Zibibbo & Cannella: Il galateo a tavola – II Parte. A cura di Daniele Ciani

PILLOLE DI GALATEO II

 

La notizia che in una scuola media superiore il dirigente scolastico abbia vietato l’uso di jeans strappati e abbigliamento troppo succinto in rispetto della istituzione scuola, mi ha fatto pensare che, forse l’educazione sociale stia tornando dopo un periodo di lassismo totale.

Il Galateo, anche se modificato con il passare dei secoli, in tutti i campi non è altro che una forma di rispetto verso gli altri.

A tavola, se ci soffermiamo ad osservare il comportamento nostro e degli altri, spesso notiamo che ci sono atteggiamenti che “stonano”, sono fuori luogo e non sono consoni al luogo o all’occasione che stiamo vivendo.

Spesso sono movimenti o azioni che fanno parte della gestualità spontanea che sono sfuggiti all’autocontrollo. Alle volte ci fanno sorridere ma basterebbe ricordarsi delle prime nozioni del “Galateo a tavola “che i genitori hanno tentato di darci sin dalle prime pappe per eliminare molte di quelle “stonature”.

Non parlare con la bocca piena, non fare le palline di pane, non stare con i gomiti sulla tavola, non succhiare dal cucchiaio, mangia con la bocca chiusa, non agitare le posate, non sputare quello che stai masticando, pulisciti la bocca prima di bere, non toccare tutte le fette di pane, stai diritto.

Invece non lo ricordiamo e alle volte si assiste a scene che sicuramente danno fastidio ad altri commensali. Alcuni si ricordano solo quei divieti che le mamme imponevano per la nostra salute: soffia prima di mettere il boccone troppo caldo in bocca, oppure agita la posata per fare raffreddare il cibo, con la conseguenza che continuano a farlo.

Magari, con un po’ di pazienza, conversando in attesa che il cibo non sia più ustionante, si potrebbero evitare quelle roteazioni del boccone in bocca con il conseguente rumoraccio prodotto. Non parliamo poi di chi mangia avvicinando la bocca al piatto,( anche questo forse ricordo delle sgridate della mamma che non voleva far sporcare la tovaglia,) che Mons. Della Casa, primo codificatore del Galateo, definiva “a guisa di porci col grifo nella broda”.

E’ la posata che va alla bocca e non la bocca verso la posata e il piatto. Vi è mai capitato di vedere qualcuno che si sente qualche residuo di cibo tra i denti? Le scene per la rimozione sono da film.

Passaggio della lingua sulla dentatura a bocca aperta, sfregamenti con polpastrelli e tovagliolo, unghia del dito mignolo che si infila tra i denti (una volta si portava lunga proprio per questa funzione e per pulire le orecchie), sciacqui con acqua o vino che fanno gonfiare le guance da una parte all’altra.

La più bella però è quella di mostrare la dentatura al vicino chiedendo: “ho qualcosa tra i denti?”. L’unica cosa da fare sarebbe quella di approfittare, in privato, dello specchio del bagno per eliminare il fastidio.

A proposito del bagno, gli stuzzicadenti non si chiedono a tavola ma dovrebbero essere disposti e usati in bagno, dove vengono anche conservati borotalco e altri preparati per rimuovere eventuali macchie di residui di cibo involontariamente schizzati su cravatte e camicette.

Daniele Ciani

 

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