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Cultura

La gita e la scoperta dell’arbusto di Lentisco in una Sicilia ancora autentica…

Redazione

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La camminata lungo il fiume mitologico… paradiso della natura in cui abitò Mercurio A Camminata

Pi camminari basta ca si vivu – Passu ri jornu a jornu Comu ri stazioni in stazioni – No trenu ro ma r’istinu Affaciatu re finestri e ne ciazzi – Ne signali e ne facci Sempri i stissi e sempri riversi – Come n’funnu su i paisaggi.

La partenza e la scoperta Era un’afosa giornata iblea di inizio estate, quando il cielo, striato di rosso e arancione, e il caldo soffocante rendeva nero il terreno e quasi lo bruciava. Il nostro pullman ci attendeva solitario sulla riva a sud del fiume Irminio. Gli animali si erano raccolti lungo le sponde polverose del fiume: la rana verde e il rospo, la volpe e i conigli… ma soprattutto le nutrie, nutrie in quantità. Io e Onofrio caricammo il nostro piccolo bagaglio sulle spalle e attraversammo il fiume nella parte bassa, prima che venissero tutti i compagni di avventura del gruppo estivo “Il Grest dei salesiani…”. Ma ancora non immaginavamo a cosa saremmo andati incontro di lì a poco.

Ai nostri occhi quello che si vedeva dalla riva appena approdati appariva un posto davvero magico: erano le rovine di un'antica casa colonica, probabilmente fatta costruire da un antico barone. Tra i marmi bianchi e semi lucenti erano spuntate piante di ogni tipo, che si erano spinte perfino dentro le camere disabitati da chissà quanti anni. Ai nostri occhi vedevamo agili balzi di gatti che entravano e uscivano come impazzite dalle finestre e dai tetti, sotto lo sguardo vigile di gazze che volavano in gruppo.

Eravamo attoniti sul da farsi… quando il nostro capo gruppo “Guglielmo…” richiamandoci all’ordine per stare tutti vicino, ci propose di esprimere ognuno delle proprie idee sul da farsi…, ed ecco che a un certo punto, Onofrio, l’amico mio più fidato, propose di fare un’escursione in quel bosco che si trovava vicino alle dune di sabbia, ricche di canneti e arbusti di cui sconoscevamo il nome. C’era chi appoggiava pienamente la sua idea e chi, come me, era un po' titubante perché della natura più di tanto io non mi fidavo e quindi avevo un po' di paura… dopo che i miei amici mi

ebbero rassicurato, insieme andammo senza esitazione alla scoperta del boschetto… (pensavo in cuor mio il famoso detto… l’unione fa la forza). Ci addentrammo in quel boschetto che dall’ esterno sembrava pericoloso e cupo, ma poco dopo scoprimmo che era un luogo magico. Oltre alle innumerevoli tonalità di verde che potevamo osservare, vi erano moltissimi animali, per lo più insetti, e ci divertimmo ad ammirarli, chi da vicino e chi da lontano.

Un poco più in profondità trovammo il fiume di cui conoscevamo solo la parte finale, solo la parte che ci "scorreva accanto". In questo fiumiciattolo abbiamo notato alcuni pesci che non avevamo mai visto prima, poiché la parte di fiume che conoscevamo era inquinata dagli scarichi di una fogna che si riversavano sulla parte finale del fiume. Inoltre, abbiamo potuto ammirare una varietà di fiori, dal più grande al più piccolo, dal colore più acceso al colore più spento.

Ah… dimenticavo che a farci da guida c’erano un sacerdote don Miraglia e un laico consacrato il mitico signor Furnari (un uomo tanto grande di corporatura quando buono… ma guai a farlo arrabbiare… una volta lo vidi lanciare un martello raso terra ai piedi di un ragazzo indisciplinato… altri tempi!).

L’erudizione di Don Miraglia e il mastice di Chios Don Miraglia chiamò tutto il gruppo ai piedi di un grande arbusto ed incominciò ad erudirci… ci disse che questo posto era un meraviglioso esempio di vegetazione naturale e testimoniava come le coste siciliane si presentavano un tempo. La caratteristica principale era la presenza della macchia-foresta, un’estesa vegetazionale formata da un fitto arbusteto di Lentisco… molti di noi non capirono subito cosa aveva detto, era la prima volta che tutti sentivamo quel nome, Il Miraglia sorridente lo ripeté ben volentieri ed in modo didascalico Len – Ti – Sco… detto pure “Ginepro coccolone” un arbusto che raggiungeva a suo dire… ragguardevoli dimensioni.

Don Miraglia ci stupì dicendoci che la caratteristica interessante di questa pianta è l’essudazione di una resina oleosa detta il mastice di Chios. Una leggenda racconta che Sant’Isidoro, dopo la conversione al cristianesimo, dovette scappare di casa e si rifugiò nell’isola greca di Kios, dove visse e morì in solitudine con la sola compagnia di un arbusto di lentisco, che dopo la morte del Santo, iniziò a versare lacrime di resina, per piangere la sorte di Isidoro. Siamo nel 250 d.C. circa, periodo a cui risale l’inizio della coltivazione intensiva di una speciale varietà di lentisco nell’isola di Chios, ( la Pistacia lentiscus ). Si dice anche che la resina cristallina (masticha), con quel grado di purezza che ne assicura l’efficacia medicinale, sia tale soltanto in questo luogo, nella zona meridionale dell’isola (Mastichoria), grazie al microclima presente, ma anche ai vulcani sottomarini e al suolo calcareo. Tale resina ha diverse proprietà curative: aumenta la salivazione, è antisettica e antidiarroica e la si raccoglie a fine settembre. Da millenni a Chios si coltiva il lentisco, per la produzione di mastice che nei secoli ha avuto grande rilevanza nei traffici commerciali, tanto che i genovesi, che se ne servivano per sentire meno la sete, alleviare la nausea e proteggere i marinai dalle malattie durante le spedizioni marittime, occuparono l’isola detta allora Scio nel 1346 fino al 1556, quando poi fu dominata dai turchi. Ma chi l’avrebbe detto… che dietro ad un semplice arbusto c’era tutto un mondo da scoprire…

Procedendo per un lungo percorso fummo sorpresi da tante suggestioni Tutto il gruppo procedette per Il fiume Irminio, il signor Furnari ci diceva che era il più lungo della provincia ragusana, nasce dal Monte Lauro, la vetta più alta del massiccio ibleo, poco distante dal fiume Anapo e lungo il suo percorso sfiora diverse città e cittadine, come Giarratana, Modica e Scicli. Oltre ad essere molto affascinante dal punto di vista naturalistico, è molto interessante anche perché porta con sé alcune mitiche leggende… Io lo interruppi subito dicendogli ( essendo un amante della cultura classica) se vi era qualche storia o leggenda classica sul nome del fiume Irminio… e il buon Furnari conoscendomi sorrise e mi disse che si aspettava da me questa domanda e subito egli esaudì la mia richiesta… Il suo nome, infatti, deriverebbe da quello del dio Mercurio, che vi avrebbe abitato. Plinio il Vecchio ipotizzò un’origine del nome “Irminio” da Hermes (nome latino di Mercurio), il Furnari non si dilungò più di tanto e trasse le sue conclusioni sulla gita e sul fiume dicendoci: -Ragazzi, Mitologia a parte, per preservare questo prezioso ambiente nel 1981 è stata istituita la “Riserva Speciale Biologica” con la stessa denominazione. La riserva rientra nei territori di Scicli e Ragusa, la si incontra percorrendo Donnalucata e Marina di Ragusa.

Il Pranzo e la sorpresa Tutti fummo soddisfatti e con grande piacere all’ombra del decantato Lentisco iniziò l’atteso pranzo a sacco… Già immaginavo cosa avrei trovato nel mio e generalmente non sbagliavo quasi mai… c’era sempre il dieci per cento di sorpresa… (che non guastava mai…), trovai la classica cotoletta impanata alla palermitana… due uova soda incartate da strati e strati di carta stagnola… ( avremmo potuto incartare Tutankhamon e famiglia…) e poi trovai l’inaspettato involucro misterioso… avvolto anch’esso in strati e strati di carta stagnola… e con grande curiosità mia e del mio amico Onofrio lo aprimmo in modo brusco e sgraziato e, meraviglia delle meraviglie, ci trovammo il pane cunzatu… la preparazione e gli ingredienti erano tratti da una ricetta che mia madre custodiva gelosamente in un libretto con altre ricette regalatele da sua mamma cioè mia nonna Giovanna… E ancora oggi ricordo punto per punto sia la premessa che la ricetta descritta: Ppi l’amici re ma amici, simenza ntò munnu, ppi nun scurdari u piaciri di mangiarisi u pani cunzatu, eccu ‘na ricetta sbriciula sbriciula (poi ognunu è libbiru di mittiricci chiddu ca voli) 'Ngridienti ppi 4 amici: * 1 kg di pani (e facemu un chilu e mezzu basta ca c’è a paci) * pumadori maturi e citrigni * furmaggiu a piaciri (cunsigniatu u caciu cavallu) * na para d’acciughi salati * ogghiu illibbatu ma raccumannu * sali, rjinu, pipi (o peperoncino) * capuliatu U pani a ssiri cauru cauru, megghiu si è di granu duru e chiddu 'i casa, Tagghiatilu a mità in sensu orizzuntali, faciti da tutti due i parti cco; cuteddu solchi 'ntà muddica e mittitici ogghiu e sali. Chista è a basi ora si ponu mettiri l’autri cosi, secunnu gustu: i pumadori, furmaggiu picurinu, l’acciughi salati, u rjinu, u pipi etc. Mittiti i ddu mezzi una supra all’autra e scacciatili bonu bonu accussì tuttu l’ogghiu si sciogghi tò pani. Tagghiati a pezzi e… cu c’arriva arriva ah Una metà del mio pane “cunzatu” lo regalai ad Onofrio pretendendo in cambio da lui la cassata di ricotta e cioccolato fatta da suo zio pasticciere il signor Malandrino (titolare a Ragusa di un’ottima pasticceria rinomata sia per il gusto prelibato che per le dimensione dei suoi prodotti di pasticceria, uno fra tutti era il

blasonato Macallè… si trattava di una deliziosa spirale di soffice pasta brioche fritta, farcita di crema di ricotta e gocce di cioccolato… ). Ci avviammo per il pullman e notai che in tutti noi c’era quella soddisfazione di aver trascorso una bella gita ricca di suggestioni di vera amicizia e solidarietà … e anche di buoni sapori all’ombra dell’ormai conosciutissimo Lentisco eletto da tutti noi il re della riserva dell’Irminio…

Salvatore Battaglia Presidente Accademia delle Prefi

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Cultura

Al via le serate danzanti nei Circoli di Pantelleria: tutto il calendario

Redazione

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Sono ricominciate le serate danzanti nei circoli di Pantelleria!

Per il terzo anno consecutivo Pantelleria Experience ha creato il Calendario Unificato dei Circoli, con tutte le date delle serate raccolte in un unico PDF.

ℹ️ Ricordiamo che l’ingresso ai circoli è riservato ai soli soci.
📥 Per scaricare il calendario:
👉 https://pantelleriaexperience.it/it/altro-item/calendario_unificato_serate_danzanti_carnevale_pantesco-120
poi clicca su “Scarica il programma”.

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Cultura

Pantelleria, “La Corsa della Befana”: buona la prima. Tanta partecipazione e divertimento

Direttore

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Lo scorso 4 gennaio si è svolta “La Corsa della Befana”, organizzata dai commercianti di U Chiano Nico. Tutto è andato come doveva e anche il tempo è stato clemente, concedendo una pausa per consentire lo svolgimento di una non competizione podistica.
I circa 80 iscritti hanno seguito il percorso prefissato dimenticando l’agonismo e correndo con il magnanimo sorriso della condivisione e dell’amicizia.

La Prima edizione si è rivelata molto più di un semplice evento sportivo: è stata una giornata di gioia partecipazione, capace di unire persone di tutte le età nel segno dello sport e della tradizione.
U Chiano Nico animato da grandi e bambini è stato trasformato in uno spazio di incontro e allegria, dove lo spirito della Befana ha fatto da filo conduttore a ogni momento della giornata.
Questa prima edizione ha rappresentato una sfida e, allo stesso tempo, un’importante soddisfazione confermando che iniziative come questa hanno un valore che va oltre la corsa stessa. Sono occasioni che rafforzano i legami, promuovono uno stile di vita attivo e lasciano un ricordo positivo in chi vi prende part

I ringraziamenti degli organizzatori:
Desideriamo esprimere il nostro più sincero ringraziamento a tutti per aver contribuito al successo della Prima Edizione de “La Corsa della Befana”.

Grazie all’ entusiasmo e al prezioso supporto di coloro i quali hanno creduto in questo progetto fin dall’ inizio e lo hanno sostenuto, è stato possibile trasformare un’idea in un evento reale, partecipato e ricco di entusiasmo, capace di unire sport e spirito di comunità.

E’ stato un pomeriggio all’ insegna della spensieratezza e divertimento. Vogliamo ricordare i riconoscimenti speciali assegnati durante l’ evento che hanno voluto celebrare non solo la competizione, ma soprattutto i valori di inclusione, partecipazione e condivisione.

Oltre aver premiato i vincitori e la befana eletta dai bambini abbiamo avuto  l’ onore di premiare il partecipante più anziano (classe 1948), la più giovane (classe 2023), Suor Isella e un ragazzo dell’Associazione Albero Azzurro, testimonianza concreta di come lo sport possa essere aperto a tutti.

 Un ringraziamento speciale va agli SPONSOR che vanno assolutamente menzionati per la loro disponibilità nel donare i Premi:

– GR GREEN CARBURANTI di Romano Giuseppe & C. Via Kazen Pantelleria;
– FARMACIA GANCI di Cammilla Ganci;
BAR PASTICCERIA “DA GIOVANNI”
– PINA FRUTTA&VERDURA di Nicholas Rizzo;
– CARTOLIBRERIA MACCOTTA di Gianfranco Maccotta & Co.;
– NEW GENERATION di Caterina Gabriele;
– IL TIMONE di Sonia Delli Paoli
– FOTO SPORT SERAFINO di Serafino Graziano;
– Enza Franco (mamma solidale);


 Un GRAZIE di cuore per aver offerto  ristoro e  merenda ai bambini và a:
– CICCI’S BAR di Maria Veronese con la sua “dolce” cioccolata calda e panini con la nutella;
– CASA DELLA FRUTTA di Quartana Davide per la frutta offerta;
– TONY CINA’;
– CIRCOLO OGIGIA

Un sentito ringraziamento va ai volontari e ai gruppi che hanno donato il proprio tempo, energie e competenze contribuendo alla buona riuscita dell’evento:

-GIULIANA SERRACCHIOLI;
-LUIGI LABANTI;
– I RAGAZZI DE LA MULATTIERA APS;
– PANTEL IMPIANTI;
– GIANPAOLO RAMPINI (il nostro apripista in bicicletta)
– RESILEA APS;
– DORAPIA
– Rossella Casano, Sonia Delli Paoli, Marianna Casano e Florinda Valenza nelle vesti delle SIMPATICHE BEFANE;
-AMICI di U CHIANO NICO (Graziella, Camilla, Mariangela e Mariarosa)

Grazie per le forniturea: Despar, Mediterranea Service, Terremoto e Cinà.

 Per ultimo, ma non per importanza, esprimiamo gratitudine per il loro supporto tecnico e logistico a:
– I VIGILI URBANI;
– ANPANA;
– CROCE ROSSA

GRAZIE DI VERO CUORE A TUTTI I PARTECIPANTI, GRANDI E PICCINI!
Questa prima edizione rappresenta per noi un importante punto di partenza. Il successo ottenuto è motivo di grande orgoglio e uno stimolo a continuare su questa strada, con l’auspicio di ritrovarci ancora più numerosi nelle prossime edizioni.

Grazie di cuore a tutti voi per aver condiviso questa bellissima giornata  al Chiano Nico.

Tutte le foto

https://photos.google.com/share/AF1QipNdd1ZXJ6oCAfQzk2dZyZiqbXkR0z-xs0kHaRDuMWp0oM_vn4CmqizhrfIG_k1qzg?pli=1&key=WXZJc3VzY1BKa3YxclJlV1dfZVJZS3I4aHhqT2l3

Le immagini sono opera di Clara Garsia, Francesca Graziano e Mario Valenza

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Cultura

Pantelleria, le lance pantesche dal mito all’attualità digitale in mano ai giovani

Direttore

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Intervista ai ragazzi del corso di costruzione di lance pantesche, organizzato da Francesco Belvisi e Paolo Formentini

Il fascino delle lance pantesche è sempre molto forte e quando si sente parlare di esse e mastri d’ascia che ne hanno curato la realizzazione nei tempi che furono, per i panteschi è un sommuovere di emozioni, ricordi, passioni.

Negli ultimi tempi, la vela è tornata ad animare le estati pantesche, con spettacolari regate tra i flutti, doppiando sporgenze rocciose allo schioccar di fiocchi e rande.

La novità nel mondo delle lance pantesche
Adesso abbiamo una novità, per la nautica isolana: dopo oltre 20 anni Pantelleria riscopre la costruzione della lancia pantesca: un prototipo tra tradizione e fabbricazione digitale per riaprire l’accesso ai giovani.
Circa vent’anni fa, con la scomparsa dell’abilissimo mastro Chicco — figura che ha rappresentato una delle massime espressioni della costruzione delle lance pantesche — a Pantelleria si è interrotta la realizzazione di nuove imbarcazioni. Da allora si è aperta una discontinuità nella trasmissione del sapere: un vuoto che riguarda non solo la costruzione in sé, ma anche la possibilità di far vivere questa tradizione in modo continuativo.

L’obiettivo
Oggi Pantelleria torna a parlare il linguaggio della lancia pantesca, imbarcazione simbolo della cultura marinara dell’isola, attraverso un percorso che mette insieme costruzione tradizionale e strumenti di progettazione digitale. L’obiettivo è riattivare competenze locali, documentare un sapere prezioso e offrire ai più giovani un’occasione concreta per avvicinarsi a questa tradizione.

L’attività è stata avviata a partire da un prototipo, concepito come strumento didattico e sperimentale: imparare facendo, verificare soluzioni, costruire metodo e ricostruire una continuità che sull’isola si era interrotta.
Il percorso si fonda su due assi complementari:

  • il coordinamento tecnico e digitale di Francesco Belvisi, yacht designer ed esperto di stampa 3D,
  • gli insegnamenti artigianali di Paolo Formentini, artigiano e istruttore di vela.

Un progetto aperto
Il progetto di costruzione dell’imbarcazione fa parte delle attività laboratoriali del progetto Stem Power (2024-POL-00029) finanziato dal Fondo per la Repubblica Digitale e che vede tra i partner anche il FabLab Palermo.
Le attività sono state svolte in collaborazione con il FabLab Western Sicily, che cinque anni fa ha lanciato una sede a Pantelleria presso l’Istituto di Istruzione Superiore Almanza, con il supporto del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Le attività progettuali che sono rivolte agli studenti delle scuole superiori di secondo grado prevedono altri laboratori creativi sul tema della fabbricazione digitale e della stampa 3D e corsi di formazione sull’intelligenza artificiale 

Il progetto si apre alla partecipazione di partner e sponsor interessati a sostenere la fase di completamento della costruzione della lancia pantesca e a rendere possibile la replicabilità del modello: più edizioni formative, più attività in mare, più opportunità per i giovani e, soprattutto, più lance pantesche di nuovo naviganti.


Un patrimonio vivo, ma oggi poco fruibile
Il progetto nasce anche da una constatazione semplice: le lance pantesche oggi sono poche in mare e, per un giovane, non è facile avvicinarsi a questo mondo — soprattutto se mancano barche disponibili e occasioni continuative di pratica.

In molte realtà insulari, la continuità delle tradizioni nautiche si regge anche sulla condivisione: la possibilità di partecipare, osservare, fare esperienza a bordo. A Pantelleria, invece, le lance rimaste sono spesso legate a contesti specifici e non sempre è semplice trovare occasioni regolari di avvicinamento e allenamento. È anche per questo che il lavoro su un prototipo e su un metodo trasmissibile assume un valore particolare.

Francesco Belvisi
In questo quadro si colloca la riflessione di Francesco Belvisi, che sottolinea come il tema non sia la “mancanza di interesse” dei giovani, ma la disponibilità di percorsi reali e comprensibili:

Francesco Belvisi: «Si dice spesso che i giovani non vogliano impegnarsi nei lavori tradizionali. In laboratorio abbiamo visto l’opposto: entusiasmo nel montare le ordinate e nel prendere confidenza con strumenti come martello, avvitatore, seghetto, calibro, metro, morse e colle. Il punto è che troppo spesso diamo per scontato che questo sapere sia irraggiungibile. In realtà, se lo scomponiamo in passaggi chiari, diventa stimolante.»

Belvisi collega direttamente questo approccio alla progettazione digitale:

Francesco Belvisi: «La modellazione 3D non sostituisce il legno: aiuta a capire. Permette di leggere le forme, verificare misure, ridurre gli errori e soprattutto semplificare un processo. È un modo concreto per far sì che il sapere si trasmetta davvero.»

E richiama il legame tra disponibilità delle barche e circuito sportivo:

Francesco Belvisi: «Se le barche sono poche, anche la partecipazione alle regate tende a diventare più selettiva. L’obiettivo è riaprire la filiera: più competenze, più occasioni, più barche in acqua.»

Il ruolo dell’artigianato: gesti, sicurezza, metodo. Paolo Formentini
Accanto alla parte progettuale, la dimensione del “fare” è stata curata da Paolo Formentini, istruttore di vela, che ha guidato la trasmissione delle tecniche artigianali legate alla costruzione e all’assemblaggio:

Paolo Formentini: «se qualcuno pensa che si possa fare una barca interamente con la fabbricazione digitale si sbaglia di grosso, la precisione, attenzione nelle finiture e assemblaggio sono fondamentali per realizzare una imbarcazione realmente funzionante »

Formentini evidenzia anche il valore formativo dell’esperienza pratica:

Paolo Formentini: «Quando vedono che una misura corretta fa combaciare le parti e che un montaggio ben fatto “tiene”, scatta qualcosa. Non è teoria: è responsabilità, coordinamento, cura del dettaglio. Sono competenze che restano e che possono essere trasferite anche ad altri ambiti.»

FabLab: didattica e strumenti per rendere il sapere trasferibile
Il contributo dei FabLab Western Sicily ha rafforzato l’impianto contemporaneo sul piano della didattica: strumenti e linguaggi utili a rendere più chiaro il percorso di apprendimento e più semplice la trasmissione del metodo. Il lavoro è partito dall’uso di stampanti 3D, dalla realizzazione di modellini, e da strumenti digitali che hanno semplificato la modellazione e la comprensione delle forme, applicando poi queste competenze a un elemento altamente rappresentativo per Pantelleria e oggi esposto al rischio di rarefazione.

Su questa linea si inserisce la dichiarazione di Martina Ferracane per FabLab Western Sicily: “Il progetto di realizzazione della lancia pantesca riflette perfettamente il modello didattico che il FabLab Western Sicily promuove nelle scuole siciliane da 10 anni. In questo progetto gli studenti acquisiscono competenze digitali e creative non come fine ultimo, ma come strumento per realizzare un progetto concreto e che li appassiona. Progetti come questo consentono agli studenti di diventare veri e propri creatori digitali!”

Le voci dei ragazzi: dal “mito” alla possibilità
Tra i partecipanti, la dimensione più evidente è la scoperta: la lancia pantesca smette di essere un mito irraggiungibile e diventa un percorso comprensibile, fatto di passaggi, strumenti e competenze.

I ragazzi sono i veri protagonisti di tutto questo e tra una vite, un trapano e una spiegazione esordiscono così:
Flaminia: “ma quando finisce ? Io ci voglio navigare!”
Claudia : “con questi attrezzi mi sento super abile !”

Prossime fasi e alleanze: completare, mettere in mare, replicare
La direzione è tracciata, ma il percorso è ancora in evoluzione. Le prossime fasi includono completamento dell’allestimento, attrezzaggio, messa in acqua e prove in mare, oltre al consolidamento del modulo didattico in forma replicabile per nuove classi e nuove edizioni.

Per poter sostenere il progetto di costruzione dell’imbarcazione dopo il termine del progetto, ci  si apre a partner e sponsor che vogliano contribuire in modo concreto alla sua realizzazione e alla sua replicabilità, sostenendo materiali, logistica, attrezzaggio, attività in mare e percorsi didattici.

Potete seguire le evoluzioni della costruzione su:
Instagram: https://www.instagram.com/lanciapantesca
(Per proposte di partnership e sponsorship: contatto tramite messaggio diretto.)

Per Pantelleria significa rimettere in moto un sapere che appartiene alla sua identità marittima. Per i giovani significa avere un punto di ingresso reale: non un racconto, ma un’esperienza. E, nel tempo, la possibilità che più lance tornino in mare, sostenute da nuove competenze e da una partecipazione crescente.

Il corso
Abbiamo sentito i ragazzi del corso, dal vivo su questa esperienza, appunto, più unica che rara, chiamiamola pure opportunità.

Sono i quattro presenti alla nostra intrusione nel laboratori: belli, chi più timido, chi più spigliato, ma tutti eguali per passione per il mare e la vela.
Sono stati reclutati in maniera molto semplice e ora sono parte di un progetto che andrà avanti per step.

Flaminia Lo Pinto, terza liceo Scienze Umane;
Claudia Maria Turco ,  Scienze Umane terza B;
Dario Brignone , sempre terza B Scienze Umane;
Salvatore Basile Anis, Ist. Tecnico.  
Barbara Rizzo, 2A Liceo scientifico
Giovanni Rizzo, 5A Liceo scientifico

Ragazzi, cosa vi ha spinto a seguire il professore in questo progetto? Risponde Flaminia “Mi ha sempre ispirato la passione per il mare, perchè la mia è una famiglia di pescatori,  quindi è una passione nata crescendo. Lavorare su questo progetto ci viene automatico, viene istintivo, anche perché abbiamo un ottimo professore come Francesco Belvisi e un’ottima guida, come il maestro Paolo Formentini.”

Al che interviene il prof. Belvisi: “Vorrei spiegare:  questa parte è un po’ più manuale, è una parte di un progetto educativo che riguarda la fabbricazione digitale, quindi i ragazzi, oltre a vedere come si montano le cose, hanno lavorato sulle stampanti 3D,  su come si progetta, su come si disegnano tutti questi oggetti, hanno la loro trasposizione in un modello tridimensionale che è accorpato alla fabbricazione digitale e semplifica un po’ la creazione di pezzi. Ma  soprattutto permette loro di avere una connessione fra ideazione, progetto ed esecuzione,  che è un percorso trasferibile in qualsiasi ambito della progettazione e della produzione. E’ un processo che parte da qualcosa di locale che si era perduto per rigenerare qualche cosa, per strutturare un metodo alla fine, che si può applicare a tutto.
“Poi la Lancia Pantesca è un oggetto complicatissimo, con tantissime parti e dettagli che vanno ripresi a mano.  Negli incontri di modellazione 3d i ragazzi  hanno disegnato delle carene e le hanno stampate in 3d : dalle sezioni si generano degli scafi un lavoro lontano dalle competenze classiche del mastro d’ascia”.

M° Formentini, qual è il suo ruolo? “Io faccio solo la parte del tramite tra il digitale e il manuale. Io mi rapporto con il professore sollevando per esempio una difficoltà nel montaggio che può essere risolta in fase di progettazione?  
“Ho ha una grandissima esperienza sulle lance,  sulla navigazione. e le lance le conosco come le mie tasche.
“Io ho fatto un altro progetto alle scuole medie e avevamo costruito una barca per bambini.”

Come vedete questo percorso, proiettato nel vostro futuro? Risponde Dario: “Sicuramente dà delle basi per quanto riguarda  la progettazione di base,  dal punto di vista tecnologico, ma comunque è pure una bella esperienza personale.”

Come ha spiegato il designer pantesco, l’opportunità che questo percorso può offrire per il futuro dei ragazzi è il poter realizzare da soli qualsiasi oggetto occorra, usando la stampa 3D, senza dover ricorrere alla terra ferma, con tutto quello che consegue.

 
La mia domanda era perché le lance pantesche stanno in fase di moria. I mastri, come intendono i panteschi, non ce ne sono più.  Però, appunto, per mantenere in vita una tradizione, ci si deve evolvere“Dare spazio anche all’informatica  e che ci sia una volontà anche manuale di proseguire appunto la tradizione.  – Riprende Francesco Belvisi
“Non è facile  pensare di costruire con tutte le competenze che aveva un mastro,  che trasformava un tronco di albero in barche naviganti con tantissimo lavoro manuale e maestria artigiana. Ma magari si può spingere la parte digitale fino ad avere quasi tutti i pezzi pronti tagliati e pronti per gli collaggi, oppure avere i tuoi kit e tu monti come si fa nel mondo del mobile. Il digitale va inteso come qualcosa che rende più accessibile la conoscenza e la praticità nelle cose.”

Sappiamo che vi sarà un secondo ciclo di incontri, per proseguire questo percorso capace di aprire molte opportunità: basta saper vedere lontano, poi con un pizzico creatività, di  tenacia e vigore giovanile, le cose diventano più facili. E i nostri ragazzi protagonisti di questa impresa hanno tutte queste qualità, che i loro “docenti” Francesco Belvisi e Paolo Formentini sanno stimolare con i giusti modi.

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