Pantelleria tra paesaggi e personaggi: Zia Jolanda, donna straordinaria di Sibà – Seconda Parte

Concludiamo oggi l’intervista alla ‘zia’ Jolanda, donna d’altri tempi che
vive a Sibà.

Jolanda, e quando si doveva uscire, la sera, come si faceva al buio?
“Si accendeva il lampione, ma a volte non bastava. Allora ‘inventavamo’
qualcosa all’ultimo momento: all’estremità di un bastone di legno, attaccavamo
una grossa pezza inzuppata di petrolio…e vai, veloci!!!!”.
E non si mangiava, ‘zia’ Jolanda? Può essere mai che la donna non
cucinava?”, chiediamo, estendendoci nell’ambito culinario, di
amministrazione femminile, per l’universo domestico d’un tempo.
“Certo….normale! Si preparava tutto in casa, e tutti insieme: pane, ‘scuadate’,
‘viscottu’, biscotti, pasticciotti, cannoli, tutto! Di soli “mustazzoli” che ho fatto,
in questa casa non ci vanno! Per i giorni ‘normali’, non si cucinavano però
grandi cose, un giorno pasta, un giorno minestra, con i legumi e le verdure che
producevamo noi stessi: ceci, fagioli, patate, lenticchie. A proposito di
lenticchie, non le semina più nessuno, vorrei sapere come fanno a dire ancora
che, quelle che vendono, sono della nostra terra! Guai, però, ad apparecchiare,
se prima il marito non rientrava in casa, dopo la sua lunga giornata di lavoro!
C’era grande rispetto per il capofamiglia, quello che oggi manca alle famiglie
‘moderne’! C’erano rispetto ed ospitalità anche per gli amici, con cui si stava
insieme e ci si divertiva, magari giocando a carte, solo con la fiamma della
candela, o del lume; stima per i vicini, che io tuttora considero come fratelli o
sorelle. Oggi ci si preoccupa perché ogni tanto manca la corrente, senza capire
quali sono le cose davvero importanti. A tanti ragazzi dei tempi nuovi, vorrei
dire: ‘non sia mai, per voi, tornare indietro, quando si viveva con una lira!
Siamo diventati troppo sciuponi, anche noi ormai vecchi!’Ora siamo tutti
stanchi. Non si va in bagno con la macchina perché non c’è lo spazio per
entrarvi! I ragazzi di oggi non ce la farebbero a tornare indietro, no.”

E cosa pensate, ‘zia’ Jolanda, della crisi della coppia dei tempi di oggi?
“Ah,’core meo’! Son finiti i tempi in cui si cercava di comprendersi l’un l’altra!
Sono sposata da più di mezzo secolo, metteteci 6 anni di fidanzamento: in
tutto quasi settant’anni di santa pazienza! Sono arrivata all’età dei settanta,
mio marito dieci anni di più, e siamo qua!”.
A un certo punto, la nostra ormai cara zia riesce a convincersi che è arrivato
il momento d’una pausa: un caffè dal sapore antico accompagnato dai
‘moderni’ biscotti ‘Mulino Bianco’: un leggero cambiamento di abitudini,
giustificato dal desiderio di mantenere in vita l’immagine della famiglia
perfetta, perché i tempi corrono, e qualche volta, almeno, bisogna stare al
passo.
Tante altre storie, consuetudini, canti religiosi, devozioni, leggende e valori
intramontabili sono riemersi attraverso le parole di questa donna
semplicemente fantastica che ha saputo poetare sulla ‘Contrada del Mattino’
maturando rime coi profumi naturali del Sole, del Vento, della Luna, della
Montagna, soprattutto della Terra.
Un indimenticabile pomeriggio di tepore umano, seppure la
temperatura sia calata di parecchi gradi in questi giorni.
Promettendole di tornare ancora a farle visita, ci congediamo da lei, non prima
però d’averle scattato una foto:
“Una foto?…Vecchia fradicia!!!”, intanto che si accinge a pettinarsi per
mostrarsi al meglio. Un ritratto, il suo, nel quale concentrati i sentimenti della
bellezza interiore, dell’integrità morale, della generosità e dello splendore della
vita.

Franca Zona

© Riproduzione Riservata. 

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