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Cultura

Le Vie dei Tesori debutta a Erice (TP). Dal 2 al 17 ottobre, tre weekend alla scoperta del borgo medievale

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 Un’edizione-gioiello tra mura, fortezze, circoli intellettuali e laboratori scientifici. Sette luoghi, quattro passeggiate e un’esperienza sensoriale

Le Vie dei Tesori ha preparato per Erice un’edizione-gioiello:

dal Quartiere Spagnolo alle mura elimo puniche, dagli affreschi inattesi all’arte contemporanea, al centro all’avanguardia che studia i terremoti

La vera Erice è lassù in alto, avvolta nella nebbia che la cinge per tre quarti dell’anno: è un monile segreto, racchiusa in se stessa come una monaca silenziosa, squisita come un dolce antico. Secondo Tucidide fu fondata dai troiani in fuga, Virgilio la cita nell’Eneide, i miti raccontano i riti degli Elimi. La prima guerra punica le regalò mura fortificate, i romani vi adorarono la Venere ericina, gli arabi la occuparono, i normanni la rispettavano, con la Guerra del Vespro diventerà una roccaforte inaccessibile. Oggi conserva gelosamente i resti delle sue “cento chiese”: Le Vie dei Tesori – al debutto nei primi tre weekend di ottobre, da sabato prossimo al 17 ottobre – aprirà sette siti straordinari, chiese riconvertite in sale per l’arte contemporanea, torrette fortificate e guarnigioni, per poi scoprire una vera “cittadina della scienza”; senza contare le mura, sempre possenti e presenti.

Con il supporto del Comune e della Pro Loco, con UniCredit come main sponsor, è stata costruita una prima edizione-gioiello dove ogni sito è stato scelto con cura estrema, e così anche le quattro passeggiate che portano alla scoperta di caratteristiche di Erice; e l’unica esperienza sensoriale, legata al mondo dei wine lovers.

“Siamo felici che Erice sia entrata a far parte di questo prezioso circuito de Le Vie dei Tesori con un programma davvero interessante. In questo periodo molto particolare per le innumerevoli restrizioni che hanno vincolato la cultura, le Vie dei Tesori, si inserisce tra le tante opportunità in grado di dare uno slancio alle iniziative culturali. E’ un modo per riappropriarci del nostro borgo, di riscoprire Erice, la sua storia, gli aneddoti e i luoghi non sempre disponibili alla pubblica fruizione. Anche per i trapanesi o gli ericini che vivono a valle. Un plauso quindi a tutti i partner del progetto” dice il sindaco Daniela Toscano. L’assessora al Turismo Rossella Cosentino spiega come “Il festival apre siti culturali inediti e  allarga l’offerta a meravigliose esperienze sensoriali sul territorio. Un progetto che si anima della narrazione collettiva, della voglia di riappropriazione dei cittadini, della partecipazione di giovani, di associazioni, aziende del territorio a cui va un particolare ringraziamento per l’impegno profuso”.

“Il festival apre i luoghi della bellezza, costruisce comunità ma soprattutto è una speranza per i giovani che vogliono restare e scommettere sul futuro in questa nostra isola – sottolinea Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori. Tra i sette luoghi, occhi puntati sugli affreschi inaspettati di Casa Santa Sales; sui particolari gotico-chiaramontani della chiesa del Carmine, chiusa per decenni; sulla collezione della Salerniana e sul Regio presepe minuzioso che ricrea il borgo settecentesco; la roccaforte militare e la torretta intellettuale, fino all’istituto internazionale che studia i terremoti, unico nel suo genere. Tutto sull’onda del nuovo claim de Le Vie dei Tesori, ovvero La bellezza in mostra: una frase che è quasi un passaporto per riappropriarsi del territorio, dei suoi tesori pronti a farsi amare. E che si ritrova nella nuova immagine-simbolo del festival, colorata, pop, veloce e leggera.

Tre weekend, sempre sabato e domenica, da sabato prossimo al 17 ottobre, per un nuovo festival di “resistenza”, il secondo post covid: l’anno scorso, in piena pandemia, quando ogni rassegna rimandava o rinunciava ai suoi programmi, Le Vie dei Tesori ha deciso di provarci, riscrivendo ogni visita e ogni percorso nel segno della sicurezza, privilegiando luoghi all’aperto, sostituendo le visite guidate con audioguide d’autore ascoltabili dal proprio smartphone. Nonostante la necessità di contingentare gli ingressi e i repentini cambiamenti di colore, il festival ha messo insieme 120 mila visitatori in meno di due mesi, lontani dai numeri straordinari del 2019 – erano stati 404 mila con una ricaduta economica sul territorio di oltre 5 milioni di euro – ma che comunque raccontavano una manifestazione viva, partecipata, e con la voglia di continuare a raccontare la bellezza.

E quest’anno Le Vie dei Tesori sono di nuovo pronte alla sfida: con i Borghi dei tesori che hanno fatto da apripista (57 piccoli centri che hanno deciso di creare una rete sotto l’egida della Fondazione Le Vie dei Tesori sposandone il format e hanno raccolto 12 mila visitatori in due weekend); e dopo la prima tranche di 12 città, appena chiusa con numeri ragguardevoli, ecco la seconda tranche, che schiera con ERICE, un’altra debuttante come Cefalù, poi ritornano SciaccaRagusa e Scicli, tutte per i primi tre weekend di ottobre mentre continueranno poi fino al 31, le due capitane Palermo e Catania che aprono anch’esso le porte da sabato prossimo.

Un festival che ha portato la cultura fuori da palazzi istituzionali e atenei, ha sperimentato, cercato, scoperto percorsi e siti: ed è cresciuto ogni anno. Riconquiste per i cittadini e occasioni imperdibili per i turisti. Ma è soprattutto una manifestazione che costruisce reti: con Unicredit come main sponsor, il festival ha saputo creare sinergie e dialogo, e attivato un progetto che si compie grazie alla collaborazione di oltre 200 partner: Regione, Atenei, Comuni, Diocesi, gestori privati, istituzioni dello Stato, proprietari di palazzi nobiliari. Senza contare le aziende enogastronomiche che partecipano al progetto satellite, Terre dei Tesori, e apriranno cantine, vigneti, frantoi, caseifici, vivai, in collaborazione con il dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana. Un progetto che si anima della narrazione collettiva, della voglia di riappropriazione dei cittadini, della partecipazione di centinaia di giovani che ogni anno si uniscono alla squadra di organizzatori, narratori, esperti del territorio, giornalisti.

Il sito www.leviedeitesori.com è una miniera dove trovare schede, fotografie, aneddoti e curiosità, sfogliare il magazine e programmare le proprie visite, sempre in modalità 4.0. Prenotazioni caldamente consigliate, distanziamento, acquisto dei coupon on line. Dove non sarà possibile svolgere visite guidate di presenza, ci si affiderà audioguide d’autore, registrate da storici dell’arte, archeologi, studiosi del paesaggio, esperti della città e curate dagli Amici delle Vie dei Tesori, il club di appassionati che scelgono di restare accanto a Le Vie dei Tesori tutto l’anno, usufruendo di una serie di agevolazioni.

LE VIE DEI TESORI A ERICE. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio oneroso dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”. Sono sette luoghi, uno profondamente diverso dall’altro. Le passeggiate sono organizzate con la collaborazione, oltre che della Pro Loco di Erice, anche della Fondazione Erice Arte, Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, La Montagna del Signore, Ordine dei Carmelitani, Kleos cooperativa, La Salerniana, Cai (Club Alpino Italiano) di Erice, Gruppo Archeologico Erykinon, La Strada del Vino Erice Doc,  Istituto Alberghiero “Ignazio e Vincenzo Florio”,  Istituto tecnico “Sciascia e Bufalino” e i laboratori di artigianato artistico ericino.

Si parte da Casa Santa Sales, l’ex ritiro spirituale settecentesco che nasconde al suo interno affreschi sconosciuti; la gotica chiesa del Carmine, parte del complesso dei Carmelitani, con il suo portale del XV secolo e una copia in maiolica dell’Annunciazione di Antonello Gagini. La chiesa di San Pietro, che ospita al momento una mostra temporanea delle opere d’arte della Salerniana: opere di arte contemporanea in stretto colloquio con gli arredi liturgici, gli ex voto, le statuine del presepe settecentesco in cartapesta. Un altro presepe, di certo molto più imponente, è quello di Jaemy Callari e Roberta Fontana che hanno disegnato uno scorcio di vita quotidiana della Erice settecentesca, popolato da personaggi in terracotta e cera, sia statici che in movimento, che riproducono mestieri e tradizioni. Il Quartiere Spagnolo, a dispetto del nome, è una robusta struttura militare arrampicata su uno sperone roccioso da cui domina il Mar Tirreno: non fu mai completata del tutto, mentre la Torretta Pepoli, nata “libera” ed eclettica, divenne un circolo intellettuale attorno al conte Agostino Pepoli. Si chiude con la Rete sismica “Alberto Gabriele”, fondata da Antonino Zichichi nei primi anni ’80 nell’antico Monastero di San Rocco. Qui, grazie ad una rete di sensori, si possono determinare in pochi secondi, l’intensità di un terremoto e il suo epicentro, permettendo un intervento immediato.

LE PASSEGGIATE E L’ESPERIENZA

Le passeggiate de Le Vie dei Tesori – uno dei progetti più amati dal pubblico, costruite con le associazioni del territorio – a Erice saranno quattro. Lungo un sentiero del CAI, detto del “piede del diavolo” si raggiungerà la Torretta Pepoli; il Gruppo Archeologico Erykinon farà scoprire le mura elimo puniche; un percorso storico culturale si snoderà all’interno dei giardini del Balio e tra i busti degli uomini illustri ericini con il racconto di Salvatore Denaro. Un itinerario tra scienza e poesia in compagnia di Pietro Pedone. Ed ancora alla scoperta dei laboratori di artigianato artistico più autentico, accompagnati dagli studenti dell’ Istituto Tecnico “Sciascia e Bufalino” che accoglieranno i visitatori, faranno interviste agli artigiani sulle caratteristiche del loro mestiere, avvalendosi delle nuove tecnologie digitali. Oppure si potrà andare “a lezione” dagli aspiranti sommelier, gli allievi dell’ Istituto Alberghiero “Ignazio e Vincenzo Florio” che spiegheranno sentori e retrogusto di cinque nettari proposti della Strada del vino Erice DOC. Da prenotare su www.leviedeitesori.com.

TERRE DEI TESORI

Una nuova esperienza per Le Vie dei Tesori e per chi la segue: andare alla scoperta di aziende agricole di eccellenza che grazie al Programma di sviluppo rurale (PSR) Sicilia, finanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), hanno ammodernato impianti e strutture adeguandosi così agli obiettivi di ecosostenibilità sanciti dal Green Deal europeo e dalla strategia del “Farm to fork”. Una misura di sostegno ai giovani che scommettono per la prima volta in agricoltura rilevando aziende esistenti (anche dei nonni o dei genitori) o creandone di nuove. E così si sono insediati più di tremila giovani agricoltori, che hanno avviato progetti concreti di ammodernamento e sviluppo nelle proprie realtà agricole, introducendo nuove tecnologie o adottando processi produttivi e gestionali innovativi. Questi “imprenditori 10 e lode”, di cui Le Terre dei Tesori propone una selezione, sono un esempio per chi volesse riconsiderare la vita in campagna. Durante il festival, molte aziende apriranno le porte alle visite. L’elenco e le esperienze su www.leviedeitesori.com

UN FESTIVAL IN SICUREZZA

L’intero festival Le Vie dei Tesori in Sicilia durerà oltre due mesi, contando anche i primi due weekend tra i borghi, appena conclusi, e la prima tranche del festival ancora in corso: con oltre 300 luoghi da visitare – tra chiese, castelli, palazzi, case d’artista, oratori -, esperienze inedite e passeggiate curiose. Da scoprire in completa sicurezza, nel rispetto delle normative anti Covid-19: i luoghi saranno visitabili a piccoli gruppi, con numeri diversi a seconda dello spazio e delle caratteristiche dei siti. Ovunque la prenotazione on line, che non è obbligatoria ma caldamente consigliata: per quel che riguarda le visite nei luoghi basterà acquisire il coupon (sono validi anche quelli acquistati durante la prima tranche del festival, a Trapani, Marsala Mazara) su www.leviedeitesori.com o all’info point allestito a Porta Trapani, in piazza Grammatico, tutti i giorni dalle 10 alle 18; o nei due punti informazione a Palermo in piazza Verdi e in piazza Bellini. Per passeggiate ed esperienze, prenotazioni e coupon su www.leviedeitesori.com o (senza la garanzia del posto) sui luoghi di raduno. Tutto il sito, il portale e il sistema di vendita dei coupon delle Le Vie dei Tesori nasce dal lavoro di Kappaelle comunicazione. Il progetto grafico dei materiali editoriali è di Alessandro Fiore – Expagina.it

Informazioni: 091 842 02. 53, tutti i giorni  10-18 www.leviedeitesori.com

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

Cultura

Al via le serate danzanti nei Circoli di Pantelleria: tutto il calendario

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Sono ricominciate le serate danzanti nei circoli di Pantelleria!

Per il terzo anno consecutivo Pantelleria Experience ha creato il Calendario Unificato dei Circoli, con tutte le date delle serate raccolte in un unico PDF.

ℹ️ Ricordiamo che l’ingresso ai circoli è riservato ai soli soci.
📥 Per scaricare il calendario:
👉 https://pantelleriaexperience.it/it/altro-item/calendario_unificato_serate_danzanti_carnevale_pantesco-120
poi clicca su “Scarica il programma”.

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Cultura

Pantelleria, “La Corsa della Befana”: buona la prima. Tanta partecipazione e divertimento

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Lo scorso 4 gennaio si è svolta “La Corsa della Befana”, organizzata dai commercianti di U Chiano Nico. Tutto è andato come doveva e anche il tempo è stato clemente, concedendo una pausa per consentire lo svolgimento di una non competizione podistica.
I circa 80 iscritti hanno seguito il percorso prefissato dimenticando l’agonismo e correndo con il magnanimo sorriso della condivisione e dell’amicizia.

La Prima edizione si è rivelata molto più di un semplice evento sportivo: è stata una giornata di gioia partecipazione, capace di unire persone di tutte le età nel segno dello sport e della tradizione.
U Chiano Nico animato da grandi e bambini è stato trasformato in uno spazio di incontro e allegria, dove lo spirito della Befana ha fatto da filo conduttore a ogni momento della giornata.
Questa prima edizione ha rappresentato una sfida e, allo stesso tempo, un’importante soddisfazione confermando che iniziative come questa hanno un valore che va oltre la corsa stessa. Sono occasioni che rafforzano i legami, promuovono uno stile di vita attivo e lasciano un ricordo positivo in chi vi prende parte.

I ringraziamenti degli organizzatori:
Desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento a tutti per aver contribuito al successo della Prima Edizione de “La Corsa della Befana”.

Grazie all’ entusiasmo e al prezioso supporto di coloro i quali hanno creduto in questo progetto fin dall’ inizio e lo hanno sostenuto, è stato possibile trasformare un’idea in un evento reale, partecipato e ricco di entusiasmo, capace di unire sport e spirito di comunità.

E’ stato un pomeriggio all’ insegna della spensieratezza e divertimento. Vogliamo ricordare i riconoscimenti speciali assegnati durante l’ evento che hanno voluto celebrare non solo la competizione, ma soprattutto i valori di inclusione, partecipazione e condivisione.

Oltre aver premiato i vincitori e la befana eletta dai bambini abbiamo avuto  l’ onore di premiare il partecipante più anziano (classe 1948), la più giovane (classe 2023), Suor Isella e un ragazzo dell’Associazione Albero Azzurro, testimonianza concreta di come lo sport possa essere aperto a tutti.

 Un ringraziamento speciale va agli SPONSOR che vanno assolutamente menzionati per la loro disponibilità nel donare i Premi:

– GR GREEN CARBURANTI di Romano Giuseppe & C. Via Kazen Pantelleria;
– FARMACIA GANCI di Cammilla Ganci;
BAR PASTICCERIA “DA GIOVANNI”
– PINA FRUTTA&VERDURA di Nicholas Rizzo;
– CARTOLIBRERIA MACCOTTA di Gianfranco Maccotta & Co.;
– NEW GENERATION di Caterina Gabriele;
– IL TIMONE di Sonia Delli Paoli
– FOTO SPORT SERAFINO di Serafino Graziano;
– Enza Franco (mamma solidale);


 Un GRAZIE di cuore per aver offerto  ristoro e  merenda ai bambini và a:
– CICCI’S BAR di Maria Veronese con la sua “dolce” cioccolata calda e panini con la nutella;
– CASA DELLA FRUTTA di Quartana Davide per la frutta offerta;
– TONY CINA’;
– CIRCOLO OGIGIA

Un sentito ringraziamento va ai volontari e ai gruppi che hanno donato il proprio tempo, energie e competenze contribuendo alla buona riuscita dell’evento:

-GIULIANA SERRACCHIOLI;
-LUIGI LABANTI;
– I RAGAZZI DE LA MULATTIERA APS;
– PANTEL IMPIANTI;
– GIANPAOLO RAMPINI (il nostro apripista in bicicletta)
– RESILEA APS;
– DORAPIA
– Rossella Casano, Sonia Delli Paoli, Marianna Casano e Florinda Valenza nelle vesti delle SIMPATICHE BEFANE;
-AMICI di U CHIANO NICO (Graziella, Camilla, Mariangela e Mariarosa)

Grazie per le forniturea: Despar, Mediterranea Service, Terremoto e Cinà.

 Per ultimo, ma non per importanza, esprimiamo gratitudine per il loro supporto tecnico e logistico a:
– I VIGILI URBANI;
– ANPANA;
– CROCE ROSSA

GRAZIE DI VERO CUORE A TUTTI I PARTECIPANTI, GRANDI E PICCINI!
Questa prima edizione rappresenta per noi un importante punto di partenza. Il successo ottenuto è motivo di grande orgoglio e uno stimolo a continuare su questa strada, con l’auspicio di ritrovarci ancora più numerosi nelle prossime edizioni.

Grazie di cuore a tutti voi per aver condiviso questa bellissima giornata  al Chiano Nico.

Tutte le foto

https://photos.google.com/share/AF1QipNdd1ZXJ6oCAfQzk2dZyZiqbXkR0z-xs0kHaRDuMWp0oM_vn4CmqizhrfIG_k1qzg?pli=1&key=WXZJc3VzY1BKa3YxclJlV1dfZVJZS3I4aHhqT2l3

Le immagini sono opera di Clara Garsia, Francesca Graziano e Mario Valenza

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Cultura

Pantelleria, le lance pantesche dal mito all’attualità digitale in mano ai giovani

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Intervista ai ragazzi del corso di costruzione di lance pantesche, organizzato da Francesco Belvisi e Paolo Formentini

Il fascino delle lance pantesche è sempre molto forte e quando si sente parlare di esse e mastri d’ascia che ne hanno curato la realizzazione nei tempi che furono, per i panteschi è un sommuovere di emozioni, ricordi, passioni.

Negli ultimi tempi, la vela è tornata ad animare le estati pantesche, con spettacolari regate tra i flutti, doppiando sporgenze rocciose allo schioccar di fiocchi e rande.

La novità nel mondo delle lance pantesche
Adesso abbiamo una novità, per la nautica isolana: dopo oltre 20 anni Pantelleria riscopre la costruzione della lancia pantesca: un prototipo tra tradizione e fabbricazione digitale per riaprire l’accesso ai giovani.
Circa vent’anni fa, con la scomparsa dell’abilissimo mastro Chicco — figura che ha rappresentato una delle massime espressioni della costruzione delle lance pantesche — a Pantelleria si è interrotta la realizzazione di nuove imbarcazioni. Da allora si è aperta una discontinuità nella trasmissione del sapere: un vuoto che riguarda non solo la costruzione in sé, ma anche la possibilità di far vivere questa tradizione in modo continuativo.

L’obiettivo
Oggi Pantelleria torna a parlare il linguaggio della lancia pantesca, imbarcazione simbolo della cultura marinara dell’isola, attraverso un percorso che mette insieme costruzione tradizionale e strumenti di progettazione digitale. L’obiettivo è riattivare competenze locali, documentare un sapere prezioso e offrire ai più giovani un’occasione concreta per avvicinarsi a questa tradizione.

L’attività è stata avviata a partire da un prototipo, concepito come strumento didattico e sperimentale: imparare facendo, verificare soluzioni, costruire metodo e ricostruire una continuità che sull’isola si era interrotta.
Il percorso si fonda su due assi complementari:

  • il coordinamento tecnico e digitale di Francesco Belvisi, yacht designer ed esperto di stampa 3D,
  • gli insegnamenti artigianali di Paolo Formentini, artigiano e istruttore di vela.

Un progetto aperto
Il progetto di costruzione dell’imbarcazione fa parte delle attività laboratoriali del progetto Stem Power (2024-POL-00029) finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale e che vede tra i partner anche il FabLab Palermo.
Le attività sono state svolte in collaborazione con il FabLab Western Sicily, che cinque anni fa ha lanciato una sede a Pantelleria presso l’Istituto di Istruzione Superiore Almanza, con il supporto del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Le attività progettuali che sono rivolte agli studenti delle scuole superiori di secondo grado prevedono altri laboratori creativi sul tema della fabbricazione digitale e della stampa 3D e corsi di formazione sull’intelligenza artificiale 

Il progetto si apre alla partecipazione di partner e sponsor interessati a sostenere la fase di completamento della costruzione della lancia pantesca e a rendere possibile la replicabilità del modello: più edizioni formative, più attività in mare, più opportunità per i giovani e, soprattutto, più lance pantesche di nuovo naviganti.


Un patrimonio vivo, ma oggi poco fruibile
Il progetto nasce anche da una constatazione semplice: le lance pantesche oggi sono poche in mare e, per un giovane, non è facile avvicinarsi a questo mondo — soprattutto se mancano barche disponibili e occasioni continuative di pratica.

In molte realtà insulari, la continuità delle tradizioni nautiche si regge anche sulla condivisione: la possibilità di partecipare, osservare, fare esperienza a bordo. A Pantelleria, invece, le lance rimaste sono spesso legate a contesti specifici e non sempre è semplice trovare occasioni regolari di avvicinamento e allenamento. È anche per questo che il lavoro su un prototipo e su un metodo trasmissibile assume un valore particolare.

Francesco Belvisi
In questo quadro si colloca la riflessione di Francesco Belvisi, che sottolinea come il tema non sia la “mancanza di interesse” dei giovani, ma la disponibilità di percorsi reali e comprensibili:

Francesco Belvisi: «Si dice spesso che i giovani non vogliano impegnarsi nei lavori tradizionali. In laboratorio abbiamo visto l’opposto: entusiasmo nel montare le ordinate e nel prendere confidenza con strumenti come martello, avvitatore, seghetto, calibro, metro, morse e colle. Il punto è che troppo spesso diamo per scontato che questo sapere sia irraggiungibile. In realtà, se lo scomponiamo in passaggi chiari, diventa stimolante.»

Belvisi collega direttamente questo approccio alla progettazione digitale:

Francesco Belvisi: «La modellazione 3D non sostituisce il legno: aiuta a capire. Permette di leggere le forme, verificare misure, ridurre gli errori e soprattutto semplificare un processo. È un modo concreto per far sì che il sapere si trasmetta davvero.»

E richiama il legame tra disponibilità delle barche e circuito sportivo:

Francesco Belvisi: «Se le barche sono poche, anche la partecipazione alle regate tende a diventare più selettiva. L’obiettivo è riaprire la filiera: più competenze, più occasioni, più barche in acqua.»

Il ruolo dell’artigianato: gesti, sicurezza, metodo. Paolo Formentini
Accanto alla parte progettuale, la dimensione del “fare” è stata curata da Paolo Formentini, istruttore di vela, che ha guidato la trasmissione delle tecniche artigianali legate alla costruzione e all’assemblaggio:

Paolo Formentini: «se qualcuno pensa che si possa fare una barca interamente con la fabbricazione digitale si sbaglia di grosso, la precisione, attenzione nelle finiture e assemblaggio sono fondamentali per realizzare una imbarcazione realmente funzionante »

Formentini evidenzia anche il valore formativo dell’esperienza pratica:

Paolo Formentini: «Quando vedono che una misura corretta fa combaciare le parti e che un montaggio ben fatto “tiene”, scatta qualcosa. Non è teoria: è responsabilità, coordinamento, cura del dettaglio. Sono competenze che restano e che possono essere trasferite anche ad altri ambiti.»

FabLab: didattica e strumenti per rendere il sapere trasferibile
Il contributo dei FabLab Western Sicily ha rafforzato l’impianto contemporaneo sul piano della didattica: strumenti e linguaggi utili a rendere più chiaro il percorso di apprendimento e più semplice la trasmissione del metodo. Il lavoro è partito dall’uso di stampanti 3D, dalla realizzazione di modellini, e da strumenti digitali che hanno semplificato la modellazione e la comprensione delle forme, applicando poi queste competenze a un elemento altamente rappresentativo per Pantelleria e oggi esposto al rischio di rarefazione.

Su questa linea si inserisce la dichiarazione di Martina Ferracane per FabLab Western Sicily: “Il progetto di realizzazione della lancia pantesca riflette perfettamente il modello didattico che il FabLab Western Sicily promuove nelle scuole siciliane da 10 anni. In questo progetto gli studenti acquisiscono competenze digitali e creative non come fine ultimo, ma come strumento per realizzare un progetto concreto e che li appassiona. Progetti come questo consentono agli studenti di diventare veri e propri creatori digitali!”

Le voci dei ragazzi: dal “mito” alla possibilità
Tra i partecipanti, la dimensione più evidente è la scoperta: la lancia pantesca smette di essere un mito irraggiungibile e diventa un percorso comprensibile, fatto di passaggi, strumenti e competenze.

I ragazzi sono i veri protagonisti di tutto questo e tra una vite, un trapano e una spiegazione esordiscono così:
Flaminia: “ma quando finisce ? Io ci voglio navigare!”
Claudia : “con questi attrezzi mi sento super abile !”

Prossime fasi e alleanze: completare, mettere in mare, replicare
La direzione è tracciata, ma il percorso è ancora in evoluzione. Le prossime fasi includono completamento dell’allestimento, attrezzaggio, messa in acqua e prove in mare, oltre al consolidamento del modulo didattico in forma replicabile per nuove classi e nuove edizioni.

Per poter sostenere il progetto di costruzione dell’imbarcazione dopo il termine del progetto, ci  si apre a partner e sponsor che vogliano contribuire in modo concreto alla sua realizzazione e alla sua replicabilità, sostenendo materiali, logistica, attrezzaggio, attività in mare e percorsi didattici.

Potete seguire le evoluzioni della costruzione su:
Instagram: https://www.instagram.com/lanciapantesca
(Per proposte di partnership e sponsorship: contatto tramite messaggio diretto.)

Per Pantelleria significa rimettere in moto un sapere che appartiene alla sua identità marittima. Per i giovani significa avere un punto di ingresso reale: non un racconto, ma un’esperienza. E, nel tempo, la possibilità che più lance tornino in mare, sostenute da nuove competenze e da una partecipazione crescente.

Il corso
Abbiamo sentito i ragazzi del corso, dal vivo su questa esperienza, appunto, più unica che rara, chiamiamola pure opportunità.

Sono i quattro presenti alla nostra intrusione nel laboratori: belli, chi più timido, chi più spigliato, ma tutti eguali per passione per il mare e la vela.
Sono stati reclutati in maniera molto semplice e ora sono parte di un progetto che andrà avanti per step.

Flaminia Lo Pinto, terza liceo Scienze Umane;
Claudia Maria Turco ,  Scienze Umane terza B;
Dario Brignone , sempre terza B Scienze Umane;
Salvatore Basile Anis, Ist. Tecnico.  
Barbara Rizzo, 2A Liceo scientifico
Giovanni Rizzo, 5A Liceo scientifico

Ragazzi, cosa vi ha spinto a seguire il professore in questo progetto? Risponde Flaminia “Mi ha sempre ispirato la passione per il mare, perchè la mia è una famiglia di pescatori,  quindi è una passione nata crescendo. Lavorare su questo progetto ci viene automatico, viene istintivo, anche perché abbiamo un ottimo professore come Francesco Belvisi e un’ottima guida, come il maestro Paolo Formentini.”

Al che interviene il prof. Belvisi: “Vorrei spiegare:  questa parte è un po’ più manuale, è una parte di un progetto educativo che riguarda la fabbricazione digitale, quindi i ragazzi, oltre a vedere come si montano le cose, hanno lavorato sulle stampanti 3D,  su come si progetta, su come si disegnano tutti questi oggetti, hanno la loro trasposizione in un modello tridimensionale che è accorpato alla fabbricazione digitale e semplifica un po’ la creazione di pezzi. Ma  soprattutto permette loro di avere una connessione fra ideazione, progetto ed esecuzione,  che è un percorso trasferibile in qualsiasi ambito della progettazione e della produzione. E’ un processo che parte da qualcosa di locale che si era perduto per rigenerare qualche cosa, per strutturare un metodo alla fine, che si può applicare a tutto.
“Poi la Lancia Pantesca è un oggetto complicatissimo, con tantissime parti e dettagli che vanno ripresi a mano.  Negli incontri di modellazione 3d i ragazzi  hanno disegnato delle carene e le hanno stampate in 3d : dalle sezioni si generano degli scafi un lavoro lontano dalle competenze classiche del mastro d’ascia”.

M° Formentini, qual è il suo ruolo? “Io faccio solo la parte del tramite tra il digitale e il manuale. Io mi rapporto con il professore sollevando per esempio una difficoltà nel montaggio che può essere risolta in fase di progettazione?  
“Ho ha una grandissima esperienza sulle lance,  sulla navigazione. e le lance le conosco come le mie tasche.
“Io ho fatto un altro progetto alle scuole medie e avevamo costruito una barca per bambini.”

Come vedete questo percorso, proiettato nel vostro futuro? Risponde Dario: “Sicuramente dà delle basi per quanto riguarda  la progettazione di base,  dal punto di vista tecnologico, ma comunque è pure una bella esperienza personale.”

Come ha spiegato il designer pantesco, l’opportunità che questo percorso può offrire per il futuro dei ragazzi è il poter realizzare da soli qualsiasi oggetto occorra, usando la stampa 3D, senza dover ricorrere alla terra ferma, con tutto quello che consegue.

 
La mia domanda era perché le lance pantesche stanno in fase di moria. I mastri, come intendono i panteschi, non ce ne sono più.  Però, appunto, per mantenere in vita una tradizione, ci si deve evolvere“Dare spazio anche all’informatica  e che ci sia una volontà anche manuale di proseguire appunto la tradizione.  – Riprende Francesco Belvisi
“Non è facile  pensare di costruire con tutte le competenze che aveva un mastro,  che trasformava un tronco di albero in barche naviganti con tantissimo lavoro manuale e maestria artigiana. Ma magari si può spingere la parte digitale fino ad avere quasi tutti i pezzi pronti tagliati e pronti per gli collaggi, oppure avere i tuoi kit e tu monti come si fa nel mondo del mobile. Il digitale va inteso come qualcosa che rende più accessibile la conoscenza e la praticità nelle cose.”

Sappiamo che vi sarà un secondo ciclo di incontri, per proseguire questo percorso capace di aprire molte opportunità: basta saper vedere lontano, poi con un pizzico creatività, di  tenacia e vigore giovanile, le cose diventano più facili. E i nostri ragazzi protagonisti di questa impresa hanno tutte queste qualità, che i loro “docenti” Francesco Belvisi e Paolo Formentini sanno stimolare con i giusti modi.

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