Segui i nostri social

Cultura

Quando suonavano il simandro, gli allegri (ma non troppo) monaci di Pantelleria

Redazione

Pubblicato

-

“Al suono del sacro simandro, i monaci si radunino sotto il portico della chiesa…..” (dal Typicon di S.Giovanni Confessore, egumeno del monastero di Pantelleria)

*****

In diverse agiografie della chiesa greca, alla data del 4 agosto, viene abitualmente descritto, con il titolo di “omologhetes” -confessore-, un S. Giovanni di Pantelleria, egumeno, superiore di un monastero dell’isola. Il dato, di per sè, assunto in maniera non contestualizzata, potrebbe rappresentare nulla di più di una pura e semplice curiosità. Ma una ulteriore notizia su questo personaggio viene a confermarcene la storicità e la speciale considerazione in cui Giovanni egumeno era tenuto nell’ambito della chiesa bizantina. Sul finire degli anni 60 del secolo scorso uno storico della chiesa d’oriente rese pubblico un testo in paleoslavo, conosciuto attraverso tre manoscritti, di cui due conservati a Mosca, testo confinato fino allora nell’interesse e nell’attenzione degli storiografi del monachesimo russo. Il testo è la trascrizione dal greco, lingua della quale riaffiorano ogni tanto alcune parole originali, di un typicon, cioè di un ordinamento, di una raccolta di regole di un monastero. Ma la cosa sorprendente è che il monastero in questione è quello di Pantelleria, di cui S. Giovanni Confessore era l’egumeno, il superiore.

Un documento stilato in greco, a Pantelleria, era finito, per uno strano scherzo del destino, tra i documenti dell’ortodossia slava. D’altra parte la storia di Pantelleria si intreccia variamente con quella bizantina. Nel 551 essa fu conquistata dai bizantini che ne fecero soprattutto una importante fortezza militare. Al loro seguito arrivarono dei monaci Basiliani, che vi edificarono un monastero: il rito greco ortodosso, a parte la parentesi araba, durò a lungo a Pantelleria, tanto che nel 1300 sull’isola c’era ancora un vescovado greco. Dopo la sua conquista da parte degli arabi, avvenuta attorno all’anno 840, l’isola fu totalmente islamizzata e i monaci furono costretti a trasmigrare. Il typicon di Pantelleria, ancorchè dotato di una certa raffinatezza, presenta un linguaggio e un carattere arcaico, espressione di un monachesimo ancora genuino, ma di certo non ingenuo. Fu probabilmente realizzato nell’VIII secolo e rappresenta l’unico typikon monastico antecedente la riforma del monachesimo cenobitico di San Teodoro Studita (759-826), superiore del monastero di Stoudios a Costantinopoli, riforma che il typicon di Pantelleria potrebbe avere in un certo qual modo influenzato. Giovanni egumeno infatti non era sicuramente uno sprovveduto, era una persona dotata di solida cultura e riscuoteva una certa autorità nel consesso ecclesiale, anche al di fuori dell’isola, prova ne sia il fatto che il typicon da lui redatto raggiunse i confini orientali più remoti dell’impero bizantino. Il typicon di Pantelleria riguarda l’organizzazione monastica e dà indicazioni sui tempi di preghiera, di lavoro, sulla mensa, sulla disciplina e sulle pene. La nozione di comunità monastica tende a ricalcare un corpo mistico, con il superiore considerato come la testa, i funzionari come le mani e gli occhi ed i monaci ordinari come i piedi. La comunità vive infatti sotto un rigido dominio autoritario che non ammette eccezioni, organizzata in maniera rigorosamente gerarchica sotto il governo di un superiore, dei sorveglianti e degli anziani. Il superiore si sente investito di una autorità quasi divina: “Chi ha rifiutato questo mondo ed è entrato nello stato monastico per amore della sua salvezza non può essere salvato se non osserva le regole che intendo scrivere qui.” Tradotto: Qua si fa come dico io e non tollero discussioni. Il monaco è tenuto alla massima puntualità durante le sessioni di preghiera e di canto. E’ vietato sussurrare e bisbigliare, e comunicare per iscritto. Se uno dei monaci ha qualcosa da comunicare ad un confratello lo può fare solo all’aperto e in presenza degli altri monaci. La regola era rigidissima, con una disciplina quasi militare. Per il mantenimento di un certo ordine nel cenobio venivano applicate delle pene, considerate come un mezzo medicinale per guarire l’anima.

Per le infrazioni alle regole erano previste pene severe: sdraiarsi con la faccia a terra, privazione del cibo e spogliazione degli abiti monacali con conseguente espulsione dalla comunità. Addetti ai controlli erano i sorveglianti, ai quali bisognava portare il massimo rispetto- “Ti ingiungiamo di riverire i tuoi sorveglianti come riveriresti Dio stesso” Se la confraternita si accorgeva che alcuni erano pigri “….. alla fine della giornata, là dove si riuniscono per mangiare, infliggano loro la punizione dicendo: Poiché le vostre preghiere non sono state perfette, allo stesso modo, non mangiate “. In nessun altro tra i documenti della fondazione monastica bizantina medievale o dei loro predecessori tardo-antichi ci sono prove di un regime così cupo per la vita quotidiana e la disciplina come si trova qui. Particolare attenzione viene posta ad evitare possibili tentazioni di tipo omoerotico. Pertanto viene vietato portare un confratello nella propria cella per conversare con lui, è vietato tenersi per mano o abbracciarsi o baciarsi ed è vietato altresì cavalcare insieme una bestia da soma. Ed anche durante i rituali inchini bisogna rispettare il distanziamento sociale (frase perfettamente adeguata alla separazione gerarchica che vigeva nel monastero ) per evitare contatti fisici. Il digiuno non era soltanto una punizione. Infatti la giornata dei monaci era scandita dai canti e dalla preghiera, ma anche dal digiuno. “…. chi cerca la salvezza ed entra nello stato monastico, se è fisicamente sano…. digiuni durante il giorno. Se egli invece dovesse svolgere un lavoro pesante, gli si conceda di mangiare un quarto della porzione normale ed un bicchiere di vino prima del pasto…” Tradotto: toglietemi tutto ma non il mio buon bicchiere di passito! Prosit!

Giuseppe Abbita

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ambiente

Pantelleria Capitale del Mare, lunedì 26 presentazione ufficiale candidatura

Redazione

Pubblicato

il

Durante l’incontro verrà illustrato il percorso COSSYRA 4.0 – La Transizione Blu tra l’eredità archeologica e la maestria nautica

Lunedì 26 gennaio 2026, alle ore 10.30, presso l’Aula Consiliare, si terrà la presentazione ufficiale della candidatura di Pantelleria a Capitale Italiana del Mare 2026.

Durante l’incontro verrà illustrato il percorso COSSYRA 4.0 – La Transizione Blu tra l’eredità archeologica e la maestria nautica, con obiettivi, contenuti e prossimi passaggi della candidatura.
L’invito è rivolto a cittadine e cittadini, associazioni, operatori del mare e del turismo, imprese e realtà del territorio: un momento di condivisione e partecipazione per un progetto che riguarda l’intera comunità.

Leggi la notizia

Cronaca

Pantelleria, Cineteatro San Gaetano in veloce riapertura

Redazione

Pubblicato

il

I proprietari smentiscono fake news

In riferimento alle notizie apparse sui social, la Parrocchia San Gaetano in qualità di proprietaria dell’ omonimo Cineteatro, al fine di smentire le false notizie pubblicate, con la presente dichiara che la chiusura dei locali è dovuta al rinnovo della documentazione di sicurezza.

Il Comune di Pantelleria nella persona del Sig. Sindaco Fabrizio D’Ancona e del Dott. Salvatore Belvisi ci è di supporto al fine di espletare tutte le procedure previste, al fine di una rapida riapertura.

Leggi la notizia

Cultura

Pantelleria, il Teatro Busetta diventa parco e teatro all’aperto

Redazione

Pubblicato

il

Progetto di fattibilità tecnico-economica per la riqualificazione urbana dell’area Arena Busetta (parco urbano, teatro all’aperto e viabilità con parcheggi P3N)

Il Sindaco comunica che è stato completato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo all’intervento di riqualificazione urbana dell’area dell’Arena Busetta, così come previsto dalla scheda normativa n. 9 del Piano Particolareggiato di Recupero del Centro Storico.

Il progetto riguarda la realizzazione di un parco urbano, di un teatro all’aperto e di un nuovo sistema viario con annessi parcheggi P3N, ed è stato redatto nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti e della normativa tecnica e amministrativa applicabile.

Il progetto di fattibilità tecnico-economica è stato approvato dalla Giunta comunale, che ha espresso indirizzo favorevole alla prosecuzione dell’iter amministrativo finalizzato alla richiesta di finanziamento.

La documentazione progettuale sarà corredata da ulteriori atti necessari alla trasmissione all’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, ai fini della partecipazione al bando di finanziamento che, secondo le informazioni attualmente disponibili, dovrebbe essere pubblicato entro il mese di febbraio 2026.

Gli uffici comunali sono stati incaricati di predisporre e aggiornare tutti gli atti necessari affinché il Comune possa procedere tempestivamente alla presentazione della richiesta di finanziamento non appena il bando sarà formalmente emanato.

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza