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Elezioni

Referendum 12 giugno 2022. Ecco per cosa andiamo a votare secondo Tremarco (Lega Pantelleria)

Redazione

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Il 12 giugno prossimo si terranno le votazioni per i seguenti referendum, secondo Federico Tremarco (Lega Pantelleria):

QUESITO 1: ABOLIZIONE DECRETO SEVERINO La decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto. Il referendum elimina l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici. Cosa prevede la legge Severino? Il decreto legislativo che porta la firma dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna. Ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. Per coloro che sono in carica in un ente territoriale basta anche una condanna in primo grado non definitiva per l’attuazione della sospensione che può durare per un periodo massimo di 18 mesi.

Questa legge ha funzionato e diminuito la corruzione? Nella stragrande maggioranza dei casi in cui la legge è stata applicata contro sindaci e amministratori locali, il pubblico ufficiale è stato sospeso, costretto alle dimissioni, o comunque danneggiato, e poi è stato assolto perché risultato innocente. La legge Severino ha esposto amministratori della cosa pubblica a indebite intrusioni nella vita politica.

Che cosa succede se voto sì? Con il sì viene abrogato il decreto e si cancella così l’automatismo: si restituisce ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di condanna, occorra applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici.

QUESITO 2: LIMITI AGLI ABUSI DELLA CUSTODIA CAUTELARE Ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva. Eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per il rischio “reiterazione del medesimo reato” faremo in modo che finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi.

Che cos’è la custodia cautelare? La custodia cautelare è una misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato. Quanti innocenti finiscono in carcere? Circa mille persone all’anno vengono incarcerate e poi risulteranno innocenti. Dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati 29.452 casi. L’Italia è il quinto paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare: il 31%, un detenuto ogni tre. La carcerazione preventiva distrugge la vita delle persone colpite: non arreca solo un grave danno di immagine, sottoponendole a una esperienza scioccante, ma ha gravi conseguenze sulla sfera professionale. Il carcere ha un impatto drammatico sulle famiglie e rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta detenzione nel 2020 sono costati quasi 37 milioni di euro di indennizzi.

Cosa non funziona? La custodia cautelare, cioè il carcere preventivo rispetto alla condanna definitiva e spesso rispetto a una qualsiasi condanna anche non definitiva, è una pratica di cui si abusa. Da strumento di emergenza è stato trasformato in una vera e propria forma anticipatoria della pena. Ciò rappresenta una palese violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e ha costretto migliaia di donne e uomini accusati di reati minori, addirittura poi assolti, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo. Cosa succede se voto sì?

Resterebbe in vigore la carcerazione preventiva per chi commette reati più gravi e si abolirebbe la possibilità che di procedere alla privazione della libertà in ragione di una possibile “reiterazione del medesimo reato”. Questa è la motivazione che viene utilizzata più di frequente per disporre la custodia cautelare, molto spesso senza che questo rischio esista veramente.

 QUESITO 3: SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI Ci sono magistrati che lavorano anni per costruire castelli accusatori in qualità di PM e poi, d’un tratto, diventano giudici. Con un sì chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice che sia veramente “terzo” e trasparenza nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Basta con le “porte girevoli”, basta con i conflitti di interesse che spesso hanno dato luogo a vere e proprie persecuzioni contro cittadini innocenti.

Che differenza c’è oggi tra i magistrati che accusano e quelli che giudicano? Nessuna. Nel corso della carriera, gli stessi magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. Si alternano nelle diverse funzioni. È capitato che lo facessero anche nel corso dello stesso processo.

Questa contiguità tra i due ruoli può creare problemi? Questa contiguità tra il pubblico ministero e il giudice contraddice l’idea che l’attività della parte che accusa (PM) debba restare distinta da quella di chi giudica. Essa crea uno spirito corporativo tra le due figure e compromette un sano e fisiologico antagonismo tra poteri, vero presidio di efficienza e di equilibrio del sistema democratico. Nelle grandi democrazie i PM hanno carriere nettamente separate da quelle dei giudici.

Cosa succede se voto sì? Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

QUESITO 4: EQUA VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI

La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa. Col referendum si vuole estendere anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione.

Consigli giudiziari: chi li compone e come lavorano? Sono organismi territoriali composti da magistrati, ma anche da membri “non togati”: avvocati e professori universitari in materie giuridiche. Questa componente laica, che rappresenta 1/3 dell’organismo, è però esclusa dalle discussioni e dalle votazioni che attengono alle competenze dei magistrati, limitata al ruolo di “spettatore”. Solo i magistrati, dunque, hanno oggi il compito di giudicare gli altri magistrati. Una condizione che è addirittura in contrasto con lo spirito della Costituzione, che ha voluto che nel CSM vi fosse una componente non togata con eguali poteri dei componenti magistrati.

Cosa succede se voto sì? Col sì viene riconosciuto anche ai membri “laici”, cioè avvocati e professori, di partecipare attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati.

 QUESITO 5: RIFORMA DEL CSM Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti. Oggi su capacità e competenza prevale il sostegno delle correnti: con il sì al referendum, se ne elimina il peso nella selezione delle candidature, colpendo il “correntismo” e il condizionamento della politica sulla giustizia.

Che cos’è e come funziona il CSM? È presieduto dal Presidente della Repubblica che è membro di diritto al pari del presidente della Suprema Corte di Cassazione e del Procuratore Generale presso la stessa corte. Gli altri 24 componenti sono eletti per due terzi dai magistrati, scelti tra i magistrati, mentre il restante terzo viene eletto dal Parlamento in seduta comune. Un magistrato che voglia candidarsi a far parte del CSM deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme e, pertanto, nei fatti deve avere il sostegno di una delle correnti. Tra le più note vi sono Magistratura indipendente, Unicost e Area.

Che ruolo hanno le correnti dopo queste elezioni? Le correnti sono diventate i “partiti” dei magistrati e influenzano le decisioni prese dall’organo: come ha dimostrato il “caso Palamara”, intervengono per favorire l’assegnazione di incarichi ai suoi componenti, decidono trasferimenti e nuove destinazioni. Si muovono in un’ottica di promozione del gruppo e non sono certo utili per garantire giustizia ai cittadini. Spesso agiscono con una logica spartitoria e consociativa, cosicché le decisioni sono prese all’unanimità per “pacchetti” concordati tra i capicorrente.

Cosa succede se voto sì? Viene abrogato l’obbligo, per un magistrato che voglia essere eletto di trovare da 25 a 50 firme per presentare la candidatura. L’attuale obbligo impone a coloro che si vogliano candidare di ottenere il beneplacito delle correnti o, il più delle volte, di essere ad esse iscritti. Con il sì, si tornerebbe alla legge originale del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del CSM presentando semplicemente la propria candidatura. Avremmo così votazioni che mettono al centro il magistrato e le sue qualità personali e professionali, non gli interessi delle correnti o il loro orientamento politico.

Federico Tremarco (Lega Pantelleria)

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Trapani – Amministrative, M5S: “Apriamo alle forze civiche e alternative al centrodestra e all’amministrazione uscente”

Marilu Giacalone

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I deputati regionali del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola e Cristina Ciminnisi presentano la linea per le amministrative di Trapani: “Noi totalmente alternativi a Tranchida”. 

Trapani 26 gennaio 2023 – “Il Movimento 5 Stelle è pronto a far voltare pagina a Trapani, ad amministrare la città forte dell’esperienza maturata sia in consiglio comunale che sul territorio e dentro le istituzioni. Apriamo alle forze civiche alternative, a quelle del centrodestra e agli elettori del centrosinistra che non si rivedono nell’esperienza amministrativa di Giacomo Tranchida. Vogliamo costruire il fronte veramente progressista, ed essere il perno di una possibile coalizione che aggreghi persone e  valori che in questi anni abbiamo difeso anche in consiglio comunale con le nostre consigliere Trapani e Cavallino. Una base da cui vogliamo partire e su cui vogliamo costruire una nuova Trapani”. 

A dichiararlo è la deputata regionale Cristina Ciminnisi nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna elettorale per il Movimento 5 Stelle in occasione imminenti elezioni amministrative di Trapani. Presente alla conferenza il vice presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Nuccio Di Paola, referente del Movimento 5 Stelle in Sicilia, e le consigliere comunali uscenti del M5S Francesca Trapani e Chiara Cavallino. 

“Così come stiamo sperimentando in altre città – spiega Di Paola – vogliamo essere una forza su cui costruire un modello amministrativo efficiente e credibile. Orgogliosi della nostra identità ma allo stesso tempo aperti al dialogo con gli altri senza pregiudizi. Apriamo quindi alle forze del centro sinistra, ai movimenti civici, alle forze ecologiste e ambientaliste, alle donne e uomini di sinistra, che non si rivedono nell’esperienza amministrativa di Tranchida. Sappiamo di essere attivi, in crescita nei sondaggi e di essere la prima forza politica in Sicilia, ragioni per le quali molti si vogliono avvicinare al Movimento 5 Stelle. Per questo motivo per l’appunto valuteremo ciascuna proposta di candidatura con molta attenzione” – conclude Di Paola. 

“Ci rivolgiamo ad associazioni e professionisti – dicono le consigliere comunali Francesca Trapani e Chiara Cavallino – con i quali abbiamo condiviso battaglie ambientali e sociali dentro e fuori il consiglio comunale. A maggior ragione dopo i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato le nostra città e il nostro territorio ci aspettiamo una coraggiosa e inequivocabile presa di distanza rispetto agli ambienti mafiosi e conniventi, nella speranza che il prossimo voto per le amministrative possa essere davvero un voto libero”- concludono le consigliere. 

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Trapani, si riunisce la Segreteria provinciale del PD sul tavolo anche elezioni amministrative

Redazione

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La Segreteria provinciale del Partito Democratico si è riunita questa mattina a Trapani per fare il punto sulla situazione politica, sul congresso nazionale e sulle prossime amministrative.

La Segreteria esprime soddisfazione per l’arresto del latitante Matteo Messina Denaro ed il proprio ringraziamento alle forze dell’ordine. È evidente che in questa fase, in cui le indagini sulla rete di collaborazione che ha permesso la lunga latitanza sono in corso, è necessaria la giusta cautela nel rispetto del lavoro degli inquirenti, tuttavia, ci teniamo a sottolineare come questa sia una vittoria per tutte e tutti i siciliani, che non possono e non devono essere associati con chi ha ha collaborato con il boss. Sono tante le storie di cittadini della nostra provincia che hanno deciso, pur essendo consapevoli dei rischi, di schierarsi dalla parte giusta.

Piuttosto che soffermarci sui dettagli poco rilevanti della vita del boss in latitanza, noi vogliamo ricordare le vittime delle sue azioni come l’agente della Polizia penitenziaria Giuseppe Montalto che ha pagato con la vita per aver svolto in modo diligente il suo lavoro. Sul fronte politico le prossime settimane saranno caratterizzate dagli adempimenti congressuali, tuttavia, è urgente aprire un confronto con i circoli e con la dirigenza provinciale in considerazione dell’importante appuntamento elettorale che ci vedrà impegnati in primavera.

Elezioni amministrative
Rispetto alle Amministrative, proprio in virtù del lavoro fatto in questi mesi sull’identità del partito e in considerazione dei voti di lista ottenuti alle Regionali, è necessario presentare il simbolo del Pd in tutti i comuni in cui non si vota con maggioritario, così come già fatto ad Erice alle scorse elezioni vinte dal Partito democratico, insieme con i movimenti civici e i moderati che rappresentano il giusto perimetro di alleanze.
È evidente, infine, che nei comuni dove si vota con il maggioritario, non sarà possibile presentarsi con il simbolo, tuttavia, bisognerà fare molta attenzione alle coalizioni: sarà necessario puntare su alleanze omogenee da mettere in campo collaborando con formazioni politiche compatibili e che non rappresentino la destra.

Il vicesegretario Giuseppe La Francesca 

E’ stato un sabato di lavoro per la Segreteria provinciale del Partito Democratico. Abbiamo tracciato un percorso che va verso quella che vuole essere la ritrovata identità del nostro partito, con un occhio di riguardo rivolto ai territori soprattutto in questo delicato momento che sta vivendo la nostra provincia.

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Trapani, Spoils System in provincia: on. Catania (Fdl) a Presidente Schifani: “Riceda scelte adottate”

Matteo Ferrandes

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«Rivedere le scelte con un ragionamento metodologico che guardi al territorio e che sia frutto di un confronto anche con la deputazione della provincia». Lo dice l’onorevole Nicola Catania che interviene nel dibattito nato dopo le scelte del Presidente della Regione Renato Schifani per le nomine relative allo spoils-system, in particolar modo per la guida dell’Airgest, la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Trapani-Birgi. La presa di posizione del deputato Catania arriva a qualche giorno di distanza dalle scelte del Presidente, dopo una serie di interlocuzioni coi vertici regionali e provinciali del partito. Il vice capogruppo FdI all’Ars si dice «critico» sulla metodologia adottata per scelte così importanti. «Le nomine per i ruoli guida di enti e infrastrutture non possono prescindere dal coinvolgimento della deputazione del territorio – dice Catania – conosco bene da sindaco di Partanna, ad esempio, la questione dell’aeroporto di Trapani e l’impegno profuso dalla governance finora in carica, che si è dimostrata capace di un rilancio importante dello scalo». Pertanto l’onorevole Catania chiede al Presidente Schifani una rivisitazione sulle scelte adottate, chiedendo al contempo ai vertici del proprio partito e al gruppo parlamentare FdI il supporto politico necessario «affinché la provincia non venga considerata, ancora una volta, terra di conquista», ha concluso Catania.

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