Cultura
Comune Favignana in convenzione con Unipa: raccolta toponomastica non cartografata Isole Minori
๐๐ซ๐จ๐ ๐๐ญ๐ญ๐จ ๐๐ข ๐ซ๐ข๐๐๐ซ๐๐ ๐ฌ๐ฎ๐ข ๐ฆ๐ข๐๐ซ๐จ๐ญ๐จ๐ฉ๐จ๐ง๐ข๐ฆ๐ข ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ข๐ฌ๐จ๐ฅ๐ ๐ฆ๐ข๐ง๐จ๐ซ๐ข, ๐๐จ๐ฆ๐ฎ๐ง๐ ๐๐ข ๐ ๐๐ฏ๐ข๐ ๐ง๐๐ง๐ ๐ฌ๐จ๐ญ๐ญ๐จ๐ฌ๐๐ซ๐ข๐ฏ๐ ๐๐จ๐ง๐ฏ๐๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐๐จ๐ง ๐ฅโ๐๐ง๐ข๐ฏ๐๐ซ๐ฌ๐ข๐ญ๐ฬ ๐๐ข ๐๐๐ฅ๐๐ซ๐ฆ๐จ ๐ ๐ข๐ฅ ๐๐๐ง๐ญ๐ซ๐จ ๐๐ข ๐ฌ๐ญ๐ฎ๐๐ข ๐๐ข๐ฅ๐จ๐ฅ๐จ๐ ๐ข๐๐ข ๐ ๐ฅ๐ข๐ง๐ ๐ฎ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข๐๐ข ๐ฌ๐ข๐๐ข๐ฅ๐ข๐๐ง๐ข
I luoghi parlano.
I loro nomi, significativi e non casuali, raccontano storie di popolazioni, identitร culturali e sociali. Un patrimonio che va tutelato e salvaguardato. Il Comune di Favignana ha sottoscritto una convenzione con lโUniversitร di Palermo e il Centro di studi filologici e linguistici siciliani per lโavvio di un’importante ricerca.
Il progetto, che coinvolge tutte le comunitร delle isole minori e degli arcipelaghi della Sicilia, mira a raccogliere toponomi tradizionali delle contrade, della costa, delle porzioni di mare, ovvero quel repertorio microtoponomastico isolano non cartografato nelle carte ufficiali che vive soltanto nelle pratiche di denominazione e nellโoralitร degli abitanti del luogo, gli anziani, i pastori, i contadini ma, soprattutto, i pescatori locali.
Spettacolo
Pantelleria, il Cineteatro San Gaetano annulla la programmazione di gennaio
Notizia flash
Il Cineteatro San Gaetano, mediante i suoi amministratori, rende noto che la rimanente programmazione degli spettacoli di gennaio รจ stata annullata per motivi tecnici.
Appena risolti quest’ultimi, aggiorneremo il pubblico cinefilo su nuovo palinsesto.
Cultura
I racconti del vecchio marinaio. Il voto
Una narrazione che si dipana tra Pantelleria, Trapani, e isole Eolie
Questa รจ una storia di mare, di vento, di salsedine, ma soprattutto di fede e di un miracolo – la voce del vecchio marinaio sembrรฒ impastata di commozione, si fermรฒ un attimo a raccogliere i pensieri di un tempo ormai lontano e riprese – Era la mattina di un giorno del mese di marzo e noi del Madonna di Trapani navigavamo alla volta di Napoli con un carico di vino passito di Pantelleria.
Fino a quel momento il viaggio era stato piรน che tranquillo, tanto che il capitano Vito ci disse di non aver mai incontrato un mare cosรฌ calmo in un mese di marzo.
Cosรฌ ci disse e il volto diventรฒ subitaneamente pensieroso, come presentisse qualcosa. Il vecchio lupo di mare stava allโerta. Eravamo al traverso dellโisola di Stromboli con il suo immancabile pennacchio di fumo bianco, quando il cielo, che poco prima era di un azzurro terso, si fece improvvisamente livido, del colore del piombo. Poi un forte vento di libeccio cominciรฒ ad urlare tutta la sua rabbia e sconvolse il mare e gli animi di tutti noi. Sembrava lโinferno apparso sul mare.
Le vele, stracciate in alcune parti, furono subito ammainate e si restรฒ in balia dei marosi. Onde alte
come palazzi iniziarono a far ballare paurosamente il veliero, dovemmo legarci con funi per non
farci buttare in mare dalla furia degli elementi. Il timone non rispondeva piรน e l’acqua imbarcata
faceva inclinare lo scafo in modo pericoloso. Dopo un poโ eravamo completamente fuori rotta e la
deriva ci
spingeva verso i faraglioni di Lipari. Cosรฌ, se non ci avesse inghiottiti lโabisso, ci saremmo
sfracellati sulle rocce.
Sembrava che il destino ormai avesse lanciato per noi i dadi della malasorte.
Patrun Vitu, immobile,stretto al timone, capรฌ subito che tutta la perizia marinaresca sua e
dellโequipaggio quella volta non sarebbe bastata. E disse sottovoce
โlu mari รจ amaru e lu marinaru
mori a mmariโ.
Io e qualcun altro, pur nel rumoroso fragore della burrasca, percepimmo chiaramente quelle parole. E il cuore si gelรฒ, ci attendeva dunque โmorte per acquaโ, la triste dizione dei documenti delle capitanerie di porto per i caduti e i dispersi in mare. Fu allora che capitan Vito tirรฒ fuori dal petto una collanina dโoro con appesa una medaglietta anchโessa dโoro, che portava sempre indosso.
Baciรฒ la piccola medaglia raffigurante San Francesco di Paola, santo patrono di noi marinai, e recitรฒ con quanto fiato aveva in corpo: O Francesco di Paola, fa’ che ogni nave conservi la sua rotta
e ogni navigante la sua fede. Trattieni i venti e placa le tempeste, nellโora del pericolo distendi il tuo mantello e porta tutti a salvamento. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen. Aveva appena terminato che una cresta d’onda immane stava per abbattersi come un maglio sulla coperta dellโimbarcazione. Certamente sarebbe stata la fine. E fu allora che accadde lโinspiegabile.
I piรน dissero poi che un raggio di luce accecante aveva squarciato le nubi, illuminando un tratto di mare calmo proprio davanti alla prua, come se un mantello invisibile fosse stato steso sopra l’acqua per spianare le onde. Ma io lo vidi, con questi poveri e indegni occhi, stava lรฌ, nello squarcio di nubi, e dal cuore si sprigionava un raggio di luce che illuminava e indicava un pezzo di mare calmo. Io lo vidi, con questi poveri e indegni occhi, ed era proprio lui, San Francesco di Paola il potente protettore di noi gente di mare. Sopra il veliero il vento calรฒ di colpo, permettendoci di alzare un poโ di vela e di manovrare per raggiungere quel fazzoletto di mare calmo. E ci ritrovammo nelle tranquille acque di una caletta riparata dellโisola di Salina.
Eravamo salvi. Il mantello, che aveva permesso un giorno lontano a San Francesco di attraversare indenne le perigliose acque dello stretto di Messina, questa volta era stato steso dal Santo per noi e ci aveva portati tutti a salvamento. I danni al Madonna di Trapani non erano stati poi cosรฌ gravi e cosรฌ, dopo le riparazioni piรน urgenti e necessarie, riprendemmo la rotta alla volta di Napoli.
Navigavamo giร in vista delle coste calabre, quando patron Vito ci disse che avremmo fatto una sosta non prevista, ci saremmo fermati al porto di Paola e da lรฌ, dopo averci fatto dipingere un ex voto su tavoletta di legno da un esperto pittore, ci saremmo tutti recati a piedi scalzi al santuario di San Francesco per ringraziare il Santo della grazia ricevuta. E cosรฌ si fece. Il capitano procedeva in testa alla fila, portando tra le braccia la tavoletta dipinta, e noi lo seguivamo. Tutti eravamo scalzi per quella ripida pietraia con sassi spesso aguzzi, ma non sentivamo dolori o sofferenze di sorta. Eravamo marinai e umili pellegrini ad un tempo. Quando giungemmo allโimponente santuario, nei cui antri sotterranei aveva vissuto in severa disciplina il Santo, un groppo alla gola assalรฌ ciascuno di noi. Un sacerdote benedisse la tavoletta votiva, dopo di che fu appesa alle pareti.
Quella tavoletta recava scritto: V.F.G.A., per grazia ricevuta da San Francesco di Paola lโequipaggio del Madonna di Trapani salvo allโEolie.
Nellโuscire guardai in alto, verso la volta, e vidi appesi, sospesi nellโaria, tanti modellini di velieri, anchโessi ex-voti di marinai. Immobili nel tempo, quei piccoli velieri sembravano navigare adesso non piรน nell’acqua, ma nella preghiera.
Orazio Ferrara
Cultura
La lingua siciliana: un patrimoniu vivu chi parra di nuร utri
In occasioni di la Jurnata Nazionali di lu Dialettu e di li Lingui Locali (17 di Jinnaru)
Ogni 17 di Jinnaru, lโUnioni Nazionali Pro Loco dโItalia (UNPLI) ricorda a tutti nuร utri ca lโItalia รจ fatta di tanti vuci, tanti storรฎ, tanti maneri di parrari. ร la Jurnata Nazionali di lu Dialettu e di li Lingui Locali, โn appuntamentu chi voli ammustrariย la granni ricchizza linguรฌstica di lu nostru Paรฌsi. Ntra sti vuci, una di chiddi chiรน antichi e chiรน ricchi รจ senza dubbiu la lingua siciliana.
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Na lingua, no un dialettu
Lu sicilianu รจ na lingua romanza autรฒnoma, cu na tradizioni scritta ca accumincia giร nta lu XIII sรจculu, quannu la Scola Siciliana di Federicu II la scigghรฌu comu lingua di cultura pi cumpรฒniri poesรฌi ca firriaru e foru ammirati pi tutta la penรฌsula. Parramu di na lingua cu na grammร tica, na sintassi, un lรจssicu e na storia propia: un patrimoniu chi nun apparteni sulu a lโรฌsula, ma a tutta la cultura italiana e avissi a รจssiri tutelatu.
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Un patrimoniu chi si trasmetti
Pi tanti siciliani, lu sicilianu รจ la lingua di la casa, di la strata, di lโamicizia, di li ricordi. ร la lingua di li nanni, di li storรฎ cuntati di picciriddu, di li pruverbi chi nsรฌgnanu la vita megghiu di qualunqui manuali. Ma รจ puru na lingua chi oji si scrivi, si studรฌa e si nsigna (macari a lโuniversitati โLa Manubaโ di Tunisi), si canta, si usa nta li social e qualchi vota puru nta li menzi di cumunicazioni.
Parrari sicilianu oji
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Nta la Jurnata Nazionali di lu Dialettu e di li Lingui Locali, lu sicilianu si prisenta comu na lingua viva, dinร mica, capaci di parrari di zocchegghiรจ: di cultura e di pulรฌtica; di scenza e di ambienti; di travagghiu e di migrazioni; di identitร e di futuru. Nun รจ nostalgรฌa: รจ cuscenza. Nun รจ folclori: รจ dirittu linguรฌsticu. Nun รจ passatu: รจ prisenza.
La disfida di dumani
La disfida รจ fari capiri ca usari la lingua siciliana no รจ un ritornu nnarreri, ma un passu avanti: pi dari dignitร a na tradizioni millenaria; pi custruiri educazioni linguรฌstica plurali; pi fari di lโItalia un Paรฌsi chi rispetta e promovi la diversitร . La lingua siciliana รจ un ponti: ntra generazioni, ntra cumunitร , ntra storรฎ. E ogni vota ca la scrivemu o la parramu, stu ponti si rinforza.
โN invitu
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Nta sta jurnata – ca l’Accademia di la Lingua Siciliana cรจlebra cu naย diretta YouTubeย a li tri e menza –ย lโinvitu รจ sรฌmplici: parrati sicilianu, scrivรฌtilu, usร tilu. Picchรฌ ogni palora รจ un pezzu di storia, e ogni storia รจ un pezzu di libertร .
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