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Alessandro Borghese a Pantelleria. Paparazzato mentre girava all’Altamarea di Scauri

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E’ a Pantelleria, in questi giorni, fino a venerdì, Alessandro Borghese per girare, secondo le nostre fonti, una puntata del suo vincente format “4 Ristoranti””.

Il noto chef romano è stato immortalato da un paparazzo mentre si trovava davanti al ristorante di Scauri, L’Altamarea.

Secondo indiscrezioni, gli altri locali panteschi  in lizza dovrebbero essere: Al Tramonto, Firiciaki e un ristorante nei pressi del Lago Specchio di Venere.

Lo show è nato in Italia proprio grazie all’affascinante Borghese, nel 2015. Con la sua simpatia e verve non smette mai di incollare il pubblico televisivo davanti allo schermo, tra una sofisticata mantecatura, o un sfizioso impiattamento di prelibatezze di una qualche località italiana.

E ora sembra essere toccato alle cucine pantesche.

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Ambiente

Pantelleria, Via Trapani con tombino ballerino – Foto del giorno

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Diversi lettori ci hanno mandato una serie di foto che ritraggono il tombino ballerino, che giace a Via Trapani.

Lo abbiamo definito ballerino poichè, ogni qualvolta si presenta un fenomeno di pioggia, il coperchio della fogna si solleva con l’acqua che vi penetra, facendo fuoriuscire i liquami stagnanti e fetidi sulla nota strada di Pantelleria Centro.

Gli stessi lettori ci hanno riferito nelle loro email di aver segnalato il problema, nel tempo, soprattutto: per gli olezzi sgradevoli; per il pericolo rappresentato dal coperchio stesso quale motivo di inciampo o caduta; il tratto interessato è sdrucciolevole.

Ecco altre immagini

 

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Foto del giorno

Sicilia, il lago Pozzillo fotografato da satellite: drammatico simbolo di siccità

Giuliana Raffaelli

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Il lago Pozzillo, uno dei cuori idrici della Sicilia in provincia di Enna, è diventato oggi simbolo di siccità. Una siccità che sta investendo non solo il sud Italia e l’intero territorio nazionale, ma tutta Europa.

L’immagine è stata scattata il 16 luglio scorso dal satellite Copernicus Sentinel-2, del progetto congiunto di osservazione della Terra di Commissione europea e Agenzia spaziale europea (Esa), ed è stata scelta come foto del giorno del 23 luglio. Dal laconico titolo “Drought in Southern Italy” (“Siccità nell’Italia meridionale”) è diventata immediatamente una foto simbolo, dolorosa lacrima della nostra meravigliosa terra.

Pur nella sua bellezza essa mostra infatti una situazione drammatica. Un lacerto di acqua del volume di 23 milioni di metri cubi, che è solo il 15% della sua capacità massima, il 25% in meno rispetto a luglio 2020. La peggiore siccità dell’ultimo decennio.

Un dato drammatico che non fa altro che sottolineare una tendenza non solo siciliana ma globale. Secondo l’Osservatorio Anbi (Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) si tratta di una situazione che coinvolge tutti i bacini idrici siciliani: ad oggi (luglio 2021) i trinacri hanno a disposizione solo 443 milioni di metri cubi di acqua nei loro bacini, ossia 78 milioni di metri cubi di acqua in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (luglio 2020). A questo ritmo in pochi anni i bacini potrebbero prosciugarsi completamente.

L’emergenza siccità. L’emergenza siccità sta colpendo non solo il sud Italia, ma anche il resto del territorio nazionale. I dati degli ultimi 50 anni parlano di una perdita di 5 miliardi di metri cubi d’acqua.

Ed è sotto gli occhi di tutti il clima di questa estate, sempre più segnata da grande caldo e violenti temporali. Mentre al sud è già emergenza per le temperature elevate (a Pantelleria in questa stagione la colonnina di mercurio ha molte volte superato i 40 gradi) al nord i forti temporale stanno facendo smottare intere aree. Indice di un clima sempre più tropicale. E questa tropicalizzazione ha già fatto perdere, secondo Coldiretti, più i 14 miliardi di euro in 10 anni, tra cali di produzione agricola nazionale e danni a strutture e infrastrutture.

I dati dell’European Severe Weather Database (aggiornati al solstizio d’estate) parlano di circa 200 eventi climatici estremi da inizio anno. Eppure in Italia non piove a sufficienza: la siccità sta portando via ampie fette di bacini idrici, come dimostrato dalla foto dell’Esa. E non va meglio nel resto d’Europa, dove si assiste allo stesso trend. Negli ultimi 14 anni, la mancanza di precipitazioni e l’aumento delle temperature ha portato all’evaporazione dell’umidità nel suolo e alla diminuzione di volumi di acqua immagazzinati nei bacini idrici.

Anche l’Agenzia europea per l’ambiente (European environment agency, EEA) ha da tempo sottolineato che la siccità impatterà sempre più fortemente sull’agricoltura. Entro la fine di questo secolo si potrebbe assistere alla desertificazione di vaste aree dell’Europa, da Spagna a Grecia, passando anche per l’Italia. E nel 2040 lo stress idrico nazionale (ovvero il rapporto tra fabbisogno di acqua e approvvigionamento idrico) rientrerà nella fascia critica “alta”, la quarta su cinque.

Pensare che per far rientrare pian piano l’emergenza climatica, senza entrare nel merito delle grandi rivoluzioni green dei colossi energivori, basterebbe anche un saggio utilizzo dell’acqua fatto quotidianamente da cittadini e amministrazioni. Ma in Italia manca completamente questa cultura e l’“oro blu” sembra non essere preso nella giusta considerazione. I dati nazionali parlano di acquedotti che perdono il 42% dell’acqua immessa in rete e di famiglie che consumano, o meglio sprecano, in media 220 litri al giorno per abitante, una quantità assurdamente elevata se considera la media europea di 165 litri pro capite.

(Credit immagine: https://www.copernicus.eu)

Giuliana Raffaelli

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Cronaca

Pantelleria- Gadir, “Il Caldo si poteva aprire un mese fa” le parole del Parrinello – F O T O

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A poche ore dalla riapertura della zona termale del Gadir, abbiamo svolto un sopralluogo fotografico, in compagnia del direttore uscente del Parco di Pantelleria, Dr. Antonio Parrinello.

Era atteso da tutti, anche turisti ignari, il momento di poter usufruire delle vasche del Caldo e da oggi possiamo tornare a godere di uno dei luoghi più ameni e suggestivi di tutta l’itera isola.

 

“Si poteva riaprire un mese fa, forse anche più” è il commento a bruciapelo del direttore.

“Con questo evento abbiamo assistito a qualcosa che non dovrebbe accadere e invece è accaduta. Bisognava mettere in sicurezza una zona tra le più belle dell’isola e che vi fosse questa necessità lo ha testimoniato una foto che è stata esposta sui social e recante un cartella con la scritta “Caduta massi”! Questo posto è stato molto pericoloso negli anni. Se è vero che finora non è mai accaduto nulla, non è detto che l’incidente non possa avvenire e non dobbiamo aspettare l’evento fatale per intervenire.

“Ieri sera, insieme alla strada del Lago è stato aperto Il Caldo del Gadir e questa riapertura si poteva fare tranquillamente, almeno un mese fa se non di più, se non fossero intervenute le denunce, chiusure di cantieri. Tutte cose che si risolveranno come bolle di sapone visto il lavoro dei nostri tecnici a partire dal direttore dei lavori Gaspare Inglese.

“Ora finalmente possiamo fruire del Gadir in tutto il suo splendore. Il pericolo sicuramente è stato eliminato sebbene mi risulti che si debba fare qualche piccolo intervento a monte, ma non si tratta di pericoli.”

“Una cosa normale l’abbiamo portata su tutta la stampa nazionale, segnalando lo stesso Ente Parco che non faceva il proprio mestiere di tutela dell’isola. Ma noi abbiamo dimostrato non solo di tutelare Pantelleria, ma anche rendere fruibile in sicurezza le acque calde del Gadir.”

 

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