Sociale
L’Arma dei Carabinieri contro la violenza sulle donne
L’ARMA DEI CARABINIERI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Arma dei Carabinieri ha organizzato la campagna di comunicazione e sensibilizzazione “Non rimanere in silenzio” (video, foto e motion graphic), grazie alla preziosa collaborazione con le scuole che hanno partecipato, anche per il 2023, al progetto per la legalità e contro la violenza di genere, oggetto di attenzione, da anni, dell’Istituzione. La campagna è articolata su diverse iniziative accomunate dal dire “No!” a qualsiasi forma di comportamento violento o discriminante – sia fisico che psicologico, nella vita privata come in quella professionale – contro le donne. Le tante iniziative, che hanno coinvolto i media tradizionali, il web e i social, mirano ad aiutare e sostenere tutte le donne che subiscono maltrattamenti o vessazioni di qualsiasi tipo. Violenze o privazioni della propria dignità sono tali anche all’interno delle mura domestiche, quando l’autore è una persona cara.
È per questo che l’azione dell’Arma è volta a contrastare il numero dei cosiddetti “reati spia”, spronando le vittime a muovere, con fiducia, il primo passo verso la libertà: sporgere denuncia. Anche quest’anno tante caserme si illuminano di arancione, in adesione alla campagna internazionale “Orange the World”, come segnale tangibile dell’assoluta attenzione dell’Arma che ha il tema tra le sue priorità. Nonostante la crisi economica, l’Istituzione non ha voluto rinunciare a questo forte segnale simbolico e lo ha fatto – è bene sottolinearlo – senza aumentare i consumi energetici con nuove illuminazioni, ma semplicemente usando quelle già attive. Le stazioni ferroviarie, gli aeroporti e le autostrade, luoghi simbolo di partenze e magari anche di “ripartenze” dopo esperienze negative, sono stati scelti anche quest’anno come spazi di visibilità per tali iniziative.
Viaggiatori, pendolari, giovani coppie di innamorati e studenti avranno modo di soffermarsi qualche istante sulle tante iniziative, presenti anche nelle piazze delle maggiori città italiane, per questo 25 novembre. La Giornata è soprattutto l’occasione per riflettere e per ricordare che questo triste fenomeno si combatte anzitutto formando uomini e donne rispettosi della legalità, una sfida che comincia da lontano, tra i banchi di scuola, quando si forma la cultura ma soprattutto la coscienza dei cittadini del futuro. In tale ottica, i Carabinieri hanno deciso di puntare sulla creatività proprio dei giovani, coinvolgendoli in un progetto a livello nazionale.
Pertanto, i ragazzi dell’Istituto Tecnico Superiore G. B. Vaccarini di Catania hanno realizzato per l’Arma una foto manifesto che verrà pubblicata sui social istituzionali mentre gli studenti del Liceo Artistico Statale R. Cottini di Torino hanno realizzato uno “spot istituzionale” che verrà diffuso sui canali di comunicazione dell’Arma. Sul sito www.carabinieri.it , inoltre, è stata dedicata un’intera area tematica sul “codice rosso”, dove è possibile trovare tante informazioni utili su: atti persecutori, bullismo, cyberbullismo, maltrattamenti, revenge porn, violenza sessuale ecc. Nell’area tematica è possibile trovare anche il “Violenzametro”, un test di autovalutazione, elaborato dal Reparto Analisi Criminologiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, per rilevare i segnali del livello di violenza di genere subita in un rapporto di coppia. Contiene consigli utili per chiedere supporto e aiuto in base al livello di violenza riscontrata.
Ecco il link dell’area tematica “codice rosso”: http://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/consigli/codice-rosso/codice-rosso
Nell’ambito delle iniziative di contrasto alla discriminazione e alla violenza di genere trova spazio anche il fenomeno, oggi molto esteso, del cosiddetto revenge porn ovvero, secondo l’articolo 612 ter del codice penale (Codice Rosso) la diffusione illecita di foto e video con contenuti sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta, su cui è stato realizzato un video motion graphic informativo che verrà postato sui canali social istituzionali al fine di sensibilizzare più utenti possibili. Per far fronte a questa dolorosa piaga sociale, tali iniziative sono preziose ma da sole non bastano. Per questo la Benemerita si è dotata di tanti strumenti, il primo dei quali è la Sezione Atti Persecutori del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche. Questa Sezione svolge attività di studio e analisi del fenomeno, elaborando valutazioni sui “fattori di rischio” in favore dei reparti operanti, e programmi di formazione del personale.
Tra i progetti più importanti troviamo il “prontuario operativo”, un documento riepilogativo delle migliori pratiche adottate nella gestione dei casi, aggiornato con le novità introdotte dal decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (c.d. riforma “Cartabia”), nonché dalla legge 24 maggio 2023, n. 60, in materia di procedibilità d’ufficio e di arresto in flagranza. Fondamentali sono anche i corsi basici e specialistici sul tema dello stalking, a favore di Ufficiali dell’Arma in servizio presso i reparti investigativi, sia di tutti i Comandanti di Compagnia, Tenenza e Stazione. A questo si aggiunge, sin dal 2014, la “Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere”, strutturata su ufficiali di polizia giudiziaria – Marescialli e Brigadieri – inseriti nell’ambito delle articolazioni investigative territoriali e formati presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative, con specifici corsi.
Ad oggi ne sono stati svolti complessivamente 32, che hanno consentito di formare oltre 775 unità, operanti sul territorio nazionale. In questo delicato ambito, è importante ricordare anche l’Accordo tra i Ministri della Difesa e per le Pari Opportunità, cui è seguito il rinnovo della collaborazione tra il D.P.O. e l’Arma, tutt’ora vigente. Questi accordi hanno consentito alla Sezione Atti Persecutori di occuparsi dello sviluppo di attività di ricerca e analisi, nonché della formazione del personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e degli operatori del numero di pubblica utilità
“1522”, Help line per la violenza e lo stalking. Non meno importante è l’impegno che è scaturito dall’accordo di sensibilizzazione in favore delle scuole, alle quali è stato dedicato un ciclo di formazione di 40 giornate. Su richiesta del D.P.O., inoltre, è stata effettuata la mappatura dei Centri Antiviolenza presenti sul territorio nazionale, al fine di verificare l’effettiva esistenza ed operatività delle strutture attive nell’ambito dell’assistenza alle vittime.
L’Arma ha anche collaborato, quale rappresentante del Ministero della Difesa: – al Tavolo Interministeriale, istituito nel 2013, per l’elaborazione del “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, adottato nel luglio 2015 dalla P.C.M.; – all’Osservatorio Nazionale sulla violenza, i cui lavori hanno portato alla redazione del “Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020)”, approvato nella riunione del Consiglio dei Ministri del 23 novembre 2017, e delle “Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio – sanitaria” alle donne vittime di violenza, adottate con D.P.C.M. del 24 novembre 2017.
Sul piano delle collaborazioni interistituzionali, sul territorio nazionale sono state siglate numerose intese tra Procure della Repubblica, Prefetture, Forze di polizia, Ospedali e Centri antiviolenza, che vedono tutte la partecipazione dell’Arma. Si sottolinea inoltre il progetto avviato con Soroptimist International d’Italia, denominato “Una stanza tutta per sé”, consistente nell’allestimento, all’interno di Caserme dell’Arma, di locali idonei all’ascolto protetto di donne vittime di violenza. Un progetto che ha consentito di allestire ad oggi 174 stanze su tutto il territorio nazionale che permettono ogni giorno di accogliere in un ambiente confortevole e meno “istituzionale” le vittime di abusi.
Inoltre, Soroptimist ha fornito 46 kit per la videoregistrazione ad altrettanti Comandi dell’Arma, da utilizzare nelle fasi di ricezione delle querele o nelle attività di escussione. Nell’ambito delle iniziative di questo 25 novembre, l’Arma dei Carabinieri insieme a Fondazione Vodafone Italia e Soroptimist International d’Italia annunceranno l’avvio di Mobile Angel, un progetto pilota che prevede – a Milano, Napoli, Torino ed Ivrea – la consegna di un device a 50 donne, vittime di maltrattamenti. Il dispositivo con un sistema di allarme consente di attivare le Centrali Operative dell’Arma, permettendo l’intervento tempestivo delle nostre pattuglie, così accrescendo la percezione di sicurezza da parte delle vittime.
Infine, l’Arma ha partecipato con la Polizia di Stato alla realizzazione del sistema “Scudo”, una banca dati dedicata, volta a fornire agli operatori, nell’immediatezza degli interventi, un quadro informativo completo su eventi pregressi e soggetti coinvolti per consentire di adottare decisioni tempestive e sinergiche. L’impegno quotidiano degli uomini e le donne dell’Arma è finalizzato, innanzitutto, ad evitare che si verifichino ulteriori “femminicidi”, ma ci sono altri reati apparentemente meno gravi che insidiano quotidianamente le donne.
Un esempio è il fenomeno comunemente denominato “stalking”, che è ricondotto ai reati di “atti persecutori” (art. 612-bis c.p.), nonché i casi di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) e percosse (art. 581c.p.), con vittima donna.
L’Arma dei Carabinieri, anche nel corso del 2022 e nei primi dieci mesi del corrente anno, ha continuato a focalizzare il proprio impegno per poter contrastare tali crimini. Nel 2023, da gennaio a ottobre, gli atti persecutori rilevati sono complessivamente 14.018 mentre i delitti perseguiti dall’Arma con riferimento agli atti persecutori sono 9.959 (pari al 70 % di tutte la Forze di Polizia).
Per quanto attiene ai maltrattamenti in famiglia, nel 2022, i delitti perseguiti sono 25.082. Con riferimento al periodo gennaio – ottobre dell’anno in corso, i Reparti Arma hanno perseguito 18.624 maltrattamenti in famiglia. Lo scorso anno sono state tratte in arresto 1.722 persone per reati connessi con gli atti persecutori, mentre nei primi dieci mesi dell’anno in corso gli arresti sono stati 1.507. Analogamente, per i maltrattamenti in famiglia, nel 2022, sono stati arrestati 3.339 soggetti. Nel periodo gennaio – ottobre del 2023 le persone tratte in arresto per maltrattamenti in famiglia sono state 2.897. Nel 2022, per reati di violenza sessuale, l’attività istituzionale condotta ha consentito di trarre in arresto 1.105 persone, mentre nei primi dieci mesi del 2023, gli arresti sono stati 896.
Cultura
Pantelleria domani si riunisce in preghiera per le vittime della strage di Crans-Montana
Tutte le messe di domani
Domani, la popolazione di Pantelleria è chiamata a riunirsi in preghiera, in onore delle giovanissime vittime dell’incendio accorso a Crans-Montana in Svizzera.
I 4o deceduti, di cui sei italiani, e i 116 gravemente feriti verranno ricordati dai panteschi: morire a quell’età, in una serata di festa, in quelle modalità è una atrocità mondiale.
Nel giorno dedicato al Battesimo del Signore, con cui inizia il ministero di Gesù, comincia con il bagno nel fiume Giordano, come afferma lo stesso Pietro nella casa del centurione Corneliole.
In tale circostanza le messe verranno professate nelle tre parrocchie principali dell’isola:
Khamma: ore 11,00 – Chiesa Madre: ore 11
Rekhale, ore 17,00 – Tracino: ore 17,00
Scauri: ore 18,30 – Chiesa Madre: ore 18,30
Sociale
A Pantelleria è emergenza giovani. Il parere della psicologa Gloria Busetta
Dott.ssa Busetta: “Io credo che alla base ci sia veramente un bisogno di essere visti, visti al 100%”
A Pantelleria, è emergenza giovani, come in ogni parte del mondo, ma sull’isola il fenomeno è più evidente.
L’amministrazione comunale si è mossa nel senso della prevenzione dalle dipendenze ma questo non basta, naturalmente.
Abbiamo intervistato con vivo interesse una “ancora” giovane pantesca, che si occupa di sociale.
Si tratta di Gloria Busetta, classe 1999, diventata psicologa un anno e mezzo fa in quel di Torino. Non paga del percorso di studi, a febbraio inizierà la scuola di psicoterapia.
–
Dottoressa Busetta, ci spieghi la sua qualifica. ”
Sono una psicologa e istruttrice mindfulness. Nel mio percorso formativo ho scelto di integrare
diversi ambiti di studio, con l’obiettivo di acquisire una visione il più possibile completa del
funzionamento psicologico della persona. In quest’ottica rientra, ad esempio, un master in
neuropsicologia clinica dell’adulto e dell’anziano.
“La mindfulness è una pratica strutturata che favorisce lo sviluppo della consapevolezza. Si basa su
protocolli standardizzati, originariamente elaborati dal medico Jon Kabat-Zinn, e consiste in una
serie di esercizi guidati che aiutano la persona a portare attenzione al momento presente, il
cosiddetto “qui e ora”. Attraverso questa pratica, il paziente impara a osservare in modo più
consapevole i propri pensieri, le emozioni e le relazioni, sviluppando una maggiore capacità di
regolazione emotiva e un miglior benessere psicologico. È importante sottolineare che la
mindfulness non è necessariamente legata a un percorso terapeutico, ma può essere utilizzata
anche come strumento di crescita personale.”
Vuole spiegarci questo concetto? ”
La mente, per sua natura, tende a muoversi principalmente in due direzioni: o si proietta
costantemente nel futuro, anticipando scenari che non si sono ancora verificati, oppure rimane
ancorata al passato attraverso il rimuginio e la rielaborazione continua di ciò che è già accaduto.
Entrambi questi processi, se diventano predominanti, possono generare sofferenza.
“La mindfulness interviene proprio su questo meccanismo, aiutando la persona a riportare
l’attenzione al presente. Coltivare la consapevolezza del momento attuale consente di vivere con
maggiore pienezza ciò che accade ora, riducendo l’impatto di pensieri legati a eventi futuri, sui
quali non abbiamo ancora alcun controllo, o a situazioni passate che non possono più essere
modificate.”
Ma questa tecnica è indirizzata a persone particolari? ”
No, la mindfulness è accessibile a chiunque desideri intraprendere questo tipo di percorso. Il
protocollo classico ha una durata di otto settimane, ma nulla vieta di proseguire anche
successivamente, poiché si tratta di una competenza che viene appresa e che può essere coltivata
nel tempo.
“Durante il percorso, attraverso esercizi guidati e l’ascolto delle indicazioni dello psicologo, la
mente viene progressivamente allenata a rimanere focalizzata. È un processo che inizialmente può
risultare faticoso, perché la mente è abituata a distrarsi, ma con la pratica diventa sempre più
naturale. Proprio per questo, durante il protocollo vengono proposti anche esercizi da svolgere a
casa, piccoli “homeworks” che aiutano la persona a sviluppare e mantenere la consapevolezza
nella vita quotidiana.”
Famiglia e scuola
“A mio avviso il problema principale è che il disagio spesso non viene intercettato nelle sue fasi
iniziali. Le immagini di ragazzi fortemente compromessi rappresentano soltanto l’esito finale, la
punta dell’iceberg.
“Il disagio nasce molto prima.
Può iniziare, ad esempio, quando un ragazzo molto giovane entra in contatto con l’alcol o con altre
sostanze e queste diventano strumenti privilegiati di gestione emotiva. Parliamo di una fascia
d’età — dai 12 ai 20 anni — in cui l’identità è ancora in costruzione. È quindi possibile che il disagio
non venga riconosciuto né dal ragazzo stesso né dagli adulti di riferimento.
“Per questo ritengo fondamentale il ruolo di due istituzioni: la famiglia e la scuola. Sono i contesti in
cui i ragazzi vivono quotidianamente e che hanno maggiori possibilità di cogliere i primi segnali di
sofferenza. Intercettare il disagio precocemente è essenziale per evitare che si arrivi a interventi
estremi come il TSO, che rappresenta un segnale di sofferenza ormai esplosa e spesso l’unico
modo, seppur inconsapevole, che un ragazzo ha per essere visto.”
Le sue parole mettono i brividi I ragazzi di Pantelleria sembrano avere tutto. Cosa manca, allora? ”
Alla base di molte forme di disagio c’è un profondo bisogno di essere visti e riconosciuti
pienamente: dalla famiglia, dalla scuola e, in un contesto come quello isolano, anche dalla
comunità nel suo insieme.
“Lo psicologo è ancora percepito come un tabù. Persiste l’idea che rivolgersi a uno psicologo
significhi necessariamente ‘avere un problema’, mentre in realtà il supporto psicologico può
essere uno strumento prezioso di prevenzione, utile proprio per evitare che il disagio si trasformi
in dipendenza o in comportamenti disfunzionali.
“I contesti apparentemente favorevoli — una buona famiglia, una rete sociale presente — sono
certamente fattori protettivi, ma non escludono la possibilità che emergano dinamiche di disagio.
Essere “a posto” dal punto di vista materiale non equivale necessariamente a sentirsi visti sul
piano emotivo.
“Spesso il bisogno di riconoscimento passa attraverso l’aggregazione. Tuttavia, quando il collante
del gruppo diventa l’uso di alcol o sostanze, il ragazzo può trovarsi a rinunciare alla propria
individualità pur di sentirsi parte di qualcosa. In contesti piccoli questo fenomeno può risultare
amplificato. Quando si verificano eventi estremi, la reazione collettiva è spesso di sorpresa: “era
un bravo ragazzo, veniva da una buona famiglia”. Ma alla base c’è quasi sempre un vuoto emotivo
o affettivo che cerca una modalità di espressione e di colmamento.”
Come facciamo per colmare questo vuoto? ”
Per colmare questo vuoto non esiste una soluzione semplice o immediata, ma esistono delle
strade possibili. Una di queste, fondamentale, è la costruzione e il nutrimento delle passioni.
Quando parliamo di passioni non intendiamo un semplice “hobby” per occupare il tempo, ma
qualcosa che dia senso, continuità e identità. Una passione è uno spazio in cui una persona può
riconoscersi, sentirsi competente, sviluppare un talento, sperimentare emozioni positive e,
soprattutto, sentirsi vista e legittimata per ciò che è.
“Le passioni diventano un vero e proprio contenitore emotivo: permettono di canalizzare
frustrazione, rabbia, noia e solitudine. Offrono una direzione, una motivazione, un motivo per
alzarsi la mattina e rappresentano un’alternativa concreta a quei contesti di aggregazione che,
soprattutto nei territori più piccoli, ruotano spesso attorno all’uso di alcol o sostanze.
“In un luogo come Pantelleria, dove le opportunità possono apparire limitate, è ancora più
importante valorizzare ciò che già esiste. Le passioni possono nascere dallo sport, che insegna il
rispetto delle regole, il confronto con il limite, il senso di squadra e di appartenenza; dall’arte e
dalla musica, che consentono di esprimere ciò che spesso non si riesce a dire a parole; dalla
scrittura, dal teatro o dalla fotografia, che aiutano a dare forma al mondo interno e a raccontarsi;
oppure dal contatto con la natura e con il territorio stesso — il mare, la terra, l’agricoltura, la cura
degli spazi — che restituiscono un senso di radicamento, continuità e utilità.
“Anche l’impegno in progetti collettivi, nel volontariato o in iniziative comunitarie può diventare
una passione: sentirsi parte attiva di qualcosa di più grande, percepire che il proprio contributo ha
valore, rappresenta un importante fattore protettivo rispetto al disagio.
In un contesto piccolo come questo, la dimensione ridotta potrebbe trasformarsi in un punto di
forza: consente di intercettare prima il disagio, di costruire reti educative e relazionali, di creare
spazi di aggregazione alternativi e più sani. Offrire ai ragazzi la possibilità di coltivare passioni
significa permettere loro un’altra modalità di stare insieme e di essere riconosciuti, senza doversi
conformare a modelli che escludono chi non ‘si adegua’.
“Intercettare il disagio alla base significa anche questo: investire in opportunità che aiutino i ragazzi
a costruire un’identità, a sentirsi vivi e parte di un percorso. Perché quando il vuoto non viene
ascoltato, finisce per manifestarsi nel modo più doloroso possibile e, ancora una volta, i TSO
restano solo la punta dell’iceberg.”
Parlando di dipendenze, ha visto che l’amministrazione sta approcciando al problema con con
progetti, con campagne? ”
Sono iniziative importanti, ma dovrebbero essere continuative e soprattutto preventive. Spesso ci
si attiva solo quando il problema è già esploso, mentre sarebbe fondamentale lavorare prima,
attraverso percorsi di informazione, sensibilizzazione e psicoeducazione.
“Molti ragazzi conoscono gli effetti immediati delle sostanze, ma non le conseguenze a lungo
termine. Parlare di questi temi in modo costante e accessibile è essenziale. Tuttavia, torno a
ribadire che la chiave resta sempre la capacità di intercettare il disagio prima che diventi
emergenza.
La società è cambiata, i genitori sono cambiati
“Oggi i ragazzi sono spesso inseriti in routine molto strutturate, fatte di impegni continui. Questo
lascia poco spazio alla noia, al riposo e alla riflessione. Il rischio è che perdano il contatto con sé
stessi.
“Il punto centrale non è la quantità di tempo trascorso insieme, ma la qualità della presenza. Un
genitore può essere fisicamente presente, ma ciò che conta davvero è una presenza emotiva
significativa. Il legame di attaccamento è fondamentale per lo sviluppo emotivo e psicologico.
“In adolescenza l’identità è in profonda trasformazione, anche a livello corporeo. In questa fase il
genitore rimane un punto di riferimento essenziale, anche quando diventa bersaglio di frustrazioni
e conflitti. Attraverso la propria presenza e il proprio esempio, il genitore insegna al figlio come
tollerare la frustrazione e affrontare le difficoltà. Questo non significa colpevolizzare, ma
sottolineare l’importanza di una presenza costante e consapevole.”
Insomma, in questo momento storico dobbiamo fermarci un attimo tutti quanti. ”
Assolutamente sì. Serve una maggiore sensibilità collettiva, uno sguardo attento e non
superficiale. In questo senso, la mindfulness può essere uno strumento prezioso, perché educa
all’attenzione al momento presente.
Molti dei disagi psicologici che osserviamo sono legati al passato — e quindi a forme depressive —
o al futuro, sotto forma di ansia anticipatoria. Illudersi di avere il controllo su tutto è fonte di
sofferenza. Coltivare consapevolezza significa anche accettare i limiti del controllo e vivere più
pienamente il presente.”
Ma lei che vive lontano, potrebbe portare comunque i suoi metodi sull’isola? ”
Lo sto già facendo. Negli ultimi tempi ho organizzato workshop e, durante le vacanze natalizie, ho attivato uno sportello di ascolto gratuito.”
La dottoressa Gloria Busetta è disponibile per chiunque senta il bisogno di un supporto.
Facebook: Dottoressa Gloria Busetta —> link https://www.facebook.com/share/1ASTvg1EUC/?mibextid=wwXIfr
– instagram: dott.ssa_gloriabusetta —> link https://www.instagram.com/dott.ssa_gloriabusetta?igsh=bnhkdm01bmsxNXNq&utm_source=qr
– sito web: www.psicologabusetta.com
– numero di telefono : 3274032374
– email: dott.ssabusetta@gmail.com
Sociale
Pantelleria, Vescovo in visita a L’Albero Azzurro. Angela Rizzo “Emozioni che riempiono le giornate”
In questi giorni prossimi al Natale, il Vescovo Angelo Giurdanella è stato molto attivo sull’isola: dalle messe, agli anniversari, alle normali passeggiate in piazza, al passaggio dalla nostra Sartoria Solidale, la sua presenza si è sentita molto fortemente dalla comunità pantesca. 
Ha anche fatto visita ad una realtà isolana molto importante per il servizio che svolge, indefessamente ed energicamente: l’Associazione L’Albero Azzurro.
Toccante il commento della sua presidente Angela Rizzo “E’ stato bello ricevere la visita del vescovo Monsignore Angelo Giurdanella accompagnato da Don Ramesh, Don Vincenzo e il nuovo parroco Don Easu.
“I loro gesti calorosi ed empatici nei nostri confronti e la riconoscenza nel lavoro che svolgiamo ogni giorno in associazione ci ha riempito il cuore di gioia.
“Sarebbe bello ricevere queste visite sempre più spesso anche perché nei ragazzi abbiamo riscontrato delle belle emozioni che sicuramente migliorano le giornate!”
Monsignor Giurdanenella, con il suo generoso e accogliente sorriso, la sua ricerca di contatto con la gente, lo rendono partecipe della vita sull’isola, se poi il tutto avviene in un periodo come questo, l’effetto è più che positivo.
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