Segui i nostri social

Cultura

Pantelleria, inaugurata Acropoli di San Marco e Santa Teresa. Tanta partecipazione di residente e turisti

Direttore

Pubblicato

-

Acropoli San Marco, a passeggio nella storia più antica. Come vivevano i panteschi nel 3° secolo A.C.

Si è celebrata nel tardo pomeriggio di ieri, 11 luglio 2025, l’inaugurazione dell’Acropoli di San Marco e Santa Teresa di Pantelleria.
L’evento, che ha richiamato molta gente tra turisti e panteschi, è stato organizzato dall’amministrazione comunale, rappresentata dal primo cittadino, Fabrizio D’Ancona, dal Vicesindaco con delega alla cultura, Adele Pineda, il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Spata, con la partecipazione dell’Ente Parco Isola di Pantelleria, rappresentato dal Commissario Straordinario Italo Cucci.

Dal vicesindaco Pineda, nel video che segue: cos’è l’Acropoli

“Vi confesso che sono anche piuttosto emozionata da assessore alla cultura e beni monumentali ma anche da insegnante, da docente di storia perché oggi noi restituiamo all’Isola di Pantelleria un pezzo importante della sua storia, del suo  passato, della sua memoria, della sua cultura e torniamo qui dopo due anni diceva prima già il sindaco e stavolta ci torniamo con un percorso ben delineato, un percorso finalmente  sicuro e questa è la prima volta che accade, quindi i visitatori potranno, noi tutti potremo tornare qui, visitare il sito in totale sicurezza.
Ma questo è il primo step di una serie di  lavori che abbiamo già in qualche modo preventivato per questo favoloso sito con il comune, quindi  l’amministrazione comunale con delle somme appunto comunali, sta acquistando, ormai siamo  quasi alla fine della procedura, il dammuso che vedete alle nostre spalle e il dammuso che vedremo in alto, il cosiddetto in questi due dammusi verranno realizzati tramite un progetto che abbiamo presentato che è in fase di presentazione, per rendere questo sito ancora più, consentitemi, appetibile per i visitatori che sceglieranno di trascorrere  la propria vacanza a Pantelleria. E’ previsto un plastico con la riproduzione dell’acropoli e poi una stanza immersiva che ci consentirà con dei visori naturalmente di tornare al passato, un passato piuttosto lontano e quindi di immergerci in quello che  succedeva nell’acropoli qualche secolo fa.

Ringraziamenti sono stati rivolti per aver potuto realizzare molti altri lavori sui siti archeologici, al Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, agli operai della forestale per la pulizia del sito. Anche gli uffici comunali stessi, che talvolta vengono dimenticati, sono stati oggetto di ringraziamenti, e gli operai che hanno completato, nonchè l’architetto Alessandro Terrana.

Emozione e soddisfazione erano segnali evidenti nei volti delle autorità, per essere riusciti dopo tanto tempo e dopo un periodo di stallo, a portare a compimento l’opera per renderla fruibile al pubblico, da ieri stesso. Come ha accennato la Pineda, verrà allestita nell’immobile adiacente il piccolo anfiteatro, una sala multimediale, per cui indossando una mascherina si potrà fare un prezioso tuffo nel passato, arrivare al  3° secolo Avanti Cristo e curiosare sulla vita dei panteschi dell’epoca.

Sindaco Fabrizio D’Ancona “attivato percorso virtuoso”

Il Sindaco ha così esordito nella sua presentazione “Voi sapete bene che Pantelleria è stata oggetto di tantissimi anni di scavi archeologici, però purtroppo alla data odierna non ha ancora dei siti visitabili, percorribili, fruibili e men che  meno una sua musealizzazione civica che possa essere fruita da tutti i tanti visitatori.
“Noi ci siamo insediati nel mese di giugno del 2023 e a distanza di circa un mese, a seguito di una verifica congiunta con altri organi, siamo stati costretti a chiudere questo sito che si trovava in uno stato di totale abbandono, privo di alcuna norma di sicurezza, quindi figuratevi che c’era morta fino anche una mucca all’interno di una delle cisterne. Quindi una situazione di estrema pericolosità che imponeva da parte nostra uno stop immediato. 
“Tenete anche in considerazione il fatto che questo è l’unico sito attualmente di nostra proprietà. E quindi a seguito di questo doveroso atto in ordinanza ci siamo immediatamente adoperati affinché si potessero trovare tutte le giuste sinergie per ridare finalmente all’isola quello che meritava e lo abbiamo fatto, devo dire, in maniera più o meno celere per quelli che sono i tempi della pubblica amministrazione.
“Con il vicesindaco, abbiamo incontrato più volte il nostro assessore scarpinato ai beni culturali a Palermo, abbiamo attivato un percorso virtuoso  che ci ha consentito di avere le risorse economiche minime: guardando il sito non è sicuramente esaustivo il lavoro che è stato fatto, però sicuramente ci consente una messa in sicurezza che conseguentemente mi ha permesso di revocare la precedente ordinanza e far sì che questo bene possa essere fruito da tutta la nostra comunità, dai nostri operatori turistici, da tutti i nostri visitatori. 

Il Comm. dell’Ente Parco Italo Cucci “Pantelleria ha un solo difetto…”

“Venendo da Rekhale (contrada tra le più suggestive dell’isola), questa sera c’era una visione stupenda, che è arrivata fino qui, c’era la Tunisia,  proprio scolpita. Vederla così nitida non mi era mai capitato se non di notte, perchè è illuminata.
“A Pantelleria c’è tutto e dopo aver sentito il Sindaco, c’è solo un difetto, avere troppo. 
“Quando dici qui, abbandonati, la fatica… io ho sempre il cuore infranto quando vedo Segesta, che ha un solo difetto, per la quale è stata veramente abbandonata, è sana. E’ come quelli che mi dicono che la Venere di Milo se avesse tutte le braccia non varrebbe niente.
“Pantelleria ha un solo veramente difetto, nei suoi 320.000 anni lascia sempre qualcosa per gli altri, quindi con calma tiriamo fuori quello che si può oggi, poi ci passeranno i figli, dei figli, dei figli per altri miliardi di anni, meglio di così non ho mai trovato niente.

Non poteva mancare, a questo punto, la parola di colui che conosce quel sito meglio di chiunque altro: il professor Thomas Schafer

Riferendosi agli interventi per la messa in sicurezza del sito, dove ricordiamo sono state rinvenute le tre teste imperiali di Giulio Cesare, Agrippina e Tito, scoperte nel 2003 dal compianto prof. Sebastiano Tusa, Schafer così ha dichiarato: “Grazie veramente a tutti gli enti, soprattutto naturalmente al sindaco e all’amministrazione comunale. Bene, sì, le tre teste dimostrano  l’importanza di questo sito. 
Naturalmente i ritratti imperiali c’erano dappertutto in tutte le città romane in Italia e anche nelle province. Qui siamo improvviso in Sicilia ufficialmente,  visto dai romani, tutt’ora lo siamo. La freschezza di questi tre ritratti e il fatto che abbiamo  trovato anche il ritratto di Giulio Cesare è una cosa eccezionale. 
“Esistono solo tre altri ritratti di Cesare che sono di questa qualità. E poi questi tre ritratti panteschi  hanno visto anche tutto il mondo e sono ambasciatori anche della cultura di Pantelleria, del turismo e della scienza. Io spero soltanto che dopo questo gran successo qui sul sito possiamo  continuare con qualche museo, con qualche organizzazione, non solo qua dentro, ma anche forse all’Arenella (dove ha sede il Museo del Mare dedicato proprio a Tusa) o al Castello

La storia dell’acropoli risale al 217 a.C., successivamente alla dominazione Cartaginese, quando le divinità principali erano Ercole e Tanit: Pantelleria diventa definitivamente provincia Romana. Grazie agli scavi che hanno riportato alla luce i resti dell’acropoli oggi è possibile affermare che l’assetto urbano della città di Cossyra, antico nome romano di Pantelleria, era con tutta probabilità molto simile a quello odierno.

L’Acropoli (città alta) era stata realizzata sulle colline di San Marco e Santa Teresa, un luogo strategico per il controllo di tutta l’isola e  del porto.

Probabilmente l’acropoli aveva una destinazione perlopiù residenziale visto il numero cospicuo di ceramiche e la costruzione di cisterne idriche per la raccolta dell’acqua. L’anfiteatro funzionava probabilmente, viste le ridotte dimensioni come sede di comizi, o, come ha affermato scherzando il Prof. Schafer, per i consigli comunali.

Ieri si è compiuto un importante atto di dovuta riverenza e gratitudine verso la Perla Nera del Mediterraneo, isola dell’accoglienza per eccellenza, custode di storia millenaria, di culture straordinarie, nessuna mai completamente abbandonata. 

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

Arriva “Mizzica!”, il podcast che racconta la Sicilia gastronomica dalla A alla Z

Redazione

Pubblicato

il

Nel primo episodio, disponibile dalle 14,00 di giovedì 28 maggio, ospite di Francesco Lauricella lo chef Ciccio Sultano

Giovedì 28 maggio alle ore 14,00 debutta ufficialmente“Mizzica!”,il nuovo podcast ideato e condotto da Francesco Lauricella,che vuoleraccontare la Sicilia gastronomica dalla A alla Z.Il primo episodio vedrà come ospite d’eccezione lo chef,due stelle Michelin,Ciccio Sultano, delristorante Duomo di Ragusa Ibla, voce autorevole della cucina siciliana contemporanea.

“Mizzica!”sarà disponibile in formato video e audio su YouTube e su Spotify e sulle principalipiattaforme podcast, per offrire agli ascoltatori e agli spettatori un’esperienza immersiva eaccessibile.“La Sicilia si può raccontare anche attraverso il cibo, le tradizioni, la memoria e l’identitàgastronomica. Da questa idea–spiega Francesco Lauricella-nasce“Mizzica!”,il nuovo vodcastdedicato alla cultura gastronomica siciliana e alle storie che si nascondono dietro ingredienti,ricette e storie di successo”.

“Mizzica!”accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio dentro la Sicilia del gusto, raccontandolaparola per parola, attraversotestimonianze aneddoti e racconti dei protagonisti della scenagastronomica dell’isola.Non un semplice podcast di cucina, ma uno spazio narrativo in cui il cibo diventa strumento perparlare di territorio, identità, memoria collettiva e cultura popolare.Ogni episodio partirà dallastoria professionale e personale dell’ospite perarrivare aduna riflessione più ampia sul rapporto tracucina e comunità.Con uno stile diretto e autentico, Francesco Lauricella costruisce un racconto che uniscedivulgazione, competenza e passione per la Sicilia, dando voce a chef, produttori, artigiani custodidi antichi saperi ed interpreti del gusto siciliano contemporaneo.

Fra gli ospiti ci saranno Corrado Assenza del Caffè Sicilia di Noto; Roy Paci, musicista e grande appassionato di cibi; Tony Lo Coco, del ristorante una stella Michelin I Pupi di Bagheria e Presidente de La Sicilia di Ulisse; Pierpaolo Rutadi Antica Dolceria Bonajuto e tantialtricheraccontano la Sicilia come luogo che parla, cambia, resiste, non come un’etichetta ma come unvalore.—Mizzica! Podcast è realizzato da Distribuzioni Pellegrino;riprese video e montaggio sono diGiovanni Pellegrino.https://distribuzionipellegrino.comhttps://www.instagram.com/qpellegrino/

Francesco Lauricella Cinquantenne siciliano cresciuto alla foce dell’Imera meridionale, che divide in due la Sicilia, si è innamorato della cucina fin da bambino. Ha coltivato, inoltre, la passione per la politica e la  comunicazione, facendone il suo lavoro. Dopo importanti esperienze politiche, a Palermo e a Roma,ha cominciato ad occuparsi di gastronomia. Con Topic ha pubblicato Mizzica! Dizionario gastronomicosiciliano.

https://linktr.ee/fralauricellahttps://www.instagram.com/fralauricella/https://www.facebook.com/flauricella/https://www.tiktok.com/@francescolauricellahttps://www.linkedin.com/in/francescolauricella/https://x.com/FraLauricella—Mizzica! Podcast AND MOREYouTubehttps://youtu.be/JUOVBWOODh0Spotifyhttps://open.spotify.com/show/033iMOorqudBcgpV6YyLvk?si=2gM-W-UES3yAoRwJVJBc5g
Apple Podcasthttps://podcasts.apple.com/us/podcast/mizzica/id1896765844?itscg=30200&itsct=podcast_box&ls=1&mttnsubad=1896765844 Amazon Musichttps://music.amazon.it/podcasts/17b60dca-066c-4533-b8a2-1c2ae202535c/episodes/b40056c1-8783-4f3f-931f-48ebc96d704a/MIZZICACICCIO-SULTANO-EP-1-MIZZICA-PODCAST-BISOGNA-ESSERE-UN-PO-PICCOLI-E-UN-PO-GRANDI?ref=dm_sh_k05pHMUpeatMSgE3upKsaEDmnFacebookhttps://www.facebook.com/MizzicaNews

Acquista Mizzica! Dizionario gastronomico siciliano suAmazonhttp://amzn.to/3xflEcMhttps://www.mizzica.eu/

Leggi la notizia

Cultura

Il mare, una chat e un’antica vela: così rinasce la lancia pantesca

Direttore

Pubblicato

il

Dalle parole nasce una barca. Eventi speciali tra Francesco Belvisi e Giovanni Ritunno

Per venti mesi un comandante e un designer si sono scritti, scambiandosi misure, fotografie, regolamenti di classe. Alla fine, da quelle parole, è nata una barca. E i due, a oggi, non si sono ancora incontrati.

Marsala, 16 maggio 2026
La lancia non scende in acqua. Il maltempo non lo permette. Il prete la benedice sulla banchina della Lega Navale, qualcuno la bagna con un gesto antico, e per oggi basta così.
Cinque metri e quaranta di pino di Svezia e gelso, una vela latina ancora ripiegata, il fasciame chiaro che aspetta il suo Canale. Sulla fiancata, in dialetto siciliano, un nome: Rusulia. Era Rosalia, la madre del comandante. Era così che la chiamava il padre, a Favignana.

Due voci, un linguaggio antico
Giovanni Ritunno, ufficiale Siremar in pensione, per anni ha governato i traghetti sulla rotta Trapani-Pantelleria. Figlio di pescatori, da bambino costruiva barche con le latte del tonno allo stabilimento Florio. Oggi osserva, gira gli scali, raccoglie lance sarde, gozzi campani, passere istriane, lancioni tunisini. Le confronta, le studia.
Francesco Belvisi, yacht designer, vive tra Milano e Pantelleria. Si occupa di stampa 3D applicata alla nautica e di progettazione di sistemi robotici. Ha un laboratorio dove le tecnologie più recenti servono a costruire cose vecchie di mille anni. Nelle loro conversazioni, per venti mesi, una regola tacita: niente nomi propri, sempre “Ingegnere” e “Comandante”. Una forma di rispetto marinaresca che ha dato peso a ogni decisione.


Dalla prima foto all’ultimo chiodo
Tutto comincia nel settembre 2024 con poche foto di lance sarde mandate via WhatsApp. Si discute della lunghezza, prima 5,20 metri poi 5,40. Si studia il regolamento della vela latina, si guarda al campionato italiano di Porto Santo Stefano.
Il comandante immagina, l’ingegnere disegna e modella. A ottobre arriva un imprevisto di salute. Il comandante chiede di accantonare tutto. Il progetto rischia di saltare. Belvisi non si arresta davvero: continua a limare i disegni in silenzio. Poco prima di Natale arrivano le forme definitive.
Passano le settimane, e a un certo punto è il comandante stesso a decidere di riprendere. A maggio 2025 il cantiere apre. Intorno ai due si forma una piccola corte di artigiani che attraversa il mare. Salvatore Lapillo costruisce la barca a Marsala. Francesco Bonanno, maestro d’ascia detto il Vikingo, ottantadue anni, fa l’antenna in mezza giornata. Emanuele Martinez, della veleria Zenitram, calcola posizione dell’albero e piano velico. Peppe Frettitta impellicciato la coperta in mogano sapelli, curvata a seguire la barca.
Antonio Enea, nostromo del Paolo Veronese, diventa il corriere marittimo del progetto: il timone parte da Pantelleria, attraversa il Canale custodito a bordo, arriva a Trapani. Una staffetta che le lance pantesche, in fondo, fanno da sempre. A un certo punto, fra una misura e l’altra, una frase di Belvisi resta sospesa nella chat come una mezza filosofia di vita: “le rifiniture prendono più tempo della costruzione.”

Il giorno del varo
Quel sabato di maggio Belvisi è bloccato a Pantelleria, sta ancora lavorando al progetto del timone, e un imprevisto lo trattiene sull’isola. Non riesce a imbarcarsi. Scrive: “Un timone ben fatto è il modo migliore per salutare la barca e accompagnarla al mare, anche senza esserci.” Il comandante risponde sereno, da isolano a isolano. Il mare è cattivo, la barca non viene calata. Resta a terra, benedetta e bagnata, in attesa del vero varo tecnico. Pochi giorni dopo, finalmente, la Rusulia tocca l’acqua. La linea di galleggiamento è quella giusta, l’assetto perfetto. “La barca era progettata bene”, dirà il comandante.

Due uomini che non si sono ancora visti
Ed è qui il dettaglio più sorprendente di tutta questa storia.
A oggi, comandante e ingegnere non si sono mai incontrati di persona. Belvisi non ha ancora visto la sua barca. Conosce ogni misura del fasciame, ogni grado di curvatura delle ordinate, sa esattamente quanto pesa l’antenna e dove va la scassa dell’albero, ma la Rusulia in carne e legno non l’ha ancora toccata. La conosce solo dai video del comandante e dalle foto dei cantieri. Una visita a bordo, per la messa a punto e i dettagli, è già fissata nel calendario di entrambi.
Quando arriverà, sarà la prima stretta di mano dopo quasi due anni di chat.

Una seconda lancia, e una scuola
Mentre quella di Marsala riceveva le ultime mani di pittura, a Pantelleria era già partito il cantiere di una seconda lancia, lunga 5,10 metri, costruita a Natale insieme a un gruppo di studenti dell’isola. Il sogno adesso si allarga: far scendere Lapillo da Marsala per avviare corsi di formazione, fondere in bronzo i bozzelli partendo da modelli stampati in 3D, mantenere bigotte in cipresso e bozzelli in frassino.
Certe cose si fanno come si sono sempre fatte. E quando non si possono fare così, si trova il modo di rispettarle lo stesso.

Tre lezioni di una storia di mare
Una barca di legno, nel 2026, non è un manufatto: è una rete di persone. Togli un nodo, il velaio o il nostromo del traghetto, e non c’è più.

Il digitale non sostituisce il mestiere, lo accompagna. La macchina a controllo numerico taglia le ordinate disegnate al computer, ma sono la sgorbia e l’occhio del maestro d’ascia a decidere se quella curva è giusta.
Le linee giuste non muoiono mai. La lancia pantesca somiglia alla passera istriana, alle lance sarde, ai lancioni di Kerkennah. Cugine. Un’unica grande famiglia di scafi che il Mediterraneo si è inventato perché tengono il mare, perché sanno come si porta un’antenna al vento.
In fondo è bastato questo. Due persone che per quasi due anni si sono scritte senza mai vedersi in faccia. Un nome di donna in dialetto siciliano scritto sulla fiancata.
E una forma antica è tornata a galleggiare.

……………………………
Leggi le notizie su Pantelleria seguendo il nostro canale WhatsApp

Leggi la notizia

Cultura

Pantelleria Borgo Genius Loci De.Co.: ieri la consegna del riconoscimento

Direttore

Pubblicato

il

Tanti gli attori chiamati in causa per mantenere il Genius Loci: tutta la comunità
Veronelli “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”

Ieri, 23 maggio 2026, si è tenuta la manifestazione di conferimento del riconoscimento di Borgo Genius Loci De.Co, presso gli accoglienti locali dell’Hotel Qalea.
Si è trattata di una full immertion nei gusti dell’isola: la mattina con la degustazione di vini di alcune delle cantine locali, del miele e della cucina, aprendo al pubblico gli spazi 
Nella foto, vediamo Marianna la chef de La Conchiglia, che ha preparato i baci panteschi per l’occasione, mentre il buffet è stato realizzato dallo chef Silvio Palazzolo.

Durante pomeriggio, invece si è dato spazio al convegno vero e proprio, moderato da una  brillante Francesca Di Giovanni.


Per l’organizzazone dell’attribuzione della De.Co. la regia e l’iniziativa è stata del Comune di Pantelleria, con l’attuale amministrazione D’Ancona, che spinge verso l’importanza dell’appartenenza, dell’identità di un popolo e dell’identificazione dello stesso attraverso le sue peculiarità che possono spaziare dall’agricolutra, all’alimentazione, all’ambiente. 

Fondamentale il supporto della ProLoco, rappresentata dal suo presidente Michela Silvia e dai soci Marcello Sparacio e Anna Rita Gabriele, e dell’Ente Parco Isola di Pantelleria che con i suoi tre uomini di punta, Presidente Italo Cucci, direttore Carmine Vitale ed esperto Davide Emma hanno ricostruito l’intera isola partendo dalle tradizione, passando all’ambiente e alla sostenibilità e mirando all’agricoltura, essenza vitale per l’economia della nostra Figlia del Vento.


Il Vicesindaco Adele Pineda, portando simpaticamente esempi del quotidiano casalingo, ha valorizzato l’essenza dell’agricoltura pantesca e dei piatti, che, come sappiamo, mangiati altrove non hanno lo stesso sapore nè lo stesso impatto. L’influenza dell’aria, degli umori della terra, del calore del sole e delle carezze delle stelle, sono così determinanti che anche un semplice ortaggio o un vino, degustati fuori dal nostro piccolo e immenso mondo, cambiano.

L’Assessore all’Agricoltura, Massimo Bonì, ha spiegato l’iter che ha portato Pantelleria alla De.Co. e agli approcci con il progetto di Luigi Veronelli (gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano) una delle figure centrali proprio nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico nazionale.
Come spiegato più nel dettaglio dall’erede ideale, il Presidente Nino Sutera, presente ieri: Pantelleria non è tanto legata alla tipicità, bensì all’unicità. Solo qui si realizzano certi sapori, certi piccoli miracoli del gusto e questo valore va custodito gelosamente e con cura.

Infatti, attraverso la De.Co. il “prodotto” del territorio acquista una sua identità, con il potenziale importante per il  marketing, oltre a rappresentare una occasione per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.

“La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie.”

Un tassello importante per la comunità, uno stimolo per la produttività, uno spunto per domande emblematiche sul lavoro, sui giovani e sulle sorti dell’isola. A tal proposito, è stato mostrato il documentario del M° Nicola Ferrara “I guardiani della terra”, dove padre e figlio Ferrandes si confrontano raccontando la loro testimonianza di agricoltori che “lottano” per la sopravvivenza della famiglia, dell’agricoltura e della cultura pantesche.

Diversi interventi degli addetti ai lavori, tra Salvatore Murana, Kety D’Ancona e Giampaolo Rampini (Resilea) testimoni del patrimonio straordinario custodito tra le rocce, i muretti a secco e il mare profondo, che ha bisogno, ora più che mai, di una spinta energica per uscire dal torpore in cui sta languendo per via dell’abbandono dei terreni, la fuga dei giovani, e altro ancora.

Tra le autorià era presente il Comandante della Capitaneria di Porto, Claudio Marrone.

La serata prevedeva una chiusura in compagnia, così il direttore dell’Hotel Qalea, Alessandro Oddo, ci ha invitati a prendere posto in sala da pranzo, per condividere qualche impressione sulla giornata, un bicchiere di vino locale e l’esperienza di una buona cosa fatta, la De.Co. 

Di seguito alcune immagini della mattinata.

………………………………….
Segui il nostro canale WhatsApp

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza