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Cultura

Pantelleria, l’anarchico, il santo e il capitano

Orazio Ferrara

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Le ricerche genealogiche riservano molto spesso delle sorprese, a volte davvero stupefacenti. E’ appunto il caso che qui di seguito andiamo a snocciolare ai lettori del Giornale di Pantelleria. Mia madre, Caterina Salsedo, nei frequenti racconti sulla sua amata isola e sulle antiche famiglie pantesche, mi ha sempre detto e ripetuto che l’anarchico Andrea Salsedo era un lontano cugino di suo padre ovvero di mio nonno. La figura di Andrea Salsedo mi ha sempre intrigato e credo che io sia stato uno dei primi a farne conoscere in Italia la storia in tutta la sua drammaticità, tanto che il mio saggio, oltre ad essere pubblicato su numerosi giornali e siti internet, venne poi ripreso integralmente da Sicilia Libertaria (anni Novanta credo). Andrea Salsedo, nato a Pantelleria il 21 settembre 1881 da Giuseppe Salsedo e Silvestra Pavia, giornalista, scrittore, editore, ma soprattutto anarchico libertario, ateo e anticlericale fino al midollo, tanto da chiamare un figlio Joseph Ateo Salsedo. Arrestato e torturato dalla polizia americana per fargli rivelare l’organigramma degli anarchici attivi in Nord-America. Morto a seguito delle torture e quindi “suicidato” il 3 maggio 1921 dal quattordicesimo piano del Park Row Building a New York. Incuriosito da questa “cuginanza” (non in senso stretto, naturalmente) tra mio nonno, Salvatore Salsedo, e Andrea Salsedo un bel giorno iniziai a fare delle ricerche genealogiche al riguardo. Ero fiducioso, in quanto una volta mio nonno mi aveva detto che eravamo imparentati con i Silvia e i Bernardo e anni dopo, quando ho ricostruito l’albero genealogico completo di mia madre fino alla 7a generazione, ho avuto conferma che aveva detto il vero. Una Bernardo Maria Antonia era la sua nonna materna e una Silvia Caterina la sua bisnonna sempre dal lato materno. Per la verità per trovare prova di questa “cuginanza” non ho poi dovuto sudare molto. I capostipiti comuni sono il miles Giacomo Salsedo e sua moglie Francesca Siragusa, uniti in matrimonio il 30 ottobre 1634. Questa coppia ebbe numerosi figli, tra i quali Leonardo e Francesco. Da Leonardo Salsedo, coniugato con Antonia d’Aietti, discende mio nonno. Da Francesco Salsedo, sposato con Antonia Daidone, discende Andrea Salsedo. Francesco è un militare, cosa che conferma che, dal 1500 e fino alla prima metà dell’Ottocento, quasi tutti i maschi della Casata Salsedo nei vari rami hanno servito, nel corso delle generazioni, come “ufiziali” nella guarnigione del castello. Quindi l’anarchico Andrea Salsedo discende da una famiglia che teneva in alta considerazione le tradizioni militari. Ma la cosa stupefacente è che la coppia Francesco Salsedo e Antonia Daidone

ha sì un figlio di nome Giacomo, da cui discende direttamente Andrea, ma ne ha anche un altro che risponde nientemeno al nome di Angelo Maria Giuseppe Fortunato Salsedo, che nella sua vita sarà un quasi santo. Questo Angelo Maria Salsedo, frate cappuccino morto in odore di santità, era dotato di spirito profetico e del potere di esorcizzare i demoni. Era nato il 6 maggio 1690 appunto da Francesco Salsedo e Antonia Daidone. Fu superiore del convento dei cappuccini di Pantelleria, Lettore di Teologia a Marsala, Maestro dei novizi a Monte San Giuliano (adesso Erice), Missionario apostolico negli inospitali territori del Congo e dell’Angola in Africa, Annalista e storico della Provincia dei cappuccini di Palermo. Autore di vari libri, tra cui “Vita del servo di Dio f. Girolamo da Corlione” (anno 1751). Morì in Palermo il 7 giugno 1753. Come il suo avo fu instancabile diffusore della fede cristiana, così Andrea Salsedo fu instancabile diffusore della fede anarchica. Certamente le due figure sono agli antipodi nelle rispettive visioni della vita e del mondo (Weltanschauung), ma hanno in comune la stessa indomita intransigenza nei propri ideali e il saper scrivere in servizio di quest’ultimi. Ma nella presente ricerca genealogica mi sono imbattuto anche in un’altra grossa sorpresa, che credo avrebbe fatto arrabbiare oltremodo il nostro buon e amato Andrea Camilleri. Il citato miles Giacomo Salsedo e sua moglie Francesca Siragusa ebbero numerosi figli, tra i quali i già accennati Leonardo (ascendente di mio nonno) e Francesco (avo di Andrea) e uno di nome Giovanni. Quest’ultimo, sembra anch’egli “ufiziale” del castello, il 23 settembre 1692 contrae matrimonio con Cecilia Martinez de Cordoba. Ebbene da questa linea nascerà quel “macigno d’uomo”, così il lo storico D’Aietti, che risponde al nome di Vito Salsedo, l’indomito capitano della Guardia Nazionale dell’isola nei moti del 1848. Vito Salsedo, figlio di Giuseppe e Caterina Valenza, nei predetti moti fu il leader carismatico dell’ala conservatrice isolana e certamente si condusse con determinata spietatezza nella repressione della rivolta. Cosa che non poteva assolutamente perdonargli lo scrittore progressista Camilleri, che lo dipinse a fosche tinte nei suoi scritti. Ma la verità storica e i relativi documenti dicono tutt’altro, e un giorno ne scriveremo diffusamente. La dura repressione del capitano Vito Salsedo fu indirizzata principalmente contro degli incalliti e pericolosi criminali, già relegati nel castello, che di fatto avevano preso il sopravvento e quindi la guida della rivolta nell’isola, esautorando completamente l’ala progressista isolana. Non a caso i primi “coraggiosi” e “liberatori” atti di quei criminali erano stati la decapitazione del delegato borbonico e l’assassinio del suo fratellastro. Quando finalmente l’ordine e la sicurezza furono ristabiliti in Pantelleria e i relegati più riottosi erano stati nuovamente rinchiusi nei loro cameroni, tutta la popolazione tirò un sospiro di sollievo.

Ma la criminalità ebbe un ultimo colpo di coda, così un giorno, a tradimento perché non era uomo che si potesse affrontare impunemente a viso aperto, il capitano Vito Salsedo venne assassinato con una fucilata alle spalle. Corse voce, relata refero, che per questo fatto di sangue vi sia stato anche il beneplacito della mafia locale, sempre un tutt’uno con quella dei relegati. Era il 14 luglio 1848 e il capitano Vito Salsedo aveva solo 27 anni.

Orazio Ferrara

Foto: I rami Salsedo di Andrea, Angelo Maria e Vito

Cultura

Auguri agli studenti di Pantelleria impegnati negli esami di terza media e nell’Esame di Stato

Redazione

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Care studentesse e cari studenti di Pantelleria, a nome mio, dell’Assessore alla Pubblica Istruzione e dell’intera Amministrazione Comunale, desidero rivolgere un augurio affettuoso a tutti voi che state affrontando gli esami conclusivi della scuola secondaria di primo grado e a coloro che si apprestano a sostenere l’Esame di Stato. A voi, studenti di terza media, va l’augurio di vivere con serenità questo primo importante passaggio e di iniziare con entusiasmo il nuovo percorso che vi attende.

Un pensiero particolare è rivolto alle ragazze e ai ragazzi che affrontano l’Esame di Stato. Siete arrivati a una tappa importante, al termine di un percorso al quale avete dedicato tempo, impegno e determinazione. Vi esprimo tutto il nostro apprezzamento per il cammino compiuto. Siamo orgogliosi del vostro impegno. Affrontate questi giorni con serenità, ricordando che il valore del percorso compiuto non si misura soltanto attraverso un voto. Confidate nel vostro intuito.

Non abbiate paura di provare, di percorrere strade nuove e anche di sbagliare, perché spesso è proprio dalle cadute che si impara a rialzarsi e si comprende meglio quale direzione prendere. Guardate al futuro con fiducia, coltivate i vostri sogni e non lasciatevi scoraggiare dalle difficoltà. Trasformate i dubbi e le incertezze in energia, creatività e desiderio di costruire. Esplorate il mondo, cercate la vostra strada e scegliete liberamente dove realizzare il vostro futuro.

L’augurio più sincero è che le competenze, le esperienze e i sogni che maturerete possano trovare spazio anche qui, sulla nostra isola. Che possiate costruire a Pantelleria il vostro futuro o tornare un giorno per contribuire alla sua crescita. Pantelleria cresce anche con le vostre idee e la vostra energia. Un pensiero di gratitudine va anche ai docenti, ai dirigenti scolastici, al personale della scuola e alle famiglie, che vi hanno accompagnato durante questo percorso.

A tutti voi, il più grande in bocca al lupo.

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Cultura

Pantelleria, l’Acropoli San Marco e Santa Teresa avrà il suo cicerone. Ecco chi

Direttore

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Il Comune di Pantelleria, mediante delibera di giunta, relativamente al sito archeologico dell’Acropoli di San Marco e Santa Teresa  che costituisce uno dei più importanti complessi archeologici della Sicilia occidentale e dell’intero bacino del Mediterraneo, ha emesso parere favorevole circa l’assunzione di un accompangatore alla scoperta della storia  dell’isola.

Nello stralcio del documento ufficiale, leggiamo che il sito “rappresenta una testimonianza di eccezionale valore storico, archeologico e culturale delle civiltà che si sono succedute sull’isola di Pantelleria;
 l’area archeologica conserva importanti testimonianze delle epoche punica e romana dell’antica Cossyra, comprendenti resti delle fortificazioni, sistemi di terrazzamento, cisterne scavate nella roccia e numerosi reperti che documentano il ruolo strategico dell’isola nei traffici commerciali del Mediterraneo;
 il sito è interessato da un costante incremento dei flussi turistici e culturali, soprattutto durante la stagione estiva, con conseguente necessità di garantire un minimo servizio di accoglienza e orientamento ai visitatori;
 l’Amministrazione Comunale riconosce la valorizzazione del patrimonio archeologico quale elemento strategico per la crescita culturale, sociale ed economica del territorio, nonché quale strumento fondamentale per la promozione dell’identità storica dell’isola;
 con nota acquisita al protocollo comunale n. 11425 dell’11 maggio 2026, il sig. Silvestro Palazzolo, nato a Borgetto il 20 febbraio 1954 e residente in Pantelleria, ha manifestato la propria disponibilità a collaborare con il Comune di Pantelleria per la stagione estiva 2026 nell’ambito delle attività di valorizzazione del sito archeologico di San Marco;
 il sig. Palazzolo ha proposto di svolgere attività consistenti esclusivamente nell’accoglienza dei visitatori, nella fornitura di informazioni di base sul sito archeologico e nel supporto informativo e logistico ai fruitori dell’area, precisando espressamente che tali attività non comportano lo svolgimento di mansioni di guida turistica o guida archeologica;
 la collaborazione proposta verrebbe svolta per tre giornate settimanali nel corso della stagione estiva 2026 in regime di prestazione occasionale, con un compenso richiesto pari ad euro 100,00 netti settimanali, oltre eventuali oneri e ritenute di legge…

Il  rapporto di collaborazione avrà la durata limitata alla stagione estiva 2026 e sia svolto per tre giornate settimanali, secondo modalità operative definite dal competente Settore. 6. Di dare atto che il compenso da riconoscere per la prestazione è determinato in euro 100,00 netti settimanali, oltre eventuali oneri e ritenute di legge dovuti.
7. Di precisare che le attività affidate non comprendono in alcun modo l’esercizio di attività di guida turistica, guida archeologica o altre attività professionali riservate dalla normativa vigente.”

Il documento integrale: delibera di giunta n. 186-2026

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Cultura

11 giugno, torna sull’isola il Col. Belogi autore di “Pantelleria 1943 D-Day nel Mediterraneo”

Redazione

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Il Parco Nazionale di Pantelleria non dimentica l’11 giugno 1943: un

incontro con il Colonnello Marco Belogi 

Una riflessione su uno dei momenti più drammatici e significativi della sua storia recente, di cui Pantelleria è stata la protagonista In occasione dell’anniversario dell’Operazione Corkscrew (Cavatappi), la storica giornata dell’11 giugno in cui l’isola fu protagonista di una svolta cruciale della Seconda Guerra Mondiale, il Parco Nazionale di Pantelleria incontra Marco Belogi con il quale annuncia l’avvio di una collaborazione culturale.

Il colonnello Marco Belogi, capo Ufficio Operazioni Geospaziali dell’Istituto Geografico Militare (IGM), è autore del libro “Pantelleria D-Day nel Mediterraneo” la cui prima edizione risale al 2002. Tornato sull’isola dopo vent’anni ha fatto visita alla sede dell’Ente Parco Nazionale per porre le basi per un nuovo progetto di collaborazione che lo vedrà impegnato in un aggiornamento della sua celeberrima opera editoriale. Questa verrà arricchita con nuovi dati storici, fotografici e dettagli legati ai tre giorni che precedettero la resa dell’11 giugno 1943, in cui l’isola ha rivestito un ruolo strategico. Di seguito la riflessione del Colonnello Belogi su questa significativa giornata.

“In occasione della ricorrenza dell’11 giugno, l’isola di Pantelleria si ferma per commemorare uno dei momenti più drammatici e significativi della sua storia recente: la fine del tragico assedio del 1943 e la successiva caduta della piazzaforte militare per mano delle Forze Alleate, nell’ambito della storica Operazione Corkscrew (l’operazione “Cavatappi”). L’11 giugno 1943 rappresenta una data spartiacque per l’intera nazione. Dopo oltre un mese di devastanti e incessanti bombardamenti aerei, durante i quali furono sganciate sul territorio più 6000 tonnellate di esplosivo, cessavano i combattimenti sull’isola, trasformando di fatto Pantelleria nel primo lembo di territorio italiano e d’Europa a essere occupato dagli Alleati, anticipando di un mese il successivo sbarco in Sicilia. La memoria di quelle settimane di sofferenza è ancora viva nel tessuto sociale pantesco. Nonostante la durezza dell’attacco, la comunità locale e la guarnigione trovarono una miracolosa via di salvataggio all’interno delle storiche gallerie protette, riducendo drasticamente quello che avrebbe potuto essere un bilancio di vite umane catastrofico.”

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