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Ambiente

Pantelleria, stagione di migrazione straordinaria

Redazione

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Una stagione di migrazione straordinaria a Pantelleria
Salve cara Direttrice e cari lettori del Giornale di Pantelleria, vi scrivo per
comunicarvi che l’attività di recupero e cura dell’avifauna dell’Associazione
l’Avamposto continua la sua opera sull’isola di Pantelleria.
Come molti si saranno accorti questa nuova stagione di migrazione degli
uccelli sembra essere ancor più spettacolare e straordinaria dei precedenti anni,
per il numero e per le tante specie che si possono ammirare nelle ultime
settimane su tutta l’isola.
Tale evento è tanto straordinario che per evitare una strage di migliaia di piccoli
uccelli sfreccianti in ogni direzione ad opera delle auto, si è provveduto a fare
un comunicato all’Ente Parco.
Così si sono innescate le giuste sinergie, l’Ente Parco ha contattato il Comune
di Pantelleria, che prontamente ha emesso un annuncio pubblico per fare
moderare la velocità degli automobilisti nel tratto del Lago di Venere e ovunque
vi fossero altissime concentrazioni di piccoli uccelli come rondini, balestrucci,
balie dal collare, cutrettole e tanti altri passeriformi che hanno scelto l’isola
come luogo di stazionamento per rifocillarsi e ristorarsi dalla faticosa
migrazione.
Nelle ultime settimane l’Associazione ha avuto un gran da fare, infatti insieme
agli uccelli direttamente recuperati, mi sono stati consegnati dall’Ispettore
Forestale Paolo Landolina e dagli abitanti di Pantelleria che ringrazio
vivamente in tutto ben quindici uccelli, perlopiù irundinidi: 4 rondini comuni,
una rara rondine rossiccia, purtroppo deceduta, 4 balestrucci, 2 topini, e altri
uccelli; come una rarissima Schiribilla, purtroppo anch’essa deceduta dopo
poche ore dalla consegna, nel suo caso l’Università di Palermo ha richiesto il
corpo per l’imbalsamazione e l’esposizione nel museo naturalistico di Palermo,
2 balie dal collare, un lui piccolo, un pigliamosche e in ultimo, oggi 27 aprile
un bellissimo e variopinto gruccione con una grave ferita causata da un morso
di un gatto, consegnatomi anch’esso dall’Ispettore Paolo Landolina.
La maggiore causa di morte o di ferimento è stata causata dall’impatto con le
auto, due dall’attacco di un gatto, una balia dal collare (deceduta) e il gruccione,

la Schiribilla è deceduta per denutrizione e disidratazione.
Purtroppo può capitare che molte specie arrivando stremate per la migrazione e
non trovando nell’immediato fonti d’acqua e di cibo non riescano a riprendere le
forze.
Solo la metà di essi sono stati liberati dopo che si sono ripresi dopo una breve
degenza e dallo stordimento dell’impatto e facciamo i nostri migliori auguri di
guarigione allo splendido gruccione, che se dovesse reagire alle prime cure,
verrà spedito al Centro di Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza della Lipu.
Gli uccelli sono messaggeri dell’anima, ci inducono ad alzare gli occhi in cielo
e a dimenticare per un attimo le brutture della vita.


Ogni giorno con il loro canto, i loro colori, il loro leggiadro volo ci donano
grazia e bellezza, ci ispirano e portano gioia nei nostri cuori, aiutano gli
agricoltori nella lotta contro i parassiti e gli insetti nocivi e sono indicatori
insostituibili della salute dell’intero pianeta Terra e hanno scelto Pantelleria.
A Pantelleria ci sono sempre più uccelli e questo è un segnale inequivocabile
che l’intera comunità dovrebbe cogliere e ben interpretare.
Dovrebbe accorgersi quanto sia prezioso questo segnale e agire di conseguenza,
anche perché Pantelleria con la loro presenza è ancora più meravigliosa.
Sono tante le piccole grandi azioni che ognuno può fare per rispondere
positivamente e dare loro il nostro più caloroso benvenuto.
Una tra tutte e forse la più importante è l’apporto di acqua, soprattutto nei
periodi di maggiore siccità.
Questa carenza può essere risolta ponendo delle ciotole d’acqua in quanti più
giardini e dammusi panteschi, in punti dove non possano essere raggiunte dai
gatti, per esempio appendendole ai rami degli alberi o ponendole al centro di
fitti rovi e cespugli.
Meglio porre una pietra al centro della ciotola, in modo che gli uccelli possano
bere e rinfrescarsi più facilmente.
Da parte nostra per ottemperare alla carenza di acqua peculiare dell’isola, è
stato richiesto all’Ente Parco di Pantelleria la messa in opera di uno o più punti
d’acqua dolce, che con le apposite strutture ben mimetizzate potrebbero essere
utilizzati anche come ottimali punti per l’osservazione ornitologica.
Naturalmente questa scarsità d’acqua, comporta un grave pericolo per i continui
danni ambientali provocati dagli incendi dolosi e per questo argomento
dedicherò un approfondito articolo per avvisare la popolazione su come agire e
poter difendersi dalle possibili conseguenze catastrofiche di tali pratiche
criminali.
Un altro aiuto significativo può essere dato dalla semplice moderazione della
velocità degli automobilisti e dei camionisti nei luoghi di massima

concentrazione di uccelli, dove un andatura di 20 – 30 Km orari sarebbe
l’ideale.
Un ulteriore attenzione riducendo la velocità andrebbe rivolta anche nei mesi di
maggio e giugno, quando i giovani nidiacei di ogni specie si apprestano a fare i
primi voli e per questo estremamente inesperti e vulnerabili, tanto che spesso si
attardano sui cigli delle strade.
Inoltre moderando la velocità rendiamo più sicura la nostra guida e quella degli
altri.
Un altro contributo fondamentale potrebbero darlo tutti i proprietari e amici dei
gatti e sull’isola ce ne sono molti, mettendo un collarino con una piccola
campanella.
Questa semplice accortezza potrebbe evitare che vada in porto più del 90%
degli attacchi dei nostri amici felini all’avifauna.
Un altro bellissimo dono che potremmo fare agli uccelli ma anche ai pipistrelli,
è la costruzione di apposite casette nido da porre nei dammusi a ridosso dei
venti e nei luoghi meno frequentati dell’abitazione.
Naturalmente un apporto enorme potrebbero darlo gli agricoltori dell’isola con
una cooperazione coscienziosa e consapevole con la terra, bandendo totalmente
dalla loro pratica agricola l’uso di pesticidi e diserbanti, che purtroppo è ancora
molto frequente sull’isola.
Infatti è ampiamente comprovato da svariati studi scientifici che tale insana
pratica di immettere veleni tossici per la vita, sia altamente deleteria non solo
per la terra, che col tempo si impoverisce fino a divenire una terra morta, arida
e priva di insetti impollinatori e biodiversità, ma incide drammaticamente
anche sulla salute degli esseri umani.
E gli studi indicano chiaramente che il glifosato, diffusamente in uso a
Pantelleria è altamente cancerogeno, mutogeno e tossico per la riproduzione e
risulta essere pericoloso soprattutto per i bambini, gli anziani e le donne in
gravidanza.
Non solo, sterminando le piante erbacee con l’uso di questi veleni chimici, la
terra perde ben presto la capacità di trattenere l’umidità, bloccando così il
naturale ciclo dell’evaporazione e della precipitazione delle particelle d’acqua,
inducendo un impoverimento così drastico degli ecosistemi e tale che in certi
terreni non si riesce a vedere un filo d’erba neanche con la lente
d’ingrandimento, tanto meno un fiore e a lungo andare si creeranno la
condizione ideali per il pericoloso processo di desertificazione.
Insieme a questi veleni tossici andrebbero banditi dall’isola anche le esche per
la derattizzazione e veleni per conigli.
Bisogna comprendere che i roditori una volta intossicati, prima di morire si
aggirano storditi tra i campi e divengono facile preda di rapaci diurni e notturni

e altri uccelli come gli aironi, oltre che di serpenti, di cani e gatti, che di
conseguenza ne vengono irrimediabilmente intossicati.
E bisogna comprendere anche che se un solo topo causasse la morte di un solo
rapace, si riprodurrebbero automaticamente nell’ambiente più di 100-150 topi,
di cui si sarebbe potuto nutrire l’animale nell’arco di un anno.
Considerando che generalmente una femmina di qualsiasi roditore si riproduce
più volte all’anno, con una gestazione di soli 19-21 giorni, 30-32 per i conigli
dando alla luce da 6 a 12 cuccioli, provate a fare un po i calcoli che
scaturiscono dalle conseguenze di un solo topo o coniglio avvelenato.
Inoltre l’Amministrazione Comunale che ringrazio di cuore per la sensibilità e
solidarietà dimostrata in più occasioni, potrebbe iniziare un progetto
importantissimo di dismissione della obsoleta palificazione elettrica e
provvedere al sotterramento dei cavi elettrici su tutto il territorio dell’isola.
E visto i tempi che corrono e come corre lo sviluppo della tecnologia, spesso
non aspettando nessuno, credo che a questa Amministrazione spetti l’onere di
approfondire l’ostico tema degli effetti dei campi elettromagnetici 5G sugli
organismi viventi, allo stesso tempo basandosi altresì sul sacrosanto principio
di precauzione e senso critico fino a quando non siano completati gli studi sui
rischi sulla salute che potrebbe provocare un ulteriore aumento dei limiti dei
campi e delle frequenze elettromagnetiche del Ddl Concorrenza che porta da 6
Volt metro a 15 V/m l’irradiazione elettromagnetica sul territorio.
Mi pronuncio su ciò, poiché i dati pervenuti sono alquanto allarmanti e sono
sicuro che questa Amministrazione sappia agire di conseguenza e attui le giuste
scelte per il bene collettivo.
Grazie infinite alla Direttrice dell’Ente Parco Sonia Anelli e al Sindaco Fabrizio
D’Ancona per aver provveduto alla preziosa stipula della proroga con l’Ente
Aeroportuale e la Compagnia Aerea locale per regolamentare e consentire il
trasporto aereo dell’avifauna ferita o in difficoltà, ma mi preme anche
sollecitare l’Ente Parco per accelerare la messa in opera della rete di protezione
nella zona della “famigerata” Mofeta del Lago di Venere e nel posizionamento
di appositi dissuasori sonori e di movimento, per mettere definitivamente fine
alla strage silenziosa di centinaia di uccelli e altre creature a causa delle
esalazioni di gas tossico che contraddistinguono l’area.
La natura è sempre generosa, ci dona tutto quanto ci bisogni per vivere.
Spesso prendiamo più del necessario ne approfittiamo, tal volta disprezzando e
distruggendo il dono stesso.
Ma è quando doniamo qualcosa o agiamo per essa che gioviamo realmente alla
natura e quindi a noi stessi.

Ciò che lede la natura lede noi stessi, il male che produciamo inevitabilmente ci
si rivolta contro e la stessa cosa vale per la nostra casa Terra.
Possiamo cambiare in meglio le situazione con le nostre scelte quotidiane, con
piccole grandi azioni che incidano positivamente sul futuro delle nostre vite.
A volte immagino l’isola che ritrovi l’antico splendore, che ritrovi
quell’abbondanza che solo una terra rigogliosa di vita possa dare.
Immagino una comunità che inizi a riconoscersi come una famiglia e cominci a
considerare l’intero creato allo stesso modo.
Il messaggio degli uccelli è chiaro, ci stanno dicendo che loro sono qui insieme
a noi e che basta poco per fare di un isola un paradiso.
E tutti noi possiamo dare un contributo per ricordarci che ciò è possibile.
Grazie dell’accoglienza e dell’attenzione, auguro a tutti ogni bene.
Pantelleria li 28 aprile 2024

Il Presidente dell’Associazione l’Avamposto

Anselmo Consolo

Può interessare: Pantelleria – Lago, tanti animali feriti o morti. L’appello dell’Amministrazione: moderata velocità su strada

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1 Comment

1 Comment

  1. Avatar

    Giusi Orefice

    21:14 - Aprile 29, 2024 at 21:14

    Dopo tanti anni si continua a parlare di progetti, reti, dissuasori, cartelli e intanto la strage della mofeta continua imperterrita col suo quotidiano tributo di morte.
    E dire che basta semplicemente colmare le conche di terra: il gas è pesante e si comporta come l’acqua. Prima colma le conche, che diventano camere a gas, e poi si sversa in direzione della strada, essendoci la montagna dalla parte opposta.
    Anche a Benicula’ ci sono le stesse esalazioni ma la conformazione della grotta favorisce gli sversamenti verso l’esterno

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Ambiente

Pantelleria, conclusa l’operazione “Rifiuti zero” con Marco Tardelli in prima linea

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Riempiti due camion di rifiuti. Importante partecipazione e grande organizzazione
Si è conclusa con un’importante partecipazione e una grande organizzazione l’attività “Rifiuti
zero”, promossa dall’Ente Parco Nazionale e dal Comune di Pantelleria con la collaborazione e il
supporto di Corpo Forestale, Carabinieri Forestali, Polizia Municipale, società A.T.I. Eco Burgus Srl 
I.CO.S. Srl, S.E.A.P. Srl e le ditte Almanza Emiliano, I Giardini di Tanit e La Solerte.
L’operazione di oggi rientra nelle attività di ripristino ambientale della rete sentieristica e della
viabilità rurale che l’Ente Parco costantemente attua grazie ai finanziamenti programmati dal
MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica).


L’obiettivo è quello di aumentare il
volume dei rifiuti abbandonati nell’ambiente che vengono prelevati rispetto a quelli che
nell’ambiente vi restano. Ma anche di sensibilizzare a non abbandonare per giungere, in un futuro
non troppo lontano, a zero rifiuti in natura.


Alla pulizia di oggi ha partecipato anche Marco Tardelli che con il suo grande entusiasmo e la
voglia di rendere quest’isola sempre più bella e pulita ha dato una spinta motivazionale in più a
tutto il gruppo operativo. Proprio come sa fare un grande CT nei campi da gioco. Ma il “campo da
gioco” di oggi non è stato il prato verde di uno stadio bensì via Barone che dalla Piana di Ghirlanda
si collega al sentiero CAI 979 per raggiungere le zone circostanti a Kuddia Attalora.

Lì è stato recentemente scoperto, con disappunto, uno spesso cumulo di rifiuti stratificatosi negli anni (si pensa in qualche decennio) in cui sono stati scaricati, a ciglio della scarpata che delimita la piana di Barone da quella di Ghirlanda, ingenti quantità di rifiuti. A mano, e con l’aiuto di una gru elevatrice per i pezzi più pesanti, sono stati riempiti due camion di materiale: ferro, batterie d’auto,
copertoni, biciclette, materiale inerte, sacchi di plastica di calce e cemento per edilizia, barattoli e
secchi di vernici, frigoriferi, legname, plastica dura per tubi, pompe per trattamenti di coltivazioni,
vetro, sacchi di scarpe e abbigliamento vario e cavi elettrici in grandi quantità.


Tutti quanti, a partire da Tardelli, Giuseppe Spata, sempre molto operativo, e dall’ormai eroe-
volontario Renato Rizzo (che da mesi sta ripulendo spontaneamente e in solitaria l’isola), hanno
dimostrato che con l’entusiasmo e la voglia di fare, anche gli obiettivi apparentemente più difficili
possono essere raggiunti.
Un’operazione ambientale sinergica che ha coinvolto tutte le figure che si trovano impegnate per
la tutela e salvaguardia dell’ambiente e che con fermezza e determinazione informano i visitatori, i
turisti e la comunità sull’importanza del senso civico e del rispetto dell’isola.
Vogliamo infine ricordare due importanti questioni. La prima è che sull’isola esiste un gestore dei
rifiuti incaricato dal Comune che consente il conferimento dei materiali nel centro di raccolta
comunale di Punta Croce (referente gestione operativa Marilena Casano). La seconda è che a
partire dal 9 agosto di quest’anno vengono attuate sanzioni molto più pesanti per chi viene
beccato ad abbandonare rifiuti (Decreto Legge 8 agosto 2025 n. 116).


Ci si auspica, quindi, che operazioni come questa possano essere da esempio per tutti, residenti e
non, per capire che rimuove i rifiuti abbandonati in zone impervie costa molto perché comporta
diverse difficoltà operative ed è quindi un danno non solo per l’ambiente ma anche economico per
la comunità che lo subisce. “È un’operazione molto costosa” ha dichiarato Adriano Minardi,
assessore del Comune. “Abbiamo bisogno di risorse che noi da soli non abbiamo. Dobbiamo,
insieme al Parco, trovare le risorse anche per combattere l’abbandono attraverso attività di
sensibilizzazione”.

“Un plauso va alle ditte pantesche che lavorano con il Parco che ben attrezzate ed organizzate

facilitano il raggiungimento di risultati tangibili sul territorio” ha detto Carmine Vitale, direttore
facente funzioni dell’Ente Parco.
Italo Cucci, commissario straordinario dell’Ente Parco, ha così commentato la giornata: “Dopo le
pulizie, Pantelleria è mondiale. Perché a capeggiare il gruppo di addetti ai lavori richiamati a 
Barone ci ha pensato nientepopodimeno che Marco Tardelli, l’eroe dell’82. Un’idea, un gesto d’amore per l’Isola che lo ha conquistato, interpretato a dovere dagli operatori ecoambientali. Con Marco c’era anche Myrta Merlino. Chiamiamolo pure un gesto propagandistico ma due camionate di detriti, rifiuti ingombranti, carcasse di motori sono state rimosse dai dirupi che dominano  Ghirlanda. Un bel lavoro, con passione e allegria. Una bella lezione ai vandali dell’Isola. Vicini e lontani…”.

“Ci siamo purtroppo divertiti a portare via la spazzatura dalle strade e come vedete è molto
pesante. Pregherei i gentili turisti, i gentili signori di Pantelleria di evitare di creare queste cose o,
altrimenti, che ci vengano a dare una mano. Siamo molto felici di accettarli” ha detto Marco
Tardelli.
Già si pensa alla data del prossimo appuntamento dell’operazione “Rifiuti zero” che potrebbe
coincidere con la campagna puliamo il mondo 2025 di Legambiente (dal 19 al 21 settembre).

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Ambiente

Pantelleria, al via procedimento di co-programmazione in agro-ecologico. Scaadenza domande 31 ottobre 2025 ore 12

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Il Comune di Pantelleria ha avviato procedimento di co-programmazione per la definizione di una strategia di sviluppo del settore agro-ecologico, da attivarsi sul territorio isolano. Le domande devono pervenire entro le ore 12 del giorno 31 ottobre 2025.

L’avviso integrale nel documento che segue:
https://www.comune.pantelleria.tp.it/ocmultibinary/download/1448/36311/1/104541c9412a6b0e162540f4b48145cd.pdf/file/Avviso%2Bdi%2Bco-programmazione.pdf

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Salvata un altra poiana dall’annegamento in mare a Pantelleria – VIDEO

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Salvata un altra poiana dall’annegamento in mare a Pantelleria

Cari della redazione e cari lettori del Giornale di Pantelleria, grazie ancora
per l’ospitalità, vi scrivo per comunicarvi che domenica 17 agosto,
l’Ispettore Superiore e Reggente del Distaccamento del Corpo Forestale di
Pantelleria Camillo Matera e l’Agente Domenico Benigno, hanno portato
nel nostro Centro di Primo Soccorso Fauna del Lago di Venere una
Poiana (Buteo buteo), quasi in fin di vita.
La poiana era appena stata salvata dall’annegamento in mare dal caro Eddy
del Diving di Gadir, che vedendola precipitare in mare è subito accorso per
salvarla e facendo un recupero da manuale l’ha prontamente consegnata al
Corpo Forestale.

Difficile confermare se sia un esemplare stanziale o proveniente da
migrazione seppur tardiva, probabilmente si tratta di una femmina che vive
sull’isola, di sicuro è arrivato a noi in uno stato di denutrizione e
disidratazione talmente grave che l’animale era accasciato con la testa a
terra e prendendolo tra le mani ho potuto constatare che era ridotto solo
penne e ossa, ma non è difficile ipotizzare i motivi che l’hanno ridotto in
questo stato pietoso.
Infatti, purtroppo la nostra amata isola è carente di fonti d’acqua dolce,
dove queste creature possano ristorarsi e questo problema è ancora più
marcato nel periodo estivo, nel quale la carenza di prede non permette di
far integrare il giusto apporto di liquidi nell’organismo.
Per tale motivo l’Associazione culturale l’Avamposto rinnova l’appello
all’Ente Parco Nazionale di Pantelleria di provvedere al più presto alla
realizzazione di vari piccoli abbeveratoi di 200-300 litri sparsi in più punti
strategici dell’isola, per permettere all’avifauna stanziale e migratoria di
potersi ristorare e dissetare adeguatamente nei periodi di siccità.


Questo appello è rivolto anche a tutta la popolazione di Pantelleria che
abbia a cuore gli animali, dal momento che una buona soluzione sarebbe
quella di predisporre quotidianamente delle ciotole di acqua fresca nei
pressi riparati delle abitazioni.
Ritornando al nostro rapace, dopo avere appurato che non avesse ferite o
danni fisici, ho provveduto a darle piccoli sorsi di acqua, miele e vitamine
ed è stato davvero un momento colmo di grande emozione per me, per
l’Ispettore Camillo Matera e l’agente Domenico Benigno, vederlo rinvenire
e rimettersi in piedi rispondendo positivamente alle prime cure.
La poiana ha dato chiari segni di voler vivere, infatti, dopo aver ricevuto i
primi sorsi d’acqua e piccoli bocconi di carne ha continuato a migliorare di
giorno in giorno e pian piano sta recuperando il suo peso e le sue forze,
tanto che insieme all’Ispettore Camillo Matera e alla nostra cara e sempre
presente Sovrintendente Capo Silvia Muratore del Corpo Forestale della
Regione Sicilia esperta di fauna selvatica, intanto ritornata qui sull’isola,
faremo un ultimo controllo venerdì 29 agosto, per decidere se liberarla
possibilmente già questo fine settimana o nei primi giorni della prossima.
Comunicheremo in tempo utile l’eventuale imminente liberazione della
poiana per chiunque voglia assistere alla magia del momento.

La Poiana dopo 10 giorni di cure 2

L’anno scorso dopo le due poiane recuperate dall’Associazione
L’Avamposto, la Sovrintendente Capo Silvia Muratore, addetta al
Recupero Fauna in Sicilia, mi diceva che si trovava ad affrontare una
situazione anomala proprio con questa specie.
Difatti, le arrivavano tantissime segnalazioni di poiane in difficoltà o
moribonde, tanto che in un periodo di poche settimane il Corpo Forestale
consegnò al Centro di Recupero della Lipu di Ficuzza circa 15 poiane di
cui una decina con strani sintomi di intossicazione e deperimento fisico.

Dopo avere dato prontamente l’allarme, come mi confermarono dal Centro
di Ficuzza, alcuni esemplari deceduti furono spediti all’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia per le dovute analisi.
Oggi il Direttore del Centro di Recupero Fauna di Ficuzza, Dott. Gianni
Giardina ci ha comunicato i risultati delle prime analisi pervenute:
Purtroppo le poiane sono decedute a causa di un grave avvelenamento da
metaldeide, un lumachicida ampiamente usato in agricoltura.
Veleni prodotti e utilizzati da chi ha a cuore solo il mero profitto e non si
preoccupa del male che reca alla terra, sfruttandola incoscientemente, non
riuscendo in alcun modo ad imparare a cooperare con essa.
Questa specie, per molti aspetti ancora poco studiata, infatti, nella naturale
catena alimentare, nutrendosi di uccelli come tortore e piccioni, che
avevano ingerito in precedenza il veleno o nutrendosi direttamente delle
lumache tossiche, ne hanno pagato le estreme conseguenze.
Perciò va ribadito il messaggio fondamentale di bandire e boicottare ogni
tipo di veleno nocivo per la vita nel nostro pianeta, nella misura in cui essi
rappresentano vere armi di un insana guerra, dove la specie “homo sapiens
sapiens” si è specializzata nell’uccisione e nello sterminio di tutte le altre
creature, persino di se stessa.
Se non si comprende che in questa insana spirale di morte e di ricerca
certosina del “nemico” e questo accanimento rivolto ad ampio spettro su
ogni essere vivente; batteri, piante, insetti, lumache, uccelli, roditori e
infine sugli stessi umani, è in realtà una guerra contro la vita stessa che ci
pone sull’orlo di baratro senza ritorno, non ne verremo mai a capo e di
sicuro non ci saranno dei vincitori.
Infatti, un esempio chiaro e lampante, è la lotta ai roditori con l’uso di
veleni, dove è provato in modo matematicamente elementare sia
l’inevitabile danno contingente ed ambientale, che anche l’inutilità
dell’effetto desiderato.

Bisognerebbe sapere che i roditori una volta intossicati, prima di morire si
aggirano storditi tra i campi e divengono facile preda di rapaci diurni e
notturni ed altri uccelli come gli aironi, oltre che di serpenti, di cani e gatti,
che di conseguenza ne vengono irrimediabilmente intossicati.
Se un solo roditore causasse la morte di un solo rapace, si riprodurrebbero
automaticamente nell’ambiente più di 150 roditori, di cui si sarebbe potuto
nutrire l’animale nell’arco di un anno.
Considerando che generalmente una femmina di qualsiasi roditore si
riproduce più volte all’anno (3-4), con una gestazione di soli 19-21 giorni
per topi e ratti, 30-32 per i conigli, dando alla luce da 6 a 12 cuccioli,
provate a fare un pò voi i calcoli che scaturiscono dalle conseguenze di un
solo topo o coniglio avvelenato.
Mi piacerebbe vedere l’isola di Pantelleria unita nella protezione della sua
meravigliosa natura. Ci sono tutti i presupposti per fare in modo che
questo approdo in mezzo al mediterraneo, diventi per il mondo un esempio
di gestione ecologica del territorio.
Sarebbe bello dimostrare come sia possibile una buona coesistenza tra
esseri umani e il resto delle altre creature che ci circondano.
Noi dell’Associazione Culturale L’Avamposto, con la nostra missione “a
difesa della Natura e della Madre Terra”, immaginiamo un mondo in
cui l’essere umano si risveglia, riuscendo finalmente a connettersi con il
resto del creato, a sentirsi parte integrante delle meraviglie della Natura.
Un mondo in cui l’essere umano smetta di esserne il distruttore,
divenendone il naturale custode.
E’ in questo orizzonte immaginato e assaporato che siamo proiettati e in
buona parte il nostro Avamposto si trova già lì.
Pantelleria 28 agosto 2025,

Anselmo Consolo

Presidente dell’Associazione Culturale L’Avamposto

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