Cultura
Trapani, ๐๐จ๐ง๐๐๐ซ๐๐ง๐ณ๐ ๐๐๐ข ๐ฌ๐ข๐ง๐๐๐๐ข ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐ข๐ง๐๐ข๐, ๐จ๐ค ๐ฉ๐จ๐ญ๐๐ง๐ณ๐ข๐๐ฆ๐๐ง๐ญ๐จ ๐๐จ๐ซ๐ฌ๐ข ๐ฎ๐ง๐ข๐ฏ๐๐ซ๐ฌ๐ข๐ญ๐๐ซ๐ข ๐ฌ๐๐ง๐ข๐ญ๐๐ซ๐ข ๐ ๐๐ฆ๐ฉ๐ฅ๐ข๐๐ฆ๐๐ง๐ญ๐จ ๐จ๐ฌ๐ฉ๐๐๐๐ฅ๐ ๐๐๐ง๐ญ’๐๐ง๐ญ๐จ๐ง๐ข๐จ
Cultura
I racconti del vecchio marinaio pantesco / 2 Corallaro
Appena usciti dal riparo delle Egadi, il maestrale gonfiรฒ la vela e il San Francesco di Paola cominciรฒ a fendere veloce le onde, sollevando grossi baffi di schiuma bianca ai due lati della prua. Intanto lโequipaggio controllava e metteva a punto la grande croce dellโingegno e le sue reti, solo la perfetta efficienza di questo strumento, una volta giunti a destinazione, avrebbe permesso di raschiare ben bene il fondale marino profondo e di strappare e catturare poi i preziosi rami di corallo.
Il viaggio verso Tabarka era lungo e il Mediterraneo allora, agli inizi del Novecento, non era frequentato come oggi, solo ogni tanto si vedeva un solitario piroscafo allโorizzonte, lo segnalava il fumo nero del fumaiolo. Mare e cielo, solitudine e silenzio, questโultimo rotto solo dal rumore e dal ritmo regolare delle onde contro il fasciame dello scafo. Verso il secondo giorno di navigazione, il mare cambiรฒ colore, passando dal blu cobalto a un verde smeraldo profondo. Fu allora che Totรฒ, picciottu โi varca, da prua gridรฒ, con voce acuta e gioiosa e con il dito puntato, โ”I ferraunu! Don Vincรจ, arrivano i ferraunu!”. Tutti noi guardammo nella direzione indicata e li vedemmo. Dallโacqua emersero, lucidi e veloci, i delfini. Erano una ventina, una danza di archi perfetti che aprivano e abbellivano la superficie del mare.
Per i corallari trapanesi, i delfini non erano semplici animali marini, ma compagni di viaggio, segni di buon auspicio che accompagnavano la rotta verso i banchi piรน ricchi. Don Vincenzo si accarezzรฒ la barba e sorrise soddisfatto. I delfini iniziarono poi a giocare con lโonda di prua dello schifazzo. Saltavano cosรฌ vicini che noi marinai potevamo sentire il loro respiro, quel soffio umido che sapeva di mare, sale e libertร . Per alcune ore il San Francesco non fu piรน solo. I delfini guidavano la barca verso il limite dell’orizzonte africano, quasi a mostrare la via verso Tabarka, dove avremmo trovato, cosรฌ sembravano augurarci, il tesoro sommerso dellโoro rosso, che raccolto avremmo portato a Trapani, dove lo aspettavano valenti maestri per ricavarne gioielli meravigliosi e preziosi.
Quando le coste tunisine iniziarono a profilarsi all’orizzonte, i delfini scomparvero con unโultima danza collettiva, lasciando dietro di loro solo cerchi concentrici sul mare. Per tutto il tempo Totรฒ, senza distogliere mai lo sguardo, li aveva osservati estasiato senza profferire parola, perduto in
chissร quali pensieri di mare e di avventure. Tanto che nรฉ don Vincenzo nรฉ noi lo avevamo
richiamato al lavoro.
Giunti sulla secca di Tabarka, sembrรฒ che don Vincenzo facesse navigare il San Francesco a caso,
andando in lungo e in largo, su e giรน, poi allโimprovviso si segnรฒ con la croce e ordinรฒ di calare
l’ingegno.
Il suo lato โmistericoโ aveva sentito che, nel buio delle correnti di Tabarka, le rosse
foreste di corallo aspettavano. La fatica stava per iniziare, ma il cuore di noi marinai era leggero
perchรฉ don Vincenzo continuava a sorridere soddisfatto.
Quel giorno la raccolta di corallo fu non soltanto abbondante, ma anche di qualitร . Avevamo
raccolto corallo rosso fuoco del tipo cosiddetto di SantโAndrea, rami cosรฌ grandi e perfetti che si
diceva crescessero solo dove il Santo aveva benedetto le acque del mare.
Nella mia passata esperienza di corallaro aveva imparato a distinguere le diverse varietร di corallo:
il carbonetto, corallo piรน raro, di un rosso scurissimo, quasi nero, che cresceva nelle grotte piรน
profonde e buie; lo squallo, un corallo piรน chiaro, rosato, pescato a profonditร minori; il raro corallo
di Sciacca, caratterizzato dal colore arancio-salmone con macchie brunastre e nere. Ma il piรน
prezioso e commerciabile restava sempre il corallo rosso, che nei fondali del banco di Tabarka era
veramente di qualitร superiore.
Per tutto il tempo del faticoso lavoro intonammo il vecchio canto dei corallari:
Ohรจ Nicรฒ,
ohรจ Nicรฒ
mitti curallu russu ‘ncoppโ โa basculโ
ohรจ Nirร ,
ohรจ Nirร
e viri comu assumma lu currร .
La sera mangiammo enormi tranci di cernia grigliata, pescata allo Scoglio delle Cernie, famoso appunto per le cernie di grandi dimensioni. Il tutto innaffiato da frequenti libagioni di rosso di Salaparuta. Nelle settimane che seguirono lavorammo sempre sodo e sempre la raccolta dellโoro rosso fu piรน che abbondante. In tutto quel periodo mai ci capitรฒ, forse grazie alle qualitร โmagicheโ di don Vincenzo, dโincappare nellโafferratura, ovvero che lโingegno, per la sua cieca e violenta aratura del fondale, restasse incastrato tra le aguzze rocce di questโultimo.
Questo incidente era il piรน temuto dalle barche coralline in quanto rischiava di trascinare a fondo la barca stessa. Solo la prontezza di qualche marinaio, che con il suo coltellaccio tagliava allโistante le funi, evitava la catastrofe. Ma era comunque una sfortuna. Senza lโingegno, la campagna di pesca del corallo era di fatto conclusa. Era la fine di settembre quando don Vicenzo, vista la panciuta stiva del San Francesco piena zeppa di coralli, ordinรฒ di far rotta su Trapani. Prima di arrivare si calcolรฒ, secondo le consuetudini, il valore del carico e si suddivise in proporzione alle spettanze di ognuno: proprietario, capitano,
marinai e mozzo.
Non dimenticando perรฒ di mettere da parte una quota detta la “parte di
Sant’Alberto” o “parte delle Anime del Purgatorio”. Questa quota era poi venduta separatamente e il
ricavato andava alla chiesa e alle vedove e ai figli dei marinai caduti in mare. Nessuna barca
corallina trapanese aveva mai infranto questโobbligo morale non scritto, anche perchรฉ si credeva
che la pena fosse la malasorte nel viaggio successivo. Una superstizione marinaresca a fin di bene.
Oltrepassata l’isola di Levanzo, don Vincenzo ordinรฒ di issare sulla cima dellโalbero il piรน grosso
ramo di corallo di SantโAndrea pescato. Era il segnale, per chi aspettava a terra, che la fortuna
aveva baciato il San Francesco di Paola e il suo equipaggio.
Una volta che fummo sbarcati, il porto diventรฒ una cucina a cielo aperto. Si doveva consumare il
rito del couscous di pesce, ereditร antica degli scambi con la Barberia durante le spedizioni di pesca.
La semola “incocciata” in precedenza dalle donne venne cucinata e innaffiata di brodo speziato e
guarnita del pesce piรน prelibato (scorfani, gallinelle, cernie), a ciรฒ si aggiunse il buon vino delle
campagne trapanesi, che prese a scorrere a fiumi per lavare finalmente via la salsedine rimasta in
gola per mesi. A noi, che negli ultimi tempi della campagna di pesca, non avevamo assaggiato altro
che gallette biscottate ammuffite, vino annacquato, sarde salate e acqua spesso putrida, quel
couscous ci parve qualcosa di celestiale, anzi paradisiaco.
Lโoro rosso si trasformava in cibo fresco
e vita per le famiglie dei corallari.
Successivamente venni a conoscenza che Totรฒ, โu picciottu โi varca, con i soldi della sua parte era
subito corso da un sarto per farsi fare โu cuntubba, un cappotto pesante e sfarzoso tipico dei marinai
benestanti, da sfoggiare durante il passeggio domenicale in Via della Loggia (oggi Corso Vittorio
Emanuele) e dimostrare cosรฌ a tutti di essere diventato un vero uomo di mare.
Questa era un tempo la Trapani dell’oro rosso.
Una cittร che profumava di pesce, di spezie e di vele,
dove si coglievano i coralli nel buio dei piรน reconditi abissi e che poi abili mani di artisti
trasformavano in bellezza eterna.
(2 โ fine)
Orazio Ferrara
Cultura
Le levatrici di San Paolo Solarino tra ‘800 e ‘900: da Serafina Coco a Mariuccia Cassia, donne tra tradizione, legislazione e progresso sociale
Nella storia della medicina, un posto di rilievo spetta allโevoluzione della scienza ostetrica, un sapere per lungo tempo ignorato dalla medicina ufficiale.
Fino al Settecento, lo studio teorico dellโostetricia era del tutto scollegato dalla pratica, affidata interamente allโesperienza delle levatrici, le quali trasmettevano il proprio sapere per imitazione e osservazione alle generazioni successive di donne.

In epoca borbonica, le levatrici erano tenute a pagare una tassa e sottoposte al controllo delle commissioni protomedicali, poichรฉ considerate esercenti unโโarte salutareโ.
Con la legge Casati del 1859 fu introdotto lโobbligo di possedere un diploma; successivamente, il regio decreto del 10 febbraio 1876 approvรฒ il Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici, istituendo corsi presso universitร o scuole mediche.
La Legge sanitaria Crispi n. 5849 del 22 dicembre 1888 stabilรฌ che per esercitare la professione fosse necessario essere maggiorenni e diplomati o laureati presso unโistituzione ufficiale del Regno.
Lโistruzione, impartita dai medici chirurghi, prevedeva la gestione del parto naturale, con la presenza obbligatoria di un chirurgo in caso di complicazioni.
Nonostante le innovazioni legislative e formative, le difficoltร sociali e culturali furono rilevanti, soprattutto nelle aree rurali.
Le vecchie mammane continuarono a operare secondo antiche credenze, generando fenomeni di abusivismo, testimoniati da numerosi processi a carico di โlevatrici empiricheโ per contravvenzione alla legge sanitaria e, in diversi casi, per omicidio colposo.
La levatrice a San Paolo Solarino
Nel comune di San Paolo Solarino, la figura della levatrice emerge chiaramente dagli archivi comunali.
Nei registri di nascita non compare mai il termine โmammanaโ, ma sempre la dicitura โprofessione levatriceโ, evidenziando un passaggio simbolico e concreto verso la professionalitร femminile e una crescita culturale della comunitร .
Tra le levatrici documentate troviamo:
โข 1839 โ Serafina Coco, presente alla nascita e morte di Ambroggio Fontana.
โข 1843 โ Serafina Coco, che โaccompagna lโanima della partorienteโ.
โข 1849 โ Paola Amenta, battezza un bambino nato morto.
โข 1854 โ Paola Amenta, di circa 50 anni, dichiara la morte alla nascita di una fanciulla.
โข 1868 โ Paola Amenta, presenta allโanagrafe la nascita di una โfeminaโ.
โข 1879 โ Paola Amenta, registra una nascita come testimone.
โข 1894 โ Marianna Liistro, compare negli atti di nascita come levatrice.
โข 1897 โ Liistro Santa, 57 anni, documentata negli archivi.
โข 1899 โ Marianna Liistro, 63 anni, ancora attiva.
Dallโinizio del Novecento fino a metร secolo, la professione continua con Lucia Gianni, per concludersi con lโostetrica Maria Cassia fino allโinizio degli anni โ80 segnando la completa transizione verso la medicalizzazione del parto.
Le levatrici di San Paolo Solarino incarnano la sintesi tra sapere tradizionale e competenza formale, tra esperienza empirica e riconoscimento statale.
Il passaggio dal termine mammana a levatrice non fu soltanto terminologico, ma segnรฒ il riconoscimento della donna come protagonista competente nella sfera sanitaria, rispettata e regolamentata dalla legge.
La documentazione archivistica testimonia come la comunitร abbia valorizzato queste figure femminili, rendendole un punto di riferimento sociale ed emotivo per le altre donne.
La storia delle levatrici in Sicilia dimostra che, anche in un contesto rurale e patriarcale, le donne furono agenti di conoscenza, competenza e trasformazione sociale. Attraverso il loro lavoro, esse non solo garantivano la nascita e la sopravvivenza dei bambini, ma contribuivano alla crescita culturale e civile delle comunitร .
La levatrice, erede delle mammane e precorritrice dellโostetrica moderna, rappresenta un simbolo di emancipazione femminile, in cui il sapere pratico e la responsabilitร professionale diventano strumenti di riconoscimento sociale e autonomia, anticipando le forme di empowerment femminile che si sarebbero sviluppate nel XX secolo.
Questo studio รจ dedicato a Mariuccia Cassia, stimata ostetrica di San Paolo Solarino, venuta a mancare il 1ยฐ gennaio 2026.
La sua lunga carriera rappresenta lโereditร diretta delle levatrici storiche del comune e il legame tra sapere tradizionale e professionalitร moderna, simbolo della competenza e dellโimpegno delle donne siciliane nel campo della nascita.
Laura Liistro
Ambiente
Pantelleria “Capitale Italiana del Mare 2026”. In ballo un milione di euro
RACCOLTA DI MANIFESTAZIONI DI INTERESSE FINALIZZATE ALLA
PARTECIPAZIONE ALLA CANDIDATURA DEL COMUNE DI PANTELLERIA AL TITOLO DI โCAPITALE ITALIANA DEL MARE 2026โ
La Presidenza del Consiglio dei Ministri โ Dipartimento per le Politiche del Mare ha avviato la
procedura di selezione per il conferimento del titolo di โCapitale italiana del mareโ per lโanno 2026,
prevedendo lโassegnazione di un contributo pari a euro 1.000.000,00 in favore del Comune
selezionato, finalizzato alla realizzazione di un programma annuale di attivitร di valorizzazione della
cultura del mare, della biodiversitร marina, dellโeconomia del mare e dellโuso sostenibile delle risorse
marine.
LโAvviso ministeriale e le relative Linee guida attribuiscono particolare rilevanza alla condivisione
progettuale con enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interesse presenti sul
territorio, nonchรฉ alla capacitร delle amministrazioni locali di attivare reti, collaborazioni e forme di
partenariato, anche pubblico-privato, in grado di rafforzare la qualitร e lโimpatto della candidatura.
Pantelleria, isola vulcanica al centro del Canale di Sicilia, rappresenta un unicum nel panorama nazionale e mediterraneo per le sue peculiaritร geomorfologiche, ambientali e culturali: un territorio interamente insulare, caratterizzato da un forte rapporto identitario con il mare, da ecosistemi marini di elevato pregio, dalla presenza del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, da pratiche tradizionali riconosciute dallโUNESCO (come la vite ad alberello), da una marineria storica, dalla pesca artigianale e da un modello di turismo fortemente legato alla sostenibilitร ambientale e paesaggistica. In tale contesto, lโAmministrazione comunale sta valutando di promuovere una candidatura ampia, qualificata e rappresentativa, capace di valorizzare il ruolo del mare nello sviluppo economico, sociale e culturale dellโisola, nonchรฉ la funzione strategica di Pantelleria quale avamposto mediterraneo di dialogo tra culture, tutela della biodiversitร e sperimentazione di buone pratiche di sostenibilitร .
FINALITร DELLโAVVISO
Il presente Avviso รจ finalizzato alla raccolta di manifestazioni di interesse, proposte, contributi
progettuali e dichiarazioni di disponibilitร alla collaborazione, da parte di soggetti pubblici e privati,
Comune di Pantelleria Provincia di Trapani
per la costruzione del dossier di candidatura del Comune di Pantelleria al titolo di โCapitale italiana del mare 2026โ. LโAvviso ha carattere esplorativo e non vincolante e non costituisce procedura di affidamento nรฉ determina lโassunzione di obbligazioni giuridiche in capo al Comune.
SOGGETTI DESTINATARI
Possono presentare manifestazione di interesse:
โข enti pubblici e istituzioni;
โข altri Comuni ed enti territoriali, anche sovracomunali;
โข universitร , enti di ricerca e istituti di formazione;
โข enti del Terzo Settore;
โข fondazioni, associazioni e organismi culturali;
โข imprese, cooperative, consorzi e operatori economici;
โข operatori attivi nei settori della pesca, dellโacquacoltura sostenibile, del turismo,
dellโeconomia del mare, dellโambiente, della cultura, dellโeducazione e dei servizi.
ร ammessa la partecipazione sia in forma singola sia in forma associata.
AMBITI DI INTERESSE
Le manifestazioni di interesse potranno riguardare, a titolo esemplificativo e non esaustivo:
โข valorizzazione della cultura e dellโidentitร marinara e insulare di Pantelleria;
โข tutela e valorizzazione dellโambiente marino e costiero, della biodiversitร e degli ecosistemi
del Canale di Sicilia;
โข economia del mare, pesca artigianale, tradizioni e mestieri storici legati al mare;
โข turismo sostenibile, destagionalizzazione e servizi di accoglienza coerenti con la fragilitร
insulare;
โข rigenerazione e valorizzazione di spazi costieri, portuali e beni legati al mare;
โข innovazione, ricerca scientifica e divulgazione sui temi del mare, del vulcanismo e dei
cambiamenti climatici;
โข educazione ambientale, formazione e sensibilizzazione delle comunitร locali e dei visita tenente:
โข una breve presentazione del soggetto proponente;
โข una descrizione sintetica della proposta, dellโiniziativa o del contributo che si intende offrire
alla candidatura;
โข lโeventuale disponibilitร a partecipare a forme di partenariato e collaborazione;
โข i riferimenti del referente.
Le manifestazioni di interesse dovranno pervenire entro e non oltre il 12 Gennaio 2026,
esclusivamente tramite PEC al seguente indirizzo : protocollo@pec.comunepantelleria.it indicando
nellโoggetto : โManifestazione di interesse โ Capitale italiana del mare 2026 โ
FACOLTร DELLโAMMINISTRAZIONE
LโAmministrazione comunale si riserva la facoltร di:
โข valutare, integrare, rimodulare o aggregare le proposte pervenute;
โข valorizzare i contributi ritenuti maggiormente coerenti con la visione complessiva della
candidatura;
โข non dare seguito ad alcuna proposta, senza che ciรฒ comporti diritti o pretese da parte dei
soggetti partecipanti.
La presentazione della manifestazione di interesse non comporta alcun diritto automatico
allโinserimento nel progetto finale.
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
I dati personali saranno trattati nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati
personali, esclusivamente per le finalitร connesse al presente Avviso.
RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO
Il Responsabile del Procedimento รจ individuato nel competente Settore del Comune di Pantelleria.
Pantelleria, 02 Gennaio 2026
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