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Redazione

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I sindaci delle isole minori siciliane hanno sollecitato un incontro urgente con il governo regionale per discutere dei rincari delle tariffe per il trasporto di materiale infiammabile. Un aumento dei prezzi che si sta ripercuotendo negativamente sulla stagione turistica in corso e sullโ€™economia delle isole.
Nella nota, inviata al governatore della Sicilia Renato Schifani e allโ€™assessore delle Infrastrutture e della Mobilitร  Alessandro Aricรฒ, โ€œsi manifesta, ancora una volta, preoccupazione per lโ€™attuale situazione dei collegamenti marittimi integrativi sovvenzionati dalla Regione passati, per la prima volta negli ultimi decenni, ad armatoria libera con un notevole incremento tariffario, segnalato da tutti gli operatori del settore, riguardante il trasporto degli infiammabiliโ€.
โ€œTale aumento, nonostante ci sia in corso una interlocuzione tra gli operatori commerciali del settore e la Societร  Siremar – Caronte e Tourist Isole Minori per ciรฒ che concerne le tariffe riguardanti il trasporto del gasolio, il cui aumento si attesterebbe a poco meno del raddoppio delle tariffe precedenti con rimborso della somma pagata in piรน, che riguarda anche benzina, gas, ossigeno – sottolineano i sindaci delle isole minori – si ripercuote pesantemente nellโ€™economia turistica e su tutte le famiglieโ€.

La nota si conclude con la richiesta di convocazione di una riunione urgente per affrontare prioritariamente il problema e individuare adeguate soluzioni.
L’istanza รจ stata sottoscritta dal sindaco di Favignana โ€“ Isole Egadi Francesco Forgione, il sindaco di Santa Marina Salina Domenico Arabia, il sindaco di Pantelleria Fabrizio Dโ€™Ancona, il sindaco di Lipari Riccardo Gullo, il sindaco di Lampedusa e Linosa Filippo Mannino, il sindaco di Ustica Salvatore Militello, il sindaco di Leni Giacomo Montecristo e il sindaco di Malfa Clara Rametta.

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Referendum 22 e 23 marzo 2026, voto per corrispondenza per italiani all’estero

Marilu Giacalone

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REFERENDUM CONFERMATIVO DEL 22 E 23 MARZO 2026 โ€“ VOTO PER CORRISPONDENZA DEI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO ED ISCRITTI ALL’AIRE ED OPZIONE VOTO IN ITALIA

AVVISO

Con decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14/01/2026, รจ stata fissata, per le giornate del 22 e del 23 marzo 2026, la data del Referendum popolare confermativo Legge Costituzionale recante: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025. Per il referendum in oggetto, ai sensi della legge 27 dicembre 2001, n. 459, e del relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 2 aprile 2003, n. 104, gli elettori italiani residenti all’estero votano per corrispondenza.

La predetta normativa, nel prevedere la modalitร  di voto per corrispondenza per tali elettori, fa comunque salva la possibilitร  di votare in ITALIA, previa apposita e tempestiva opzione, da esercitare eventualmente in occasione di ogni consultazione e valida limitatamente ad essa. al Pertanto, il cittadino italiano iscritto AIRE che opta per il VOTO IN ITALIA, dovrร  inviare all’Ufficio Consolare operante nella circoscrizione di residenza, la propria opzione a mezzo del modello allegato presente avviso (reperibile altresรฌ presso il Consolato medesimo o, in via informatica, sul sito dell’Ufficio Consolare di riferimento e sul sito www.esteri.it) compilato in tutte le sue parti e debitamente sottoscritto nonchรฉ, accompagnato dalla copia di un documento di identitร .

L’eventuale opzione di cui sopra dovrร  pervenire all’Ufficio Consolare ENTRO E NON OLTRE il 24 GENNAIO 2026 ed รจ onere dell’elettore verificare che la propria istanza venga ricevuta da parte dell’Ufficio Consolare medesimo, entro il termine prescritto cosรฌ come sopra indicato. Si informa altresรฌ che la scelta del voto in Italia puรฒ essere revocata con le medesime modalitร  ed entro gli stessi termini previsti per il suo esercizio e si ricorda infine che l’opzione del voto in Italia รจ valida solo per la consultazione elettorale per la quale la stessa viene esercitata.

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Il vescovo de Requesens e la nascita di una comunitร  sotto il segno paolino

Laura Liistro

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Il vescovo Giuseppe Antonio de Requesens e la nascita di una comunitร  voluta sotto il segno paolino

Nel cuore della Sicilia sud-orientale, Solarino custodisce unโ€™identitร  profonda che affonda le sue radici non soltanto nella storia feudale del Settecento, ma soprattutto nella visione pastorale di un vescovo: Giuseppe Antonio de Requesens, guida della diocesi di Siracusa dal 1755 al 1772.

Il legame tra il presule e Solarino non fu episodico nรฉ marginale; al contrario, esso fu originario, fondativo e fortemente simbolico, al punto da fare del borgo una vera โ€œterra di San Paoloโ€, pensata e voluta sotto il segno del culto paolino.
Quando de Requesens promosse la nascita del nuovo centro abitato, Solarino non venne concepita come un semplice insediamento agricolo nรฉ come il risultato di una mera iniziativa feudale.
Nella mente del vescovo, formatosi alla scuola benedettina e attento interprete della pastorale post-tridentina, fondare un borgo significava dare origine a una comunitร  cristiana ordinata, dotata di una chiara identitร  religiosa, morale e sociale.

In questo progetto si colloca anche il ruolo del nipote, fondatore ufficiale sul piano giuridico e amministrativo: la sua azione fu lโ€™espressione concreta di una volontร  piรน alta, giร  pensata, sostenuta e voluta dal vescovo, che ne fu lโ€™ispiratore spirituale e il vero garante morale.
La scelta di porre Solarino sotto la protezione di San Paolo Apostolo non fu casuale.ย 
Siracusa era, ed รจ, cittร  paolina per eccellenza, custode di una memoria antichissima del passaggio dellโ€™Apostolo delle genti.

Stemma sul pavimento prospiciente la tomba di Giuseppe Antonio de Requesens(1703-1772), vescovo di Siracusa, nella Cappella di Santa Lucia, nel Duomo di Siracusa

Solarino, sorta allโ€™interno della diocesi siracusana, divenne cosรฌ una naturale estensione di quella tradizione, un nuovo spazio sacro in cui il culto paolino potesse radicarsi e trasmettersi nel tempo. Intitolare il borgo a San Paolo significava iscriverlo consapevolmente in una storia di fede, missione e conversione che affondava le sue radici nei primi secoli del cristianesimo.
Giuseppe Antonio de Requesens non si limitรฒ a unโ€™indicazione devozionale o simbolica.
Egli sostenne la fondazione di Solarino con uno sforzo finanziario straordinario, arrivando a indebitarsi personalmente e coinvolgendo direttamente le istituzioni ecclesiastiche della diocesi per reperire le risorse necessarie alla costruzione delle abitazioni, della chiesa, delle opere pubbliche e al popolamento del territorio.
La fondazione ufficiale, affidata al nipote secondo le consuetudini dellโ€™epoca, fu dunque lโ€™esito visibile di una volontร  piรน profonda: quella di un vescovo che concepiva la nascita di un paese come un atto di responsabilitร  cristiana verso le persone e verso il territorio.
In questa prospettiva, Solarino appare chiaramente come una creazione pastorale, prima ancora che feudale.
La centralitร  della chiesa, lโ€™organizzazione razionale del borgo, la nomina del primo parroco e la scelta del santo titolare riflettono una visione coerente e unitaria. San Paolo, apostolo missionario e fondatore di comunitร  cristiane, divenne il modello ideale cui ispirare la vita del nuovo paese, chiamato a crescere nella fede, nella coesione sociale e nel senso di appartenenza.
Il legame tra de Requesens e Solarino si consolidรฒ nel tempo fino a diventare parte integrante della memoria storica locale. Quando il vescovo morรฌ a Siracusa il 28 agosto 1772, come ricorda la lapide nel Duomo, Solarino era ormai una comunitร  viva, strutturata e riconoscibile. Aveva ricevuto dal suo ispiratore non solo unโ€™origine materiale, ma una vocazione spirituale precisa, destinata a durare nel tempo.

Ancora oggi Solarino porta impresso, seppur in forma attenuata, il segno della sua origine paolina.
Il culto di San Paolo non si รจ mai del tutto spento e continua a rappresentare un riferimento identitario profondo.
Tuttavia, accanto a questa permanenza simbolica, si รจ progressivamente affievolito il legame con la radice cristiana e spagnola che diede origine al paese e che trovรฒ proprio nel vescovo Giuseppe Antonio de Requesens il suo principale interprete e garante.
Nel corso dei decenni, Solarino ha intrapreso una strada sempre piรน marcatamente laica, scelta che ha inciso anche sulla memoria storica collettiva.

Emblematico รจ lโ€™abbandono del riferimento esplicito allโ€™Apostolo delle genti nel nome originario di San Paolo Solarino: una decisione che non ha rappresentato un semplice aggiornamento toponomastico, ma un gesto simbolico di distacco da una parte fondativa della propria identitร .
Questo processo ha prodotto un duplice effetto: da un lato la cancellazione silenziosa di elementi storici documentati, dallโ€™altro la costruzione di una narrazione alternativa, spesso poco fondata su fonti archivistiche e maggiormente orientata da interessi ideologici e letture contemporanee del passato.
In questo contesto, la figura di Giuseppe Antonio de Requesens โ€” padre spirituale della comunitร  e ispiratore della sua nascita โ€” รจ stata progressivamente marginalizzata, fino quasi a scomparire dal racconto pubblico delle origini del paese.
Riscoprire oggi Giuseppe Antonio de Requesens e la Solarino โ€œterra di San Paoloโ€ non significa compiere unโ€™operazione nostalgica, ma riconciliare la comunitร  con la propria storia autentica.ย 
Lโ€™identitร  di un territorio non si rafforza cancellando le proprie radici, ma comprendendole e valorizzandole.
Solo attraverso un recupero consapevole della memoria storica, religiosa e culturale Solarino puรฒ ritrovare la pienezza del suo racconto e rendere giustizia a quellโ€™uomo che seppe trasformare una visione cristiana in una comunitร  reale, destinata a durare nel tempo.

Laura Liistro

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Cultura

Pantelleria, le lance pantesche dal mito all’attualitร  digitale in mano ai giovani

Direttore

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Intervista ai ragazzi del corso di costruzione di lance pantesche, organizzato da Francesco Belvisi e Paolo Formentini

Il fascino delle lance pantesche รจ sempre molto forte e quando si sente parlare di esse e mastri d’ascia che ne hanno curato la realizzazione nei tempi che furono, per i panteschi รจ un sommuovere di emozioni, ricordi, passioni.

Negli ultimi tempi, la vela รจ tornata ad animare le estati pantesche, con spettacolari regate tra i flutti, doppiando sporgenze rocciose allo schioccar di fiocchi e rande.

La novitร  nel mondo delle lance pantesche
Adesso abbiamo una novitร , per la nautica isolana: dopo oltre 20 anni Pantelleria riscopre la costruzione della lancia pantesca: un prototipo tra tradizione e fabbricazione digitale per riaprire lโ€™accesso ai giovani.
Circa ventโ€™anni fa, con la scomparsa dellโ€™abilissimo mastro Chicco โ€” figura che ha rappresentato una delle massime espressioni della costruzione delle lance pantesche โ€” a Pantelleria si รจ interrotta la realizzazione di nuove imbarcazioni. Da allora si รจ aperta una discontinuitร  nella trasmissione del sapere: un vuoto che riguarda non solo la costruzione in sรฉ, ma anche la possibilitร  di far vivere questa tradizione in modo continuativo.

L’obiettivo
Oggi Pantelleria torna a parlare il linguaggio della lancia pantesca, imbarcazione simbolo della cultura marinara dellโ€™isola, attraverso un percorso che mette insieme costruzione tradizionale e strumenti di progettazione digitale. Lโ€™obiettivo รจ riattivare competenze locali, documentare un sapere prezioso e offrire ai piรน giovani unโ€™occasione concreta per avvicinarsi a questa tradizione.

Lโ€™attivitร  รจ stata avviata a partire da un prototipo, concepito come strumento didattico e sperimentale: imparare facendo, verificare soluzioni, costruire metodo e ricostruire una continuitร  che sullโ€™isola si era interrotta.
Il percorso si fonda su due assi complementari:

  • il coordinamento tecnico e digitale di Francesco Belvisi, yacht designer ed esperto di stampa 3D,
  • gli insegnamenti artigianali di Paolo Formentini, artigiano e istruttore di vela.

Un progetto aperto
Il progetto di costruzione dellโ€™imbarcazione fa parte delle attivitร  laboratoriali del progetto Stem Power (2024-POL-00029) finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale e che vede tra i partner anche il FabLab Palermo.
Le attivitร  sono state svolte in collaborazione con il FabLab Western Sicily, che cinque anni fa ha lanciato una sede a Pantelleria presso l’Istituto di Istruzione Superiore Almanza, con il supporto del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Le attivitร  progettuali che sono rivolte agli studenti delle scuole superiori di secondo grado prevedono altri laboratori creativi sul tema della fabbricazione digitale e della stampa 3D e corsi di formazione sull’intelligenza artificialeย 

Il progetto si apre alla partecipazione di partner e sponsor interessati a sostenere la fase di completamento della costruzione della lancia pantesca e a rendere possibile la replicabilitร  del modello: piรน edizioni formative, piรน attivitร  in mare, piรน opportunitร  per i giovani e, soprattutto, piรน lance pantesche di nuovo naviganti.


Un patrimonio vivo, ma oggi poco fruibile
Il progetto nasce anche da una constatazione semplice: le lance pantesche oggi sono poche in mare e, per un giovane, non รจ facile avvicinarsi a questo mondo โ€” soprattutto se mancano barche disponibili e occasioni continuative di pratica.

In molte realtร  insulari, la continuitร  delle tradizioni nautiche si regge anche sulla condivisione: la possibilitร  di partecipare, osservare, fare esperienza a bordo. A Pantelleria, invece, le lance rimaste sono spesso legate a contesti specifici e non sempre รจ semplice trovare occasioni regolari di avvicinamento e allenamento. รˆ anche per questo che il lavoro su un prototipo e su un metodo trasmissibile assume un valore particolare.

Francesco Belvisi
In questo quadro si colloca la riflessione di Francesco Belvisi, che sottolinea come il tema non sia la โ€œmancanza di interesseโ€ dei giovani, ma la disponibilitร  di percorsi reali e comprensibili:

Francesco Belvisi: ยซSi dice spesso che i giovani non vogliano impegnarsi nei lavori tradizionali. In laboratorio abbiamo visto lโ€™opposto: entusiasmo nel montare le ordinate e nel prendere confidenza con strumenti come martello, avvitatore, seghetto, calibro, metro, morse e colle. Il punto รจ che troppo spesso diamo per scontato che questo sapere sia irraggiungibile. In realtร , se lo scomponiamo in passaggi chiari, diventa stimolante.ยป

Belvisi collega direttamente questo approccio alla progettazione digitale:

Francesco Belvisi: ยซLa modellazione 3D non sostituisce il legno: aiuta a capire. Permette di leggere le forme, verificare misure, ridurre gli errori e soprattutto semplificare un processo. รˆ un modo concreto per far sรฌ che il sapere si trasmetta davvero.ยป

E richiama il legame tra disponibilitร  delle barche e circuito sportivo:

Francesco Belvisi: ยซSe le barche sono poche, anche la partecipazione alle regate tende a diventare piรน selettiva. Lโ€™obiettivo รจ riaprire la filiera: piรน competenze, piรน occasioni, piรน barche in acqua.ยป

Il ruolo dellโ€™artigianato: gesti, sicurezza, metodo. Paolo Formentini
Accanto alla parte progettuale, la dimensione del โ€œfareโ€ รจ stata curata da Paolo Formentini, istruttore di vela, che ha guidato la trasmissione delle tecniche artigianali legate alla costruzione e allโ€™assemblaggio:

Paolo Formentini: ยซse qualcuno pensa che si possa fare una barca interamente con la fabbricazione digitale si sbaglia di grosso, la precisione, attenzione nelle finiture e assemblaggio sono fondamentali per realizzare una imbarcazione realmente funzionante ยป

Formentini evidenzia anche il valore formativo dellโ€™esperienza pratica:

Paolo Formentini: ยซQuando vedono che una misura corretta fa combaciare le parti e che un montaggio ben fatto โ€œtieneโ€, scatta qualcosa. Non รจ teoria: รจ responsabilitร , coordinamento, cura del dettaglio. Sono competenze che restano e che possono essere trasferite anche ad altri ambiti.ยป

FabLab: didattica e strumenti per rendere il sapere trasferibile
Il contributo dei FabLab Western Sicily ha rafforzato lโ€™impianto contemporaneo sul piano della didattica: strumenti e linguaggi utili a rendere piรน chiaro il percorso di apprendimento e piรน semplice la trasmissione del metodo. Il lavoro รจ partito dallโ€™uso di stampanti 3D, dalla realizzazione di modellini, e da strumenti digitali che hanno semplificato la modellazione e la comprensione delle forme, applicando poi queste competenze a un elemento altamente rappresentativo per Pantelleria e oggi esposto al rischio di rarefazione.

Su questa linea si inserisce la dichiarazione di Martina Ferracane per FabLab Western Sicily: โ€œIl progetto di realizzazione della lancia pantesca riflette perfettamente il modello didattico che il FabLab Western Sicily promuove nelle scuole siciliane da 10 anni. In questo progetto gli studenti acquisiscono competenze digitali e creative non come fine ultimo, ma come strumento per realizzare un progetto concreto e che li appassiona. Progetti come questo consentono agli studenti di diventare veri e propri creatori digitali!โ€

Le voci dei ragazzi: dal โ€œmitoโ€ alla possibilitร 
Tra i partecipanti, la dimensione piรน evidente รจ la scoperta: la lancia pantesca smette di essere un mito irraggiungibile e diventa un percorso comprensibile, fatto di passaggi, strumenti e competenze.

I ragazzi sono i veri protagonisti di tutto questo e tra una vite, un trapano e una spiegazione esordiscono cosรฌ:
Flaminia: “ma quando finisce ? Io ci voglio navigare!”
Claudia : “con questi attrezzi mi sento super abile !”

Prossime fasi e alleanze: completare, mettere in mare, replicare
La direzione รจ tracciata, ma il percorso รจ ancora in evoluzione. Le prossime fasi includono completamento dellโ€™allestimento, attrezzaggio, messa in acqua e prove in mare, oltre al consolidamento del modulo didattico in forma replicabile per nuove classi e nuove edizioni.

Per poter sostenere il progetto di costruzione dellโ€™imbarcazione dopo il termine del progetto, ciย  si apre a partner e sponsor che vogliano contribuire in modo concreto alla sua realizzazione e alla sua replicabilitร , sostenendo materiali, logistica, attrezzaggio, attivitร  in mare e percorsi didattici.

Potete seguire le evoluzioni della costruzione su:
Instagram: https://www.instagram.com/lanciapantesca
(Per proposte di partnership e sponsorship: contatto tramite messaggio diretto.)

Per Pantelleria significa rimettere in moto un sapere che appartiene alla sua identitร  marittima. Per i giovani significa avere un punto di ingresso reale: non un racconto, ma unโ€™esperienza. E, nel tempo, la possibilitร  che piรน lance tornino in mare, sostenute da nuove competenze e da una partecipazione crescente.

Il corso
Abbiamo sentito i ragazzi del corso, dal vivo su questa esperienza, appunto, piรน unica che rara, chiamiamola pure opportunitร .

Sono i quattro presenti alla nostra intrusione nel laboratori: belli, chi piรน timido, chi piรน spigliato, ma tutti eguali per passione per il mare e la vela.
Sono stati reclutati in maniera molto semplice e ora sono parte di un progetto che andrร  avanti per step.

Flaminia Lo Pinto, terza liceo Scienze Umane;
Claudia Maria Turco ,ย  Scienze Umane terza B;
Dario Brignone , sempre terza B Scienze Umane;
Salvatore Basile Anis, Ist. Tecnico.ย ย 
Barbara Rizzo, 2A Liceo scientifico
Giovanni Rizzo, 5A Liceo scientifico

Ragazzi, cosa vi ha spinto a seguire il professore in questo progetto? Risponde Flaminia “Mi ha sempre ispirato la passione per il mare, perchรจ la mia รจ una famiglia di pescatori,ย  quindi รจ una passione nata crescendo. Lavorare su questo progetto ci viene automatico, viene istintivo, anche perchรฉ abbiamo un ottimo professore come Francesco Belvisi e un’ottima guida, come il maestro Paolo Formentini.”

Al che interviene il prof. Belvisi: “Vorrei spiegare:ย  questa parte รจ un po’ piรน manuale, รจ una parte di un progetto educativo che riguarda la fabbricazione digitale, quindi i ragazzi, oltre a vedere come si montano le cose, hanno lavorato sulle stampanti 3D,ย  su come si progetta, su come si disegnano tutti questi oggetti, hanno la loro trasposizione in un modello tridimensionale che รจ accorpato alla fabbricazione digitale e semplifica un po’ la creazione di pezzi. Maย  soprattutto permette loro di avere una connessione fra ideazione, progetto ed esecuzione,ย  che รจ un percorso trasferibile in qualsiasi ambito della progettazione e della produzione. E’ un processo che parte da qualcosa di locale che si era perduto per rigenerare qualche cosa, per strutturare un metodo alla fine, che si puรฒ applicare a tutto.
“Poi la Lancia Pantesca รจ un oggetto complicatissimo, con tantissime parti e dettagli che vanno ripresi a mano. ย Negli incontri di modellazione 3d i ragazziย ย hanno disegnato delle carene e le hanno stampate in 3d : dalle sezioni si generano degli scafi un lavoro lontano dalle competenze classiche del mastro d’ascia”.

Mยฐ Formentini, qual รจ il suo ruolo? “Io faccio solo la parte del tramite tra il digitale e il manuale. Io mi rapporto con il professore sollevando per esempio una difficoltร  nel montaggio che puรฒ essere risolta in fase di progettazione?ย ย 
“Ho ha una grandissima esperienza sulle lance,ย  sulla navigazione. e le lance le conosco come le mie tasche.
“Io ho fatto un altro progetto alle scuole medie e avevamo costruito una barca per bambini.”

Come vedete questo percorso, proiettato nel vostro futuro? Risponde Dario: “Sicuramente dร  delle basi per quanto riguardaย  la progettazione di base,ย  dal punto di vista tecnologico, ma comunque รจ pure una bella esperienza personale.”

Come ha spiegato il designer pantesco, l’opportunitร  che questo percorso puรฒ offrire per il futuro dei ragazzi รจ il poter realizzare da soli qualsiasi oggetto occorra, usando la stampa 3D, senza dover ricorrere alla terra ferma, con tutto quello che consegue.

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La mia domanda era perchรฉ le lance pantesche stanno in fase di moria. I mastri, come intendono i panteschi, non ce ne sono piรน.ย  Perรฒ, appunto, per mantenere in vita una tradizione, ci si deve evolvere“Dare spazio anche all’informaticaย  e che ci sia una volontร  anche manuale di proseguire appunto la tradizione.ย  – Riprende Francesco Belvisi
“Non รจ facileย  pensare di costruire con tutte le competenze che aveva un mastro,ย  che trasformava un tronco di albero in barche naviganti con tantissimo lavoro manuale e maestria artigiana. Ma magari si puรฒ spingere la parte digitale fino ad avere quasi tutti i pezzi pronti tagliati e pronti per gli collaggi, oppure avere i tuoi kit e tu monti come si fa nel mondo del mobile. Il digitale va inteso come qualcosa che rende piรน accessibile la conoscenza e la praticitร  nelle cose.”

Sappiamo che vi sarร  un secondo ciclo di incontri, per proseguire questo percorso capace di aprire molte opportunitร : basta saper vedere lontano, poi con un pizzico creativitร , diย  tenacia e vigore giovanile, le cose diventano piรน facili. E i nostri ragazzi protagonisti di questa impresa hanno tutte queste qualitร , che i loro “docenti” Francesco Belvisi e Paolo Formentini sanno stimolare con i giusti modi.

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