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Sociale

Giustizia, Regione approva gli “Uffici di prossimità”: materie giudiziarie gestite nei Comuni

Redazione

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Collaborazione tra Regioni, enti locali e tribunali per rendere operativi questi “Uffici di prossimità

Presidenza della Regione
Semplificare il rapporto dei cittadini con l’amministrazione giudiziaria attraverso l’istituzione di sportelli territoriali cui delegare alcune attività fino ad oggi gestite solo dagli uffici dei tribunali. È questo l’obiettivo del progetto “Uffici di prossimità”, gestito dal ministero della Giustizia, che vedrà anche la Sicilia nelle rete delle regioni che hanno già aderito all’iniziativa. Oggi, nel corso della riunione della giunta, su proposta del Presidente della Regione, Renato Schifani, è stato deciso che sarà il dipartimento regionale della Famiglia e delle politiche sociali a curare l’iter per la partecipazione della Regione al programma. 

 

Più in dettaglio, il progetto prevede una collaborazione tra Regioni, enti locali e tribunali per rendere operativi questi “Uffici di prossimità” che dovrebbero trovare sede nei Comuni. I cittadini, in pratica, potranno depositare istanze e ricorsi e ricevere servizi di orientamento, consulenza e supporto. Operano, soprattutto, in materia di amministrazioni di sostegno, tutele (anche di minori) e curatele, ovvero nel settore della giurisdizione più prossimo alle esigenze delle persone fragili. Oltre ad avvicinare il sistema giudiziario alle esigenze della collettività, questi sportelli contribuiranno a decongestionare i tribunali.

 

Il progetto già operativo in altre parti d’Italia è finanziato con le risorse del Pon Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020. Sarà cura di ogni Regione, nella veste di ente beneficiario, definire il numero di uffici da aprire nel proprio territorio e l’individuazione di Comuni interessati, sulla base di un bando per manifestazione di interesse e del budget assegnato.  

Sociale

Palermo – Beni confiscati: dalla sottrazione alle mafie alla restituzione alla società 

Matteo Ferrandes

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L’impegno del Pd nell’anniversario della strage di via D’Amelio

Palermo, 13 luglio – Nella giornata del ricordo della strage di via D’Amelio, dove, 32 anni fa furono uccisi dalla mafia il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, il presidente della commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici, organizza un incontro con il segretario regionale del Pd e segretario della commissione Antimafia nazionale, Anthony Barbagallo, per fare il punto sui beni confiscati. 

L’iniziativa, intitolata “Beni confiscati: dalla sottrazione alle mafie alla restituzione alla società. L’impegno del Pd nell’anniversario della strage di via D’Amelio” si terrà il 19 luglio, alle 10.30, all’oratorio di sant’Elena e Costantino a Palermo, in piazza della Vittoria 22, adiacente a Palazzo dei Normanni. 

All’incontro, oltre al presidente Cracolici e al segretario Barbagallo, interverranno: Walter Verini, capogruppo Pd della commissione parlamentare Antimafia, Enza Rando, responsabile legalità segreteria nazionale Pd, il deputato Pd Peppe Provenzano e i deputati regionali Giovanni Burtone e Fabio Venezia, componenti della commissione Antimafia all’Ars.

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Sociale

Palermo, commemorazione di Pietro Cerulli, agente penitenziario ucciso dalla mafia il 13 luglio 1980

Direttore

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Giovanissima studentessa calabrese: “Pietro Cerulli perse la vita per il solo motivo di svolgere il proprio lavoro con senso di dovere e senza farsi corrompere. Un esempio per noi studenti”

La nota del Prof. Romano Pesavento del 13 luglio 2024

Commemoriamo oggi la figura di Pietro Cerulli, giovane agente del Corpo degli Agenti di Custodia che lavorava presso la Casa Circondariale di Palermo. Era nato nel 1950 a Miano in provincia di Napoli ed era sposato con Raffaella Volpicelli all’epoca 27 anni dalla quale aveva avuto un bambino. L’omicidio si consumò a mezzanotte del 1980, mentre Pietro si trovava sotto casa, un alloggio popolare nel rione «Villa Tasca», nella zona sud-occidentale della città di Palermo, di rientro dal turno di lavoro. Nessuno seppe dare una spiegazione del perché la mafia decise di ucciderlo. Certo i modi con cui i killer misero in atto l’assassinio hanno fatto pensare agli ispettori che si trattò di un agguato di stampo mafioso. La complessità di una professione che spesso doveva condividere spazi e momenti con personaggi più o meno importanti e pericolosi della criminalità sicuramente avrà avuto il suo peso. Essere seri e far rispettare le regole non doveva essere semplice visto che la corruzione e i favoritismi erano diffusi e chi si opponeva ne subiva le conseguenze.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, ricorda Pietro Cerulli proprio per quello che rappresenta attraverso le parole della giovanissima studentessa Sofia Astorino, della classe I sez. D, del Liceo scientifico Filolao di Crotone: “Pietro Cerulli, agente di custodia in servizio al carcere palermitano dell’Ucciardone, morì il 13 luglio del 1980 a Palermo, in seguito ad un agguato sotto casa con quattro colpi di lupara provenienti probabilmente da due diverse pistole. Stava tornando a casa verso mezzanotte, e non fece nemmeno in tempo ad aprire il portone quando il finestrino di una Fiat 131 si abbassò e le persone all’interno lo colpirono senza nessun rimorso. Egli si trovava spesso a dover essere di turno nell’ottava sezione del carcere e fin da subito, fu chiaro che la sua esecuzione era una punizione per qualche sgarro nei confronti di qualche detenuto. Si presume, infatti, che a volere la sua morte sia stato il luogotenente del capomafia Liggio Luciano, nonché Leoluca Bagarella, detenuto presso la casa circondariale dove lavorava Cerulli.

Pietro perse la vita per il solo motivo di svolgere il proprio lavoro con senso di dovere e senza farsi corrompere. Un esempio per noi studenti. L’agente venne riconosciuto come “vittima del dovere” e a lui è stato intitolato il piazzale di fronte l’istituto penitenziario Pagliarelli di Palermo.” Certamente, ha rispettato nella maniera più alta il giuramento pronunciato quando prese servizio: “Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio Stato, per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni.” Pietro Cerulli è stato riconosciuto “vittima del dovere” ai sensi della Legge 466/1980.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rileva come il progetto “#inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità” stia diffondendo tra le giovani generazioni volti, storie, episodi veramente straordinari per la loro valenza educativa.

Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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Salute

ASP di Trapani contro uso droghe e nuove sostanze psicoattive, crack e fentanyl, krokodil

Redazione

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L’Asp di Trapani scende in campo con iniziative di sensibilizzazione per contrastare l’uso di sostanze stupefacenti dato il preoccupante aumento del consumo delle droghe chimiche nel territorio

Ieri mattina il direttore generale dell’Asp, Ferdinando Croce, ha presentato le attività per contrastare l’uso delle sostanze stupefacenti, con particolare riferimento alle nuove sostanze psicoattive, crack e fentanyl, krokodil.
“Sull’aumento dell’uso di droghe nella provincia trapanese siamo ad una nuova chiamata alle armi – ha affermato Croce – i dati in nostro possesso fanno comprendere come è in atto un rischioso ritorno alle nuove droghe, armi chimiche che non sono più di produzione naturale e molto più pericolose e per questo si deve aumentare soglia di attenzione.
“Non sei figo, sei solo fatto” è lo slogan della Campagna di comunicazione lanciata dall’Asp. “Vogliamo dare un impatto forte sui giovani e per questo lanciamo una campagna di prevenzione che coprirà quattro mesi. Partiamo in estate e poi continuiamo con l’inizio dell’anno scolastico con cartellonistica ad hoc per la promozione della salute”- ha sottolineato Croce.
“L’Asp di Trapani – ha aggiunto Croce – intende far fronte all’emergenza delle nuove droghe non solo dal punto di vista terapeutico ma anche su quello della prevenzione. È fondamentale far comprendere ai nostri giovani che la cultura dello sballo è un miraggio pericoloso, che ha conseguenze irreparabili sulla salute, dal punto di vista economico e anche per I risvolti che ha nell’alimentare fenomeni di microcriminalità. Non possiamo e non vogliamo sottrarci a questa responsabilità nei confronti dei cittadini. La nostra lotta alle dipendenze non si ferma a quella da stupefacenti ma riguarda anche altre forme, altrettanto pericolose e sulle quali è necessario che la comunità sia messa in guardia”.

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