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Cultura

50 anni a Pantelleria Ida Galli, l’attrice de La dolce vita, Il Gattopardo e altri – Intervista

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Ida Galli ha scelto come sua residenza estiva la casa in contrada Punta Karace di Pantelleria.

 

“Era l’anno 1971, quando venni per la prima volta a Pantelleria. Qui dovevamo girare il film “Grazie signore p…”, con la regia di Renato Savino.”  Così esordisce l’attrice romana dei film di Fellini, Visconti, Sordi.

Io la osservo a lungo perché tale è ancora la sua bellezza ed eleganza da lasciare in sospeso il tempo. Nel discorrere non si percepisce inflessione dialettale alcuna, frutto dello studio di dizione per la moltitudine di copioni su cui ha lavorato.

Gesticolando con singolare grazia, prosegue: “Appena mi resi conto di dove mi trovavo realmente, chiamai mio marito per dirgli di raggiungermi: avevo deciso che Pantelleria sarebbe stata la nostra meta estiva. Acquistai la casa di Punta Karace che ho rifinito e che curo con particolare amore. Da allora non ho mai vissuto una estate senza venire a Pantelleria.”

Che cosa l’ha affiscinata di più dell’isola? “Naturalmente la natura, il mare ma anche molto la gente. Quella dell’epoca era diversa più affabile. Era meravigliosa: contadini, pescatori solo per nutrirsi. I muri, poi, sconvolgenti frutto di un lavoro infinito e prezione. E poi i profumi stordivano. All’epoca l’isola era diversa. In ogni dove la guardassi era un giardino curato. Le strade erano pulite dagli stessi isolani perché tenevano molto al decoro anche dell’ambiente circostante le loro abitazioni.”

Tra i film in cui ha lavorato Ida Galli ne menzioniamo alcuni: Il Gattopardo, La dolce vita, Professor Guido Terzilli medico, Un dollaro bucato, La battaglia d’Inghilterra, Per quest’ultima pellicola, un dramma storico, il 30 settembre l’attrice sarà ospite di Nuovi Orizzonti, insieme al regista Davide Mancori e il produttore musicale Filippo De Masi

Insomma oltre sessanta pellicole portano il suo viso con la pelle di seta, il suo charme e la sua bravura. Ma il primo con cui esordì nel 1959 fu Nel blu dipinto di blu  di Piero Tellini.  Qui la conobbe Domenico Modugno che si ispirò per scrivere la canzone Ciao ciao bambina (Piove).

So che lei ha lascito il cinema che era ancora giovane e proprio quando le stavano proponendo una parte da protagonista in un film importante. Come mai questa scelta? “I miei figli: Deborah e Alessandro. Mi sono ritirata dalle scene perché crescessero con me.”

Poi di cosa si è occupata? “Per 25 anni ho lavorato nel campo dell’arte con Giulio Macchi”.

Rimpiange la scelta di aver lasciato il cinema? “No, non è proprio un rimpianto. La cosa che però mi è mancata di più è il contatto con quell’ambiente, con quelle persone così speciali. Fellini, Sordi, Mastroianni, De Filippo, Giuliano Gemma… Amavo quelle persone.”

Comunque i suoi rapporti con l’arte li ha mantenuti? “Certamente non con tutti. Ma capita che vengano a trovarmi proprio qui a Pantelleria personaggi come Uto Ughi. Era venuto sull’isola per un concerto. Poi è venuto a casa mia per cena e mentre io preparavo lui era sdraiato sulle mie cupole  a guardare il cielo, E poi ancora ospiti come Andrea Grimellini.

Dal lontano 1971, la diva  non ha mai mancato una estate dalla casa con la vista sul mare e sulle albe più affascinanti, dove proiettare i suoi occhi color cielo che hanno sedotto il mondo di quel cinema che ha fatto epoca.

Marina Cozzo

 

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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1 Commento

1 Commento

  1. Avatar

    Leone Roberto

    07:11 - Settembre 26, 2019 at 07:11

    Ho conosciuto la signora Ida Galli quest’anno in gita a Pantelleria, grazie a mio cognato Tonino. Sono rimasto affascinato dalla sua bellezza ma soprattutto dalla sua dolcezza e dalla sua umanità. Socievole con tutti. La signora Ida è stata una grande diva ma soprattutto è una bellissima persona. Roberto

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Cultura

Pantelleria, oggi scoperta la targa in onore del M.llo Vito D’Ancona tra commozione e ricordi indelebili

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Oggi, 16 aprile 2026, si è celebrata l’inaugurazione della targa dedicata al Maresciallo della Polizia Municipale, Vito D’Ancona.
Una mattinata partita con nuvole sospette e poco rassicuranti, che poi hanno lasciato il posto una una splendida giornata di sole come solo Pantelleria sa regalare.
Il capannello di gente si è radunato nel piccolo vicolo di accesso al Palazzo Comunale e alla sede della Polizia Municipale. Con ossequio ed emozione, ha reso omaggio all’iniziativa dei figli Claudio e Battista D’Ancona e ascoltato il discorso di apertura del primo cittadino, Fabrizio D’Ancona.

Questi, con parole lapidarie, sincere e toccanti, ha ricordato il valore di un uomo di tempra e semplice al contempo.



Così Fabrizio D’Ancona

“Oggi la nostra comunità compie un gesto importante, non è soltanto un atto formale ma un momento profondamente sentito: intitolare una via al maresciallo Vito D’Ancona significa infatti affidare alla memoria collettiva il valore di una vita interamente dedicata al servizio degli altri. 
“Vito D’Ancona è stato un uomo dello Stato, un servitore leale della comunità, per molti anni comandante dei Vigili Urbani di Pantelleria.
“Ha svolto il proprio ruolo con dedizione, rigore e senso del dovere. Ma prima ancora è stato un uomo giusto, un esempio di rettitudine, riconosciuto e stimato non solo dalle istituzioni ma anche dai cittadini e da tutte le forze dell’ordine con cui ha collaborato nella sua lunga carriera…”

Nell’illustrare il personaggio, il Sindaco ha ricordato un gesto veramente eroico compiuto dalla buonanima (per usare un termine squisitamente meridionale), il lontano 15 agosto del 1976, alloquanto, Vito D’Ancona si trovava al Lago di Venere per sorvegliare il buon andamento della corsa di cavalli attorno allo specchio d’acqua: “Due bambini – prosegue il governatore dell’isola – si trovarono in grave pericolo, rischiando di essere travolti dalla corsa sfrenata dei magnifici destrieri panteschi lanciati al massimo. In quel momento il Mariscello D’Ancona non esitò. Si lanciò con coraggio per salvarli mettendo a rischio la propria vita, ma riuscendo nell’intento scongiurando a una tragedia che sembrava inevitabile.
“Quel gesto non fu soltanto un atto di coraggio, fu la più alta espressione del senso del dovere, della responsabilità e dell’umanità; la dimostrazione concreta di cosa significa servire davvero la propria comunità, esserci sempre, soprattutto quando conta.
“Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2009, la stima e l’affetto nei suoi confronti non si sono mai spenti. Al contrario si sono rafforzati nel tempo, nei ricordi, nei racconti, nei segni di riconoscenza che continuano a vivere nella memoria collettiva.”

“Un particolare pensiero va ai figli Claudio e Battista (rappresentato dal nipote per motivi di salute) perché mantenere viva  una memoria così rilevante significa continuare a donarla all’intera comunità.”

Così Claudio D’Ancona

Con malcelata commozione, il figlio Claudio ha preso la parola, dopo aver ricordato i vari comandanti che si sono succeduti, fino ad arrivare all’attuale Rosario Di Bartolo, con cui ha condiviso l’infanzia e l’impegno verso la propria professione: “Mi rimangono delle  cose importanti di mio padre che sono state fondamentali nella mia vita: l’onestà verso gli altri, il rispetto  verso la propria divisa e ricordo che non ho visto mai mio padre in borghese perché la divisa per lui era una seconda pelle.
“Mio padre è sempre presente.”

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Cultura

Castello, Leali per Pantelleria scrive al Presidente Schifani “Intervento tempestio e risolutivo”

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Gentile Presidente Renato Schifani,

alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, rese nel corso del Question Time di ieri, dalle quali emerge chiaramente come la competenza sul Castello di Pantelleria sia esclusivamente in capo alla Regione Siciliana, desideriamo sottoporre alla Sua attenzione una questione di grande rilevanza per la nostra comunità.

Ad oggi, il Castello continua a essere al centro di un rimpallo di competenze tra amministrazioni, demanio e soprintendenza, come peraltro evidenziato anche dall’On. Rita Dalla Chiesa nella sua interrogazione parlamentare.

Con l’imminente avvio della stagione estiva, riteniamo inaccettabile che cittadini e turisti vengano privati della fruizione di un bene culturale di così grande valore storico e identitario per Pantelleria.

Per tali ragioni, Le chiediamo un intervento tempestivo e risolutivo affinché il Castello venga restituito quanto prima alla comunità.

Certi della Sua attenzione e sensibilità sul tema, La ringraziamo anticipatamente per quanto vorrà fare.

I consiglieri di Leali per Pantelleria
Angelo Casano
Mariangela Silvia
Angela Siragusa
Giovanni Valenza

Per approfondire: Il Castello di Pantelleria oggetto di interrogazione al Parlmento con l’On. Dalla Chiesa – L’intervento integrale

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Cultura

Un nuovo avvicente libro di Orazio Ferrara in libreria: “Predatori d’acciaio”

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Per i tipi IBN Editore di Roma è stato pubblicato il nuovo libro di Orazio Ferrara “Predatori d’acciaio / I sommergibili più letali della Seconda Guerra Mondiale”, ill., pp. 164, € 15.
E’ il nuovo libro di Orazio Ferrara, lo scrittore e storico di Pantelleria.

Dalla 4a di copertina:

Negli abissi della Seconda Guerra Mondiale, il successo non si misurava solo in audacia, ma nel peso del metallo nemico colato a picco.
L’autore esplora l’epopea dei “predatori d’acciaio” attraverso una classifica spietata, ma oggettiva, basata sul tonnellaggio affondato, smontando pezzo dopo pezzo la propaganda dei vincitori.
Se il dominio degli U-Boot tedeschi appare indiscutibile, i documenti d’archivio restituiscono una verità sorprendente: i sommergibili italiani Da Vinci e Tazzoli superarono per efficacia i più celebrati campioni americani e britannici. Un capitolo fondamentale è dedicato alla figura leggendaria di Carlo Fecia di Cossato, il “Samurai azzurro”, che con il suo Tazzoli divenne uno degli assi più letali e rispettati dell’intero conflitto. Dall’Atlantico al Pacifico, questo volume rende giustizia a comandanti straordinari e a equipaggi indomiti che trasformarono i propri battelli in macchine da guerra formidabili, sfidando non solo il nemico, ma anche il destino di una “bara d’acciaio” sempre in agguato.

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