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Cultura

Pantelleria ricorda Peppino Impastato

Redazione

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Si è svolta questa mattina, di 9 maggio, la cerimonia di commemorazione, dell’uccisione di Peppino Impastato per mani della mafia, nel lontano 1978, a Cinisi suo paese natale e … mortale.

I suggestivi locali del Castello Medievale di Pantelleria, sono stati teatro dell’evento organizzato dal Comune.
L’Assessore Federico Tremarco, attore della commemorazione, ha così ricordato il giornalista martire siciliano.

Cari concittadini,
Oggi ci siamo riuniti per commemorare il 46° anniversario dell'omicidio mafioso di Peppino Impastato, un
uomo il cui coraggio e l’impegno civico continuano a ispirarci nella lotta per la giustizia e la legalità.
Peppino è stato un eroe, un simbolo della resistenza contro la mafia e della difesa dei valori fondamentali
della nostra società.
La vita di Peppino è stata segnata da una ferma determinazione nel denunciare le ingiustizie e gli abusi
perpetrati dalla mafia.
Non si è mai piegato di fronte alle minacce e alle intimidazioni, ma ha continuato a parlare pubblicamente
contro gli atteggiamenti criminali che affliggevano e affliggono la nostra comunità.
La sua storia ci insegna che non possiamo rimanere in silenzio di fronte alle ingiustizie.
Ogni giorno, nella nostra vita quotidiana, ci troviamo di fronte a situazioni in cui dobbiamo scegliere se
tacere o alzarci e parlare. Pensiamo ad esempio ai casi di bullismo a scuola, di discriminazione sul posto di
lavoro, nella nostra comunità o in ogni altro contesto sociale. Come potremmo restare indifferenti?
Dobbiamo avere il coraggio di intervenire, di alzarci per difendere chi è vittima di ingiustizia e non
permettere che l'oppressione mafiosa e criminale si diffonda nel tessuto della nostra società.
Peppino ha dimostrato che la lotta per la giustizia e la legalità non è limitata da confini politici o ideologici.
La sua voce ha unificato persone di diverse fedi politiche, tutte unite nel rifiuto dell’oppressione mafiosa.
Questo ci ricorda che, nonostante le nostre differenze, dobbiamo lavorare insieme per contrastare il potere
criminale e difendere i valori fondamentali della nostra democrazia.
Anche voi, ragazzi e ragazze, potete fare la differenza seguendo l’esempio di Peppino. Non abbiate paura di
parlare quando vedete qualcosa di sbagliato.
Parlatene con i vostri genitori, con gli insegnanti a scuola, con un adulto di fiducia, con il parroco o con le
autorità competenti.
Ogni voce conta e insieme possiamo combattere l’illegalità e costruire un futuro migliore per tutti.
In questo anniversario doloroso, rinnoviamo il nostro impegno a seguire questo meraviglioso esempio
civico onorando così la memoria di Peppino Impastato.
Continuiamo a lottare per la giustizia e la legalità, in ogni momento e in ogni azione che compiamo.
Che il coraggio e la determinazione di Peppino ci guidino sempre nel nostro cammino verso una società
libera dalla mafia, dalla criminalità e dalla corruzione.
Vorrei adesso chiedervi un minuto di silenzio prima di lasciarci e di salutare Peppino: non dimentichiamo
mai che lui continuerà a vivere nella memoria di tutti.
Grazie.

Assessore G. Federico Tremarco

Cultura

Pantelleria Capitale italiana del mare 2026, Gereon Pilz risponde a Leali per Pantelleria

Redazione

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L’articolo che poco fa è uscito su Il Giornale di Pantelleria mi spinge di rispondere immediatamente perché offende tutta la comunità pantesca che da quando è stato pubblicato da parte del comune l’invito a partecipare alla candidatura, si sta muovendo.

Tutti i stakeholder e associazioni sono stati avvisati e l’euforia dei volenterosi che vogliono partecipare è cresciuta da giorni a giorni perché l’iniziativa sta creando una sinergia mai vista prima a Pantelleria in occasioni simili.

Allego qualche foto che testimoniano il successo del annuncio di partecipazione e il flusso di persone che si trovano e incontrano nel White Cube (Ex Glutiniamo free in Corso Umberto I, 39) quasi giornaliera – che ho dato a disposizione per la fase della raccolta di tutti i progetti che la comunità pantesca sta lanciando per la realizzazione del dossier per la candidatura.


Niente ritardi! Solo lavoro duro, concreto, concentrato e „concertato“.

Ma mi chiedo perché LeAli per Pantelleria abbia bisogno di fare sempre polemica sulle spalle dei cittadini panteschi?

Tutta la comunità dell’isola lavora con tutte le sue forze e risorse da giorni insieme e intensamente e LeAli per Pantelleria non sa niente?

Chi vuole ancora partecipare è invitato a passare in Corso Umberto I, 39 fino alle ore 20 stasera ho mi contatta > gereonline@gmx.de

Per i collaboratori alla candidatura e previsto un’incontro finale domenica alle ore 15:30 – sempre nel White Cube.

Gereon Pilz
Presidente Circolo Culturale Corso Umberto APS

per approfondire: Leali per Pantelleria – Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre

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Cultura

Dal debito fondativo al dissesto finanziario: Solarino davanti al suo nodo storico

Laura Liistro

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Giorno 8 gennaio 2026 data storica per il Consiglio comunale di Solarino che ha dichiarato il dissesto finanziario dell’Ente.
Una decisione grave, ma necessaria, assunta con otto voti favorevoli quelli della maggioranza a sostegno del sindaco Tiziano Spada e tre astensioni.
Il provvedimento arriva dopo l’esame del consuntivo 2024, che ha certificato un disavanzo superiore ai 15 milioni di euro e squilibri strutturali tali da rendere impossibile proseguire l’attività amministrativa senza ricorrere agli strumenti straordinari previsti dalla legge.
A votare a favore sono stati Oriana Burgio, Giuseppe D’Aquino, Marco Torcasso, Sebastiano Scorpo, Giuseppe Pelligra, Carmelo Terranova, Floriana Lombardo e Benedetta Italia, attenendosi alle indicazioni contenute nella relazione del Collegio dei revisori dei conti.
Critica l’opposizione: l’ex sindaco Giuseppe Germano, in carica da giugno 2022 a fine 2024, ha ribadito di non ritenersi responsabile delle passività e si è astenuto insieme a Francesca Oliva e Silvana Cassia.

“Per l’ente non si tratta di un fallimento, perché il Comune di Solarino continuerà a operare e garantire i servizi”, ha chiarito il presidente del Collegio dei revisori, che già in sede di approvazione del conto consuntivo aveva indicato nel dissesto la soluzione più idonea per fronteggiare una situazione debitoria ormai irreversibile. Con la dichiarazione di dissesto sarà nominato un Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), una terna di professionisti indipendenti incaricata di accertare i crediti, gestire il debito e definire i rapporti con i creditori.
“Oggi Solarino riparte da zero, spero che si possa fare insieme”, ha dichiarato il sindaco Tiziano Spada, in carica da giugno, aprendo ufficialmente una nuova fase politico-amministrativa per il Comune.

Una storia che si ripete

Stemma sul pavimento prospiciente la tomba di Giuseppe Antonio de Requesens(1703-1772), vescovo di Siracusa, nella Cappella di Santa Lucia, nel Duomo di Siracusa. Foto di Giovanni Dall’Orto

Ma il dissesto di oggi, pur maturato in un contesto normativo, politico ed economico completamente diverso, riporta alla luce una costante profonda della storia di Solarino: quella di una comunità che nasce e cresce spesso sul confine sottile tra ambizione istituzionale e fragilità finanziaria.
Solarino, infatti, nasce a debito. La sua fondazione nel XVIII secolo non fu il risultato di una crescita spontanea, ma una precisa scelta politica della nobiltà siciliana.
Il feudo di San Paolo Solarino giunse ai de Requesens attraverso il matrimonio tra don Antonio ed Eleonora Gravina, ma fu il principe don Giuseppe Antonio de Requesens a comprendere che la colonizzazione del feudo avrebbe garantito accesso a un seggio senatoriale nel Parlamento siciliano.
In quell’epoca, fondare un centro abitato significava entrare nei luoghi del potere.
Il progetto, tuttavia, nasceva in una condizione di cronica crisi di liquidità.
Le risorse necessarie per costruire le abitazioni dei coloni, la chiesa, il mulino e le opere pubbliche, oltre al pagamento della licentia populandi, superavano ampiamente le possibilità economiche della famiglia.
Il rifiuto di un prestito bancario da parte di un istituto palermitano rese evidente la debolezza finanziaria dell’impresa.
La svolta arrivò nel 1755, quando don Giuseppe Antonio affidò pieni poteri allo zio paterno, Giuseppe Antonio de Requesens, vescovo di Siracusa.
Fu grazie all’autorità ecclesiastica che Solarino poté nascere: prestiti obbligazionari concessi dalle comunità religiose di Noto, recuperi forzosi di crediti ecclesiastici a Lentini, somme prestate da religiosi e istituti pii.
La nuova comunità prese forma interamente a debito, attraverso un sistema di finanziamenti straordinari spesso imposti più che negoziati.
Nel 1770 arrivarono la licentia populandi e il titolo di senatore, concessi “fermo restando l’onere di restituire le somme ricevute”.
Un successo politico che sancì l’ingresso dei de Requesens nelle istituzioni del Regno, senza però risolvere la contraddizione di fondo: Solarino era politicamente legittimata, ma economicamente fragile.
Le alleanze parlamentari, in particolare quella con il Duca di Floridia, rafforzarono l’autonomia giurisdizionale delle nuove comunità, ottenendo l’esenzione dalle gabelle dell’Università di Siracusa.
Una vittoria che consolidò l’indipendenza politica di Solarino, ma che ne accentuò anche la dipendenza da equilibri esterni e decisioni di vertice.
Don Giuseppe Antonio ricoprì incarichi prestigiosi,governatore del Monte di Pietà di Palermo, deputato della Giunta pretoria, senatore e riuscì persino a ricondurre alla famiglia gli ingenti possedimenti dei Del Carretto.
Eppure, dietro l’apparente successo, restava irrisolta la debolezza strutturale di una comunità nata senza basi economiche solide.
È in questo parallelismo che il dissesto di oggi assume un significato che va oltre la cronaca amministrativa.
Allora come oggi, Solarino ha scelto di esistere, di contare, di rivendicare autonomia e servizi anche quando le risorse non erano sufficienti a sostenerne il peso.
Nel Settecento il costo ricadde su monasteri, opere pie e sulla famiglia fondatrice; oggi ricade sull’intera comunità, chiamata a confrontarsi con vincoli, sacrifici e una lunga fase di risanamento.
La storia non assolve né condanna, ma offre una chiave di lettura.
Solarino non è una realtà “fallita”, bensì una comunità che vive da sempre sul crinale tra ambizione e limite. Riconoscere questa continuità significa guardare al dissesto non come a una vergogna da rimuovere, ma come a un passaggio che impone una domanda ormai non più rinviabile: se l’autonomia e l’identità istituzionale possano ancora essere pensate senza una reale e duratura sostenibilità economica.
Oggi, più che mai, la risposta dovrà essere costruita collettivamente.

Laura Liistro

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Cultura

Leali per Pantelleria – Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre

Redazione

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Capitale del Mare: Lampedusa corre, la nostra amministrazione rincorre. Ma c’è ancora tempo per farcela

Il Governo ha emanato il bando “Capitale del Mare”, che mette in palio 1 milione di euro per il Comune costiero che riuscirà a salire sul podio. Un’occasione importante, strategica, capace di generare sviluppo, turismo, immagine e nuove opportunità per i territori insulari.

Mentre il Comune di Lampedusa, con grande tempestività e in pompa magna, ha già annunciato ufficialmente la propria partecipazione e condiviso il progetto con le associazioni dell’isola la nostra amministrazione è in evidente ritardo.

Solo in questi giorni, infatti, è stato pubblicato un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse e proposte, con scadenza fissata al 12 gennaio, a pochi giorni dal termine ultimo del bando nazionale previsto per il 20 gennaio.
Nell’avviso pubblico emanato dal nostro comune si legge che la nostra amministrazione stia valutando di promuovere una partecipazione ampia.

Una vera e propria corsa contro il tempo, che si poteva certamente evitare.

Detto questo, non vogliamo limitarci alla polemica. Vogliamo invece lanciare un messaggio chiaro e positivo: questa è un’occasione che vale la pena cogliere, anche all’ultimo miglio. Le associazioni, le realtà culturali, sociali ed economiche del territorio hanno competenze, idee e visione. Partecipare significa non solo provare a vincere il bando, ma anche costruire sinergie, generare fermento culturale e rafforzare il senso di comunità.

Se dovessimo riuscire a ottenere questo riconoscimento, il beneficio sarebbe enorme: rilancio dell’immagine dell’isola, nuovo impulso al turismo, valorizzazione del mare come risorsa identitaria e strategica.

Alla nostra amministrazione agli assessori di competenza chiediamo ora un cambio di passo immediato: più azione.
Il tempo è poco, bisogna correre, si crei una task force, si raccolgano intorno ad un tavolo le migliori energie dell’isola.

Leali per Pantelleria

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