Polemiche su rimozione piante intorno al Lago. Il Parco “Interventi pianificati scientificamente”
In merito alle preoccupazioni espresse da alcuni cittadini riguardo agli interventi di
rimozione di piante intorno al Lago Bagno dell’Acqua (anche detto Specchio di Venere),
l’Ente Parco desidera fare chiarezza e rassicurare la comunità locale. Le attività in corso
non costituiscono un’azione arbitraria di disboscamento ma interventi pianificati
scientificamente e obbligatori per legge, finalizzati alla salvaguardia degli habitat naturali
del lago.
Gli interventi finora eseguiti e tuttora in corso rientrano nel più ampio progetto finanziato
dalla Regione Siciliana per un importo complessivo di 910.860,00 euro (Azione 2.5.1
“Interventi per la tutela, salvaguardia e la valorizzazione della Rete Natura 2000, dei
Parchi naturali e delle aree boscate”. – CUP B23D21002000006 CIG: B946F19A92) volto
alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità.
Gli obiettivi e le finalità di questo percorso sono stati illustrati alla comunità in un convegno
al Castello di Pantelleria il 28 giugno 2024 (dal titolo “Conservazione della biodiversità del
Lago Bagno dell’Acqua/Specchio di Venere: sviluppi recenti e prospettive future”) che
aveva raccolto i risultati di indagini scientifiche (idrogeologiche, vegetazionali, ambientali e
paesaggistiche) condotte da ricercatori dell’Università Sapienza di Roma, CNR ed esperti
di altri istituti di ricerca e coordinate da Ente Parco, Comune e Regione Siciliana.
Premesso che il Lago Bagno dell’Acqua custodisce un ecosistema unico al mondo per le
specie vegetali e animali, con la presenza di specie rare, endemiche o nuove, e habitat
rarissimi la cui superficie deve restare costante o aumentare, gli studi condotti avevano
definito le modalità di intervento per salvaguardare tale biodiversità, proteggere le
peculiarità geologiche e naturalistiche e garantire una fruizione ecosostenibile.
Tali studi hanno anche chiarito le azioni per mitigare le minacce naturali ed antropiche che
gravano sull’ecosistema, tra le quali l’estirpazione di specie vegetali esotiche invasive
come l’Acacia saligna e le palme del genere Washingtonia. Queste piante, totalmente
estranee alla flora spontanea mediterranea, occupano rapidamente lo spazio vitale
sottraendolo agli habitat prioritari protetti dalle direttive comunitarie (come le rarissime
“Steppe salate mediterranee-Limonietalia” e le praterie alofile) che l’Ente Parco ha il
dovere giuridico e morale di proteggere e incrementare.
L’estirpazione mira dunque a interrompere questa infestazione, a mitigare le minacce
naturali e antropiche (riducendo anche l’apporto di terreno che defluisce nello specchio
d’acqua) e a restituire al Lago il suo aspetto originario, sano e incontaminato.
Si precisa, inoltre, che l’eradicazione di Acacia saligna è un obbligo di legge stabilito dal
Decreto Legislativo n. 230/2017 (in recepimento del Regolamento UE n. 1143/2014)
esteso a tutto il territorio europeo, sia sulle proprietà pubbliche che su quelle private, così
come di Pennisetum e Ailanthus.
L’Ente Parco invita anche i cittadini alla prudenza: Acacia Saligna (che non è la mimosa,
ma è una “falsa mimosa”) è una pianta tossica per la flora circostante e i suoi residui
legnosi non devono essere usati per braci o barbecue. La combustione rilascia infatti un
gas a base di azoto e zolfo nocivo che può provocare malessere (come nausea, vomito e
vertigini) sia a essere umani che animali di affezione.
L’Ente rimane a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento e ribadisce che ogni
intervento è guidato dal massimo rigore scientifico e dall’amore per la cura e il futuro del
territorio.
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