Segui i nostri social

Sociale

Pantelleria – Giornata della Memoria, “Il dovere di ricordare” il 27 gennaio a La Tinozza

Redazione

Pubblicato

-

IL DOVERE DI RICORDARE

Venerdì 27 gennaio alle 17:00, presso il circolo “La Tinozza”, si terrà il secondo appuntamento del
“Caffè dei giovani”, il caffè letterario del Comitato Promotore per l’Arte, la Cultura e il Territorio
“Preziosa Pantelleria” curato dagli studenti della 5^ B del Liceo delle Scienze Umane dell’Istituto
d'Istruzione Secondaria Superiore “Vincenzo Almanza”.
L’evento avrà luogo nella “Giornata della Memoria” per commemorare le vittime delle
persecuzioni razziali, etniche e religiose operate dal regime nazi-fascista.
Il pomeriggio sarà incentrato su un percorso di letture, immagini e musiche ispirate al tema della
Shoah e principalmente a brevi passi tratti da due romanzi: “Il piccolo burattinaio di Varsavia” di
Eva Weaver e “La ragazza che giocava a scacchi ad Auschwitz” dell’autrice statunitense Gabriella
Saab. Entrambi i romanzi hanno per protagonisti dei ragazzi e, pur trattandosi di narrazioni
romanzate, traggono ispirazione da storie vere.

Il “Caffè dei giovani” è un progetto che nasce, nell’ambito dei Percorsi per le Competenze
Trasversali e l’Orientamento (PCTO), dalla sinergia tra il Comitato Promotore Preziosa Pantelleria e
l’I.S.O.I.S di Pantelleria, in collaborazione con il circolo “La Tinozza”, che ha offerto la disponibilità
dei locali. Il progetto indirizzato alla 5^ B del Liceo delle Scienze Umane vede i giovani promotori e
attori di eventi culturali e riflessioni su temi sociali, letterari, di storia e attualità.

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

Pantelleria, oggi commemorazione Giornata della Memoria

Redazione

Pubblicato

il

Si è tenuta in Aula Consiliare, a causa del freddo, la Cerimonia prevista per la Commemorazione delle vittime della Giornata della Memoria.

Alla presenza delle Forze Militari e Civili dell’isola, dei rappresentanti delle scuole, delle associazioni e di vari cittadini, c’è stato il saluto istituzionale e l’illustrazione del perché esiste la Giornata della Memoria e quanta parte deve ancora avere nelle nostre vite quotidiane e in quello che lasciamo alle prossime generazioni da parte del Vicesindaco Maurizio Caldo, seguita da un’introduzione al programma dell’evento fatto dall’Assessore Francesca Marrucci che ha ricordato i passaggi importanti sia della Shoah, che della Storia, sottolineando il messaggio forte che questo evento tragico ci trasmette e l’importanza di tramandarlo alle nuove generazioni, in particolare ha sottolineato il pericolo della mancanza di memoria e della progressiva disaffezione verso questa Giornata denunciata anche dalla Senatrice Liliana Segre.

Il Presidente del Consiglio Comunale, Erik Vallini ha ricordato nel suo intervento quanti conflitti, persecuzioni e discriminazioni ci sono ancora nel mondo e l’Assessore Leonardo Ferreri ha evidenziato le parole chiave della Giornata della Memoria, in un elenco tristemente attuale e che deve far riflettere.

Il Prof. Bernardo ha portato il saluto del Preside Antonio Provenza, oggi fuori isola.
Agli interventi si sono alternate tre brevi proiezioni, una sulla Seconda Guerra Mondiale e su come si è arrivati alla ‘Soluzione Finale’, uno con l’intervento di qualche giorno fa della Sen. Segre ed infine una commovente serie di testimonianze di deportati italiani ebrei, con la quale si è conclusa la cerimonia.
Un ringraziamento a quanti sono intervenuti, nella speranza che la memoria di mantenga viva, insieme alle emozioni, e ci aiuti a non continuare a commettere gli stessi errori.

Leggi la notizia

Sociale

Campobello, Pantelleria presente alla manifestazione “La Sicilia è nostra non di cosa nostra”

Matteo Ferrandes

Pubblicato

il

PER IL COMUNE SARANNO PRESENTI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, ERIK VALLINI E IL CAPOGRUPPO DI MAGGIORANZA STEFANO SCALTRITI

 

MERCOLEDÌ 25 GENNAIO, I DUE CORTEI DI CAMPOBELLO E CASTELVETRANO SI CONGIUNGERANNO PER DIRE UN NO NETTO ALLA MAFIA.

 

Il sindaco Giuseppe Castiglione e il sindaco Enzo Alfano, a nome delle amministrazioni di Campobello e di Castelvetrano e congiuntamente ai rispettivi presidenti del Consiglio Comunale, hanno indetto una manifestazione cittadina che si chiamerà “La Sicilia è nostra e non è di Cosa Nostra”, promossa per domani, 25 gennaio, con inizio alle ore 18.00 con ritrovo presso il vicolo San Vito, dinanzi il covo di Matteo Messina Denaro.

I cittadini di Campobello si riuniranno dinanzi la chiesa “Madonna di Fatima” e sfileranno in corteo sino a congiungersi con i cittadini di Castelvetrano, che arriveranno dalla parte opposta del paese (al confine di Castelvetrano), per gridare insieme un forte NO alla mafia.

Per il Comune di Pantelleria parteciperanno il Presidente del Consiglio Comunale, Erik Vallini, e il Capogruppo di Maggioranza, Stefano Scaltriti.

«Uniti possiamo essere ancora più forti contro la mafia – afferma il Sindaco Castiglione – In questa manifestazione, che è stata voluta anche dai tantissimi cittadini onesti e laboriosi che rappresentano il vero volto di Campobello e di Castelvetrano, abbiamo voluto coinvolgere anche gli altri sindaci della provincia, perché vogliamo mandare un messaggio forte e univoco di contrasto alla criminalità, ribadendo il nostro sentito ringraziamento alle Forze dell’Ordine che, con la cattura di Messina Denaro, hanno finalmente liberato il nostro territorio da questo terribile e opprimente male».

«Abbiamo raccolto subito l’invito dei Primi Cittadini di Campobello e Castelvetrano – dichiara il Presidente del Consiglio Comunale di Pantelleria, Erik Vallini – perché una presa di posizione ed un’affermazione netta del desiderio di legalità e giustizia deve arrivare da tutta la Sicilia, anche dalle parti più remote come la nostra isola di Pantelleria. In questi anni di mandato abbiamo sempre rivolto una particolare attenzione alla lotta alla mafia, al lavoro con le giovani generazioni per non dimenticare e ad un messaggio chiaro che con la mafia né si tratta né si convive. Mutuando la celebre frase di Paolo Borsellino: ‘La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.’»

Leggi la notizia

Sociale

Violenza di genere: la Sicilia è la prima regione per violazioni provvedimenti di allontanamento e seconda per revenge porn

Marilu Giacalone

Pubblicato

il

Alla videoconferenza del centro Pio La Torre gli interventi della sociologa Alessandra Dino e della penalista Monica Genovese. La prontezza delle mafie: “Donne ai vertici del clan”

 “La violenza di genere è una violenza strutturale, capillare, sistemica, complessa e trasversale a tutte le classi sociali. Secondo l’ultimo rapporto del ministero dell’Interno sui reati puniti dal cosiddetto ‘codice rosso’ la Sicilia ha un triste primato: con 881 casi è la prima regione per le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare, ed è al secondo posto per i casi di ‘revenge porn’, cioè la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Con queste parole la sociologa Alessandra Dino, dell’Università di Palermo, è intervenuta alla conferenza sulla “Violenza di genere nella società civile e nelle organizzazioni mafiose” promossa dal centro studi Pio La Torre nell’ambito del progetto educativo antimafia. Il dibattito, dopo i saluti della presidente Loredana Introini, è stato moderato dal presidente emerito Vito Lo Monaco, e ha avuto tra le relatrici anche la penalista Monica Genovese che, insieme alla professoressa Dino, ha risposto alle domande degli studenti. Oltre 225 le scuole collegate in videoconferenza che insieme agli studenti delle case circondariali hanno seguito l’incontro.

Secondo il report citato, “le lesioni permanenti al viso nei primi 9 mesi del 2022 sono aumentate del 17% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente”. “Sulla violenza di genere la legge è arrivata sempre un po’ in ritardo –ha dettol’avvocato Monica Genovese –  il legislatore ha aperto un varco solo nel 1996 con una serie di provvedimenti che poi sono sfociati nell’approvazione del Codice rosso. La convenzione di Istanbul, poi, ha posto il tema della necessità di passare dalla repressione alla prevenzione dell’abuso. In questo senso la misura protettiva del ricorso alle case rifugio per le vittime è una conquista in termini di tutela, ma perché costringere le donne a subire un’ulteriore violenza lasciando la propria casa? Una misura cautelare adeguata sarebbe quella di allontanare il maltrattatore”. 

Le due relatrici hanno sottolineato anche il ritardo nella percezione del ruolo svolto dalle donne nei clan mafiosi: “Ci sono donne che hanno ricoperto ruoli apicali – ha aggiunto Dino – come Nunzia Graviano, sorella dei boss Graviano, e Maria Filippa Messina, prima donna condannata nel 1997 al 41bis”. L’avvocato Genovese ha aggiunto: “La sorella del boss Matteo Messina Denaro ha svolto un ruolo chiave nella sua latitanza, eppure abbiamo rischiato che venisse assolta. Un ribaltamento nella sentenza è stato possibile grazie alle dichiarazioni di un parente del boss che ha rivelato il suo ruolo strategico. Le mafie evolvono anche nei costumi e sono pronte a mimetizzarsi come un camaleonte per necessità: con ritardo ci si sta finalmente rendendo conto dell’importanza del ruolo svolto dalle donne nelle consorterie mafiose, non più limitato alla tutela del silenzio, soprattutto quando gli arresti di fratelli, mariti e padri hanno decimato all’interno del clan elementi di rango gerarchico superiore. Purtroppo – ha concluso la penalista – quasi tutte le donne legate a uomini che hanno un ruolo di vertice nelle associazioni mafiose sono state oggetto di violenze fisiche e psicologiche”. 

“Anche nei contesti mafiosi le donne spesso tentato di giustificare l’uomo, lo abbiamo visto con Lea Garofalo e Carmela Iuculano”, ha aggiunto Dino. Per quanto riguarda poi il ricorso alla violenza nei clan, la sociologa ha sottolineato come ad esempio “nel caso della ‘Ndrangheta la rabbia inaudita che si esercita sul luogo della donna esprima la volontà di distruggerne il corpo e annullarne la voce”. O l’uso strumentale della violenza fatto dalla “mafia nigeriana che attraverso riti vodoo ha costretto alla prostituzione delle donne sottoposte sia a violenza fisica che a profondi abusi psicologici”.

Al centro dell’incontro anche lo stereotipo della mafia che ‘non colpisce’ le donne e i bambini – e qui il presidente Lo Monaco ha ricordato oltre al barbaro omicidio del piccolo Giuseppe di Matteo, l’assassinio del pastore Giuseppe Letizia che nel lontano 1947, 12enne, aveva assistito all’esecuzione del sindacalista Placido Rizzotto. 

Lungo sembra poi il percorso per sfuggire alla cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, come ricordato dalle due relatrici in alcune sentenze. “La vittima deve essere perfetta, passiva, oltrepassando ogni questione di disuguaglianza. Nel 2021 la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per stereotipi sessisti – ha sottolineato Dino – Il caso riguardava lo stupro commesso da sette uomini (noto alle cronache come lo ‘stupro della Fortezza da Basso’, ndr) diversi passaggi della sentenza della corte di Appello di Firenze, poi impugnata, avevano stigmatizzato la vittima, bisessuale, con commenti ingiustificati su ciò che indossava”.

“La prevenzione è possibile se ci sono dei reati sentinella, come lo stalking, che precedono il femminicidio, ma occorre una rivoluzione culturale – ha aggiunto la sociologa Dino – in una democrazia compiuta ci devono essere spazi nuovi e liberi dove la violenza può essere immediatamente riconosciuta”. 

A questo link il report citato nella videoconferenza di oggi: https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-11/2022_sac_brochure_violenza_sulle_donne.pdf

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza