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Cultura

L’Ulivo degli Iblei, Solarino salotto di Memoria e Comunità aprendo Terra Tempus

Redazione

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Rassegna Terra Tempus – Prima Edizione: Sapori, Memorie e Identità del Sud

Si apre domani, venerdì 27 febbraio 2026, la prima edizione della rassegna Terra Tempus – La Via di Demetra, ideata dalla Galleria EtnoAntropologica, con il patrocinio gratuito del Comune di Solarino e della Regione Siciliana, con la collaborazione tecnico-scientifica del circuito Honos, e con la diretta collaborazione dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Tiziano Spada e della comunità solarinese.
L’iniziativa nasce per valorizzare l’identità popolare e il patrimonio materiale e immateriale del Sud Italia, con particolare attenzione al territorio degli Iblei.
La conferenza inaugurale, intitolata “L’ulivo come patrimonio degli Iblei tra archeologia, cultura materiale e memoria”, si terrà alle ore 17:00 nell’Aula Consiliare di Solarino. L’evento rappresenta un momento unico in cui archeologia ed etnoantropologia si incontrano, tracciando la prospettiva futura del progetto sociale “La Via di Demetra”, volto a riportare le antiche tradizioni agricole e artigianali nella vita quotidiana e nella comunità locale.
La conferenza vedrà i saluti istituzionali dell’On. Tiziano Spada, Sindaco di Solarino e interverranno illustri relatori: Lorenzo Guzzardi, dirigente archeologo dell’Amministrazione dei Beni Culturali della Regione Siciliana, con l’approfondimento “L’olio nel Mediterraneo antico”, Rosario Acquaviva, fondatore e direttore scientifico dell’Ecomuseo “I luoghi del lavoro contadino” di Buscemi, con “L’olivo: mito, storia e cultura materiale” e Laura Liistro, storico e promotrice sociale dei percorsi Honos, che racconterà “Le Vie di Demetra: il vecchio frantoio di Solarino e l’arte della molitura come memoria viva del territorio”. L’incontro sarà a cura di Maria Antonietta Liistro, curatrice del progetto e ideatrice del percorso culturale.

La rassegna proseguirà fino a maggio 2026 con un ricco calendario di eventi:

Marzo 2026
• 14 marzo, ore 17:00, Aula Consiliare – Inaugurazione “Banca della Nostra Memoria Solarino”
• 21 marzo, ore 20:00, Chiesa Madre San Paolo Apostolo – CRUX FIDELIS, III edizione “Vuci antichi”: Il Mistero della Passione con Carlo Faiello e i Lamentatori di Marianopol
• 22 marzo, ore 17:00, Aula Consiliare – CRUX FIDELIS: inaugurazione mostra fotografica e conferenza sui riti pasquali in Sicilia e tradizioni arberesche
• 27 marzo, ore 17:00, Aula Consiliare – Convegno “Padre Serafino Gozzo: Fede, Cultura e Impegno nella Storia del Territorio”

Aprile 2026
• 18 aprile, ore 17:00, Aula Consiliare – Convegno nazionale “I de Requesens e il Mediterraneo”, II edizione, I sessione
• 19 aprile, ore 17:00, Aula Consiliare – II sessione dello stesso convegno
• 24 aprile, ore 17:00 – Presentazione del libro “Requesens: Potere e Destino tra Spagna e Italia” di Salvatore La Monica e Vittorio Ricci, prefazione di Laura Liistro, con corteo storico rievocativo della fondazione di Solarino

Maggio 2026
• 16/17 maggio, Solarino, Vecchio Frantoio – “Un fine Settimana tra Sapori e Identità Mediterranea”, dedicata all’olivo, carrubbo, mandorlo e grano, con degustazioni guidate, stands dei produttori locali e percorsi sensoriali
La rassegna crea un ponte tra passato e futuro: tutela della memoria storica delle comunità agricole iblee, valorizzazione delle tradizioni locali e promozione di strumenti partecipativi e digitali come il progetto “La Via di Demetra”, che mette in rete produttori e tradizioni agroalimentari.

La conferenza inaugurale di domani segna un momento storico in cui archeologia, etnoantropologia e prospettiva sociale si incontrano, inaugurando un percorso culturale multidisciplinare unico nel suo genere, con l’obiettivo di restituire valore alle radici identitarie del territorio e coinvolgere attivamente la comunità solarinese.

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Cultura

Arriva “Mizzica!”, il podcast che racconta la Sicilia gastronomica dalla A alla Z

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Nel primo episodio, disponibile dalle 14,00 di giovedì 28 maggio, ospite di Francesco Lauricella lo chef Ciccio Sultano

Giovedì 28 maggio alle ore 14,00 debutta ufficialmente“Mizzica!”,il nuovo podcast ideato e condotto da Francesco Lauricella,che vuoleraccontare la Sicilia gastronomica dalla A alla Z.Il primo episodio vedrà come ospite d’eccezione lo chef,due stelle Michelin,Ciccio Sultano, delristorante Duomo di Ragusa Ibla, voce autorevole della cucina siciliana contemporanea.

“Mizzica!”sarà disponibile in formato video e audio su YouTube e su Spotify e sulle principalipiattaforme podcast, per offrire agli ascoltatori e agli spettatori un’esperienza immersiva eaccessibile.“La Sicilia si può raccontare anche attraverso il cibo, le tradizioni, la memoria e l’identitàgastronomica. Da questa idea–spiega Francesco Lauricella-nasce“Mizzica!”,il nuovo vodcastdedicato alla cultura gastronomica siciliana e alle storie che si nascondono dietro ingredienti,ricette e storie di successo”.

“Mizzica!”accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio dentro la Sicilia del gusto, raccontandolaparola per parola, attraversotestimonianze aneddoti e racconti dei protagonisti della scenagastronomica dell’isola.Non un semplice podcast di cucina, ma uno spazio narrativo in cui il cibo diventa strumento perparlare di territorio, identità, memoria collettiva e cultura popolare.Ogni episodio partirà dallastoria professionale e personale dell’ospite perarrivare aduna riflessione più ampia sul rapporto tracucina e comunità.Con uno stile diretto e autentico, Francesco Lauricella costruisce un racconto che uniscedivulgazione, competenza e passione per la Sicilia, dando voce a chef, produttori, artigiani custodidi antichi saperi ed interpreti del gusto siciliano contemporaneo.

Fra gli ospiti ci saranno Corrado Assenza del Caffè Sicilia di Noto; Roy Paci, musicista e grande appassionato di cibi; Tony Lo Coco, del ristorante una stella Michelin I Pupi di Bagheria e Presidente de La Sicilia di Ulisse; Pierpaolo Rutadi Antica Dolceria Bonajuto e tantialtricheraccontano la Sicilia come luogo che parla, cambia, resiste, non come un’etichetta ma come unvalore.—Mizzica! Podcast è realizzato da Distribuzioni Pellegrino;riprese video e montaggio sono diGiovanni Pellegrino.https://distribuzionipellegrino.comhttps://www.instagram.com/qpellegrino/

Francesco Lauricella Cinquantenne siciliano cresciuto alla foce dell’Imera meridionale, che divide in due la Sicilia, si è innamorato della cucina fin da bambino. Ha coltivato, inoltre, la passione per la politica e la  comunicazione, facendone il suo lavoro. Dopo importanti esperienze politiche, a Palermo e a Roma,ha cominciato ad occuparsi di gastronomia. Con Topic ha pubblicato Mizzica! Dizionario gastronomicosiciliano.

https://linktr.ee/fralauricellahttps://www.instagram.com/fralauricella/https://www.facebook.com/flauricella/https://www.tiktok.com/@francescolauricellahttps://www.linkedin.com/in/francescolauricella/https://x.com/FraLauricella—Mizzica! Podcast AND MOREYouTubehttps://youtu.be/JUOVBWOODh0Spotifyhttps://open.spotify.com/show/033iMOorqudBcgpV6YyLvk?si=2gM-W-UES3yAoRwJVJBc5g
Apple Podcasthttps://podcasts.apple.com/us/podcast/mizzica/id1896765844?itscg=30200&itsct=podcast_box&ls=1&mttnsubad=1896765844 Amazon Musichttps://music.amazon.it/podcasts/17b60dca-066c-4533-b8a2-1c2ae202535c/episodes/b40056c1-8783-4f3f-931f-48ebc96d704a/MIZZICACICCIO-SULTANO-EP-1-MIZZICA-PODCAST-BISOGNA-ESSERE-UN-PO-PICCOLI-E-UN-PO-GRANDI?ref=dm_sh_k05pHMUpeatMSgE3upKsaEDmnFacebookhttps://www.facebook.com/MizzicaNews

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Cultura

Il mare, una chat e un’antica vela: così rinasce la lancia pantesca

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Dalle parole nasce una barca. Eventi speciali tra Francesco Belvisi e Giovanni Ritunno

Per venti mesi un comandante e un designer si sono scritti, scambiandosi misure, fotografie, regolamenti di classe. Alla fine, da quelle parole, è nata una barca. E i due, a oggi, non si sono ancora incontrati.

Marsala, 16 maggio 2026
La lancia non scende in acqua. Il maltempo non lo permette. Il prete la benedice sulla banchina della Lega Navale, qualcuno la bagna con un gesto antico, e per oggi basta così.
Cinque metri e quaranta di pino di Svezia e gelso, una vela latina ancora ripiegata, il fasciame chiaro che aspetta il suo Canale. Sulla fiancata, in dialetto siciliano, un nome: Rusulia. Era Rosalia, la madre del comandante. Era così che la chiamava il padre, a Favignana.

Due voci, un linguaggio antico
Giovanni Ritunno, ufficiale Siremar in pensione, per anni ha governato i traghetti sulla rotta Trapani-Pantelleria. Figlio di pescatori, da bambino costruiva barche con le latte del tonno allo stabilimento Florio. Oggi osserva, gira gli scali, raccoglie lance sarde, gozzi campani, passere istriane, lancioni tunisini. Le confronta, le studia.
Francesco Belvisi, yacht designer, vive tra Milano e Pantelleria. Si occupa di stampa 3D applicata alla nautica e di progettazione di sistemi robotici. Ha un laboratorio dove le tecnologie più recenti servono a costruire cose vecchie di mille anni. Nelle loro conversazioni, per venti mesi, una regola tacita: niente nomi propri, sempre “Ingegnere” e “Comandante”. Una forma di rispetto marinaresca che ha dato peso a ogni decisione.


Dalla prima foto all’ultimo chiodo
Tutto comincia nel settembre 2024 con poche foto di lance sarde mandate via WhatsApp. Si discute della lunghezza, prima 5,20 metri poi 5,40. Si studia il regolamento della vela latina, si guarda al campionato italiano di Porto Santo Stefano.
Il comandante immagina, l’ingegnere disegna e modella. A ottobre arriva un imprevisto di salute. Il comandante chiede di accantonare tutto. Il progetto rischia di saltare. Belvisi non si arresta davvero: continua a limare i disegni in silenzio. Poco prima di Natale arrivano le forme definitive.
Passano le settimane, e a un certo punto è il comandante stesso a decidere di riprendere. A maggio 2025 il cantiere apre. Intorno ai due si forma una piccola corte di artigiani che attraversa il mare. Salvatore Lapillo costruisce la barca a Marsala. Francesco Bonanno, maestro d’ascia detto il Vikingo, ottantadue anni, fa l’antenna in mezza giornata. Emanuele Martinez, della veleria Zenitram, calcola posizione dell’albero e piano velico. Peppe Frettitta impellicciato la coperta in mogano sapelli, curvata a seguire la barca.
Antonio Enea, nostromo del Paolo Veronese, diventa il corriere marittimo del progetto: il timone parte da Pantelleria, attraversa il Canale custodito a bordo, arriva a Trapani. Una staffetta che le lance pantesche, in fondo, fanno da sempre. A un certo punto, fra una misura e l’altra, una frase di Belvisi resta sospesa nella chat come una mezza filosofia di vita: “le rifiniture prendono più tempo della costruzione.”

Il giorno del varo
Quel sabato di maggio Belvisi è bloccato a Pantelleria, sta ancora lavorando al progetto del timone, e un imprevisto lo trattiene sull’isola. Non riesce a imbarcarsi. Scrive: “Un timone ben fatto è il modo migliore per salutare la barca e accompagnarla al mare, anche senza esserci.” Il comandante risponde sereno, da isolano a isolano. Il mare è cattivo, la barca non viene calata. Resta a terra, benedetta e bagnata, in attesa del vero varo tecnico. Pochi giorni dopo, finalmente, la Rusulia tocca l’acqua. La linea di galleggiamento è quella giusta, l’assetto perfetto. “La barca era progettata bene”, dirà il comandante.

Due uomini che non si sono ancora visti
Ed è qui il dettaglio più sorprendente di tutta questa storia.
A oggi, comandante e ingegnere non si sono mai incontrati di persona. Belvisi non ha ancora visto la sua barca. Conosce ogni misura del fasciame, ogni grado di curvatura delle ordinate, sa esattamente quanto pesa l’antenna e dove va la scassa dell’albero, ma la Rusulia in carne e legno non l’ha ancora toccata. La conosce solo dai video del comandante e dalle foto dei cantieri. Una visita a bordo, per la messa a punto e i dettagli, è già fissata nel calendario di entrambi.
Quando arriverà, sarà la prima stretta di mano dopo quasi due anni di chat.

Una seconda lancia, e una scuola
Mentre quella di Marsala riceveva le ultime mani di pittura, a Pantelleria era già partito il cantiere di una seconda lancia, lunga 5,10 metri, costruita a Natale insieme a un gruppo di studenti dell’isola. Il sogno adesso si allarga: far scendere Lapillo da Marsala per avviare corsi di formazione, fondere in bronzo i bozzelli partendo da modelli stampati in 3D, mantenere bigotte in cipresso e bozzelli in frassino.
Certe cose si fanno come si sono sempre fatte. E quando non si possono fare così, si trova il modo di rispettarle lo stesso.

Tre lezioni di una storia di mare
Una barca di legno, nel 2026, non è un manufatto: è una rete di persone. Togli un nodo, il velaio o il nostromo del traghetto, e non c’è più.

Il digitale non sostituisce il mestiere, lo accompagna. La macchina a controllo numerico taglia le ordinate disegnate al computer, ma sono la sgorbia e l’occhio del maestro d’ascia a decidere se quella curva è giusta.
Le linee giuste non muoiono mai. La lancia pantesca somiglia alla passera istriana, alle lance sarde, ai lancioni di Kerkennah. Cugine. Un’unica grande famiglia di scafi che il Mediterraneo si è inventato perché tengono il mare, perché sanno come si porta un’antenna al vento.
In fondo è bastato questo. Due persone che per quasi due anni si sono scritte senza mai vedersi in faccia. Un nome di donna in dialetto siciliano scritto sulla fiancata.
E una forma antica è tornata a galleggiare.

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Cultura

Pantelleria Borgo Genius Loci De.Co.: ieri la consegna del riconoscimento

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Tanti gli attori chiamati in causa per mantenere il Genius Loci: tutta la comunità
Veronelli “L’agricoltura di qualità e il turismo di qualità sono le armi per lo sviluppo della nostra patria”

Ieri, 23 maggio 2026, si è tenuta la manifestazione di conferimento del riconoscimento di Borgo Genius Loci De.Co, presso gli accoglienti locali dell’Hotel Qalea.
Si è trattata di una full immertion nei gusti dell’isola: la mattina con la degustazione di vini di alcune delle cantine locali, del miele e della cucina, aprendo al pubblico gli spazi 
Nella foto, vediamo Marianna la chef de La Conchiglia, che ha preparato i baci panteschi per l’occasione, mentre il buffet è stato realizzato dallo chef Silvio Palazzolo.

Durante pomeriggio, invece si è dato spazio al convegno vero e proprio, moderato da una  brillante Francesca Di Giovanni.


Per l’organizzazone dell’attribuzione della De.Co. la regia e l’iniziativa è stata del Comune di Pantelleria, con l’attuale amministrazione D’Ancona, che spinge verso l’importanza dell’appartenenza, dell’identità di un popolo e dell’identificazione dello stesso attraverso le sue peculiarità che possono spaziare dall’agricolutra, all’alimentazione, all’ambiente. 

Fondamentale il supporto della ProLoco, rappresentata dal suo presidente Michela Silvia e dai soci Marcello Sparacio e Anna Rita Gabriele, e dell’Ente Parco Isola di Pantelleria che con i suoi tre uomini di punta, Presidente Italo Cucci, direttore Carmine Vitale ed esperto Davide Emma hanno ricostruito l’intera isola partendo dalle tradizione, passando all’ambiente e alla sostenibilità e mirando all’agricoltura, essenza vitale per l’economia della nostra Figlia del Vento.


Il Vicesindaco Adele Pineda, portando simpaticamente esempi del quotidiano casalingo, ha valorizzato l’essenza dell’agricoltura pantesca e dei piatti, che, come sappiamo, mangiati altrove non hanno lo stesso sapore nè lo stesso impatto. L’influenza dell’aria, degli umori della terra, del calore del sole e delle carezze delle stelle, sono così determinanti che anche un semplice ortaggio o un vino, degustati fuori dal nostro piccolo e immenso mondo, cambiano.

L’Assessore all’Agricoltura, Massimo Bonì, ha spiegato l’iter che ha portato Pantelleria alla De.Co. e agli approcci con il progetto di Luigi Veronelli (gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico italiano) una delle figure centrali proprio nella valorizzazione e nella diffusione del patrimonio enogastronomico nazionale.
Come spiegato più nel dettaglio dall’erede ideale, il Presidente Nino Sutera, presente ieri: Pantelleria non è tanto legata alla tipicità, bensì all’unicità. Solo qui si realizzano certi sapori, certi piccoli miracoli del gusto e questo valore va custodito gelosamente e con cura.

Infatti, attraverso la De.Co. il “prodotto” del territorio acquista una sua identità, con il potenziale importante per il  marketing, oltre a rappresentare una occasione per il recupero e la valorizzazione delle identità e le unicità locali.

“La De.Co. è “un prodotto del territorio” (un piatto, un dolce, un sapere, un evento, un lavoro artigianale, etc) con il quale una comunità si identifica per elementi di unicità e caratteristiche identitarie.”

Un tassello importante per la comunità, uno stimolo per la produttività, uno spunto per domande emblematiche sul lavoro, sui giovani e sulle sorti dell’isola. A tal proposito, è stato mostrato il documentario del M° Nicola Ferrara “I guardiani della terra”, dove padre e figlio Ferrandes si confrontano raccontando la loro testimonianza di agricoltori che “lottano” per la sopravvivenza della famiglia, dell’agricoltura e della cultura pantesche.

Diversi interventi degli addetti ai lavori, tra Salvatore Murana, Kety D’Ancona e Giampaolo Rampini (Resilea) testimoni del patrimonio straordinario custodito tra le rocce, i muretti a secco e il mare profondo, che ha bisogno, ora più che mai, di una spinta energica per uscire dal torpore in cui sta languendo per via dell’abbandono dei terreni, la fuga dei giovani, e altro ancora.

Tra le autorià era presente il Comandante della Capitaneria di Porto, Claudio Marrone.

La serata prevedeva una chiusura in compagnia, così il direttore dell’Hotel Qalea, Alessandro Oddo, ci ha invitati a prendere posto in sala da pranzo, per condividere qualche impressione sulla giornata, un bicchiere di vino locale e l’esperienza di una buona cosa fatta, la De.Co. 

Di seguito alcune immagini della mattinata.

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