come fine ultimo, ma come strumento per realizzare un progetto concreto e che li appassiona. Progetti come questo consentono agli studenti di diventare veri e propri creatori digitali!”

Le voci dei ragazzi: dal “mito” alla possibilità
Tra i partecipanti, la dimensione più evidente è la scoperta: la lancia pantesca smette di essere un mito irraggiungibile e diventa un percorso comprensibile, fatto di passaggi, strumenti e competenze.

I ragazzi sono i veri protagonisti di tutto questo e tra una vite, un trapano e una spiegazione esordiscono così:
Flaminia: “ma quando finisce ? Io ci voglio navigare!”
Claudia : “con questi attrezzi mi sento super abile !”

Prossime fasi e alleanze: completare, mettere in mare, replicare
La direzione è tracciata, ma il percorso è ancora in evoluzione. Le prossime fasi includono completamento dell’allestimento, attrezzaggio, messa in acqua e prove in mare, oltre al consolidamento del modulo didattico in forma replicabile per nuove classi e nuove edizioni.

Per poter sostenere il progetto di costruzione dell’imbarcazione dopo il termine del progetto, ci  si apre a partner e sponsor che vogliano contribuire in modo concreto alla sua realizzazione e alla sua replicabilità, sostenendo materiali, logistica, attrezzaggio, attività in mare e percorsi didattici.

Potete seguire le evoluzioni della costruzione su:
Instagram: https://www.instagram.com/lanciapantesca
(Per proposte di partnership e sponsorship: contatto tramite messaggio diretto.)

Per Pantelleria significa rimettere in moto un sapere che appartiene alla sua identità marittima. Per i giovani significa avere un punto di ingresso reale: non un racconto, ma un’esperienza. E, nel tempo, la possibilità che più lance tornino in mare, sostenute da nuove competenze e da una partecipazione crescente.

Il corso
Abbiamo sentito i ragazzi del corso, dal vivo su questa esperienza, appunto, più unica che rara, chiamiamola pure opportunità.

Sono i quattro presenti alla nostra intrusione nel laboratori: belli, chi più timido, chi più spigliato, ma tutti eguali per passione per il mare e la vela.
Sono stati reclutati in maniera molto semplice e ora sono parte di un progetto che andrà avanti per step.

Flaminia Lo Pinto, terza liceo Scienze Umane;
Claudia Maria Turco ,  Scienze Umane terza B;
Dario Brignone , sempre terza B Scienze Umane;
Salvatore Basile Anis, Ist. Tecnico.  
Barbara Rizzo, 2A Liceo scientifico
Giovanni Rizzo, 5A Liceo scientifico

Ragazzi, cosa vi ha spinto a seguire il professore in questo progetto? Risponde Flaminia “Mi ha sempre ispirato la passione per il mare, perchè la mia è una famiglia di pescatori,  quindi è una passione nata crescendo. Lavorare su questo progetto ci viene automatico, viene istintivo, anche perché abbiamo un ottimo professore come Francesco Belvisi e un’ottima guida, come il maestro Paolo Formentini.”

Al che interviene il prof. Belvisi: “Vorrei spiegare:  questa parte è un po’ più manuale, è una parte di un progetto educativo che riguarda la fabbricazione digitale, quindi i ragazzi, oltre a vedere come si montano le cose, hanno lavorato sulle stampanti 3D,  su come si progetta, su come si disegnano tutti questi oggetti, hanno la loro trasposizione in un modello tridimensionale che è accorpato alla fabbricazione digitale e semplifica un po’ la creazione di pezzi. Ma  soprattutto permette loro di avere una connessione fra ideazione, progetto ed esecuzione,  che è un percorso trasferibile in qualsiasi ambito della progettazione e della produzione. E’ un processo che parte da qualcosa di locale che si era perduto per rigenerare qualche cosa, per strutturare un metodo alla fine, che si può applicare a tutto.
“Poi la Lancia Pantesca è un oggetto complicatissimo, con tantissime parti e dettagli che vanno ripresi a mano.  Negli incontri di modellazione 3d i ragazzi  hanno disegnato delle carene e le hanno stampate in 3d : dalle sezioni si generano degli scafi un lavoro lontano dalle competenze classiche del mastro d’ascia”.

M° Formentini, qual è il suo ruolo? “Io faccio solo la parte del tramite tra il digitale e il manuale. Io mi rapporto con il professore sollevando per esempio una difficoltà nel montaggio che può essere risolta in fase di progettazione?  
“Ho ha una grandissima esperienza sulle lance,  sulla navigazione. e le lance le conosco come le mie tasche.
“Io ho fatto un altro progetto alle scuole medie e avevamo costruito una barca per bambini.”

Come vedete questo percorso, proiettato nel vostro futuro? Risponde Dario: “Sicuramente dà delle basi per quanto riguarda  la progettazione di base,  dal punto di vista tecnologico, ma comunque è pure una bella esperienza personale.”

Come ha spiegato il designer pantesco, l’opportunità che questo percorso può offrire per il futuro dei ragazzi è il poter realizzare da soli qualsiasi oggetto occorra, usando la stampa 3D, senza dover ricorrere alla terra ferma, con tutto quello che consegue.

 
La mia domanda era perché le lance pantesche stanno in fase di moria. I mastri, come intendono i panteschi, non ce ne sono più.  Però, appunto, per mantenere in vita una tradizione, ci si deve evolvere“Dare spazio anche all’informatica  e che ci sia una volontà anche manuale di proseguire appunto la tradizione.  – Riprende Francesco Belvisi
“Non è facile  pensare di costruire con tutte le competenze che aveva un mastro,  che trasformava un tronco di albero in barche naviganti con tantissimo lavoro manuale e maestria artigiana. Ma magari si può spingere la parte digitale fino ad avere quasi tutti i pezzi pronti tagliati e pronti per gli collaggi, oppure avere i tuoi kit e tu monti come si fa nel mondo del mobile. Il digitale va inteso come qualcosa che rende più accessibile la conoscenza e la praticità nelle cose.”

Sappiamo che vi sarà un secondo ciclo di incontri, per proseguire questo percorso capace di aprire molte opportunità: basta saper vedere lontano, poi con un pizzico creatività, di  tenacia e vigore giovanile, le cose diventano più facili. E i nostri ragazzi protagonisti di questa impresa hanno tutte queste qualità, che i loro “docenti” Francesco Belvisi e Paolo Formentini sanno stimolare con i giusti modi.

Leggi la notizia

News

Addio a Brigitte Bardot, musa di una vita: simbolo dell’erotismo francese e paladina degli animali

Redazione

Pubblicato

il

È morta Brigitte Bardot, leggendaria attrice e cantante francese, aveva 91 anni. Lo ha annunciato la sua fondazione, ricordando Bardot come “una star di fama mondiale che scelse di abbandonare la prestigiosa carriera per dedicare la sua vita e la sua energia alla tutela degli animali e alla sua fondazione”.

L’annuncio della morte dell’iconica attrice francese, Brigitte Bardot, all’età di 91 anni giunge quasi a sorpresa, anche se dallo scorso ottobre le sue condizioni di salute destavano preoccupazione. In realtà, il suo ultimo messaggio pubblico, risalente al 1 dicembre, era stato rassicurante dopo una serie di notizie allarmanti successive a un intervento subito a ottobre.

Bardot aveva voluto rassicurare i suoi numerosi fan, affermando che stava “guarendo” ed esortando tutti a “calmarsi”. Nota come ‘BB’, la star di fama internazionale ha abbandonato la recitazione negli anni ’70 per dedicarsi ai diritti degli animali: da allora divideva il suo tempo tra la sua famosa residenza, La Madrague, nella localita’ turistica di Saint-Tropez (sud-est), e una seconda casa immersa nella campagna, La Garrigue, che ospita animali e una cappella privata. Lo scorso maggio, in un’intervista a Bfmtv, Brigitte Bardot aveva dichiarato di vivere “come una contadina”, circondata dalle sue pecore, maiali, cani, gatti, asino e pony, e di non possedere “nè un cellulare nè un computer”. Prima del suo 90mo compleanno, aveva raccontato ai media francesi di vivere in “silenziosa solitudine”, circondata dalla natura e contenta di “fuggire dall’umanità”.

Salvatore Battaglia
Presidente Accademia delle Prefi

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza