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Sabbinìrica: una parola siciliana che ti faceva sentire odore di casa

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Sabbinìrica: una parola siciliana che ti faceva sentire odore di casa Oggi riscopriamo un Saluto Antico… Il Saluto Antico è “Sabbenerica a Vossia”; un saluto utilizzato sino agli anni ’50-’60 dai Nostri Antenati Siciliani (Nonni, Bisnonni ecc.…). Questo Saluto si usava in tutti i momenti della giornata, specialmente la mattina o quando ci si incontrava per strada; esso esprimeva una forma di Benedizione. A questo Saluto si rispondeva solitamente con: “Santu e Riccu !” (traduzione: “Che tu sia santo e ricco!”). Ai giorni nostri corrisponde all’attuale Buongiorno o Ciao !!! 🙂 Il ricordo del nonno Turiddu e il sabbenerica” mai negato ad alcuno… Era l’ultima settimana di luglio e avevo salutato nonno Turiddu e più ci penso più mi rendo conto che è corretto dire “quel giorno conobbi meglio mio nonno”… Quando mio padre nel 1963 lasciò il suo quartiere per creare una nuova famiglia e andare a vivere nel quartiere nuovo in Corso Italia, in alto vicino alla “Chiesa nova…” (Chiesa di Maria Ausiliatrice dei Salesiani). Il trasferimento di mio padre, per i parenti e gli amici, fu un vero tradimento, poiché allora abbandonare il proprio quartiere “gli Archi” per andare a vivere nella città nuova Ragusa superiore, era una vera emigrazione…, Scegliendo di vivere altrove, mio padre inevitabilmente prese le distanze dalla realtà che lo aveva visto crescere. Non ho mai riflettuto su quanto questo cambiamento avesse influito sui legami della nostra vita familiare. Legami forti e saldi che comunque si sono mantenuti e sono cresciuti, legami che di speciale avevano soprattutto quello che non si dice, che si dà per scontato, che è naturale. Un legame che sai che c’è e basta, che si nutre della stessa sicurezza che emana: un legame di famiglia. Forse per questo e per l’interminabile scorrere delle ore degli ultimi giorni di villeggiatura del mese di luglio nella nostra casa di mare, il bagno nei miei ricordi mi è sembrato un’immersione in acque nuove e sconosciute, dove l’eccesso emotivo ha prodotto sorrisi e lacrime allo stesso modo, un

bagno a metà fra che ciò avevo vissuto e ciò che mi ero perso perché lontano, perché distante, ma che tuttavia mi ha permesso di immaginare oggi che il tutto era soffrire, era andare. A quel tempo quando si andava a trovare il nonno nel quartiere natio di mio padre (San Paolo…) io, che sarò stato un bambino un po’ rompiscatole e con addosso un musone da portare imbarazzo ai miei genitori che cercavano di giustificarmi con imbrodabili supposizioni…, dimostravo spudoratamente di non essere felice durante quelle visite domenicali. Non saprei dirlo, ma so che le visite più piacevoli, sono state quelle in cui io insieme al nonno le combinavamo grosse. Uno di questi episodi fu quando cambiai la disposizione dei quadri del soggiorno (destando turbamento nella nonna Marianna…) con la complicità del nonno. Nella casa in cui vivevano i nonni c’era una stanza per piano, e salire fino all’ultimo era una conquista rara per me. All’ultimo piano vi era un lettone che sembrava avvolto da un velo di mistero e grandezza agli occhi di un ragazzino impudente ma sensibile… quella stanza sembrava l’interno di una nave dei pirati con quel baule grande e chiuso ermeticamente da un catenaccio degno di un forziere del Capitano Nero… (in quel periodo leggevo molto… il mio autore preferito era Salgari). Poi era subentrato prorompente il mese di agosto, era il 5, giorno del mio compleanno, arrivai con i miei genitori di mattina intorno alle 10, in una calda e umida giornata e , finché non fummo tutti i parenti, non sarebbe iniziata la festa… (il nonno ci teneva tantissimo festeggiare il mio compleanno… mi chiamavo come lui “Salvatore”). Il nonno era già pronto da parecchio tempo: alto, magro, i capelli bianchi (pochi in verità), gli zigomi alti e salutarlo era come scontrarsi in pista da ballo, il naso lungo che mio padre ereditò smussato e che anch’io presi infine misurato (ne riconosco il tratto slanciato, bello, oserei dire importante). Arrivati a casa dei nonni, trovammo il nonno mentre in Tv ascoltava il concerto di musica classica che amava, stando seduto su una poltrona in cui nessuno osava sedersi. Lui era pronto da un bel po’: appena sentiva il rumore della macchina si affacciava dal balcone, poi ci accoglieva con un sorriso di felicità; spariva per un attimo e ricompariva con aria compiaciuta, finché non tirava fuori le banconote da 5 mila lire e ne dava una per nipote, indistintamente… ma per il mio compleanno usciva per me una grande banconota da diecimila lire… (una gioia indescrivibile…). Non parlava molto, ma di certo osservava tanto: interveniva quando bisognava soprattutto quando noi ragazzi importunavamo la nonna che già da un po’ aveva smesso di ricordare, di riconoscere, di dialogare con tutti noi. Anche quando si “armava” al gioco delle carte, il nonno prendeva posto silenziosamente e agiva da intenditore, poiché trascorreva ogni giorno i pomeriggi al circolo G.B. Odierna vicino alla chiesa de “Le anime del purgatorio”. Certo, lo scopone richiedeva un’abilità non da poco e si arrabbiava se sbagliavi a giocare la tua mano. Il suo tono rauco e profondo non era mai eccessivo, rimaneva pacato. Non ricordo di averlo mai visto seriamente arrabbiato, se quando era veramente necessario. Era saggio proprio in virtù di questo silenzio, come chi ha vissuto a pieno un’esistenza costellata di cose e persone: la barberia, il motorino, la vita sociale tra i coetanei, le tradizioni impresse nella memoria del cuore, il rispetto espresso in quel sottile “sabbenerica” mai negato ad alcuno.

Ricordo che nell’ultimo periodo della sua esistenza non volle più frequentare il circolo perché sentiva le forze lasciarlo, e sì caro nonno… tu lo sapevi che stava arrivando il momento di andare, quando hai chiesto la pizza per un’ultima volta e ti arrabbiasti per quel mancato appuntamento di una domenica di qualche mese prima di lasciarci per sempre… Con il cuore lacerato come l’asfalto consumato e mille e più preghiere in testa, sono venuto a salutarti, senza quell’angoscia che ci prendeva negli ultimi tempi quando andavamo via e inevitabilmente ci domandavamo se fosse stata l’ultima visita. Sei stato coraggioso, eri pronto anche quel venerdì, nonostante le lacrime, unico segno di paura e commozione quando le parole sono diventate troppo difficili da pronunciare. Solo un uomo come te poteva trovare il coraggio di amare in eterno, di creare un forte legame tra di noi per quasi 60 anni; con la nonna Marianna hai formato una grande famiglia come sono grandi le famiglie al sud, insieme siete stati punti di riferimento ed esempio: il nonno mi ha insegnato la lezione più grande mostrandomi come l’amore vada oltre la vita stessa, vada oltre l’esserci. L’amore che accudisce e risana le ferite, l’amore che condivide il dolore e lo supporta, l’amore che nella longevità è capace di schioccare baci forti e privi di vergogna, questo amore che sei stato in grado di coltivare e possedere, come il dono più prezioso, come la ricchezza più grande. Sei stato padre, il padre di mio padre e pertanto mi ha lasciato in eredità un nome e un cognome che mai come oggi sono fiero di portare, perché ne ho riscoperto l’identità più profonda, sancita da quel gesto sincronico di quanti, durante i funerali, al tuo passaggio in piazza hanno calato la coppola dalla testa e hanno abbassato lo sguardo, certamente dicendo in silenzio “Sabbenerica Vossia”, e tu che la coppola ce l’avevi accanto perché non volevi andare via senza, avrai risposto “Sabbenerica”. L’ultimo saluto… e il ringraziamento E allora che tu sia benedetto nonno, ora e sempre, benedetto da noi tutti, benedetto tra gli angeli del cielo; che tu sia benedetto accanto al Padre, là dove non serve nemmeno respirare e nel cuore di chi hai protetto per restare… e ora anche se in vita non te l’ho detto mai… Sabbenerica Nonno caro!

 

Per saperne un po’ di più sul detto Sabbenerica… Non solo un saluto, ma anche una forma di rispetto e di augurio, in esso vi è racchiuso un mondo, una cultura: religiosità, rispetto, distanza sociale, sudditanza Sabbinirica, o Assabinirica oppure “Vossia binirica” o “Vo’scenza binirica non è un semplice saluto, è molto di più. Le origini etimologiche più accreditate di tale formula di saluto sono quelle che la fanno risalire all’arabo “As-Salam, soprattutto per l’assonanza. E’ una forma di saluto rivolta solitamente a persone anziane o che hanno una certa autorità. Un saluto utilizzato sino agli anni ’50 – ’60 dai nostri nonni, bisnonni etc … Molte sfaccettature si intravedono subito nelle varie formule: Ssabinirica o Assabinirica = “Ella mi benedica, o vossia (mi) benedica” Vossia s’abbinirica = “Vostra signoria (mi) benedica” Voscenza s’abbinirica = “Vostra eccellenza (mi) benedica” “Assabinirica” era il saluto che rappresentava il massimo del rispetto portato verso la persona da salutare. Lo usavano i più giovani per salutare “lu tata, la matri, lu tataranni, la mammaranni“, il padre, la madre, i nonni e i parenti più grandi; oppure lo usava il figlioccio verso il padrino. Il figlio, come segno di rispetto, doveva dare del “vossia” (voi) ai genitori, ma anche ai fratelli più grandi.

Ma “vossia” lo usavano soprattutto i meno abbienti quando salutavano una persona di riguardo. Così fino agli anni ‘50, nonostante la caduta del feudalesismo in Sicilia risalisse al 1912, si usava ancora dare del “Voscenza binirica” (Vostra eccellenza mi benedica), quel saluto di sudditanza che il contadino o la persona di basso ceto dava al padrone o a chi stava più in alto nella scala sociale. Al ricco borghese come titolo si attribuiva il “don”, da dominus, (maestro, padrone) prima del nome, e il “voi” come segno di distinzione; la moglie era chiamata “donna”, per la stessa radice, da domina.

 

Quando per strada si salutava una persona di riguardo, era doveroso alzare il cappello o il berretto e fare un leggero inchino dicendo: “servu sò” oppure “servu di voscenza”. Lo stesso succedeva se la persona di riguardo era affacciata al balcone; si salutava “scappellandosi”. Ma se al balcone era affacciata una signora di nobile casato o soltanto benestante, uno del popolo, che passava di sotto, salutava senza alzare lo sguardo per non essere troppo sfrontato! Notare come a salutare dalla strada erano quelli col cappello, quindi solo gli uomini. Le donne in casa, al massimo al balcone, ma se benestanti. Quando si incontravano persone di pari “merito” già le cose cambiavano e allora “salutamu” oppure “baciamu li manu”. E qui ci sarebbe da divagare! Ma rimaniamo nella ricerca. Altra espressione siciliana era “Voscenza”, derivante dalla voce spagnola “vuestra excelencia”, ovvero “vostra eccellenza”. Si tratta dunque di un titolo utilizzato in Sicilia, specialmente nell’uso parlato, per rivolgersi a persone di riguardo e/o prestigio come, per esempio, nell’espressione: – “Voscenza mi perdoni se la disturbo, ma ho urgenza di parlare con lei”. Nella collezione degli elogi: “‘Minenza” (Eminenza), Vossignuria” (Vostra Signoria).

 

Per le persone appartenenti all’ultimo gradino della scala sociale si usava il “gnuri ” per l’uomo e “gnura” per la moglie, forse “signuri” o “signura” potevano far montare loro troppo la testa.I lavoratori giornalieri, gli antenati degli stagionali di adesso, o peggio dei migranti in nero, che non avevano alcuna specializzazione nel lavoro, venivano chiamati col loro nome di battesimo. Se poi si fosse andato avanti con l’età si sarebbero meritati il titolo di “zu” e “za”. Così c’era “u zu Vicenzu” o “a za Mimma”. Forse prima c’era più rispetto? Forse!? Non sono certo le parole ma quello che c’è dietro e intorno ad esse a fare la differenza. La poesia Assabbinirica incorniciata presso il circolo “G. Odierna” ad Ibla che frequentava il nonno…

 

Assabbinìrica Quann’eru nicu la cosa chi cchiù ri tutti sèntiri mi piacìa, era quannu assabbinìrica me patri a me nonna ci ricìa. Lu sensu bonu di stà pàrola nun la capìa, ma a me nonna tantu cuntènta la facìa. A tempi antìchi lu rispèttu era cchiù forti, e lì vicchiarèddi anchi scarsi l’amàvi finu a la morti. Avìlli rintra unn’era un pisu, ti ràvanu cunsìgghi e mittìanu lu surrìsu. Cù lu tempu càpivi chi era ‘na biniriziòni, e chi a cú la ricivìa ci rava prutiziòni. Quantu addisiàssi sèntimi diri ancora ‘na vota di me nonna binirittèddu, picchì mi fàcia sèntiri ‘mpurtànti, amàtu e beddu. Ci sunnu così chi ti fannu sèntiri ciàvuru di casa, assabbinìrica avi lu stessu sapùri di ‘na vucca chi ti vasa.

È pròpriu veru chi ci sunnu così chi ti porti ‘nta lu cori, di quannu nasci finu a quannu mori.

Salvatore Battaglia Presidente Accademia delle Prefi

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Spettacolo

Marsala, rassegna “Malìa e Incanto”: libri, teatro e concerti per aprire l’estate al femminile

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Il cartellone prodotto dall’Officina artistica Carpe Diem, dal 26 giugno al 16 luglio, accoglie sei eventi che si terranno tra la Terrazza Carpe Diem, il Jiardino di Assud e gli Opifici Bianchi. Tra gli ospiti: la scrittrice Ester Rizzo con il suo ultimo libro su Bertha Benz, Ester Pantano in concerto con “Vucchi i l’arma”, Chiara Putaggio con “A strega du mare”, poi ancora un concerto omaggio a Ornella Vanoni dal titolo: “La voglia e la pazzia” a cura degli artisti del Carpe Diem, l’attrice e autrice Giada Costa con la sua “Angelica”, per finire con il concerto “Radica” di Francesca Incudine
 
Femminile, plurale. È questa la declinazione della seconda edizione della rassegna “Malìa e Incanto”, promossa dall’Officina artistica Carpe Diem che prenderà il via dal 26 giugno e si conclude il 16 luglio. Si tratta di sei appuntamenti, tra libri, concerti e peace teatrali che si terranno in tre diverse location: la Terrazza Carpe Diem, u Jiardino di Assud e gli Opifici Bianchi.  Si comincia venerdì 26 giugno proprio nella Terrazza Carpe Diem, alle 18,30, con la presentazione del libro di Ester Rizzo “Bertha Benz. Le 100 miglia che cambiarono la storia” della Navarra Editore. Alle 18,30 l’autrice insieme a Giusy Agueli, presidente dell’associazione Palma Vitae racconterà una storia vera: “vissuta nella seconda metà dell’Ottocento, nello Stato prussiano – spiega Ester Rizzo –. La genialità e l’intraprendenza di Bertha Benz furono determinanti nella nascita dell’automobile, invenzione che rivoluzionò il modo di vivere e di spostarsi di milioni di persone, ma la sua figura è rimasta offuscata dalla fama del marito Karl Benz, a cui furono attribuite tante invenzioni sui motori, dal momento che, a quell’epoca, alle donne non era concesso brevettare. Madre di cinque, tra figli e figlie, non smise mai di dedicarsi allo studio, alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica. La sua vita e la sua impresa rappresentano ancora oggi un’eredità preziosa per riflettere su stereotipi e pregiudizi”.  A dar voce alla sua storia sarà Luana Rondinelli. L’ingresso è libero e gratuito.
 
La rassegna continua con un’interprete d’eccezione Ester Pantano che giovedì 2 luglio sarà protagonista del concerto “Vucchi i l’arma” con il sassofonista Giovanni Balistreri e il tastierista Vincenzo Piccione Pipitone. L’appuntamento è negli Opifici Bianchi alle ore 19. Uno spettacolo intenso che promette di toccare, in musica, l’anima siciliana dei presenti e della Sicilia stessa. Ingresso con biglietto pari a 18 euro più diritti di prevendita. È possibile acquistare i biglietti per on line su tickettando o presso l’agenzia I Viaggi dello Stagnone
   
Sabato 4 luglio la Terrazza Carpe diem alle 18:30 accoglierà la presentazione di “A strega du mare” libro di Chiara Putaggio edito da Mohicani. Si tratta di una trasposizione della fiaba della Sirenetta che però si nutre di echi classici, ambientata tra il mare e la terra dell’antica Lilybeo al tempo della battaglia delle Egadi. Un testo in poesia e prosa, che danza tra la lingua siciliana e quella italiana, tra il registro comico e quello drammatico. A moderare il pomeriggio sarà Giada Costa, mentre a dar voce ai personaggi narrati saranno: Stefania Parrinello, Nadia Zannelli, Marilena Colicchia, Loredana Salerno, Eleonora Bongiorno, Angela Alagna e Daniele Bertolino. A condire la magia dell’evento le musiche di Gregorio Caimi con la voce di Riccardo Patti.
 
Mercoledì 8 luglio alle ore 19 nel Jardino di Assud sarà di nuovo protagonista la musica con il concerto omaggio a Ornella Vanoni dal titolo: “La voglia e la pazzia”. Una full immersion nell’incanto della musica di una delle più grandi artiste della musica italiana di tutti tempi. Si tratta di una produzione dell’Officina artistica Carpe Diem. Ad esibirsi saranno: Abele Gallo – batteria; Alessio Cordaro – basso; Fabio Gandolfo – piano; Gregorio Caimi – chitarre; Roberta Caly – voce; Lea Pavia -voce; Lucrezia Benigno – voce. Ingresso con biglietto pari a 12 euro più diritti di prevendita.
 
Sabato 12 luglio sarà la volta di una prima teatrale: nel Jiardino di Assud alle ore 19 prenderà vita “Angelica” – di e con Giada Costa. Liberamente ispirato al capolavoro di Ariosto, qui Angelica si fa contemporanea e si affranca dall’immagine di donna correlata necessariamente ad uno o più uomini. Ingresso con biglietto di 12 euro più d.p.
 
La rassegna si conclude giovedì 16 luglio con il concerto “Radica” di Francesca Incudine che si esibirà nel Jiardino di Assud alle ore 19 con i musicisti Manfredi Tumminello e Salvo Compagno. L’artista ennese con la sua voce che è una carezza capace di raggiungere le profondità dell’anima parla ad una Sicilia che non è antica, è eterna, come la luce. Radica scava dentro e illumina e racconta identità e resilienze, speranze e direzioni possibili. Il costo del biglietto è di 12 euro più diritti di prevendita.
 
“La seconda edizione di Malìa e Incanto – spiega Luana Rondinelli, ideatrice della manifestazione culturale insieme a Gregorio Caimi – si caratterizza per questa denotazione fortemente femminile. I libri, i concerti e anche il teatro di Giada Costa sono più che punti di vista, sono storie, sogni, vite, e interpretazioni dell’esistente e del possibile. E anche nel momento in cui si raccontano fiabe, ideali e desideri, esauditi o spezzati, ne emerge una descrizione di ciò che ancora può essere fatto affinché il mondo e il suo futuro siano pari, a partire dall’arte”.
 
“L’Officina artistica Carpe Diem da sempre si impegna per creare sinergie – aggiunge Gregorio Caimi – e Malìa e Incanto ne è un esempio. Un cartellone pieno di parole, scritte e narrate e note, di artisti diversi, che ammalia con i suoi tanti linguaggi e incanta con le speranze che ne derivano. Una varietà pensata per cittadini marsalesi e turisti nella prima parte della stagione estiva”.
 
Biglietti presso sede Carpe Diem via A. Diaz, n.2 per ulteriori informazioni è possibile chiamare il numero +39 39 397 999 88
 

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Cultura

Pantelleria, 6 giugno a Le alcove di van der Grinten mostra di Samuel Gorgone – “Fotografie”

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44 scatti di un giovane fotografo pantesco

Mostra fotografica dal 06.06.2026 – 28.06.2026 – Vernissage 06.06.2026, ore 19 > Corso Umberto I, 48 > Le alcove di van der Grinten *spaces for the urban arts

Samuel Gorgone, è un fotografo che è nato il 17 gennaio del ’92 a Pantelleria dove ha vissuto tutta l’infanzia e dove si è diplomato nel 2011. In ottobre 2011 si sposta a Roma per ben tre anni studiando all’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata (ISFCI).


Dopo il suo diplomato nel 2014 ha trascorso un paio d’anni a Firenze dove collaborava con due agenzie; una di fotografia e una di video. Nel 2016 torna a Pantelleria per dei problemi di salute di suo padre e lo affianco a lavoro nel suo bar, il Tikirriki.

Quattro righe per una vita – mandato da questo stesso Samuel Gorgone il 28 Gennaio di quest’anno per presentarsi con le sue opere alla candidatura di Pantelleria per la “Capitale italiana del Mare”. > Modestià unica!
Le sue fotografie invece parlano un’altro linguaggio. Sono molto più loquaci ed espressivi di un breve curriculum di quattro righe. Alla fine le sue fotografie sono state scelte per il dossier ufficiale del Comune di Pantelleria per la candidatura. Sono riusciti a convincere i promotori di aver dato un volto a Pantelleria, un ritratto che le parole difficilmente riescono a descrivere.

Lascio allo spettatore attento il piacere di scoprire questa Pantelleria alquanto singolare, con la sua gente, i suoi eccentrici e i suoi lati più aspri, attraverso l’obiettivo del fotografo e poeta Samuel Gorgone. Poeta? Si! Perchè persino i titoli o le didascalie che accompagnano regolarmente le sue fotografie offrono una piacevole sorpresa intellettuale..

Pantelleria 31 Maggio 2026 – Gereon Pilz

Le alcove di van der Grinten *spaces for the urban arts – Corso Umberto I, 48

Mostre estate 2026 06.06. – 28.06.2026 >
Mostra fotografica Samuel Gorgone “Fotografie” 05.07. – 02.08.2026 >
Mostra fotografica Clara Greco “Acquasanta” 08.08. – 30.08.2026 >
Mostra di ceramica Ana Villegas “Paesaggi che si ricordano male

Gruppo artistico romano “SBAGLIATO” >
Porto di Scauri 01.08. – 10.10.2030 > “Non è tutto come sembra” 11 oblò sul frangiflutto di Scauri
Una collaborazione con ‘La collina di Loredana’ e ‘Le alcove di van der Grinten *spaces for the urban arts’

Le alcove di van der Grinten *spaces for the urban arts – Corso Umberto I, 39 “WHITE CUBE” 09.09. – 10.10.2026 > Mostra “Pantelleria – Capitale del mare” >

Progetti per l’isola di Pantelleria da 2000 a 2026 per il 2030

Le alcove di van der Grinten *spaces for the urban arts – Corso Umberto I, 39 “WHITE CUBE” 01.10 – 10.10.2026 > “Laboratorio Pantelleria” > Workshop di urbanistica e architettura con l’università “La Sapienza” Roma

Le mostre sono in collaborazione con il “Circolo Culturale Corso Umberto APS” Circolo Culturale Corso Umberto APS Corso Umberto I, 50 I – 91017
Pantelleria Codice Fiscale 93093050818 Legale rapresentante: Gereon Pilz, nato a Nettetal 20.04.1965 Corso Umberto I, 50 – 91017 Pantelleria
Mail: gereonline@gmx.de
Mobile (I): 0039-379-2677711 – WhatsApp

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Cultura

Pantelleria, per la Genius Loci De.Co. lavori in corso: presto bando per il logo

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Lo scorso 24 maggio, Panetlleria riceveva il riconoscimento di Genius Loci De.Co. per la sua capacità di mantenere ancora vive le tradizioni locali, a partire dalla cucina, all’agricoltura, agli eventi sacri e quelli laici, come il famosso Carnevale.

Con una giornata interamente dedicata alla circostanza, presso i locali dell’Hotel Qalea di Suvaki, Amministrazione Comunale, ProLoco ed Ente Parco, ricevevano la peculiare gratificazione, per mano di Nino Sutera, attuale patron del progetto.

Grande ammirazione è stata manifestata per le unicità che la nostra isola offre, che sono ben altre che tipicità.

Così, l’evento ha preso le forme di qualcosa sempre più grande, che richiede la giusta etichetta. All’uopo, tra le attività che si stanno mettendo in essere, da indiscrezioni sappiamo che dovrebbe essere emesso un bando, rivolto molto probabilmente alle scuole, per la realizzazione di un logo ad ok per Pantelleria quale Borgo Genius Loci De.co.

L’idea è di far prendere parte e consapevoli le generazioni più giovani, affinchè si appassionino ancor più al loro territorio prezioso e unico, da preservare e amare con attenzione e sensibilità.

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