Cultura
Il naufragio di San Bartolo partito da Pantelleria alla volta di Lampedusa
A mio figlio Valerio che oggi è nell’isola anche per me
Il naufragio del San Bartolo
di Orazio Ferrara
Come tutte le vere e grandi marinerie veliche di un tempo anche quella di Pantelleria ha dovuto registrare nella sua lunga e avventurosa storia dolorose tragedie sul mare. Una di queste, che andiamo qui di seguito a raccontarvi, accadde oltre 150 anni fa.
Era sul finire di ottobre, esattamente il giorno 25, dell’anno 1867 quando il leudo “San Bartolo” di padron Giovanni Valenza salpava dal porto di Pantelleria “per affari di commercio” alla volta dell’isola di Lampedusa, posta a più di 80 miglia marine sud-sud est di distanza. A quel tempo i contatti diretti, tramite velieri o meglio leudi, tra Pantelleria e le isole di Lampedusa e di Malta erano continui e frequenti.
Il leudo, ma anche leuto o liuto, era un’imbarcazione a vela latina utilizzata per le attività di cabotaggio ovvero di trasporto di merci fino alla prima metà del Novecento in tutto il bacino del Mediterraneo. Era un naviglio di circa quindici metri di lunghezza con una capacità di carico di una trentina di tonnellate.
Era inoltre un’imbarcazione molto robusta a pescaggio limitato che, con equipaggio non superiore a cinque uomini, era in grado di tenere il mare anche in condizioni proibitive, infatti, per la forma affusolata dello scafo, l’ottima curvatura dei bagli e la presenza di numerosi ombrinali, poteva far fronte, in caso di un fortunale, ai potenti marosi che s’infrangevano sul ponte e permetterne un rapido deflusso, senza peraltro comprometterne in alcun modo l’assetto in navigazione. Infine il peso decisamente non eccessivo ne consentiva un facile alaggio a riva, in presenza di porti o insenature non sufficientemente riparati ai venti di burrasca quali il maestrale, come nel caso di Pantelleria.
Fino a metà dell’Ottocento, per le disastrose condizioni del porto di Pantelleria, la marineria dell’isola faceva essenzialmente affidamento sui leudi che, nella cattiva stagione, venivano alati sulla spiaggia pietrosa, accanto all’allora chiesa extra moenia di San Nicola dei marinari, ovvero tra gli attuali bar Tikirriki e il bar Policardo.
Lo scrittore napoletano Carlo Antonio Broggia, che nel 1757 scrisse “Il ristoro della Pantelleria”, racconta di una marineria pantesca formata, a metà del Settecento, da una decina di leudi.
Sull’abilità dei suoi capitani a mare il Broggia è categorico “… se la pantelleresca gente di tanto
riuscita anche nelle cosa di mare, avesse luogo di trattenere in porto i grossi legni! Si vedrebbe questi solcare in mare in ogni riviera e porto delle Due Sicilie”. E la lode di un personaggio qual è Carlo Antonio Broggia non è cosa da poco. Malgrado il porto non ottimale comunque la gente di mare pantesca arriva in quel tempo ugualmente in tutti i porti del Mediterraneo, dall’Egitto all’Algeria.
Ma torniamo al momento del “San Bartolo” in cui lascia l’isola in quel fatidico 25 ottobre 1867. Precisiamo che la titolazione di un’imbarcazione a San Bartolo (o San Bartolomeo, uno dei discepoli di Gesù Cristo) non è molto diffusa nelle marinerie della Sicilia Occidentale, ma si ritrova più di frequente in quella Orientale, in particolare quella eoliana, essendo San Bartolo patrono di Lipari e santo protettore di tutte le isole Eolie.
L’equipaggio del “San Bartolo”, come di prassi per un leudo, non supera le cinque unità. Sono quattro. Il capitano e padron del legno Giovanni Valenza fu Antonio da Pantelleria di anni 39, classe 1828, matricola della gente di mare n° 508. Giovanni Battista Raffaele fu Francesco da Pantelleria di anni 25, classe 1842, marinaro matricola n° 1817. Pontillo Lorenzo di Vincenzo da Pantelleria di anni 29, classe 1838, marinaro matricola n° 1615. Abatina o Alatina Antonio fu Salvatore, pur residente a Pantelleria non sembra sia stato nativo dell’isola, di anni 27, classe 1840, marinaro matricola n° 3147.
Padron Giovanni Valenza, per l’età avuta, è presumibile che sia stato un veterano delle traversate Pantelleria-Lampedusa (un paio di giorni di navigazione) e viceversa, eppure per la malasorte sua, dei suoi marinai e del suo battello quel viaggio non fu mai portato a termine. Il giorno dopo la partenza del “San Bartolo” infatti si alzarono venti fortissimi di nord ovest, quindi si trattava di maestrale che può superare anche i 120 km orari, che misero il mare in una burrasca come si era vista raramente, così a detta di numerosi testimoni oculari. Successive ricerche dei familiari dell’equipaggio non portarono a nulla, il mare aveva ormai inghiottito e fatto sparire tutto.
In seguito vi furono numerose testimonianze di gente di mare pantesca davanti alle autorità per “la scomparizione di individui in mare” al fine di trascriverne i nomi nei registri comunali dell’isola. Tra questi testimoni, tutti nativi di Pantelleria, citiamo i capitani di velieri padron Giuseppe Brignone, padron Filippo Bernardo e padron Giuseppe Rallo e i marinai Giuseppe Murana, Vincenzo Cucciardi e Giovanni Battista Lo Pinto.
Onore al comandante Giovanni Valenza e all’equipaggio tutto del “San Bartolo”, che il Mediterraneo sia loro lieve sudario.
Orazio Ferrara
Foto: Leudo siciliano (Stefanoni Modellismo)
Cultura
Pantelleria e le sue Chiese: la visita degli studenti delle scuole elementari. Tappa importante a Khamma
“La bellezza nell’ architettura delle chiese di Pantelleria”, la lezione in loco per gli alunni del Capoluogo e di Scauri
Lo studio delle Chiese di Pantelleria porta alla noscenza di molte curiosità e anche a come si sono evolute le tradizioni religiose dell’isola.
Così, su idea della docente Saverina Culoma, oggi, 14 maggio, nel clou del mese mariano, ha avuto il via un progetto di visita da parte degli alunni della Scuola Elementare plesso del Capoluogo – classi 5ªA e 5ªB, Khamma (San Francesco), Khattibuale (San Vincenzo) e Bugeber (Santa Chiara). Prossimamente sarà la volta anche degli studenti di Scauri.
Il progetto porta il nome di “La bellezza nell’ architettura delle chiese di Pantelleria”, perchè a Pantelleria anche le chiese più semplici e sperdute hanno la loro bellezza, peculiarità, storia che vanno “trasferiti” ai giovani.
Dei circa 13 edifici di culto, quello di Khamma e quello di Bugeber hanno la stessa caratteristica: tetto a capanna con volta a botte, richiamando con quest’ultimo dettaglio l’antico dammuso.
Chiesa di Khamma

Rievocando le usanze della tradizione religiosa precedente al Concilio Vaticano II, la maestra Culoma spiegava che l’altare aveva un diverso posizionamento e il sacerdote celebrava messa volgendo le spalle ai fedeli. Successivamente al 1965, l’orientamento dell’altare e del prete cambiavano.
Ricordiamo che la Chiesa di San Francesco, tra le più frequentate e attive dell’isola è protagonista di molte manifestazioni classiche, come la processione per il Patrono, quella di Pasqua e altre ancora.
Chiesa di Khattibuale occupata dai soldati
Accenni storici sono stati spesi anche per quella tanto piccola quanto caratteristica Chiesa di Khattibuale San Vincenzo, con quell’affaccio sul mare mozzafiato e il faro di Punta Spadillo di sfondo. Non si conosce la data di quella costruzione tipicamente rurale ma solo quella relativamente recente. Si sa tuttavi che nel 1912 la chiesetta risultava praticamente cadente. Così i panteschi chiesero alla ditta che stava realizzando la Strada Perimetrale di riparare il tetto e l’iontonaco. Tornata in vita, il piccolo tempio cattolico viene aperto al pubblico, finalmente.
Dopo pochi mesi, avviene l’occupazione da parte dei soldati e danneggiata nuovamente, in parte.
Spazio narrativo è stato dedicanto anche alla campana, opera di particoalre pregio artistico con raffigurazioni sacre e profane.
Chiesa di Buggeber
Atra testimonianza di tipica chiesa rurale pantesca, con le mura in pietra lavica locale, e le altre caratteristiche già spiegate per la chiesa di Khamma. L’icona della Madonna è realizzata su tela dai cosiddetti “santari”.
La visita alla Chiesa di Buggeber, Santa Chiara, ha prestato la scena per toccante un’Ave Maria collettivo di tutti i bambini delle scuole
Una lezione generale ricca di dettagli, alcuni sconosciuti ai più, segno di un grande studio e approfondimento che si è voluto condividere con i cittadini più giovani di Pantelleria, rendendoli eredi consapevoli e custodi attenti del nostro pregiato patrimonio.

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Cultura
Cannolo Fest 2026: Piana degli Albanesi celebra il re del cannolo siciliano il 16 e 17 maggio

Il Cannolo Fest 2026 torna a Piana degli Albanesi e trasforma il 16 e 17 maggio in un weekend da record: degustazioni, show cooking, musica, tradizioni e un viaggio tra i cannoli più iconici della Sicilia.
La novità più attesa? La formula “4 cannoli + 1 omaggio”, pensata per far scoprire al pubblico tutte le interpretazioni del dolce più amato dell’isola.
Un villaggio del gusto lungo Viale Otto Marzo
Ricotta di pecora locale, scorza croccante, gocce di cioccolato e cuore cremoso: il cannolo torna protagonista nella sua forma più autentica. Piana degli Albanesi si trasforma in un grande villaggio del gusto con laboratori, street food, spettacoli e profumi irresistibili.
Cannoli da tutta la Sicilia: un viaggio da Trapani a Messina
Per la prima volta il pubblico potrà assaggiare cannoli provenienti da tutta l’isola, riuniti nell’arena del Cannolo Taste.
I maestri di Piana degli Albanesi
Extra Bar
Bar dello Sport
Dolci Sapori Siciliani
Al Chiosco
L’Artigiano del Cannolo
Santa Cristina Gela
Caffè del Corso Biscari
Soul Caffè
E poi le versioni di Trapani, Palermo, Enna, Bolognetta e Messina, per un viaggio che racconta la Sicilia attraverso le sue tradizioni dolciarie.
Le parole del sindaco
«Il Cannolo Fest è un’occasione per promuovere uno dei simboli più autentici del nostro territorio e della nostra cultura arbëreshë» – afferma il sindaco Rosario Petta. Un evento che unisce maestri pasticceri da tutta l’isola per celebrare il cannolo come icona della Sicilia nel mondo.
Ospiti, testimonial e spettacoli
Testimonial 2026: Gianni Marino, volto noto della cucina televisiva italiana. Con lui sul palco:
Barbara Politi – giornalista e conduttrice Rai
Massimo Minutella – showman
Ivan Fiore – comico
Comici in Palazzo con Piero Dance e Antonio Balistreri
DJ Claudia Giannettino – protagonista dei party serali
📅 Programma completo
Sabato 16 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
11:00 – Apertura del festival 12:00 – Talk “Il cannolo siciliano tra innovazione digitale e nuovi mercati” 13:00 – Talk Taste con Gianni Marino
Cooking Show del pomeriggio
16:00 – Mauro Lo Faso (Bolognetta) 17:00 – Gaetano Di Salvo (Enna – Caffè Roma, 1921) 18:00 – Arrivo del super ospite + Premio Hora Skanderberg 19:00 – Rocco Vultaggio (Fulgatore – Trapani)
Spettacoli serali
22:00 – Cabaret con Antonio Balistreri e Piero Dance A seguire: Welcome to Piana Party con DJ Claudia Giannettino
Domenica 17 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
Cooking Show
12:00 – Giovanni Tumminello (Castelbuono) 13:00 – Salvo Terruso 16:00 – Giovanni Cappello (Palermo) 17:00 – Lillo Freni (Messina)
Competizioni e spettacoli
18:00 – Man vs Cannolo: chi mangerà il cannolo gigante più velocemente 21:00 – Spettacolo di Ivan Fiore 22:00 – After Piana – Energia e Musica Live
Il Cannolo Fest 2026 è un invito a vivere la Sicilia più autentica, un morso alla volta.
Cultura
Pantelleria – Agricoltura Eroica, il Giamporcaro accompagna gli studenti alle ultime aziende
Ultime aziende visitate: Cantina Emanuela Bonomo e Aromi del Vento per partecipare al 12° Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria
Lo scorso venerdì 8 maggio 2026, si è tenuta la seconda e ultima uscita per le scolaresche di Pantelleria, verso le locali aziende che hanno aderito al progetto del Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, alla sua 12ª edizione.
Esso si prefigge la conoscenza dell’agricoltura eroica e l’avvicinamento dei giovani, sin dalle scuole elementari, ad un mondo tanto vicino quanto sempre più distante.
Dal lontano 2014, “Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, è motivo di conoscenza e approfondimento da parte dei bambini, grazie alle iniziative del Centro Culturale Vito Giamporcaro.
L’idea del Premio
L’idea è del Cav. Gianfranco Rossetto, ex funzionario della C.E. (Comunità Europea), responsabile di un “Programma di Ricerca e di Sviluppo nel Settore Agricolo”, (legato a Pantelleria in quanto la mamma era coniugata col Sindaco Vincenzo Almanza,) cittadino di Pantelleria, è un convinto assertore della fondamentale importanza che senza dubbio l’Agricoltura ha avuto, ha e avrà nel futuro sviluppo di Pantelleria, con ricaduta positiva sul tessuto socio-economico dell’Isola.
Finalità del Premio
Suscitare nei giovani curiosità e conseguente interesse verso le peculiari coltivazioni che si praticavano e che si praticano tutt’oggi sull’Isola, costruire momenti d’incontro e di confronto soprattutto in ambito extrascolastico per educare le Ragazze e i Ragazzi a riflettere sulle straordinarie ed innovative esperienze agricole pantesche, a prendere coscienza, a contribuire alla loro conservazione iniziando dalla fresca ingenuità propria dei giovanissimi e comunicarle. Attivare riflessioni su tutte le tradizioni contadine dell’Isola, con la realizzazione di elaborati scritti o grafici, che descrivano la loro storia, le tecniche ancestrali di coltivazione, divertenti aneddoti nonché nuove proposte operative.
Le visite di venerdì 8 maggio
In quella mattinata, due quarte e una quinta del capoluogo si sono recate presso la Cantina Emanuela Bonomo, mentre terza, quarta e quinta classe di Khamma hanno raggiunto l’Azienda Agricola Aromi del Vento.
Cantina Bonomo

Anche questa volta eravamo in missione e la nostra destinazione assegnata era la Cantina Bonomo, insieme al Professor Sergio Minoli per il Centro Giamporcaro.
E’ stata una meraviglia la meraviglia di quei “picciotti” alla vista di piante per esempio di lenticchie, dai tipici fiorellini azzurri, oppure quella di timo, origano e capperi. E mentre la padrona di casa illustrava i processi di produzione del passito, quei vispi giovincelli respiravano quell’atmosfera fatta di cose genuine, senza alterazioni chimiche esterne, di colori, con lo sfondo del mare incantato di Pantelleria a fare capolino tra le lievi alture tra Scauri e Rekhale.
Azienda Agricola Aromi del Vento

Anche l’esperienza dell’altro gruppo di giovani studenti, presso Aromi del Vento, dove il Centro Giamporcaro era rappresentato dal suo presidente Anna Rita Gabriele, è stata fortunata e piacevole, al punto da lasciare spunto di riflessione sulle risorse della nostra isola, sulle prospettive personali di ciascun presente e sul fatto che da sempre Pantelleria ha saputo essere autosufficiente, quasi in tutto.
Gli elaborati
Ora, tutti i ragazzi saranno impegnati in elaborati o disegni relativi all’esperienza presso le aziende agricole assolutamente “eroiche”. Detti lavori avranno come tema:
- Terrazzamenti – Muri a secco
- Vite ad alberello
- Riconversione colturale: Piante Officinali, Aromatiche e Condimentarie
I premi
Sono stanziati per gli alunni e alunne, 845,00 (ottocentoquarantacinque/00) euro
Per il “Primo classificato in ogni Classe”, sono previsti 65.00 euro, sotto forma di “Buono acquisto” per materiale scolastico, presso una delle due cartolibrerie dell’Isola, (Maccotta e/o Fotodiscount).
Sono stanziati 155 (centocinquantacinque/00) euro per acquisti (didattici e di cancelleria) di prima necessità, a giudizio delle Maestre, ripartiti in classi (in base al numero dei bambini):
· 100,00 € per il Capoluogo (Cl. 07 per un tot. di n. 128 Al.)
· 35.00 € per Khamma (Cl. 03 per un tot. di n. 35 Al.)
· 20,00 € per Scauri (Cl. 02 per un tot. di n. 14 Al.)
L’Amministrazione Comunale di Pantelleria è parte essenziale del progetto per aver collaborato in sinergia col CCVG, con la fornitura di vario materiale di cancelleria, necessario per la realizzazione dei lavori e per la premizione.
La giuria
La Commissione è composta da 6 membri :
– Dirigente scolastico
– Direttore del Parco di Pantelleria
– Sindaco Comune di Pnl
– Parroco
– Direttore giornale on-line “Pantelleria Internet”
– Docente di “Arti Grafiche”.
Vedremo quale saranno le opere dei piccoli studenti di Pantelleria che cattureranno l’attenzione della giuria.
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