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FISA (Federazione Salvamento Acquatico), ecco chi è il suo Presidente Raffale Perrotta

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Un Cavaliere Silente delle Onde: un faro di speranza sconosciuto nelle tempeste

Abbiamo molto spesso menzionato, nei nostri articoli sulla Federazione Italiana Salvamento Acquatico, il Presidente Raffaele Perrotta, figura velata da una dolce e lieve bruma di mistero.

Tanti i racconti, tante le ipotesi e stiamo cercando di capire  chi sia veramente il leader dell’associazione che prepara migliaia di uomini e donne in Italia per salvare vite.

Il nome, quasi introvabile sui social, ma di cui sorpeggiano storie non dette, sussurri di gratitudine che si propagano tra chi ha incrociato il pericolo tra le onde.

Si narra di una figura enigmatica, un “cavaliere silente” che veglia sull’infinita distesa blu, pronto a intervenire, a insegnare quando la necessità si fa sentire, senza clamore, senza chiedere nulla in cambio.
Questa figura, con la sua dedizione e la sua competenza silenziosa, incarna un ideale di professionalità che stride con una tendenza sempre più allarmante: la superficialità con cui, talvolta, vengono concepiti decreti legge che impattano direttamente sulla sicurezza e sull’efficacia del soccorso in mare.

Tutto sappiamo dei presidenti di salvamento Genova Giuseppe Marino e della FIN Paolo Barelli rispettivamente uno commercialista l’altro nuotare nello stile dorso.

Come un’ombra che danza sulla cresta dell’onda, appare sui giornali e quando intervistato dando informazioni e avvisi che vanno ben oltre una semplice consapevolezza del mondo del soccorso.

Questo Perrotta non indossa armature scintillanti né porta insegne riconoscibili, ma sembra possedere non la profonda conoscenza che si evidenzia nella maestria con cui affronta e risponde a domande presso complicate a cui sembra rispondere con accurata semplicità ma sovrannaturale perfezione come se provenisse proprio da quel triste mondo del pericolo.

La sua esistenza sembra dimostrare un monito silenzioso sull’importanza di una preparazione meticolosa e di una profonda competenza, qualità che dovrebbero essere imprescindibili per chiunque operi nel delicato ambito del salvataggio in mare, e ancor più per chi ha la responsabilità di legiferare in materia.

Coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare la sua strada parlano di un addestramento impeccabile, di tecniche di soccorso apprese chissà dove e messe in pratica con una precisione chirurgica non solo in mare ma nei fiumi e persino sulla terra.

La professionalità di Raffaele Perrotta

Ma l’azione di Perrotta non si limita al salvataggio fisico. Con parole misurate, con gesti sicuri, sembra infondere nelle persone che si avvicinano al mondo del soccorso una nuova fiducia, un richiamo ai valori di solidarietà e resilienza che spesso la paura, l’ignoranza, il potere e la politica rischiano di offuscare a svantaggio del popolo. Da dove proviene questa professionalità? Questo rispetto per la complessità del mare e per la vulnerabilità umana, sembrano talvolta mancare in quelle stanze dove vengono elaborate norme che, per mancanza di una visione esperta e competente, rischiano di compromettere proprio l’efficacia di interventi salvavita come quelli compiuti da questo Cavaliere Silente.

È un istruttore ombra, si mormora. Appare all’improvviso durante le esercitazioni di soccorso in mare, dispensando consigli preziosi, affinando le tecniche degli altri, svelando segreti ancestrali per affrontare le insidie del mare. Poi, con la stessa rapidità con cui è arrivato, svanisce, lasciando a chi gli chieda quale sia il suo lavoro un semplice e triste sorriso. La sua azione formativa, svolta con umiltà e profonda conoscenza, contrasta con l’arroganza di chi, senza la dovuta esperienza e professionalità, basti leggere ogni sua informazione nel tentativo di plasmare con professionalità e avvertimento quei decreti la cui complessa realtà del soccorso potrebbero diventare essi stessi un rischio per la vita di chi in acqua si dovesse trovare in vera difficoltà e di chi è chiamato a prestare aiuto.

Ma allora chi è questo angelo custode silenzioso?

Un ex membro di forze speciali con un passato misterioso? Un eremita del mare che ha fatto della salvaguardia degli altri la sua missione? Un fanatico? Un guardiano ancestrale che incarna lo spirito stesso dell’oceano? Le ipotesi si rincorrono come le onde sulla riva, ma nessuno sembra avere la risposta definitiva. Indipendentemente dalla sua identità, la sua dedizione ci spinge a riflettere sull’importanza di un approccio competente e consapevole alle dinamiche del mare e del soccorso, un approccio che dovrebbe guidare anche chi ha la responsabilità di emanare leggi in materia, per evitare di compromettere un sistema di salvataggio che figure come il Cavaliere Silente incarnano con tanta abnegazione.

Lasciamo la dolce e lieve bruma dov’è

E forse è proprio questo il suo fascino. Non cerca la gloria, non desidera riconoscimenti. La sua ricompensa è la consapevolezza di aver alleviato una sofferenza, di aver riportato la speranza dove sembrava perduta. Il cavaliere silente delle onde continua la sua invisibile ronda, un faro di altruismo in un mondo spesso troppo distratto, un eroe senza nome che incarna la più nobile delle cause: la cura del prossimo, nel vasto e imprevedibile regno del mare e forse chissà dove.
La sua professionalità silenziosa è un richiamo urgente alla necessità che anche chi legifera in materia di soccorso in mare lo faccia con la stessa serietà, competenza e profonda consapevolezza della posta in gioco “LA VITA”, evitando di minare, con decisioni superficiali e prive di visione esperta, l’efficacia di un sistema vitale per la sicurezza di tutti.

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Cultura

Il biopic su Giorgio Armani diretto da Bobby Moresco e prodotto da Andrea Iervolino

Redazione

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Biopic su Giorgio Armani un investimento di circa 135 milioni di dollari e fa parte delle produzioni internazionali del gruppo per il biennio 2026–2027

Los Angeles 26 gennaio 2026 – TAIC Funding annuncia che il biopic dedicato a Giorgio Armani sarà diretto dal regista premio Oscar Bobby Moresco, che in precedenza ha diretto “Lamborghini” (2022) e “Maserati” (in uscita nel 2026), anch’essi prodotti da Andrea Iervolino. 

L’annuncio è stato fatto a seguito della decisione assunta dal consiglio di amministrazione di TAIC Funding che, nel corso della riunione tenutasi venerdì 23 gennaio 2026, ha deliberato che il film non sarà girato in Italia e verrà invece interamente prodotto in Ungheria. 
La decisione relativa al luogo delle riprese è seguita all’analisi approfondita del piano di investimento e ad un ampio confronto con il pool di banche e fondi statunitensi che supportano TAIC Funding, alla luce dell’attuale contesto produttivo e amministrativo italiano. 
Questa scelta arriva a pochi giorni dalla delibera del consiglio di amministrazione di trasferire all’estero anche la produzione di “Bugatti – The Genius”, un progetto con un investimento superiore ai 200 milioni di dollari.  

Commentando la decisione, Andrea Iervolino ha dichiarato
“Sono profondamente legato all’Italia e all’identità italiana. Pur essendo italo-canadese, resto un italiano orgoglioso. Continuerò a sviluppare progetti dedicati alle grandi icone del nostro Paese, guidato da un profondo amore per l’Italia. Anche se, in questo momento, questi film non saranno girati in Italia, continuerò a raccontarne le storie al mondo producendo all’estero. Dispiace constatare che, nell’arco di sole due settimane, l’Italia abbia perso circa 335 milioni di dollari di investimenti cinematografici. Il paradosso che emerge da questa situazione è evidente: film che celebrano l’eccellenza, la cultura e l’identità italiana vengono realizzati fuori dall’Italia non per mancanza di visione o di spirito italiano, ma a causa di una crescente perdita di fiducia nel quadro istituzionale e amministrativo.

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Personaggi

Pantelleria piange il dr. Pietro Patanè. Il cordoglio dell’Amministrazione Comunale

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Domani i funerali in Chiesa Madre

L’Amministrazione Comunale di Pantelleria esprime profondo cordoglio per la scomparsa del dott. Pietro Patanè, medico stimato e professionista di grande valore, che nel corso della sua carriera ha prestato servizio presso l’Ospedale B. Nagar, ricoprendo anche il ruolo di primario del reparto di Medicina.

Il dott. Patanè ha rappresentato per anni un punto di riferimento per la sanità dell’isola, distinguendosi per competenza, umanità e dedizione al lavoro, qualità che gli hanno consentito di lasciare un segno profondo nella comunità pantesca e tra i colleghi che hanno avuto modo di collaborare con lui.

Alla famiglia, ai colleghi e a quanti lo hanno conosciuto e stimato, l’Amministrazione Comunale rivolge le più sentite condoglianze. Un abbraccio particolare e affettuoso va alla professoressa Angelina Rodo, moglie del dott. Patanè, in questo momento di grande dolore.

Pantelleria ne custodirà il ricordo con riconoscenza e rispetto.

Domani 24 gennaio ore 9.30 i funerali presso la Chiesa Matrice.

La redazione si unisce al cordoglio e porge sentite condoglianze alla prof.ssa Rodo e i suoi cari

Immagine in copertina da facebook

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Ambiente

È uscito il terzo numero de “La Voce del Parco”, un racconto di Pantelleria tra memoria, natura e futuro

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È uscito il terzo numero de “La Voce del Parco”, il magazine quadrimestrale dell’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria che continua il suo percorso di racconto dell’isola come luogo vivace attraversato da storie, ricerca scientifica, visioni condivise. Un numero che unisce memoria e futuro, divulgazione e scienza, narrazione e tutela.

Le pagine si aprono con il ricordo di un “nostro concittadino”, Giorgio Armani, che aveva scelto l’isola come luogo dell’anima. Una presenza discreta e costante per oltre mezzo secolo. E con il racconto di Ornella Vanoni, lei solo di passaggio ma protagonista di una stagione irripetibile dell’isola, quando Pantelleria era crocevia di cultura e brillante mondanità.

Due modi diversi di attraversare l’isola ma entrambi parte della sua memoria. Ampio spazio è dedicato al territorio fatto di natura e biodiversità, con i contributi scientifici degli entomologi dell’Università di Palermo sul monitoraggio degli Apoidei selvatici, piccoli grandi protagonisti della salute degli ecosistemi e indicatori preziosi della qualità dell’ambiente. Una ricerca che conferma il ruolo del Parco come presidio di conoscenza e conservazione. Al centro del numero il percorso “Pantelleria 2030” intrapreso da Ente Parco e Comune per costruire l’Agenda 2030 locale ispirata agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Un percorso partecipato che mette al centro i cittadini, le loro visioni, i loro desideri e la responsabilità condivisa di immaginare il futuro dell’isola.

Una Pantelleria che guarda avanti ma senza dimenticare le sue radici ben ancorate alle tradizioni. Si va poi alla scoperta di un luogo degradato dell’isola che nasconde invece un grande valore storico e naturalistico tutto da riscoprire: l’Arenella e Punta Sidèri, cerniera delicata tra paesaggio urbano, costa e Kuddie Rosse. Continua inoltre la valorizzazione della rete sentieristica del Parco, con un itinerario che accompagna lo sguardo del visitatore lungo la costa, tra mare, archeologia e paesaggi vulcanici. Spazio poi alla cultura che significa anche parole. Questo numero raccoglie infatti un lavoro prezioso sui termini toponomastici dell’isola.

Un vero e proprio Dizionario che è un atto di tutela della memoria linguistica e orale, patrimonio fragile e identitario, da valorizzare e ricordare oggi affinché non vada dimenticato in futuro. Si racconta il ritorno alle antiche tradizioni dell’isola quando l’asino pantesco era protagonista della vita quotidiana dei suoi abitanti. Una razza oggi ritrovata e valorizzata, messa al centro del progetto “Pantelleria Asinabile” che intreccia educazione, turismo lento, comunità, relazione profonda tra uomo e animale.

Infine Pantelleria nel mondo, inserita in un atlante delle isole rare d’Europa, accanto a Lofoten, Bornholm e Symi. Un’isola che non ha bisogno di esotismi perché la sua unicità risiede nella forza dei suoi aspri paesaggi vulcanici, nella sua cultura stratificata nei secoli, nella capacità di ispirare artisti, studiosi, scrittori.

“La Voce del Parco” si conferma uno spazio narrativo corale, uno strumento di riscoperta e condivisione, un luogo di ascolto e restituzione di una Pantelleria autentica. Un nuovo numero in cui immergersi con lentezza e con l’animo pronto a farsi sorprendere.

Di seguito il link per scaricare la copia

https://static.parconazionalepantelleria.it/pdf/LaVocedelParco3.pdf

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