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Sanità

Tra i bambini di Pantelleria ancora nessun vaccinato. Ecco come prenotarsi in Sicilia

Direttore

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A Pantelleria nessun bambino è stato sottoposto a vaccinazione, ancora. La campagna per i minorenni con età compresa tra i 5 e gli 11 anni è partita da tempo e nella provincia di Trapani si calcolano 23,803 aventi diritto per fascia d’età, di cui solo 246 sono stati sottoposti alla profilassi.

A Pantelleria l’hub preposto è presso l’Ospedale Nagar che riceve i piccoli il giovedì dalle ore 15 alle ore 17, ma finora ancora nessun piccolo pantesco ha iniziato il percorso di immunizzazione da Covid-19.

Ai piccoli viene rilasciato il “certificato di coraggio”. Dalla prima dose, si dovranno attendere 3 settimane per il richiamo.

 

La Asp di Trapani, al fine di eliminare i tempi di attesa e velocizzare le operazioni di somministrazione del vaccino, ricorda a tutti i cittadini che è preferibile scaricare la modulistica per la vaccinazione direttamente dall’home page del sito aziendale: www.asptrapani.it. alla sezione “Emergenza Covid

(Info e Modulistica)”, e recarsi nei punti vaccinali con la documentazione già compilata.

Inoltre si fa presente che è possibile prenotare la vaccinazione, sempre sul sito aziendale, cliccando sull’icona “ Prenota il tuo vaccino”: chi prenota ha la precedenza sulle operazioni di vaccinazione. http://www.asptrapani.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx.

 

 

 

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Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Sanità

Sanità, Giuliano (UGL): “Investire sugli operatori per garantire futuro migliore all’Italia”

Matteo Ferrandes

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“Le recenti parole pronunciate dal Ministro della Salute Orazio Schillaci sul futuro del SSN servono ad aprire un’ampia discussione. Restituire attrattività alle professioni sanitarie, su questo concordiamo in maniera assoluta, deve essere lo sforzo prioritario da compiere. E su questo tema crediamo serva un contributo ad ampio raggio che superi barriere ideologiche e pregiudizi. Può sembrare banale ripeterlo ma serve una programmazione finalizzata ad un reclutamento che coinvolga i giovani, altrimenti combattere le carenze degli organici e frenare la fuga di professionisti all’estero sarà una battaglia in cui si parte già sconfitti” dichiara il Segretario Nazionale della UGL Salute Gianluca Giuliano. “Il tema delle retribuzioni non potrà mai essere secondario. I fatti confermano che, oggi, l’Italia non riesce ad allinearsi alla media europea e le condizioni in cui i professionisti operano sono troppo spesso disagevoli. Aggiungiamo il tema della progressione delle carriere e della sicurezza, le aggressioni sono ormai all’ordine del giorno, ed è chiaro perché si fatichi a percorrere una china virtuosa che valorizzi le professioni sanitarie e potenzi in maniera adeguata gli organici. Senza un cambiamento di rotta sarà veramente complicato garantire un’assistenza di qualità ai cittadini. Investire sulla sanità, è bene ricordarlo, significa garantire un futuro migliore all’Italia.” conclude il sindacalista.

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Sanità

Crea Sanità: quanto è “differenziata” l’assistenza sociosanitaria nelle Regioni

Matteo Ferrandes

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Regioni ancora in difficoltà sui principali indicatori dell’assistenza sociosanitaria: dove sono i disagi e dove le spese “catastrofiche” per l’assistenza.
Nord e Sud sempre divisi. La perequazione vale almeno 15 miliardi nel medio periodo. Quali azioni possibili per evitare disomogeneità e disequità soprattutto sul territorio

 

Il CREA Sanità conferma il gap sanitario tra Regioni (soprattutto tra Nord e Sud, ma non solo) lanciato come allarme da sindacati, associazioni, Società scientifiche e Istituti nazionali di ricerca durante l’iter del Ddl sull’autonomia differenziata approvato al Senato e ora all’esame della Camera. E i dati del Centro di ricerca, riconosciuto da Eurostat, Istat, Cnel e Ministero della Salute, composto da economisti, epidemiologi, ingegneri biomedici, giuristi, statistici, vanno anche al di là dell’analisi dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), mettendo in rapporto gli indicatori sanitari con quelli sociosanitari e sociali.

 

Nel 2023, secondo le analisi pubblicate a Giugno nell’XI Rapporto Crea Sanità sulle Performance Regionali (IN ALLEGATO LE SCHEDE REGIONALI), otto Regioni/Province autonome sono ‘promosse’ (di cui tre a pieni voti), sette ‘rimandate’ e sei ‘bocciate’ alla prova delle performance valutate su sei dimensioni: Appropriatezza, Equità, Sociale, Esiti, Economico-finanziaria, Innovazione.

Il dato è statisticamente rilevante in quanto “media” le preferenze di oltre 100 stakeholder del servizio sanitario (direttori generali di aziende sanitarie, professionisti sanitari, istituzioni, utenti e industria).

Le conferme o le novità sulla valutazione stanno per arrivare con lo sviluppo della nuova analisi già in fase di realizzazione e che sarà conclusa a fine primavera 2024.

Nel 2023 Veneto, Trento e Bolzano hanno ottenuto il miglior risultato (con punteggi che superano la soglia del 50% del risultato massimo ottenibile, rispettivamente: 59%, 55% e 52%).

Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Marche vanno abbastanza bene, con livelli dell’indice di Performance compresi tra il 47% e il 49 %. Le buone notizie finiscono qui: se Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo raggiungono livelli di performance abbastanza omogenei, seppure inferiori, compresi nel range 37-43%, Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria, hanno livelli di performance inferiori al 32 per cento.

In sostanza la valutazione divide in due l’Italia, con circa 29 milioni di cittadini nelle prime otto Regioni che possono stare relativamente tranquilli e altri 29 milioni nelle Regioni rimanenti che potrebbero avere serie difficoltà nei vari aspetti delle dimensioni considerate.


Da una valutazione intermedia della situazione regionale, elaborata in occasione della presentazione a gennaio del 19° Rapporto, Crea Sanità (IN ALLEGATO LE SCHEDE REGIONALI ), rispetto a cinque capitoli analizzati nel Rapporto (esiti, equità, prevenzione, assistenza ospedaliera ed extra-ospedaliera, assistenza farmaceutica), alcune Regioni riescono a ottenere mediamente valori superiori alla media nazionale, ma molte presentano valori inferiori, e per tutte si registrano alti e bassi rispetto agli anni precedenti con differenze marcate nei servizi e nell’assistenza.

I capitoli del Rapporto misurano dodici indicatori: mortalità evitabile, prevenibile e trattabile (per 1.000 ab.); quota famiglie i) impoverite (%), ii)soggette a spese sanitarie catastrofiche, iii) con disagio economico per spese sanitarie (%); coperture vaccinali contro l’influenza nell’anziano 65+ (%); eccesso ponderale nei bambini di 8-9 anni (%); fumatori adulti 18-69 anni (%); tasso di ospedalizzazione standard acuti ordinari (per 1.000 ab.); variazione assistiti in istituti o centri di riabilitazione accreditati 2020/2017 (%); variazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale pro-capite 2021/2019 (%); quota di persone 75+ che ha fatto ricorso all’assistenza domiciliare (%); scostamento dal tetto della spesa farmaceutica totale pro-capite (in euro).

Solo dieci Regioni hanno il maggior numero di indicatori, superiori alla media nazionale e sono, tranne la Sicilia, tutte Regioni del Centro-Nord, a partire da Lombardia e Toscana, con 10 indicatori su 12 superiori alla media nazionale, fino alla Puglia che, al contrario, ha 10 indicatori inferiori alla media nazionale su 12.

Gli esempi nelle Regioni dalle rilevazioni del 19° Rapporto Crea Sanità

Ovviamente è diverso il peso dei singoli indicatori nelle singole Regioni. Eccesso di spesa privata, disagi per le famiglie legati alla spesa sanitaria e percentuale di famiglie sottoposte a spese catastrofiche per l’assistenza sanitaria sono gli indicatori negativi più presenti. Quelli relativi alle spese catastrofiche, in negativo sono soprattutto al Sud, mentre al positivo al Centro, ma nel Nord, tranne in Veneto dive sono uno dei due soli in dici negativi, fanno sempre parte degli indicatori positivi, anche se non sempre al top. A questi si aggiungono spesso lo scarso ricorso per gli anziani all’assistenza domiciliare e il basso tasso di assistiti in strutture residenziali e semiresidenziali. “ È evidente – sottolineano gli esperti del Crea Sanità – che il denominatore comune è la debolezza estrema dell’assistenza territoriale sociosanitaria, che spesso genera situazioni di disagio estreme.”

I suggerimenti del Crea Sanità

Crea Sanità nel suo ultimo rapporto di gennaio ha già sottolineato che ‘solo’ per non peggiorare il livello di spesa sanitaria italiana rispetto a quello ben più alto degli altri Paesi Ue sono necessari investimenti extra per almeno 15 miliardi, sia pure diluiti nel medio periodo.

Ma non solo, per evitare che le risorse siano disperse, anche la cura organizzativa deve essere massiccia.

 “ Dall’inizio dello scorso anno a oggi – commenta il Crea Sanità – non c’è ancora stato il necessario miglioramento delle performance regionali che avrebbe consentito di evitare disomogeneità e disuguaglianze nell’assistenza. Oltre agli investimenti, anche dal punto di vista organizzativo-strutturale per poter garantire un’assistenza omogena in tutte le Regioni, sono necessarie alcune scelte”.
“Il SSN – spiega il Crea Sanità – dovrebbe superare l’approccio concentrato sulla mera organizzazione dell’offerta clinica, mirando piuttosto a ripensarla in termini di integrazione con la presa in carico dei bisogni sociali e, più in generale, di adeguamento alla trasformazione dei bisogni, delle aspettative e dei comportamenti di consumo legate all’evoluzione tecnologica. Si devono potenziare i processi di comunicazione e collaborazione all’interno del SSN a partire dalla prevenzione, attraverso una rivoluzione culturale, capace di generare l’adesione della popolazione sull’adozione di stili di vita ‘salutari’ anche snellendo i processi di presa in carico che devono essere multidisciplinari, sviluppando livelli di integrazione tra professionisti e senza duplicazioni.
Va poi evitato l’aumento dell’iniquità, con la crescita dei casi di disagio economico (impoverimento e rinuncia alle cure) per la crescita dei consumi sanitari delle famiglie meno abbienti, anche per colpa della non integrazione del ‘circuito’” privato con quello pubblico e, soprattutto in vista di eventuali diversi gradi di autonomia regionale, vanno rivisti i criteri di riparto del fondo sanitario, da alcuni anni ‘congelati’, a parte l’intervento per inserire dal 2023 il parametro della ‘deprivazione’, una modifica che ha spostato relativamente poco l’allocazione delle risorse. In tutte le Regioni c’è una situazione non equa: nessuna riesce a erogare i Lea con i soli fondi FSN e le entrate proprie, trasformate in imposte per il finanziamento della Sanità, garantiscono un gettito regionale difforme, anche in ragione delle diverse incidenze di residenti esenti. ”

Il grafico dell’evoluzione delle Performance con l’autonomia differenziata

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Ambiente

Trapani, Emergenza idrica: Safina chiede interventi immediati al governo regionale

Redazione

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Trapani, 22 febbraio 2024 – “La situazione idrica in provincia di Trapani è critica e servono azioni tempestive. Ho inviato una lettera al presidente della Regione e all’assessore all’Energia, chiedendo interventi concreti del Dipartimento della Protezione Civile. La salute pubblica è in gioco, e non possiamo permetterci ritardi.”

Così il deputato regionale trapanese Dario Safina che proprio ieri ha depositato all’Ars un’interpellanza urgente per sollecitare azioni immediate da parte del governo regionale per affrontare l’emergenza idrica in provincia di Trapani.

“Il territorio del Comune di Trapani e le zone circostanti sono in preda a una grave crisi idrica, – scrive Safina – accentuata dalla mancanza di precipitazioni e dal persistente processo di siccità. Le gravi diminuzioni delle falde acquifere, dei pozzi e delle sorgenti stanno causando un significativo calo nell’approvvigionamento idrico, mettendo a rischio la salute pubblica, specialmente nei comuni siciliani storicamente privi di risorse adeguate a fronteggiare tali situazioni”.

Safina ha evidenziato che le richieste di aumento nella fornitura idrica a Sicilacque non sono sufficienti a risolvere la crisi, specialmente con la condotta di Bresciana chiusa per lavori di riparazione.

“Una soluzione a medio lungo termine – suggerisce Safina – potrebbe essere la costruzione di nuovi dissalatori lungo il perimetro siciliano per garantire un approvvigionamento continuo in situazioni di emergenza”. Sottolineando poi che “a Trapani esiste già un dissalatore, di proprietà della Regione, inattivo da oltre 10 anni ormai ma che potrebbe essere ripristinato per affrontare le criticità attuali”.

 

“Nel frattempo però, la provincia di Trapani attende risposte immediate – conclude Safina – mentre la crisi idrica continua a minacciare il benessere delle comunità locali”.
 
 

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