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Economia

Verso le Amministrative: approfondimento su processi di democrazia per i 19 comuni chiamati al voto

Matteo Ferrandes

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APPROFONDIMENTO SUI PROCESSI DI DEMOCRAZIA PARTECIPATA
NEI 19 COMUNI DELLA SICILIA OCCIDENTALE CHE ANDRANNO AL VOTO
9 NEL PALERMITANO, 6 NELL’AGRIGENTINO E 4 NEL TRAPANESE

Lettera aperta di “Spendiamoli Insieme” a candidati e cittadini
“La democrazia partecipata diventi tema di dibattito elettorale”
Sono 19 i Comuni della Sicilia Occidentale che andranno a elezioni amministrative
a giugno (in contemporanea con le Europee): 9 nell’Area Metropolitana di
Palermo, 6 nell’Agrigentino e 4 nel Trapanese. È ancora troppo presto per sapere
se i candidati renderanno o meno la democrazia partecipata tema di dibattito
elettorale. Ma il team del progetto di monitoraggio civico “Spendiamoli Insieme”,
realizzato da Parliament Watch Italia con il sostegno di Fondazione CON IL SUD, ci
prova a far sì che lo diventi, verificando quanto succede in ciascuno dei 19
Comuni. Una sorta di “lettera aperta” ai futuri candidati alle amministrative e,
ancor di più, ai cittadini elettori per ricordare che «la democrazia partecipata è
una cartina di tornasole del dialogo – o della mancanza di dialogo – tra
amministratori e amministrati, perché è una partecipazione che non si esaurisce
nei pochi giorni di una tornata elettorale, ma, al contrario, si sviluppa tutto l’anno,
tutti gli anni».
Il monitoraggio civico di “Spendiamoli Insieme”, basato su tutte le notizie che si
riesce a trovare sul web, dagli atti ufficiali agli articoli di stampa, consente di
controllare se, come e quando sia stata attuata gran parte degli obblighi di legge.
Basta cliccare sul Comune che interessa e sull’anno o gli anni di cui si vuole sapere
di più. «Il consiglio per tutti i cittadini che si ritroveranno da qui ad un paio di mesi
ad andare alle urne – conclude il team di ricercatori – è quello di dare un’occhiata
a cosa succede nel proprio Comune su www.spendiamolinsieme.it. Sia per essere
consapevoli dei propri diritti sia per chiedere ai candidati che tali diritti siano
pienamente garantiti». Intanto, però, ecco l’analisi Comune per Comune.

LIBERO CONSORZIO DI AGRIGENTO

Due dei sei Comuni dell’Agrigentino che andranno ad Elezioni Amministrative a
giugno si muovono bene in tema di democrazia partecipata. Sono Santa
Elisabetta e Alessandria della Rocca.
Santa Elisabetta (2.172 abitanti), ha già stabilito, con delibera del 20 febbraio,
il budget e le aree tematiche alle quali dovranno fare riferimento i progetti dei
cittadini per la democrazia partecipata di quest’anno. L’anno scorso furono 7 i
progetti presentati e ammessi a votazione e votò praticamente un quinto
dell’intera popolazione (424 votanti). Numeri buoni in termini di
partecipazione, insomma, sia quello delle proposte sia quello dei votanti. Unico
dettaglio non perfettamente aderente alla normativa il fatto che, con più di 10
mila euro disponibili (esattamente 14.843,29), il processo avrebbe dovuto
avviarsi entro il 30 giugno ed invece è partito a settembre. Ma Santa Elisabetta
ha comunque un altro merito in termini di partecipazione: ha stabilito infatti di
ammettere a finanziamento sempre almeno tre proposte, alle quali riservare il
45%, il 30% e il 25% del totale in ragione del posizionamento in termini di voti.
È successo l’anno scorso ma anche negli anni precedenti a partire dal 2020.
Infine, il regolamento, approvato nel lontano 2017, nonostante la “vecchiaia”
risulta adeguato alla normativa ed è di grande apertura: la partecipazione è
ammessa anche ai minorenni, dai 16 anni in su; sono garantite tutte le fasi,
comprese la presentazione di proposte e l’espressione di preferenze; si
prevede la possibilità di realizzare incontri pubblici sul tema.
Quasi tutto ok in termini di democrazia partecipata anche ad Alessandria della
Rocca (2.521 abitanti). Con circa 20 mila euro annuali, la cittadina ha già
pubblicato l’avviso per il 2024 e negli anni scorsi ha sempre portato a termine i
propri processi, spesso ricevendo un buon numero di progetti dai cittadini e
svolgendo quasi sempre anche la fase delle votazioni (anche se giusto nel 2023
le votazioni sono “saltate” perché le risorse erano sufficienti a realizzare le sole
due proposte ricevute). Nota di merito ulteriore un regolamento (datato 2019)
che ammette alla partecipazione “tutti coloro che anche se non residenti
hanno il domicilio presso questo Comune”. Come a dire che essere cittadini
significa aver a cuore la comunità e il territorio, al di là delle “carte bollate”.
Uno dei sei Comuni dell’Agrigentino deve invece impegnarsi di più. È
Caltabellotta (3.238 abitanti) dove si attende l’avvio del processo di 
democrazia partecipata per il 2024. Negli anni scorsi la cittadina, che ha un
regolamento del 2019, ha attivato i propri processi, talvolta modificando le
scadenze per dare maggiori possibilità di coinvolgimento ai cittadini. Qui c’è un
“nota bene” che riguarda proprio i soldi. A fronte di circa 20 mila euro di
risorse annuali disponibili per la democrazia partecipata il Comune, da qualche
anno, aggiunge qualcosa come 15 mila euro dalle proprie casse (vedi avviso
dell’anno scorso). Una buona prassi che dà la misura del valore attribuito
dall’ente locale alla partecipazione dei cittadini. C’è però una nota molto
dolente: per due anni consecutivi – 2022 e 2023 – non si è votato. Due anni fa
non si è attivata la fase della votazione perché i progetti presentati
prevedevano una copertura finanziaria esattamente uguale alle somme a
disposizione, e l’anno scorso non c’è stata votazione e i fondi sono andati a
tutte le proposte presentate (come si legge nell’esito) grazie anche alla
possibilità di chiedere una rimodulazione dei propri progetti da parte dei
proponenti.
L’espressione di preferenze – è utile ricordarlo – è una fase obbligatoria per
legge e se succede troppo spesso che non ce ne sia “bisogno”, perché per
“fortunata casualità” i fondi bastano a realizzare i progetti presentati, be’ non
sembra davvero che sia tutto oro quello che luce.
Gli altri tre Comuni dell’Agrigentino invece fanno molto male (o non fanno) i
propri processi di democrazia partecipata.
A Naro (7.051 abitanti) il regolamento di democrazia partecipata c’è (ed è
datato 2020) ma i fondi, che sono attorno ai 7 mila euro annui, restano non
spesi e vengono quindi “restituiti” alla Regione perché i processi non vengono
attivati. La notizia più vicina nel tempo che i ricercatori di “Spendiamoli
Insieme” hanno rintracciato risale al 2020 quando il Comune pubblicò un
avviso per chiamare i cittadini alla partecipazione, avviso a cui non diede
seguito con il risultato che anche quell’anno i soldi tornarono indietro a
Palermo.
Il Comune oggi commissariato di Campobello di Licata (9.175 abitanti) dispone
di fondi annuali di democrazia partecipata che viaggiano attorno ai 12 mila
euro e svolge da sempre i propri processi. C’è però un grosso “ma”. Nella
cittadina manca infatti il regolamento di democrazia partecipata, obbligatorio 
per legge. L’anno scorso, inoltre, il Comune non ha reso noto il numero di
votanti (vedi esito) al contrario di quanto accaduto nel 2022. Niente votazioni,
poi, sia nel 2021, a fronte di un solo progetto presentato e “automaticamente”
finanziato, sia nel 2020 quando – testuale – “il Consiglio Comunale ha
deliberato all’unanimità” il progetto da finanziare.
A Racalmuto (7.645 abitanti) si parte male fin dal regolamento di democrazia
partecipata, adottato nel 2019, che, semplicemente, non prevede l’espressione
di preferenze da parte dei cittadini. I progetti vengono scelti direttamente dalla
Giunta con approvazione, in seno al Bilancio, da parte del Consiglio. Detto
questo, la cittadina ha fondi annuali di democrazia partecipata di 12 mila e
rotti euro e riesce ad assegnarli un anno sì e uno no.

AREA METROPOLITANA DI PALERMO

Nessuno dei nove Comuni del Palermitano che andranno ad elezione
amministrativa a giugno svolge davvero bene i propri processi di democrazia
partecipata. Ma quattro di questi Comuni fanno “meno peggio”. Si tratta di
Bagheria, Bompietro, Borgetto e San Mauro Castelverde.
Bagheria (53.221 abitanti, alle Amministrative di giugno con il proporzionale)
ha adottato il regolamento di democrazia partecipata nel 2019 ammettendo
alla partecipazione i cittadini residenti che abbiano compiuto i 16 anni d’età. Di
più. Ai cittadini che vogliano presentare proposte fornisce una scheda-progetto
molto chiara. Il problema è che dà loro appena una settimana di tempo per
farsi venire un’idea e partecipare. È accaduto l’anno scorso ma anche nel 2022
e nel 2021. Sette giorni sono troppo pochi. Chi non ci ha pensato prima e non
ha preparato un progetto si ritrova di fatto escluso. E non è tutto. Gli avvisi
arrivano molto dopo la scadenza del 30 giugno prevista per i Comuni con più di
10 mila euro. Bagheria ha a disposizione ogni anno per la democrazia
partecipata dai 13 mila ai 16 mila euro. Nel 2023 l’avviso è datato 14 dicembre,
nel 2022 29 novembre, nel 2021 17 novembre. Insomma, si fa tutto l’iter di
gran corsa. E infatti se per il 2021 i ricercatori di “Spendiamoli Insieme” non
hanno trovato l’esito (ma notizie di stampa hanno reso noto il progetto
vincitore), nel 2022 l’incontro pubblico per l’espressione delle preferenze (che
ha registrato 768 votanti) si è tenuto il 21 dicembre mentre il processo del 
2023 si è concluso con l’assemblea tenuta il 31 gennaio di quest’anno (e con
1195 votanti).
A Bompietro (1.224 abitanti) nel 2021 è stato approvato il nuovo regolamento
di democrazia partecipata. La cittadina svolge i processi annuali e assegna i
fondi che viaggiano attorno ai 7/8 mila euro. Qui il problema è ciò che è
accaduto nel 2023 quando, anche se tutte le fasi dell’iter sono state realizzate,
le notizie sono rimaste incomplete. Dei progetti vincitori in pratica si conosce
solo il numero di protocollo (negli anni precedenti veniva reso noto il
contenuto del progetto o dei progetti vincitori ma non il/i proponente/i).
L’informazione – completa e tempestiva – è richiesta dalla legge. Ed è, neanche
a dirlo, fondamentale perché i cittadini possano partecipare appieno nonché
“vigilare” sull’intera procedura.
Borgetto (7.134 abitanti) non sembra aver completato il processo di
democrazia partecipata dell’anno scorso (quando i fondi disponibili erano di
quasi 8 mila euro): i ricercatori di “Spendiamoli Insieme” non sono riusciti a
rintracciare l’esito. Nel 2022 il Comune pubblicò l’avviso e anche l’esito, ma ci
fu un solo progetto presentato e niente votazioni. Andando indietro, si registra
un nulla di fatto anno dopo anno, dal 2021 in giù. Tocca vedere se da
quest’anno la cittadina si metterà in riga, visto che dispone finalmente del
documento fondamentale: il regolamento di democrazia partecipata, che
ammette alla partecipazione anche “tutti i cittadini che abbiano compiuto il
sedicesimo anno di età”, è stato adottato giusto l’anno scorso.
Informazione incompleta in tema di democrazia partecipata, infine, a San
Mauro Castelverde (1.701 abitanti), Comune oggi commissariato. La cittadina
ogni anno assegna i fondi di democrazia partecipata (che ammontano a circa
12 mila euro annui) e dispone di un regolamento che, pur molto vecchio,
risalendo al 2015, prevede la realizzazione di tutte le fasi indicate dalla
normativa. Nella pratica, oltre a un costante ritardo dell’avvio dei processi, che
dovrebbero essere attivati entro il 30 giugno e invece vengono attivati di
norma ad ottobre, la modalità adottata per la raccolta delle preferenze è
quella dell’assemblea pubblica, a conclusione della quale c’è un verbale che
corrisponde all’esito e indica il progetto vincitore a cui vanno i fondi. Cosa
manca? Quasi tutto. Non si conoscono le proposte presentate, né da chi siano 
state presentate. E non si sa quanti cittadini abbiano partecipato all’Assemblea
né quanti voti di preferenza siano stati espressi. Come già ripetuto mille volte,
completezza e tempestività dell’informazione sono richieste dalla normativa e,
anche, dal senso stesso della democrazia partecipata.
Fanno invece molto male (o non fanno) i propri processi di democrazia
partecipata gli altri cinque Comuni: Cinisi, Corleone, Monreale, Palazzo Adriano
e Roccamena.
Vediamo i dettagli.
Nel Comune di Cinisi (11.941 abitanti), oggi commissariato, è proprio il
regolamento di democrazia partecipata, adottato nel 2018, a consentire di
“saltare” la fase della votazione delle preferenze da parte della popolazione,
che pure è obbligatoria per legge. E infatti il documento prevede che solo
“qualora i progetti presentati, dopo avere superato la valutazione di fattibilità
tecnico-giuridica da parte degli uffici, richiedano un impegno di risorse
superiore a quello previsto per ciascuna area tematica, saranno sottoposti alla
valutazione della cittadinanza, che potrà esprimersi con una scheda di voto”.
Sembrerebbe una considerazione ovvia. Se ci sono fondi sufficienti per tutte le
proposte, la votazione non ha ragione d’essere. E però è davvero
statisticamente probabile che ogni anno si riesca a non consultare i cittadini? A
Cinisi – che ha fondi annuali di circa 7.500 euro – accade proprio questo. Nel
2023 3 proposte arrivate, 2 scartate, 1 ammessa e finanziata. Niente votazioni.
Nel 2022 10 proposte arrivate, giudicate “tutte equivalenti” e tutte ammesse e
finanziate. Niente votazioni. Nel 2021 3 proposte, “equivalenti” e finanziate.
Niente votazioni. Il meccanismo adottato nella cittadina non sembra essere di
quelli che realizzano vera partecipazione. Ancora una volta, la domanda è
legittima: senza partecipazione, che democrazia partecipata è?
Anche a Corleone (10.493 abitanti) per la democrazia partecipata non si vota.
La fase dell’espressione delle preferenze manca proprio nel regolamento,
datato 2017. Non bastasse, nel 2023 tutto il processo risulta realizzato in
“calcio d’angolo”. La città – che aveva 12 mila euro a disposizione – ha
pubblicato l’avviso il 18 dicembre e l’esito è arrivato il 2 febbraio di
quest’anno, doppiamente fuori tempo massimo. Avendo più di 10 mila euro
disponibili, Corleone avrebbe dovuto pubblicare l’avviso entro il 30 giugno e –
comunque – l’impegno di spesa secondo la normativa doveva essere preso
entro il 31 gennaio di quest’anno.
Votazioni di democrazia partecipata assenti pure a Monreale (38.665 abitanti,
Amministrative di giugno con il metodo proporzionale). Nel regolamento,
datato 2019, si prevede o la consultazione, con tanto di espressione di
preferenza da parte dei cittadini, o la progettazione partecipata, nella quale
devono essere coinvolti tutti i portatori di interesse. Peccato però che i
cittadini possano “preferire” solo tra progetti presentati dal Comune. Il
risultato è che i fondi di democrazia partecipata (annualmente tra i 13 mila e i
15 mila euro) sono destinati a opere o servizi predisposti dall’Amministrazione.
Belli o brutti che siano, il problema è che la normativa e la ratio della
democrazia partecipata prevedono che siano i cittadini a proporre i progetti tra
i quali poi sempre i cittadini devono scegliere quello o quelli da realizzare.
A Palazzo Adriano (1.849 abitanti) non si sa quello che succede. I ricercatori di
“Spendiamoli Insieme” hanno trovato qualche volta gli avvisi con cui si avvia il
processo di democrazia partecipata ma mai gli esiti. E in qualche anno, come
nel 2023, non sembra esserci nemmeno l’avviso. La cittadina dispone di 11/12
mila euro annui. Il regolamento c’è ed è del 2017 ma prevede che sia
l’Amministrazione a scegliere i progetti.
Invece a Roccamena (1.394 abitanti) il regolamento di democrazia partecipata
non c’è. Un anno sì e due no il Comune svolge comunque il processo e assegna
i fondi (circa 7 mila euro annui). È successo nel 2023, quando l’intero iter si
svolse a dicembre (una sola proposta pervenuta e automaticamente
finanziata). Nulla di fatto invece nel 2022. Nel 2021 ancora una sola proposta
ricevuta e ammessa a finanziamento.

LIBERO CONSORZIO DI TRAPANI

Fanno male, non rispettando la normativa, o non fanno del tutto i processi di
democrazia partecipata tutti i Comuni del Trapanese che vanno ad elezione
amministrativa a giugno: Castelvetrano, Mazara del Vallo, Salaparuta e Salemi.
Castelvetrano (29.592 abitanti, alle Amministrative di giugno con il metodo
proporzionale) è uno dei Comuni che in tema di democrazia partecipata fanno
peggio, per il semplice motivo che non attiva i processi, rimanda al mittente i fondi (che dalle informazioni ufficiali stanno attorno ad appena 1500 euro
annui) e non ha ancora nemmeno il regolamento, del quale si sa solo che una
proposta è stata approvata dalla Giunta e deve passare in Consiglio Comunale.
Fa malissimo pure Mazara del Vallo (50.312 abitanti, alle Amministrative con il
proporzionale). La città ha un regolamento di democrazia partecipata che è
stato modificato nel 2021 e – stando agli ultimi dati ufficiali – dispone di circa
2000 euro annui. Ma in pratica non svolge i processi. I ricercatori hanno
trovato talvolta degli avvisi e non gli esiti, e comunque solo andando indietro
nel tempo. Nell’ultimo triennio della democrazia partecipata a Mazara del
Vallo non c’è traccia.
A Salaparuta (1.595 abitanti) fin nel regolamento di democrazia partecipata
(che è del 2021) le fasi di presentazione delle proposte e di espressione di
preferenze sono unificate, contrariamente a quanto previsto dalla legge. Non
per caso, i progetti di anno in anno realizzati con i fondi di democrazia
partecipata (circa 12/13 mila euro annui) sono sempre definiti dal Comune.
Non si prevede la fase della votazione anche nel regolamento di democrazia
partecipata, datato 2017, di Salemi (10.082 abitanti). La scelta dei progetti a
cui assegnare i fondi e delle risorse da assegnare a ciascuno di questi progetti
viene fatta dalla Giunta e poi approvata dal Consiglio Comunale,
contrariamente a quanto previsto dalla legge. Non bastasse, la fase della
presentazione dei progetti da parte dei cittadini si svolge negli ultimi mesi
dell’anno, nonostante, con fondi annuali di circa 11 mila euro, dovrebbe essere
realizzata entro il mese di giugno.

Fonte dell’approfondimento: 
www.spendiamolinsieme.it
Per info e dettagli: Giuseppe D’Avella, Parliament Watch Italia
Tel. 348.9584581

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Economia

Agricoltura, bando da sette milioni per la promozione dei prodotti di qualità

Redazione

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Domande dal 30 marzo. Tutti i dettagli
 
Avviare attività di informazione e promozione delle eccellenze agroalimentari siciliane presso i consumatori dell’Unione Europea: è questo l’obiettivo del bando  ‘Promozione dei prodotti di qualità’ (intervento SRG10) che mette a disposizione sette milioni di euro e copre fino al 70%, del costo totale delle spese ammesse.
 
 «Il governo Schifani  – dice  l’assessore all’agricoltura, Luca Sammartino – è al fianco delle imprese che investono nella promozione delle nostre eccellenze. Diamo un sostegno concreto alle imprese stimolando la competitività e l’avvio di azioni di informazione dei sistemi di qualità rivolte ai consumatori e gli operatori». 
 
I beneficiari del bando sono: gruppi di produttori, anche temporanei, o le loro associazioni di qualsiasi natura giuridica, incluse le organizzazioni di produttori e le loro associazioni riconosciute ai sensi della normativa regionale, nazionale e unionale, le organizzazioni interprofessionali, i consorzi di tutela (riconosciuti dal Masaf), le cooperative agricole e loro consorzi e le reti di impresa fra produttori dei regimi ammessi al sostegno.

La domanda di partecipazione si può inviare a partire dal 31 marzo e fino al 13 maggio 2026.
A questo link il bando

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Cultura

Pietro Gabriele porta il suo progetto di successo da Pantelleria alle Pelagie e crea “Lampedusa Interattiva”

Direttore

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“Lampedusa Interattiva”: Pietro Gabriele presenta il nuovo ecosistema digitale dell’isola. Il digitale non come semplice vetrina, ma come infrastruttura utile

Il 4 marzo, il pantesco Pietro Gabriele ha presentato a Lampedusa il nuovo portale turistico e la nuova applicazione mobile dedicati all’isola: un ecosistema digitale pensato per valorizzare il territorio, migliorare l’accesso alle informazioni e creare un collegamento diretto tra turisti, imprese locali e comunità.

Il progetto nasce sull’onda del successo di Pantelleria Experience, l’app innovativa sviluppata da Pietro Gabriele negli ultimi anni, pensata per accompagnare i visitatori nella scoperta dell’isola attraverso strumenti pratici, contenuti geolocalizzati, informazioni utili e nuove modalità di interazione con il territorio. Dopo un lungo percorso di sviluppo, test e perfezionamento, quel modello è oggi pronto a uscire dai confini di Pantelleria per iniziare un nuovo cammino.

Grazie all’interesse e alla collaborazione con il tour operator Nagi Tour e con We Love Lampedusa, la pagina Instagram più seguita dell’isola e tra le più forti del panorama siciliano, il progetto è stato portato all’attenzione del Comune di Lampedusa e dell’AST, gestore dell’aeroporto. Un passaggio importante, che segna l’inizio concreto di una nuova fase.

Abbiamo intervistato Pietro Gabriele

In cosa consiste il progetto?

“Si tratta di un vero e proprio ecosistema digitale dell’isola. Non solo un’app, ma un insieme di strumenti pensati per semplificare la vita ai turisti e, allo stesso tempo, dare più valore alle attività locali. L’idea è quella di riunire in un unico spazio informazioni utili, servizi, attività, esperienze, strutture ricettive, noleggi, ristoranti, aggiornamenti e strumenti interattivi, così da rendere il soggiorno più semplice, più organizzato e anche più coinvolgente.

“Dopo quattro anni di test, sviluppo e lavoro sul campo con Pantelleria Experience, è arrivato il momento di espandere questo progetto. Il mio sogno è quello di far comunicare tutte le isole attraverso questo sistema e creare una rete comune di collaborazione.

“Le isole italiane sono spesso lasciate sole, costrette ad affrontare da sé problemi strutturali, collegamenti difficili, servizi frammentati e una comunicazione che troppo spesso non riesce a restituire davvero il valore del territorio. Progetti come questi possono aiutare non solo a valorizzarle, ma anche a renderle più forti, più connesse, più capaci di raccontarsi e di organizzare meglio la propria offerta.

Credo che la tecnologia, se usata bene, possa diventare uno strumento concreto per dare più opportunità ai territori insulari e per far sì che il turismo non resti qualcosa di superficiale, ma diventi sviluppo reale, visibilità, collaborazione e crescita condivisa. Credo che questo, a Pantelleria, nelle ultime 3 stagioni è stato ampiamente dimostrato.”

Com’è andata a Lampedusa?

Lampedusa è un’isola che ha molte cose in comune con Pantelleria, soprattutto per quanto riguarda alcune problematiche del territorio e il tema dei collegamenti. Al contrario di Pantelleria, però, ha molte più presenze turistiche e una tipologia di visitatore completamente diversa.

“Qui non c’è tanto il problema di far arrivare la gente, quanto piuttosto quello di riuscire a orientarla bene, a offrire informazioni chiare, a valorizzare in modo ordinato il territorio e a mettere realmente in rete le attività dell’isola. Anche Lampedusa, come Pantelleria, ha bisogno di strumenti che aiutino a ottimizzare la comunicazione, semplificare l’esperienza del turista e dare più forza alle realtà locali.

“Ho trovato un territorio molto vivo, con un grande potenziale, ma anche con un bisogno concreto di fare sistema. Ed è proprio lì che un progetto del genere può fare la differenza.”

Che risposta hai avuto dal territorio?

I lampedusani sono persone molto protettive nei confronti della loro isola, ma in realtà questa è una caratteristica che accomuna anche noi panteschi. Forse anche per questo mi sono sentito subito a mio agio. Sarà che anche io sono un orgoglioso isolano, ma ho trovato un territorio molto aperto, interessato e pronto a sostenere il progetto.

“Il Comune di Lampedusa mi ha aperto le sue porte e l’assessore al turismo Laura Casano ha espresso parole di entusiasmo durante la presentazione. Anche l’AST di Lampedusa mi ha accolto con grande disponibilità, arrivando a proporre una postazione di accoglienza direttamente agli arrivi dell’aerostazione per promuovere e far conoscere l’applicazione ai visitatori.

“Insomma, oltre al territorio, ho trovato enti pronti a sostenere il progetto. Per me questo è motivo di orgoglio, perché troppo spesso, al contrario, sulla nostra isola non viene dato il giusto credito ai progetti realizzati dagli stessi isolani. Si preferiscono spesso idee presentate da aziende esterne, confezionate bene sulla carta, ma che poi restano fini a se stessi e che, nella realtà, all’isola non portano nulla.

“Io credo invece che quando un progetto nasce da chi vive davvero il territorio, da chi conosce i problemi, i tempi, i limiti e anche la bellezza autentica di un’isola, allora quel progetto abbia molte più possibilità di essere utile davvero. Spero che in futuro si possa fare più attenzione.”

Un progetto che guarda oltre

La presentazione del nuovo ecosistema digitale di Lampedusa segna un passaggio importante non solo per l’isola, ma per una visione più ampia che guarda al futuro dei territori insulari italiani.

L’idea di fondo è chiara: usare il digitale non come semplice vetrina, ma come infrastruttura utile, concreta e capace di creare connessioni reali tra persone, imprese e luoghi.

Con Pantelleria Experience prima e con questa nuova espansione oggi, Pietro Gabriele porta avanti una visione che parte dall’identità isolana e prova a trasformarla in innovazione, collaborazione e opportunità.

Una rete tra isole, costruita da chi le conosce da dentro, potrebbe essere davvero l’inizio di un nuovo modo di pensare il turismo e la valorizzazione del territorio.

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Economia

Pantelleria, debito fuori bilancio oggetto del prossimo Consiglio Comunale. Ecco quando

Direttore

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Una nuova seduta del Consiglio Comunale in sessione ordinaria, in prima convocazione per il giorno 18 Marzo 2026 ore 17,00 ed in seconda convocazione il giorno 19 Marzo 2026 alle ore

17,00, tratterà debito fuori bilancio nelle seguenti attività-

Ordine del giorno:

1. Nomina scrutatori;

2. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 47.255,00, quale spesa per gli interventi di ripristino della viabilità delle strade rurali di Pantelleria in località Tikirriki, Randazzo, Mueggen, Bugeber, Cuddia Attalora, Monastero, Sibà derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

3. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 46.157,00, quale spesa per gli interventi di ripristino dei muri di sottoscarpa a servizio delle strade comunali di Pantelleria ricadenti in via San Francesco e località Cannachi derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

4. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 33.004,80, quale spesa per gli interventi di ripristino della viabilità delle strade urbane di Pantelleria mediante la pulizia dai detriti D

5. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 45.010,00, quale spesa per gli interventi di ripristino di tratti di rete fognaria di Pantelleria Centro derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

6. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 88.300,60, quale spesa per gli interventi di ripristino delle stazioni di sollevamento reflui di Pantelleria Centro derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

7. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 99.726,06, quale spesa per gli interventi di ripristino del muro di sottoscarpa a servizio della strada di accesso alla baia di Gadir derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

8. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 36.466,62, quale spesa per gli interventi di ripristino dei muri di sottoscarpa a servizio delle strade comunali di Pantelleria 2° tratto derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 28.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

9. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 192.351,27, quale spesa per gli interventi di ripristino dei quadri elettrici degli impianti di pubblica illuminazione derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 03.02.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

10. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 88.673,17, quale spesa per gli interventi di ripristino della viabilità delle strade rurali di Pantelleria in località Dietro Isola derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 10.02.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

11. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 103.567,92, quale spesa per gli interventi di ripristino interventi di ripristino barriere stradali ricadenti sul molo Wojtyla derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 11.02.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

12. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 21.248,96, quale spesa per gli interventi di ripristino della scarpata a servizio della strada comunale Scauri la vela derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 09.02.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023; 

13. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 70.979,68, quale spesa per gli interventi di ripristino dei muri di sottoscarpa in località Fossa Del Russo derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 10.02.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

14. riconoscimento debito fuori bilancio di euro 299.725,66, quale spesa per gli interventi di ripristino delle infrastrutture a servizio della baia di Gadir derivanti dal verbale di somma urgenza redatto in data 27.01.2026, ai sensi dell’art. 140 del D.Lgs. n. 36/2023;

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