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Pantelleria, Dario Ferrante alla 20ª Milano Marathon insieme a Parisi – Intervista

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“Simone è il mio modello”

 

Con Dario Ferrante, sono due i panteschi che andranno a gareggiare la ventesima edizione della Milano Marathon.

Dopo la sua prova nella mezza maratona di Cagliari, l’atleta ventiquattrenne si sta preparando per la sua prima maratona.

Lo abbiamo intervistato in queste ore che si trova nel capoluogo sardo, dove vive al momento per  impegni universitari per approfondire come si sia deciso a mettersi in gioco in una competizione così impegnativa e dura come una maratona.

Innanzitutto, volevo chiederle quando nasce la passione per la corsa? Corro ormai da 10 anni. A 14 anni giocavo a calcio e sentivo la necessità di aumentare il fiato e avere una maggior resistenza. Quindi la cosa è iniziata come hobby, come diversivo, per un mio benessere mentale soprattutto e senza nessuna finalità o obbiettivo. Nel tempo, però, sono arrivato al livello di Simone Parisi.

“Non nascondo che fino a poco tempo fa non vedevo le gare come uno obbiettivo, perchè volevo lasciare alla corsa il ruolo di svago. Una competizione agonistica comporta molti sforzi, con preparazione fisica anche attraverso il regime alimentare, ma anche preparazione mentale. Studiando molto, non ho molto tempo o stimolo a gareggiare a questo livello.”

Ma quest’anno si è cimentato nella mezza maratona di Cagliari…Si ma io ho gareggiato semplicemente perchè mi trovavo a Cagliari e mi sono buttato nel gruppo dei corridori. Mi sono cimentato, ottenendo un ottimo risultato, peraltro. In fondo, l’obbiettivo di una Maratona io l’ho sempre avuto dentro di me: spesso mi capitava di uscire a correre, percorrendo anche 38 chilometri, ma senza mai una finalità, solo per misurare me stesso. L’idea di percorre i canonici 42 chilometri, finora, mi spaventava.

“Per questo motivo quando, appunto ho cominciato seriamente a correre in un percorso impegnativo come questo, anche ai fini della gestione della gara, volevo farlo affiancando Simone Parisi. 

“Così l’altro giorno ho mandato un messaggio a Simone il quale mi parlava di Milano e mi sono iscritto, nonostante non abbia ancora delle tabelle di preparazione mirate. Domenica scorsa, così, ho corso 42 chilometri, sotto le tre ore, che per me è realizzare un sogno di una vita.”

Quindi lei parteciperà, il 3 aprile, alla maratona di Milano,  insieme a Simone Parisi. Quale sarà il suo obbiettivo quel giorno? “Stimo tantissimo Simone e per me è un modello: arrivare alla sua età, con questa passione incredibile. Pensare che sia andato a gareggiare alla Maratona di New York, che è il top delle corse, lo rende ai miei occhi un vero esempio.

“Il 3 aprile avrò come obbiettivo: correre con Simone e completare il percorso. Lo seguirò per come lui imposterà la gara, sarò al suo fianco e cercherò di portare al termine la Maratona. Io cercherò di aiutare Simone, poichè viene da un periodo difficile, per le reazioni ai vaccini e non ha potuto recuperare velocemente la forma. 

“Dopodiché inizierò a pensare al futuro come maratoneta, forse!”

 

Marina Cozzo

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Questo contenuto è proprietà intellettuale della Nous Editore srls, senza tacito consenso ne è vietata ogni riproduzione, totale e parziale di testi e immagini, anche in forma di link

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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intervista

Beppe Fontana lo chef-architetto di Pantelleria – Intervista tra i fornelli de U’ Friscu

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Chiusa la stagione estiva all’Altamarea, Beppe Fontana riapre la sua cucina presso l’osteria “U’ Friscu”, in contrada Scauri, e noi andiamo ad intervistarlo.

Lo chef  è proprio innamorato di Pantelleria, che ha conosciuto 40 anni fa. E’ venuto qui come turista? “Si, ma poi ho sentito un richiamo che mi ha portato nuovamente qui.”

Sull’isola ora ha messo le sue radici. Sempre pronto a scendere in campo con la sua sicilianità che spicca nella simpatia, nella sua ospitalità, nella sua battuta sempre pronta. Una sua perla è “Siamo nati per soffriggere” che evoca l’essenza del nostro uomo siciliano, anzi palermitano.

Classe 54, Fontana si racconta in un sobrio fiume di ricordi, partendo dagli studi universitari “Io nasco come architetto. Avevo già il mio studio ben avviato, ma, all’età di 33 anni e a pochi esami dalla laurea, mi sentivo stanco e intrappolato. Così inizio il mio percorso nella ristorazione con il locale The Orange Tree, a Palermo, che stavano vendendo: in tre giorni ho cambiato la mia vita e la mia carriera. Da qui ho aperto altri ristoranti come FNT (tratto dal mio codice fiscale), Villa Giuditta, e altri ancora. Prima di tornare a Pantelleria ho aperto il Bridge Club nell’isola di Panarea, nelle Eolie.”

Ma lei è un autodidatta, peraltro di una cucina ricercata? “Si, ho sempre avuto una infinita passione per la cucina, che ho iniziato a sperimentare a 14 anni. Poi ho trasformato questo hobby in un lavoro, avvalendomi di tecniche che escludono l’uso del fritto.”

Che piatti porta, adesso, a U’ Frisco? “Porto la Sicilia in tavola: troveremo Palermo, Pantelleria e altre città e tipicità, ma con rivisitazioni dovute alla stagione o all’estro che mi ha fatto rivisitare spesso piatti, rendendoli ancora più appetitosi. La mia particolarità è quella di portare la cucina di casa al ristorante, offrendo ai miei ospiti piatti tradizionali riformulati affinchè siano sempre leggeri e appetitosi al contempo.

“La trippa alla parmigiana; insalata di finocchio, arance e acciughe; bucatini con i broccoli; maccheroncini con  le sarde; sformato di carciofi; baccalà alla ghiotta; pittinicchi salsiccia e involtini di cotenna con il sugo; inoltre, la mia pasticceria, famosa perchè è  pocodolce: per esempio il mio cannolo con la cialda cotta al forno.”

Qui, a Pantelleria, dove ha esordito come cuoco?Mentre ero a Panarea, venivo chiamato per aprire Sesiventi, dove ho portato appunto la mia cucina siciliana riformulata. Poi ho lavorato alla Vela, anche all’Altamarea e ora mi è stato chiesto di dirigere U’ Friscu.”

 

Beppe Fontana è un cuoco giramondo che visto tanti posti e conosciuto tanta gente e realtà.

Negli ultimi anni il nostro cuoco ha lavorato presso Il Gattopardo di Palermo, dove ha realizzato un connubio tra cucina e arte. Non dimentichiamo il suo trascorso di architetto, cultore del gusto e della bellezza, che non smette di fargli da stimolo.

Ma ha anche cucinato a New York, su Central Park al ristorante San Domenico, di compagnia a Nino Graziano (il primo cuoco siciliano inserito nella Guida Michelin. Rientrando in aereo, lo chef è stato intercettato e ingaggiato per cucinare per il Dopo Festival di Sanremo.  Poi è stato anche all’Istituto della Cultura Italiana in Stoccolma per la Regina di Svezia, Silvia Renate Sommerlath, (che non ha potuto assaporare la cena preparata con tanta passione perchè era la sera dell’11 settembre 2001).

Durante le festività, U Friscu rimarrà aperto portando in tavola anche le tipicità siciliane della tradizione natalizia.

A proposito del Natale, ecco i dolci preparati dalla golosa creatività di Domenica che ha pensato di farcire i pandoro con gelato di sua produzione.

 

L’osteria è aperta sia per pranzo e cena, ma anche per gli apertivi di entrambe le fasce orarie.

 

 

Il locale, con la sua cucina a vista, facilita di osservare il nostro simpaticissimo chef  all’opera, con il suo aiuto cuoco, Claudio Salerno.

 

Marina Cozzo

 

 

 

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cronaca

L’Onorevole Donato in visita istituzionale a Pantelleria – Intervista

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In questi giorni, l’Europarlamentare della Lega, Francesca Donato, si trova in visita a Pantelleria, per tavoli politici sulle emergenze dell’isola.

L’onorevole si interessa molto, nel suo percorso politico, delle Isole Minori e delle problematiche annose che le affliggono.

Ieri pomeriggio ha partecipato anche alla cerimonia di intitolazione del Museo del Mare al compianto archeologo Sebastiano Tusa.

Non potevamo non strapparle una breve intervista.

Onorevole Donato è la prima volta che viene a Pantelleria? “No la prima volta è stata ad aprile, durante la mia campagna elettorale. Ma è stata una toccata e fuga. In questa occasione, invece, sto assaporando l’isola, comprendendone le criticità ma anche le potenzialità del territorio”.

Avete tenuto un incontro pubblico, lo scorso 11 agosto su diversi temi, vuole parlarcene? Infatti, abbiamo iniziato parlando di turismo. So che ci sono tanti turisti che vorrebbero avvicinarsi a Pantelleria ma per alcune problematiche, prediligono altre mete. Un lato affascinante di questa isola è di essere respingente, questa struttura molto selvaggia, la difficoltà degli accessi al mare, etc. però in un momento storico come questo, in cui la ripresa economica è fondamentale, dopo il Covid, in un periodo di calo della natalità. Allora è importante che si cominci a ragionare con una prospettiva  di futuro diversa, di rinnovamento e rinnovazione. Abbiamo sollecitato al sindaco l’adozione del piano urbanistico e del particolareggiato per avviare uno sviluppo dell’area urbana che ne ha molto bisogno e anche la via delle comunicazioni interne, in parte di competenza del Comune e in parte dell’Ente Parco. Anche quest’ultimo ha grosse responsabilità sia per la gestione del territorio per le competenze che gli spettano, ma anche per il ruolo che deve giocare per la tutela della produzione agricola dell’isola: lo zibibbo, la coltura eroica. Anche su questi aspetti mi sono interessata e spesa e deve assolutamente essere attenzionato. La produzione dello zibibbo è un patrimonio importantissimo sia per la qualità del prodotto che il riconoscimento arrivato dall’Unesco.

“Si è discusso anche sul Punto Nascite, che è un diritto costituzionale. Ci sono tutti i presupposti, perchè questo diritto alla nascita venga garantito ai cittadini panteschi. La Regione adesso ha deciso, dopo sollecitazioni e riflettori sempre puntati, di intraprendere una riapertura ex novo di un Punto Nascite a Lampedusa e questo significa si può fare anche a Pantelleria. E’ questo che chiederemo all’assessore Razza. E’ vero che ci sono problemi di autorizzazione da parte del ministero della Salute, ma possiamo valutare possibili deroghe o modifiche. Una gestante ha diritto di essere seguita anche sul suo territorio senza doversi spostare. Se non ha una gravidanza a rischio, essa ha tutto il diritto di partorire nella propria terra. Tutti questi aspetti dovranno essere molto attenzionati ed è quanto mi sto occupando io come deputato europeo, perchè ritengo che rientri nel mio mandato.”

Noto dalle sue parole che si sta affezionando a noi panteschi, confidiamo in una sua partecipazione nei suoi ranghiVeda, il nostro partito fa della presenza sui territori della prossimità dell’ascolto, un grandissimo valore e strumento di concretezza. Venire a Pantelleria oltre che essere un grande piacere per quello che mi sta dando è anche un dovere.”

Unire il piacere al dovere è il modo più bello e gratificante per lavorare e noi auguriamo all’Europarlamentare Donato un ottimo lavoro.

Marina Cozzo

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Pantelleria, intervista a Juan Diego Puerta Lopez regista di Livia Lupattelli in “Contro. Rita Atria, morte per solitudine”

Giuliana Raffaelli

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Una giovane donna. Una casa da ristrutturare. Scatoloni da aprire. Un libro ritrovato.

Un soffio che porta via la polvere e riaccende il ricordo. “Rita Atria mi ha bussato alla porta” dice con trasporto Livia. E mentre la lettura avanza veloce (solo due ore per finire il libro cui si ispira l’opera teatrale) l’anima di Rita entra nell’anima di Livia.

Una vibrazione all’unisono. Dammi voce. Sono solo poco più di una bambina. Ho vissuto con forza e disperazione la mia breve vita. Ho anche creduto di potercela fare con l’aiuto di Paolo. Ma poi tutto è crollato fuori e dentro di me. “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta” scrisse Rita in una pagina del suo diario prima di uccidersi il 26 luglio 1992 a soli 17 anni, una settimana dopo la strage di via d’Amelio.

Sembra quasi la trama di un film drammatico nata dalla penna di un abile scrittore. Ma non è finzione. Non è immaginazione. È realtà. Una cruda realtà. Un grido di aiuto che viene dal passato. Una storia che ti getta addosso un inaccettabile senso di disperazione e impotenza. Ma che può essere superato con l’arma della conoscenza.

Conoscere per non dimenticare.

Ne abbiamo parlato con Juan Diego Puerta Lopez, regista di questa opera teatrale sconvolgente e, al contempo, raffinata.

Come è nata l’idea del progetto? “L’idea è stata di Livia Lupattelli che mi ha chiamato e proposto il bellissimo testo «Una ragazza contro la mafia» di Sandra Rizza. Il libro e la storia di Rita Atria mi hanno toccato personalmente. Non è stato difficile entrare in empatia con la narrazione. Io vengo da una città della Colombia che si chiama Medellín e sono nato proprio nel quartiere di Pablo Escobar. Ero bambino e adolescente negli anni più sanguinosi del narcotraffico (gli anni ’80 e ’90). Ho vissuto sulla mia pelle la terribile sofferenza di veder ammazzati il tuo migliore amico o la tua amica. Essere qui oggi vivo, per me, è un grande regalo della vita, da condividere.

“Quando ho letto il libro non ho avuto difficoltà a entrare in empatia con la storia. Mi sono immediatamente rivisto in tante dinamiche. Sono tante le storie che ci accomunano. Anche se Sicilia e Colombia possono sembrare lontane, i meccanismi mafiosi ci uniscono. Ho sentito che quella storia mi apparteneva e ho detto a Livia «mi interessa molto, parliamone».

“Ovviamente abbiamo tratto ispirazione dal libro e grazie a Roberta Calandra, drammaturga, è nato l’adattamento teatrale. E abbiamo intrapreso il viaggio che ci ha portato qui”.

In che modo Ennio Fantastichini è legato a questo progetto? “Ennio fece una interpretazione magistrale di Giovanni Falcone nella fiction “Paolo Borsellino”. Una meravigliosa interpretazione degli eventi che sconvolsero l’Italia negli anni di piombo, una delle pagine più cupe del nostro Paese. Ho ammirato tantissimo Ennio, un attore per certi versi scomodo che andava contro un sistema, un attore di grande sensibilità che ha fatto scelte personali e precise. Un uomo molto coraggioso. É per questa profonda ammirazione che nutro per lui che sono qui oggi a ricordarlo e a rendergli omaggio con questa opera teatrale”.

Vuole raccontarci brevemente la storia di Rita Atria?  “Rita Atria è stata una ragazza molto coraggiosa alla quale, a soli 11 anni, hanno ammazzato il padre perché era un boss della mafia e poi suo fratello Nicola. Lei a un certo punto si è ribellata, ha deciso di denunciare i mafiosi e la gente di potere, la gente che controllava la vita degli altri.

“Paolo Borsellino è stato fondamentale per lei perché la prese come una figlia e l’ha protetta. Era il suo riferimento. È stato lui a portarla davanti ai magistrati: seguirono tanti arresti e tante denunce proprio grazie al coraggio di Rita. Tristemente, dopo la morte di Borsellino lei si è trovata in solitudine e scrive nel suo diario (come avviene a fine spettacolo) “io senza Paolo sono morta” e si suicida. Aveva 17 anni. Invito tutti, soprattutto i giovani, a leggere questa storia: la storia di una eroina molto coraggiosa che ha scritto un diario meraviglioso, con frasi toccanti e commoventi. Invito soprattutto le scuole a promuovere la lettura di persone coraggiose come Rita che purtroppo quasi nessuno conosce ma che realmente hanno lasciano un segno indelebile nella storia del Paese e di tutti noi”.

Il ruolo dell’artista è davvero molto importante per traghettare queste storie ai giovani di oggi. “Infatti è vero. Io ho voluto aderire teatralmente a questo progetto perché penso che l’artista debba trovare il modo di lasciare un segno nelle persone, soprattutto nei giovani che sono il futuro. Io penso che l’artista abbia una grossa responsabilità: siamo pochi nel mondo ed è come se fossimo stati scelti per portare un messaggio diverso. Io credo molto nell’incontro con le persone.

“A me non interessa arrivare alle masse: anche riuscire ad arrivare al cuore di una singola persona è un grande successo. Come abbiamo cercato di fare venerdì sera scorso, nella piccola piazza di Pantelleria. Raggiungere almeno un cuore.

“Il teatro dal vivo, attraverso il contatto con le persone, guardandole negli occhi, riesce a trasmettere emozioni forti e può contribuire a dar voce a storie come queste perché non vengano dimenticate. Abbiamo portato in scena un dolore universale. Visto il mondo in cui viviamo è molto importante dare speranza e coraggio. Ricordare Falcone, Borsellino e Rita Atria in questo meraviglioso luogo che è Pantelleria e farlo in onore di Ennio Fantastichini è per me molto importante”.

Questo spettacolo è stato magistralmente interpretato da Livia Lupattelli ma al suo successo hanno contribuito molte persone. Li vogliamo menzionare? “Abbiamo fatto un grosso lavoro di gruppo con tanti artisti, giocando con musica, video e luci per rendere quest’opera molto visiva, molto organica, viscerale.

Mi sono trovato molto bene a lavorare con Livia che non ha interpretato Rita, ma ha dato voce a Rita attraverso le parole.

Ma in tanti hanno contribuito alla riuscita del progetto e voglio ricordarli e ringraziarli tutti. La Digital Farm che si è occupata della Musica; Noemi Colitti al Video; Giovanni Bardinella, il mio Assistente alla regia; Marco Macrini come Consulente tecnico; Paolo Costa al Suono; “SiTenne” per i Costumi: Giulia Bellavitis alla Fotografia; Julieth Caro per Disegno della locandina; Umberto Massa “Kubla Khan” per l’organizzazione generale. Un sentito grazie a Fiammetta Borsellino per essere qui con noi”.

Nella foto di Serafino Graziano: Livia Lupattelli, Juan Diego Puerta Lopez e Fiammetta Borsellino

 

Giuliana Raffaelli

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