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Cultura

Viaggio tra i toponimi della Sicilia (VI parte). Origine dei nomi delle località siciliane

Nicoletta Natoli

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ALCAMO

L’etimologia di questo toponimo è discordante e abbastanza incerta, dal momento che si tengono in considerazione ben quattro ipotesi:

  1. La parola Alcamo deriverebbe dalla parola araba al-qamah, che significa “la terra fangosa” oppure “la terra fertile”.
  2. Il nome del paese sarebbe riconducibile al suo fondatore, il condottiero musulmano Al-Qāmū. Secondo alcuni studiosi, però, tale ipotesi sarebbe un’invenzione del geografo ed esploratore Giovanni Leone dei Medici, che avrebbe raccontato questa storia senza consultare nessun documento che ne confermi la veridicità.
  3. Il nome Alcamo deriverebbe da “Caccamu”, il termine dialettale che definisce la pianta erbacea perenne Citrullus Colocynthis, che tra l’altro in Italia cresce spontanea a Pantelleria.
  4. Il toponimo Alcamo deriverebbe da Camico, ovvero il nome di una città che si troverebbe in cima al Monte Bonifato, rilievo della Sicilia occidentale dove ha sede un antichissimo insediamento non ancora completamente identificato. Questo luogo sarebbe stato battezzato Menzil al-Qamah (casale di Camico) dai Saraceni, denominazione contenuta nella Tabula Rogeriana, una descrizione del mondo redatta nel 1154 dal geografo arabo Muhammad al-Idrisi alla corte del re normanno Ruggero II di Sicilia.

 

ALCARA LI FUSI

Immerso nel Parco dei Nebrodi, il comune di Alcara Li Fusi fa parte della città di Messina. L’insediamento avrebbe preso dai Saraceni il nome di Akaret, cioè “fortezza”.

Nel corso dei secoli il nome subì diverse trasformazioni fino ad assumere la forma attuale nel 1812. La parola di base Alcara deriva dall’arabo Al-Hara e significa “il quartiere, il vicolo”, mentre il determinante Li Fusi è stato aggiunto perché il paese divenne un importante centro di produzione delle conocchie e dei fusi utilizzati per la filatura. Le varianti del toponimo furono Alcara de fusa, Alcara dei fusi, Alcara de li fusi e Alcara delle fusa.

ALESSANDRIA DELLA ROCCA

Situato in provincia di Agrigento, il piccolo comune di Alessandria della Rocca è posizionato a 533 metri sul livello del mare. Fondato nel 1570, ebbe come primo nome Alessandria della Pietra, in omaggio all’antico proprietario del feudo Alessandro Presti e al vicino Castello della Pietra D’Amico, risalente all’epoca dei Saraceni.

Circa cent’anni dopo nel piccolo borgo avvenne un fatto miracoloso, che provocò il cambiamento definitivo del toponimo, nel frattempo diventato Alessandria di Sicilia dopo l’istituzione dei Municipi durante il regno di Vittorio Amedeo II. Si narra che ad una donna del popolo cieca ed estremamente povera apparve la Madonna mentre lavorava nei campi. Su esortazione della Vergine, la signora avrebbe scavato nel terreno e rinvenuto una statua della Stessa, di ottima fattura e di grande valore. Ancora oggi i fedeli del paese venerano tale statua, e in onore di questo evento, avvenuto nella contrada Rocca Incavalcata, il nome del paese mutò in Alessandria della Rocca.

(6 – continua)

Nicoletta Natoli

Mi chiamo Nicoletta Natoli e sono nata a Palermo il 22 gennaio del 1982. Ho sempre sognato di lavorare nel campo delle lingue straniere, e ho avuto la fortuna di riuscirci diventando una traduttrice, anche grazie ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuta in tutte le mie scelte. Le mie più grandi passioni sono la musica, il calcio, i viaggi, la lettura, le serie TV e tutto ciò che riguarda la Spagna. Poco tempo fa la frequentazione di un corso di scrittura ha fatto nascere dentro di me la voglia di raccontarmi e di raccontare agli altri, e sono molto grata di avere l’opportunità di poterlo fare.

Cultura

Palermo, quando un pane cunzatu si trasforma in magnifico cocktail di sapori siciliani

Direttore

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Tutta la Sicilia in un panino.

Il pane cunzatu da 30 centimetri, come viene descritto, e che racchiude magnificamente i sapori di tutta la Sicilia.
Un cocktail raffinato, realizzato da Daniele Guttadoro. Ed è proprio il talentuoso chef di Vucia Palermo a descriverne la ricetta: pane nero di tuminnia (il grano antino siciliano), i pomodori rosso fuoco, l’olio superiore di Ragusa, le olive di Castelvetrano, acciughe di Sciacca, sgombri pescati a  Marzamemi e infine il tocco di freschezza con i limoni di Siracusa.

Si tratta dell’espressione massima di sicilianità e prova che nella nostra regione le eccellenze sono molteplici dal mare alla terra, basta saperle trovare e mettere insieme con grazia e amore.

Di seguito il video del pane cunzatu, con Daniele Guttadoro di Vucia Palermo.

Il video:    Vucia Palermo – Pane cunzatu

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Cultura

I cognomi di Pantelleria: Baldassar e Caradonna

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BALDASSAR

La grafia originaria è Baltasar/Baltassar (poi italianizzato in Baldassar), quindi di chiara provenienza spagnola. Infatti il capostipite in Pantelleria è Giacomo Baldassar, un milite della guarnigione del castello, nato nel 1570 circa in Spagna. Muore in Pantelleria l’11 gennaio 1616 (lunedì) all’età di 46 anni. Arma della casata: En plata, dos toros afrontados, el diestro de sable y el siniestro de azur (In campo d’argento, due tori affrontati, il destro di nero e il sinistro d’azzurro). Nell’isola il milite Giacomo Baldassar contrae matrimonio con certa Giuseppa presumibilmente ai primi del ‘600. Dalla coppia nascono Anna e Melchiore o Melchiorre Anna Baldassar sposata il 27 luglio 1633 (mercoledì) con Pietro Virmegio, da cui ha Giovanna Virmegio, che il 13 luglio 1653 (domenica) sposa Giovanni Ferrandey con il quale ha Pietro Ferrandey, Giovanni Ferrandey, Giuseppe Ferrandey, Anna Ferrandey e Giovanni Battista Ferrandey. Melchiorre Baldassar contrae matrimonio con Dorotea Giglio, figlia di Nicolò Giglio e sua moglie Antonella, in data 27 luglio 1633 (mercoledì). Il cognome Baldassar si estingue in Pantelleria nella seconda metà del ‘600.

CARADONNA
Cognome originario della Sicilia Occidentale (trapanese), attualmente diffuso nel triangolo Salemi, Marsala, Alcamo. Tracce di questa cognominizzazione si rinvengono in Sicilia già nel 1200 con tale Nicola Caradonna feudatario. Il capostipite in Pantelleria è Petro o Pietro Caradonna, che è il chirurgo militare della guarnigione del castello. Negli atti è detto “magnifico” e per sua posizione sociale lo ritroviamo padrino in numerosi battesimi e testimone in altrettanti numerosi matrimoni. Ne citiamo alcuni: il 10 marzo 1588 è padrino nel battesimo della piccola Vincenza Cirillo, figlia di mastro Iacopo; nel 1597 è padrino nel battesimo di Vittoria Martines De Cordua; nel 1606 è testimone al matrimonio di Modesto Brignone con Leonarda Lo Pinto. Pietro Caradonna contrae matrimonio con Giovanna De Pero, da cui ha Giovanni Antonio Caradonna. Quest’ultimo si sposa il 10 gennaio 1627 con Bernardina Aghilon, figlia di Giacobo Aghilon e sua moglie Leonarda. Dalla coppia Caradonna-Aghilon nascono: Pietro Giacomo Caradonna, nato il 24 luglio 1628;

Giuseppe Felice Caradonna, nato il 23 ottobre 1630; Raffaele Caradonna, che il 29 maggio 1664 sposa Francesca Cucciardi, figlia di Mario Cucciardi e Vita De Silva.
Dalla coppia nasce Bernardina Caradonna; Francesca Caradonna; Maria Caradonna. Un pronipote del nostro chirurgo militare è Pietro Caradonna, vivente nell’isola a cavallo del ‘600/’700 e che è sposato con Giuseppa Polito, dalla quale ha Giuseppe Caradonna. Questo Giuseppe si sposa il 23 febbraio 1716 (domenica) con Caterina Sardano, figlia di Antonio Sardano e Giovanna Di Malta. Rimasto vedovo, si risposa il 29 febbraio 1740 (lunedì) con Giuseppa Rallo.

La casata Caradonna si estingue in Pantelleria nel Settecento, probabilmente proprio con questo Giuseppe Caradonna, che, benché sposato due volte, sembra non avere avuto alcun figlio in nessuno dei due matrimoni.

Orazio Ferrara

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Cronaca

Il Generale Vannacci sospeso per 11 mesi dopo il libro.  Dimezzato lo stipendio

Redazione

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Il Generale dell’Esercito Roberto Vannacci è stato sospeso dall’impiego per 11 mesi.
La notizia è stata diffusa da fonti legali che hanno riferito del procedimento disciplinare avviato il 30 ottobre 2023 dal Ministero della Difesa in seguito alla pubblicazione del libro Il mondo al contrario. La sanzione include anche la detrazione di anzianità e il dimezzamento dello stipendio. L’avvocato del Generale Vannacci, Giorgio Carta, ha dichiarato che presenterà un immediato ricorso al Tar del Lazio.

Salvatore Battaglia Presidente Accademia delle Prefi

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