Cultura
Come eravamo… Vacanze Anni ’60 ed un Ferragosto da ricordare
“Tutti ar mare, tutti ar mare a mostra’ le chiappe chiare, co’ li pesci, in mezzo all’onne, noi s’annamo a diverti’” Ferragosto degli anni ’60, come oggi: ”Tutti al mare!” La scelta mai cambiata di preferire il mare alla montagna Era l’abitudine degli italiani, quelli che preferivano il mare alla montagna. Ed erano tanti. Negli anni ’60 di un Ferragosto qualunque, in spiaggia, un tripudio di bikini fantasia tipo Positano, coppe a balconcino e sgambatura casta, talvolta con una specie di grembiulino davanti, vedo-non vedo delle brave figlie di mammà. I tamburelli e il loro tam tam. Il juke-box che suona Mare contro mare, sfida balneare della tv unica e indivisibile, come l’Italia e Gianni Morandi canta. E poi le pinne, il fucile, gli occhiali, il mare che sarà pure una tavola blu, ma… ormai è l’una passata, e la sola tavola che si vede in giro è quella da camping, imbandita per il pranzo; sedie pieghevoli e tovaglia a scacchi bianchi e rossi. La birra della tedesca spumeggiante non è ancora popolarissima, così lo sciabordio di vino e gassosa regna sovrano. Si mangia. Timballo, imperatore incontrastato dell’estate ferragostana. Ma c’è anche la frittata di pasta e le cosce di pollo. Nell’afa estiva si consuma il rito delle poche famigliole scampate a gite in montagna, poi il cocomero nell’acqua. Il 15 d’agosto gli italiani stanno al mare, e lì mangiano come a casa, altro che pizzette. C’è anche qualche straniero, per lo più formato da coppie attempate tedesche, che sembrano di un altro pianeta. Sandali spartani e calzini bianchi. Il mito precipita. I giovanotti – capello appiccicato e costume ascellare col pettine infilato dietro – si domandano dove siano finite le svedesi doc, belle, alte, bionde e che dicono sempre sì. Forse a Rimini, chissà. La riviera romagnola, quella sì che è vita… Intanto qui, sulla spiaggia nostrana a Marina di Ragusa, tocca decodificare il timballo in lasagna, per farsi capire dai turisti del nord, ectoplasmi con la pelle diafana e molliccia che il sole lo vedono sì e no tre giorni l’anno. Mica come gli indigeni, faccia di cartone raggrinzito abbronzata pure d’inverno. E anche sotto l’ombrellone arriva il cocomero, bollente come al solito, perché il mare, come il ruscello, non rinfresca un bel niente. È un brodino, il mare. Filtrato e sgrassato, pulito e limpido. Comunque, un brodino, dal quale sembrano fuggire cavallucci e stelle marine, che negli anni ’60 ci sono davvero e quelli arenati sulla riva te li porti a casa come un trofeo salmastro. Il pasto di Ferragosto prevede l’inevitabile pennica all’ombra, con il preciso compito di allontanare, dopo tale simposio, lo shock cardiopatico. I ragazzini giocano al bigliardino e leccano il ghiacciolo, le ragazzine giocano a chiodo sulla sabbia, sotto l’ombra. Chi riesce a sfuggire al controllo dei genitori prepara la pista per le biglie, allisciando la sabbia assolata col secchiello pieno d’acqua. I più piccoli si impegnano per quasi tutta la mattina con secchielli e palette per fare castelli con la sabbia nel bagnasciuga. Fra gli ombrelloni passa il progenitore dei vu’ cumprà, che in quegli anni era italianissimo, col vassoio di pizzette, bombe e ciambelle zuccherate e l’ambito “Cocco bello…”.
Durante il bagno pomeridiano si affondano le mani nella sabbia e si tirano su telline e cannolicchi, per la cena. Ce n’erano allora. La giornata finisce con la passeggiata sul molo, a guardare la rete del trabocco calare lenta nell’acqua e risalire con un po’ di pescetti. Al chiarore della luna quel ragno di mare sembra una magia, e forse lo è. Appena scalfita, qualche anno dopo, dal rumore delle palline clic clac che trapanano i timpani. E già risuonano gli anni ‘70…
Un Ferragosto speciale in una Sicilia accogliente di molti anni fa… Una domenica d’agosto, di qualche anno fa, l’appuntamento era per le 13:30, volevamo festeggiare il mio 18 compleanno con i miei zii venuti da Milano… (a dire il vero il mio compleanno è il 5 di agosto). Al ristorante eravamo arrivati in anticipo, io e la mia famiglia abbiamo parcheggiato la mitica FIAT settecentocinquanta “Giannini” e tenendo d’occhio l’ingresso del ristorante abbiamo fatto due passi su quel tratto di litoranea presso “Fontane Bianche” vicino Siracusa. Era una splendida giornata di sole e il caldo così intenso da doverci riparare sotto le fronde di alcuni salici che ornavano il marciapiede. Il traffico a quell’ora era quasi inesistente e la strada infuocata era percorsa solo da frettolosi bagnanti e da frotte di ragazzini che non vedevano l’ora di tuffarsi in mare. Mentre attendevamo l’arrivo dei parenti venni attratto da una coppia giovanissima che seduta su una panchina, tenendosi per mano e guardando verso il mare, stava mangiando un pezzo di focaccia. Si scambiavano qualche parola e poi ricominciavano a masticare silenziosamente quell’improbabile pranzo ferragostano. Ripassandoci accanto, sorridendo e buttandola lì, chiesi: “Mangiare a quest’ora la focaccia, non vuol dire rovinarsi l’appetito e il pranzo?” La coppia alzò lo sguardo e la ragazza, guardando prima il suo compagno e poi me, rispose: “Il pranzo è tutto qui. Non stiamo rovinando proprio niente.” “Come mai” insistetti io. Poi, accorgendomi della gaffe che stavo facendo replicai: “Scusatemi ragazzi. Avete ragione, non sono fatti miei.” “Di niente”. Intervenne il ragazzo:” È solo che non abbiamo soldi e a casa dei nostri genitori è meglio che non ci andiamo.” “Mi spiace”, replicai: “Niente di grave, spero. Vi auguro che siano solo incomprensioni passeggere. Siete così giovani.” “Incomprensioni che durano da sempre, purtroppo.” Aggiunse la ragazza. “Lui è disoccupato e non trova lavoro. Io aspetto un bambino e viviamo alla giornata, e questa è il Ferragosto che ci tocca.” Non so quale impulso mi abbia spinto a farlo, ma dopo aver parlato con i miei, li abbiamo invitati al ristorante. La coppia si guardò perplessa e poi rivolse lo sguardo verso mia madre, come a chiedere conferma di quello che avevano sentito. Mia madre altrettanto esitante chiese, più a sé stessa che a noi: “E se non ci sono più tavoli?”. “Ci stringiamo e mangiano con noi.” Ribattei io, sapendo che non sarebbe stato facile farlo accettare ai commensali. Detto ciò, invitai il ragazzo a seguirci e lui, preso la mano della sua compagna, l’aiutò ad alzarsi e assieme attraversammo la strada per dirigerci verso il ristorante. Un tavolo per due fu subito trovato e i due ragazzi, ancora increduli e tenendosi sempre per mano si sedettero. Quando al loro tavolo arrivò il cameriere per le ordinazioni, loro ammutolirono e disorientati si
voltarono verso di me, allora feci cenno di portare loro il menù predisposto per noi e se desideravano dell’altro, di accontentarli. Alla fine dell’interminabile banchetto ci alzammo e la coppia, che era uscita dal locale prima di noi, vedendoci, si avvicinò per ringraziarci ancora una volta. Preso da un eccesso di generosità, così almeno lo definì mio padre, trassi il portafoglio e detti loro 20 mila lira: “Per domani. Auguri.” La ragazza, incredula, rigirando tra le mani la banconota mi guardò sorridendo:” Grazie, ma questi è meglio che li teniamo da parte per il bambino. Nascerà tra quattro mesi.” In macchina, sulla strada di casa, mia madre mi fece notare che non ci eravamo presentati e non sapevamo nemmeno i loro nomi: “Solo tu riesci a creare certe situazioni assurde: Incontri due sconosciuti, parli un momento con loro, subito li inviti a pranzo e al momento di salutarli dai loro anche del denaro, senza sapere chi siano, come si chiamino.” Mi girai verso di lei e con un’occhiata furtiva guardai mio padre per replicare, ma guardandoli capii che stavano approvando quello che avevo fatto e stetti zitto. Tempo dopo, molto tempo dopo, entrando nella sala d’aspetto dell’ambulatorio dentistico “Ferreri” di Comiso, trovai seduti in attesa del loro turno due signore e un papà con due adolescenti che gli sedevano accanto. Mi sedetti anch’io e presa una rivista dal tavolinetto che traboccava di riviste, cominciai a sfogliare distrattamente le pagine di un settimanale vecchio almeno di un paio d’anni. Attraverso la porta chiusa del laboratorio arrivava il rumore inconfondibile di un trapano che stava scavando a pieno regime e le due ragazzine preoccupate, guardando il padre, chiesero: “Ma questo è il trapano, lo devono usare anche con noi?” Lui le rassicurò dicendo che erano lì solo per controllare e registrare l’apparecchio che avevano per allineare i denti. Io sorrisi e il padre, guardandomi, annuì. Mi accorsi però che l’uomo non smetteva di guardarmi. Scambiava qualche parola con le figlie e poi si girava ancora verso di me e mi fissava. Imbarazzato e pensando che quel mio sorriso fosse stato frainteso stavo quasi per scusarmi, quando l’uomo alzandosi mi rivolse la domanda: “Mi scusi, lei, per caso, qualche anno fa, più di qualche anno fa, si ricorda di aver offerto un pranzo ad una coppia?” Lo guardai sorpreso. No, non ricordavo di aver mai offerto pranzi a coppie. Cercai nella memoria, ma proprio non riuscivo a ricordare. “Era il giorno di Ferragosto presso “Fontane Bianche” due ragazzi, un ragazzo e una ragazza, stavano seduti su una panchina della litoranea e lei gli ha invitati a pranzo. Era Ferragosto. Ora ricorda?” Scossi la testa in segno di diniego, a disagio e non sapendo cosa rispondere, mi aggiustai meglio sulla sedia, sperando che si aprisse subito la porta e Silvana (la segretaria) chiamasse il prossimo paziente. “La ragazza era incinta. Ora ricorda? Lei era con i suoi genitori e stavate festeggiando il suo diciottesimo compleanno e ci invitò al ristorante. Eravamo io e mia moglie. Stavamo mangiando un pezzo di focaccia seduti su una panchina di fronte al mare, ricorda?” Alzandomi annuii. Improvvisamente mi era tornato alla mente l’episodio accaduto non so quanti anni prima. “Io sono quel ragazzo e queste sono le mie due gemelle. Mia moglie ancora ne parla perché da quel Ferragosto tante cose sono cambiate.” Mi disse avvicinandosi e abbracciandomi, mentre le due ragazzine ci stavano osservando esterrefatte. Io imbarazzato contraccambiai l’abbraccio senza replicare. Mi raccontò che subito dopo quel pranzo aveva trovato lavoro presso un fornitore all’ingrosso di prodotti per bar e ristoranti presso Siracusa. Guidava il furgone della ditta, faceva le consegne e anche il magazziniere e lo stipendio gli bastava per tirare avanti e pagare l’affitto di casa. “Avrei voluto ringraziarla per quel pranzo e la fortuna che ci ha portato, ma non sapevo come rintracciarla. Dopo la nascita delle gemelle anche le controversie con le famiglie si sono appianate ed ora, finalmente, stiamo attraversando un periodo di serenità”. Mi disse anche che la moglie aspettava un altro bambino e che era felice di poterle dire che mi aveva incontrato, salutato e finalmente ringraziato. Quando l’infermiera lo invitò a seguirla, lui si alzò e mandò avanti le figlie poi, girandosi verso di me: “Scusi, abbiamo parlato per una buona mezz’ora, ma non ci siamo presentati nemmeno questa volta. Io mi chiamo…” “No. Non dica nulla” Lo interruppi.” Non mi dica il suo nome, come io non le dirò il mio. Lasciamo che quella dimenticanza di allora rimanga un piccolo
mistero inespresso. Forse quello che mi ha raccontato non è mai successo ed è solo frutto della sua immaginazione.” Conclusi. Seguendo l’infermiera che lo stava aspettando per richiudere dietro di sé la porta, mi sorrise: “Si. è successo. E come se è successo! Io me lo ricordo benissimo e anche lei se lo ricorda. Ma se vuole, facciamo come dice lei. La saluto, ma a mia moglie che l’ho incontrata e le ho parlato glielo devo proprio dire, per forza. Buona serata e ancora grazie di cuore.” Rimasto solo nella sala d’attesa, guardai l’orologio e pensai che si fosse fatto tardi, o forse era stato quel persistente ronzio del trapano, o il desiderio di tornare nell’oblio che mi fece alzare ed uscire. Tirato su il bavero del giubbotto e messo le mani in tasca per ripararmi dalla tramontana, mi avviai verso casa, contento di constatare che qualche volta le miserie quotidiane nella nostra amata Sicilia possono avere anche un lieto fine…
Salvatore Battaglia Presidente dell’Accademia delle Prefi
Cultura
Cannolo Fest 2026: Piana degli Albanesi celebra il re del cannolo siciliano il 16 e 17 maggio

Il Cannolo Fest 2026 torna a Piana degli Albanesi e trasforma il 16 e 17 maggio in un weekend da record: degustazioni, show cooking, musica, tradizioni e un viaggio tra i cannoli più iconici della Sicilia.
La novità più attesa? La formula “4 cannoli + 1 omaggio”, pensata per far scoprire al pubblico tutte le interpretazioni del dolce più amato dell’isola.
Un villaggio del gusto lungo Viale Otto Marzo
Ricotta di pecora locale, scorza croccante, gocce di cioccolato e cuore cremoso: il cannolo torna protagonista nella sua forma più autentica. Piana degli Albanesi si trasforma in un grande villaggio del gusto con laboratori, street food, spettacoli e profumi irresistibili.
Cannoli da tutta la Sicilia: un viaggio da Trapani a Messina
Per la prima volta il pubblico potrà assaggiare cannoli provenienti da tutta l’isola, riuniti nell’arena del Cannolo Taste.
I maestri di Piana degli Albanesi
Extra Bar
Bar dello Sport
Dolci Sapori Siciliani
Al Chiosco
L’Artigiano del Cannolo
Santa Cristina Gela
Caffè del Corso Biscari
Soul Caffè
E poi le versioni di Trapani, Palermo, Enna, Bolognetta e Messina, per un viaggio che racconta la Sicilia attraverso le sue tradizioni dolciarie.
Le parole del sindaco
«Il Cannolo Fest è un’occasione per promuovere uno dei simboli più autentici del nostro territorio e della nostra cultura arbëreshë» – afferma il sindaco Rosario Petta. Un evento che unisce maestri pasticceri da tutta l’isola per celebrare il cannolo come icona della Sicilia nel mondo.
Ospiti, testimonial e spettacoli
Testimonial 2026: Gianni Marino, volto noto della cucina televisiva italiana. Con lui sul palco:
Barbara Politi – giornalista e conduttrice Rai
Massimo Minutella – showman
Ivan Fiore – comico
Comici in Palazzo con Piero Dance e Antonio Balistreri
DJ Claudia Giannettino – protagonista dei party serali
📅 Programma completo
Sabato 16 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
11:00 – Apertura del festival 12:00 – Talk “Il cannolo siciliano tra innovazione digitale e nuovi mercati” 13:00 – Talk Taste con Gianni Marino
Cooking Show del pomeriggio
16:00 – Mauro Lo Faso (Bolognetta) 17:00 – Gaetano Di Salvo (Enna – Caffè Roma, 1921) 18:00 – Arrivo del super ospite + Premio Hora Skanderberg 19:00 – Rocco Vultaggio (Fulgatore – Trapani)
Spettacoli serali
22:00 – Cabaret con Antonio Balistreri e Piero Dance A seguire: Welcome to Piana Party con DJ Claudia Giannettino
Domenica 17 maggio — dalle 11:00 alle 24:00
Cooking Show
12:00 – Giovanni Tumminello (Castelbuono) 13:00 – Salvo Terruso 16:00 – Giovanni Cappello (Palermo) 17:00 – Lillo Freni (Messina)
Competizioni e spettacoli
18:00 – Man vs Cannolo: chi mangerà il cannolo gigante più velocemente 21:00 – Spettacolo di Ivan Fiore 22:00 – After Piana – Energia e Musica Live
Il Cannolo Fest 2026 è un invito a vivere la Sicilia più autentica, un morso alla volta.
Cultura
Pantelleria – Agricoltura Eroica, il Giamporcaro accompagna gli studenti alle ultime aziende
Ultime aziende visitate: Cantina Emanuela Bonomo e Aromi del Vento per partecipare al 12° Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria
Lo scorso venerdì 8 maggio 2026, si è tenuta la seconda e ultima uscita per le scolaresche di Pantelleria, verso le locali aziende che hanno aderito al progetto del Memorial Vincenzo Almanza – Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, alla sua 12ª edizione.
Esso si prefigge la conoscenza dell’agricoltura eroica e l’avvicinamento dei giovani, sin dalle scuole elementari, ad un mondo tanto vicino quanto sempre più distante.
Dal lontano 2014, “Agricoltura eroica dell’Isola di Pantelleria”, è motivo di conoscenza e approfondimento da parte dei bambini, grazie alle iniziative del Centro Culturale Vito Giamporcaro.
L’idea del Premio
L’idea è del Cav. Gianfranco Rossetto, ex funzionario della C.E. (Comunità Europea), responsabile di un “Programma di Ricerca e di Sviluppo nel Settore Agricolo”, (legato a Pantelleria in quanto la mamma era coniugata col Sindaco Vincenzo Almanza,) cittadino di Pantelleria, è un convinto assertore della fondamentale importanza che senza dubbio l’Agricoltura ha avuto, ha e avrà nel futuro sviluppo di Pantelleria, con ricaduta positiva sul tessuto socio-economico dell’Isola.
Finalità del Premio
Suscitare nei giovani curiosità e conseguente interesse verso le peculiari coltivazioni che si praticavano e che si praticano tutt’oggi sull’Isola, costruire momenti d’incontro e di confronto soprattutto in ambito extrascolastico per educare le Ragazze e i Ragazzi a riflettere sulle straordinarie ed innovative esperienze agricole pantesche, a prendere coscienza, a contribuire alla loro conservazione iniziando dalla fresca ingenuità propria dei giovanissimi e comunicarle. Attivare riflessioni su tutte le tradizioni contadine dell’Isola, con la realizzazione di elaborati scritti o grafici, che descrivano la loro storia, le tecniche ancestrali di coltivazione, divertenti aneddoti nonché nuove proposte operative.
Le visite di venerdì 8 maggio
In quella mattinata, due quarte e una quinta del capoluogo si sono recate presso la Cantina Emanuela Bonomo, mentre terza, quarta e quinta classe di Khamma hanno raggiunto l’Azienda Agricola Aromi del Vento.
Cantina Bonomo

Anche questa volta eravamo in missione e la nostra destinazione assegnata era la Cantina Bonomo, insieme al Professor Sergio Minoli per il Centro Giamporcaro.
E’ stata una meraviglia la meraviglia di quei “picciotti” alla vista di piante per esempio di lenticchie, dai tipici fiorellini azzurri, oppure quella di timo, origano e capperi. E mentre la padrona di casa illustrava i processi di produzione del passito, quei vispi giovincelli respiravano quell’atmosfera fatta di cose genuine, senza alterazioni chimiche esterne, di colori, con lo sfondo del mare incantato di Pantelleria a fare capolino tra le lievi alture tra Scauri e Rekhale.
Azienda Agricola Aromi del Vento

Anche l’esperienza dell’altro gruppo di giovani studenti, presso Aromi del Vento, dove il Centro Giamporcaro era rappresentato dal suo presidente Anna Rita Gabriele, è stata fortunata e piacevole, al punto da lasciare spunto di riflessione sulle risorse della nostra isola, sulle prospettive personali di ciascun presente e sul fatto che da sempre Pantelleria ha saputo essere autosufficiente, quasi in tutto.
Gli elaborati
Ora, tutti i ragazzi saranno impegnati in elaborati o disegni relativi all’esperienza presso le aziende agricole assolutamente “eroiche”. Detti lavori avranno come tema:
- Terrazzamenti – Muri a secco
- Vite ad alberello
- Riconversione colturale: Piante Officinali, Aromatiche e Condimentarie
I premi
Sono stanziati per gli alunni e alunne, 845,00 (ottocentoquarantacinque/00) euro
Per il “Primo classificato in ogni Classe”, sono previsti 65.00 euro, sotto forma di “Buono acquisto” per materiale scolastico, presso una delle due cartolibrerie dell’Isola, (Maccotta e/o Fotodiscount).
Sono stanziati 155 (centocinquantacinque/00) euro per acquisti (didattici e di cancelleria) di prima necessità, a giudizio delle Maestre, ripartiti in classi (in base al numero dei bambini):
· 100,00 € per il Capoluogo (Cl. 07 per un tot. di n. 128 Al.)
· 35.00 € per Khamma (Cl. 03 per un tot. di n. 35 Al.)
· 20,00 € per Scauri (Cl. 02 per un tot. di n. 14 Al.)
L’Amministrazione Comunale di Pantelleria è parte essenziale del progetto per aver collaborato in sinergia col CCVG, con la fornitura di vario materiale di cancelleria, necessario per la realizzazione dei lavori e per la premizione.
La giuria
La Commissione è composta da 6 membri :
– Dirigente scolastico
– Direttore del Parco di Pantelleria
– Sindaco Comune di Pnl
– Parroco
– Direttore giornale on-line “Pantelleria Internet”
– Docente di “Arti Grafiche”.
Vedremo quale saranno le opere dei piccoli studenti di Pantelleria che cattureranno l’attenzione della giuria.
………………………………..
Seguici sul nostro canale WhatsApp, l’iscrizione è gratuita per sempre
Cultura
I racconti del vecchio marinaio pantesco: Di un viaggio ad Algeri e di una truvatura a Bonsulton / 3
“Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria”
Una mattina, per caso, incontrai ‘a zza Rosa, che tutti dicevano centenaria.
Alla mia domanda se
ricordasse o avesse mai sentito parlare di un posto detto sentiero o vigna di ‘u diàvulu. Rispose che
quand’era ragazza, una volta, insieme col nonno aveva attraversato un sentiero abbandonato, che da
Sataria saliva a Bonsulton. A un certo punto, prima di giungere a Bonsulton, erano arrivati in una
zona di vecchie vigne, che il nonno disse chiamarsi ‘nfernu perché lì la terra sembrava emettere un
calore innaturale quasi infernale, in compenso proprio lì maturava uno zibibbo dolcissimo, che non
aveva eguali nell’isola. Più sopra c’era un vecchio dammuso diroccato circondato da folti rovi, che
il nonno disse appartenere a una magara, conosciuta come ‘a Guardianu e morta tanti e tanti anni
prima. L’arcano era stato finalmente svelato.
La luna piena pendeva bassa sopra il mare di Pantelleria, trasformando lo specchio d’acqua di Cala
Sataria in una brillante lastra di argento fuso. Qualche giorno prima avevo fatto un sopralluogo nei
paraggi e avevo scoperto una parvenza di sentiero in ripida salita. Lo indicai a don Vito e sussurrai
“Il sentiero è qui. Mangiato dal tempo, ma c’è”.
Ci arrampicammo in silenzio, lasciandoci alle spalle il profumo di zolfo e salsedine della grotta termale di Sataria. Il sentiero per la contrada di Bonsulton era una traccia fantasma, un corridoio di pietre laviche e terra arsa, sepolto da decenni di abbandono. Sotto la luce fredda della luna, quelle pietre laviche sembravano le ossa sparse di un gigante morto nella notte dei tempi. Attraversammo dei vigneti, da cui emanava un calore quasi soffocante, addolcito soltanto dal profumo dello zibibbo. All’improvviso, dopo un’ora circa di cammino, tra il frinire ossessivo delle cicale notturne, ci apparve la sagoma del dammuso.
Non era che un rudere, la cupola era parzialmente crollata e i muri massicci erano soffocati da una
matassa di rovi arruffati e selvaggi, che sembravano posti lì a guardia contro eventuali curiosi. Non
fu facile avere ragione di quei rovi dalle punte acuminate, ma alla fine riuscimmo ad aprire una
breccia e a penetrare nell’interno. Alla luce ingannevole di una lanterna, cominciammo poi ad
ispezionare con certosina pazienza le pareti. L’aria sapeva di polvere antica.
Ma non scoprimmo
alcunché, sconfortati, ci sedemmo per terra. Eppure quell’antica carta non poteva mentire, da
qualche parte in quel dammuso diroccato doveva esserci una truvatura. Dovevamo trovarla ad ogni
costo.
Capitan Vito sembrava perduto dietro ai suoi pensieri, come stesse cercando qualcosa che solo i suoi ricordi d’infanzia sembravano suggerirgli. Poi si alzò e, deciso, corse nell’alcova, tastando le mura palmo a palmo. “Qui” disse, indicando una crepa sottile, quasi invisibile tra le numerose fessure dell’intonaco grezzo. Prese infine il suo inseparabile coltello di marinaio e cominciò ad allargare la crepa.
Un grosso frammento di muro cedette quasi subito, rivelando il vuoto di una profonda cavità. Quando la luce della lanterna illuminò l’interno, il respiro di entrambi si fermò di colpo. Davanti ai nostri occhi increduli c’era un forziere di duro legno di quercia, il cui coperchio faceva fatica a chiudere in quanto pieno zeppo di grosse monete d’oro, che adesso brillavano di una luce calda e sinistra ad un tempo.
Le monete erano escudi spagnoli d’oro del XVI secolo, con l’effigie di Filippo II, testimoni di un’epoca in cui l’isola era l’ombelico del Mediterraneo e rifugio di abili corsari cristiani. Le monete scivolarono tra le dita di don Vito con un tintinnio metallico che ruppe d’improvviso, facendoci trasalire, il silenzio secolare del vecchio dammuso. La luce della luna, passando dal tetto diruto, rendeva i riflessi di quegli scudi spagnoli quasi innaturali, di un giallo troppo vivo e acceso per sembrare vero. Eravamo finalmente ricchi.
Da quel momento non avremmo fatto mai più la vita errabonda e pericolosa del marinaio. Ma fu il pensiero di un solo attimo, perché capitan Vito subito disse ad alta voce “È troppo, per noi due soli”, poi aggiunse più sommesso “L’oro sepolto nel buio per secoli fermenta malizia e cattiveria. Questo denaro porta in sé la perfida malìa di chi lo ha accumulato con il sangue o con la rapina. Solo suddividendolo saggiamente eviteremo la maledizione e le conseguenti sventure”. Annuii silenziosamente. Decidemmo sul momento, con la solennità di un giuramento antico. Non avremmo tenuto per noi che una minima e piccola parte, quanto bastava per onorare la fatica della scoperta, lasciando che il resto, la stragrande parte, prendesse la via del bene. Una quota fu assegnata per i necessari lavori, impellenti ma sempre prorogati per mancanza di fondi, da farsi al veliero “Madonna di Trapani. Un’altra parte da suddividersi, in parti uguali, tra i membri dell’equipaggio che avevano rischiato la vita nel viaggio ad Algeri.
Infine la quota più consistente sarebbe andata, quale beneficenza, ad una fratanza religiosa di marittimi dell’isola, il cui scopo principale era provvedere ai bisogni delle vedove e degli orfani di chi, marinaio, non era più tornato dall’azzurra avventura sul mare ed aveva come tomba le acque amare del Mediterraneo. Scendemmo verso cala Sataria che era quasi l’alba. Il tesoro non ci aveva resi uomini ricchi, ma uomini liberi dal peso crudele e opprimente dell’avarizia, sì. Dopo aver suddiviso gli scudi d’oro come concordato, il “Madonna di Trapani” tolse gli ormeggi dal porto di Pantelleria per andare incontro ad una nuova avventura. Guardai verso Bonsulton e scorsi, seminascosto dai rovi, il
vecchio dammuso della truvatura e lo vidi risplendere ai primi raggi del sole. La nera oscurità, che un tempo lo abitava, era stata finalmente scacciata.
(3 – fine)
Orazio Ferrara
………………………………….
Seguici sul canale WhatsApp
-
Ambiente5 anni faAMP, a Pantelleria Insieme Live: zonizzazioni e Guardia Costa ausiliario. Gadir e il brillamento de Il Caldo
-
Personaggi4 anni faStasera 4 Ristoranti a Pantelleria, con Alessandro Borghese. Ecco chi sono
-
Ambiente5 anni faPantelleria, il PD segnala colorazione anomala e artificiale nella spiaggia del Lago di Venere
-
Pantelleria4 anni faPantelleria a lutto per Giovanni Maddalena, il galantuomo del Conitro
-
Personaggi4 anni faPantelleria, è U Runcune il vincitore di 4 Ristoranti di Alessandro Borghese
-
Cronaca5 anni faUltima Ora – Pantelleria. Identificata la donna morta per annegamento, il secondo suicidio in un mese
-
Capitaneria di Porto4 anni faPantelleria, allarmanti condizioni meteo-marine nelle prossime 48/72 ore: onde 6 da metri
-
Pantelleria5 anni faPantelleria, divieto di balneazione a Punta San Leonardo