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Sanità

Aggiornamento covid a Pantelleria e Provincia di Trapani

Direttore

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Ecco il bollettino quotidiano diramato dall’ufficio stampa dell’ASP di Trapani, relativo alla giornata di oggi 22 maggio 2022.

Ad oggi il numero dei positivi al covid-19, a Pantelleria, risulterebbe essere pari a 60, mentre nell’ultimo aggiornamento del 21 maggio era di 59

 

Vediamo l’andamento in tutta provincia di Trapani

Il numero dei guariti in provincia vede  un numero totale di 101,459 Attuali positivi: 3096 (ultimo aggiornamento del21 maggio 2987); decessi: 662 ( 662) .

Ricoverati in terapia intensiva 0, ricoverati in terapia semi intensiva 8 in degenza ordinaria 37

Comune

Ieri

oggi

Alcamo

313

320

Buseto Palizzolo

26

26

Calatafimi Segesta

34

34

Campobello di Mazara

78

84

Castellammare del G.

100

103

Castelvetrano

149

158

Custonaci

44

46

Erice

182

186

Favignana

28

25

Gibellina

16

17

Marsala

605

636

Mazara del Vallo

359

368

Misiliscemi

23

26

Paceco

98

102

Pantelleria

59

60

Partanna

55

59

Petrosino

47

48

Poggioreale

4

6

Salaparuta

17

18

Salemi

60

60

San Vito Lo Capo

25

26

Santa Ninfa

20

22

Trapani

541

557

Valderice

191

96

Vita

13

13

 

 

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Sanità

Richiami, rischio salmonella con salamella. Ecco il prodotto segnalato

Marilu Giacalone

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il

Il Ministero della Salute, nella giornata di ieri ha richiamato prodotto del salumificio SMAPP di Milano.

Trattasi, per l’esattezza di Salame Campagnolo e le selezioni, richiamato dal commercio per presenza sospetta di salmonella.

Ecco il richiamo

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Sanità

Sanità, Giuliano (UGL): “Rischio fine sostenibilità SSN entro il 2050. Il futuro è adesso”

Marilu Giacalone

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il

“Siamo pronti a confrontarci con il nuovo Ministro della Salute Schillaci e il suo staff per
discutere del futuro del SSN, portando sul tavolo le nostre proposte, figlie di una revisione del
sistema che parta dall’interno” dichiara il Segretario Nazionale della UGL Salute Gianluca
Giuliano. “La nostra sigla – prosegue il sindacalista – è da sempre al fianco degli operatori
sanitari che riteniamo come imprescindibili fondamenta su cui rifondare un sistema
palesemente collassato, soprattutto a causa della cronica carenza di personale. Mancano
medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, riabilitatori e così a pagarne le spese sono i
cittadini troppe volte rassegnati a rinunciare all’assistenza. La sanità del passato ha dovuto fare
i conti con il blocco del turn over, con il ricorso costante delle esternalizzazioni, con tagli
indiscriminati e con malaffare. Fattori che hanno prodotto i risultati che consociamo. In un
quadro così drammatico abbiamo assistito a soluzioni estemporanee ed assurde, penso
all’assurdo ricorso a medici a gettone, con il risultato di creare nuove enormi disparità di
trattamento che, tra l’altro, hanno portato in prima fila, negli ospedali, personale con minore
esperienza alimentando, come conseguenza, la fuga costante da Pronto soccorso. Non è un
caso come nell’ultimo rapporto Meridiano Sanità si ipotizzi, se non ci sarà una brusca e
coraggiosa inversione di tendenza, la fine della sostenibilità del SSN entro il 2050. Eppure, negli
investimenti sulla sanità per ora non si parla di assunzioni. Concordiamo assolutamente sul
bisogno di dare forza alla medicina del territorio per consentire alle strutture ospedaliere di
alleggerire il carico di pazienti che, complice anche la pandemia, viene lì dirottato. Ma, lo
ribadiamo a voce alta, non può bastare. Certo ora, e anche su questo siamo d’accordo, bisogna
affrontare l’emergenza legata ai costi di gestione delle strutture derivanti dalla crisi energetica.
Ma senza uomini, senza personale, senza un nuovo esercito della salute il futuro è più che
nebuloso. Chiediamo quindi di reperire risorse che diano forza alle professioni sanitarie
tornando a renderle attrattive per le nuove leve. Bisogna valorizzare ai ricercatori e accelerare
il coinvolgimento attivo degli specializzandi e fornire nuova linfa ai medici di famiglia. In campo
infermieristico è logico pensare a figure sempre più specializzate, costantemente formate e in
grado di allargare i confini delle proprie competenze cliniche e di intervento. Così come
andranno valorizzati gli oss per creare sempre più equipe multidisciplinari in grado di
soddisfare le esigenze di assistenza dei cittadini per qualità e tempi di attesa. Queste sono
parte delle nostre proposte, mettendo al centro gli operatori. Non si può più attendere, il
futuro per un nuovo SSN è adesso” conclude Giuliano.

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Sanità

STATI GENERALI DELL’INFERMIERISTICA: le richieste degli infermieri a Governo e Parlamento per far crescere la professione a vantaggio dei cittadini

Matteo Ferrandes

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Stati generali dell’infermieristica: nove mesi di lavoro in cui tutti gli infermieri iscritti agli ordini (460mila) hanno avuto la possibilità di dire la loro sul futuro della professione grazie a una piattaforma online che la Federazione nazionale (FNOPI) ha messo a disposizione per una consultazione pubblica aperta e trasparente che dà forza alle richieste federative.

 

Il risultato, sintetizzato in un report (VISIBILE A QUESTO LINK) da quattro gruppi di lavoro coordinati da consiglieri nazionali FNOPI e composti dai componenti degli ordini provinciali, è stato illustrato a rappresentanti di Governo e Parlamento ad Arezzo, in occasione del 17° Forum Risk Management.

 

Gli infermieri hanno dimostrato in questi anni diponibilità e volontà di assistere le persone a volte senza un’organizzazione che potesse rendere merito al loro lavoro e le richieste per riorganizzare il sistema saranno ora inviate alle commissioni parlamentari e ai ministri competenti, che avranno così il quadro preciso di come gli infermieri chiedono di far crescere e garantire la professione.

 

I cardini su cui le proposte si articolano sono chiari e indispensabili per assicurare il recupero dell’attrattività dell’infermieristica sia attraverso lo sviluppo delle possibilità di carriera, sia con un riconoscimento formativo e anche economico all’altezza delle medie europee rispetto alle quali oggi l’Italia è un fanalino di coda.

 

  • Crescita professionale attraverso la revisione della formazione universitaria perché preveda specializzazioni accademiche, anche grazie alla laurea magistrale a indirizzo clinico. Gli specialisti dovranno trovare precise collocazioni nei servizi a cui fanno riferimento con contratti adeguati, anche economicamente e la garanzia di infungibilità per non essere destinati altrove e dovranno avere la possibilità di esercitare l’intramoenia e non avere vincoli di esclusività per non penalizzare il rapporto pubblico-privato e aumentare la disponibilità anche oltre il loro orario di lavoro.
  • Previsione di percorsi clinici, aumentando responsabilità, modelli di presa in carico personalizzata, sostenendo la promozione sociale della professione e riconoscendo nelle équipe multiprofessionali il ruolo infermieristico esperto, con capacità manageriali di gestione economico-finanziaria e responsabilità per la sicurezza dell’assistito.
  • Affermazione della figura dell’infermiere di famiglia per garantire la continuità ospedale-territorio in cui deve entrare in gioco anche il reale sviluppo della sanità digitale: un infermiere con più competenze riconosciute anche dal punto di vista retributivo, indicatori di valutazione per la qualità dell’assistenza e possibilità prescrittive.
  • Aggiornamento professionale continuo, mirato agli obiettivi specifici previsti dalla formazione specialistica e alle necessità dell’organizzazione, valorizzando chi mantiene costante l’aggiornamento.
  • Riorganizzazione dei servizi secondo criteri di qualità che mettano in grado gli infermieri specialisti di gestire una filiera di operatori intermedi che possano coordinare e che a loro riferiscano e facciano capo.

In sostanza, la professione infermieristica deve crescere e differenziarsi per responsabilità, competenze e percorsi di carriera e gli infermieri devono essere i responsabili della formazione delle figure che li supportano secondo le necessità di un quadro di riferimento nazionale, con estrema chiarezza di ruoli e in base all’organizzazione che gli stessi infermieri programmano.

 

Non si può continuare – ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – a parlare di ricette semplicistiche per affrontare e risolvere i problemi, perché il sistema è ormai complesso e servono analisi e strumenti di complessità. La tutela della salute non è più e non può essere un problema di singole professioni, ma di un sistema multiprofessionale che richiama a un’analisi e a strumenti di complessità”.

 

“Infermieri e infermieri pediatrici – ha concluso – hanno, in questo senso, metodi e strumenti di stratificazione del bisogno assistenziale, della complessità assistenziale, dei livelli di intensità assistenziale, degli strumenti e dei metodi di valutazione dei bisogni dei pazienti dal rischio cadute, del rischio infezioni, della capacità di orientarsi. Istituzioni e politica devono comprenderlo e noi siamo disponibili come sempre a dare in questo senso il necessario supporto”.

 

STATI GENERALI DELLA PROFESSIONE: LE RICHIESTE DEGLI INFERMIERI IN SINTESI

 

 

Identità professionale

1.    Rendere attrattiva la professione prevedendo specializzazioni infermieristiche a livello accademico, nuovi meccanismi concorsuali per area di specializzazione, un’adeguata presenza di specialisti per servizio di assistenza e, nei contratti, retribuzioni economiche differenziali in base al livello di specializzazione

2.    Università, istituzioni e politica devono sostenere non “atti tecnici” degli infermieri, ma la professione in quanto tale, con i suoi percorsi clinici, aumentando responsabilità, modelli di presa in carico personalizzata, sostenendone la promozione sociale, perché sia unica, infungibile e con una sua specificità

3.    Maggiore compatibilità studio-lavoro con più ore dedicate, attività cliniche per chi fa ricerca e per chi si dedica all’insegnamento. Riconoscimento delle eccellenze con nuove figure, ruoli e modelli secondo una formazione omogenea a livello nazionale. Riconoscere l’infermiere come protagonista di sistemi complessi, territoriali e di prossimità, esperto di problem solving per i bisogni dei cittadini, a domicilio, nelle scuole, con la valorizzazione delle competenze, dei valori etici e deontologici della professione

Organizzazione

1.    Infermiere leader all’interno delle équipe multiprofessionali: è esperto di cure assistenziali, ha abilità manageriali di gestione economico-finanziaria a livello di singola struttura e di organizzazioni complesse (dipartimenti o distretti) e orienta la propria azione e quella dell’équipe alla sicurezza delle cure e ai bisogni del cittadino 

2.    Rafforzare la continuità ospedale-territorio grazie all’infermiere di famiglia con maggiori competenze riconosciute anche dal punto di vista retributivo, indicatori di valutazione per la qualità dell’assistenza e, nella presa in carico dell’assistito, con possibilità prescrittive per medicazioni, mobilitazioni, alimentazione e gestione del fine vita

3.    Sviluppare sanità digitale e cartella informatizzata per pianificare bisogni, interventi ed esigenze gestionali e manageriali necessari alla condivisione di informazioni nello staff. Rafforzare la formazione continua, valorizzare la carriera dirigenziale dal punto di vista economico in base alle competenze professionali, favorire l’intramoenia e rivedere il vincolo di esclusiva, limitante anche per l’integrazione pubblico-privato. Quantificare i bisogni di personale in base alla sicurezza nel rapporto infermieri/assistiti e garantire retribuzioni in linea con l’Europa anche per evitare ingiustizie retributive, lavoro nero e abusivismo 

Formazione

1.    Prevedere nei percorsi formativi generalisti e specialistici, obiettivi qualificanti del corso di laurea abilitante all’esercizio della professione, uniformi in tutte le sedi didattiche. Incarichi di insegnamento dell’infermieristica assegnati a infermieri, prevedendone l’infungibilità e aumentando il numero di docenti

2.    Ampliamento della laurea magistrale con percorsi formativi di indirizzo clinico. Maggiori competenze nella ricerca anche aumentando il numero di dottorati e borse di studio. Standard quanti-qualitativi omogenei per le attività di tutoraggio dei corsi di laurea

3.    L’aggiornamento professionale deve essere in linea con i dossier individuali (specializzazioni e funzioni) e di politica sanitaria (organizzazione e target dell’assistenza), monitorando il raggiungimento degli obiettivi formativi, per i quali va prevista una maggiore offerta e valorizzando i professionisti che hanno mantenuto costante l’aggiornamento

Rapporto con gli operatori sociosanitari (Oss)

1.    Rendere chiare e riconoscibili le peculiarità della professione infermieristica rispetto alle altre attività come quella degli Oss, grazie anche a una maggiore informazione a cittadini e media, anche per evitare un’organizzazione “demotivante” correlata spesso al “demansionamento” e alla perdita di cure infermieristiche (missed nursing care)

2.    Valorizzazione professionale dell’infermiere in termini organizzativi e nei rapporti tra professionisti, prevedendo anche un maggiore differenziale retributivo tra infermieri e Oss, oggi elemento di importante frustrazione

3.    La professione infermieristica deve crescere e differenziarsi per responsabilità, competenze e percorsi di carriera e gli infermieri devono essere i responsabili della formazione degli Oss, loro figura di supporto grazie a uno skill mix organizzato dagli stessi infermieri, secondo le necessità di un quadro di riferimento nazionale e con estrema chiarezza di ruoli

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