Segui i nostri social

Cultura

Gangi, 4 secoli di processione dello Spirito Santo e “I Miraculi”. Si inizia da stasera con il Gospel

Giovanni Di Micco

Pubblicato

-

GANGI, DA OLTRE 4 SECOLI RINNOVA LA PROFONDA TRADIZIONE RELIGIOSA CON LA PROCESSIONE DELLO SPIRITO SANTO E “I MIRACULI” DEI SANTI

Il clou dei festeggiamenti nel weekend e lunedì 29 maggio la processione e “i Miraculi”

A Gangi lunedì prossimo, 29 maggio, con la processione dedicata allo Spirito Santo, si rinnova un culto plurisecolare che ha profonde radici storiche. Una sentita e profonda tradizione religiosa che coinvolge la popolazione da oltre 400 anni e manifesta la profonda devozione di un popolo. Nell’unico santuario in Italia dedicato alla Spirito Santo sono attesi migliaia di fedeli provenienti da tutta l’isola per partecipare alla singolare processione sacra. Molti i fedeli provenienti dai paesi limitrofi raggiungeranno il Santuario a piedi scalzi.

La processione prenderà il via alle 16,30 dalla chiesa Madre quando un serpente umano si muoverà, dalla parte alta dell’abitato, per raggiungere le pendici del Monte Marone, dove si trova il Santuario dedicato allo Spirito Santo. Nel suo incedere lento, in un profondo percorso di fede e raccoglimento, il corteo sacro si mostrerà nella sua unicità, caratterizzata per il numero di simulacri trasportati a spalla dai fedeli. Oltre quaranta statue, vere e proprie opere d’arte, raffiguranti i principali Santi, frutto della preziosa manifattura di artisti siciliani. Opere in legno intagliate e scolpite molte delle quali realizzate dallo scultore Filippo Quattrocchi(1734-1818).

Ma il vero “Miracolo” sarà davanti al sacrato del Santuario, dove si svolgerà un omaggio speciale alla terza figura della Trinità con “i miracula”.

I fedeli, con sulle spalle i pesanti simulacri, inizieranno una corsa, un veloce andirivieni (per tre volte) inneggiando allo Spirito Santo. Uno spettacolo unico per la fatica dei portatori, per il numero dei simulacri e per il rituale durante la corsa dei “Santi” quando i fedeli pronunceranno la frase: “E gridamu tutti viva San( seguito dal nome del Santo portato a spalla) e lu Spirdu Santu, e la Misericordia di Dia”.

Sarà un rigido protocollo ad assegnare il posto ad ogni statua, secondo un ordine che vede la confraternita più giovane aprire la processione e la più antica, quella del Santissimo Salvatore, chiudere il lungo corteo sacro.

Ad occuparsi dell’organizzazione sarà la comunità ecclesiale in collaborazione con l’amministrazione Comunale.

“Il popolo madonita e siciliano ogni anno si raduna a Gangi per pregare lo Spirito Santo – ha detto il sindaco Giuseppe Ferrarello – qui vi è l’unico Santuario in Italia dedicato alla terza figura della Trinità ed il richiamo per i fedeli è forte, l’amministrazione comunale, ha contribuito e contribuisce dando il supporto necessario, affinché questo momento di fede e festa riesca nel miglior modo possibile, voglio ringraziare il rettore del Santuario don Giuseppe Amato, la comunità ecclesiale, il comitato della festa, i volontari e le forze dell’ordine che ci aiuteranno a gestire l’enorme afflusso di pellegrini”.

Il comune di Gangi inoltre a predisposto degli spazi espositivi gratuiti, per i giorni 27-28-29 maggio, nell’area attigua al Santuario delle Spirito Santo, compresa l’area circostante il bevaio ed aree limitrofe, al fine di consentire ai titolari di attività commerciali – artigianali e attività produttive di posizionare uno stand per la promozione o vendita.

Gli appuntamenti serali
Stasera, 26 maggio, alle ore 21, il coro Gospel Joyfull Song presenta “God is great”; domani alle ore 21 “Veglia di Pentecoste”; domenica, alle ore 22, il cabaret de “I 4 Gusti”. A chiudere i festeggiamenti, lunedì (29maggio ), la “Sacra Processione(ore 16,30) e i Miracula” e alle 22 i fuochi d’artificio.

Pubblicità
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultura

Solarino riscopre l’ulivo: successo per il primo appuntamento della rassegna “Terra Tempus” tra memoria, archeologia e identità iblea

Redazione

Pubblicato

il

 
 
Si è svolta venerdì 27 febbraio 2026, presso l’Aula Consiliare di Solarino, la conferenza inaugurale della 1ª Rassegna “Terra Tempus”, promossa dal Comune di Solarino nell’ambito degli eventi della Galleria EtnoAntropologica.
Un primo appuntamento che ha registrato un significativo successo di pubblico e contenuti, aprendo un percorso di riscoperta identitaria destinato a proseguire nei prossimi mesi.
Tema dell’incontro, “L’ulivo come patrimonio degli Iblei tra archeologia, cultura materiale e memoria”, ha rappresentato un’occasione preziosa per approfondire il valore storico, simbolico ed economico dell’ulivo nel territorio ibleo, con uno sguardo capace di intrecciare passato, presente e futuro.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’on. Tiziano Spada, sindaco di Solarino, affiancato dall’assessore Milena Cianci e dalla vicepresidente del Consiglio comunale Oriana Burgio, in rappresentanza dell’amministrazione. Un’accoglienza calorosa che ha sottolineato la volontà dell’ente di investire in cultura e memoria come strumenti di crescita collettiva e sensibilizzazione.

Illustri relatori hanno guidato il pubblico in un articolato viaggio di scoperta.
L’archeologo Lorenzo Guzzardi ha proposto un ampio excursus storico dal titolo “L’olio nel Mediterraneo antico”, ripercorrendo il ruolo centrale dell’ulivo nelle civiltà mediterranee, tra commerci, ritualità e sviluppo economico. Un intervento denso e appassionato che ha restituito la misura dell’importanza strategica di questa pianta millenaria.
Con “L’olivo: mito, storia e cultura materiale”, Rosario Acquaviva ha accompagnato i presenti in un suggestivo salto nel tempo, tra usi, tradizioni e progressi tecnologici legati alla lavorazione dell’olio, mostrando come il sapere antico continui a dialogare con l’innovazione contemporanea.
A chiudere l’incontro è stata Laura Liistro con l’intervento “Le vie di Demetra: il vecchio frantoio di Solarino e l’arte della molitura come memoria viva del territorio”, a cura di Laura Liistro.
Un contributo che ha proiettato lo sguardo verso il futuro, nella prospettiva di una costruzione sociale della memoria. Particolare attenzione è stata dedicata al sito dell’ex frantoio di Solarino, datato al Settecento e caratterizzato da peculiarità uniche nel territorio: una realtà poco conosciuta che, grazie alla rassegna, è tornata al centro dell’interesse collettivo.


Laura Liistro , in qualità di presidente della Galleria EtnoAntropologica, associazione promotrice della rassegna Terra Tempus a Solarino, ha inoltre annunciato che il tema sarà ulteriormente approfondito con nuovi appuntamenti, tra cui un weekend primaverile dedicato ai diversi siti storici di Solarino. Un’iniziativa che permetterà a solarinesi e visitatori di riscoprire una Solarino antica, spesso poco nota nelle sue specificità storiche, sempre accompagnati da autorevoli studiosi.
Il pubblico, attento e partecipe, ha seguito con vivo interesse gli interventi, testimoniando un rinnovato desiderio di conoscenza e appartenenza. Questo primo evento della rassegna “Terra Tempus” ha segnato l’avvio di un percorso di valorizzazione culturale che proseguirà il 14 marzo con l’inaugurazione della “Banca della Nostra Memoria” di Solarino, ulteriore tassello di un progetto ambizioso volto a custodire e tramandare il patrimonio materiale e immateriale della comunità.
Una serata di scoperte, riflessioni e orgoglio identitario che ha confermato come la memoria, quando condivisa, possa diventare motore di crescita e consapevolezza collettiva.
Foto n. 2 interno ex frantoio di Solarino

Leggi la notizia

Spettacolo

Sal Da Vinci vince Sanremo 2026 con “Per sempre sì”

Redazione

Pubblicato

il

La finale del Festival di Sanremo 2026 ha il suo vincitore.

Sal Da Vinci vince la 76esima edizione del Festival con il brano Per sempre sì, trionfando nella Super Finale dopo una settimana che lo ha visto crescere di serata in serata, conquistando il pubblico con due standing ovation e un’energia incontenibile sul palco dell’Ariston.

Il premio della critica Mia Martini va a Fulminacci per Stupida Sfortuna.
La sala stampa Lucio Dalla ha invece premiato Serena Brancale con Qui con me, vincitrice anche del premio TIM. Il miglior testo va a Male necessario di Fedez & Masini. Il miglior componimento musicale è stato assegnato a Che fastidio di Ditonellapiaga.

La vittoria di Sal Da Vinci In un’edizione rimasta in bilico fino all’ultimo, il suo successo ha incarnato la forza della canzone “nazionale” nel senso più tradizionale del termine: una melodia immediata, un testo diretto, capace di intercettare lo stesso pubblico che su TikTok celebra promesse d’amore e baby shower. È anche il punto più alto di un Sanremo complessivamente piatto, dove persino il colpo di scena finale funziona solo se coerente con il racconto generale. Si chiude così anche il biennio sanremese di Carlo Conti. Due edizioni pensate per evitare strappi, riportare le canzoni al centro e insieme non rinnegare la rivoluzione di Amadeus.

Il risultato, però, è apparso fin troppo levigato, e forse per questo meno incisivo anche negli ascolti. Durante la serata è stato annunciato il successore: Stefano De Martino, che sarà anche direttore artistico. A lui il compito più difficile: superare la fase di transizione e imprimere finalmente una direzione nuova. L’Accademia delle Prefi vuole omaggiare con un disegno il vincitore del Festival di Sanremo 2026.

Salvatore Battaglia

Presidente Accademia delle Prefi

Leggi la notizia

Cultura

Solarino, terra di culti e pietre sacre: dal dolmen preistorico al pozzo di San Paolo

Laura Liistro

Pubblicato

il

Nel cuore degli Iblei, il territorio di Solarino si presenta oggi come uno spazio amministrativamente definito e più ristretto rispetto al passato. Eppure, la sua storia non può essere letta entro i soli confini geopolitici attuali.
Le vicende più antiche di quest’area precedono di millenni la nascita del comune moderno e affondano le radici in un paesaggio che fu scenario di culti, pratiche funerarie e forme di sacralità stratificate nel tempo.
La campagna solarinese, estesa verso il corso dell’Anapo e punteggiata di alture e cave naturali, conserva tracce di frequentazioni preistoriche che rimandano alla prima Età del Bronzo.
In contrada Corruggi, a poca distanza dall’abitato attuale, sorgeva un dolmen oggi scomparso: quattro piedritti disposti in circolo sostenevano un grande monolite di copertura, configurando una tipologia che il prof. Rodolfo Striccoli definì «un vero dolmen barese con andamento semicircolare». Anche il prof. Salvatore Ciancio riconobbe nel monumento una testimonianza significativa del megalitismo isolano.

La conoscenza di questo dolmen e della sua distruzione è resa possibile non solo grazie al fondamentale saggio di Salvatore Piccolo, “Antiche pietre. La cultura dei dolmen nella preistoria della Sicilia sud-orientale” con introduzione di Lorenzo Guzzardi, pubblicato da Morrone Editore, ma anche da un articolo giornalistico datato 25 settembre 1983, che testimonia il disastro provocato dai lavori di sbancamento e conferma l’antica presenza del monumento megalitico.
Quel dolmen non era soltanto un manufatto litico: era il segno tangibile di una comunità che attribuiva al luogo un valore sacro.
La funzione sepolcrale, ipotizzata per strutture analoghe della Sicilia sud-orientale, inserisce Solarino nel più ampio orizzonte culturale del megalitismo mediterraneo. La monumentalità della pietra, la scelta topografica e l’eventuale presenza di uno spazio di accesso rituale delineano un paesaggio in cui la dimensione cultuale costituiva un elemento fondante dell’identità collettiva.
Nei secoli, mutarono le forme del culto, ma non la vocazione sacrale del territorio.


Se la preistoria affidava alla pietra e alla monumentalità megalitica il compito di custodire il rapporto tra i vivi e i morti, l’età cristiana riplasmò quegli spazi secondo nuove coordinate simboliche. Emblematica, in tal senso, è la presenza del pozzo della Chiesa di San Paolo, luogo in cui la tradizione popolare ha riconosciuto per secoli un centro di devozione e di pratiche rituali legate all’acqua. Dal dolmen al pozzo-chiesa, il filo conduttore è la sacralizzazione del paesaggio: prima la pietra innalzata, poi l’acqua custodita e venerata.
Questa continuità non implica una diretta trasmissione culturale, ma evidenzia come il territorio di Solarino sia stato percepito, in epoche diverse, come spazio “altro”, degno di segni, di monumenti, di riti.

La riduzione amministrativa del comune rispetto alla sua estensione originaria non deve indurre a una lettura frammentaria della sua storia. Le antiche dinamiche insediative e cultuali travalicano gli attuali confini e coinvolgono un comprensorio più ampio, storicamente integrato con le aree limitrofe della valle dell’Anapo e dell’altopiano ibleo.
Leggere Solarino in chiave storica significa dunque superare i confini contemporanei e restituire profondità temporale a un luogo che, dalla pietra megalitica al santuario cristiano, ha visto nei culti uno degli elementi più persistenti e significativi della propria identità.

Leggi la notizia

Seguici su Facebook!

Cronaca

Cultura

Politica

Meteo

In tendenza