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Cultura

Pantelleria, inaugurata Acropoli di San Marco e Santa Teresa. Tanta partecipazione di residente e turisti

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Acropoli San Marco, a passeggio nella storia più antica. Come vivevano i panteschi nel 3° secolo A.C.

Si è celebrata nel tardo pomeriggio di ieri, 11 luglio 2025, l’inaugurazione dell’Acropoli di San Marco e Santa Teresa di Pantelleria.
L’evento, che ha richiamato molta gente tra turisti e panteschi, è stato organizzato dall’amministrazione comunale, rappresentata dal primo cittadino, Fabrizio D’Ancona, dal Vicesindaco con delega alla cultura, Adele Pineda, il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Spata, con la partecipazione dell’Ente Parco Isola di Pantelleria, rappresentato dal Commissario Straordinario Italo Cucci.

Dal vicesindaco Pineda, nel video che segue: cos’è l’Acropoli

“Vi confesso che sono anche piuttosto emozionata da assessore alla cultura e beni monumentali ma anche da insegnante, da docente di storia perché oggi noi restituiamo all’Isola di Pantelleria un pezzo importante della sua storia, del suo  passato, della sua memoria, della sua cultura e torniamo qui dopo due anni diceva prima già il sindaco e stavolta ci torniamo con un percorso ben delineato, un percorso finalmente  sicuro e questa è la prima volta che accade, quindi i visitatori potranno, noi tutti potremo tornare qui, visitare il sito in totale sicurezza.
Ma questo è il primo step di una serie di  lavori che abbiamo già in qualche modo preventivato per questo favoloso sito con il comune, quindi  l’amministrazione comunale con delle somme appunto comunali, sta acquistando, ormai siamo  quasi alla fine della procedura, il dammuso che vedete alle nostre spalle e il dammuso che vedremo in alto, il cosiddetto in questi due dammusi verranno realizzati tramite un progetto che abbiamo presentato che è in fase di presentazione, per rendere questo sito ancora più, consentitemi, appetibile per i visitatori che sceglieranno di trascorrere  la propria vacanza a Pantelleria. E’ previsto un plastico con la riproduzione dell’acropoli e poi una stanza immersiva che ci consentirà con dei visori naturalmente di tornare al passato, un passato piuttosto lontano e quindi di immergerci in quello che  succedeva nell’acropoli qualche secolo fa.

Ringraziamenti sono stati rivolti per aver potuto realizzare molti altri lavori sui siti archeologici, al Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, agli operai della forestale per la pulizia del sito. Anche gli uffici comunali stessi, che talvolta vengono dimenticati, sono stati oggetto di ringraziamenti, e gli operai che hanno completato, nonchè l’architetto Alessandro Terrana.

Emozione e soddisfazione erano segnali evidenti nei volti delle autorità, per essere riusciti dopo tanto tempo e dopo un periodo di stallo, a portare a compimento l’opera per renderla fruibile al pubblico, da ieri stesso. Come ha accennato la Pineda, verrà allestita nell’immobile adiacente il piccolo anfiteatro, una sala multimediale, per cui indossando una mascherina si potrà fare un prezioso tuffo nel passato, arrivare al  3° secolo Avanti Cristo e curiosare sulla vita dei panteschi dell’epoca.

Sindaco Fabrizio D’Ancona “attivato percorso virtuoso”

Il Sindaco ha così esordito nella sua presentazione “Voi sapete bene che Pantelleria è stata oggetto di tantissimi anni di scavi archeologici, però purtroppo alla data odierna non ha ancora dei siti visitabili, percorribili, fruibili e men che  meno una sua musealizzazione civica che possa essere fruita da tutti i tanti visitatori.
“Noi ci siamo insediati nel mese di giugno del 2023 e a distanza di circa un mese, a seguito di una verifica congiunta con altri organi, siamo stati costretti a chiudere questo sito che si trovava in uno stato di totale abbandono, privo di alcuna norma di sicurezza, quindi figuratevi che c’era morta fino anche una mucca all’interno di una delle cisterne. Quindi una situazione di estrema pericolosità che imponeva da parte nostra uno stop immediato. 
“Tenete anche in considerazione il fatto che questo è l’unico sito attualmente di nostra proprietà. E quindi a seguito di questo doveroso atto in ordinanza ci siamo immediatamente adoperati affinché si potessero trovare tutte le giuste sinergie per ridare finalmente all’isola quello che meritava e lo abbiamo fatto, devo dire, in maniera più o meno celere per quelli che sono i tempi della pubblica amministrazione.
“Con il vicesindaco, abbiamo incontrato più volte il nostro assessore scarpinato ai beni culturali a Palermo, abbiamo attivato un percorso virtuoso  che ci ha consentito di avere le risorse economiche minime: guardando il sito non è sicuramente esaustivo il lavoro che è stato fatto, però sicuramente ci consente una messa in sicurezza che conseguentemente mi ha permesso di revocare la precedente ordinanza e far sì che questo bene possa essere fruito da tutta la nostra comunità, dai nostri operatori turistici, da tutti i nostri visitatori. 

Il Comm. dell’Ente Parco Italo Cucci “Pantelleria ha un solo difetto…”

“Venendo da Rekhale (contrada tra le più suggestive dell’isola), questa sera c’era una visione stupenda, che è arrivata fino qui, c’era la Tunisia,  proprio scolpita. Vederla così nitida non mi era mai capitato se non di notte, perchè è illuminata.
“A Pantelleria c’è tutto e dopo aver sentito il Sindaco, c’è solo un difetto, avere troppo. 
“Quando dici qui, abbandonati, la fatica… io ho sempre il cuore infranto quando vedo Segesta, che ha un solo difetto, per la quale è stata veramente abbandonata, è sana. E’ come quelli che mi dicono che la Venere di Milo se avesse tutte le braccia non varrebbe niente.
“Pantelleria ha un solo veramente difetto, nei suoi 320.000 anni lascia sempre qualcosa per gli altri, quindi con calma tiriamo fuori quello che si può oggi, poi ci passeranno i figli, dei figli, dei figli per altri miliardi di anni, meglio di così non ho mai trovato niente.

Non poteva mancare, a questo punto, la parola di colui che conosce quel sito meglio di chiunque altro: il professor Thomas Schafer

Riferendosi agli interventi per la messa in sicurezza del sito, dove ricordiamo sono state rinvenute le tre teste imperiali di Giulio Cesare, Agrippina e Tito, scoperte nel 2003 dal compianto prof. Sebastiano Tusa, Schafer così ha dichiarato: “Grazie veramente a tutti gli enti, soprattutto naturalmente al sindaco e all’amministrazione comunale. Bene, sì, le tre teste dimostrano  l’importanza di questo sito. 
Naturalmente i ritratti imperiali c’erano dappertutto in tutte le città romane in Italia e anche nelle province. Qui siamo improvviso in Sicilia ufficialmente,  visto dai romani, tutt’ora lo siamo. La freschezza di questi tre ritratti e il fatto che abbiamo  trovato anche il ritratto di Giulio Cesare è una cosa eccezionale. 
“Esistono solo tre altri ritratti di Cesare che sono di questa qualità. E poi questi tre ritratti panteschi  hanno visto anche tutto il mondo e sono ambasciatori anche della cultura di Pantelleria, del turismo e della scienza. Io spero soltanto che dopo questo gran successo qui sul sito possiamo  continuare con qualche museo, con qualche organizzazione, non solo qua dentro, ma anche forse all’Arenella (dove ha sede il Museo del Mare dedicato proprio a Tusa) o al Castello

La storia dell’acropoli risale al 217 a.C., successivamente alla dominazione Cartaginese, quando le divinità principali erano Ercole e Tanit: Pantelleria diventa definitivamente provincia Romana. Grazie agli scavi che hanno riportato alla luce i resti dell’acropoli oggi è possibile affermare che l’assetto urbano della città di Cossyra, antico nome romano di Pantelleria, era con tutta probabilità molto simile a quello odierno.

L’Acropoli (città alta) era stata realizzata sulle colline di San Marco e Santa Teresa, un luogo strategico per il controllo di tutta l’isola e  del porto.

Probabilmente l’acropoli aveva una destinazione perlopiù residenziale visto il numero cospicuo di ceramiche e la costruzione di cisterne idriche per la raccolta dell’acqua. L’anfiteatro funzionava probabilmente, viste le ridotte dimensioni come sede di comizi, o, come ha affermato scherzando il Prof. Schafer, per i consigli comunali.

Ieri si è compiuto un importante atto di dovuta riverenza e gratitudine verso la Perla Nera del Mediterraneo, isola dell’accoglienza per eccellenza, custode di storia millenaria, di culture straordinarie, nessuna mai completamente abbandonata. 

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

Cultura

Da Pantelleria a Parigi Francesco Belvisi porta la stampa 3D leggera nella nautica. Novità assoluta alla Jec World 2026

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Combinando manifattura robotizzata, progettazione strutturale leggera, materiali riciclabili e flussi produttivi digitali, NUGAE apre la strada a una nuova generazione di soluzioni per la cantieristica nautica più veloci, più leggere e più sostenibili

NUGAE introduce un nuovo paradigma per la stampa 3D di grande formato nella nautica a JEC World 2026 Parigi, JEC World 2026 — La deep-tech company italiana NUGAE presenta un’importante innovazione nella manifattura additiva di grande formato applicata al settore nautico, mostrando un componente strutturale che dimostra come la stampa 3D robotizzata possa trasformare il modo in cui imbarcazioni e grandi strutture in composito vengono progettate e realizzate.

Al centro dell’innovazione vi è UL-LFAM (Ultra-Light Large Format Additive Manufacturing), un sistema proprietario di produzione robotizzata sviluppato da NUGAE che consente la realizzazione di strutture di grandi dimensioni estremamente leggere con livelli di efficienza senza precedenti. A differenza dei processi tradizionali della cantieristica nautica, che richiedono stampi complessi e lavorazioni laboriose, il sistema NUGAE consente di produrre direttamente le geometrie strutturali attraverso processi di manifattura additiva robotizzata.

Questo approccio permette di ridurre in modo significativo peso, tempi di produzione e sprechi di materiale, ampliando allo stesso tempo la libertà progettuale. Il componente presentato a JEC World 2026 (Hall 5 – E148) rappresenta un esempio emblematico di questa filosofia: un grande elemento strutturale che pesa solo 37 kg, realizzato in 72 ore di stampa, utilizzando il 70% di materiale riciclato. Il progetto presentato a JEC è sviluppato da NUGAE nell’ambito del progetto NEMO – Design 4 Yacht Flexible Customization, realizzato in collaborazione con Politecnico di Milano. L’elemento esposto in fiera fa parte di un catamarano di 43 piedi attualmente in costruzione da parte di NUGAE.

Il sistema si basa su un ecosistema tecnologico proprietario sviluppato da NUGAE. Il primo elemento è la piattaforma robotizzata di stampa 3D di grande formato, progettata per produrre gusci strutturali complessi e componenti di grandi dimensioni destinati al settore nautico e ad altre applicazioni industriali. Il secondo elemento chiave è CoreLight3D®, un innovativo materiale core ultraleggero a base di polipropilene riciclato (PP). Sviluppato da NUGAE specificamente per la manifattura additiva robotizzata, il materiale è progettato per essere facilmente lavorabile mantenendo capacità di adesione con resine e compositi. Il terzo elemento è NU-Slice, il software proprietario sviluppato da NUGAE che gestisce il funzionamento del sistema robotizzato e implementa strategie avanzate di slicing e deposizione del materiale.

Insieme, queste tecnologie permettono la produzione di strutture a guscio leggere con geometrie interne integrate, ridefinendo il modo in cui grandi componenti possono essere progettati e realizzati.

La tecnologia è già operativa in contesti industriali ed è applicata a strutture nautiche, componenti di design e altri ambiti della manifattura avanzata. Sebbene il settore nautico rimanga il principale ambito di specializzazione dell’azienda — nel quale NUGAE mantiene una specificità che la rende probabilmente un caso unico a livello mondiale — la società sta esplorando anche altri settori industriali attraverso collaborazioni che verranno annunciate a breve. “Il nostro approccio è sempre stato guidato da un principio molto chiaro: leggerezza e ottimizzazione dei processi”, afferma Francesco Belvisi, Co-Founder di NUGAE. “Progettiamo componenti strutturalmente efficienti che non richiedono lavorazioni di post- processing onerose. L’obiettivo è ottenere pezzi che escono dalla stampante già pronti all’uso, riducendo tempi, sprechi e complessità lungo tutta la filiera produttiva.”

Combinando manifattura robotizzata, progettazione strutturale leggera, materiali riciclabili e flussi produttivi digitali, NUGAE apre la strada a una nuova generazione di soluzioni per la cantieristica nautica più veloci, più leggere e più sostenibili.

www.nugae.tech

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Pietro Gabriele porta il suo progetto di successo da Pantelleria alle Pelagie e crea “Lampedusa Interattiva”

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“Lampedusa Interattiva”: Pietro Gabriele presenta il nuovo ecosistema digitale dell’isola. Il digitale non come semplice vetrina, ma come infrastruttura utile

Il 4 marzo, il pantesco Pietro Gabriele ha presentato a Lampedusa il nuovo portale turistico e la nuova applicazione mobile dedicati all’isola: un ecosistema digitale pensato per valorizzare il territorio, migliorare l’accesso alle informazioni e creare un collegamento diretto tra turisti, imprese locali e comunità.

Il progetto nasce sull’onda del successo di Pantelleria Experience, l’app innovativa sviluppata da Pietro Gabriele negli ultimi anni, pensata per accompagnare i visitatori nella scoperta dell’isola attraverso strumenti pratici, contenuti geolocalizzati, informazioni utili e nuove modalità di interazione con il territorio. Dopo un lungo percorso di sviluppo, test e perfezionamento, quel modello è oggi pronto a uscire dai confini di Pantelleria per iniziare un nuovo cammino.

Grazie all’interesse e alla collaborazione con il tour operator Nagi Tour e con We Love Lampedusa, la pagina Instagram più seguita dell’isola e tra le più forti del panorama siciliano, il progetto è stato portato all’attenzione del Comune di Lampedusa e dell’AST, gestore dell’aeroporto. Un passaggio importante, che segna l’inizio concreto di una nuova fase.

Abbiamo intervistato Pietro Gabriele

In cosa consiste il progetto?

“Si tratta di un vero e proprio ecosistema digitale dell’isola. Non solo un’app, ma un insieme di strumenti pensati per semplificare la vita ai turisti e, allo stesso tempo, dare più valore alle attività locali. L’idea è quella di riunire in un unico spazio informazioni utili, servizi, attività, esperienze, strutture ricettive, noleggi, ristoranti, aggiornamenti e strumenti interattivi, così da rendere il soggiorno più semplice, più organizzato e anche più coinvolgente.

“Dopo quattro anni di test, sviluppo e lavoro sul campo con Pantelleria Experience, è arrivato il momento di espandere questo progetto. Il mio sogno è quello di far comunicare tutte le isole attraverso questo sistema e creare una rete comune di collaborazione.

“Le isole italiane sono spesso lasciate sole, costrette ad affrontare da sé problemi strutturali, collegamenti difficili, servizi frammentati e una comunicazione che troppo spesso non riesce a restituire davvero il valore del territorio. Progetti come questi possono aiutare non solo a valorizzarle, ma anche a renderle più forti, più connesse, più capaci di raccontarsi e di organizzare meglio la propria offerta.

Credo che la tecnologia, se usata bene, possa diventare uno strumento concreto per dare più opportunità ai territori insulari e per far sì che il turismo non resti qualcosa di superficiale, ma diventi sviluppo reale, visibilità, collaborazione e crescita condivisa. Credo che questo, a Pantelleria, nelle ultime 3 stagioni è stato ampiamente dimostrato.”

Com’è andata a Lampedusa?

Lampedusa è un’isola che ha molte cose in comune con Pantelleria, soprattutto per quanto riguarda alcune problematiche del territorio e il tema dei collegamenti. Al contrario di Pantelleria, però, ha molte più presenze turistiche e una tipologia di visitatore completamente diversa.

“Qui non c’è tanto il problema di far arrivare la gente, quanto piuttosto quello di riuscire a orientarla bene, a offrire informazioni chiare, a valorizzare in modo ordinato il territorio e a mettere realmente in rete le attività dell’isola. Anche Lampedusa, come Pantelleria, ha bisogno di strumenti che aiutino a ottimizzare la comunicazione, semplificare l’esperienza del turista e dare più forza alle realtà locali.

“Ho trovato un territorio molto vivo, con un grande potenziale, ma anche con un bisogno concreto di fare sistema. Ed è proprio lì che un progetto del genere può fare la differenza.”

Che risposta hai avuto dal territorio?

I lampedusani sono persone molto protettive nei confronti della loro isola, ma in realtà questa è una caratteristica che accomuna anche noi panteschi. Forse anche per questo mi sono sentito subito a mio agio. Sarà che anche io sono un orgoglioso isolano, ma ho trovato un territorio molto aperto, interessato e pronto a sostenere il progetto.

“Il Comune di Lampedusa mi ha aperto le sue porte e l’assessore al turismo Laura Casano ha espresso parole di entusiasmo durante la presentazione. Anche l’AST di Lampedusa mi ha accolto con grande disponibilità, arrivando a proporre una postazione di accoglienza direttamente agli arrivi dell’aerostazione per promuovere e far conoscere l’applicazione ai visitatori.

“Insomma, oltre al territorio, ho trovato enti pronti a sostenere il progetto. Per me questo è motivo di orgoglio, perché troppo spesso, al contrario, sulla nostra isola non viene dato il giusto credito ai progetti realizzati dagli stessi isolani. Si preferiscono spesso idee presentate da aziende esterne, confezionate bene sulla carta, ma che poi restano fini a se stessi e che, nella realtà, all’isola non portano nulla.

“Io credo invece che quando un progetto nasce da chi vive davvero il territorio, da chi conosce i problemi, i tempi, i limiti e anche la bellezza autentica di un’isola, allora quel progetto abbia molte più possibilità di essere utile davvero. Spero che in futuro si possa fare più attenzione.”

Un progetto che guarda oltre

La presentazione del nuovo ecosistema digitale di Lampedusa segna un passaggio importante non solo per l’isola, ma per una visione più ampia che guarda al futuro dei territori insulari italiani.

L’idea di fondo è chiara: usare il digitale non come semplice vetrina, ma come infrastruttura utile, concreta e capace di creare connessioni reali tra persone, imprese e luoghi.

Con Pantelleria Experience prima e con questa nuova espansione oggi, Pietro Gabriele porta avanti una visione che parte dall’identità isolana e prova a trasformarla in innovazione, collaborazione e opportunità.

Una rete tra isole, costruita da chi le conosce da dentro, potrebbe essere davvero l’inizio di un nuovo modo di pensare il turismo e la valorizzazione del territorio.

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Ambiente

Pantelleria, le guide del Parco impegnate nell’affascinante corso di formazione in Astrobiologia

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Ecco cosa sta accadendo al Lago di Venere

Al via il Corso di Formazione in Astrobiologia per le Guide del Parco

Nazionale di Pantelleria

Con al centro il Bagno dell’Acqua, laboratorio naturale per lo studio di ambienti estremi e delle possibili tracce di vita oltre la Terra

Ha preso avvio sabato 7 marzo 2026 un Corso informativo sull’Astrobiologia rivolto alle Guide ufficiali dell’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria. L’iniziativa, valutata e approvata dal Commissario Straordinario del Parco Italo Cucci ,nasce alla luce delle recenti scoperte scientifiche riguardanti il Lago Bagno dell’Acqua, un ambiente naturale caratterizzato da peculiari condizioni geologiche e geochimiche che lo rendono un importante “analogo astrobiologico”.

Contesti di questo tipo rappresentano infatti modelli naturali di grande interesse per la comunità scientifica internazionale, utili per comprendere processi, strutture e possibili tracce che potrebbero essere presenti (allo stato fossile o come possibili forme di vita microbica) su altri pianeti e satelliti del Sistema Solare, come Marte o le lune ghiacciate di Giove e Saturno. Il corso è coordinato dalla prof.ssa Barbara Cavalazzi, docente di Paleontologia presso l’Università di Bologna e studiosa impegnata da anni nel campo dell’astrobiologia e dello studio degli ambienti estremi come analoghi di ecosistemi extraterrestri.

L’obiettivo dell’iniziativa è fornire alle guide del Parco strumenti scientifici aggiornati per interpretare e comunicare al pubblico il valore di questo particolare contesto naturale, inserendolo nel più ampio quadro della ricerca astrobiologica internazionale. Alle attività didattiche partecipano docenti e ricercatori provenienti da diverse istituzioni accademiche e di ricerca: Luigi Zucconi e Fabiana Canini dell’Università della Tuscia, Monica Pondrelli dell’Università di Chieti-Pescara, Federico Lucchi dell’Università di Bologna, e Govannella Pecoraino dell’INGV – Sezione di Palermo.

Il progetto si inserisce nelle attività scientifiche del progetto HELENA – Habitat Estremi di Laghi vulcanici per l’Esplorazione Astrobiologica, che vede Pantelleria con il Lago Bagno dell’Acqua un laboratorio naturale per lo studio di ambienti estremi e delle possibili tracce di vita oltre la Terra. Al termine del corso saranno organizzati incontri aperti alla cittadinanza a Pantelleria, dedicati alla divulgazione scientifica e alla valorizzazione di uno degli aspetti più intriganti e appassionanti del patrimonio naturalistico dell’Isola che l’Ente Parco è chiamato a tutelare e promuovere.

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