Cultura
Da Napoli a Corleone nella Settimana Santa tra fede, teatralità e tradizione
PATHOS, LOGOS E ALGOS NEL NELLA SETTIMANA SANTA
DA NAPOLI A CORLEONE TRA FEDE, TEATRALITA’ E TRADIZIONE
Siamo quasi alle porte del periodo pasquale.
Il Sud della penisola italiana si prepara alla Settimana Santa.
I momenti esemplari della Passione di Cristo non si materializzano solo nella simbologia ma tendono a presentare, nella mente dell’uomo, il ricordo del dolore.
Il Venerdì Santo che costituisce, in particolare, il rapporto ancestrale tra una comunità e la morte, riesce con il pianto, con il lamento per la morte di Cristo a personificare il dolore della madre verso quel Figlio, vittima del male umano.
Da evidenziare come la teatralizzazione del dolore collettivo, forma di dolore individuale nelle comunità del Sud, sia teatralizzazione da incastonare nella dimensione culturale delle antiche tradizioni popolari.
Le forme più vistose e frequenti da poter vedere sono le processioni del Cristo morto che coinvolgono intere comunità e territori.
Paesi e borghi meridionali si trasformano in scene teatrali in cui la coreografia obbedisce a precise norme culturali.
Basti pensare alla processione del Venerdì Santo a Corleone (Pa)in cui tutte le confraternite scendono tra le vie e le piazze del paese per, poi, raggiungere la chiesa madre in cui si celebra l’adorazione della croce.
Un fiume di fedeli si unisce in un lungo corteo che ricorda la passione di Cristo con una suggestiva processione verso il Calvario con i frati “Bianchi”.
Un lenzuolo co con il simulacro di Cristo si avvia verso la “crocifissione dei sacerdoti” in cui due prelati, attori della scena, salgono sulle scale appoggiate alla croce per issare il corpo ligneo.
Tre bambini con vassoi in mano portano gli “attrezzi” del supplizio: tre chiodi appuntiti, la corona di spine ed i martelli.
Un palcoscenico con uno sfondo unico: canti, lamento e marcia n. 14, per rivivere il mitico pathos.
Il popolo, sul colle, guarda e prega.
La “maschiata”, così detta dai corleonesi, alle ore 16.00 ricorda con mortaretti la morte di Gesù.
Il calvario diventa il palco della morte.
Donne e bambini, mentre visitano il Santuario dedicato a Maria Santissima Addolorata, venerata fortemente dai corleonesi, compiono l’antico rito del fazzoletto con l’ausilio di un confrate che asciuga, con un gesto, quelle lacrime di dolore della Vergine madre.
Un gesto dall’antico linguaggio che fonde dolore e sofferenza.
Decifrare il gesto di appoggiare il fazzoletto agli occhi del simulacro per comprendere il vero messaggio di speranza come cura dell’anima.
La deposizione del Cristo, altro momento teatrale, con la sua marcia funebre compiuto in verso contrario, dal colle del calvario alle strade della cittadina, accompagnata dal ritmo dei mortaretti, scende come un flusso di dolore legato ad una realtà ineludibile che tocca ogni individuo immerso nella riflessione del dolore come grande enigma, inscindibilmente legato al mistero dell’uomo e dell’esistenza stessa dell’universo.
Ecco il culmine del dolore: l’incontro, sul sagrato del santuario, tra la madre addolorata ed il figlio morto in cui entra in gioco il “sentire” dell’essere vivente
La “ maschiata”, mortaretti sparati, ricordano il dolore come colpi al cuore , il dolore di quell’identità popolare che si fonde con il sacrificio del figlio di Dio .
Una storica processione con i ceri, con i confrati, con la vara del Cristo morto e la sua palma sovrastante e ondeggiante, con le serve di Maria ed i frati per andare dietro la Madonna a passi lenti e con il peso sulle spalle di quel simbolico corpo ligneo.

Gli scatti dell’artista Mario Cuccia, maestro della fotografia, riescono a testimoniare questa forte tradizione popolare mista al folk del popolo corleonese, custode di interessanti tasselli storici formanti l’identità popolare siciliana veramente da scoprire.
Lo stesso dolore della Vergine Maria, a Napoli, viene messa in scena nella Domus Ars da Carlo Faiello, cantautore, compositore, musicologo e ricercatore italiano che nel suo Miserere, messo in scena ogni anno con attrici diverse come Isa Danieli e Lina Sastri, fa parlare il dolore della Madonna accompagnata da cinque voci straordinarie.
Faiello riesce a creare un flusso di emozioni sonore con il canto sacro di materia dialettale, con la musica etnica, carica di gestualità mescolate alle note del Quartetto Santa Chiara.
Suggestiva opera in forma teatro/concerto non tra le vie di Napoli ,ma su un palco vero nell’antica chiesa San Francesco delle Monache in via Santa Chiara, nel cuore della città, vede la rappresentazione del tormento tra Arte e compiacimento del pubblico.
Un modo diverso di vivere la Settimana Santa, un modo di mettere in scena l’antica Fede e commemorare il sacrificio di quegli uomini attuali, come Don Peppe Diana, sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994, mentre si accingeva in sacrestia a celebrare Messa.
Dice Carlo Faiello: “A lui dedico il Miserere, a Don Peppe Diana, perché il suo sacrificio ha lasciato un profondo segno non solo nella nostra terra e come Cristo ha avuto il coraggio di denunciare una realtà criminale e prepotente che molti fingono di non vedere”.
Mario Cuccia con i suoi scatti e Carlo Faiello con la sua musica sono riusciti, con la propria Arte, a rappresentare il dolore umano nella tradizione del Sud.
Il Sud chiama Sud e riesce ad esprimere il proprio genio anche nella Fede per esorcizzazione la morte e vivere il sacrificio come medicina da vivere davanti alle lotte quotidiane.
Il dolore della Vergine Madre va in scena al Sud come il dolore di tutte quelle Donne che, in tutte le terre, affrontano il calvario della Vita, in difesa della propria dignità , ma con una forza comune: il coraggio.
Napoli e Corleone cosa hanno in comune?
La forza della tradizione popolare, il fuoco di due popoli che hanno conosciuto i Borboni, la sofferenza, la Storia dimenticata e quella pubblicizzata ma che hanno tanta dignità data dalla radice storica tipica di quel Sud alla ricerca sempre di conoscenza e verità.
Laura Liistro
Cultura
Orazio Ferrara torna in libreria con “Santi e reliquie dei Templari”
Un libro sui Templari di Orazio Ferrara, la nostra eccellente penna di orgine di Pantelleria. Oltre 60 libri a sua firma
Con D’Amico Editore è stato pubblicato il libro “Santi e reliquie dei Templari / I segreti dei monaci guerrieri” di Orazio Ferrara, ill., pp. 108, € 12.
Attraverso un’accurata analisi documentaria, l’Autore delinea il complesso panorama agiografico e cultuale che caratterizzò l’Ordine del Tempio. Il saggio esplora il legame tra i monaci guerrieri e la dimensione del Sacro, soffermandosi su figure emblematiche come San Bevignate e sulla funzione simbolica della reliquia della Vera Croce. Particolare rilievo viene dato al culto della Maddalena, interpretato come espressione della Sophia ovvero di una sapienza iniziatica che trascende l’ortodossia tradizionale. Tra riti segreti, tra cui il rituale della cordicella, volto a trasmettere all’iniziato la dynamis e la charis delle reliquie per contatto diretto, e devozioni codificate, l’opera offre una nuova chiave di lettura sulla spiritualità templare, ponendola all’intersezione tra teologia ufficiale, mistero ed esoterismo.
Rinfreschiamo la conoscenza con Orazio Ferrara
Lo scrittore è nato il 16 luglio 1948 in contrada Grazia.
Ha pubblicato oltre una sessantina di libri e centinaia di articoli e siamo curiosi di conoscere come nasce la sua propensione per la scrittura.
Gli abbiamo chiesto da quando coltiva o sente la propensione per la scrittura “Scrivo quindi da sempre. Mi attengo ad mia massima “quello che non scrivi non esiste”.
“Da studente curava il giornale d’istituto, che poi stampavamo.”
“Probabilmente ho ereditato la passione di scrivere dai miei avi, per esempio il cappuccino fra’ Angelo Salsedo e l’editore anarchico Andrea Salsedo (per parte di madre), e dal lato artistico
dal lato di mio padre, per esempio Abel Ferrara il noto regista italo-americano (mio cugino di settima generazione, di cui accludo foto).
“Ho una curiosità intellettuale estrema, m’interessa tutto, ma in particolare, oltre gli studi localistici (Pantelleria e Sarno), storia militare, templari, folklore meridionale, marineria, il risorgimento visto dal sud, araldica e altro ancora.
“Sono stato e sono un lettore accanito, ancora oggi dedico un’ora (a letto, dopo la mezzanotte) alla lettura.”
Di prossima uscita (aprile/maggio) altri due libri, sicuramente sempre curiosi e da non perdere.
Vi aggiorneremo.
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Cultura
Via Crucis al Colosseo, sarà papa Leone a portare la croce per tutte le stazioni
Il Pontefice ai giornalisti: “Cristo è crocifisso ancora oggi. Essere portatori di pace e non di odio” Sarà papa Leone XIV a portare la Croce, durante tutte le stazioni della tradizionale Via Crucis al Venerdì Santo al Colosseo.
La scelta del Pontefice “Sarà un segno importante, perché per quello che rappresenta il Papa, un leader spirituale oggi nel mondo, è dire: Cristo ancora soffre. E porto tutta questa sofferenza anch’io nella mia preghiera”. Papa Leone XIV ha spiegato ieri sera ai giornalisti che lo hanno intercettato a Castel Gandolfo la scelta di portare di persona la croce per tutte le 14 stazioni della Via Crucis al Colosseo, venerdì 3 aprile. “Vorrei invitare tutte le persone di buona volontà, persone di fede, tutti i cristiani a camminare insieme – ha spiegato il Papa – a camminare con Cristo che ha sofferto per noi per darci la salvezza, la vita, e cercare come anche noi possiamo essere portatori di pace e non di odio”.
A padre Patton le meditazioni Le meditazioni della Via Crucis sono state affidate, su richiesta del Pontefice, a padre Francesco Patton, francescano, già custode di Terra Santa dal 2016 al 2025, una scelta significativa nel contesto della guerra in Medio Oriente. Si tratta della prima Via Crucis di Leone XIV al Colosseo. Il Papa ha anche invitato “soprattutto tutti i cristiani a vivere questi giorni riconoscendo che Cristo ancora è crocifisso oggi” e a pregare “per le vittime della guerra” perché “ci sia davvero una pace nuova, rinnovata, e che può dare nuova vita a tutti”. L’Accademia delle Prefi coglie l’invito di Papa Leone a camminare insieme come portatori di pace e non di odio.
Salvatore Battaglia
Presidente Accademia delle Prefi
Cultura
Aperte le iscirzioni al 17° Concorso Enologico Internazionale del Vino e al 7° del Grappa Award
Sono aperte le iscrizioni al XXIV Concorso Enologico Internazionale Città del Vino e al VII Grappa Award, prestigiose iniziative dedicate alla valorizzazione dei vini, delle grappe e degli spiriti italiani, i concorsi promossi dall’Associazione Città del Vino.
Per iscrivere i propri prodotti, le aziende possono collegarsi a www.concorsoenologicocittadelvino.it
Date importanti:
19 aprile 2026 – Chiusura iscrizioni online
08 maggio 2026 – termine per la ricezione dei campioni
Oltre ai tradizionali riconoscimenti per i migliori vini, il Concorso propone numerosi premi speciali:
Premio Forum degli Spumanti;
Premio Città del Bio;
Premio Mondo Merlot;
Premio Vini Vulcanici;
Premio “Iter Vitis – Les Chemins de la Vigne”;
Premio Nebbiolo Wordl;
Premio Speciale Oro Rosa.
La novità del 2026 è il Premio PIWI, dedicato ai vitigni resistenti e sostenibili.
GRAPPA AWARD 2026 – NOVITA’
Anche il concorso dedicato ai distillati si arricchisce di nuove categoria: oltre alle grappe sarà possibile iscrivere acquaviti d’uva, brandy italiani e vermouth, ampliando la valorizzazione delle tradizioni distillatorie del territorio.
Si invita a prendere visione dei Regolamenti allegati:
REG.+ITA
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