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Cultura

Pantelleria, Cesar De Requesens pronipote dell’ultimo Principe pantesco in una nostra intervista

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Da qualche tempo, oramai, Cesar De Requesens ha istaurato con noi un rapporto “epistolare” molto prolifico e dai contenuti a dir poco entusiasmanti e di questo noi siamo onoratissimi.
In verità è lui che si è approcciato a noi per i contenuti storici precisi e corposi, dei nostri Orazio Ferrara e Enzo Bonomo.
L’intervista al pronipote dell’ultimo Principe di Pantelleria, dunque era d’uopo e le risposte ci hanno fatto viaggiare nel tempo, nello spazio e nella fantasia di un’isola ancora più affascinante e fatata.
Tra le origini africano/spagnole,  il suo modo di scrivere e l’uso delle parole, la sua spigliatezza, lo rendono un personaggio singolare e, forse, anche di altri tempi.

Signor Requesens, vuole parlarci un pò di lei? 
“Mi chiamo César de Requesens Moll.
“Sono nato a Melilla, una città spagnola nel nord del África, 57 anni fa.
“Mio padre, comandante chirurgo militare, era di stanza lì da Barcellona. Morì molto giovane. Successivamente, tutta la famiglia è venuta a Granada, dove vivo da quando ero bambino.

“Io amo questa città. Ha magia e bellezza. E non è troppo grande. La gente si saluta ancora per strada e nei caffè ti chiamano per nome.”

Cesar De Requesens scrittore e giornalista

“Soy periodista y escritor.
“Sulla stampa, scrivo articoli di opinione sul quotidiano locale ‘Granada Hoy’ e sulla rivista ‘El Oteador’ che dirigo.

“Ho anche pubblicato diversi libri di narrativa e una guida segreta della città che include angoli dove il turismo di massa non arriva. Quindici anni fa ho creato la società Granada Segreta per pubblicizzare questi spazi interessanti ma sconosciuti con visite guidate.
“Ho vissuto in altre città come Barcellona (da cui proviene la mia famiglia di lunga data), Alicante, Monaco, Parigi o Malaga (mia figlia è nata in quest’ultima), ma sono sempre tornato nella migliore città del mondo che ho so, cioè a Grenade.
“Vedere l’Alhambra ogni giorno, sulla strada per l’Albaicín dove insegno scrittura creativa all’università, calma lo spirito. Altamente raccomandato.

2) Immergiamoci nella storia e parliamo dei suoi nobili antenati
“Ho iniziato a ricercare il mio cognome di origine catalana quando stava per nascere mia figlia Sol, attualmente 21 anni, grafica e pittrice.
“Nell’anno 2001 ho iniziato la mia ricerca genealogica, un’attività altamente raccomandata che regala grandi sorprese.

“Nel mio caso, ho recentemente potuto tradurre un privilegio di nobiltà concesso all’intera stirpe dei Requesens dal re d’Aragona Alfonso V il Magnanimo. È molto particolare perché nobilita tutti coloro che hanno il cognome di Requesens dalla nascita ma con qualcosa di eccezionale per l’epoca in cui fu concesso (1458) poiché comprende anche nobilita tutte le donne del lignaggio e tutta la loro prole, qualcosa di insolito e molto raro nella Storia della nobiltà normalmente riservato agli uomini che sono coloro che lo ricevono e lo trasmettono.

“Un’altra delle tante e piacevoli sorprese che ho avuto in due decenni di ricerca nel mio albero genealogico dallo scoprire l’esistenza una dinastia di principi siciliani dei Requesens che tennero in feudo l’isola di Pantelleria tra il 1492 e il 1848 oltre ad altre località della Sicilia ( principi di Ventimiglia, Conti di Buscemi, Baroni di San Giacomo, Signori di Marsala, Baroni di Solarino e altri titoli nobiliari).

“Ho trovato molto interessante questo ramo della famiglia Requesens y especialmente al ultimo principe de Pantelleria de nuestra estirpe, Enmanuelle de Requesens, che divenne siciliana quando un mio diretto antenato, Bernat de Requesens y Santa Coloma (signore di Altafulla e La Nou), si trasferì da Santa Coloma de Queralt (Tarragona, Cataluña) in Sicilia al XV secolo dove fu viceré per due volte.
Si è rivelato a me come scrittore e ricercatore, oltre che loro lontano parente, un gioiello genealogico e storico che dovrei conoscere.

“Il rapporto con l’Italia è continuo nei secoli. Il più famoso di tutti i membri del lignaggio Requesens fu Don Luis de Requesens y Zúñiga, che ricoprì posizioni chiave alla corte di Filippo II, diventando luogotenente generale di Don Giovanni d’Austria e stratega ombra nella battaglia di Lepanto.

L’anno scorso sono stato a Messina dove ad agosto si tiene la Rievocazione dello Sbarco della flotta vittoriosa dopo la battaglia.

L’intento di Cesar

Il mio scopo è romanzare le loro biografie e farli uscire dall’oblio. Tra loro spicca anche la fondatrice dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, la suora recentemente beatificata da papa Francesco, Maria Lorenza Longo de Requesens, anch’essa di origini catalane ma che nel XV secolo si fece vita in Italia.

3) Vorrei anche sapere se conoscete l’isola e se avete intenzione di venire a trovarci.
“Da quando ho saputo della sua esistenza è diventata un rifugio dove viaggiare con la fantasia e scriverne. Non ho ancora avuto la possibilità di viaggiare lì e mi piacerebbe farlo quest’estate, se possibile.
“Sono sulle tracce di un possibile palazzo dei Requesens accanto al Castello-prigione del porto che sarebbe andato distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
“Credo che respirare quell’atmosfera significherebbe realizzare un sogno e realizzare anche il motto dell’ultimo principe di Requesens su quell’isola, il principe Emmanuelle, eroe della rivoluzione palermitana. La sua frase era: “Malo esse quam videre”.
“Un’intera dichiarazione di principi.”

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Cultura

Il mare, una chat e un’antica vela: così rinasce la lancia pantesca

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Dalle parole nasce una barca. Eventi speciali tra Francesco Belvisi e Giovanni Ritunno

Per venti mesi un comandante e un designer si sono scritti, scambiandosi misure, fotografie, regolamenti di classe. Alla fine, da quelle parole, è nata una barca. E i due, a oggi, non si sono ancora incontrati.

Marsala, 16 maggio 2026
La lancia non scende in acqua. Il maltempo non lo permette. Il prete la benedice sulla banchina della Lega Navale, qualcuno la bagna con un gesto antico, e per oggi basta così.
Cinque metri e quaranta di pino di Svezia e gelso, una vela latina ancora ripiegata, il fasciame chiaro che aspetta il suo Canale. Sulla fiancata, in dialetto siciliano, un nome: Rusulia. Era Rosalia, la madre del comandante. Era così che la chiamava il padre, a Favignana.

Due voci, un linguaggio antico
Giovanni Ritunno, ufficiale Siremar in pensione, per anni ha governato i traghetti sulla rotta Trapani-Pantelleria. Figlio di pescatori, da bambino costruiva barche con le latte del tonno allo stabilimento Florio. Oggi osserva, gira gli scali, raccoglie lance sarde, gozzi campani, passere istriane, lancioni tunisini. Le confronta, le studia.
Francesco Belvisi, yacht designer, vive tra Milano e Pantelleria. Si occupa di stampa 3D applicata alla nautica e di progettazione di sistemi robotici. Ha un laboratorio dove le tecnologie più recenti servono a costruire cose vecchie di mille anni. Nelle loro conversazioni, per venti mesi, una regola tacita: niente nomi propri, sempre “Ingegnere” e “Comandante”. Una forma di rispetto marinaresca che ha dato peso a ogni decisione.

Dalla prima foto all’ultimo chiodo
Tutto comincia nel settembre 2024 con poche foto di lance sarde mandate via WhatsApp. Si discute della lunghezza, prima 5,20 metri poi 5,40. Si studia il regolamento della vela latina, si guarda al campionato italiano di Porto Santo Stefano.
Il comandante immagina, l’ingegnere disegna e modella. A ottobre arriva un imprevisto di salute. Il comandante chiede di accantonare tutto. Il progetto rischia di saltare. Belvisi non si arresta davvero: continua a limare i disegni in silenzio. Poco prima di Natale arrivano le forme definitive.
Passano le settimane, e a un certo punto è il comandante stesso a decidere di riprendere. A maggio 2025 il cantiere apre. Intorno ai due si forma una piccola corte di artigiani che attraversa il mare. Salvatore Lapillo costruisce la barca a Marsala. Francesco Bonanno, maestro d’ascia detto il Vikingo, ottantadue anni, fa l’antenna in mezza giornata. Emanuele Martinez, della veleria Zenitram, calcola posizione dell’albero e piano velico. Peppe Frettitta impellicciato la coperta in mogano sapelli, curvata a seguire la barca.
Antonio Enea, nostromo del Paolo Veronese, diventa il corriere marittimo del progetto: il timone parte da Pantelleria, attraversa il Canale custodito a bordo, arriva a Trapani. Una staffetta che le lance pantesche, in fondo, fanno da sempre. A un certo punto, fra una misura e l’altra, una frase di Belvisi resta sospesa nella chat come una mezza filosofia di vita: “le rifiniture prendono più tempo della costruzione.”

Il giorno del varo
Quel sabato di maggio Belvisi è bloccato a Pantelleria, sta ancora lavorando al progetto del timone, e un imprevisto lo trattiene sull’isola. Non riesce a imbarcarsi. Scrive: “Un timone ben fatto è il modo migliore per salutare la barca e accompagnarla al mare, anche senza esserci.” Il comandante risponde sereno, da isolano a isolano. Il mare è cattivo, la barca non viene calata. Resta a terra, benedetta e bagnata, in attesa del vero varo tecnico. Pochi giorni dopo, finalmente, la Rusulia tocca l’acqua. La linea di galleggiamento è quella giusta, l’assetto perfetto. “La barca era progettata bene”, dirà il comandante.

Due uomini che non si sono ancora visti
Ed è qui il dettaglio più sorprendente di tutta questa storia.
A oggi, comandante e ingegnere non si sono mai incontrati di persona. Belvisi non ha ancora visto la sua barca. Conosce ogni misura del fasciame, ogni grado di curvatura delle ordinate, sa esattamente quanto pesa l’antenna e dove va la scassa dell’albero, ma la Rusulia in carne e legno non l’ha ancora toccata. La conosce solo dai video del comandante e dalle foto dei cantieri. Una visita a bordo, per la messa a punto e i dettagli, è già fissata nel calendario di entrambi.
Quando arriverà, sarà la prima stretta di mano dopo quasi due anni di chat.

Una seconda lancia, e una scuola
Mentre quella di Marsala riceveva le ultime mani di pittura, a Pantelleria era già partito il cantiere di una seconda lancia, lunga 5,10 metri, costruita a Natale insieme a un gruppo di studenti dell’isola. Il sogno adesso si allarga: far scendere Lapillo da Marsala per avviare corsi di formazione, fondere in bronzo i bozzelli partendo da modelli stampati in 3D, mantenere bigotte in cipresso e bozzelli in frassino.
Certe cose si fanno come si sono sempre fatte. E quando non si possono fare così, si trova il modo di rispettarle lo stesso.

Tre lezioni di una storia di mare
Una barca di legno, nel 2026, non è un manufatto: è una rete di persone. Togli un nodo, il velaio o il nostromo del traghetto, e non c’è più.

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Cultura

Pantelleria, a lezione di stelle e pianeti con il prof. Sergio Minoli e il Centro Giamporcaro

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Scienze e tecnologia: il cielo, lo spettacolo più bello che ci sia”, il progetto per le scuole di Pantelleria

E’ iniziato questa mattina il progetto “Scienze e tecnologia: il cielo, lo spettacolo più bello che ci sia”, rivolto agli alunni delle classi 5^A – 5^B- 5^C del Plesso Capoluogo, della classe 5^A del Plesso di Khamma, della pluriclasse 4^/5^ del Plesso di Scauri, della Scuola Primaria.


Curato dal Centro Culturale “V. Giamporcaro” di Pantelleria, esso è messo in scena da un vero esperto di cieli e pianeti e stelle,  l’Ing. Sergio Minoli.

L’attività formativa ha l’obiettivo di stimolare nelle alunne e negli alunni l’interesse per il Sistema Solare, un tema molto apprezzato nel programmazione didattica di Scienze della quinta classe. La conoscenza dell’Universo ha sempre suscitato meraviglia e curiosità nelle persone, inoltre Pantelleria rappresenta un ottimo osservaotrio naturale, pertanto i ragazzi si trovano, anche in questa maeria, in una posizione di privilegio.

Se poi a spiegar del firmamento si trovano  Sergio Minoli, allora la fortuna è grande. Il professore, appassionato di astronomia, nelle sue narrazioni accompanga le nozioni meramente scientifiche con immagini squisitamente miotologiche, che, con quel suo modo di parlare ricco di aggettivi e curiosità, rende la lezione un momento di piacere che dispiace quando finisce.
Egli infatti è noto in tutta l’isola e non solo proprio per questa capacità oratoria che affascina grandi e piccini in eguale misura,


Alla lezione di oggi erano presenti gli alunni delle classi  classi 5^A, 5’B e 5^C del Capoluogo. Mercoledì 27 Maggio 2026 sarà il turno del Plesso di Khamma – Classe 5^A – dalle ore 9:00 alle ore 10:00 ● Plesso di Scauri – Pluriclasse 4^/5^- dalle ore 11:00 alle ore 12:00.

Gli adulti dell’isola potranno anche partecipare a breve ad una conferenza sul cosmo, sempre con il Prof. Minoli, durante l’evento che troverrete nell’articolo che segue: “IL LAGO SPAZIALE” Indizi di vita oltre la Terra nel Lago Bagno dell’Acqua di Pantelleria

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Cultura

Pantelleria Borgo Genius Loci De.Co.: ieri la consegna del riconoscimento

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Tanti gli attori chiamati in causa per mantenere il Genius Loci: tutta la comunità
Veronelli “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”

Ieri, 23 maggio 2026, si è tenuta la manifestazione di conferimento del riconoscimento di Borgo Genius Loci De.Co, presso gli accoglienti locali dell’Hotel Qalea.
Si è trattata di una full immertion nei gusti dell’isola: la mattina con la degustazione di vini di alcune delle cantine locali, del miele e della cucina, aprendo al pubblico gli spazi 
Nella foto, vediamo Marianna la chef de La Conchiglia, che ha preparato i baci panteschi per l’occasione, mentre il buffet è stato realizzato dallo chef Silvio Palazzolo.

Durante pomeriggio, invece si è dato spazio al convegno vero e proprio, moderato da una  brillante Francesca Di Giovanni.


Per l’organizzazone dell’attribuzione della De.Co. la regia e l’iniziativa è stata del Comune di Pantelleria, con l’attuale amministrazione D’Ancona, che spinge verso l’importanza dell’appartenenza, dell’identità di un popolo e dell’identificazione dello stesso attraverso le sue peculiarità che possono spaziare dall’agricolutra, all’alimentazione, all’ambiente. 

Fondamentale il supporto della ProLoco, rappresentata dal suo presidente Michela Silvia e dai soci Marcello Sparacio e Anna Rita Gabriele, e dell’Ente Parco Isola di Pantelleria che con i suoi tre uomini di punta, Presidente Italo Cucci, direttore Carmine Vitale ed esperto Davide Emma hanno ricostruito l’intera isola partendo dalle tradizione, passando all’ambiente e alla sostenibilità e mirando all’agricoltura, essenza vitale per l’economia della nostra Figlia del Vento.


Il Vicesindaco Adele Pineda, portando simpaticamente esempi del quotidiano casalingo, ha valorizzato l’essenza dell’agricoltura pantesca e dei piatti, che, come sappiamo, mangiati altrove non hanno lo stesso sapore nè lo stesso impatto. L’influenza dell’aria, degli umori della terra, del calore del sole e delle carezze delle stelle, sono così determinanti che anche un semplice ortaggio o un vino, degustati fuori dal nostro piccolo e immenso mondo, cambiano.

L’Assessore all’Agricoltura, Massimo Bonì, ha spiegato l’iter che ha portato Pantelleria alla De.Co. e agli approcci con il progetto di Luigi Veronelli (gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano) una delle figure centrali proprio nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico nazionale.
Come spiegato più nel dettaglio dall’erede ideale, il Presidente Nino Sutera, presente ieri: Pantelleria non è tanto legata alla tipicità, bensì all’unicità. Solo qui si realizzano certi sapori, certi piccoli miracoli del gusto e questo valore va custodito gelosamente e con cura.

Infatti, attraverso la De.Co. il “prodotto” del territorio acquista una sua identità, con il potenziale importante per il  marketing, oltre a rappresentare una occasione per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.

“La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie.”

Un tassello importante per la comunità, uno stimolo per la produttività, uno spunto per domande emblematiche sul lavoro, sui giovani e sulle sorti dell’isola. A tal proposito, è stato mostrato il documentario del M° Nicola Ferrara “I guardiani della terra”, dove padre e figlio Ferrandes si confrontano raccontando la loro testimonianza di agricoltori che “lottano” per la sopravvivenza della famiglia, dell’agricoltura e della cultura pantesche.

Diversi interventi degli addetti ai lavori, tra Salvatore Murana, Kety D’Ancona e Giampaolo Rampini (Resilea) testimoni del patrimonio straordinario custodito tra le rocce, i muretti a secco e il mare profondo, che ha bisogno, ora più che mai, di una spinta energica per uscire dal torpore in cui sta languendo per via dell’abbandono dei terreni, la fuga dei giovani, e altro ancora.

Tra le autorià era presente il Comandante della Capitaneria di Porto, Claudio Marrone.

La serata prevedeva una chiusura in compagnia, così il direttore dell’Hotel Qalea, Alessandro Oddo, ci ha invitati a prendere posto in sala da pranzo, per condividere qualche impressione sulla giornata, un bicchiere di vino locale e l’esperienza di una buona cosa fatta, la De.Co. 

Di seguito alcune immagini della mattinata.

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