Un’esperienza fondata sul confronto tra territorio con paesaggi rurali storici di estremo
valore
Si è appena conclusa la “Scuola dell’Arte della costruzione dei Muretti a Secco” di
Vallecorsa (Frosinone). E il Parco Nazionale Isola di Pantelleria c’era. Con una
delegazione guidata da Carmine Vitale, direttore f.f. dell’Ente Parco, e da Giuseppe
Maccotta, titolare dell’Azienda “I Giardini di Tanit”.
Una partecipazione che ha sancito un
ideale gemellaggio tra due luoghi apparentemente lontani ma uniti da una stessa
architettura rurale. Quella dei muretti a secco e di un modello agricolo eroico. Come
Pantelleria, infatti, anche Vallecorsa (celebre città dell’olio) fonda la propria identità sugli
uliveti coltivati sui terrazzamenti. Qui, nella città della Ciociaria, nel paesaggio degli “Uliveti
terrazzati” iscritti al Registro dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico del MASAF del Parco
Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, proprio qui gli ulivi sono “sorretti”
dalle “macére” (nome locale dato ai muretti a secco) esattamente come quelli panteschi,
entrambi riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Le dichiarazioni di Carmine Vitale
“È stata una esperienza molto interessante fondata proprio sul confronto fra territori che
presentano dei paesaggi rurali storici di estremo valore. Stando sul campo abbiamo potuto
accertare, come esistano problematiche e valori comuni: confrontarsi con altre realtà
territoriali rafforza anche il modo di come e dove agire per mitigare le criticità o piuttosto
che valorizzare le risorse del territorio” ha detto Carmine Vitale.
Le dichiarazioni di Giuseeppe Maccotta
“Impressionante la
capacità dell’uomo nel trovare il modo di come fare vivere l’ulivo in un contesto ambientale
arido senza acqua come i panteschi.
“Volevo principalmente ringraziare Italo Cucci e Carmine Vitale del parco Nazionale di
Pantelleria per avermi invitato a partecipare a questo evento. Sono stati tre giorni ricchi di
esperienze emozionanti, a iniziare dall’accoglienza molto calorosa del Sindaco e di tutta la
giunta comunale” ha dichiarato Giuseppe Maccotta.
“Tre giorni di scambi di idee e sapori.
Ho avuto anche la soddisfazione di mettere in campo le nostre tecniche di lavoro con le
loro e ieri come ultimo giorno abbiamo costruito un muro a secco assieme a mastri del
posto. Questo confronto è stato utile per capire che seppure lontani abbiamo molti punti in
comune: la tecnica per costruire i muri a secco, uguale alla nostra, lo spirito di stare
assieme e l’amore per la nostra terra. Uno dei problemi che ci accomuna è la mancanza
dei giovani che purtroppo non credono più all’agricoltura, elemento fondante della nostra
cultura”.
Agricoltura o, come dice Italo Cucci, AGRICULTURA, “occhio alla terra e massima
attenzione allo spirito creativo. Come ricorda Pio X, Papa Sarto, gli uomini non guardano
più il cielo. È ora di ricominciare”.
Il dialogo tra “macére” laziali e muretti a secco panteschi non è solo estetico, ma
funzionale. In entrambi i casi la maestria umana ha permesso di trasformare pendii
impervi, non coltivabili, in terreni produttivi. Una tecnica che sfida la scarsità idrica e la
forza degli elementi.
La presenza di Giuseppe Maccotta testimonia la volontà del Parco Nazionale di Pantelleria
di trasferire queste competenze direttamente alle aziende del territorio garantendo che
l’arte dei muretti a secco venga tramandata come pratica viva a garanzia della difesa del
territorio dall’abbandono e dal dissesto idrogeologico e del suo sviluppo sostenibile.
Il direttivo dell’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) ha suggerito di
organizzare una tappa a Pantelleria per scoprire la diversità dei contesti rurali identitari
rappresentati.
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