Segui i nostri social

Cultura

“Pantelleria” incontra Cristiano Sormani Valli ed è poesia schietta e bella

Redazione

Pubblicato

-

Pantelleria

qui dove il mare circonda le nostre promesse e lo scheletro del riccio scintilla nel sole.

qui dove aria, acqua, fuoco e terra sono i pilastri del mondo.

qui lasciamo pezzi di noi mentre ci arrampichiamo sulla lava e i suoi disegni, movimenti di pietra.

i colori sono il nostro corpo. gialli, rossi e neri.

mentre l’acqua ribolle e la terra racconta la sua storia. qui fra fiori di cappero e d’aglio, uva di Zibibbo raccolta da mani esperte e ginocchia consumate dal lavoro. grappoli che trasformano il cuore in un liquore dolce come uno sguardo. qui nelle grotte che sudano da millenni la nostra pelle d’uomini affacciate su tramonti che commuovono. dattero e pertiche d’agave che stuzzicano il cielo. profumi d’origano e timo, petali di Bouganville.

un albero di mandorle, un limone centenario, un un cedro, un melograno come vicini di casa. qui dove gli olivi s’aggrappano alla terra per non essere strappati dalla Tramontana. odore di sole che segna una strada. qui dove si sta in piedi di fronte all’Africa, che appare come un miraggio. qui nel mezzo del mediterraneo.

piccoli come un Ulisse che non vuole ritornare. qui dove la lingua é piena di “k” e i nomi sono poesia dei luoghi di vicoli stretti, dammusi, muri e pietra per proteggere l’arancio.

 

qui nel cibo di Sicilia e Tunisia, qui dove conosci il valore dell’acqua e del silenzio. su quest’isola apparsa all’improvviso, il viola delle meduse ci fa da testimone.

non siamo noi a reggere l’universo ma quella forza di stelle e respiri. quella tenacia ostinata di vento e carezze che regola il farsi della vita. che regala un cuore di lago appoggiato in una vallata. un desiderio d’uomo, pianta o animale, respiro d’infinito.

 

LUGLIO 2022 Cristiano Sormani Valli

 

 

Cristiano Sormani Valli è nato nel 1972 nella provincia milanese. Ha scritto e pubblicato racconti, poesia, storie per bambini e romanzi. Fra i quali ricordiamo: Fino alle braci, Sabir Editore. La Bambina, Moretti&Vitali. Manuale d’incanto, con le illustrazioni di Alessandra Di Consoli, Sabir Editore. A che pagina è la nostra fortuna? Passi nei giorni straordinari, diario poetico scritto con Gianluigi Gherzi edito da AnimaMundi. Tre storie del bosco, con le illustrazioni di Mariachiara Tirinzoni, Rossana Trevisin, Alessandra Di Consoli. Auto-pubblicazione per finanziare la raccolta fondi “RICOSTRUIRE SENZA SOSTA LA SPERANZA”. Le avventure di Tinglit, il lampalampione, EreticaEdizioni. #cicalio – poesie da Twitter e FaceBook, CicoRivolta edizioni. SINcera, romanzo della FUCINA OKAPI, collettivo di scrittura di cui è fondatore e direttore artistico, Sabir Editore. Numerosi suoi testi hanno vinto concorsi e sono stati pubblicati in raccolte e riviste italiane. Insieme a Gianluigi Gherzi e AnimaMundi Editore, immagina i dialoghi fra poesia e pensiero de IL TEMPO CHE VIENE. Collabora e tiene il diario giornaliero del Cantiere Poetico per Santarcangelo di Romagna. É autore di testi teatrali, parole per canzoni e sceneggiature per cortometraggi. Con la compagnia teatrale ilinx ha realizzato diversi spettacoli coi quali ha partecipato ai più importanti festival italiani. Collabora con realtà sociali, immagina cortometraggi, suona il pianoforte. Quello che gli piace è condividere le sue passioni. Per questo gestisce laboratori di scrittura immaginaria e teatro. Dal 2020 è insegnante presso la scuola primaria di Trezzo Sull’Adda MI.

Ci tiene a dirlo. All’Accademia preferisce il circo, i boschi, il fiume. Agli Eroi, i poeti, i santi e i bambini. cristianosormanivalli@gmail.com | 0039 3349824918 facebook.com/cristianosormanivalli youtube.com/c/CristianoSormaniValli00 instagram.com/crisblakeofficial

 

In copertina foto di: Enrico Cartia

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

I racconti del vecchio marinaio pantesco: Di un viaggio ad Algeri e di una truvatura a Bonsulton / 3

Orazio Ferrara

Pubblicato

il

“Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria”

Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria.
Alla mia domanda se ricordasse o avesse mai sentito parlare di un posto detto sentiero o vigna di ‘u diàvulu. Rispose che quand’era ragazza, una volta, insieme col nonno aveva attraversato un sentiero abbandonato, che da Sataria saliva a Bonsulton. A un certo punto, prima di giungere a Bonsulton, erano arrivati in una zona di vecchie vigne, che il nonno disse chiamarsi ‘nfernu perché lì la terra sembrava emettere un calore innaturale quasi infernale, in compenso proprio lì maturava uno zibibbo dolcissimo, che non aveva eguali nell’isola. Più sopra c’era un vecchio dammuso diroccato circondato da folti rovi, che il nonno disse appartenere a una magara, conosciuta come ‘a Guardianu e morta tanti e tanti anni prima. L’arcano era stato finalmente svelato. La luna piena pendeva bassa sopra il mare di Pantelleria, trasformando lo specchio d’acqua di Cala Sataria in una brillante lastra di argento fuso. Qualche giorno prima avevo fatto un sopralluogo nei paraggi e avevo scoperto una parvenza di sentiero in ripida salita. Lo indicai a don Vito e sussurrai “Il sentiero è qui. Mangiato dal tempo, ma c’è”.

Ci arrampicammo in silenzio, lasciandoci alle spalle il profumo di zolfo e salsedine della grotta termale di Sataria. Il sentiero per la contrada di Bonsulton era una traccia fantasma, un corridoio di pietre laviche e terra arsa, sepolto da decenni di abbandono. Sotto la luce fredda della luna, quelle pietre laviche sembravano le ossa sparse di un gigante morto nella notte dei tempi. Attraversammo dei vigneti, da cui emanava un calore quasi soffocante, addolcito soltanto dal profumo dello zibibbo. All’improvviso, dopo un’ora circa di cammino, tra il frinire ossessivo delle cicale notturne, ci apparve la sagoma del dammuso.

Non era che un rudere, la cupola era parzialmente crollata e i muri massicci erano soffocati da una matassa di rovi arruffati e selvaggi, che sembravano posti lì a guardia contro eventuali curiosi. Non fu facile avere ragione di quei rovi dalle punte acuminate, ma alla fine riuscimmo ad aprire una breccia e a penetrare nell’interno. Alla luce ingannevole di una lanterna, cominciammo poi ad ispezionare con certosina pazienza le pareti. L’aria sapeva di polvere antica.
Ma non scoprimmo alcunché, sconfortati, ci sedemmo per terra. Eppure quell’antica carta non poteva mentire, da qualche parte in quel dammuso diroccato doveva esserci una truvatura. Dovevamo trovarla ad ogni costo.

Capitan Vito sembrava perduto dietro ai suoi pensieri, come stesse cercando qualcosa che solo i suoi ricordi d’infanzia sembravano suggerirgli. Poi si alzò e, deciso, corse nell’alcova, tastando le mura palmo a palmo. “Qui” disse, indicando una crepa sottile, quasi invisibile tra le numerose fessure dell’intonaco grezzo. Prese infine il suo inseparabile coltello di marinaio e cominciò ad allargare la crepa.

Un grosso frammento di muro cedette quasi subito, rivelando il vuoto di una profonda cavità. Quando la luce della lanterna illuminò l’interno, il respiro di entrambi si fermò di colpo. Davanti ai nostri occhi increduli c’era un forziere di duro legno di quercia, il cui coperchio faceva fatica a chiudere in quanto pieno zeppo di grosse monete d’oro, che adesso brillavano di una luce calda e sinistra ad un tempo.

Le monete erano escudi spagnoli d’oro del XVI secolo, con l’effigie di Filippo II, testimoni di un’epoca in cui l’isola era l’ombelico del Mediterraneo e rifugio di abili corsari cristiani. Le monete scivolarono tra le dita di don Vito con un tintinnio metallico che ruppe d’improvviso, facendoci trasalire, il silenzio secolare del vecchio dammuso. La luce della luna, passando dal tetto diruto, rendeva i riflessi di quegli scudi spagnoli quasi innaturali, di un giallo troppo vivo e acceso per sembrare vero. Eravamo finalmente ricchi.

Da quel momento non avremmo fatto mai più la vita errabonda e pericolosa del marinaio. Ma fu il pensiero di un solo attimo, perché capitan Vito subito disse ad alta voce “È troppo, per noi due soli”, poi aggiunse più sommesso “L’oro sepolto nel buio per secoli fermenta malizia e cattiveria. Questo denaro porta in sé la perfida malìa di chi lo ha accumulato con il sangue o con la rapina. Solo suddividendolo saggiamente eviteremo la maledizione e le conseguenti sventure”. Annuii silenziosamente. Decidemmo sul momento, con la solennità di un giuramento antico. Non avremmo tenuto per noi che una minima e piccola parte, quanto bastava per onorare la fatica della scoperta, lasciando che il resto, la stragrande parte, prendesse la via del bene. Una quota fu assegnata per i necessari lavori, impellenti ma sempre prorogati per mancanza di fondi, da farsi al veliero “Madonna di Trapani. Un’altra parte da suddividersi, in parti uguali, tra i membri dell’equipaggio che avevano rischiato la vita nel viaggio ad Algeri.

Infine la quota più consistente sarebbe andata, quale beneficenza, ad una fratanza religiosa di marittimi dell’isola, il cui scopo principale era provvedere ai bisogni delle vedove e degli orfani di chi, marinaio, non era più tornato dall’azzurra avventura sul mare ed aveva come tomba le acque amare del Mediterraneo. Scendemmo verso cala Sataria che era quasi l’alba. Il tesoro non ci aveva resi uomini ricchi, ma uomini liberi dal peso crudele e opprimente dell’avarizia, sì. Dopo aver suddiviso gli scudi d’oro come concordato, il “Madonna di Trapani” tolse gli ormeggi dal porto di Pantelleria per andare incontro ad una nuova avventura. Guardai verso Bonsulton e scorsi, seminascosto dai rovi, il

vecchio dammuso della truvatura e lo vidi risplendere ai primi raggi del sole. La nera oscurità, che un tempo lo abitava, era stata finalmente scacciata.

(3 – fine)

Orazio Ferrara

………………………………….
Seguici sul canale WhatsApp

Leggi la notizia

Cultura

Audizione pubblica per la De.Co. di Pantelleria

Direttore

Pubblicato

il

Riconoscimento degli elementi materiali e immateriali  identitari di una comunità

Il 23 p.v  alle 17 , presso il Qalea Hotel di  Via Cimillia – Suvaki, si terrà presso   il Cerimoniale della consegna del riconoscimento alla laboriosa comunità di Pantelleria di “Custode dell’identità Territoriale, della bandiera dei Borghi DeCo,  l’inaugurazione della Banca del GeniusLoci del Borgo DeCo”.
Nella mattinata l’apertura al pubblico
Tuttavia, l’apertura al pubblico sarà sempre il 23 maggio, dalle 11.30 fino alle  14.00, con manifestazioni di showcooking, degustazioni in presenza di tutte le cantine.

 L’evento è organizzato dal Comune di Pantelleria in collaborazione con il Parco Nazionale Isola di Pantelleria, la ProLoco di Pantelleria  e IDIMED Rete Nazionale di Borghi GeniusLoci DeCo e vede il finanziamneto dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana.

In questa occasione verranno trattati tutti gli argomenti (agricoltura, patrimonio UNESCO, cucina, tradizioni, ambiente) che rendono Pantelleria singolare, anzi,  come riporta il blog ReteBorghiDecoi: “Perché Pantelleria è un Caso Esemplare. L’esperienza pantesca dimostra che una De.Co. moderna è vincente solo se smette di voler essere un marchio commerciale.

“L’identità non è un reperto da museo, ma un processo comunitario ininterrotto.”
Attraverso l’Audizione Pubblica, la comunità di Pantelleria smette di essere “destinataria” di politiche turistiche e torna a essere protagonista del proprio destino culturale. La Banca del Genius Loci assicura che questo patrimonio resti un vantaggio collettivo, una risorsa per tutti e mai la rendita di posizione di pochi.

………………………………………………
Per tutte le notizie su Pantelleria, se ancora non lo fai, segui il nostro canale WhatsApp, è gratuito

Leggi la notizia

Spettacolo

La Compagnia Teatro Finestra di Gianni Bernardo compie 50 anni

Redazione

Pubblicato

il

La Compagnia Teatro Finestra compie 50 anni, la Città di Aprilia, gemellata con Pantellria, ne compie 90.
Due compleanni importanti, due destini, due storie che nella sfera culturale si intrecciano.
Era il 1976. Da allora molti eventi, traguardi, scommesse, distrazioni, applausi. Una storia (la nostra storia) che continua nel tempo, dando voce, “casa”, identità e riconoscimento culturale alla comunità, coinvolgendola, traghettandola nella narrazione dei tanti spettacoli rappresentati in Italia e all’estero che hanno marcato il cammino della Compagnia in questo mezzo secolo.

Cinquant’anni fa si alzava per la prima volta un sipario che non si è mai chiuso. Da allora il Teatro Finestra ha costruito una vita di storie, di memorie, di volti, di applausi, ha percorso e attraversato più della metà della vita della città.

………………………………………….
Segui Il Giornale di Pantelleria anche attraverso il canale WhatsApp

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza