Economia
Pantelleria – Agricoltura, 30mila euro per acquisto macchinari comunitari e per sovranità alimentare
PANTELLERIA, AGRICOLTURA: 30 MILA EURO PER ACQUISTARE MACCHINARI AGRICOLI COMUNITARI E PER LA SOVRANITÁ ALIMENTARE
AL VIA GLI INCONTRI DELLA COMMISSIONE TERRITORIO ZERO CON I CITTADINI PER DECIDERE CHE MACCHINARI ACQUISTARE E COME CREARE UNA RETE PER LA PRODUZIONE DOMESTICA DI CEREALI E LEGUMINOSE
Nell’ultimo Consiglio Comunale, grazie ad un emendamento della maggioranza, sono stati stanziati 30.000,00 € per l’acquisto di macchine agricole comunitarie e la creazione di una rete per la sovranità alimentare di produzione domestica di cereali e leguminose per il fabbisogno famigliare domestico.
Nella somma stanziata dal Consiglio Comunale, una parte è destinata all’acquisto dell’attrezzatura, un’altra, non meno importante, è per l’organizzazione condivisa con la cittadinanza, sia del sistema di controllo delle sementi e che della logistica del sistema di produzione e di semina.
L’acquisto dei macchinari comunitari è vincolato all’interesse che la cittadinanza dimostrerà per questa rivoluzionaria iniziativa, che ha lo scopo di arrivare negli anni a una sovranità alimentare distribuita e condivisa, uscendo dalla morsa di sudditanza dalla terraferma.
Per questo motivo, serve grande impegno e partecipazione da parte di tutti i panteschi per iniziare questo percorso e arrivare a un sistema stabile e strutturale nel tempo.
Nelle prossime settimane inizieranno gli incontri in Commissione Comunale ‘Territorio Zero’ per delineare la strada da intraprendere per arrivare al prossimo autunno pronti e organizzati e i panteschi interessati potranno partecipare alle stesse come parte attiva e consultiva.
La prima convocazione è fissata per martedì 24 gennaio alle ore 16.30 presso l’Aula Consiliare.
PERCHE È IMPORTANTE L’ACQUISTO DI MACCHINE AGRICOLE COMUNITARIE E LA SOVRANITÁ ALIMENTARE?
Lo scopo: dare a ogni cittadino la possibilità di seminare e produrre per sé e la propria famiglia il fabbisogno annuale di cereali e leguminose (base alimentare umana) senza l’aggravante di spendere migliaia di euro in attrezzature indispensabili per una riuscita ottimale del prodotto.
Macchinario Comunitario: si tratta di una trebbia trasportabile che sia in grado di pulire piante officinali (origano), legumi (lenticchie, piselli, ceci, ecc.), cereali (orzo, grano, farro).
Banca del seme: si tratta di una cella frigorifera per la conservazione delle sementi e un ufficio il monitoraggio e il controllo delle sementi e delle semine.
Il Consigliere Comunale e Capogruppo di maggioranza, Stefano Scaltriti, che ha proposto e portato avanti il progetto DECO in questi anni, così spiega l’importanza di questo riconoscimento: “Il prossimo autunno sembra lontano, ma se si vuole arrivare in tempo, ora è il momento di iniziare a percorre questa strada. Una strada che può sembrare utopica e irrealizzabile, ma ormai il presente ed il recente passato dovrebbero averci insegnato che non esiste nulla di utopico e che la realtà può superare abbondantemente la fantasia. Non fare tesoro delle esperienze passate, oltre che da ciechi, è da stolti”.
Il Sindaco, Vincenzo Campo, che ha fortemente voluto l’incremento del Fondo Interventi in Agricoltura, con i 30.000,00€ dell’emendamento di Bilancio presentato dalla maggioranza, fa un appello ai panteschi: “Invito i panteschi interessati, alcuni dei quali mi hanno già contattato, a partecipare alle Commissioni Consiliari che saranno indette, per iniziare un percorso condiviso che porti alla scelta del migliore mezzo che possa soddisfare le esigenze della comunità agricola pantesca.
Sarà presto ripubblicato il Bando DECO, che rappresenta il passaggio necessario per dare un’identità definita e riconosciuta ai nostri prodotti, riconoscimento che darà più forza anche alla loro commercializzazione, costituendo un primo passo per uno sviluppo delle attività agricole e delle vocazioni isolane che possano essere attrattive anche per i giovani e le nuove generazioni.”
Economia
UGL Autonomia, caro benzina insostenibile, Smart Working unico scudo per i dipendenti locali. Ministro Zangrillo fermi l’ostruzionismo degli Enti.”
La Segreteria Nazionale di UGL Autonomie Scrive al Ministro Zangrillo e lancia un grido d’allarme per la condizione dei lavoratori degli Enti Locali, oggi schiacciati da una morsa economica senza precedenti.
La crisi energetica, alimentata dalle tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz, ha fatto schizzare i prezzi di benzina e gasolio a livelli critici. Per i dipendenti delle Funzioni Locali, che già percepiscono gli stipendi più bassi della Pubblica Amministrazione, la situazione è diventata drammatica.
Nonostante l’adozione del Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA), riscontriamo negli Enti Locali un’applicazione dell’istituto frammentata e ostacolata da “baronie” amministrative che negano il cambiamento. Questa prassi, che definiamo “medievale”, riflette una mancanza di visione basata su obiettivi e risultati, preferendo un controllo anacronistico della presenza fisica che penalizza l’efficienza complessiva della macchina amministrativa. Dobbiamo constatare che, mentre nelle Amministrazioni Centrali e nelle grandi città lo Smart Working è una realtà consolidata che garantisce efficienza e flessibilità, nei comuni minori assistiamo a un “boicottaggio silenzioso”. Sostiene Ornella Petillo, Segretario Nazionale UGL Autonomie.
L’adozione del Lavore Agile non può più essere considerata una “concessione”, ma deve diventare un diritto organizzativo ed economico strutturale, fondamentale anche per contrastare il caro-vita che attualmente attanaglia i lavoratori. Le chiediamo, Signor Ministro, di farsi garante di un’equità tra i comparti della Pubblica Amministrazione attraverso l’emanazione di una Direttiva Vincolante con l’obbligo per tutti i Comuni e gli Enti Locali di concedere almeno due giorni di smart working settimanali per tutte le attività “smartizzabili” per tutto il 2026. Nonostante il Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA) e gli accordi contrattuali, molti Comuni continuano a opporre una resistenza “medievale” all’uso dello Smart Working.
“Mentre i prezzi alla pompa esplodono, assistiamo a un boicottaggio silenzioso nelle realtà locali minori,” dichiara Petillo. “Negare la flessibilità oggi, con queste tariffe energetiche, significa infliggere un danno economico volontario ai lavoratori per pura resistenza culturale”.
Le chiediamo, Signor Ministro, di farsi garante di un’equità tra i comparti della Pubblica Amministrazione attraverso l’emanazione di una Direttiva Vincolante con l’obbligo per tutti i Comuni e gli Enti Locali di concedere almeno due giorni di smart working settimanali per tutte le attività “smartizzabili” per tutto il 2026. Conclude la nota inviata al Ministro
Economia
Autonomie locali, 115 milioni per i Comuni siciliani dal Fondo per investimenti 2026. Ecco quanto a Pantelleria
Elenco completo di tutti i comuni siciliani, tra cui Pantelleria, Favignana e Lampedusa
È stato approvato con decreto del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, in qualità di assessore ad interim per le Autonomie locali, il piano di riparto dei 115 milioni di euro del bilancio regionale destinati per il 2026 al Fondo per investimenti dei Comuni siciliani.
Le risorse, previste dall’ultima legge di Stabilità, sono assegnate alle amministrazioni secondo i parametri previsti dalla normativa regionale e possono essere utilizzate anche per il pagamento delle quote capitale dei mutui accesi per spese di investimento.
La settimana scorsa la Regione aveva approvato anche la ripartizione dei 289 milioni di euro di risorse regionali che spettano agli enti locali per il 2026 per le spese correnti relative alle funzioni proprie, autorizzando il pagamento delle prime tre trimestralità.
Il decreto sul Fondo per investimenti dei Comuni, con le relative tabelle di attribuzione delle somme, è pubblicato sul portale istituzionale della Regione Siciliana.
Consulta il decreto, comprendente la tabella di riparto
Ecco quanto a Pantelleria:
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Economia
Crisi di Hormuz: carburanti fino al +45% e bollette sempre più care
Più di 3.000 petroliere al mese attraversano il passaggio di Hormuz, un corridoio largo poco più di 33 chilometri in uno dei punti più stretti. È da qui che passa una quota decisiva del petrolio marittimo mondiale, e la scelta iraniana di limitare i transiti ha trasformato una crisi militare in uno shock economico immediato. Il punto non riguarda solo il Golfo: il rincaro di greggio, diesel, gas e carburanti per l’aviazione si riflette già sui costi di trasporto, sui prezzi industriali e sulle aspettative d’inflazione in Europa e negli Stati Uniti. In uno scenario simile tornano centrali sia il mercato energetico sia il costo dell’energia elettrica, perché ogni tensione sulle materie prime si trasmette rapidamente a famiglie e imprese.
Il corridoio energetico del Golfo
La novità delle ultime ore è che lo Stretto non risulta chiuso in modo assoluto, ma sottoposto a un filtro politico e commerciale. Teheran sta usando il passaggio come leva selettiva, penalizzando i nemici e favorendo partner e Paesi ritenuti non ostili, mentre sull’area pesa anche l’ultimatum statunitense di un possibile intervento per riaprire la rotta. Alcune petroliere sono riuscite ad attraversare in sicurezza e anche l’Iraq ha comunicato la possibilità di far transitare il proprio greggio, segnale di una restrizione variabile più che di una serrata totale.
È proprio questa gestione discrezionale a rendere la crisi più destabilizzante per i mercati. Il problema non è soltanto la quantità di barili che rischia di fermarsi, ma l’incertezza sulla regolarità delle consegne e sui costi assicurativi e logistici per gli armatori. In un sistema che vive di flussi continui, anche un canale formalmente aperto ma politicamente instabile produce tensione sui futures, spinge in alto il prezzo del greggio e allarga il premio di rischio sull’intera catena energetica.
Gli effetti su carburanti e inflazione
La ricaduta più visibile è già quella sui carburanti. I dati più recenti mostrano un forte aumento dei prezzi negli Stati Uniti:
Dall’inizio del conflitto la benzina è salita del 37%, passando da 2,98 a 4,08 dollari al gallone.
Il diesel è aumentato del 45% in un mese, mostrando una reazione ancora più violenta alla crisi di approvvigionamento.
Il dato è rilevante anche per l’Europa, perché il diesel resta la base del trasporto merci e di molte filiere industriali.
Quando sale il diesel, l’effetto non si ferma alla pompa ma si trasferisce su logistica, distribuzione e prezzi finali.
In Italia l’allarme si è allargato anche all’aviazione. Si registrano prime limitazioni ai rifornimenti in diversi aeroporti, con alcuni scali senza carburante fino a determinate fasce orarie e altri operativi solo con quantità limitate per specifiche categorie di voli. La conseguenza pratica è doppia: famiglie e imprese possono trovarsi davanti a costi più alti, sia nelle bollette della luce sia nelle bollette del gas, mentre governi e banche centrali rischiano di fronteggiare una nuova ondata di rincari importati.
Le mosse diplomatiche e la vulnerabilità europea
Il punto strategico è che l’Occidente dispone di margini limitati e costosi. Nelle ultime settimane si è formato anche un coordinamento internazionale di oltre 40 Paesi interessati alla riapertura e alla sicurezza della rotta. Ma la fragilità europea resta evidente: gli Stati Uniti possono contare di più sulla produzione interna, mentre il vecchio continente continua a subire gli shock esterni attraverso i prezzi dell’energia e i costi di importazione. Per questo la crisi di Hormuz pesa a Bruxelles quasi quanto a Riyad o a Teheran, e rende ancora più sensibile la scelta tra offerte gas e offerte luce in una fase di forte volatilità.
Il passaggio finale riguarda la durata della crisi. Finché Hormuz resterà un rubinetto geopolitico e non una via marittima pienamente neutrale, i mercati continueranno a prezzare tensione, scarsità e possibile escalation. Il punto essenziale è che non serve una chiusura totale per produrre un danno reale, basta la percezione che i flussi possano essere interrotti in qualsiasi momento. È questa incertezza, più ancora della carenza fisica immediata, a spiegare perché una crisi locale nel Golfo stia già diventando una questione globale per energia, trasporti, inflazione e crescita.
Fonte: papernest.it
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