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Cultura

Ragusa: I due Carnevali Mitici da ricordare… 1950 (Circolo Turati) 1983 (Gruppo Il Calderone)

Redazione

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Carnilvari: Puisia ri Lucianu (U cransciatu )
Arrruau Carnivaliddu,
cu carrettu beddu beddu,
gira pi strati cu fantasia,
pi purtari festa a tutta a via.

Carnivaleddu pazzereddu,
tu si tantu beddu.

Da sempre in Sicilia

Il Carnevale rappresenta un momento di festeggiamenti e tradizioni. Questa festività viene intesa come momento di divertimento e spensieratezza, da vivere con travestimenti e assaporare con ricette tipiche. Il termine Carnevale deriva da “Carnem levare”, in riferimento al divieto ecclesiastico di consumare carne nel periodo di Quaresima, che inizia subito dopo il carnevale.

Questa festa ha origini antichissime e diverse: richiama i Saturnali latini e alcuni festeggiamenti greci a sfondo dionisiaco. Ma io non voglio descrivere gli originali e variopinti Carnevali che con meritevole documentazione hanno descritto tanti bravi scrittori e narratori isolani, ma solo a due in particolare, che si svolsero in un angolo di Sicilia nel 1950 dal Circolo Universitario “Turati” e dell’altro del 1983 animato dal Gruppo Culturale “Il Calderone” a Ragusa.

Alcuni protagonisti di quelle epopee diventarono amici per tutta la vita, altri diventarono parte attiva nella vita sociale, politica e culturale della città. Proprio per non dimenticare che il seme dell’amicizia e della compartecipazione possa smuovere le montagne e i pregiudizi comportamentali di una cittadinanza, mi accingo a raccontare quei due Carnevali.

Carnevale 1950

Negli anni fra il 1948 e il 1955 si ebbero brillanti edizioni del carnevale ragusano, organizzati dal circolo universitario TURATI. In quegli anni si organizzavano sfilate di carri allegorici che simboleggiavano le varie facoltà universitarie.

Nel 1955 gli architetti si presentarono con un carro su cui era montata una casetta, attorno alla quale gli studenti d’architettura cantavano in coro. Uno alla volta, mentre il carro sfilava per le vie principali della città, gli studenti entravano nel carro e si trattenevano qualche minuto. Prima della sfilata gli universitari avevano fatto nascondere dentro il carro una donna di facili costumi e a turno entravano per tenergli compagnia. Molto riuscito fu uno scherzo che venne organizzato nel carnevale del 1950.

Erano iniziati gli scavi per realizzare in piazza poste la nuova sede della Banca d’Italia.
Da Ibla, su un camion, arrivarono alcuni operai con tute ed elmetti, accompagnati da un signore elegante. In quegli anni gli americani facevano i loro sondaggi per trovare i giacimenti di petrolio, per cui in pochi minuti si formò una folla di cittadini curiosi.

Gli operai recintarono con dei nastri lo scavo, e con treppiedi, cannocchiali e altri attrezzi iniziarono a fare delle ricerche. Poi si diffuse la voce che proprio in quel posto

c’era il petrolio e bisognava realizzare una trivella. Dallo scavo, venne tirato fuori un grosso CANTRO (vaso da notte) pieno di “CAUSUNEDDI”.
I finti operai si sedettero a mangiare fra le risate generali.

Carnevale 1983, tre giorni di incontri, partecipazione e allegria

Come tutte le cose, anche le più meritevoli, nascono dall’idea di pochi e per una serie di congiunture diverse e si realizzano con successo e condivisione collettiva. Il carnevale del 1983 fu uno di quelli che ebbe un successo strepitoso grazie ad un’ampia organizzazione che interessava tutta la popolazione attiva ragusana. Vi fu il coinvolgimento lodevole (per la novità dell’evento) di diverse anime della società civile, e non solo, che animò il centro storico di Ragusa alta. L’amministrazione pubblica designò come Direttore artistico dell’evento il dott. Angelo Campo, soprannominato nella sua accezione positiva “Putrisino” (Prezzemolo) per la sua nota versatilità.

Egli ebbe la capacità di individuare delle eccellenze artistiche locali e di stilare un programma di tre giorni di festeggiamenti per omaggiare il Carnevale voluto dall’amministrazione locale in un guizzo anomalo di vivacità culturale. Il Campo chiamò, in qualità di Regista teatrale, Gianni Battaglia che col suo gruppo di attori mise in scena la storia del carnevale nella cultura siciliana; un gruppo di musicisti locali (più somiglianti ai musicisti di Brema…), e un vero Maestro d’Arte per la realizzazione dei Carri, il Maestro Giuseppe Cascone, che già era stato progettista di carri in cartapesta delle sfilate di carnevale organizzate dal Circolo culturale “Turati “a Ragusa nel 1954.

Fu proprio il Maestro Cascone a raccontarmi dei suoi mitici Carnevali degli anni ’50 destando in me stupore e ammirazione. Infine, mancava una parte importante, l’animazione dei Carri Carnevaleschi, e in questa circostanza fui chiamato io come animatore. Al gruppo di animazione fu coniato il nome di “Il Calderone” (Nome dato proprio per la eterogeneità e temporalità di aggregazione).

L’Aneddoto Curioso

L’Amministrazione comunale aveva fornito al gruppo di animazione tutti gli abiti Carnevaleschi a condizione di non indorsarli se non per quella manifestazione. Quindi avevamo tutti l’esigenza di procurarci abiti mascherati per le occasioni ludiche che si sarebbero svolte al di là della manifestazione vera e propria. Decisi, in una notte quasi insonne, di vestirmi di Alto Prelato…di Cardinale! Ma subito dopo dovevo procurarmi il vestito e combattuto tra entusiasmo e disperazione mi venne in mente un’idea peregrina.

Il Sacrista del Duomo di San Giorgio di Ibla durante le cerimonie solenni usava mettersi una tunica con una mantellina rossa, l’ideale per il mio travestimento Cardinalizio! Se avessi ottenuto ciò sarei stato già a metà dell’opera. Andai l’indomani a trovare il Monsignore presso il Duomo e lo trovai in una chiesa quasi deserta… dove con passo felpato ed incerto mi avvicinai a Lui e gli dissi: “Padre sono il figlio dell’infermiera Pina Blundo volevo chiederle un favore…”.” Ehilà -esclamò il prelato-conosco la Vostra famiglia da tanto tempo, dimmi… cosa posso fare per Te?”. Fu in quel momento che sfoggiai tutto l’amore per il Teatro che era in me; gli dissi che dovevo partecipare ad una commedia teatrale e mi serviva la tunica del sacrista per fare il Cardinale… Monsignore, con sguardo perplesso ed interrogatorio, mi rispose: “Sai caro… il Sacrista è morto, e da tanto Tempo che non viene…” Lo smarrimento e l’incredulità delle sue parole crearono in me attimi di scoramento ma ripresomi gli dissi: “Ma Padre… se il Sacrista è morto, è normale che da tanto tempo non viene “. Il Prelato senza scomporsi più di tanto mi rispose con tono pacato e solenne: “Volevo dire che prima che lui morisse era da tanto tempo che non veniva… ciò nonostante se mi firmerai un documento che la tunica non ti servirà per altre prestazioni sarà Tua per tutto il tempo che Ti servirà…”

E fu così che io mi vestii per il carnevale del ’83 da cardinale… Finale dell’Evento I tre giorni passarono in fretta, nei Carri Il Gruppo si amalgamò in modo armonico ed entusiasta.

Al di là dei momenti sopra i Carri allegorici, dove sfoggiavamo gli abiti dati dall’amministrazione comunale, ci incontravamo nei luoghi o nelle sale per rivivere quell’allegria e quella adrenalina non ancora assopita del tutto… ed io con un po’ di perplessità per “ il peccato veniale” che avevo fatto nei confronti del Prelato del duomo di San Giorgio sfoggiai un abito Cardinalizio completo con cappello rosso e cordone dorato… Quei momenti di aggregazione furono per molti l’ inizio di un’amicizia che ancora oggi a distanza di 41 anni è viva.
Grazie a quel Carnevale atipico

Salvatore Battaglia
Presidente dell’Accademia

Cultura

Poste Italiane, annullo filatelico per i 30 anni dell’IGP del Cappero di Pantelleria

Redazione

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Lunedì 22 giugno il timbro, richiesto dalla Coop. Agricola Produttori Capperi

In occasione delle celebrazioni per i 30 anni dal riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta del cappero pantesco, Poste Italiane attiverà lunedì 22 giugno un servizio filatelico temporaneo con bollo speciale con la dicitura “30° Anniversario Riconoscimento IGP Cappero di Pantelleria – Cooperativa agricola Produttori Capperi – anni certificazione IGP 1996-2026” richiesto dalla stessa Cooperativa Agricola.

Dalle ore 9 alle 14 sarà possibile timbrare con il bollo speciale le corrispondenze presentate presso la postazione di Poste Italiane allestita all’interno dell’ufficio postale di Trapani Centro, in Piazza Vittorio Veneto.

Eventuali commissioni filateliche potranno essere inoltrate a:
Poste Italiane / Filiale di Trapani. Per qualsiasi informazione o curiosità sugli annulli e su tutto il mondo della filatelia è disponibile il sito filatelia.poste.it.

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Cultura

Pantelleria, gli orari estivi di apertura delle Mediateca Comunale

Direttore

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Si comunica che la Mediateca sarà aperta al pubblico nei seguenti giorni e orari:

Lunedì dalle ore 17:30 alle ore 20:30;
Mercoledì dalle ore 17:30 alle ore 20:30;
Venerdì dalle ore 17:30 alle ore 20:30.

Ricordiamo che nei locali si trova la mostra permanente delle opere di Michele Cossyro: quadri, istallazioni, donate alla comunità pantesca.

delle 100 opere, sono state donate al momento circa una sessantina, seguendo la divisione per tre anni consecutivi. Nel 2025, la seconda tranche.
Siamo in attesa della consegna conclusiva a completamento dell’immenso patrimonio messo a disposizione di un’isola ancor più ricca, in questo modo.

Il M° Cossyro ha così voluto rendere omaggio i suoi isolani con il pregio di quelle creazioni che in qualche maniera riconducono tutte all’isola, alla formazione dell’artista, alla genialità pantesca e alla genealogia dell’autore.

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Cultura

Solarino nell’Ottocento: continuità dinastica tra i Requesens e i Gravina attraverso Teresa Requesens, madre del principe Domenico Gravina

Laura Liistro

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SOLARINO – La storia di Solarino e della Terra di San Paolo non si conclude con la fondazione del paese nel Settecento. Una documentazione ottocentesca relativa all’amministrazione dei beni di San Paolo Solarino testimonia infatti come il legame con la famiglia Requesens fosse ancora vivo e presente attraverso i discendenti della casata che aveva dato origine alla comunità solarinese.

Un elemento particolarmente interessante emerge dall’analisi genealogica della famiglia Gravina. Il principe Domenico Benedetto Gravina, appartenente al potente ramo dei Principi di Comitini, era figlio di don Giuseppe Maria Gravina, VI principe di Comitini, e di donna Teresa Requesens, dei Principi di Pantelleria. Attraverso questa unione si riconsolidò l’incontro tra due delle più importanti famiglie aristocratiche della Sicilia, con il trasferimento ai Gravina anche di interessi, diritti e amministrazioni che affondavano le proprie radici nella storia dei Requesens che, nel corso dell’Ottocento, viveva una decadenza economica documentata. 

Sebbene il cognome Requesens non compaia direttamente nei documenti amministrativi relativi a Solarino, la loro presenza è evidente proprio attraverso Teresa, che rappresenta il collegamento dinastico tra la famiglia fondatrice della Terra di San Paolo e i Gravina di Comitini.

Ma Teresa Requesens non fu una figura qualunque. Era figlia di Francesco Requesens, Principe di Pantelleria, e di Anna Maria Bonanno, appartenente alla prestigiosa famiglia dei Principi della Cattolica.
Era sorella di Emanuele Requesens, figura di primo piano della vita politica siciliana tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, ricordato per il suo impegno in difesa delle prerogative del Regno di Sicilia e per la sua partecipazione alla vita parlamentare dell’Isola nei difficili anni delle riforme costituzionali e delle tensioni con il governo borbonico.

Era anche sorella di Caterina Requesens,  moglie di Antonio Riggio, principe della Catena che, fino alla fine dell’Ottocento, paga tasse di proprietà al Comune di San Paolo Solarino.

 

 
Attraverso Teresa, Emanuele e Caterina si delinea dunque una rete familiare che collegava direttamente Solarino ad alcune delle personalità più influenti della Sicilia dell’epoca.
 
Grazie a lei il patrimonio genealogico e il prestigio dei Requesens confluirono nella casa Gravina, contribuendo a rafforzarne ulteriormente il ruolo nell’aristocrazia isolana.

Il figlio Domenico Gravina, registrato storicamente con il nome completo di Domenico Benedetto Gravina e nato Francesco il 28 settembre 1807, rappresenta una delle figure più significative della nobiltà siciliana dell’Ottocento. Entrato giovanissimo nell’ordine benedettino presso il monastero di Monreale, assunse il nome di Domenico Benedetto e sviluppò una brillante carriera culturale e scientifica. Fu docente di fisica e filosofia, studioso di storia naturale, esperto di belle arti, architetto autodidatta, disegnatore ed entomologo, distinguendosi ben oltre i tradizionali ruoli dell’aristocrazia del suo tempo.
Tornato a Monreale nel 1852, si dedicò agli studi storici e artistici, lasciando numerose opere. Tra queste spiccano Alcune note sulle antichità di Sicilia (1839) e soprattutto Il Duomo di Monreale (1859-1870), monumentale lavoro corredato da 90 tavole cromolitografiche.

La sua importanza, tuttavia, non si limitò all’ambito culturale. Domenico apparteneva infatti a una delle casate più influenti della Sicilia. I Gravina di Comitini esercitavano un vasto controllo patrimoniale e amministrativo su numerosi territori e rendite, e la documentazione relativa ai canoni di San Paolo Solarino testimonia proprio la continuità di questa gestione nell’Ottocento. La presenza dei Gravina nei documenti non indica quindi un cambiamento rispetto al passato, ma la prosecuzione dell’autorità esercitata attraverso la linea ereditaria che univa Gravina e Requesens.

I Gravina di Comitini risiedevano principalmente a Palermo, dove la famiglia edificò il monumentale Palazzo Gravina di Comitini in via Maqueda, oggi sede istituzionale. Da questo centro di potere venivano amministrati beni, rendite e diritti distribuiti in diverse aree della Sicilia, compresi quelli collegati alla Terra di San Paolo e al territorio di Solarino.

In questo quadro storico assume un valore particolare il ruolo di Teresa Requesens. Attraverso di lei la tradizione familiare dei Principi di Pantelleria non soltanto si trasmette ai Gravina, ma continua a mantenere un rapporto diretto con la Terra di San Paolo anche durante l’Ottocento. La figura di Domenico Gravina diventa così il simbolo di questa continuità: da un lato erede della grande aristocrazia siciliana, dall’altro protagonista della vita culturale dell’Isola.

La presenza del nome Gravina nella documentazione amministrativa rappresenta dunque la naturale evoluzione di una storia iniziata con i Requesens. Una continuità dinastica che passa attraverso Teresa Requesens e trova nel principe Domenico Gravina uno dei suoi interpreti più autorevoli, confermando come le vicende di Solarino fossero ancora strettamente intrecciate con quelle di alcune delle più potenti famiglie della nobiltà siciliana.

A oltre due secoli dalla fondazione del paese, queste testimonianze restituiscono un’immagine più completa della storia solarinese, mostrando come i legami tra il territorio, i Requesens e i Gravina siano sopravvissuti ben oltre il Settecento, attraversando generazioni, successioni ereditarie e importanti eventi della storia della Sicilia.
 
Laura Liistro

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