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Il Melograno: tra storia, racconto e leggenda di questo frutto

Redazione

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A pazienza e comu u ranatu, iavi a scorza amara, ma u fruttu e aruci…

Il modo migliore di iniziare questa storia sarebbe con un C’era una volta, in un tempo lontano, lontano, come nelle migliori favole. Sì perché la storia del frutto del melograno trae le sue origini dalle Persia quasi 5000 anni fa. Il melograno chiamato in botanica Punica granatum L, fa derivare il suo nome dal latino “malum” e “granatum” ovvero mela coi grani. Nonostante si tenda a chiamarlo in tanti modi diversi, melo granato, pomo granato, ecc.., secondo l’Accademia della Crusca quando ci riferiamo all’albero dobbiamo chiamarlo melograno, quando invece parliamo del frutto è corretto usare il termine melagrana. Come ben sappiamo il melagrana è un cibo altamente nutriente utilizzato sia in cucina, nei modi più disparati, che nella cosmesi. Molti anni fa questo frutto era considerato un dono prezioso da regalare a qualcuno, proprio grazie ai suoi grani rossi e succosi in grado di, come si racconta, portare fortuna. In Italia, le coltivazioni di melograno, sono principalmente situate nel sud Italia dove la pianta ha trovato il clima ideale per crescere. In Sicilia, tra le zone prescelte per la coltivazione del frutto, vi sono: Agrigento, Catania, Ragusa e Trapani. Benefici e proprietà della melagrana Tra le proprietà della melagrana emerge il fatto che i suoi chicchi contengono l’80% d’acqua, ma anche acido ascorbico, acido citrico e polifenoli. Di questi ultimi, buona parte sono antociani, importanti per le attività protettive, comprese quelle antiossidanti. I gustosissimi chicchi della melagrana possono essere sfruttati non solo per realizzare un gustoso succo, ma anche in qualità di ingredienti per preparare alcune deliziose ricette. Ad esempio, possono diventare il tocco di sapore e di colore in più di una gustosa insalata. Si possono accompagnare allo yogurt, o ancora impiegarli per la preparazione di un gustoso risotto oppure di salse. Sgranare la melagrana per ricavarne i chicchi non è semplicissimo, poiché questi risultano perfettamente “incastrati” nell’involucro che li contiene. Con un po’ di pazienza e, soprattutto, un po’ di pratica, è però possibile familiarizzare con il procedimento, in modo da imparare a sfruttare il più possibile le fantastiche proprietà della melagrana.

Mitologia e leggende… Vi sono diverse leggende che raccontano la nascita del melograno. Secondo una delle più note, il primo albero di questa specie sarebbe nato per volere di Afrodite che lo piantò a Cipro e per questo divenne sacro agli abitanti dell’isola e alla dea stessa. Un’altra tradizione lo vuole invece nato dal sangue di Dioniso che, ancora bambino, fu rapito dai Titani su commissione di Era, stanca dei continui tradimenti di Zeus (il bambino era infatti figlio illegittimo di Zeus). Il povero Dioniso fu fatto a pezzi e messo a bollire in un calderone, proprio da una goccia del suo sangue caduta a terra sarebbe nato il primo albero di melograno. La melagrana è poi un frutto legato alla figura mitologica di Persefone (o Proserpina nella mitologia latina) figlia di Demetra e Zeus che rapita da Ade, signore degli Inferi, proprio per aver gustato 6 aspri semini della melograna (frutto proibito) viene punita ed è costretta a vivere due terzi di ogni anno con la madre sulla terra ed un terzo con Ade diventato poi suo marito. Quando era felicemente in compagnia di Persefone, Demetra faceva rifiorire la natura e sulla terra era primavera-estate, quando tornava negli Inferi, invece, triste e sola spogliava gli alberi facendo comparire l’autunno-inverno. Con questo mito i Greci spiegavano l’alternanza delle stagioni. Il Melograno del nonno Turiddu… Era cresciuto all’angolo più occidentale della casa di campagna, all’inizio stentato, timido, più volte mio nonno Turiddu aveva pensato di tagliarlo e sostituirlo con un’altra pianta, ma non l’aveva mai fatto. Mia Nonna Marianna, che aveva un debole per il melograno, aveva chiesto al nonno di piantarlo e così, dopo che lei se ne fu andata, per il nonno quella pianta stentata, che non sembrava dover mai dare frutto, era diventata un pezzo di anima e non aveva mai avuto il coraggio di tagliarla. Una pianta cocciuta, ad ogni inverno sembrava dovesse seccare e spegnersi e invece resisteva e piano piano, anno dopo anno, cresceva. La sua tenace lotta per la sopravvivenza, per imporre la sua presenza a quell’angolo della casa, alla fine fu vinta. Quando morì il nonno era un bell’albero di melograno, alto quasi 5 metri che in autunno si riempiva di frutti rossi; ricordo ancora quando io e mio cugino Franco, con le facce rosse di succo e le manine che a stento riuscivano a contenere il frutto, combattevamo per estrarre ogni singolo seme succoso. Inoltre ricordo le magliette macchiate di succo e i rimproveri che i grandi ci lanciavano, chiamandoci “monelli impenitenti”. Quando quella lunga primavera della mia esistenza finì, come sempre succede, senza che me ne accorgessi, io e mio cugino ci ritrovammo all’improvviso nella casa del nonno non più due monelli ma due ragazzi che presto sarebbero volati via in cerca della loro ragione di vita. Ormai ragazzo, che mi ero perso quella primavera, ero stato in viaggio e mia madre, indaffarata e affaticata per accudire la famiglia, pian piano diventò indifferente, poi insofferente, infine ostile. Quando finalmente riuscii a trovare lavoro Presso il Molino S. Lucia, oramai il castello della mia fanciullezza era del tutto crollato. Io e mio cugino sopportavamo sempre meno tutti i parenti; noi che non eravamo più bambini eravamo diventati insofferenti a quel tempo di baruffe, quando da piccoli erano motivo di svago e divertimento. Finì così quel tempo con qualche risentimento, qualche rimpianto, qualche accusa e qualche ripicca; tutti andarono via, nessuno più veniva in quella casa del nonno tranne io con la mia famiglia, ritrovandomi solo nella dimora del nonno.

È un giorno caldo di fine estate e mi siedo sotto il melograno, mi pare quasi che anche lui abbia sofferto, poiché fa sempre meno frutti. Aspetto l’autunno con impazienza per raccogliere quella ventina di bacche che ancora mi riserva, per spaccarne una e affondarci il viso dentro mordendo, succhiando e immaginando di scrutare nel mio riflesso alla finestra per un attimo, uno soltanto, i miei cuginetti bambini sporchi di succo e ciò mi asciuga il cuore. Che succede mai ad un uomo quando diventa più vecchio? Talvolta si indurisce come fosse pietra oppure si ammorbidisce come fosse burro. ma io no, come una vecchia carruba mi asciugo, rimane lo zucchero intrappolato senza più succo. Sono seduto all’ombra del melograno e guardo in alto, oltre i suoi rami nel cielo s’innalza un falco che, lentamente, comincia a fare un giro proprio sulla mia testa e infine, adagio, si libra fino al ramo più alto del melograno e vi si posa. Non mi teme. Mi osserva fisso con quel suo occhio, poi emette un lungo richiamo stridulo, riprende il volo, pochi battiti d’ali e si lascia trasportare da una corrente d’aria, risalendo verso la chiesa delle Anime del Purgatorio e vola via verso nord. Il sole caldo mi accarezza, non so dire se mi sono addormentato o se fosse tutto veritiero, so solo che, ad un tratto, il melograno mi ha parlato: “Totò, alzati. Ti regalerò il mio ultimo frutto, in esso ho concentrato tutta la mia forza, raccoglilo e non mangiarlo, non è per te, è il mio dono per Giulia, mettilo in valigia e parti, donagli la mia forza. Ho resistito ad inverni e a estati torride, lascia che io faccia un dono a tua figlia”. Apro gli occhi, è pomeriggio inoltrato, penso allo strano sogno che ho fatto, sorrido, alzo gli occhi e la vedo: una bacca rossa, grossa, gravida di semi, bellissima, una bacca che non avevo mai visto prima e che sono certo, non c’era quando mi sono seduto sulla sdraio all’ombra del melograno, pende davanti a me, a meno di un metro, pronta per essere colta. Sono in treno, il viaggio per Bologna è lungo, nella mia bisaccia ho un frutto rosso di cui ogni tanto saggio la consistenza con la mano temendo possa andare a male, riscoprendolo sempre turgido ed elastico nel palmo. Strano, quando ho chiamato Giulia sembrava quasi che se lo aspettasse, non ha fatto storie, non ha avuto impegni sia lavorativi che politici o altro, mi ha richiamato dopo poco dicendo che mi avrebbe aspettato alla stazione. Alberi, case e tanto grano sfilano fuori dal finestrino, ettari ed ettari di prati verdi e case bellissime immerse nella campagna si alternano a paesaggi urbani delle città che man mano raggiungo; a tratti il mare che scintilla sotto un sole di fine estate. Non ho mai portato con me mia figlia in treno per lunghi tragitti, eppure mi sarebbe piaciuto, ma non l’ho fatto e adesso, che di fronte a me, nello scompartimento, due giovani giocano con un bambino di 6 -7 anni raccontandogli del treno, provo una fitta dolorosa al cuore che non passa. Aspettano me. Ha occhi grandi mia figlia, quanti sguardi ho visto passare in quegli occhi, di paura davanti all’asilo il primo giorno e di lacrime vedendomi andar via, di allegria davanti all’albero di Natale e di preoccupazione il giorno di un esame. Sguardi di sfida e di indipendenza, gli sguardi dell’adolescenza e poi via via, gli sguardi innamorati della prima cotta, quelli decisi della prima scelta consapevole, quelli tristi delle piccole sconfitte e quelli distratti di donna in corsa per la vita. Si volta e mi vede e non mi raccapezzo di quello sguardo che vedo nei suoi occhi, non ha precedenti, non me lo ricordo, è uno sguardo nuovo…. Forse uno sguardo di tenerezza…
Mi commuovo come fanno sempre gli uomini quando si specchiano nei propri figli, lei ride e mi batte sulle spalle, andiamo a casa in via Mascarella papà…. In cucina dalla borsa, in silenzio, tiro fuori quel vecchio tovagliolo a quadroni rossi e bianchi, lo sciolgo e compare il melograno; lei lo guarda incredula e mi chiede

se è quello davvero il motivo per cui l’ho voluta vedere, gli racconto del melograno di casa e del sogno, poi spacco il frutto in due metà uguali e glielo offro. Assaporo i lunghi momenti della Giulia con il muso rosso di succo e con la camicia bianca macchiata di melograno, ride e scherzando la guardo intensamente, restituisce lo sguardo e mi sembra ritornata bambina. Penso al melograno e mi scendono due lacrime grosse al pensiero che non darà più frutto e che non potrò più rifarlo; riparto dopo qualche giorno per tornare da mia moglie la Silvana che per motivi di lavoro non era potuta partire… era arrivato il tempo di tornare a casa. Ho il cuore sollevato, non ho perso tutto, la stagione degli abbracci non è finita. Entro nel cortile, svolto l’angolo occidentale della casa e il melograno è lì, vivo, di nuovo carico di frutti da cogliere ancora. Sulla vecchia chiesa vicino la casa del nonno il falco fa larghi giri, mi viene sopra la testa, gira, fa un lungo richiamo e torna alla chiesa…

Salvatore Battaglia Presidente Accademia delle prefi

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Cultura

Servizio mensa – Leali per Pantelleria chiede chiarimenti su come estendere alle scuole delle contrade

Redazione

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Si prende atto della disponibilità dichiarata dall’Amministrazione comunale a valutare soluzioni per garantire il servizio mensa su tutto il territorio. Tuttavia, non risulta chiaro come tale impostazione possa concretamente applicarsi se, nella fase attuale delle iscrizioni, ai genitori non è consentito scegliere né il tempo pieno per la scuola primaria né il tempo normale per la scuola dell’infanzia nei plessi delle contrade.

In assenza di queste opzioni, le famiglie si trovano di fatto impossibilitate a esprimere un bisogno reale e completo, rendendo difficile – se non impossibile – la costruzione di quel “quadro chiaro e definitivo delle esigenze effettive” che l’Amministrazione dichiara di voler attendere.

Si ritiene pertanto necessario un chiarimento immediato sulle modalità con cui le famiglie delle contrade possono esercitare il diritto di scelta in fase di iscrizione, affinché il principio del diritto allo studio e della parità di accesso ai servizi scolastici sia garantito a tutti gli alunni dell’isola, senza distinzioni territoriali.
Leali per Pantelleria

Per approfondire:Pantelleria, disponibilità dell’Amministrazione per proseguo ed estensione mensa scolastica

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Pantelleria, disponibilità dell’Amministrazione per proseguo ed estensione mensa scolastica

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 Disponibilità dell’Amministrazione comunale alla valutazione di soluzioni per il proseguimento e l’estensione del servizio mensa scolastico

L’Amministrazione comunale informa la cittadinanza che è costantemente impegnata nel garantire servizi essenziali a supporto delle famiglie e del diritto allo studio degli alunni del territorio.

Il Sindaco comunica che l’Amministrazione comunale è aperta e disponibile a valutare ogni soluzione che possa consentire il proseguimento della mensa già attiva per le classi del capoluogo e, al contempo, a fornire lo stesso servizio anche agli altri plessi scolastici dell’isola. In tale prospettiva, l’Amministrazione ritiene necessario attendere il completamento e la scadenza del periodo delle iscrizioni scolastiche, al fine di disporre di un quadro chiaro e definitivo delle esigenze effettive.

Solo a conclusione di questa fase sarà possibile valutare con attenzione quali dei percorsi ipotizzati possano risultare i più efficaci e sostenibili per venire incontro alle necessità delle famiglie e della comunità scolastica.

L’Amministrazione comunale ribadisce la propria volontà di operare con senso di responsabilità, ascolto e collaborazione, ponendo al centro il benessere dei bambini e il supporto concreto ai nuclei familiari.

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Pantelleria Capitale del Mare, ieri la presentazione in un Aula Consiliare gremita

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“Quando la terra riposa, il pantesco naviga” Michele Cossyro

Ha fatto un grande richiamo la presentazione del progetto di Pantelleria Capitale del Mare, presso gli accoglienti locali dell’Aula Consiliare del Palazzo Municipale.
L’assise ha visto l’intervento di diversi protagonisti dell’ambito riconoscimento.

L’intervento del Sindaco Fabrizio D’Ancona
A fare gli onori di casa e dare inizio all’incontro il primo cittadino, Fabrizio D’Ancona, vestito di un palese compiacimento e soddisfazione nel condividere col il numeroso pubblico che ha gremito la sala: “Benvenuti a questo bellissimo incontro! Stiamo ufficializzando la candidatura dell’Isola di Pantelleria al concorso Capitale del Mare solo adesso perché ci contraddistingue la linea dell’umiltà e del rigore. “Dovevamo prima necessariamente comprendere se il territorio fosse maturo per preparare un progetto del genere.  Potevamo tranquillamente fare i grandi programmi sin dal primo giorno, trasmettendo al mondo che anche Pantelleria si candidava a questo importante progetto. Non l’abbiamo ritenuto opportuno, perché le difficoltà che ci sono su quest’isola sono oggettive e molto importanti. 
“E il primo dei grossi problemi storici di quest’isola è la capacità di aggregazione. Noi abbiamo volutamente dato input alle poche associazioni che sono venute qui in comune a parlare nel tentativo di dire ‘siamo pronti, iniziamo un percorso’, soprattutto mi riferisco alla ProLoco. Esse con grande spirito hanno collaborato e hanno messo su quella che è l’idea importante di questo progetto. E da lì abbiamo cercato di fare un minimo di percorso, di comprensione, dando un input chiaro. 
Il progetto lo si fa solo se è un progetto isolano. Se deve essere il progetto di qualcuno perché deve servire semplicemente per un minimo di visibilità mediatica, assolutamente noi non siamo interessati. Come Ente avevamo grosse difficoltà, per ovvie ragioni che siamo un piccolo comune, creare le condizioni affinché il progetto rispetti le linee guida del Ministero e sia abbondantemente corposo a tal punto magari da essere valutato dalla Commissione e non accantonato semplicemente dopo una brevissima lettura era un imperativo categorico da parte nostra.
Abbiamo trovato delle idee anche abbastanza importanti, idee che prioritariamente arrivano dal gruppo della ProLoco che sapientemente è riuscita ad aggregare molte realtà locali, che hanno avuto finalmente la consapevolezza che dallo stare insieme questa isola può sicuramente crescere.
“Ci sono state molte polemiche rispetto al fatto che noi abbiamo attivato questo percorso con limitatezza, con pacatezza e con riflessione. Per noi era importante fare quello che abbiamo fatto: il progetto è abbastanza importante, ci sono degli spunti che parlano dell’isola che era, dell’isola che è di quella che è l’isola che sarà. 

Pantelleria tra 30 città marinare che si contengono il riconoscimento di Capitale del Mare
“Noi siamo all’interno di un contesto di circa 30 altre città marinare – prosegue il Sindaco – che hanno presentato questo progetto,  è evidente che non siamo insomma certi della nostra vittoria però sicuramente possiamo dire che il nostro progetto non è una paginetta che verrà accantonata ma sarà sicuramente oggetto di una serie di valutazioni perché rispettoso delle linee di guida ministeriali.”

Durante la sessione, è intervenuta la Presidente de L’Albero Azzurro, Angela Rizzo, che fattivamente ha partecipato all’impresa e darà un grande contributo per quanto attiene una parte di sociale. L’associazione ha voluto omaggiare i capofila del progetto con delle creazioni realizzate in ceramica dai sui ragazzi. La particolarità è che in esse viene riportato il logo di Pantelleria Capitale del Mare, realizzato dal M° Michele Cossyro.

Il ViceSindaco Adele Pineda e l’isola di mare
Era altresì presente il ViceSindaco, nonchè Assessore alla Cultura, Adele Pineda, la quale, tra le argomentazioni ed esternazioni empatiche ha detto che, visto che Pantelleria è da sempre vista come un’isola di terra, con questo progetto si può invertire la rotta e dare una nuova delineazione, aggiungendo all’identificazione: isola di mare.

“Entrando oggi in quest’aula consigliare ho pensato subito che bella presenza numerosa che abbiamo oggi una presenza importante, presenza di istituzioni, di associazioni, di cittadini in genere che sono venuti oggi per questa presentazione dell’isola di Pantelleria candidata come Capitale del Mare. Una partecipazione che conferma quanto diceva prima il nostro sindaco: Pantelleria ha trovato la forza, le energie affinché tutto il territorio si unisse e facesse fronte comune per un obiettivo importante, il mare. 
“Vorrei semplicemente aggiungere qualcosa sull’elemento mare, l’elemento che ci circonda, l’elemento che in qualche modo ha plasmato l’isola di Pantelleria e che oggi ci contente appunto di presentare questa nostra candidatura. Il nostro mare in particolare il Mediterraneo è sempre stato crocevia, è sempre stato rappresentato, è sempre un ponte, una strada importante per le comunicazioni dei popoli già in passato, già secoli fa e anche oggi il mare rappresenta un ponte, un elemento che unisce e qualche volta divide, un elemento che ha caratterizzato storie importanti che ci sono state raccontate da autori famosi. Per Pantelleria il mare rappresenta anche la tradizione, si lega anche alla marineria, si lega anche alle nostre famose lance che sono alcune delle protagoniste, non le uniche naturalmente, nel dossier con cui abbiamo presentato la nostra candidatura.
“Ma la candidatura va dalla tradizione allo sport, al sociale, quindi effettivamente ci troviamo dentro questa presentazione tutto ciò che contraddistingue la nostra isola.
“Vinceremo? Non lo so, ci abbiamo provato, ci abbiamo provato in maniera seria grazie al contributo di tutti voi, grazie al contributo della ProLoco, dei nostri uffici,  ma siamo fiduciosi anche in questa sfida.

Marcello Sparacio, l’avvocato dai mille motti. Primo motto: “Noi vinciamo e se non vinciamo arriviamo primi”

Presidente ProLoco Michela Silvia e Avv. Marcello Sparacio

Sarà perchè è avvocato, ma gli aforismi per lui sono pane quotidiano. E ieri, l’avvocato Marcello Sparacio aveva un motto per ogni circostanza. Quello che è diventato un tormento per l’intera conferenza è stato proprio “Noi vinciamo e se non vinciamo, arriviamo primi”.
Sparacio racconta la genesi del progetto: “Per caso, nasce su una chat con Michela Silvia, che il giorno io ho visto che era pubblicato questa Capitale del Mare. L’ho contattata e abbiamo iniziato.” 
“Il primo incontro che abbiamo avuto con il dottor Belvisi avviene a dicembre, in pieno bilancio. Io gli accenno al progetto e lui mi risponde ‘No si farà mai’ . Però abbiamo fatto un patto, mi hanno dato una settimana per presentare in una scheda su come noi vedevamo questo progetto.  E piano piano siamo riusciti anche a concludere.
“Una cosa cui tenevamo è che questo fosse un progetto partecipato: siamo andati prima dal parco, abbiamo contattato la Soprintendenza del Mare, abbiamo contattato la Capitaneria di Porto, e per ultimo il Sindaco D’Ancona. 
“Il dossier è stato concepito come un unico, non solo dal punto di vista formale, esso rappresenta dal punto di vista sostanziale e contenutistico una visione logistica del patrimonio, materiale e immateriale, interconnesso con la sua comunità. 
“E noi volevamo che questo trasparisse comunque nel racconto.  La battuta ‘noi vinciamo, se non vinciamo arriviamo primi’ significa che 
noi partecipiamo a questo premio non per vincere,  ma perché vogliamo avere una guida su quello che può essere il futuro di Pantelleria su questo settore, come parliamo di economia blu, che è tutto ciò che è coinvolgibile, che può essere l’arte, lo sport, i laboratori formativi, che per noi è un aspetto fondamentale, perché è un obiettivo. creare opportunità per i giovani, creare una generazione formata, attraverso corsi di formazione abilitanti per giovani, come una patente nautica, essere un corso di vela, un patentino sub. 
“Quando io ho detto che vinciamo, io mi sono convinto per un motivo, perché tutti i criteri di valutazione che sono in quel banco, sono tutti stati osservati e attenzionati”.

Un grande supporto è stato generosamente dato anche da Don Vito Impellizzeri, che si è collegato telefonicamente direttamente dall’ateneo che presiede a Palermo per un buon auspicio all’intera impresa.

Il logo di Pantelleria Capitale del Mare a cura del M° Cossyro
Altra telefonata dai toni più leggeri è stata fatta al M° Michele Cossyro, autore della mirabile opera del logo che ha spiegato senza tralasciare alcun dettaglio: dal timone, all’onda, alla vela, all’ancora si appalesa una rappresentazione di Pantelleria tra il nostalgico e il futurista, passando per la passione e l’energia che il mare insinua nei panteschi.

In tutto questo grande rilievo è stato dato anche alla Capitaneria di Porto, rappresentata dal suo Comandante Claudio Marrone, al Circolo Velico Isola di Pantelleria, rappresentato dal suo presidente Daniele Alongi e a Mare Vivo, nella persona del Dr. Andrea Biddittu.

Il lavoro burocratico dietro la candidatura, lo spiega Salvatore Belvisi

“La prima fase è esattamente quella che ha descritto Marcello Sparacio, arrivato dai noi nei primi dicembre, in piena chiusura d’anno per quando riguarda le spese e altro. Uno schema a firma di Proloco e Centro Giamporcaro e poi è iniziato un percorso partendo dall’avviso pubblico per chi fosse interessato a partecipare.
“Noi a quel punto abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione diritta con la Proloco e con le associazioni che sono riusciti a catalizzare nello studio di Gereon Pilz,  dove insieme alle altre associazioni potevamo valutare il lavoro che si sta facendo dalle direttive, dalle indicazioni, dagli ingerimenti  eccetera eccetera. 
“Da tutto questo, entro i termini previsti, siamo riusciti a presentare la candidatura. Come diceva il sindaco  e come hanno detto pure loro,  il più ottimista di tutta questa situazione è ovviamente Sparacio. 
“L’obiettivo principale è la valorizzazione delle identità storiche e culturali di Pantelleria, alias Cossyra  crocevia tra Italia e Africa. Abbiamo richiamato e inserito all’interno del dossier i borghi marinari, Gadir e Scauri, cercando di valorizzarli considerata la valenza anche turistica rilevante.  Nella zona est e nella zona ovest rappresentano  due poli essenziali  e di attrazione per il turismo.”
“C’è da dire che noi abbiamo anche messo  all’interno delle dossier il tema della sostenibilità: ricordate che su Pantelleria c’è stato un esperimento per l’elettricità derivante dal moto ondoso. Il primo non mi è andato benissimo, ma già esiste un programma, questa volta un po’  più articolato, rispetto allo sviluppo dell’energia alternativa attraverso il moto ondoso.
“C’è anche l’inclusione sociale per i giovani e per la disabilità.
“Abbiamo coinvolto il parco, perché nel parco c’è anche un collegamento con un richiamo  alla storia, e quindi i cosiddetti trasporti  che  avvenivano con l’asino.
“In sintesi, il bello del dossier che è stato presentato nella candidatura, indipendentemente da una vincita se ci sarà o meno, è la capacità che si è riusciti a tirare fuori  per valorizzare degli aspetti di Pantelleria storici e provare a riportarli nell’ambito odierno, sorta di attualizzazione di una memoria storica e di una capacità, sia imprenditoriale  che culturale, che aveva l’isola, per non farla morire.”

Tutte le associazioni:

Pro Loco Pantelleria capofila

Circolo Giamporcaro
Le colline di Loredana
Lega Navale delegazione Pantelleria

Circolo velico
Ass. Barcaioli
Albero azzurro
Circolo culturale Corso Umberto
Albero azzurro
Resilea
Barbacane
La Mulattiera
MareVivo
Astarte
Asp in Punta di piedi
Ass.Pescatori
Green Divers

Enti istituzionali
Fondazione TUSA
Politecnico di Torino

Società private
Nugae S.r.l di Belvisi Francesco

Personalità
Maestro Cossyro
Don Vito Impellizzeri

Il video dell’intera mattinata:

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