Trasporti
Servizio Navetta Ronciglio, Assessore Tremarco: “Sistema Autorità Portuale é stato fondamentale per trovare soluzione”
“Entro questo mese di novembre sarà istituito il servizio navetta per il molo Ronciglio a Trapani grazie alla collaborazione degli entri preposti” – questo é il commento dell’Assessore ai Trasporti Tremarco.
“L’Intervento del Sistema Autorità Portuale, che ringraziamo”, prosegue Tremarco, “é stato fondamentale e il percorso avviato é sempre stato collaborativo. L’attivazione del servizio per un anno é un segnale chiaro rispetto all’attenzione che é stata posta sul problema”
Cronaca
Trasporti, Assessore Tremarco: “Pantelleria non può vivere nell’incertezza dei collegamenti”
Tremarco: “Provvederemo a trasmettere una relazione agli organi competenti, affinché quanto accaduto sia oggetto delle opportune verifiche”
Era il volo delle or 7.00 di ieri, 13 aprile, 2026, decollato da Pantelleria per Trapani. Ormai giunto quasi a Mazara del Vallo, il velivolo della DAT ha avuto una avaria ad uno dei motori, costringendo il comandante a tornare sulla pista pantesca per un atterraggio d’emergenza.
Subito mobilitati ambulanza e Vigili del fuoco, per accertarsi che tutte le manovre di sbarco fossero in sicurezza e che alcun passeggero fosse coinvolto.
Graznde paura, ieri, dunque ad alta quota: gli occupanti lìaereo erano tutti visibilmente spaventati e scossi, come ci hanno riferito testimonaìianze, durante l’intera giornata di ieri.
L’Assessore ai Trasporti di Pantelleria, Federico Tremarco ha così commentato
Quanto accaduto sul volo di ieri mattina, 13 aprile, rientrato per un “allarme motore” impone una riflessione che vada oltre il fatto in sé.
Comprendo il disagio e la preoccupazione dei passeggeri, che sono sentimenti umani e legittimi. Ma proprio per questo è necessario riportare l’episodio nella sua dimensione reale: il rientro dell’aeromobile è avvenuto secondo procedure di sicurezza che esistono esattamente per prevenire rischi maggiori. E il fatto che l’atterraggio sia avvenuto senza conseguenze dimostra che quelle procedure hanno funzionato.
Tuttavia, fermarsi a questo sarebbe un errore.
Perché il punto non è l’evento, ma il contesto in cui esso si inserisce. E il contesto è quello di un sistema di collegamenti che, troppo spesso, non offre quella continuità e quella affidabilità che un’isola come Pantelleria ha diritto di avere.
Il tema, dunque, non è la sicurezza del singolo volo, ma la qualità complessiva del servizio. E su questo non possiamo permetterci ambiguità: la continuità territoriale non può essere solo un principio formale, ma deve tradursi in un sistema stabile, prevedibile, adeguato ai bisogni dei cittadini e alle esigenze del territorio.
Per queste ragioni, provvederemo a trasmettere una relazione agli organi competenti, affinché quanto accaduto sia oggetto delle opportune verifiche.
Ma, soprattutto, continueremo a porre con determinazione il tema dell’affidabilità dei collegamenti, perché senza certezze nei trasporti un’isola non è davvero connessa, ma semplicemente esposta.
Federico Tremarco
Assessore ai Trasporti e Turismo
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Trasporti
Pantelleria, chiusura temporanea del parcheggio di Via Conventino e proroga lavori a Via Yranim
Dal ieri 13 aprile 2026, fino al prossimo 11.08.2026, data presunta di termine dei lavori, il parcheggio di Via Conventino sarà chiuso al traffico e alla sosta per la realizzazione di un parcheggio ecosostenibile nel centro urbano di Pantelleria.
Conseguentemnte, ai fini della viabilità, il Comandante della Polizia Municipale Rosario Di Bartolo ha emesso ordinanza con cui , tra l’altro, dispone il posizionamento di transenne di interdizione:
▪ all’ingresso del parcheggio su Via Crispi;
▪ all’ingresso del parcheggio su Via Conventino.
Inoltre, tra le ordinanze del settore viabilità, è stabilita proroga dal 07.04.2026 FINO AL 18.04.2026 relativa ai lavori di efficientamento della rete idrica su Via Yranim e Via Velcimursà;
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Economia
Crisi di Hormuz: carburanti fino al +45% e bollette sempre più care
Più di 3.000 petroliere al mese attraversano il passaggio di Hormuz, un corridoio largo poco più di 33 chilometri in uno dei punti più stretti. È da qui che passa una quota decisiva del petrolio marittimo mondiale, e la scelta iraniana di limitare i transiti ha trasformato una crisi militare in uno shock economico immediato. Il punto non riguarda solo il Golfo: il rincaro di greggio, diesel, gas e carburanti per l’aviazione si riflette già sui costi di trasporto, sui prezzi industriali e sulle aspettative d’inflazione in Europa e negli Stati Uniti. In uno scenario simile tornano centrali sia il mercato energetico sia il costo dell’energia elettrica, perché ogni tensione sulle materie prime si trasmette rapidamente a famiglie e imprese.
Il corridoio energetico del Golfo
La novità delle ultime ore è che lo Stretto non risulta chiuso in modo assoluto, ma sottoposto a un filtro politico e commerciale. Teheran sta usando il passaggio come leva selettiva, penalizzando i nemici e favorendo partner e Paesi ritenuti non ostili, mentre sull’area pesa anche l’ultimatum statunitense di un possibile intervento per riaprire la rotta. Alcune petroliere sono riuscite ad attraversare in sicurezza e anche l’Iraq ha comunicato la possibilità di far transitare il proprio greggio, segnale di una restrizione variabile più che di una serrata totale.
È proprio questa gestione discrezionale a rendere la crisi più destabilizzante per i mercati. Il problema non è soltanto la quantità di barili che rischia di fermarsi, ma l’incertezza sulla regolarità delle consegne e sui costi assicurativi e logistici per gli armatori. In un sistema che vive di flussi continui, anche un canale formalmente aperto ma politicamente instabile produce tensione sui futures, spinge in alto il prezzo del greggio e allarga il premio di rischio sull’intera catena energetica.
Gli effetti su carburanti e inflazione
La ricaduta più visibile è già quella sui carburanti. I dati più recenti mostrano un forte aumento dei prezzi negli Stati Uniti:
Dall’inizio del conflitto la benzina è salita del 37%, passando da 2,98 a 4,08 dollari al gallone.
Il diesel è aumentato del 45% in un mese, mostrando una reazione ancora più violenta alla crisi di approvvigionamento.
Il dato è rilevante anche per l’Europa, perché il diesel resta la base del trasporto merci e di molte filiere industriali.
Quando sale il diesel, l’effetto non si ferma alla pompa ma si trasferisce su logistica, distribuzione e prezzi finali.
In Italia l’allarme si è allargato anche all’aviazione. Si registrano prime limitazioni ai rifornimenti in diversi aeroporti, con alcuni scali senza carburante fino a determinate fasce orarie e altri operativi solo con quantità limitate per specifiche categorie di voli. La conseguenza pratica è doppia: famiglie e imprese possono trovarsi davanti a costi più alti, sia nelle bollette della luce sia nelle bollette del gas, mentre governi e banche centrali rischiano di fronteggiare una nuova ondata di rincari importati.
Le mosse diplomatiche e la vulnerabilità europea
Il punto strategico è che l’Occidente dispone di margini limitati e costosi. Nelle ultime settimane si è formato anche un coordinamento internazionale di oltre 40 Paesi interessati alla riapertura e alla sicurezza della rotta. Ma la fragilità europea resta evidente: gli Stati Uniti possono contare di più sulla produzione interna, mentre il vecchio continente continua a subire gli shock esterni attraverso i prezzi dell’energia e i costi di importazione. Per questo la crisi di Hormuz pesa a Bruxelles quasi quanto a Riyad o a Teheran, e rende ancora più sensibile la scelta tra offerte gas e offerte luce in una fase di forte volatilità.
Il passaggio finale riguarda la durata della crisi. Finché Hormuz resterà un rubinetto geopolitico e non una via marittima pienamente neutrale, i mercati continueranno a prezzare tensione, scarsità e possibile escalation. Il punto essenziale è che non serve una chiusura totale per produrre un danno reale, basta la percezione che i flussi possano essere interrotti in qualsiasi momento. È questa incertezza, più ancora della carenza fisica immediata, a spiegare perché una crisi locale nel Golfo stia già diventando una questione globale per energia, trasporti, inflazione e crescita.
Fonte: papernest.it
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