Comunità
L’Olivicoltura altra pratica dell’agricoltura eroica di Pantelleria. L’approfondimento nell’Azienda Aromi del Vento
Pantelleria è un’isola di eroi, c’è poco da fare.
Di significativi esempi ne potremmo citare a iosa, ma ciò in cui questa caratteristica spicca è senza ombra di dubbio, da millenni, l’agricoltura.
Da tempo si parla tuttavia, quasi in maniera esclusiva delle colture della vite e del cappero, come se solo queste rappresentino un sacrificio umano nella loro cura. Poca, anzi residuale, attenzione viene rivolta alla coltura delle olive.
Per approfondire l’argomento, ci siamo rivolti a due agricoltori, Salvatore e Antonio D’Ancona, fondatori, tra l’altro della giovane azienda Aromi del Vento.
Con essi, padre e figlio, abbiamo compiuto un viaggio molto interessante e illuminante che riconduce tutto alla storia e alla tradizione di Pantelleria, isola che sa essere tanto dura e severa, quanto generosa e amabile.
Salvatore D’Ancona eredita dal padre Antonio la passione e la maestria della cura della terra e a questi rivolgiamo la prima domanda: Vista l’altezza che viene data agli ulivi, si può contemplare anche questa coltura nell’agricoltura eroica? “Effettivamente è così, sebbene l’olivicoltura non abbia la stessa attenzione delle altre pratiche per eccellenza di Pantelleria, cioè la vite e il cappero. Da secoli, fino a pochi decenni fa, i migliori terreni che erano vocati per l’agricoltura erano destinati alla coltivazione della vite, in particolare dello zibibbo. Al contrario, in quelli più pietrosi e difficili da raggiungere, poco profondi, vi si coltivavano i capperi. Ma vi è una ulteriore categoria di terreni, ancora più difficili da raggiungere e curare ed era qui che venivano impiantati gli ulivi. Parliamo rigorosamente di biancolilla.”
Come mai la scelta di questa oliva? Che caratteristiche ha da farla preferire ad altre piante? “Innanzitutto, attecchisce bene in maniera tenace da subito. Inoltre, si riesce a gestire bene dal punto di vista dell’altezza, riuscendo a tenere a bada la sua crescita, preferendo quella in orizzontale a quella in verticale. Da queste piante ricaviamo un olio molto leggero, rispetto ad altri.
“Fino ai 12/18 mesi è un olio eccezionale, dopo perde la leggerezza e deve essere consumato, mentre altri oli tengono maggiormente nel tempo, essendo più grassi.”

Uno dei problemi più grandi dell’olivicoltura pantesca è la molitura, poichè sull’isola vi è un solo frantoio che non riesce a soddisfare la domanda, per cui è necessario per la gran parte dei contadini portare il raccolto ai molini della terraferma. Sappiamo bene, anche, che dalla raccolta le olive non hanno tantissimo tempo di durata. E’ così? “Infatti, le olive per mantenere integre le proprietà hanno poche ore di tempo. Avere un solo frantoio è un grande handicap per noi. Infatti, purtroppo, e ribadisco il purtroppo, i panteschi vanno a molire le olive fuori: chiudere la filiera a Pantelleria, come facciamo noi, rappresenterebbe quel valore aggiunto. E’ come il passito, imbottigliato sull’isola o fuori.
Il fatto di spedire le olive fuori, perchè non sempre puoi andare, non dà nemmeno la garanzia che l’olio prodotto sia proprio delle tue olive, magari coltivate in maniera biologica, senza veleni (pratiche che non tutti osservano).”
Quando fate la raccolta voi in questa zona di San Vito? “Noi raccogliamo prestissimo, già dai primi di ottobre in più tappe: raccolte e molite nella giornata stessa. Facciamo così per mantenere al massimo le proprietà e ottenere un vero olio extravergine. Aspettare a molire compromette la qualità dell’olio, poichè l’oliva va in marciscenza, conferendo al prodotto finale aspetto e gusto differenti.

Nella tenuta vedo piante enormi… “Sono alberi secolari, doni dei miei avi. Per realizzare questo uliveto abbiamo dovuto dissodare, spietrare e livellare il terreno. Abbiamo piantumato le piante a filare, per facilitare la raccolta. Noi, poi, pratichiamo l’inerbimento controllato: facciamo crescere le erbe spontanee fino ad una altezza; poi le trinciamo senza toccare il terreno, senza fresare o smuoreve la terra, così da mantenerla compatta. L’erba trinciata resta a terra, creando humus e protezione alle radici.
Ma questa coltura era o è ancora per uso proprio, famigliare? “Fino ad una decina di anni fa, si. Ora qualcuno comincia a dedicarsi ad essa, potendo trasformare come coltura da reddito. Riteniamo che sia anche giusto non fossilizzare la produzione dell’azienda ad un solo prodotto. Noi per esempio produciamo anche erbe aromatiche e siamo l’unica realtà agricola sull’isola a farlo. Le altre aziende come erbe aromatiche producono solo origano, noi invece, come le mostrerà mio figlio, coltiviamo anche lavanda, rosmarino, salvia, timo e tanto altro ancora, la citronella, l’alloro. Antonio ha voluto fortemente questa innovazione e ci siamo lanciati con Aromi del Vento. Noi abbiamo creato una filiera con le aromatiche, presso il nostro laboratorio: coltiviamo le piante, raccogliamo il prodotto, lo lavoriamo (essicchiamo), lo imbustiamo ed etichettiamo, per poi venderli nei negozi locali. Ma tutto comincia in campo.
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Dalla stupenda tenuta di San Vito, con Antonio D’Ancona, ci siamo spostati a quella di Ziton, dove troviamo il laboratorio e l’impianto di essiccazione delle piante aromatiche, che conduce a chiusura la filiera dei prodotti Aromi del Vento.
Antonio, ci spiega che con le piante aromatiche è in atto da circa due anni una sperimentazione, perchè non vi è sull’isola una coltura di queste proporzioni. Inoltre, esse hanno caratteristiche differenti anche tra di loro, quindi si è sperimentata la potatura.
Che tipo di coltura si applica con le erbe aromatiche, presso l’azienda Aromi del Vento? “Noi procediamo sempre con l’aridocoltura. L’irrigazione è solo di soccorso in periodi di particolare siccità e anche il quantitativo di acqua è pari a quanto basta per fare sopravvivere la pianta. Questa pratica fa si, inoltre, che gli aromi, i sapori siano concentrati, molto intensi e corposi.
“In aridocoltura, che è il mettere in essere tutte quelle pratiche agricole che ci consentono di risparmiare acqua, non si predispongono impianti di irrigazione. Ma quando capitano condizioni climatiche come quest’anno per mesi con picchi di 53°, siamo dovuti andare in soccorso delle piantagioni aromatiche per non perdere tutto.
Una volta avvenuta la raccolta che passaggi si prevedono? “Una volta raccolte le erbe aromatiche vengono portate, dunque, nelle camere di essiccazione, ad atmosfera controllata. Abbiamo utilizzato dei dammusi antichi, dei nostri avi. Qui una serie di ventilatori porta a disidratare il tessuto vegetale in maniera naturale, a freddo. Una volta essiccato il rametto, si sgrana e selezione con i setacci (chiamati crivi in pantesco) a diversa maglia. Una volta imbustato il prodotto è pronto per la consumazione come base per tisane (per le quali si usano solo gli apici vegetativi, cioè la sommità fiorita) o aroma alimentare (per cui viene usato il resto del corpo vegetale della pianta.”
Nella tenuta di San Vito, come anche in quella di Ziton, sarà il silenzio, sarà l’intensità degli umori e dei colori sembra fare un tuffo in un modo fiabesco, dove lo sfondo del mare e la sua brezza accarezzano dolcemente i lussureggianti campi, il cui concime più usato dai nostri protagonisti, padre e figlio D’Ancona, è l’amore per la terra, per il lavoro di agricoltore e per la propria isola.
Marina Cozzo
Personaggi
Pantelleria, oggi scopertura targa dedicata al Dr. Marchica a La Margana
Pantelleria anche oggi ha manifestato di essere riconoscente e grata verso personaggi che si sono spesi per il territorio e per la comunità, con nobiltà d’animo e tenacia.
Se giusto ieri è stata omaggiata e ricordata una uniforme, quella del M.llo della Polizia Municipale Vito D’Ancona, oggi, 17 aprile un’altra divisa è stata oggetto di toccante gesto: la divisa o il camice del medico Franco Marchica.

In una cerimonia raccolta, alle pendici dell’Aeroporto, una targa è stata dedicata al compianto profesionista nel piccolo slargo di Via della Margana.
Il primo cittadino Fabrizio D’Ancona, affiancato da Roberta Marchica, ha illustrato la figura del compianto dottore geriatra, scomparso nel 2006, prematuramente. Un impegno professionale e politico che hanno contribuito con spessore alla vita della cittadinanza e del territorio.
In un’isola di anziani non è stato difficile creare immediatamente un rapporto con gli isolani, che il medico ha coltivato oltre le fasce orarie, oltre la propria salute. E’ per questo che Marchica è ricordato tutt’ora con affetto, gratitudine.
Graziosamente, è intervenuta la figlia che ha parlato del suo rapporto con il padre, ma ancor più con il mare, passione che la lega all’infanzia e alle immersioni nel mare siciliano con l’amato papà. Da lì è spiccata la sua attitudine e passione verso le profondità e quando scende, in apnea, a 25 30 metri, chiudendo gli occhi in quel blu intenso e freddo, ritrova al suo cospetto l’amato genitore.

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Cultura
Pantelleria, oggi scoperta la targa in onore del M.llo Vito D’Ancona tra commozione e ricordi indelebili
Oggi, 16 aprile 2026, si è celebrata l’inaugurazione della targa dedicata al Maresciallo della Polizia Municipale, Vito D’Ancona.
Una mattinata partita con nuvole sospette e poco rassicuranti, che poi hanno lasciato il posto una una splendida giornata di sole come solo Pantelleria sa regalare.
Il capannello di gente si è radunato nel piccolo vicolo di accesso al Palazzo Comunale e alla sede della Polizia Municipale. Con ossequio ed emozione, ha reso omaggio all’iniziativa dei figli Claudio e Battista D’Ancona e ascoltato il discorso di apertura del primo cittadino, Fabrizio D’Ancona.
Questi, con parole lapidarie, sincere e toccanti, ha ricordato il valore di un uomo di tempra e semplice al contempo.

Così Fabrizio D’Ancona
“Oggi la nostra comunità compie un gesto importante, non è soltanto un atto formale ma un momento profondamente sentito: intitolare una via al maresciallo Vito D’Ancona significa infatti affidare alla memoria collettiva il valore di una vita interamente dedicata al servizio degli altri.
“Vito D’Ancona è stato un uomo dello Stato, un servitore leale della comunità, per molti anni comandante dei Vigili Urbani di Pantelleria.
“Ha svolto il proprio ruolo con dedizione, rigore e senso del dovere. Ma prima ancora è stato un uomo giusto, un esempio di rettitudine, riconosciuto e stimato non solo dalle istituzioni ma anche dai cittadini e da tutte le forze dell’ordine con cui ha collaborato nella sua lunga carriera…”
Nell’illustrare il personaggio, il Sindaco ha ricordato un gesto veramente eroico compiuto dalla buonanima (per usare un termine squisitamente meridionale), il lontano 15 agosto del 1976, alloquanto, Vito D’Ancona si trovava al Lago di Venere per sorvegliare il buon andamento della corsa di cavalli attorno allo specchio d’acqua: “Due bambini – prosegue il governatore dell’isola – si trovarono in grave pericolo, rischiando di essere travolti dalla corsa sfrenata dei magnifici destrieri panteschi lanciati al massimo. In quel momento il Mariscello D’Ancona non esitò. Si lanciò con coraggio per salvarli mettendo a rischio la propria vita, ma riuscendo nell’intento scongiurando a una tragedia che sembrava inevitabile.
“Quel gesto non fu soltanto un atto di coraggio, fu la più alta espressione del senso del dovere, della responsabilità e dell’umanità; la dimostrazione concreta di cosa significa servire davvero la propria comunità, esserci sempre, soprattutto quando conta.
“Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2009, la stima e l’affetto nei suoi confronti non si sono mai spenti. Al contrario si sono rafforzati nel tempo, nei ricordi, nei racconti, nei segni di riconoscenza che continuano a vivere nella memoria collettiva.”
“Un particolare pensiero va ai figli Claudio e Battista (rappresentato dal nipote per motivi di salute) perché mantenere viva una memoria così rilevante significa continuare a donarla all’intera comunità.”
Così Claudio D’Ancona
Con malcelata commozione, il figlio Claudio ha preso la parola, dopo aver ricordato i vari comandanti che si sono succeduti, fino ad arrivare all’attuale Rosario Di Bartolo, con cui ha condiviso l’infanzia e l’impegno verso la propria professione: “Mi rimangono delle cose importanti di mio padre che sono state fondamentali nella mia vita: l’onestà verso gli altri, il rispetto verso la propria divisa e ricordo che non ho visto mai mio padre in borghese perché la divisa per lui era una seconda pelle.
“Mio padre è sempre presente.”

Economia
Pantelleria, al via contributo per accesso ad abitazioni in locazione – Domande entro il 31 agosto 2026
In allegato Avviso per la presentazione dell’istanza relativa all’ottenimento di un contributo finalizzato all’accesso delle abitazioni in locazione. Può presentare istanza l’ intestatario di famiglia anagrafica composta da ameno 3 unità in possesso dei seguenti requisiti:
cittadinanza italiana o comunitaria ovvero, in caso di soggetto extracomunitario, titolarità di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o di permesso di soggiorno in corso di validità, ai sensi della vigente normativa in assenza di titolarità di diritti di proprietà e usufrutto;
residenza nel territorio della Regione Siciliana da almeno due anni al momento della presentazione dell’istanza;
indicatore I.S.E.E. del nucleo familiare non superiore ad € 10.000,00, basato sui redditi dell’anno 2024. Alla determinazione dello stesso indicatore concorrono tutti i componenti del nucleo familiare ai sensi delle disposizioni vigenti in materia.
All’istanza dovrà essere allegato il regolare contratto di locazione per uso abitativo, relativo ad un immobile adibito ad abitazione principale corrispondente alla residenza anagrafica del richiedente, regolarmente registrato ed in regola con il pagamento annuale dell’imposta di registro, salvo opzione della cedolare secca, ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, e successive modifiche ed integrazioni.
ATTENZIONE
Sono esclusi dal contributo i nuclei familiari con contratti di locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9.
E’ possibile presentare istanza fino al 31 agosto 2026.
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