Cultura
Sicilia, Segesta la sorella di Selinunte
Ai Greci la Sicilia piaceva parecchio. Ecco perché Omero ne parla nell’Odissea ed hanno lasciato fior fiori di testimonianze e resti monumentali che ancora oggi svettano sulla cima di colline e da lì diffondono il loro fascino di luoghi al di fuori del tempo. Segesta e Selinunte ne sono un esempio, due città il cui annoso conflitto andò ad alimentare la lotta tra Greci e Cartaginesi per il controllo della Sicilia. I Cartaginesi si allearono prima con Selinunte, mentre la nemica era alleata con Atene; poi con Segesta e distrussero Selinunte, che fu ricostruita e distrutta ancora una volta, mentre Segesta crollò al cospetto del tiranno di Siracusa. Tra una distruzione e l’altra, andiamo alla scoperta dei resti di queste due antiche nemiche. Segesta oggi è una città fantasma, non più abitata da parecchi secoli. Non avrete difficoltà a immaginare i resti ricchi di storia brulicanti di vita. L’antica città si trova sul monte Barbaro nel comune di Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani. Fondata dagli Elimi, antico popolo siculo dalle origini incerte, è stata poi soggetta a dominazione ellenica e romana. Camminando lungo i pontili al di sopra di antiche fortificazioni e resti di altre civiltà la sensazione è quella di fare un viaggio nella storia. Bellissimo è il tempio di Segesta, magnifico esempio di stile dorico in ottimo stato di conservazione. Non da meno è il teatro greco scavato nella roccia che probabilmente risale alla metà del V secolo e che poteva ospitare circa tremila spettatori. È coreograficamente situato sulla cima del monte Barbaro, vi aspetta perciò una scarpinata per raggiungerlo, soprattutto se ci arrivate dopo aver visitato il tempio, che si trova dalla parte opposta, ma ne vale la pena. Il teatro è stato restaurato di recente e viene utilizzato in occasione di eventi teatrali che rievocano la Sicilia antica come quelli che si tengono in occasione del Segesta festival, tra fine luglio e fine agosto. Infatti le Compagnie teatrali mettono in scena , una serie di spettacoli e concerti per il ” Calatafimi Segesta Festival Dionisiache “, tra cui storie narrate con le antiche tecniche del cantastorie e dei cuntastorie, antiche sonorità della tradizione popolare, per una versione tragi‐comica e allo stesso tempo fedele alle fonti inquisitei. Ma non è un incontro di sole note, ma un vero incrocio di passioni e talenti che si svolge sul palco di uno degli spazi più belli del territorio siciliano con serate di jazz al tramonto”. Infine conosciute sin dall’antichità, vi sono le Terme Segestane, la più importante manifestazione idrotermale di superficie della
Sicilia Occidentale sorgenti si trovano tra la zona di Ponte Bagni e del Fiume Caldo (Terme Gorga) e sono legate probabilmente alla presenza di profonde faglie che intercettano nel sottosuolo le acque calde, portandole a giorno. Come riferiscono Strabone e Diodoro Siculo nelle loro opere, le Aquae Segestanae sarebbero legate al mito di Ercole, il quale trovò ristoro nelle acque calde fatte scaturire dalle ninfe. Se siete alla ricerca di un ambiente più selvaggio, basta risalire di poco il corso del fiume per ritrovarsi immersi in uno spettacolare canyon con cascatelle, tamerici e oleandri, alcune sorgenti si aprono proprio nell’alveo fluviale, provocando un piacevole riscaldamento delle acque.
PROPOSTA PROGETTUALE Lezioni di filosofia tenute dai docenti all’aperto nella cavea del teatro greco, alle scolaresche liceali Trapanesi con espliciti riferimenti ai simposi tenuti dai socratici agli allievi per insegnargli a ragionare e ad amare “Sophia” ed i valori della vita e non i reality, con creazione di apposite rappresentazioni teatrali di dramma antico tratte dall’Odissea ed ambientate nella nostra amata magna-grecia! Creazione di spettacoli di lirica, musica sinfonica, danza e prosa con programmazione pluriennale e non occasionale affinchè l’animo raffinato e colto dei greci che lo crearono si perpetui nei secoli, nella loro e nostra tanto amata MAGNA GRECIA!
Fabrizio Vella
Cultura
Pantelleria Capitale italiana del mare 2026, Gereon Pilz risponde a Leali per Pantelleria
L’articolo che poco fa è uscito su Il Giornale di Pantelleria mi spinge di rispondere immediatamente perché offende tutta la comunità pantesca che da quando è stato pubblicato da parte del comune l’invito a partecipare alla candidatura, si sta muovendo.
Tutti i stakeholder e associazioni sono stati avvisati e l’euforia dei volenterosi che vogliono partecipare è cresciuta da giorni a giorni perché l’iniziativa sta creando una sinergia mai vista prima a Pantelleria in occasioni simili.
Allego qualche foto che testimoniano il successo del annuncio di partecipazione e il flusso di persone che si trovano e incontrano nel White Cube (Ex Glutiniamo free in Corso Umberto I, 39) quasi giornaliera – che ho dato a disposizione per la fase della raccolta di tutti i progetti che la comunità pantesca sta lanciando per la realizzazione del dossier per la candidatura.

Niente ritardi! Solo lavoro duro, concreto, concentrato e „concertato“.
Ma mi chiedo perché LeAli per Pantelleria abbia bisogno di fare sempre polemica sulle spalle dei cittadini panteschi?
Tutta la comunità dell’isola lavora con tutte le sue forze e risorse da giorni insieme e intensamente e LeAli per Pantelleria non sa niente?
Chi vuole ancora partecipare è invitato a passare in Corso Umberto I, 39 fino alle ore 20 stasera ho mi contatta > gereonline@gmx.de
Per i collaboratori alla candidatura e previsto un’incontro finale domenica alle ore 15:30 – sempre nel White Cube.
Gereon Pilz
Presidente Circolo Culturale Corso Umberto APS
per approfondire: Leali per Pantelleria – Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre
Cultura
Dal debito fondativo al dissesto finanziario: Solarino davanti al suo nodo storico
Giorno 8 gennaio 2026 data storica per il Consiglio comunale di Solarino che ha dichiarato il dissesto finanziario dell’Ente.
Una decisione grave, ma necessaria, assunta con otto voti favorevoli quelli della maggioranza a sostegno del sindaco Tiziano Spada e tre astensioni.
Il provvedimento arriva dopo l’esame del consuntivo 2024, che ha certificato un disavanzo superiore ai 15 milioni di euro e squilibri strutturali tali da rendere impossibile proseguire l’attività amministrativa senza ricorrere agli strumenti straordinari previsti dalla legge.
A votare a favore sono stati Oriana Burgio, Giuseppe D’Aquino, Marco Torcasso, Sebastiano Scorpo, Giuseppe Pelligra, Carmelo Terranova, Floriana Lombardo e Benedetta Italia, attenendosi alle indicazioni contenute nella relazione del Collegio dei revisori dei conti.
Critica l’opposizione: l’ex sindaco Giuseppe Germano, in carica da giugno 2022 a fine 2024, ha ribadito di non ritenersi responsabile delle passività e si è astenuto insieme a Francesca Oliva e Silvana Cassia.
“Per l’ente non si tratta di un fallimento, perché il Comune di Solarino continuerà a operare e garantire i servizi”, ha chiarito il presidente del Collegio dei revisori, che già in sede di approvazione del conto consuntivo aveva indicato nel dissesto la soluzione più idonea per fronteggiare una situazione debitoria ormai irreversibile. Con la dichiarazione di dissesto sarà nominato un Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), una terna di professionisti indipendenti incaricata di accertare i crediti, gestire il debito e definire i rapporti con i creditori.
“Oggi Solarino riparte da zero, spero che si possa fare insieme”, ha dichiarato il sindaco Tiziano Spada, in carica da giugno, aprendo ufficialmente una nuova fase politico-amministrativa per il Comune.
Una storia che si ripete
Stemma sul pavimento prospiciente la tomba di Giuseppe Antonio de Requesens(1703-1772), vescovo di Siracusa, nella Cappella di Santa Lucia, nel Duomo di Siracusa. Foto di Giovanni Dall’Orto
Ma il dissesto di oggi, pur maturato in un contesto normativo, politico ed economico completamente diverso, riporta alla luce una costante profonda della storia di Solarino: quella di una comunità che nasce e cresce spesso sul confine sottile tra ambizione istituzionale e fragilità finanziaria.
Solarino, infatti, nasce a debito. La sua fondazione nel XVIII secolo non fu il risultato di una crescita spontanea, ma una precisa scelta politica della nobiltà siciliana.
Il feudo di San Paolo Solarino giunse ai de Requesens attraverso il matrimonio tra don Antonio ed Eleonora Gravina, ma fu il principe don Giuseppe Antonio de Requesens a comprendere che la colonizzazione del feudo avrebbe garantito accesso a un seggio senatoriale nel Parlamento siciliano.
In quell’epoca, fondare un centro abitato significava entrare nei luoghi del potere.
Il progetto, tuttavia, nasceva in una condizione di cronica crisi di liquidità.
Le risorse necessarie per costruire le abitazioni dei coloni, la chiesa, il mulino e le opere pubbliche, oltre al pagamento della licentia populandi, superavano ampiamente le possibilità economiche della famiglia.
Il rifiuto di un prestito bancario da parte di un istituto palermitano rese evidente la debolezza finanziaria dell’impresa.
La svolta arrivò nel 1755, quando don Giuseppe Antonio affidò pieni poteri allo zio paterno, Giuseppe Antonio de Requesens, vescovo di Siracusa.
Fu grazie all’autorità ecclesiastica che Solarino poté nascere: prestiti obbligazionari concessi dalle comunità religiose di Noto, recuperi forzosi di crediti ecclesiastici a Lentini, somme prestate da religiosi e istituti pii.
La nuova comunità prese forma interamente a debito, attraverso un sistema di finanziamenti straordinari spesso imposti più che negoziati.
Nel 1770 arrivarono la licentia populandi e il titolo di senatore, concessi “fermo restando l’onere di restituire le somme ricevute”.
Un successo politico che sancì l’ingresso dei de Requesens nelle istituzioni del Regno, senza però risolvere la contraddizione di fondo: Solarino era politicamente legittimata, ma economicamente fragile.
Le alleanze parlamentari, in particolare quella con il Duca di Floridia, rafforzarono l’autonomia giurisdizionale delle nuove comunità, ottenendo l’esenzione dalle gabelle dell’Università di Siracusa.
Una vittoria che consolidò l’indipendenza politica di Solarino, ma che ne accentuò anche la dipendenza da equilibri esterni e decisioni di vertice.
Don Giuseppe Antonio ricoprì incarichi prestigiosi,governatore del Monte di Pietà di Palermo, deputato della Giunta pretoria, senatore e riuscì persino a ricondurre alla famiglia gli ingenti possedimenti dei Del Carretto.
Eppure, dietro l’apparente successo, restava irrisolta la debolezza strutturale di una comunità nata senza basi economiche solide.
È in questo parallelismo che il dissesto di oggi assume un significato che va oltre la cronaca amministrativa.
Allora come oggi, Solarino ha scelto di esistere, di contare, di rivendicare autonomia e servizi anche quando le risorse non erano sufficienti a sostenerne il peso.
Nel Settecento il costo ricadde su monasteri, opere pie e sulla famiglia fondatrice; oggi ricade sull’intera comunità, chiamata a confrontarsi con vincoli, sacrifici e una lunga fase di risanamento.
La storia non assolve né condanna, ma offre una chiave di lettura.
Solarino non è una realtà “fallita”, bensì una comunità che vive da sempre sul crinale tra ambizione e limite. Riconoscere questa continuità significa guardare al dissesto non come a una vergogna da rimuovere, ma come a un passaggio che impone una domanda ormai non più rinviabile: se l’autonomia e l’identità istituzionale possano ancora essere pensate senza una reale e duratura sostenibilità economica.
Oggi, più che mai, la risposta dovrà essere costruita collettivamente.
Laura Liistro
Cultura
Leali per Pantelleria – Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre
Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre. Ma c’è ancora tempo per farcela
Il Governo ha emanato il bando “Capitale del Mare”, che mette in palio 1 milione di euro per il Comune costiero che riuscirà a salire sul podio. Un’occasione importante, strategica, capace di generare sviluppo, turismo, immagine e nuove opportunità per i territori insulari.
Mentre il Comune di Lampedusa, con grande tempestività e in pompa magna, ha già annunciato ufficialmente la propria partecipazione e condiviso il progetto con le associazioni dell’isola la nostra amministrazione è in evidente ritardo.
Solo in questi giorni, infatti, è stato pubblicato un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse e proposte, con scadenza fissata al 12 gennaio, a pochi giorni dal termine ultimo del bando nazionale previsto per il 20 gennaio.
Nell’avviso pubblico emanato dal nostro comune si legge che la nostra amministrazione stia valutando di promuovere una partecipazione ampia.
Una vera e propria corsa contro il tempo, che si poteva certamente evitare.
Detto questo, non vogliamo limitarci alla polemica. Vogliamo invece lanciare un messaggio chiaro e positivo: questa è un’occasione che vale la pena cogliere, anche all’ultimo miglio. Le associazioni, le realtà culturali, sociali ed economiche del territorio hanno competenze, idee e visione. Partecipare significa non solo provare a vincere il bando, ma anche costruire sinergie, generare fermento culturale e rafforzare il senso di comunità.
Se dovessimo riuscire a ottenere questo riconoscimento, il beneficio sarebbe enorme: rilancio dell’immagine dell’isola, nuovo impulso al turismo, valorizzazione del mare come risorsa identitaria e strategica.
Alla nostra amministrazione agli assessori di competenza chiediamo ora un cambio di passo immediato: più azione.
Il tempo è poco, bisogna correre, si crei una task force, si raccolgano intorno ad un tavolo le migliori energie dell’isola.
Leali per Pantelleria
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