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Sociale

Pantelleria – Violenza donne, “Per un domani migliore cambiamo rotta” progetto anche per studenti elementari

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Inizia domani la prima fase di un progetto promosso dal Comune di Pantelleria, per sensibilizzare la comunità contro la violenza di genere a partire dai bambini delle scuole elementari.

Così l’assessorato alle pari opportunità e politiche giovanili, nella persona di Benedetta Culoma, descrive “Per un domani migliore…. cambiamo rotta”

Una prima fase del progetto si sviluppa su due binari:

interventi di prevenzione e formazione rivolti alle Scuole del territorio a partire dalle classi 4° e 5° della Scuola Primaria fino al biennio della Scuola Superiore, con inizio il 16 Novembre e fino al 24 Novembre, mentre le classi del secondo biennio e le classi quinte della Scuola Superiore saranno parte attiva in una proposta che presenteranno nella Sala dell’Oratorio Don Bosco “Punto Luce” del Capoluogo;

il 25 novembre 2023
Convegno aperto alla cittadinanza in Aula Consiliare, con interventi di figure istituzionali dalle diverse professionalità per informare la comunità sui percorsi possibili all’interno di una rete di sostegno alle donne oggetto di violenza e agli “orfani speciali” (seguirà locandina con il programma).

Marina Cozzo è nata a Latina il 27 maggio 1967, per ovvietà logistico/sanitarie, da genitori provenienti da Pantelleria, contrada Khamma. Nel 2007 inizia il suo percorso di pubblicista presso la testata giornalistica cartacea L'Apriliano - direttore Adriano Panzironi, redattore Stefano Mengozzi. Nel 2014 le viene proposto di curarsi di Aprilia per Il Corriere della Città – direttore Maria Corrao, testata online e intraprende una collaborazione anche con Essere Donna Magazine – direttore Alga Madia. Il 27 gennaio 2017 l'iscrizione al Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti nel Lazio. Ma il sangue isolano audace ed energico caratterizza ogni sua iniziativa la induce nel 2018 ad aprire Il Giornale di Pantelleria.

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Cultura

Pantelleria, oggi seconda tappa del “Un viaggio nella Legalità” con Fiammetta Borsellino

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Nuova giornata nuove emozioni con Fiammetta Borsellino e i ragazzi delle superiori di Pantelleria

Oggi, 28 aprile, sempre presso i locali del Circolo La Tinozza, si è tenuta la seconda giornata del “In nome di Paolo Borsellino: un viaggio nella Legalità”.
Organizzato dall’Istituto Omnicomprensivo Almanza D’Aietti, il progetto prevedeva la partecipazione di tutte le classi dell’Istituo Superiore, i cui studenti si sono dimostrati molto partecipi e interessati dalle prime battute.


Dopo l’introduzione e i saluti dell’ideatrice della manifestazione, la docente Giovanna Drago, gli onori di casa sono spettati al Preside Fortunato Di Bartolo. Questi, nel ricordare che i giovani coinvolti vanno dai tre anni della scuola dell’infanzia fino a quelli delle superiori, ha dato onore al merito all’impegno di tutti gli attori che si sono prodigati per la realizzazione di quegli incontri e reso anche omaggio all’ospite d’onore, Fiammetta Borsellino. Ringraziamenti si sono spesi per le forze dell’ordine oggi rappresentate dal Comandante della Guardia Costiera, Claudio Marrone, e dal vice Comandante dei Carabinieri, Michele Pignatelli.

Di poi, da dirigente di un istituto omnicomprensivo di tutte le scuole dell’isola, ha affrontato l’argomento della legalità sottolineando “In genere si pensa che la legalità riguarda le forze dell’ordine, i magistrati, ed è al di fuori di noi ed è fondamentale per rapportarci con gli altri. Le regole rappresentano una tutela contro i prepotenti, i violenti. Si pensi ad una partita di calcio dove non ci sono regole, sarebbe una cosa assurda. Sono anche una garanzia per i nostri diritti, perchè i diritti devono essere tali e non favori.”
Da qui il Preside ha trovato terreno per agganciarsi agli eventi di cronaca che hanno investito il presso di Santa Chiara con atti di vandalismo e un tentato furto (*).

La conferenza è stata intervallata da pillole musicali a tema come la canzone di De Andrè “Don Rafaè”

Introdotta con tutti gli onori,Fiammetta Borsellino ha rimodulato gli argomenti sulla legalità, sulla mafia e sulla libertà affrontati ieri con gli sutdenti più giovani.


I magistrati uccisi dalla mafia per il maxiprocesso: Falcone, Borsellino, Chinnici 
Con quel piglio incisivo ma leggero al contempo è stata capace di rendere attuale un fatti di cronaca risalenti al 1992: il 24 maggio – Strage di Capaci – Assassinio di Giovanni Falcone, coniuge Francesca Morvillo e scorta; 19 luglio –  Strage Via D’Amelio – Uccisione di Paolo Borsellino; 29 luglio 1983 –  Omicidio di Rocco Chinnici.
La ricostruzione storica ha portato l’accento sul maxi processo per mafia, conclusosi con una sentenza definitiva di carcere per gli imputati nel 30 gennaio 1992. Era il periodo in cui anche Pantelleria era coinvolta amaramente in quelle vicende giudiziarie, come ricordava la Borsellino.
Dopo gli anni di piombo con le Brigate Rosse, l’Italia visse quelli con la mafia per cui potere significava corruzione, prepotenza, giro di armi e droga. Per queste ultime attività losche, le “famiglie” ingaggiavano i giovani, quelli apparentemente forti ma estremamente fragili e facilmente adescabili con una dose o un ferro (cioè una pistola).


Anche oggi e più che mai oggi, Fiammetta Borsellino è uscita allo scoperto in tutta la sua forza, la sua consapevolezza e il suo essere figlia di un padre magistrato ucciso dalla mafia in maniera atroce.

Eppure, guardando la sua platea giovanissima, era compiaciuta anche di quel momento perchè rappresentava una occasione preziosa per trasmettere tanti valori proprio a quei giovani che il padre tanto amava e con cui si intratteneva appena possibile.

Agnese Borsellino, i giovani e la visione del ravvedimento
Tenera è stata la lettura di un brano di Agnese Borsellino tratto dal libro “Ti racconterò le storie che potrò”, dove l’immagine del compianto magistrato era quella di un papà comune, appassionato di letteratura, che seguiva i figli anche nei colloqui con i docenti.
Un uomo diventato tale troppo presto, per la perdita del papà, assumendosi la responsabilità di crescere nipoti e fratelli, senza battere ciglio e con grande senso di paterna responsabilità.
A soli 22 anni, si pensi la tempra e la testa, diventava il primo magistrato più giovane d’Italia e da lì tutto il percorso fino al fatidico 19 luglio 1992. Con orgoglio particolare, l’ospite palermitana di Rione La Kalsa, si è soffermata a spiegare che secondo il giudice Borsellino per gli indagati o imputati non si doveva pensare immediatamente alla condanna, alla sua entità, bensì al ravvedimento, comprendendo le cause che avessero spinto quell’individuo malvagio ad agire in un certo modo. Perchè secondo lui, Fiammetta e molti altri, nessuno nasce cattivo.

In tutto questo dire, mai Fiammetta ha ceduto il passo, perchè tale è la ricchezza morale e intellettuale ricevuta che non la fanno mai sentire orfana inconsolabile, al contrario donna risoluta che compie la stessa battaglia del padre, con armi differenti.

Con un percorso simile, così ben architettato e gestito, con figure d’eccellenza come la Dott.ssa Borsellino, i privilegiati giovani di Pantelleria avranno acquisito una prospettiva diversa della vita in genere e di quella in un stato di diritto.

Il programma di domani
Nella giornata di domani mercoledì 29 Aprile 2026 dalle ore 10.00 alle ore 11.00:  MOMENTO MUSICALE FINALE presso il cortile del plesso di Via San Nicola della Scuola Secondaria di primo grado.

(*) Per approfondire: Pantelleria, atti vandalici e tento furto alla Scuola Santa Chiara. La denuncia del Preside Di Bartolo
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Sociale

Pantelleria, un viaggio nella legalità con Fiammetta Borsellino nelle scuole, in nome del padre Paolo

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Ha avuto inizio la mattina di oggi, 27 aprile 2026, la tre giorni di “In nome di Paolo Borsellino: un viaggio nella legalità.”

Il progetto ideato e curato dall‘Istituto Omnicomprensivo Almanza D’Aietti, vede la partecipazione di diverse scuole a partire dalla elementari, fino alle superiori. Così, sotto lo sguardo attento del Preside Fortunato Di Bartolo e la regia della docente Giovanna Drago, la prima delle tre giornate si è svolta tra cori, disegni, poesie in rima baciata e racconti, che hanno intrattenuto la gremita sala del Circolo La Tinozza del Capoluogo.
Immediata è stata l’introduzione dell’Assessore alla Cultura, nonchè vicesindaco, Adele Pineda, e la presentazione dell’ospite d’eccezione: Fiammetta Borsellino, che è stata il vero comandante del viaggio nella legalità di questa prima tappa.

Lapidarie le parole della figlia del compianto magistrato, barbaramente ucciso nell’attentato di Via d’Amelio, sull’importanza della legalità, come si insegna, come si coltiva con pazienza e positività. Ha colpito tutti una sua espressione, alla domanda di come avesse vissuto la tragica scomparsa ed ella si è dichiarata felice e fiduciosa.

Borsellino e i giovani
Così, Fiammetta Borsellino ha dato il varo al viaggio “Ringrazio tutta la comunità, l’amministrazione comunale, la docente Giovanna Drago per la passione che mette nel fare le cose: non è tanto importante quello che si fa ma come si fa.” Ma il ringraziamento più sentito l’ha rivolto agli studenti, ai giovani, che sono “i veri protagonisti di queste giornate. Senza dimenticare le famiglie, che sono un anello importantissimo di questo percorso. Le famiglie sono il centro dove si sviluppa la nostra vita, la nostra crescita. I genitori devono lavorare in tandem con la scuola. Perchè così come la lotta alla mafia non può essere delegata soltanto ai magistrati, alle forze dell’ordine, così l’azione educativa non deve essere delegata solo alla scuola. Tra quello che si fa a scuola e quello che si fa in famiglia ci deve essere molta coerenza e quello che si deve fare insieme a comune, regione per un sano sviluppo dei ragazzi”.
Quest’ultimo punto è da riferirsi all’importanza di centri sportivi o di aggregazione spontanea per fare musica, teatro, dove si può coltivare la bellezza, unico strumento per sconfiggere le mafie. Quando si coltiva il sapere ci si oppone all’ingoranza, terreno fertile per la mafia per crescere e andare avanti.

La Palermo di Borsellino e il quartiere La Kalsa
Da qui, la Borsellino, con la sua narrazione squisitamente elegante e affascinante, ha compiuto senza sforzi un escursus nell’infanzia del genitore. Una infanzia per niente facile, in un quartiere per niente accogliente come quello di La Kalsa. Si pensi che La Kalsa (o Calza) è uno dei quartieri più antichi e storici di Palermo, fondato nel X secolo durante la dominazione araba come cittadella fortificata dell’emiro. Esso è situato nel centro storico ed  è un rione ricco di arte, cultura, palazzi nobiliari e botteghe, oggi riqualificato.
Quando il magistrato era bambino, quella zona palermitana era tra le più degradate e povere della città, anche a seguito delle Guerre, dei terremoti. Eppure Borsellino amava quel quartiere proprio per quella bellezza e importanza storica che ancora lo dominano. Tenero il riferimento al nonno farmacista che ci spiegava ancor più l’esigenza di vivere lì. 


Borsellino giocava a pallone in Piazza Maggiore con i figli e nipoti dei mafiosi: erano tutti insieme. Poi, nella crescita, stava ai ragazzi comprendere da che parte stare e tanti come lui, nati in quel contesto, hanno preferito la legalità, in nome della libertà. Quella gioventù aveva capito che Palermo era bellissima, meravigliosa, ma doveva convivere con cose che non vanno bene. E’ lì che in Paolo e il suo amico Giovanni falcone scatta la voglia di fare qualcosa per la loro terra, per liberarla dal cancro della mafia.

Così Borsellino, osservando la sua Palermo all’inizio della sua carriera forense disse “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla, perchè il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.” Borsellino capì bene questo concetto, al punto di pensare di rinunciare alla propria libertà per perseguire un obiettivo: la tutela del bene comune, dei diritti, delle regole.

Dopo l’acuto insegnamento sull’amore, che non è ricevere ma dare, Fiammetta Borsellino così  ha continuato “Mio padre credeva che per combattere il male è investire e dedicarsi ai giovani,” che rappresentano la manovalanza spiccia della cosca. Da qui, prima di concludere la prima parte del suo intervento, la Fiammetta Borsellino ha spiegato che “la mafia è una mentalità sbagliata, che si può annidare in ciascuno di noi nel momento in cui cediamo a comportamenti sbagliati anche verso i compagni, gli amici. Si pensi che non si nasce mafiosi, ma si cresce semplicemente in un contesto dove la violenza è il linguaggio più attraene.”

Il compione ha previsto più di un intervento corale da parte degli alunni della Dante Alighieri e della scuola di Khamma

Inni agli eroi, alla loro determinanzione, al loro rifiuto categorico di accettare un sistema fatto di delinquenza, prepotenza, omertà.

E’ stata nel complesso una mattinata fatta di emozioni, sia per l’ospite, sia per tutto il pubblico. Ricordi, sentimenti, tutti esposti con tatto, umiltà ed eleganza, e questo ha fatto si che ciascuno dei presenti si sentisse vicino alla vittima Paolo Borsellino, come fosse un parte di sè.

Molto spazio si è dedicato anche a coloro che hanno perso la vita per proteggere quella  del magistrato antimafia, poichè ciascuno di loro ha compiuto le stesse rinunce alla libertà personale in nome della stessa libertà collettiva. Uomini e donne che accompagnavano in ogni momento della giornata tutt i membri della famiglia, anche quando spesso venivano a Pantelleria, isola amata da colui che aveva il ruolo di Procuratore della Repubblica di Marsala.

Così, quella piccola grande donna ci ha fatto compiere un ulteriore viaggio nelle passioni del padre, ad iniziare dalla pesca, da Gadir, dalla barca, rendendo sempre più umano un eroe che potrebbe sembrare irraggiungibile e che ha insegnato che tutti noi possiamo diventare eroi contro la mafia.
Ed è con una risposta ad una domanda, sull’esistenza di Fiammetta dopo quel maledetto 19 luglio 1992: “io sono felice“, felice degli insegnamenti del papà che l’hanno strutturata positiva e propositiva e ricca di quel sapere e di quella sensibilità tanto rare quanto preziose.

Programma progetto
Domani il programma prosegue con la seguente scaletta:
 
SECONDA GIORNATA: Martedì  28 Aprile 2026 dalle ore 9.30 alle ore13.00: Primo turno: 9:30-11:00: Istituto di Istruzione Superiore: partecipano le classi del primo biennio di tutti gli indirizzi. Secondo turno: 11:30- 13:00: classi del secondo biennio e del quinto anno di tutti gli indirizzi.

TERZA GIORNATA: Mercoledì 29 Aprile 2026 dalle ore 10.00 alle ore 11.00:  MOMENTO MUSICALE FINALE presso il cortile del plesso di Via San Nicola della Scuola Secondaria di primo grado

Le alunne e gli alunni della Scuola Secondaria di primo grado, guidati dai Docenti di strumento musicale e con la partecipazione delle alunne e degli alunni delle classi quinte della Scuola Primaria, eseguiranno un saggio musicale, alla presenza della Dott.ssa Fiammetta Borsellino. 

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Salute

Nasce il nuoto in acque libere per salvamento “Sea Rescue Dragon”: la sfida in mare della FISA che rivoluziona il salvataggio in Italia

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PULSANO (TA), 17 aprile 2026 – Le acque di Pulsano hanno tenuto a battesimo del Nuoto in Acque Libere per Salvamento “Sea Rescue Dragon”, ideato e realizzato dalla FISA (Federazione Italiana Salvamento Acquatico). L’addestramento, svoltosi il 16 aprile, è il pilastro operativo di un nuovo settore che punta a ridefinire gli standard della sicurezza balneare nel nostro Paese.
La svolta istituzionale e la nuova guida

Il progetto nasce a seguito della nomina del 24 febbraio 2026, quando il Presidente Nazionale FISA, Raffaele Perrotta, ha affidato a Ivan Marrocco l’incarico di Responsabile Nazionale di questo specifico settore. Con la Sea Rescue Dragon, la FISA apre ufficialmente una divisione finora inesistente in Italia, colmando un vuoto fondamentale per la formazione e l’addestramento degli Assistenti Bagnanti.

Perché “Sea Rescue Dragon”?
Questo addestramento è stato progettato come una prova di forza, tecnica e resilienza. Per la FISA, il Nuoto in Acque Libere rappresenta la disciplina base per ogni bagnino, il fondamento su cui si poggiano tutte le altre attività di salvamento.
“Un Assistente Bagnanti deve essere in grado di operare in qualsiasi condizione meteo-marina”, spiegano dalla Federazione. “La Sea Rescue Dragon nasce per addestrare i nostri professionisti ad affrontare il mare aperto, garantendo una prontezza operativa che solo il confronto costante con l’acqua libera può dare.”

Il debutto a Pulsano con la FISA Taranto
A inaugurare questa prima storica sessione è stato il gruppo della FISA Taranto. I partecipanti si sono misurati in un contesto che unisce l’agonismo all’addestramento specifico, portando in acqua quei valori di coraggio e preparazione tecnica che la Federazione promuove su tutto il territorio nazionale.

Un nuovo standard per l’Italia
Con la realizzazione della Sea Rescue Dragon, la FISA lancia un messaggio chiaro: la sicurezza dei bagnanti passa attraverso una formazione continua e specialistica. Sotto la guida di Ivan Marrocco, l’ addestramento e gli eventi di gare diventeranno il punto di riferimento per testare le capacità dei soccorritori italiani, elevando il nuoto di fondo a strumento indispensabile per la salvaguardia della vita umana in mare.

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