Cultura
Pantelleria, salvata femmina di piccione viaggiatore, messaggeri ed eroi nella storia
L’incredibile e affascinante storia dei piccioni viaggiatori
Cari della redazione e cari lettori, qualche tempo fa il caro Ispettore Forestale Paolo
Landolina ha soccorso e recuperato una femmina di piccione viaggiatore in
difficoltà, era stremata, denutrita e zoppicante e prontamente me l’ha consegnata qui,
in quello che negli anni è ormai diventato l’unico e del tutto casalingo centro di
soccorso per l’avifauna di Pantelleria.
Dall’anello identificativo siamo risaliti ai proprietari, regolarmente iscritti alla
Federazione di piccioni da corsa di Malta e sono stati contattati dalla nostra
Associazione L’Avamposto per l’eventuale ritorno a casa della nostra amica.
Anche se non si tratta di una specie selvatica protetta e quasi tutte le associazioni di
protezione della fauna non si fanno carico di questi animali, abbiamo deciso di
prendercene cura ugualmente.
Proprio perché consci e consapevoli dell’incredibile e importante relazione storica tra
colombi ed esseri umani, intendiamo onorarne la memoria, oltre che per un fattore
prettamente umano.
Ma come facevano i piccioni viaggiatori a consegnare i messaggi e ad essere cosi
efficienti nella corrispondenza dei tempi passati?
Ad oggi gli scienziati non hanno pienamente compreso come facciano, ma si pensa
che queste creature, come molte specie di uccelli migratori siano dotate di un Geo –
Recettore interiore, una sorta di bio rivelatore del campo magnetico terrestre e la
nostra stella Sole che gli permette di tracciare con precisione la rotta verso casa.
Ma c’è dell’altro, infatti tutti i columbidi si affezionano cosi tanto al luogo dove sono
nati, che ovunque essi vengano rilasciati faranno di tutto per ritornare al nido del
cuore.
Ciò permetteva agli addestratori e ai ricognitori di trasportare i piccioni verso gli
avamposti fuori dai propri confini, per esempio per seguire gli spostamenti
dell’esercito nemico o sulle coste marine per l’avvistamento di pirati e altri
aggressori, per poi essere rilasciati e consegnare ai luoghi d’origine i preziosi
dispacci.
Ma i piccioni possono affezionarsi anche ad un secondo luogo se lo trovano di loro
gradimento, cosi questa loro peculiarità permetteva di inviare messaggi non solo in
entrata, ma anche in uscita da un centro all’altro in tempi brevissimi per l’epoca.
Tutti sanno che le colombe formano delle coppie per la vita, ciò mi fa pensare che
questi messaggeri alati siano custodi di un profondo e speciale legame con il loro
nido e con la loro comunità.
QUali altri super poteri hanno i piccioni viaggiatori?
Ma vediamo oltre a queste capacità, quali sono gli altri super poteri di cui sono
dotati i nostri amici.
In primo luogo c’è da dire che questi animali possono vivere fino a 25 anni e volare
ad una velocità minima di 100 km orari e raggiungere una velocità massima di 185
km orari (record in orizzontale tra tutte le specie di uccelli) e può percorre ben 1000
km (Catania – Firenze) in solo 12 ore.
Questi tempi di consegna non erano minimamente paragonabili a qualsiasi mezzo di
comunicazione via mare o via terra, che in passato richiedeva settimane o addirittura
mesi per percorrere la stessa distanza ed erano tanto sicuri e con un tale livello di
riservatezza da fare imbarazzare i più sofisticati sistemi tecnologici di oggi.
Inoltre tutti i columbidi sono dotati di un ottima vista, che gli permette di vedere
tutto lo spettro dei colori e perfino la luce ultravioletta, oltre che dotati di un olfatto
finissimo e una memoria fotografica formidabile.
Se non è intelligenza naturale questa…
La nostra storia è colma di interessantissimi aneddoti e avvenimenti tanto
straordinari che ci riportano a questo antico legame, da meritare di essere ricordati.
Infatti…
Tanto tempo fa nelle torri di ogni regno e città v’erano i mastri addestratori di
piccioni, che con una vasta e ben organizzata rete di apposite postazioni, detti anche
“Centri Oracolari” garantivano la fondamentale comunicazione nelle epoche antiche.
Non si sa con precisione, quando le comunità umane iniziarono a usare colombe,
tortore e più raramente altri uccelli come cornacchie e corvi per comunicare e
scambiare messaggi, ma esistono riferimenti a tale pratica perfino nelle tavolette
sumeriche di 5-6 mila anni fa.
Gli studi e le scoperte archeologiche testimoniano che la profonda relazione tra
umani e colombi era presente in quasi tutte le grandi civiltà del passato.
Infatti gli antichi egizi, greci, persiani, assiri. romani, arabi, celti, cristiani e saraceni,
cosi come i grandi imperi e le dinastie dell’antica Cina, della Russia, dell’India e
della Mongolia, facevano ampio uso di questi simpatici aviatori per potere
comunicare in maniera veloce ed efficiente.
Tanto che ad essi, con un intricata rete di comunicazione era affidato il servizio
postale delle antiche civiltà.
Oggi, vista l’estrema adattabilità di questa specie, siamo abituati a vederli un po
ovunque, sono comuni e numerosissimi anche negli ambienti urbani e spesso sono
ignorati o considerati un problema per gli escrementi che imbrattano i monumenti.
Ma probabilmente se non ci fossero stati i piccioni viaggiatori a venirci in soccorso
fino all’epoca moderna e più precisamente fino al 1950, dopo la seconda guerra
mondiale, tutta la storia che narriamo oggi sarebbe stata completamente diversa.
E chissà senza il loro memorabile aiuto in quali meandri oscuri sarebbe giunto
l’epico racconto dell’umana esperienza su questo pianeta…
Proviamo a immaginare per un attimo tutti gli intrighi di corte, gli attacchi
pirateschi, gli assedi delle città o di interi regni, i disperati dispacci arrivati a
destinazione, le delicatissime missioni che hanno contribuito a salvare milioni, se
non più di vite umane, grazie a queste mirabili creature.
Nonostante la colomba viene considerata da sempre simbolo di pace e fedeltà e viste
le straordinarie capacità e lo spiccato coraggio di questi messaggeri del cielo e data
la contraddittoria natura umana, questi animali non poterono esimersi dal loro uso in
ambito militare ed ogni armata ed esercito di tutte le epoche del passato possedeva
intere divisioni di addestratori e piccioni che garantivano la comunicazione sui
territori da conquistare o da difendere.
I piccioni e i grandi condottieri della storia
Ogni grande condottiero e conquistatore della storia; da Alessandro Magno a Dario il
Grande, da Giulio Cesare ad Annibale, da Gengis Kan a Pietro il Grande,
riconosceva il valore intrinseco di questi particolari messaggeri per la buona riuscita
di qualsiasi operazione militare.
Da ricordare l’assedio di Parigi durante la guerra Franco – Prussiana (1870 – 1871) in
cui i Parigini riuscivano a comunicare con l’esterno della città grazie a questi leali
messaggeri. (Durante l’assedio di Parigi, quando la fotografia era agli albori si potè
ridurre le pellicole in microfilm, cuciti alle penne della coda, in modo che ogni
piccione potesse consegnare un testo scritto contenente fino a un milione di parole.
Durante l’assedio vennero inviati con questo sistema 150.000 messaggi governativi,
militari e segreti e oltre un milione di missive private). Fonte 1
Nonostante l’avvento del telegrafo e delle successive stazioni radio, i piccioni
vennero ampiamente usati anche nel più recente passato, proprio durante i due
conflitti mondiali, poiché si rivelavano fondamentali in caso di distruzione delle
stazioni radio da parte del nemico.
Così, fin dalla fine della guerra Franco – Prussiana i piccioni viaggiatori
cominciarono ad essere usati su vasta scala e nei più svariati utilizzi in tutta l’Europa,
non solo per la comunicazione, ma anche come veri e propri droni ricognitori in
grado di fotografare le posizioni e gli spostamenti dell’avversario, e perfino per
intercettare gli equipaggi dispersi in mare, tanto che l’aviazione inglese riporta che
un equipaggio su sette abbattuto dall’artiglieria nazista e disperso in mare, veniva
salvato grazie ai fidi pennuti.
Per comprendere quanto fu indispensabile e determinante l’utilizzo dei piccioni
soldato nella prima e seconda guerra mondiale, basti sapere che gli eserciti alleati di
Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Italia. Francia, Belgio e altri Stati europei,
durante il primo conflitto possedevano più di 400.000 mila piccioni soldato a fronte
dei 150.000 dell’esercito tedesco.
Per rimediare a questo divario numerico i nazisti si avvalsero dei famigerati falchi da
guerra per intercettare e ghermire i piccioni messaggeri e le truppe avevano l’ordine
di sparare a vista su ogni pennuto avvistato.
Le ordinanze dei nazisti
I Nazisti emisero perfino ordinanze specifiche per consegnare e requisire le
piccionaie private nei territori occupati, di conseguenza furono centinaia le condanne
per fucilazione dei trasgressori partigiani e combattenti tra gli stati alleati.
(La mancata consegna era spesso punita con la morte. Proprio per questo un giovane
russo di Rostov sul Don, Viktor Cherevichkin di soli 16 anni, il 28 novembre 1941
fu fucilato per aver nascosto gli uccelli.
I tedeschi utilizzavano anche dei falchi addestrati per intercettare i piccioni sovietici;
esiste addirittura un documento sul drammatico destino del piccione N.48, che fu più
volte attaccato da un falco, ma alla fine riuscì a tornare a casa: “Verso il crepuscolo,
il volatile N. 48 è caduto ai piedi dell’addestratore di piccioni Popov. Aveva una
zampa rotta ed era attaccata al resto del corpo solo da un sottile strato di pelle. Il suo
petto era coperto di sangue secco. Il piccione respirava pesantemente e a fatica, con
il becco aperto, fu operato da un veterinario e riuscì a salvarsi”.
Nel 1944, il 2° Fronte Baltico fece addestrare una speciale squadra di piccioni
postali: 500 volatili, sotto la supervisione di 80 addestratori, furono addestrati a
volare in 22 direzioni in un raggio di 10-15 km. In sei mesi, consegnarono più di
4.000 piccionigrammi. L’esercito sovietico dei piccioni subì enormi perdite durante
la Seconda guerra mondiale. Tuttavia, riuscì a dare un contributo significativo alla
vittoria, assicurando la consegna di decine di migliaia di messaggi importanti ai loro
destinatari). Fonte 2
Proprio in questi giorni (dall’8 all’11 maggio) in Russia si celebra la vittoria sul
nazifascismo, dove si onora la memoria dei caduti e l’eroica Armato Rossa, il
Reggimento Immortale che fu determinante nella sconfitta del nazifascismo.
E sembra davvero inconcepibile e insano che nella votazione delle Nazioni Unite del
17 dicembre 2024, svoltasi contro la glorificazione del nazismo e del neo – nazismo,
siano state tutte le nazioni dei cosiddetti paesi occidentali, quali Germania, Stati
Uniti, Francia, Polonia, Ucraina, Canada, Regno Unito, Italia ecc. a votare contro.
Fortunatamente la risoluzione è passata con 119 voti a favore, 53 contrari 10 Stati
astenuti.
Ma fa davvero rabbrividire che queste 63 nazioni, che sarebbero dovute essere in
prima linea a favore di tale risoluzione, abbiano invece votato contro per mero
interesse politico.
L’Armata Rossa e l’intero popolo russo in quell’oscuro periodo fece ampio uso dei
piccioni soldato, tanto che alla fine del conflitto vennero insigniti della medaglia al
valore ben 30 addestratori e relativi piccioni.
Va ricordato che l’allora Unione Sovietica fu teatro della più sanguinosa e spietata
aggressione delle armate naziste, dove si ebbe il più alto numero di vittime; circa 27
milioni tra civili e soldati.
La resistenza più straordinaria si ebbe nelle città di Stalingrado, Leningrado e
Mosca, dove in quest’ultima l’esercito nemico si spinse fino a soli 32 km dalla Piazza
Rossa, per poi essere sconfitto e inseguito dall’Armata Rossa fino a Berlino, facendo
capitolare il 3° Reich e liberando in seguito i famigerati campi di sterminio e
concentramento di Auschwitz, Kulmhof, Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen e
tanti altri.
dal sito Top War
Naturalmente anche dall’altro fronte occidentale le forze alleate si avvalsero del
prezioso contributo dell’esercito dei piccioni per fare fronte comune alla minaccia
del nazismo.
Perfino nel fatidico giorno del D – Day, l’uso dei piccioni viaggiatori fu determinante
per coordinare lo sbarco in Normandia, uno di essi di nome Paddy divenne famoso
per aver consegnato nel Regno Unito il messaggio che riportava la buona riuscita del
famoso sbarco. ( Il nome in codice della missione era “U2” e Paddy si trovò nel bel
mezzo del fuoco nemico quando venne rilasciato in Normandia intorno alle 08.15
del 12 giugno per trasferire messaggi codificati sull’avanzata delle truppe anglo-
americane. Il pennuto dovette far fronte alle pessime condizioni meteorologiche ed
evitare gli agguati dei falchi tedeschi a sua volta addestrati dall’esercito di Hitler per
andare “a caccia” di Paddy e compagni. Il piccione irlandese volò per 240 chilometri
fino all’Hampshire e “atterrò” alla base in quasi 4 ore e 50 minuti. Un’impresa
eroica che gli valse la medaglia “Dickin” il 1° settembre 1944, dal nome della
veterinaria Maria Dickin che aveva lanciato il riconoscimento in onore degli animali
“in armi”.) Fonte 3
dal sito Top War
E’ d’obbligo ricordare anche la famosa Cher Ami (Cara Amica) il piccione che salvò
200 uomini durante la prima guerra mondiale quando il Maggiore Charles White
Whittlesey del Battaglione perduto della 77° divisione, si trovò in una situazione
disperata finiti in una depressione di una collina restarono accerchiati dai tedeschi da
un lato e dall’altro dall’artiglieria amica e affidò all’ultimo piccione il messaggio per
la loro salvezza. (Furono tre i piccioni inviati prima di Cher Ami che furono
abbattuti.. Fu il momento di Cher Ami, ultimo volatile e ultima speranza rimasti al
battaglione. Whittlesey consegnò le sorti dei suoi uomini al piccione che portava il
seguente messaggio: “Ci troviamo lungo la strada parallela alle coordinate 276,4. La
nostra stessa artiglieria sta effettuando uno sbarramento proprio sopra di noi. Per
l’amor di Dio, fermatevi”. Appena spiccato il volo, i tedeschi iniziarono a sparare e
Cher Ami fu colpita al petto, ad una zampa e ad un occhio, ma nonostante questo
continuò a volare e a schivare le pallottole, percorrendo 25 miglia in soli 65 minuti e
consegnando con successo il suo messaggio, salvando una parte degli uomini della
77a divisione. I medici della divisione raccolsero l’uccello completamente coperto di
sangue e fecero di tutto per salvarlo. Cher Ami si salvò ma perse la zampa che fu
sostituita da una protesi di legno. Appena in grado di viaggiare fu imbarcata per gli
Stati Uniti dove ricevette la medaglia Coix de Guerre e la medaglia d’oro dei corpi
organizzati di American Racing Pigeon Fanciers. Furono 12 in totale i viaggi
eseguiti con successo da Cher Ami, che morì il 13 giugno 1919 a causa delle ferite
riportate in battaglia. Il suo corpo imbalsamato è attualmente conservato ed esposto
nel National Museum of American History). Fonte 4
Esistono molti monumenti che onorano la memoria di questi coraggiosi alleati del
cielo, come il monumento esposto a Bruxelles.
I piccioni viaggiatori dopo la Seconda Guerra Mondiale
Terminato il periodo bellico, e perso anche il romanticismo poetico dell’utilizzo di
questi amabili aviatori, oggi come ogni cosa che comprende e fagocita l’odierna
società umana, ha ridotto i piccioni viaggiatori al mero uso ludico e commerciale
nelle competizioni, dove vengono liberati fino a 15.000, 20.000 esemplari a gara e
ormai si svolgono un po in tutto il mondo.
Per avere un idea dell’enorme indotto economico, basti sapere che un imprenditore
cinese di cui non si conoscono le generalità, ha comperato il campione Armando per
1 milione 200 mila euro e la campionessa New Kim per un milione 600 mila euro
per l’accoppiamento. Fonte 5
In Belgio nella gara di piccioni del 2019 il montepremi ammontava a più di 50
milioni di euro.
Adesso che scrivo, la nostra amica che ho chiamato Vittoria, sta meglio, il peggio
sembra passato, ha ripreso le forze e grazie alle cure sembra stia superando pure la
brutta infezione alla zampa destra, che gli ha compromesso un dito.
Ogni uccello che accolgo e cerco di aiutare, mi infonde e trasmette energie e
riflessioni diverse, non avrei mai sospettato che un animale cosi umile e comune
potesse dirmi e donarmi così tanto.
Tanto che sento di poter interpretare il suo messaggio: Restate umani, se ciò vale
ancora qualcosa.
Pantelleria 9 maggio 2025
Anselmo Consolo
Fonte 1: Carabinieri. It https://www.carabinieri.it/media—
comunicazione/silvae/la-rivista/aree-tematiche/storia/il-colombo-viaggiatore-l-eroe-
affidabile
Fonte 2: A.N.C.R Associazione Nazionale Combattenti e Reduci
https://www.combattentiereduci.it/notizie/cos-i-piccioni-viaggiatori-aiutarono-l-
armata-rossa-a-vincere-nella-seconda-guerra-mondiale
Fonte 3: Avvenire https://www.avvenire.it/agora/pagine/in-prima-linea-finirono-
perfino-i-piccioni-e-furono-medagliati
Fonte 4: Keblog https://www.keblog.it/cher-ami-piccione-viaggiatore-prima-
guerra-mondiale/
Fonte 5: Il Post https://www.ilpost.it/2020/11/18/gare-piccioni/
Cultura
Cannolo Fest 2026: Piana degli Albanesi celebra il re del cannolo siciliano il 16 e 17 maggio

Il Cannolo Fest 2026 torna a Piana degli Albanesi e trasforma il 16 e 17 maggio in un weekend da record: degustazioni, show cooking, musica, tradizioni e un viaggio tra i cannoli più iconici della Sicilia.
La novità più attesa? La formula “4 cannoli + 1 omaggio”, pensata per far scoprire al pubblico tutte le interpretazioni del dolce più amato dell’isola.
Un villaggio del gusto lungo Viale Otto Marzo
Ricotta di pecora locale, scorza croccante, gocce di cioccolato e cuore cremoso: il cannolo torna protagonista nella sua forma più autentica. Piana degli Albanesi si trasforma in un grande villaggio del gusto con laboratori, street food, spettacoli e profumi irresistibili.
Cannoli da tutta la Sicilia: un viaggio da Trapani a Messina
Per la prima volta il pubblico potrà assaggiare cannoli provenienti da tutta l’isola, riuniti nell’arena del Cannolo Taste.
I maestri di Piana degli Albanesi
Extra Bar
Bar dello Sport
Dolci Sapori Siciliani
Al Chiosco
L’Artigiano del Cannolo
Santa Cristina Gela
Caffè del Corso Biscari
Soul Caffè
E poi le versioni di Trapani, Palermo, Enna, Bolognetta e Messina, per un viaggio che racconta la Sicilia attraverso le sue tradizioni dolciarie.
Le parole del sindaco
«Il Cannolo Fest è un’occasione per promuovere uno dei simboli più autentici del nostro territorio e della nostra cultura arbëreshë» – afferma il sindaco Rosario Petta. Un evento che unisce maestri pasticceri da tutta l’isola per celebrare il cannolo come icona della Sicilia nel mondo.
Ospiti, testimonial e spettacoli
Testimonial 2026: Gianni Marino, volto noto della cucina televisiva italiana. Con lui sul palco:
Barbara Politi – giornalista e conduttrice Rai
Massimo Minutella – showman
Ivan Fiore – comico
Comici in Palazzo con Piero Dance e Antonio Balistreri
DJ Claudia Giannettino – protagonista dei party serali
📅 Programma completo
Sabato 16 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
11:00 – Apertura del festival 12:00 – Talk “Il cannolo siciliano tra innovazione digitale e nuovi mercati” 13:00 – Talk Taste con Gianni Marino
Cooking Show del pomeriggio
16:00 – Mauro Lo Faso (Bolognetta) 17:00 – Gaetano Di Salvo (Enna – Caffè Roma, 1921) 18:00 – Arrivo del super ospite + Premio Hora Skanderberg 19:00 – Rocco Vultaggio (Fulgatore – Trapani)
Spettacoli serali
22:00 – Cabaret con Antonio Balistreri e Piero Dance A seguire: Welcome to Piana Party con DJ Claudia Giannettino
Domenica 17 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
Cooking Show
12:00 – Giovanni Tumminello (Castelbuono) 13:00 – Salvo Terruso 16:00 – Giovanni Cappello (Palermo) 17:00 – Lillo Freni (Messina)
Competizioni e spettacoli
18:00 – Man vs Cannolo: chi mangerà il cannolo gigante più velocemente 21:00 – Spettacolo di Ivan Fiore 22:00 – After Piana – Energia e Musica Live
Il Cannolo Fest 2026 è un invito a vivere la Sicilia più autentica, un morso alla volta.
Cultura
Pantelleria – Agricoltura Eroica, il Giamporcaro accompagna gli studenti alle ultime aziende
Ultime aziende visitate: Cantina Emanuela Bonomo e Aromi del Vento per partecipare al 12° Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria
Lo scorso venerdì 8 maggio 2026, si è tenuta la seconda e ultima uscita per le scolaresche di Pantelleria, verso le locali aziende che hanno aderito al progetto del Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, alla sua 12ª edizione.
Esso si prefigge la conoscenza dell’agricoltura eroica e l’avvicinamento dei giovani, sin dalle scuole elementari, ad un mondo tanto vicino quanto sempre più distante.
Dal lontano 2014, “Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, è motivo di conoscenza e approfondimento da parte dei bambini, grazie alle iniziative del Centro Culturale Vito Giamporcaro.
L’idea del Premio
L’idea è del Cav. Gianfranco Rossetto, ex funzionario della C.E. (Comunità Europea), responsabile di un “Programma di Ricerca e di Sviluppo nel Settore Agricolo”, (legato a Pantelleria in quanto la mamma era coniugata col Sindaco Vincenzo Almanza,) cittadino di Pantelleria, è un convinto assertore della fondamentale importanza che senza dubbio l’Agricoltura ha avuto, ha e avrà nel futuro sviluppo di Pantelleria, con ricaduta positiva sul tessuto socio-economico dell’Isola.
Finalità del Premio
Suscitare nei giovani curiosità e conseguente interesse verso le peculiari coltivazioni che si praticavano e che si praticano tutt’oggi sull’Isola, costruire momenti d’incontro e di confronto soprattutto in ambito extrascolastico per educare le Ragazze e i Ragazzi a riflettere sulle straordinarie ed innovative esperienze agricole pantesche, a prendere coscienza, a contribuire alla loro conservazione iniziando dalla fresca ingenuità propria dei giovanissimi e comunicarle. Attivare riflessioni su tutte le tradizioni contadine dell’Isola, con la realizzazione di elaborati scritti o grafici, che descrivano la loro storia, le tecniche ancestrali di coltivazione, divertenti aneddoti nonché nuove proposte operative.
Le visite di venerdì 8 maggio
In quella mattinata, due quarte e una quinta del capoluogo si sono recate presso la Cantina Emanuela Bonomo, mentre terza, quarta e quinta classe di Khamma hanno raggiunto l’Azienda Agricola Aromi del Vento.
Cantina Bonomo

Anche questa volta eravamo in missione e la nostra destinazione assegnata era la Cantina Bonomo, insieme al Professor Sergio Minoli per il Centro Giamporcaro.
E’ stata una meraviglia la meraviglia di quei “picciotti” alla vista di piante per esempio di lenticchie, dai tipici fiorellini azzurri, oppure quella di timo, origano e capperi. E mentre la padrona di casa illustrava i processi di produzione del passito, quei vispi giovincelli respiravano quell’atmosfera fatta di cose genuine, senza alterazioni chimiche esterne, di colori, con lo sfondo del mare incantato di Pantelleria a fare capolino tra le lievi alture tra Scauri e Rekhale.
Azienda Agricola Aromi del Vento

Anche l’esperienza dell’altro gruppo di giovani studenti, presso Aromi del Vento, dove il Centro Giamporcaro era rappresentato dal suo presidente Anna Rita Gabriele, è stata fortunata e piacevole, al punto da lasciare spunto di riflessione sulle risorse della nostra isola, sulle prospettive personali di ciascun presente e sul fatto che da sempre Pantelleria ha saputo essere autosufficiente, quasi in tutto.
Gli elaborati
Ora, tutti i ragazzi saranno impegnati in elaborati o disegni relativi all’esperienza presso le aziende agricole assolutamente “eroiche”. Detti lavori avranno come tema:
- Terrazzamenti – Muri a secco
- Vite ad alberello
- Riconversione colturale: Piante Officinali, Aromatiche e Condimentarie
I premi
Sono stanziati per gli alunni e alunne, 845,00 (ottocentoquarantacinque/00) euro
Per il “Primo classificato in ogni Classe”, sono previsti 65.00 euro, sotto forma di “Buono acquisto” per materiale scolastico, presso una delle due cartolibrerie dell’Isola, (Maccotta e/o Fotodiscount).
Sono stanziati 155 (centocinquantacinque/00) euro per acquisti (didattici e di cancelleria) di prima necessità, a giudizio delle Maestre, ripartiti in classi (in base al numero dei bambini):
· 100,00 € per il Capoluogo (Cl. 07 per un tot. di n. 128 Al.)
· 35.00 € per Khamma (Cl. 03 per un tot. di n. 35 Al.)
· 20,00 € per Scauri (Cl. 02 per un tot. di n. 14 Al.)
L’Amministrazione Comunale di Pantelleria è parte essenziale del progetto per aver collaborato in sinergia col CCVG, con la fornitura di vario materiale di cancelleria, necessario per la realizzazione dei lavori e per la premizione.
La giuria
La Commissione è composta da 6 membri :
– Dirigente scolastico
– Direttore del Parco di Pantelleria
– Sindaco Comune di Pnl
– Parroco
– Direttore giornale on-line “Pantelleria Internet”
– Docente di “Arti Grafiche”.
Vedremo quale saranno le opere dei piccoli studenti di Pantelleria che cattureranno l’attenzione della giuria.
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Cultura
I racconti del vecchio marinaio pantesco: Di un viaggio ad Algeri e di una truvatura a Bonsulton / 3
“Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria”
Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria.
Alla mia domanda se
ricordasse o avesse mai sentito parlare di un posto detto sentiero o vigna di ‘u diàvulu. Rispose che
quand’era ragazza, una volta, insieme col nonno aveva attraversato un sentiero abbandonato, che da
Sataria saliva a Bonsulton. A un certo punto, prima di giungere a Bonsulton, erano arrivati in una
zona di vecchie vigne, che il nonno disse chiamarsi ‘nfernu perché lì la terra sembrava emettere un
calore innaturale quasi infernale, in compenso proprio lì maturava uno zibibbo dolcissimo, che non
aveva eguali nell’isola. Più sopra c’era un vecchio dammuso diroccato circondato da folti rovi, che
il nonno disse appartenere a una magara, conosciuta come ‘a Guardianu e morta tanti e tanti anni
prima. L’arcano era stato finalmente svelato.
La luna piena pendeva bassa sopra il mare di Pantelleria, trasformando lo specchio d’acqua di Cala
Sataria in una brillante lastra di argento fuso. Qualche giorno prima avevo fatto un sopralluogo nei
paraggi e avevo scoperto una parvenza di sentiero in ripida salita. Lo indicai a don Vito e sussurrai
“Il sentiero è qui. Mangiato dal tempo, ma c’è”.
Ci arrampicammo in silenzio, lasciandoci alle spalle il profumo di zolfo e salsedine della grotta termale di Sataria. Il sentiero per la contrada di Bonsulton era una traccia fantasma, un corridoio di pietre laviche e terra arsa, sepolto da decenni di abbandono. Sotto la luce fredda della luna, quelle pietre laviche sembravano le ossa sparse di un gigante morto nella notte dei tempi. Attraversammo dei vigneti, da cui emanava un calore quasi soffocante, addolcito soltanto dal profumo dello zibibbo. All’improvviso, dopo un’ora circa di cammino, tra il frinire ossessivo delle cicale notturne, ci apparve la sagoma del dammuso.
Non era che un rudere, la cupola era parzialmente crollata e i muri massicci erano soffocati da una
matassa di rovi arruffati e selvaggi, che sembravano posti lì a guardia contro eventuali curiosi. Non
fu facile avere ragione di quei rovi dalle punte acuminate, ma alla fine riuscimmo ad aprire una
breccia e a penetrare nell’interno. Alla luce ingannevole di una lanterna, cominciammo poi ad
ispezionare con certosina pazienza le pareti. L’aria sapeva di polvere antica.
Ma non scoprimmo
alcunché, sconfortati, ci sedemmo per terra. Eppure quell’antica carta non poteva mentire, da
qualche parte in quel dammuso diroccato doveva esserci una truvatura. Dovevamo trovarla ad ogni
costo.
Capitan Vito sembrava perduto dietro ai suoi pensieri, come stesse cercando qualcosa che solo i suoi ricordi d’infanzia sembravano suggerirgli. Poi si alzò e, deciso, corse nell’alcova, tastando le mura palmo a palmo. “Qui” disse, indicando una crepa sottile, quasi invisibile tra le numerose fessure dell’intonaco grezzo. Prese infine il suo inseparabile coltello di marinaio e cominciò ad allargare la crepa.
Un grosso frammento di muro cedette quasi subito, rivelando il vuoto di una profonda cavità. Quando la luce della lanterna illuminò l’interno, il respiro di entrambi si fermò di colpo. Davanti ai nostri occhi increduli c’era un forziere di duro legno di quercia, il cui coperchio faceva fatica a chiudere in quanto pieno zeppo di grosse monete d’oro, che adesso brillavano di una luce calda e sinistra ad un tempo.
Le monete erano escudi spagnoli d’oro del XVI secolo, con l’effigie di Filippo II, testimoni di un’epoca in cui l’isola era l’ombelico del Mediterraneo e rifugio di abili corsari cristiani. Le monete scivolarono tra le dita di don Vito con un tintinnio metallico che ruppe d’improvviso, facendoci trasalire, il silenzio secolare del vecchio dammuso. La luce della luna, passando dal tetto diruto, rendeva i riflessi di quegli scudi spagnoli quasi innaturali, di un giallo troppo vivo e acceso per sembrare vero. Eravamo finalmente ricchi.
Da quel momento non avremmo fatto mai più la vita errabonda e pericolosa del marinaio. Ma fu il pensiero di un solo attimo, perché capitan Vito subito disse ad alta voce “È troppo, per noi due soli”, poi aggiunse più sommesso “L’oro sepolto nel buio per secoli fermenta malizia e cattiveria. Questo denaro porta in sé la perfida malìa di chi lo ha accumulato con il sangue o con la rapina. Solo suddividendolo saggiamente eviteremo la maledizione e le conseguenti sventure”. Annuii silenziosamente. Decidemmo sul momento, con la solennità di un giuramento antico. Non avremmo tenuto per noi che una minima e piccola parte, quanto bastava per onorare la fatica della scoperta, lasciando che il resto, la stragrande parte, prendesse la via del bene. Una quota fu assegnata per i necessari lavori, impellenti ma sempre prorogati per mancanza di fondi, da farsi al veliero “Madonna di Trapani. Un’altra parte da suddividersi, in parti uguali, tra i membri dell’equipaggio che avevano rischiato la vita nel viaggio ad Algeri.
Infine la quota più consistente sarebbe andata, quale beneficenza, ad una fratanza religiosa di marittimi dell’isola, il cui scopo principale era provvedere ai bisogni delle vedove e degli orfani di chi, marinaio, non era più tornato dall’azzurra avventura sul mare ed aveva come tomba le acque amare del Mediterraneo. Scendemmo verso cala Sataria che era quasi l’alba. Il tesoro non ci aveva resi uomini ricchi, ma uomini liberi dal peso crudele e opprimente dell’avarizia, sì. Dopo aver suddiviso gli scudi d’oro come concordato, il “Madonna di Trapani” tolse gli ormeggi dal porto di Pantelleria per andare incontro ad una nuova avventura. Guardai verso Bonsulton e scorsi, seminascosto dai rovi, il
vecchio dammuso della truvatura e lo vidi risplendere ai primi raggi del sole. La nera oscurità, che un tempo lo abitava, era stata finalmente scacciata.
(3 – fine)
Orazio Ferrara
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