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Cultura

Pantelleria festeggia 100 anni del Circolo Produttori di Bukkuram

Redazione

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Il Circolo Produttori di Bukkuram celebra un secolo di storia! Ieri sera, in presenza dell’amministrazione comunale, si รจ festeggiato questo importante traguardo. La serata รจ stata all’insegna della convivialitร , con i soci che hanno condiviso racconti interessanti sulla storia del circolo e dei suoi fondatori. Il Sindaco D’Ancona ha sottolineato l’importanza dei circoli di Pantelleria per la comunitร . Un rinfresco con prodotti tipici ha allietato la serata, che si รจ poi trasformata in una piacevole serata danzante, seguendo la nostra tradizione.

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Spettacolo

Pantelleria, tutti i film dal 10 gennaio al Cineteatro San Gaetano

Direttore

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Nuovo anno, nuovo cartellone per il Cineteatro San Gaetano, che dal 10 gennaio 2026 porta a Pantelleriaย  pellicole come:

  • sabato 10 gennaio ore 21.00 e domenica 11, ore 21,00 –ย Oi Vita mia,ย  con Pio e Amedeo: Pio Lavora in una comunitร  di recupero per ragazzi. Amedeo in una casa di riposo. Uno col matrimonio in crisi , l’altro con la figlia adolescente. Si innesterร  una commedia che ha scalato la vetta fino al 10ยฐ posto del Box Office.
  • sabato 17 gennaio ore 21,00 e domenica 18 ore 15,30 Spongebob Un’avventura da pirati: Spongebob deve lasciare la cittร  di Bikini Bottom per ritrovare la corona del Re Nettuno, che รจ stata rubata da un misterioso ladro, e scagionare cosรฌ Mr. Krabs, ingiustamente accusato di avere commesso il furto.
  • sabato 18 gennaio ore 21.00 e lunedรฌ 19 ore 21.00 – Cinque Secondi: Adriano Sereni, burbero e solitario custode di Villa Guelfi in rovina, vive di routine. L’arrivo di studenti che restaurano la tenuta vicina lo infastidisce. Progetta di cacciarli, ma l’interesse di Matilde trasforma il conflitto in un’alleanzaย (da MyMovies).
  • sabato 24 gennaio ore 21,00 e domenica 25 ore 21,00Norimberga: James Vanderbilt rivede il Processo di Norimberga in un film teso e, se vogliamo, spettacolare. Con uno straordinario Russel Crow e il Co-protagonista Rami Malek.ย 
  • sabato 31 gennaio ore 21,00 e domenica 1 febbraio ore 21,00La grazia:ย  Mariano De Santis, anziano Presidente della Repubblica alla fine del suo mandato, affronta una crisi morale quando si trova a dover scegliere se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio
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Cultura

I racconti del vecchio marinaio pantesco / 2 Corallaro

Orazio Ferrara

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Appena usciti dal riparo delle Egadi, il maestrale gonfiรฒ la vela e il San Francesco di Paola cominciรฒ a fendere veloce le onde, sollevando grossi baffi di schiuma bianca ai due lati della prua. Intanto lโ€™equipaggio controllava e metteva a punto la grande croce dellโ€™ingegno e le sue reti, solo la perfetta efficienza di questo strumento, una volta giunti a destinazione, avrebbe permesso di raschiare ben bene il fondale marino profondo e di strappare e catturare poi i preziosi rami di corallo.

Il viaggio verso Tabarka era lungo e il Mediterraneo allora, agli inizi del Novecento, non era frequentato come oggi, solo ogni tanto si vedeva un solitario piroscafo allโ€™orizzonte, lo segnalava il fumo nero del fumaiolo. Mare e cielo, solitudine e silenzio, questโ€™ultimo rotto solo dal rumore e dal ritmo regolare delle onde contro il fasciame dello scafo. Verso il secondo giorno di navigazione, il mare cambiรฒ colore, passando dal blu cobalto a un verde smeraldo profondo. Fu allora che Totรฒ, picciottu โ€˜i varca, da prua gridรฒ, con voce acuta e gioiosa e con il dito puntato, โ€œ”I ferraunu! Don Vincรจ, arrivano i ferraunu!”. Tutti noi guardammo nella direzione indicata e li vedemmo. Dallโ€™acqua emersero, lucidi e veloci, i delfini. Erano una ventina, una danza di archi perfetti che aprivano e abbellivano la superficie del mare.

Per i corallari trapanesi, i delfini non erano semplici animali marini, ma compagni di viaggio, segni di buon auspicio che accompagnavano la rotta verso i banchi piรน ricchi. Don Vincenzo si accarezzรฒ la barba e sorrise soddisfatto. I delfini iniziarono poi a giocare con lโ€™onda di prua dello schifazzo. Saltavano cosรฌ vicini che noi marinai potevamo sentire il loro respiro, quel soffio umido che sapeva di mare, sale e libertร . Per alcune ore il San Francesco non fu piรน solo. I delfini guidavano la barca verso il limite dell’orizzonte africano, quasi a mostrare la via verso Tabarka, dove avremmo trovato, cosรฌ sembravano augurarci, il tesoro sommerso dellโ€™oro rosso, che raccolto avremmo portato a Trapani, dove lo aspettavano valenti maestri per ricavarne gioielli meravigliosi e preziosi.

Quando le coste tunisine iniziarono a profilarsi all’orizzonte, i delfini scomparvero con unโ€™ultima danza collettiva, lasciando dietro di loro solo cerchi concentrici sul mare. Per tutto il tempo Totรฒ, senza distogliere mai lo sguardo, li aveva osservati estasiato senza profferire parola, perduto in

chissร  quali pensieri di mare e di avventure. Tanto che nรฉ don Vincenzo nรฉ noi lo avevamo richiamato al lavoro. Giunti sulla secca di Tabarka, sembrรฒ che don Vincenzo facesse navigare il San Francesco a caso, andando in lungo e in largo, su e giรน, poi allโ€™improvviso si segnรฒ con la croce e ordinรฒ di calare l’ingegno.
Il suo lato โ€œmistericoโ€ aveva sentito che, nel buio delle correnti di Tabarka, le rosse foreste di corallo aspettavano. La fatica stava per iniziare, ma il cuore di noi marinai era leggero perchรฉ don Vincenzo continuava a sorridere soddisfatto. Quel giorno la raccolta di corallo fu non soltanto abbondante, ma anche di qualitร . Avevamo raccolto corallo rosso fuoco del tipo cosiddetto di Santโ€™Andrea, rami cosรฌ grandi e perfetti che si diceva crescessero solo dove il Santo aveva benedetto le acque del mare.
Nella mia passata esperienza di corallaro aveva imparato a distinguere le diverse varietร  di corallo: il carbonetto, corallo piรน raro, di un rosso scurissimo, quasi nero, che cresceva nelle grotte piรน profonde e buie; lo squallo, un corallo piรน chiaro, rosato, pescato a profonditร  minori; il raro corallo di Sciacca, caratterizzato dal colore arancio-salmone con macchie brunastre e nere. Ma il piรน prezioso e commerciabile restava sempre il corallo rosso, che nei fondali del banco di Tabarka era veramente di qualitร  superiore.

Per tutto il tempo del faticoso lavoro intonammo il vecchio canto dei corallari:
Ohรจ Nicรฒ,
ohรจ Nicรฒ
mitti curallu russu ‘ncoppโ€™ โ€™a basculโ€™
ohรจ Nirร ,
ohรจ Nirร 
e viri comu assumma lu currร .

La sera mangiammo enormi tranci di cernia grigliata, pescata allo Scoglio delle Cernie, famoso appunto per le cernie di grandi dimensioni. Il tutto innaffiato da frequenti libagioni di rosso di Salaparuta. Nelle settimane che seguirono lavorammo sempre sodo e sempre la raccolta dellโ€™oro rosso fu piรน che abbondante. In tutto quel periodo mai ci capitรฒ, forse grazie alle qualitร  โ€œmagicheโ€ di don Vincenzo, dโ€™incappare nellโ€™afferratura, ovvero che lโ€™ingegno, per la sua cieca e violenta aratura del fondale, restasse incastrato tra le aguzze rocce di questโ€™ultimo.

Questo incidente era il piรน temuto dalle barche coralline in quanto rischiava di trascinare a fondo la barca stessa. Solo la prontezza di qualche marinaio, che con il suo coltellaccio tagliava allโ€™istante le funi, evitava la catastrofe. Ma era comunque una sfortuna. Senza lโ€™ingegno, la campagna di pesca del corallo era di fatto conclusa. Era la fine di settembre quando don Vicenzo, vista la panciuta stiva del San Francesco piena zeppa di coralli, ordinรฒ di far rotta su Trapani. Prima di arrivare si calcolรฒ, secondo le consuetudini, il valore del carico e si suddivise in proporzione alle spettanze di ognuno: proprietario, capitano,

marinai e mozzo.

Non dimenticando perรฒ di mettere da parte una quota detta la “parte di Sant’Alberto” o “parte delle Anime del Purgatorio”. Questa quota era poi venduta separatamente e il ricavato andava alla chiesa e alle vedove e ai figli dei marinai caduti in mare. Nessuna barca corallina trapanese aveva mai infranto questโ€™obbligo morale non scritto, anche perchรฉ si credeva che la pena fosse la malasorte nel viaggio successivo. Una superstizione marinaresca a fin di bene.
Oltrepassata l’isola di Levanzo, don Vincenzo ordinรฒ di issare sulla cima dellโ€™albero il piรน grosso ramo di corallo di Santโ€™Andrea pescato. Era il segnale, per chi aspettava a terra, che la fortuna aveva baciato il San Francesco di Paola e il suo equipaggio.

Una volta che fummo sbarcati, il porto diventรฒ una cucina a cielo aperto. Si doveva consumare il rito del couscous di pesce, ereditร  antica degli scambi con la Barberia durante le spedizioni di pesca. La semola “incocciata” in precedenza dalle donne venne cucinata e innaffiata di brodo speziato e guarnita del pesce piรน prelibato (scorfani, gallinelle, cernie), a ciรฒ si aggiunse il buon vino delle campagne trapanesi, che prese a scorrere a fiumi per lavare finalmente via la salsedine rimasta in gola per mesi. A noi, che negli ultimi tempi della campagna di pesca, non avevamo assaggiato altro che gallette biscottate ammuffite, vino annacquato, sarde salate e acqua spesso putrida, quel couscous ci parve qualcosa di celestiale, anzi paradisiaco.
Lโ€™oro rosso si trasformava in cibo fresco e vita per le famiglie dei corallari.

Successivamente venni a conoscenza che Totรฒ, โ€˜u picciottu โ€˜i varca, con i soldi della sua parte era subito corso da un sarto per farsi fare โ€˜u cuntubba, un cappotto pesante e sfarzoso tipico dei marinai benestanti, da sfoggiare durante il passeggio domenicale in Via della Loggia (oggi Corso Vittorio Emanuele) e dimostrare cosรฌ a tutti di essere diventato un vero uomo di mare. Questa era un tempo la Trapani dell’oro rosso.
Una cittร  che profumava di pesce, di spezie e di vele, dove si coglievano i coralli nel buio dei piรน reconditi abissi e che poi abili mani di artisti trasformavano in bellezza eterna.

(2 โ€“ fine)

Orazio Ferrara

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Cultura

Le levatrici di San Paolo Solarino tra ‘800 e ‘900: da Serafina Coco a Mariuccia Cassia, donne tra tradizione, legislazione e progresso sociale

Laura Liistro

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Nella storia della medicina, un posto di rilievo spetta allโ€™evoluzione della scienza ostetrica, un sapere per lungo tempo ignorato dalla medicina ufficiale.
Fino al Settecento, lo studio teorico dellโ€™ostetricia era del tutto scollegato dalla pratica, affidata interamente allโ€™esperienza delle levatrici, le quali trasmettevano il proprio sapere per imitazione e osservazione alle generazioni successive di donne.


In epoca borbonica, le levatrici erano tenute a pagare una tassa e sottoposte al controllo delle commissioni protomedicali, poichรฉ considerate esercenti unโ€™โ€œarte salutareโ€.
Con la legge Casati del 1859 fu introdotto lโ€™obbligo di possedere un diploma; successivamente, il regio decreto del 10 febbraio 1876 approvรฒ il Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici, istituendo corsi presso universitร  o scuole mediche.
La Legge sanitaria Crispi n. 5849 del 22 dicembre 1888 stabilรฌ che per esercitare la professione fosse necessario essere maggiorenni e diplomati o laureati presso unโ€™istituzione ufficiale del Regno.
Lโ€™istruzione, impartita dai medici chirurghi, prevedeva la gestione del parto naturale, con la presenza obbligatoria di un chirurgo in caso di complicazioni.
Nonostante le innovazioni legislative e formative, le difficoltร  sociali e culturali furono rilevanti, soprattutto nelle aree rurali.
Le vecchie mammane continuarono a operare secondo antiche credenze, generando fenomeni di abusivismo, testimoniati da numerosi processi a carico di โ€œlevatrici empiricheโ€ per contravvenzione alla legge sanitaria e, in diversi casi, per omicidio colposo.

La levatrice a San Paolo Solarino

Nel comune di San Paolo Solarino, la figura della levatrice emerge chiaramente dagli archivi comunali.
Nei registri di nascita non compare mai il termine โ€œmammanaโ€, ma sempre la dicitura โ€œprofessione levatriceโ€, evidenziando un passaggio simbolico e concreto verso la professionalitร  femminile e una crescita culturale della comunitร .
Tra le levatrici documentate troviamo:
โ€ข 1839 โ€“ Serafina Coco, presente alla nascita e morte di Ambroggio Fontana.
โ€ข 1843 โ€“ Serafina Coco, che โ€œaccompagna lโ€™anima della partorienteโ€.
โ€ข 1849 โ€“ Paola Amenta, battezza un bambino nato morto.
โ€ข 1854 โ€“ Paola Amenta, di circa 50 anni, dichiara la morte alla nascita di una fanciulla.
โ€ข 1868 โ€“ Paola Amenta, presenta allโ€™anagrafe la nascita di una โ€œfeminaโ€.
โ€ข 1879 โ€“ Paola Amenta, registra una nascita come testimone.
โ€ข 1894 โ€“ Marianna Liistro, compare negli atti di nascita come levatrice.
โ€ข 1897 โ€“ Liistro Santa, 57 anni, documentata negli archivi.
โ€ข 1899 โ€“ Marianna Liistro, 63 anni, ancora attiva.

Dallโ€™inizio del Novecento fino a metร  secolo, la professione continua con Lucia Gianni, per concludersi con lโ€™ostetrica Maria Cassia fino allโ€™inizio degli anni โ€˜80 segnando la completa transizione verso la medicalizzazione del parto.
Le levatrici di San Paolo Solarino incarnano la sintesi tra sapere tradizionale e competenza formale, tra esperienza empirica e riconoscimento statale.
Il passaggio dal termine mammana a levatrice non fu soltanto terminologico, ma segnรฒ il riconoscimento della donna come protagonista competente nella sfera sanitaria, rispettata e regolamentata dalla legge.

La documentazione archivistica testimonia come la comunitร  abbia valorizzato queste figure femminili, rendendole un punto di riferimento sociale ed emotivo per le altre donne.
La storia delle levatrici in Sicilia dimostra che, anche in un contesto rurale e patriarcale, le donne furono agenti di conoscenza, competenza e trasformazione sociale. Attraverso il loro lavoro, esse non solo garantivano la nascita e la sopravvivenza dei bambini, ma contribuivano alla crescita culturale e civile delle comunitร .
La levatrice, erede delle mammane e precorritrice dellโ€™ostetrica moderna, rappresenta un simbolo di emancipazione femminile, in cui il sapere pratico e la responsabilitร  professionale diventano strumenti di riconoscimento sociale e autonomia, anticipando le forme di empowerment femminile che si sarebbero sviluppate nel XX secolo.
Questo studio รจ dedicato a Mariuccia Cassia, stimata ostetrica di San Paolo Solarino, venuta a mancare il 1ยฐ gennaio 2026.
La sua lunga carriera rappresenta lโ€™ereditร  diretta delle levatrici storiche del comune e il legame tra sapere tradizionale e professionalitร  moderna, simbolo della competenza e dellโ€™impegno delle donne siciliane nel campo della nascita.

Laura Liistro

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