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Cultura

Nasce Erice Xmas Tech, un nuovo evento di Nerd Attack

Marilu Giacalone

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Un nuovo evento targato Nerd Attack nasce a Erice: si tratta dell’Erice Xmas Tech. Per la prima volta, il Teatro Gebel Hamed, nel cuore del centro storico di Erice, si trasforma in una sala multimediale dedicata ai giovani e alla tecnologia.

Il 3, 4 e 5 gennaio 2023, con la magia del Natale e delle festività, l’Erice Xmas Tech porterà nel Borgo i giochi di ruolo e da tavolo, la realtà virtuale e quella aumentata.

Il Teatro sarà diviso idealmente in tre sezioni. Il VR Center sarà il regno della realtà virtuale. Con il termine realtà virtuale (a volte abbreviato in VR dall’inglese virtual reality) si identificano vari modi di simulazione di situazioni reali mediante l’utilizzo di computer e l’ausilio di interfacce appositamente sviluppate, come per esempio i visori. La realtà virtuale, per sua stessa definizione, simula la realtà effettiva. L’avanzamento delle tecnologie informatiche permette di navigare in ambientazioni foto realistiche in tempo reale, interagendo con gli oggetti presenti in esse. Anche se, a livello teorico, la realtà virtuale potrebbe essere costituita attraverso un sistema totalmente immersivo in cui tutti i sensi umani possono essere utilizzati (più specificamente realtà virtuale immersiva o RVI), attualmente il termine è applicato solitamente a qualsiasi tipo di simulazione virtuale creata attraverso l’uso del computer, dai videogiochi che vengono visualizzati su un normale schermo, alle applicazioni che richiedono l’uso degli appositi guanti muniti di sensori (wired gloves) e infine al World Wide Web.

L’Hado Arena prevede la creazione di un “campo di battaglia” attraverso la realtà aumentata. HADO è molto simile al gioco del Dodgeball o, per chi non conoscesse questa disciplina, a “palla avvelenata”(o“palla prigioniera” che dir si voglia). Due squadre, composte da tre atleti ciascuna, si sfidano in una arena al coperto, disposte ognuna nella propria area di campo: l’obiettivo del gioco è  colpire gli avversari con un pallone evitando, al contempo, di essere eliminati. La differenza fondamentale e rivoluzionaria con il Dodgeball classico risiede nello strumento usato per abbattere i rivali. Difatti la semplice, anzi, quasi banale, palla, viene sostituita da una sfera di pura luce simulata. L’ingresso nelle aree sarà gratuito e verrà richiesto un piccolo pagamento per poter giocare.

Infine, il Board Party prevede la creazione di uno spazio dove sarà possibile, in una grande area, immergersi in gioco da tavolo e di ruolo dove poter scoprire nuove uscite in anteprima attraverso i dimostratori, partecipare ai tornei o semplicemente divertirsi con amici. A questi vanno aggiunti i giochi derivanti dalle carte collezionabili come Magic: The Gathering, Pokemon Trading Card Game e Yu-Gi-Oh, per fare alcuni nomi. Infine, spazio alla fantasia con i giochi di ruolo (gdr). Un gioco di ruolo è un gioco in cui i partecipanti fingono di essere qualcun altro. Un gioco di ruolo cartaceo è una specie di mix tra un gioco di società e una rappresentazione teatrale (o un esercizio di scrittura creativa, se vogliamo). I gdr cartacei vengono giocati comodamente seduti attorno ad un tavolo; uno dei partecipanti svolge il ruolo di dungeon master (spesso abbreviato in master), una figura imparziale che narra gli eventi e stabilisce (tramite l’uso di regole e dadi) se le azioni degli altri giocatori vanno a buon fine oppure no; gli altri interpretano ciascuno un personaggio fittizio che vive delle avventure in un mondo più o meno reale, descritto dal master. Nei gdr cartacei le regole servono a simulare per quanto possibile le dinamiche del mondo reale oppure quelle di un determinato genere cinematografico o letterario, come il fantasy o i film d’azione americani. Non ci sono vincitori né perdenti. Lo scopo finale è vivere un’avventura, assaporare il gusto del rischio, vederei propri personaggi migliorare col tempo e godere dello stesso piacere che si prova nel leggere un libro avvincente o nel guardare un film: solo che nei gdr cartacei non c’è un copione già predeterminato come nei suddetti, ma soltanto un canovaccio che i giocatori possono stravolgere in qualsiasi momento grazie alle azioni combinate dei personaggi che interpretano.
 

Il Teatro “Gebel Hamed” nel cuore del Centro Storico di Erice che si trasformerà in una sala multimediale e tecnologica in occasione dell’Erice Xmas Tech il prossimo 3, 4 e 5 gennaio. 
Chi sono i Nerd Attack.
Nerd Attack nasce come trasmissione radiofonica di Radio102 del 2012. Va in onda ogni martedì e giovedì dalle 21.00 alle 22.30. Negli anni Nerd Attack si è evoluto sbarcando su YouTube e su Twitch e creando il Trapani Comix. Trapani Comix and Games è il primo Festival Mediterraneo della Cultura Pop che si svolge nella città di Trapani. È un evento dedicato alla celebrazione della cultura pop come il fumetto, il cinema d’animazione, il mondo videoludico e l’editoria. Ad ospitarla è la villa Comunale Margherita, un giardino da ventuno mila metri quadri che è stato impegnato con diverse aree tematiche adatte a tutti i target, in particolar modo famiglie e ragazzi dai 16 ai 30 anni. Data l’esperienza maturata nel campo organizzativo dai Nerd Attack, è stato possibile fin dalla prima edizione coinvolgere brand nazionali come partner e ospiti di caratura che hanno reso questo evento sin da subito uno dei più attesi e osservati di tutto il circuito nazionale. La città di Trapani s’è subito attestata come polo siciliano della cultura pop e videoludica.

Cultura

Ricerca, Regione investe su alta formazione: triplicate le borse di dottorato

Marilu Giacalone

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 Presidenza della Regione
Fondi più che triplicati, incremento del numero delle borse di dottorato regionali, che passano da circa 50 a 130 circa, regole più snelle e impulso alla collaborazione scientifica. La Regione, attraverso il dipartimento regionale dell’Istruzione, dell’università e del diritto allo studio, investe sull’alta specializzazione post-laurea potenziando le borse per i dottorati di ricerca negli atenei siciliani.

L’avviso, che utilizza risorse del programma Fse+ 2021-27, è stato illustrato nella sala conferenze dell’assessorato dell’Istruzione e formazione professionale, presenti l’assessore regionale e i rettori di Palermo, Catania, Messina, Kore di Enna e Lumsa di Palermo, oltre a enti e organismi di ricerca siciliani. Nello specifico, sono stati stanziati 12 milioni di euro; le borse sono state, anch’esse, quasi triplicate, ed è stato aumentato l’importo tramite il riconoscimento del budget annuale al dottorando.

Dall’assessorato anche l’incentivo concreto alla cooperazione virtuosa e trasversale tra le varie Università e altri soggetti della ricerca, aprendo la strada alle borse di studio (che dovranno toccare almeno la quota del 50 per cento di quelle finanziate complessivamente) da realizzarsi in collaborazione tra le Università e altri enti di ricerca vigilati dai ministeri, come il Cnr, o altri organismi di ricerca aventi sede operativa in Sicilia, mediante lo strumento del co-tutoraggio. Ancora, una linea di finanziamento peculiare è stata approntata per lo specifico sostegno ai corsi di dottorato di ricerca di interesse nazionale.

Il co-tutoraggio verrà attivato con riferimento alla singola borsa di dottorato sulla scorta di un accordo o convenzione tra Università ed ente o organismo di ricerca. Per ciascuna borsa regionale è previsto che il dottorando svolga un periodo di studi e ricerca all’estero tra 6 e 12 mesi.

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Cultura

Perduto e ritrovato dall’amore di Dio

Redazione

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 Sono nato in una famiglia cattolica come tante. Da bambino ho frequentato l’oratorio dei Salesiani e poi gli scout, il grande amore della mia vita. Dopo il liceo e la lettura di tanti testi religiosi, ho anche studiato teologia.
Avevo fame di mondo e di vita. Sono anche diventato giornalista e ho viaggiato molto.

Cercavo di essere un buon cristiano e pensavo di cercare sinceramente il Signore. Ma, in verità, lo cercavo con paura e con rabbia. Forse dentro di me Dio era come mio padre, un uomo di formazione militare. A Dio, come a mio padre, bisognava solo ubbidire e l’obbedienza non era mai perfetta. Ubbidivo a Dio ma non lo amavo. Dentro di me anzi lo detestavo e lo maledicevo.

Mio padre era un uomo violento. E per me Dio era come lui. Per quanto mi sforzassi, non avrei mai meritato il suo amore. Mi sono sentito spesso come un cane randagio, costretto a mendicare carezze e cibo. Fuggivo da Dio così come avevo passato l’infanzia e l’adolescenza a fuggire dall’umore imprevedibile di mio padre. Pensavo di conoscere Dio, in fondo avevo studiato teologia! Ma lo conoscevo “per sentito dire”, come Giobbe (42,5). In verità, ero morto dentro. Formalmente un buon cristiano, vivevo una vita disordinata. Priva di amore, in continua e sorda ribellione.

Ma il Signore mi ha messo nel cuore una grande nostalgia e mi ha dato la forza di volgere i miei passi verso di Lui. Nell’estate del 2018 durante un corso di esercizi spirituali ho meditato la parabola del figliol prodigo. Ho urlato a Dio tutta la mia rabbia. Ma all’improvviso mi sono accorto della bellezza che mi circondava: il cielo terso, la luce dorata del sole, il mare e le colline. E ho sentito forte, avvolgente il suo amore che mi sanava il cuore. Scoppiavo di gioia!  Il Signore mi aveva riportato in vita. Mi aveva fatto sentire di essere figlio sempre amato, che Lui c’era sempre stato e che dovevo solo aprirgli la porta perché Lui entrasse nella mia vita e prendesse tutto il mio dolore e la mia rabbia.

Più di trent’anni fa, mio padre era spirato fra le mie braccia chiedendomi di perdonarlo per il male che mi aveva fatto. Lo avevo assistito, fin sulla soglia della morte, combattuto da sentimenti contrastanti. Non ero stato capace di perdonarlo. Solo oggi, a distanza di tanto tempo, posso di dire di averlo veramente perdonato.

Dal giorno della mia conversione, ho desiderato solo vivere e parlare di questo amore.

Spero che la mia storia sia una piccola luce per chi ancora vive nelle tenebre della disperazione.

Davide Romano

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Cultura

Pantelleria e il cognome D’Arco che lascia perplessi. L’ipotesi di un mastro di telaio

Orazio Ferrara

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Un mastro di telaio nell’isola?

Il cognome D’Arco, che ritroviamo in Pantelleria nella seconda metà del 1500, è originario della Campania, in particolare del Salernitano e precisamente della zona Baronissi / Giffoni Valle Piana.

La casata ha per blasone: D’azzurro all’arco di portone d’argento, a basi d’oro; con la bordura composta d’oro e di rosso.

Il capostipite

Il capostipite in Pantelleria è Mattheus o Matteo D’Arco, nato circa l’anno 1565 e sposatosi (forse nel 1590) con tale Domenica. La presenza di questo cognome D’Arco nell’isola ci ha lasciati non poco perplessi. Altri casi di gente proveniente per quei tempi dal Salernitano non si riscontrano affatto nell’isola.

L’ipotesi

A questo punto abbiamo formulato un’ipotesi di lavoro.
Ripetiamo, per il lettore, ipotesi.
I D’Arco provengono da una zona in cui la tessitura è fortemente praticata, quindi è probabile che Matteo D’Arco fosse un mastro di telaio. E in Pantelleria la tessitura del cotone è in quel periodo sempre in auge, come d’altronde nei secoli precedenti e in quelli successivi. Questa l’ipotesi da cui partiamo.

Ma chi aveva fatto venire in quella sperduta isola mediterranea il nostro mastro di telaio Matteo D’Arco?

A rispondere e a rafforzare l’ipotesi cui sopra ci viene in aiuto un documento dell’anno 1515, che per delle “gualchiere e drapperie” ubicate nella zona originaria dei D’Arco (Baronissi-Giffoni) è previsto un provento di 120 ducati per rendita di corpi feudali al feudatario Giovanni Salsedo (da Giuseppe Cirillo – Verso la trama sottile / Feudo e protoindustria nel Regno di Napoli – Roma, 2012).

La scoperta di questo documento è una rivelazione. E non sembra affatto di essere in presenza di mere coincidenze. Il titolo di feudatario di questo Giovanni Salsedo non è poi molto dissimile da quello di barone di don Giovanni Salsedo, che castellano dell’isola la difende nelle incursioni barbaresche del 1550 e del 1553, in quest’ultimo anno venendo catturato dal corsaro Dragut.

Il feudatario

D’altronde anche gli anni in questione, 1515 e 1550/1553, non sono ostativi ad una identificazione dei due Giovanni in un unica persona. Il feudatario Giovanni, forse un giovane sui 20/25 erede di una casata che si andava affermando in quegli anni, beneficato, con la rendita di un corpo feudale, dalla Regia Corte, divenuto poi, sui 60 anni, il Giovanni castellano e governatore di Pantelleria.

L’ipotesi non peregrina è che sia stato proprio questo governatore che abbia fatto poi venire nell’isola, quale maestro di telaio, Matteo D’Arco.

I D’Arco che hanno prosperato per circa due secoli nell’isola

Dalla coppia primigenia Matteo D’Arco e Domenica nascono Lucia, Antonia, Giovanna, Leonora o Eleonora e un maschio di nome Francesco. Lucia D’Arco, nata il 14 dicembre 1588, contrae matrimonio il 24 settembre 1607 con Antonio Morales. Antonia D’Arco, nata circa l’anno 1589, coniugata in data 14 ottobre 1612 (domenica) con Jacobus o Giacomo Garsia, figlio di Giovani Garsia e sua moglie Giovanna.

Giovanna D’Arco, sposata il 21 novembre 1613 con Francesco Bonetto, figlio di Pietro e Caterina. Leonora D’Arco, sposata il 17 giugno 1617 con Vincentius o Vincenzo Brignone. Dalla coppia Antonia D’Arco e Giacomo Garsia nascono: Antonia Garsia, nata circa il 1614, andata in sposa il 8 gennaio 1633 (sabato) ad Andrea Rizzo, nato circa il 1610; Vincentius Garsia, sposato l’anno 1657 con Rosalia De Rodo. Rimasto vedovo, Vincenzo si risposa il 2 agosto 1676 con Caterina Romano. Francesco D’Arco di Matteo si sposa con tale Joanna o Giovanna, da cui ha Giuseppa D’Arco, che il 2 agosto 1643 (domenica) contrae matrimonio con Francesco Maccotta, figlio di Giovanni e di sua moglie Vita Giarratana.

Con Giuseppa si estingue il casato D’Arco in Pantelleria.

Orazio Ferrara

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