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Cultura

Sebastiano Tusa raccontato dal figlio Andrea. L’archeologo lascia in eredità l’amore per Pantelleria – Intervista

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Pronunciare il nome di Sebastiano Tusa, in qualsiasi contesto a Pantelleria, crea subito emozioni forti: ammirazione per il professionista, commozione per il lavoro svolto nel mondo, ma anche rabbia per la sua tragica e prematura scomparsa. Aveva ancora tanto da fare e dare al nostro pianeta intero e una fatalità? un incidente? un errore umano o cinica noncuranza?

Fatto sta, che il 10 marzo 2019 nella lista dei 157 passeggeri del volo dell’Ethiopian Airlines precipitato, figurava anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa.

Lo scienziato perdeva la vita a soli 66 anni, dopo aver scongiurato il peggio con un brutto male.

Oggi lo vogliamo raccontare con gli occhi del figlio Andrea Tusa.

Il giovane dal padre eredita la passione per lo studio, la ricerca e per Pantelleria, dove il senior ha scoperto tanti siti archeologici sopratutto subacquei importantissimi.

Ma non si è voluto cimentare sulle orme dell’archeologia, (preferendo approfondire lo sviluppo dell’umanità) preferendo l’antropologia e lo studio della cultura nelle sue forme contemporanee.

Laureato all’Università di Roma La Sapienza, dopo studi classici, si trasferiva in Francia per approfondire i suoi studi in antropologia, (al corso di Scienze Sociali) iscrivendosi all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Marsiglia . Dopo varie esperienze di lavoro e di insegnamento sia in Francia che in Italia (sempre in Francia), tornava stabilmente in Italia anche per la nostalgia per il suo paese.

Così lo scorso anno vinceva una borsa di studi presso l’Università di Palermo, potendo acquisire il dottorato in Scienze del Patrimonio Culturale per cui sta svolgendo ricerche sulla nostra isola.

 

Gli occhi di Andrea Tusa, classe ’85, sono scuri e grandi e la sua cadenza palermitana è dolce nenia quando parla.

  • Lei seguiva suo padre negli scavi e come lo vedeva? Si lo seguivo molto spesso da bambino, specie in quelli a Pantelleria. Nonostante i lavori si svolgessero in condizioni spesso difficili (caldo torrido o vento molto forte) vedevo la figura di papà con grande stima e ammirazione.

  • Come mai lei non ha voluto seguire le orme di suo padre? Beh, mio padre archeologo, mio nonno paterno archeologo, mia nonna archeologa, mio fratello idem…”
  • Sebastiano Tusa come appariva come padre. La sua figura la vedeva come ingombrante, voluminoso. Lei viveva il confronto con la sua grande personalità? Si. Consideri che per lui il lavoro era tutto: lo studio, l’insegnamento, ma sopratutto archeologica era la prima cosa. Quando si fanno scelte del genere, talvolta, tendi a trascurare anche le relazioni, la famiglia, gli affetti. Ma più crescevo e più comprendevo l’importanza del suo operato. Quando sei bambino e ragazzo non capisci l’importanza di avere una persona simile come padre e le potenzialità che può avere verso di te. Ho capito veramente l’importanza dopo il periodo di studi a Roma. Circa sei anni fa si ammalò di cancro, la cui notizia mi ha dato una grande paura che mi ha spinto verso di lui cercando di viverlo il più possibile. Fortunatamente, papà ha vinto il male.”.
  • In effetti capita di accorgersi del valore delle cose o delle persone quando vengono meno o stanno rischiando di non esserci più… “Si assolutamente. E poi, come diceva lei, la figura così imponente, prima ancora di mio padre c’era mio nonno Vincenzo: una figura mitica! Anche per l’epoca in cui ha vissuto, cioè dagli anni ’50 in poi. Mio nonno è stato un pioniere anche per Pantelleria: scavò per primo il Sese Grande al Mursia nel ’60. Nonno creò il parco archeologico di Selinunte. Poi papà si dedicò in maniera più sistematica di Pantelleria.
  • Quando suo padre trovava un reperto di particolare rilievo, manifestava entusiasmo o teneva per sé i risultati delle ricerche? Lui era un grande entusiasta da ogni scoperta importante che faceva, Era un gioire quasi infantile.
  • Dalle foto che ho visto, mi pare che egli avesse l’entusiasmo negli occhi, avesse la vita negli occhi… Si è vero, seppur mio padre aveva anche un contegno molto pacato e un grande controllo delle emozioni e pazienza. Parlo di pazienza non solo durante gli scavi di(cesello)negli scavi, ma anche con tutte le persone che lo contornavano. Bisogna ricordare che oltre ad essere un grande archeologo lui riusciva a creare delle squadre, farle andare d’accordo per andare avanti nei progetti. Ecco come è riuscito ad avere ruoli importantissimi: prima come docente universitario, poi volendo stare sul campo, come sovrintendente della provincia di Trapani e nel 2004 riuscì a creare la grande Sovrintendenza del Mare la prima e unica in Italia: un ente pubblico che si occupa di archeologia subacquea, realizzata sotto il governo regionale di Cuffaro con Assessore alla Cultura Fabio Granata.

  • Come mai l’archeologia marina per Sebastiano Tusa? Era un appassionato subacqueo? Tutto nacque perchè mio padre capì che la maggior parte di testimonianze archeologiche si trovavano sott’acqua. La cosa l’aveva già intuita mio nonno, ma lui(aveva una repulsione) era un uomo di campagna e non aveva un buon rapporto con il mare. Mio padre riunì un gruppo di persone specializzate nella ricerca subacquea. Poi parliamo in un’epoca (in cui tutto era più favorevole) in cui la situazione politica era più favorevole.
  • E ora veniamo alla tragedia. Il professor Tusa stava andando in Etiopia perchè invitato dall’Unesco a partecipare ad un meeting sulla valorizzazione e gestione del patrimonio subacqueo. Si era stato chiamato grazie alla sua esperienza e competenza nel settore per insegnare nuovi strumenti e approcci di lavoro. Ma la cosa importante è che mio padre rappresentava lì a Malindi la Regione Siciliana, come Assessore Regionale alla Cultura.
  • Lei dov’era in quel momento dell’incidente? Io ero a casa da amici, con la mia compagnia Jessica. Sono stato chiamato al telefono e mi è stato detto solo “torna a casa immediatamente”. Io avevo capito che era successo qualcosa di davvero importante, ma mai avrei pensato a una disgrazia simile.
  • Come l’ha salutato? Noi ci siamo visti la sera prima della sua partenza al Museo Riso di Palermo, in occasine di una mostra, e ci siamo salutati come tante altre volte.
  • Secondo lei, cosa è successo in cielo il 10 marzo 2019? Veda, nella vita metti nel conto che ti possano accadere cose brutte, ma mai pensi che una simile disgrazia capiti proprio te. La cosa che fa più rabbia è che non si è trattato di un incidente dovuto all’inesperienza di un pilota, ma si è trattato di un disastro “previsto”! Gli armatori dell’aereo Boeng 737 Max e4rano a conoscenza del mal funzionamento del software di questo aereo: era già il secondo a precipitare! C’era già stato un incidente simile qualche mese prima…Io, mio fratello e tutta la mia famiglia abbiamo deciso di(approfondire questa vicenda) fare causa in America alla Boeing e lottare affinché tragedie del genere non possano più accadere.

  • Un pensiero verso “papà”? Avrei voluto passare molto più tempo con lui. Avrei voluto dirgli che mi spiace di essere stato talvolta poco carino o comprensivo con lui… non avrei voluto. A volte avrei voluto, invece, ascoltarlo un po’ di più. In ogni caso mi ritengo fortunato perché in questo mondo le persone come mio padre è come se fossero immortali.

(.. Ma noi sappiamo che Sebastiamo Tusa lo sa!)

 

Marina Cozzo

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

Cultura

Pantelleria Capitale del Mare, ieri la presentazione in un Aula Consiliare gremita

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“Quando la terra riposa, il pantesco naviga” Michele Cossyro

Ha fatto un grande richiamo la presentazione del progetto di Pantelleria Capitale del Mare, presso gli accoglienti locali dell’Aula Consiliare del Palazzo Municipale.
L’assise ha visto l’intervento di diversi protagonisti dell’ambito riconoscimento.

L’intervento del Sindaco Fabrizio D’Ancona
A fare gli onori di casa e dare inizio all’incontro il primo cittadino, Fabrizio D’Ancona, vestito di un palese compiacimento e soddisfazione nel condividere col il numeroso pubblico che ha gremito la sala: “Benvenuti a questo bellissimo incontro! Stiamo ufficializzando la candidatura dell’Isola di Pantelleria al concorso Capitale del Mare solo adesso perché ci contraddistingue la linea dell’umiltà e del rigore. “Dovevamo prima necessariamente comprendere se il territorio fosse maturo per preparare un progetto del genere.  Potevamo tranquillamente fare i grandi programmi sin dal primo giorno, trasmettendo al mondo che anche Pantelleria si candidava a questo importante progetto. Non l’abbiamo ritenuto opportuno, perché le difficoltà che ci sono su quest’isola sono oggettive e molto importanti. 
“E il primo dei grossi problemi storici di quest’isola è la capacità di aggregazione. Noi abbiamo volutamente dato input alle poche associazioni che sono venute qui in comune a parlare nel tentativo di dire ‘siamo pronti, iniziamo un percorso’, soprattutto mi riferisco alla ProLoco. Esse con grande spirito hanno collaborato e hanno messo su quella che è l’idea importante di questo progetto. E da lì abbiamo cercato di fare un minimo di percorso, di comprensione, dando un input chiaro. 
Il progetto lo si fa solo se è un progetto isolano. Se deve essere il progetto di qualcuno perché deve servire semplicemente per un minimo di visibilità mediatica, assolutamente noi non siamo interessati. Come Ente avevamo grosse difficoltà, per ovvie ragioni che siamo un piccolo comune, creare le condizioni affinché il progetto rispetti le linee guida del Ministero e sia abbondantemente corposo a tal punto magari da essere valutato dalla Commissione e non accantonato semplicemente dopo una brevissima lettura era un imperativo categorico da parte nostra.
Abbiamo trovato delle idee anche abbastanza importanti, idee che prioritariamente arrivano dal gruppo della ProLoco che sapientemente è riuscita ad aggregare molte realtà locali, che hanno avuto finalmente la consapevolezza che dallo stare insieme questa isola può sicuramente crescere.
“Ci sono state molte polemiche rispetto al fatto che noi abbiamo attivato questo percorso con limitatezza, con pacatezza e con riflessione. Per noi era importante fare quello che abbiamo fatto: il progetto è abbastanza importante, ci sono degli spunti che parlano dell’isola che era, dell’isola che è di quella che è l’isola che sarà. 

Pantelleria tra 30 città marinare che si contengono il riconoscimento di Capitale del Mare
“Noi siamo all’interno di un contesto di circa 30 altre città marinare – prosegue il Sindaco – che hanno presentato questo progetto,  è evidente che non siamo insomma certi della nostra vittoria però sicuramente possiamo dire che il nostro progetto non è una paginetta che verrà accantonata ma sarà sicuramente oggetto di una serie di valutazioni perché rispettoso delle linee di guida ministeriali.”

Durante la sessione, è intervenuta la Presidente de L’Albero Azzurro, Angela Rizzo, che fattivamente ha partecipato all’impresa e darà un grande contributo per quanto attiene una parte di sociale. L’associazione ha voluto omaggiare i capofila del progetto con delle creazioni realizzate in ceramica dai sui ragazzi. La particolarità è che in esse viene riportato il logo di Pantelleria Capitale del Mare, realizzato dal M° Michele Cossyro.

Il ViceSindaco Adele Pineda e l’isola di mare
Era altresì presente il ViceSindaco, nonchè Assessore alla Cultura, Adele Pineda, la quale, tra le argomentazioni ed esternazioni empatiche ha detto che, visto che Pantelleria è da sempre vista come un’isola di terra, con questo progetto si può invertire la rotta e dare una nuova delineazione, aggiungendo all’identificazione: isola di mare.

“Entrando oggi in quest’aula consigliare ho pensato subito che bella presenza numerosa che abbiamo oggi una presenza importante, presenza di istituzioni, di associazioni, di cittadini in genere che sono venuti oggi per questa presentazione dell’isola di Pantelleria candidata come Capitale del Mare. Una partecipazione che conferma quanto diceva prima il nostro sindaco: Pantelleria ha trovato la forza, le energie affinché tutto il territorio si unisse e facesse fronte comune per un obiettivo importante, il mare. 
“Vorrei semplicemente aggiungere qualcosa sull’elemento mare, l’elemento che ci circonda, l’elemento che in qualche modo ha plasmato l’isola di Pantelleria e che oggi ci contente appunto di presentare questa nostra candidatura. Il nostro mare in particolare il Mediterraneo è sempre stato crocevia, è sempre stato rappresentato, è sempre un ponte, una strada importante per le comunicazioni dei popoli già in passato, già secoli fa e anche oggi il mare rappresenta un ponte, un elemento che unisce e qualche volta divide, un elemento che ha caratterizzato storie importanti che ci sono state raccontate da autori famosi. Per Pantelleria il mare rappresenta anche la tradizione, si lega anche alla marineria, si lega anche alle nostre famose lance che sono alcune delle protagoniste, non le uniche naturalmente, nel dossier con cui abbiamo presentato la nostra candidatura.
“Ma la candidatura va dalla tradizione allo sport, al sociale, quindi effettivamente ci troviamo dentro questa presentazione tutto ciò che contraddistingue la nostra isola.
“Vinceremo? Non lo so, ci abbiamo provato, ci abbiamo provato in maniera seria grazie al contributo di tutti voi, grazie al contributo della ProLoco, dei nostri uffici,  ma siamo fiduciosi anche in questa sfida.

Marcello Sparacio, l’avvocato dai mille motti. Primo motto: “Noi vinciamo e se non vinciamo arriviamo primi”

Presidente ProLoco Michela Silvia e Avv. Marcello Sparacio

Sarà perchè è avvocato, ma gli aforismi per lui sono pane quotidiano. E ieri, l’avvocato Marcello Sparacio aveva un motto per ogni circostanza. Quello che è diventato un tormento per l’intera conferenza è stato proprio “Noi vinciamo e se non vinciamo, arriviamo primi”.
Sparacio racconta la genesi del progetto: “Per caso, nasce su una chat con Michela Silvia, che il giorno io ho visto che era pubblicato questa Capitale del Mare. L’ho contattata e abbiamo iniziato.” 
“Il primo incontro che abbiamo avuto con il dottor Belvisi avviene a dicembre, in pieno bilancio. Io gli accenno al progetto e lui mi risponde ‘No si farà mai’ . Però abbiamo fatto un patto, mi hanno dato una settimana per presentare in una scheda su come noi vedevamo questo progetto.  E piano piano siamo riusciti anche a concludere.
“Una cosa cui tenevamo è che questo fosse un progetto partecipato: siamo andati prima dal parco, abbiamo contattato la Soprintendenza del Mare, abbiamo contattato la Capitaneria di Porto, e per ultimo il Sindaco D’Ancona. 
“Il dossier è stato concepito come un unico, non solo dal punto di vista formale, esso rappresenta dal punto di vista sostanziale e contenutistico una visione logistica del patrimonio, materiale e immateriale, interconnesso con la sua comunità. 
“E noi volevamo che questo trasparisse comunque nel racconto.  La battuta ‘noi vinciamo, se non vinciamo arriviamo primi’ significa che 
noi partecipiamo a questo premio non per vincere,  ma perché vogliamo avere una guida su quello che può essere il futuro di Pantelleria su questo settore, come parliamo di economia blu, che è tutto ciò che è coinvolgibile, che può essere l’arte, lo sport, i laboratori formativi, che per noi è un aspetto fondamentale, perché è un obiettivo. creare opportunità per i giovani, creare una generazione formata, attraverso corsi di formazione abilitanti per giovani, come una patente nautica, essere un corso di vela, un patentino sub. 
“Quando io ho detto che vinciamo, io mi sono convinto per un motivo, perché tutti i criteri di valutazione che sono in quel banco, sono tutti stati osservati e attenzionati”.

Un grande supporto è stato generosamente dato anche da Don Vito Impellizzeri, che si è collegato telefonicamente direttamente dall’ateneo che presiede a Palermo per un buon auspicio all’intera impresa.

Il logo di Pantelleria Capitale del Mare a cura del M° Cossyro
Altra telefonata dai toni più leggeri è stata fatta al M° Michele Cossyro, autore della mirabile opera del logo che ha spiegato senza tralasciare alcun dettaglio: dal timone, all’onda, alla vela, all’ancora si appalesa una rappresentazione di Pantelleria tra il nostalgico e il futurista, passando per la passione e l’energia che il mare insinua nei panteschi.

In tutto questo grande rilievo è stato dato anche alla Capitaneria di Porto, rappresentata dal suo Comandante Claudio Marrone, al Circolo Velico Isola di Pantelleria, rappresentato dal suo presidente Daniele Alongi e a Mare Vivo, nella persona del Dr. Andrea Biddittu.

Il lavoro burocratico dietro la candidatura, lo spiega Salvatore Belvisi

“La prima fase è esattamente quella che ha descritto Marcello Sparacio, arrivato dai noi nei primi dicembre, in piena chiusura d’anno per quando riguarda le spese e altro. Uno schema a firma di Proloco e Centro Giamporcaro e poi è iniziato un percorso partendo dall’avviso pubblico per chi fosse interessato a partecipare.
“Noi a quel punto abbiamo iniziato un rapporto di collaborazione diritta con la Proloco e con le associazioni che sono riusciti a catalizzare nello studio di Gereon Pilz,  dove insieme alle altre associazioni potevamo valutare il lavoro che si sta facendo dalle direttive, dalle indicazioni, dagli ingerimenti  eccetera eccetera. 
“Da tutto questo, entro i termini previsti, siamo riusciti a presentare la candidatura. Come diceva il sindaco  e come hanno detto pure loro,  il più ottimista di tutta questa situazione è ovviamente Sparacio. 
“L’obiettivo principale è la valorizzazione delle identità storiche e culturali di Pantelleria, alias Cossyra  crocevia tra Italia e Africa. Abbiamo richiamato e inserito all’interno del dossier i borghi marinari, Gadir e Scauri, cercando di valorizzarli considerata la valenza anche turistica rilevante.  Nella zona est e nella zona ovest rappresentano  due poli essenziali  e di attrazione per il turismo.”
“C’è da dire che noi abbiamo anche messo  all’interno delle dossier il tema della sostenibilità: ricordate che su Pantelleria c’è stato un esperimento per l’elettricità derivante dal moto ondoso. Il primo non mi è andato benissimo, ma già esiste un programma, questa volta un po’  più articolato, rispetto allo sviluppo dell’energia alternativa attraverso il moto ondoso.
“C’è anche l’inclusione sociale per i giovani e per la disabilità.
“Abbiamo coinvolto il parco, perché nel parco c’è anche un collegamento con un richiamo  alla storia, e quindi i cosiddetti trasporti  che  avvenivano con l’asino.
“In sintesi, il bello del dossier che è stato presentato nella candidatura, indipendentemente da una vincita se ci sarà o meno, è la capacità che si è riusciti a tirare fuori  per valorizzare degli aspetti di Pantelleria storici e provare a riportarli nell’ambito odierno, sorta di attualizzazione di una memoria storica e di una capacità, sia imprenditoriale  che culturale, che aveva l’isola, per non farla morire.”

Tutte le associazioni:

Pro Loco Pantelleria capofila

Circolo Giamporcaro
Le colline di Loredana
Lega Navale delegazione Pantelleria

Circolo velico
Ass. Barcaioli
Albero azzurro
Circolo culturale Corso Umberto
Albero azzurro
Resilea
Barbacane
La Mulattiera
MareVivo
Astarte
Asp in Punta di piedi
Ass.Pescatori
Green Divers

Enti istituzionali
Fondazione TUSA
Politecnico di Torino

Società private
Nugae S.r.l di Belvisi Francesco

Personalità
Maestro Cossyro
Don Vito Impellizzeri

Il video dell’intera mattinata:

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Cultura

L’olio di Pantelleria protagonista a Olio Officina Festival 2026

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Una preziosa occasione di promozione di un prodotto di nicchia nel mercato oltre confine L’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria e una rappresentanza di piccoli produttori locali hanno partecipato alla 15ª edizione di Olio Officina Festival, svoltasi a Rho dal 22 al 24 gennaio 2026, manifestazione di riferimento per il settore dell’olio di qualità. Pur trattandosi di un evento di dimensioni contenute, il Festival si è confermato come una fiera di nicchia, caratterizzata da una presenza qualificata di operatori, esperti e buyer particolarmente interessati.

Un contesto coerente con la produzione olivicola pantesca, contenuta ma di alta qualità, che ha potuto confrontarsi con realtà consolidate del settore e avviare contatti con distributori di olio italiano all’estero, tra cui Spagna e Germania. Le aziende partecipanti hanno inoltre potuto offrire “campioni” del loro olio per sessioni di scambio e degustazione, accompagnate da schede di valutazione sensoriale che verranno restituite a breve ai produttori. L’olivocoltura pantesca e i suoi eroici produttori hanno suscitato molto interesse durante questa edizione, la prima alla quale hanno aderito, e sono stati al centro del terzo e ultimo giorno di fiera con una conferenza, moderata dall’organizzatore Luigi Caricato, dedicata all’importanza ambientale e culturale degli olivi striscianti, elemento identitario del paesaggio rurale storico dell’isola.

Un sistema unico, fondato su soluzioni tecniche originali in cui la pietra assume un ruolo centrale: dai dammusi ai giardini panteschi, fino ai terrazzamenti, a beneficio dell’uomo, delle colture e della biodiversità. In questo contesto, l’olivo, insieme alla vite e ad altre colture tradizionali, rappresenta un elemento fondamentale. La conferenza è stata introdotta da Italo Cucci, Commissario straordinario dell’Ente Parco, e da Carmine Vitale, Direttore f.f.
Al loro fianco Fabio Capello, in qualità di olivicoltore, e i produttori Pablo D’Aietti (dell’azienda agricola Emanuela Bonomo), Stefania De Carlis (Marthingana), Giuseppe Maccotta (I Giadini di Tanit).

L’olivicoltura a Pantelleria, storicamente orientata alla sussistenza e all’integrazione del reddito aziendale, con una produzione prevalentemente destinata al mercato interno e al turismo, sta crescendo di anno in anno. Attualmente la superficie olivicola dell’isola è pari a circa 250 ettari, di cui 75 di oliveto puro e 175 di oliveto frammisto ad altre colture, con una produzione annua che può raggiungere i 10 mila quintali nelle annate più favorevoli. La partecipazione a Olio Officina Festival ha rappresentato un’importante occasione di confronto, promozione e valorizzazione dell’olio pantesco, confermando l’interesse del mercato specializzato verso produzioni fortemente identitarie e legate al territorio.

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Il biopic su Giorgio Armani diretto da Bobby Moresco e prodotto da Andrea Iervolino

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Biopic su Giorgio Armani un investimento di circa 135 milioni di dollari e fa parte delle produzioni internazionali del gruppo per il biennio 2026–2027

Los Angeles 26 gennaio 2026 – TAIC Funding annuncia che il biopic dedicato a Giorgio Armani sarà diretto dal regista premio Oscar Bobby Moresco, che in precedenza ha diretto “Lamborghini” (2022) e “Maserati” (in uscita nel 2026), anch’essi prodotti da Andrea Iervolino. 

L’annuncio è stato fatto a seguito della decisione assunta dal consiglio di amministrazione di TAIC Funding che, nel corso della riunione tenutasi venerdì 23 gennaio 2026, ha deliberato che il film non sarà girato in Italia e verrà invece interamente prodotto in Ungheria. 
La decisione relativa al luogo delle riprese è seguita all’analisi approfondita del piano di investimento e ad un ampio confronto con il pool di banche e fondi statunitensi che supportano TAIC Funding, alla luce dell’attuale contesto produttivo e amministrativo italiano. 
Questa scelta arriva a pochi giorni dalla delibera del consiglio di amministrazione di trasferire all’estero anche la produzione di “Bugatti – The Genius”, un progetto con un investimento superiore ai 200 milioni di dollari.  

Commentando la decisione, Andrea Iervolino ha dichiarato
“Sono profondamente legato all’Italia e all’identità italiana. Pur essendo italo-canadese, resto un italiano orgoglioso. Continuerò a sviluppare progetti dedicati alle grandi icone del nostro Paese, guidato da un profondo amore per l’Italia. Anche se, in questo momento, questi film non saranno girati in Italia, continuerò a raccontarne le storie al mondo producendo all’estero. Dispiace constatare che, nell’arco di sole due settimane, l’Italia abbia perso circa 335 milioni di dollari di investimenti cinematografici. Il paradosso che emerge da questa situazione è evidente: film che celebrano l’eccellenza, la cultura e l’identità italiana vengono realizzati fuori dall’Italia non per mancanza di visione o di spirito italiano, ma a causa di una crescente perdita di fiducia nel quadro istituzionale e amministrativo.

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