Cultura
Pantelleria e i suoi cognomi: le ascendenze spagnole della Casata Salsedo / 1
Da tempo siamo impegnati nelle ricerche per una storia delle ascendenze spagnole di diverse famiglie pantesche quali i Garsia, i Salsedo, i Belvisi, gli Almanza, gli Aghilon, i Ferreri, i Cornado, i D’Aietti etc., qualcosa abbiamo già trovato, ma resta ancora molto da scovare sia negli archivi di Sicilia che in quelli di Spagna. Intanto cominciamo con i Salsedo.
Nel corso del presente lavoro verrà sempre usata la dizione Salsedo, anche se occorre precisare che nella originaria lingua spagnola la dizione esatta è Salcedo o anche Salzedo. Quest’ultime due versioni le ritroviamo peraltro in numerosi documenti dei registri parrocchiali di Pantelleria, che vanno dalla metà del 1500 ai primi decenni del Seicento.
La maggior parte degli studiosi spagnoli di araldica e genealogia, sia antichi che moderni, concorda nel far risalire le origini della Casa Salsedo al leggendario capostipite conte don Rubio Diaz delle Asturie, figlio di don Diego Ruiz o Rodriguez, conte di Norona, e di sua moglie principessa Ximena, figlia di Alfonso V re del Leon.
Intorno all’anno Mille dopo Cristo è il conte don Rubio, forse così nominato per la fluente capigliatura di color biondo-rosso e che aveva lasciato i domini delle Asturie per discordie con un suo zio, a dare il nome Salsedo ad una valle della terra di Alava sul golfo di Biscaglia detto anche golfo di Guascogna (Paesi Baschi). E ciò per i molti salici, che costeggiavano il fiume che scorreva nella valle; fiume chiamato da allora Salcedon e poi in seguito Cadagua. Di questa valle il giovane conte asturiano ne ebbe la signoria, e per aver fissato la residenza in un luogo della stessa detto di Aranguti, si conobbe il conte anche come don Rubio di Aranguti.
Nel luogo così prescelto, il conte fece costruire la prima casa torre dei Salsedo, che come testimonia in un suo scritto Juan E. Delmas resterà in piedi, pur con numerosi rifacimenti, fino al 1848. Sempre al conte don Rubio si fa risalire l’adozione di quello che sarà, per secoli, il leggendario stendardo da guerra dei Salsedo: due salici di verde in campo giallo.
Ricordo del vecchio retaggio asturiano deve essere poi la panela, caratteristica pezza araldica che orna l’arma del conte. Panela antico termine araldico spagnolo quasi intraducibile in italiano, è la foglia del pioppo nella espressione del cuore ardente, fedele e vigilante per il suo re e per la sua terra. Le cinco panelas puestas en sotuer, ovvero i cinque cuori posti a croce di Sant’Andrea, saranno, dalle origini fino ai tempi moderni, un vero e proprio marchio araldico dei Salsedo, tanto che le brisure effettuate dai vari rami della Casa, per distinguersi fra loro, riguarderanno generalmente gli smalti, in alcuni casi il numero e la posizione delle panelas, ma quasi mai la figura araldica della panela.
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L’arma originaria è d’oro ai cinque cuori di verde posti a croce di Sant’Andrea. Al momento
dell’insediamento nella valle di Salsedo, quest’arma si modifica nella seguente: d’argento al salice
sradicato di verde, caricato da uno scudetto di oro ai cinque cuori di verde posti a croce di
Sant’Andrea.
Unica erede del conte don Rubio è la bellissima donna Maria Arangutia de Salsedo, che va in isposa
a don Galindo Velasquez, III signore di Ayala, valle contigua a quella di Salsedo. Don Galindo è
figlio di don Vela Velasquez, II signore di Ayala, figlio a sua volta di quel conte don Vela, I signore
di Ayala, detto l’Infante di Aragona per essere figlio, legittimo o naturale, di un re aragonese non
ancora identificato con certezza dagli storici. Per qualche araldista è da identificarsi in don Sancio
Rasmirez, re di Aragona e Navarra. Noi propendiamo per un sovrano di data più antica.
Il conte don Vela, che aveva ricevuto la signoria della terra di Ayala da un re castigliano, di cui era al servizio quale apprezzato cavaliere, fissò la sua residenza in Respaldiza. E nella chiesa della Asuncion, in Respaldiza di Ayala, a sinistra del presbiterio si trovano le tombe del conte Vela e di suo figlio don Vela Velasquez. Il matrimonio tra donna Maria Arangutia de Salsedo e don Galindo Velasquez diede vita ad un’alleanza delle Case Ayala e Salsedo, che sarebbe durata da allora, siamo nella seconda metà XI secolo, fino alla prima metà del secolo XVII. Di quest’unione si legge la perseveranza, per secoli, nelle rispettive armi araldiche.
Negli scudi inquartati degli Ayala non è raro incontrare i cuori dei Salsedo, e nelle armi di quest’ultimi i lupi degli Ayala. Un bell’esempio poi di fusione delle due figure araldiche in un’unica arma ci è venuto dalla medievale torre fortificata di Llantada a Zalla, costruita da uno dei tanti rami dei Salsedo. In questa torre fu ritrovata una pittura raffigurante uno scudo dal campo di oro con un lupo errante del suo colore, armato e lampassato di rosso (per Ayala), cantonato da quattro cuori di verde (per Salsedo), bordura di rosso con otto croci di Sant’Andrea di oro. Da donna Maria e don Galindo nasce nell’anno del Signore 1096 don Garsia Galindez.
Egli riunisce nelle sue mani i vasti domini degli Ayala e dei Salsedo. E’ uno dei più potenti signori del suo tempo, nelle sue vene scorre sangue di re, della Casa reale di Aragona per parte di padre e della Casa reale del Leon per parte di madre. Per questo sangue reale, successivamente, i Salsedo di Viscaya alzeranno orgogliosamente per loro arma: uno scudo dal campo d’argento con un salice di verde, bordura di oro con otto cuori sempre di verde e con in cima le parole REY- SAL-CE-DO. Salsedo quale un re. Don Garsia Galindez decide di prendere il nome della Casa Salsedo, pertanto sarà don Garsia Galindez de Salsedo, IV signore di Ayala e I signore di Salsedo. Sulle sue torri fa sventolare il vecchio stendardo del nonno materno, quello dei due salici di verde in campo giallo.
L’uso di
3 poter prendere il solo cognome materno, o di ambedue i genitori, ha radici assai antiche in terra di Spagna. Annotiamo che secoli dopo ci sarà un altro apparentamento dei Salsedo con una casa reale, anche se questa volta extraeuropea. E’ quando a Ronda in Spagna, il 26 luglio 1702 donna Teresa Micaela Salsedo sposa il nobile don Jeronimo Miguel Montezuma, discendente diretto di sesta generazione di Montezuma imperatore degli Aztechi. Nipote di donna Teresa e di don Jeronimo è il generale Jeronimo Giron y Montezuma, comandante in capo delle forze spagnole alla battaglia di Mobile nel 1780. Nell’anno 1127 don Garsia Galindez de Salsedo sposa donna Alberta o Alverc Sanz de Zurbano, figlia di Sancio Garsia de Zurbano figlio di Garsia Sanz signore di Orozco figlio a sua volta di don Sancio conte di Viscaya. Donna Alberta è dunque pronipote del potente e ricco signore del contado di Viscaya, questa nuova alleanza familiare allarga sensibilmente la zona d’influenza della Casa Salsedo.
La profonda religiosità del I signore di Salsedo e della pia moglie Alberta si manifesta nella fondazione dei grandi monasteri di San Juan di Quexana (in una chiesa di quest’ultima cittadina una tarda tradizione vuole che riposino le spoglie mortali del leggendario don Rubio), di San Roman di Oquendo, di San Roman di Orozco e di San Vincente di Avando. Il matrimonio dei due viene allietato dalla nascita di tre figli: Pedro Garsia de Salsedo, il primogenito che però rinuncerà al titolo; Sancio Garsia de Salsedo, il secondogenito che sarà II signore di Salsedo e V signore di Ayala e che morirà eroicamente nella battaglia di Alarcos, combattendo contro i mori; Garsia Tuerto de Salsedo, terzogenito che darà vita al ramo cadetto dei Salsedo-Basurto, poi semplicemente Basurto, dall’arma d’argento ai cinque cuori fiammeggianti di rosso posti a croce di Sant’Andrea, con in punta ondato d’azzurro e d’argento. Dai Basurto deriveranno poi gli Asua, che useranno la stessa arma con la seguente brisura: in capo, sopra i cuori, porranno due lupi andanti al naturale posti in palo. Ciò per rivendicare l’appartenenza, oltre ai Salsedo (i cinque cuori), agli Ayala (i due lupi).
Il secondo signore di Salsedo e quinto signore di Ayala, don Sancio Garsia, detto el Cabezudo cioè l’Ostinato, è l’eroe per eccellenza della Casa Salsedo, il quale, benché si trovasse ormai in età avanzata, prende onorevole morte, con le armi in pugno, sul sanguinoso campo di battaglia di Alarcos o Alarcon nell’infausta giornata del 18 giugno 1195. All’ombra dello stendardo dai due salici di verde in campo giallo, muoiono con il loro capo e signore, combattendo valorosamente, circa 400 uomini d’arme della Casa Salsedo.
4 La battaglia di Alarcos vede la sconfitta dell’esercito di Alfonso VIII, re di Castiglia, da parte di un’armata di mori spagnoli, guidata da Abu Yusof Ya’qub e rinforzata da contingenti sbarcati dal Marocco. Abu Yusof da allora si fregerà del titolo di al Mansur, il Vittorioso. Alfonso VIII si prenderà però la rivincita, anni dopo, con la vittoria di Las Navas de Tolosa nel 1212. Anche questa volta saranno della partita dei Salsedo, nelle persone di don Fortun Sanz e don Rodrigo Sanz, figli dell’eroico Sancio Garsia de Salsedo, i quali vendicheranno così la morte del loro padre. (1 – continua)
Foto: stendardo di guerra dei Salsedo
Orazio Ferrara
Cultura
Vespa Club Pantelleria lancia “Miss Eleganza in Vespa”: cultura, tradizione e stile isolano in sfilata il 5 luglio 2026
L’evento promosso dall’A.S.D. Vespa Club coinvolgerà i circoli storici dell’isola in un viaggio tra eleganza e valorizzazione del territorio
Domenica 5 luglio 2026, dalle ore 21:00 alle ore 24:00, l’isola di Pantelleria ospiterà la manifestazione “Miss Eleganza in Vespa”. L’evento, ideato e organizzato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Vespa Club Pantelleria, nasce con l’obiettivo di celebrare l’eleganza degli abiti e la ricca cultura degli storici Circoli panteschi attraverso lo storico scooter italiano, simbolo di emancipazione e stile sin dal secondo dopoguerra.
Il progetto mira a valorizzare l’identità locale e la storia dell’isola, offrendo al pubblico dei residenti e ai numerosi turisti estivi uno spaccato autentico delle tradizioni pantesche, storicamente legate ai Crcoli e alle loro attività culturali. La sfilata prenderà il via dinanzi alla Chiesa Madre per poi concludersi sotto il Palazzo Comunale. Il percorso vedrà la partecipazione di 15 conducenti del Vespa Club e 15 donne per ciascuna delle tre categorie d’età previste: “Miss Young” (18-30 anni), “Miss Classic” (31-50 anni) e “Miss Lady” (51-70 anni).
Prima dell’inizio della sfilata, i Presidenti dei Circoli dell’isola avranno l’opportunità di presentare sul palco la storia, la nascita e l’impatto sociale dei propri sodalizi nella comunità.
A valutare il portamento e l’eleganza delle partecipanti sarà una giuria d’eccezione composta da 5 membri non panteschi, una scelta strategica mirata a garantire la massima imparzialità nelle votazioni. Saranno premiate le prime tre classificate per ogni categoria, mentre per tutte le altre partecipanti e per i conducenti delle coreografiche Vespa sono previsti premi di partecipazione in ricordo della manifestazione.
Il Presidente del Vespa Club Pantelleria, Giovanni Pavia, presenta l’evento con orgoglio e soddisfazione: “Sentiamo e crediamo profondamente che questa manifestazione possa attirare l’attenzione dei panteschi, ma soprattutto dei turisti, specialmente coloro che da anni frequentano l’isola. Non si tratta di una mera competizione, ma di una manifestazione unica per l’isola e per tutta la comunità, mirata a dare lustro alla nostra meravigliosa Pantelleria grazie alla cooperazione e allo spirito di aggregazione che ci contraddistingue.”
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Spettacolo
Bagheria si illumina di haute couture: l’International Fashion Week accende il Mediterraneo
Presentata l’iniziativa presso la Sala Piersanti Mattarella del Palazzo dei Normanni di Palermo. Moda, cultura, arte e spettacolo: un evento che parla il linguaggio universale dello stile

È stata presentata ieri mattina, nella prestigiosa cornice istituzionale della Sala Piersanti Mattarella del Palazzo dei Normanni di Palermo, l’International Fashion Week, iniziativa firmata dalla Camera Nazionale Giovani Fashion Designer, associazione di settore moda dell’UNSIC, capace di intrecciare moda, design, cultura, formazione e valorizzazione del territorio in una visione contemporanea e dal respiro internazionale.
Ad aprire la conferenza stampa è stata la presidente della CNGFD, Alessandra Giulivo, che ha definito la manifestazione «un appuntamento ormai molto atteso a livello nazionale», sottolineando come l’evento sia diventato negli anni un progetto itinerante capace di accendere i riflettori su territori diversi, mettendo in rete eccellenze del Made in Italy, stilisti internazionali e nuove generazioni.
L’evento andrà in scena dal 28 al 30 giugno, trasformando Bagheria in un palcoscenico diffuso di creatività, dove estetica, ricerca stilistica e contaminazioni artistiche daranno vita a un racconto immersivo dedicato al futuro della moda. Non sarà soltanto una rassegna di sfilate, ma un’esperienza totale: un vero fashion system experience, in cui la città diventerà un set a cielo aperto tra eleganza scenografica, performance, installazioni e ospiti di rilievo internazionale.
Tra i momenti più attesi, il suggestivo défilé del 29 giugno alle ore 20, quando l’iconica scalinata e le colonne di Palazzo Villarosa si trasformeranno in una passerella monumentale sospesa tra storia e contemporaneità. Un luogo simbolico che diventerà teatro di una narrazione estetica fatta di luce, architettura e haute couture.
«L’obiettivo è portare la moda dove può dialogare con il territorio e promuovere il patrimonio culturale», ha spiegato Alessandra Giulivo. «La scelta di luoghi storici diventa il palcoscenico ideale per unire creatività, tradizione e innovazione. L’International Fashion Week vuole essere una leva strategica per promuovere non soltanto la moda, ma anche l’artigianato e tutte le eccellenze produttive».
Le collezioni in passerella esploreranno nuove frontiere espressive: visioni audaci, sartorialità evoluta, ricerca materica e dialogo tra tradizione e innovazione tecnologica saranno le direttrici creative degli stilisti protagonisti.
Maison, brand e nomi altisonanti della moda del calibro di Franco Ciambella, Addy Van Den Krommenacker, Maison Celestino, Valentina Vidrascu, Mimì et Mamà e Rogowskie Bridal saranno insigniti del prestigioso Golden Muse Award 2026.
«Al centro dell’evento ci sono le eccellenze del Made in Italy, ambasciatrici di qualità, sartorialità e creatività», ha dichiarato Giulivo. «Ogni collezione racconta storie di tessuti pregiati, lavorazioni artigianali e dettagli curati. Gli stilisti internazionali portano contaminazioni culturali e idee nuove, trasformando la manifestazione in un laboratorio globale di ricerca e innovazione».
Particolare attenzione viene riservata alle nuove generazioni attraverso il concorso “New Generations”, dedicato agli studenti delle accademie e degli istituti di moda.
I due finalisti, Gabriele Villanova e Chiara Ruperto, presenteranno i capi realizzati partendo dai bozzetti selezionati da una commissione tecnica. I loro lavori sfileranno per la prima volta durante l’evento del 29 giugno.
Al vincitore sarà assegnata una borsa di studio, uno stage professionale presso la maison De Santis by Martin Alvarez e una dotazione di software professionali messi a disposizione da Pro2Dev, per un percorso concreto di inserimento nel settore moda.
Durante la conferenza stampa l’onorevole Salvatore Geraci, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana, ha messo al centro proprio i giovani: «Il messaggio è forte e fresco. Vogliamo dare ai talenti emergenti una vetrina importante e la possibilità di dimostrare il proprio valore. Moda, giovani, sviluppo e cultura possono camminare insieme e rappresentano una concreta opportunità di crescita per chi decide di investire il proprio talento».
Anche il presidente regionale UNSIC Sicilia, Salvatore Falzone, ha rimarcato il valore dell’iniziativa: «La moda rappresenta uno dei settori più prestigiosi dell’economia italiana. Significa impresa, lavoro, formazione e opportunità per i giovani. Manifestazioni come questa contribuiscono a creare valore, favorire nuove opportunità e rafforzare il legame tra tradizione e futuro».
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Giovanni Minutella, direttore provinciale dell’ENASC, che ha sottolineato il valore culturale e sociale dell’iniziativa: «Eventi come questo rappresentano un’occasione straordinaria per valorizzare il territorio e creare connessioni tra cultura, impresa e creatività. La moda diventa così uno strumento di promozione e sviluppo, capace di raccontare l’identità dei luoghi e di offrire nuove prospettive ai giovani».
Prima dell’inizio delle sfilate, alle ore 17, Palazzo Villarosa ospiterà un talk televisivo con eccellenze italiane curato da Piero Muscari, seguito alle ore 19 dal red carpet, momento di incontro tra ospiti, stilisti e protagonisti del fashion system internazionale.
Tra luci scenografiche, installazioni artistiche, musica e atmosfere immersive, Villarosa si trasformerà in una vera e propria cattedrale contemporanea della moda, dove ogni collezione diventerà racconto, emozione e visione.

È ufficialmente iniziato il countdown per l’International Fashion Week: un evento destinato a lasciare un segno indelebile, trasformando Bagheria in un nuovo epicentro del glamour mediterraneo e della creatività internazionale.
Cultura
Pantelleria, grande partecipazione all’inaugurazione del bunker di Bukkuram: il successo della storia
Il recupero dell’area eseguito in sinergia tra Enti e uomini
Si è tenuta ieri, meercoledì 24 giugno 2026, l’inaugurazione della valorizzzazione dell’area bunker della sede logistica dell’Esercito di Bukkuram.
Una contrada rigogliosa per colori e umori ha acoolto i visitatori, con dammusi antichi a fare capolino tra le lievi alture e i terreni coltivati a vite.
Tra militari, civili, turisti e panteschi, l’atmosfera era pregna di emozione e commozione, specie a seguito dei racconti degli attori principali dell’evento: dal Presidente dell’Associazione Barbacane, Carmine Acierno, al Presidente del Parco, Italo Cucci, dal Sindaco Fabrizio D’Ancona al direttore del Parco, Carmine Vitale, un susseguirsi di racconti antichi e di attualità, laddove l’una si interseca con l’altra.
Si è così riaperto un sipario della storia di Pantelleria e dell’Italia tutta molto delicato e anche molto sofferto, che tuttavia ha lascaito qualcosa che merita memoria.
Pantelleria, definita la vedetta del Mediterraneo, ora è protagonista di una importante parentesi di archeologia bellica, su cui il Comune e le associazioni stanno investendo con progetti ambiziosi ma al contempo sicuri e concreti.
Come quello attuale, che l’Associazione Barbacane ha realizzato grazie alla Democrazia Partecipata, che ha visto l’adesione di tantissimi residenti appassionati di cultura isolana.
Un passato remoto piuttosto vicino e sofferto, racchiuso in luoghi che hanno ospitato una vita fatta spesso di lutti o goliarida, a seconda dell’età.
Il compiacimento del Sindaco per il recupero di un percorso antico ricostruito negli ultimi anni, con la passione e la tenacia di quanti ispirino la propria attività per una Pantelleria riscoperta, altisonante e protagonista della storia.
Tanti i testimoni in questo pomeriggio di storia e amore verso Pantelleria: associazioni, personaggi che hanno messo la loro firma in un momento epocale per la cultura dell’isola
Dal Centro Culturale Giamporcaro, alle Guide del Parco, dall’Associazione L’Albero Azzurro a quella dell’Aeronautica al Circolo Corso Umberto, sono solo alcune intercettate d’impatto nel corso del pomeriggio
Dopo le asinelle pantesche Laura e Iris che hanno animato gli esterni dei bunker, le scoperte degli arredi e monili di classe decisamente bellica
Da queste immagini, l’esplorazione della galleria resa incredibilmente suggestiva da un gioco di luci e una regia raffinata ed efficace
Un anno e mezzo, per realizzare tutto ciò, per arricchire Pantelleria di questo pregio storico: tutti i protagonisti hanno lavorato alacremente, alla luce splendida e fiera di una “tacca” nella cultura isolana, con un nuovo contributo nella sua archeologia bellica, che ancora ha tanto da far scoprire e raccontare.
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